Il modello cileno: governare con la violenza e i privilegi

di Pablo Mardones, da Tiempo Argentino  + Galleria Fotografica

tradotto da Susanna De Guio e Gianpa L.

Sono nato durante la dittatura e in pieno coprifuoco. Mio padre, al volante, sventolava un fazzoletto bianco mentre mia madre si teneva la pancia con entrambe le mani per non partorire nell’auto. Avevano paura che le forze di sicurezza confondessero le ragioni della loro fretta e fermassero l’auto con violenza. In Cile si viveva così: la vita e la morte erano segnate dalla paura, dalla persecuzione. Oggi, quarantun anni dopo, mi ritrovo in strada, commosso e pieno di speranza. Le forze di sicurezza stanno lì, come in passato; però la paura non è più la stessa. Questo è senza dubbio un momento unico e irripetibile per questa sottile frangia di terra.

jh djhflA differenza che in Cile, in Argentina le manifestazioni in strada e l’espressione pubblica delle rivendicazioni sono socialmente legittimate, e sono quotidiane. Nel mio paese queste pratiche erano anestetizzate. Mentre gli argentini e le argentine sono famosi per scendere in strada quando i loro diritti vengono toccati, i cileni e le cilene sono visti come sottomessi, muti. Questo sguardo l’ho percepito vivendo e viaggiando in diversi paesi, in occasioni in cui emergevano i “però voi in Cile state bene” oppure a volte, in modo più sarcastico, “voi siete i migliori alunni” dell’allineamento alle politiche neoliberali. Oggi questo meccanismo si è rotto: la bolla è scoppiata, la pentola a pressione – forse la metafora più appropriata – è esplosa. Continua a leggere

Appello internazionale per il Cile: ¿Cuál democracia?

chile

Condividiamo questo appello internazionale per il Cile, lanciato attraverso la piattaforma change.org.

Se desiderate firmare andate qui.

La dittatura militare instaurò in Cile un modello economico e sociale di sperimentazione neoliberale, da allora il popolo cileno è costretto a vivere in una società profondamente diseguale.Pensioni e salari che non permettono di superare la soglia della povertà; alta percentuale di studenti e lavoratori indebitati; rifiuto delle rivendicazioni che chiedono una nuova Costituzione, diversa da quella scritta dal governo di Pinochet; sistema sanitario pubblico in crisi e sistema sanitario privato inaccessibile per i più; saccheggio delle risorse naturali; scandali di corruzione nelle istituzioni politiche e di sicurezza pubblica.

L’aumento del costo del trasporto pubblico, applicato il 7 di ottobre, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Così dal 14 ottobre, gli abitanti della capitale, in particolare gli studenti delle scuole secondarie, hanno manifestato pacificamente contro questo misura, mettendo in atto delle “evasioni” massive del pagamento del biglietto della metropolitana.

Continua a leggere

Desembarca Diego Fusaro en América Latina: cuando la nueva derecha se disfraza de Marx y Gramsci

Da Desinformémonos

fusaro 1

Como grupo de investigadores e investigadoras, trabajadores y trabajadoras, y activistas residentes en México y América Latina, deseamos expresar sorpresa y preocupación ante la reciente publicación por parte de la editorial Siglo XXI del libro Antonio Gramsci. La pasión de estar en el mundo, escrito por Diego Fusaro y traducido del italiano por Michela Ferrante. Esta publicación se suma a varias más en medios divulgativos, periodísticos y académicos españoles y latinoamericanos. Por ejemplo, la editorial española de izquierda El Viejo Topo tiene en su catálogo cuatro obras de Fusaro. La Migraña, revista de análisis político de la Vicepresidencia del Estado Plurinacional de Bolivia, también publicó un artículo suyo y son muchos los medios, entre independientes, mainstream, y de diferentes inspiraciones políticas, que reproducen entrevistas y textos del autor italiano. No queremos  cuestionar en sí la elección editorial: vivimos en un mundo y en una región en donde, de la mano de la emergencia de gobiernos autoritarios y de extrema derecha, derechos fundamentales como la libertad de prensa, de pensamiento y de enseñanza crítica están cada vez más bajo ataque y hay que defenderlos a toda costa.

Continua a leggere

«Siamo plurinazionali e con le dissidenze sessuali»

Di Susanna De Guio da Jacobin Italia

All’Encuentro de Mujeres argentino duecentomila donne hanno costruito un’agenda politica comune. Dopo trentaquattro anni l’evento compie un salto storico.

Un fiume in piena                                                                                              

Si è appena concluso, ed è stato il più grande Encuentro Nacional de Mujeres, appuntamento che da 34 anni, a metà ottobre, in Argentina convoca le donne a una tre giorni di dibattiti, seminari, laboratori, per tessere legami, scambiare esperienze e analisi, costruire un’agenda politica comune, cospirare insieme per transformarlo todo, trasformare la società intera, perché abbattere il patriarcato implica ripensare ogni ambito della vita collettiva. foto susi 1

Nato dall’iniziativa di un gruppo di donne che erano state nel 1985 a Nairobi, alla conferenza ONU di chiusura del Decennio della donna, il primo incontro richiamò circa mille donne a Buenos Aires con il desiderio e la necessità di confrontarsi e organizzarsi per combattere le diseguaglianze di genere. A partire dal 2015, quando è esploso il movimento NiUnaMenos in Argentina, anche l’Encuentro è cresciuto esponenzialmente. Se le mobilitazioni dell’anno scorso per la legalizzazione dell’aborto si sono conquistate il nome di “marea verde”, a partire dal colore del fazzoletto simbolo della Campagna per un Aborto Libero, Sicuro e Gratuito, la metafora continua nelle numerose e creative espressioni di quella che alcune chiamano la quarta ondata del movimento femminista: come un fiume in piena, corre rapido e sembra inarrestabile.

Continua a leggere

Amazzonia: il piromane ha nome e cognome

di Loretta Emiri da Pressenza 

emiri amazzonia

Ciclicamente, il mondo intero parla dell’Amazzonia brasiliana. Lo ha fatto in occasione delle epidemie introdotte tra gli yanomami dagli operai della strada e dai cercatori d’oro, in occasione dell’assassinio di leader indigeni e difensori dei diritti civili, lo fa oggi per gli incendi dolosi che stanno distruggendo ciò che della foresta è rimasto. Solitamente, gli occidentali parlano delle sventure amazzoniche puntando l’indice contro coloro che reputano ne siano i responsabili. Così se la prendono con i militari che hanno voluto l’apertura di strade, con i padroni delle segherie, con i cercatori d’oro, con gli allevatori di bestiame, con chi incentiva la monocultura di canna da zucchero e soia, con i gestori dell’agribusiness, con chi materialmente appicca fuoco alla foresta.

Il capro espiatorio di questi giorni è l’attuale, decerebrato presidente del Brasile, purtroppo discendente di italiani, che con i suoi discorsi incita alla violenza e al calpestamento dei diritti umani e civili; diritti faticosamente conquistati e sanciti dalla Costituzione promulgata nel 1988 dopo un feroce, lungo periodo di dittatura militare.

Ben pochi sono quanti cercano di analizzare le cause che portano uomini scellerati ad agire con tanta violenza contro altri uomini e contro la natura: è ciò che spero mi riuscirà di fare elaborando questo testo, e lo farò attraverso situazioni vissute sulla pelle durante i diciotto anni in cui ho operato in Amazzonia.

Continua a leggere

La Comune di Quito: dentro l’insurrezione in Ecuador

Ecuador 1.jpgda Facção Fictícia

All’inizio di ottobre, un’onda di proteste ha occupato le strade dell’Equador contro i tagli al sussidi al diesel e alla benzina e il relativo aumento dei beni di prima necessità. L’agitazione si è transformata nella maggiore insurrezione popolare del paese dagli ultimi decenni. Manifestazioni indigene sono arrivate alla capitale Quito e hanno occupato l’edificio del Parlamento e migliaia di manifestanti hanno affrontato le forze di polizia del presidente Lenin Moreno, obbligando il governo a cambiare la sua sede dalla capitale del paese per tentare di scappare dall’insurrezione popolare. Moreno è il successore e ex-vice presidente del progressista Rafael Correa, che era arrivato al potere spinto dai movimenti sociali degli anni ’90 e ha governato il paese per 12 anni con politiche si pacificazione sociale, cooptazione dei movimenti sociali e politiche estrattiviste simili a quelle applicate da altri governi progressisti in America Latina. La convergenza di vari gruppi dalle campagne, dalle città, studenti, femministe e indigeni è ciò che ha permesso una radicalizzazione della lotta che si trasforma ora in una vera e propria insurrezione popolare. Finora sono stati accertati 554 feriti, 929 arrestati e 5 persone che hanno perso la vita nei primi 10 giorni di repressione alle manifestazioni.

Intervista a Marcelo Jara, un nostro amico e compagno ecuadoriano, realizzata la notte del 10 ottobre.

1. I governi del Brasile, dell’Argentina e le istituzioni legate all’Unione Europea dichiarano il loro sostegno al governo di Lenin Moreno in Ecuador e denunciano la rivolta popolare della classe operaia e dei popoli indigeni. Ovviamente, queste istituzioni sanno che le politiche di austerità sono all’ordine del giorno anche nei loro paesi e temono che lo stesso scenario si diffonderà in America e in altre parti del mondo. Come le politiche di resistenza all’austerità e riduzione dei sussidi incidono materialmente sulla vita quotidiana in Ecuador? Come, secondo te, queste politiche hanno indotto la popolazione e i popoli indigeni a dire basta? Pensi che ci sia un sentimento anticapitalista nelle strade?Ecuador 10

La resistenza, che si sta svolgendo da ormai otto giorni (11 ad ora NdT), è un fatto importante, storico. È la rivolta più grande degli ultimi anni, storicamente non saprei dire, ma sicuramente è lo sciopero più grande che vede come protagonisti gli indigeni, per lo meno dal punto di vista della tenuta, perché le ribellioni in passato non duravano così tanto.

Continua a leggere

Ecuador: “Questa è una rivolta generalizzata”

Foto 1.jpgIl popolo ecuadoriano continua a condurre manifestazioni e innalzare barricate in tutto il paese contro il piano di riforme decretato dal presidente Lenin Moreno

Di Redaccion La TintaLa Tinta

Traduzione di Arroz

Migliaia di donne e uomini in Ecuador stanno ancora protestando nelle strade nonostante la feroce repressione ordinata e comandata dal presidente Lenin Moreno che, a causa delle dimensioni massive delle proteste, si è visto costretto a spostare il suo governo da Quito a Guayaquil.

Le misure neoliberiste approvate dal presidente in seguito a un accordo con il Fondo Monetario Internazionale (FMI) – denominate “il paquetazo”(peggiorativo per “il pacchetto”, NdT), hanno scatenato le mobilitazioni di massa che da otto giorni si realizzano in tutto il paese.

Continua a leggere

PER LE AMICIZIE ITALIANE: Prendetevi due minuti per informarvi e condividere quello che sta succedendo in Ecuador.

IMG-20191003-WA0066[1]

Martedì 1 di ottobre sono state annunciate in Ecuador una serie di riforme economiche e dei contratti di lavoro come parte del pacchetto di aggiustamenti strutturali voluti dall’FMI.

In particolare, sono due le misure più nefaste:

Continua a leggere