Omicidio di Samir Flores. Interviste radio del Nodo Solidale

samirAll’indomani dell’omicidio dell’attivista Samir Flores Soberanes a Amilcingo, Morelos, un’intervista del Nodo Solidale per Radio Popolare (qui il PODCAST, all’interno del GR), e una, piú completa, per Radio Onda Rossa  (qui il PODCAST).

Oggi, venerdí 22 febbraio, varie mobilitazioni in Messico:
1. Manifestazione da Huexca a Cuautla, Morelos. 9 am
2. Manifestazione dal Calvario al Zocalo di Cuernavaca. 9 am
3. Manifestazione dal Angel de la Independencia al Zócalo, Cittá del Messico. 4 pm
4. CPresidio nel Zócalo di Puebla. 11 am
5. Occupazione degli uffici della CFE (Comisión Federal de Electricidad) a Huajuapan, Oaxaca. 9 am
6. Occupazione degli uffici della CFE a Matías Romero, Oaxaca
7. Protesta al Palacio Nacional, Cittá del Messico. 7:30 am
8. Presidio di fronte agli uffici di zona della CFE a Coatzacoalcos e manifestazione al parco independencia 11:30 am
Campagna tweet storm per chiedere giustizia per Samir e fermare la falsa consulta per il Proyecto Integral Morelos:

veglia samir

Qui una foto della veglia funebre di ieri a Amilcingo.

Messico: ucciso l’attivista Samir Flores Soberanes.

samir

Samir Flores Soberanes era originario della comunitá di Amilcingo, nello stato di Morelos e faceva parte di una rete di organizzazioni che si oppongono al Progetto Integrale Morelos: un insieme di megaprogetti di cui abbiamo giá parlato in un articolo uscito su questo blog.

Pubblichiamo il comunicato diffuso dalla piattaforma “Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra y el Agua Morelos, Puebla, Tlaxcala”.

ASESINAN A SAMIR FLORES SOBERANES, MIEMBRO DEL FPDTA-MPT Y OPOSITOR AL PROYECTO INTEGRAL MORELOS

El día de hoy 20 de febrero, a las afueras de su casa, fue asesinado de 2 balazos en la cabeza el defensor de derechos humanos SAMIR FLORES SOBERANES de la comunidad de Amilcingo, Mpo. Temoac, Morelos. Alrededor de las 5 de la mañana, dos automóviles se estacionaron afuera de su casa y comenzaron a llamarlo hasta que Samir salió, se escucharon 4 disparos y dos de ellos ultimaron a nuestro compañero en la cabeza.

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Combattimenti tra galli in Repubblica Dominicana: tra sangue, scommesse e tradizione. [Video]

di Raúl Zecca Castel

 

I combattimenti tra galli costituiscono una tradizione di antichissima memoria, un tempo diffusa in quasi tutto il mondo: dalla Cina alla Grecia, dall’Indonesia alla Scozia, dalla Roma imperiale alle Americhe, dove fu portata dai colonizzatori spagnoli, riscontrando un successo che si è tramandato fino ai nostri giorni. Sebbene formalmente vietata in molti paesi per la sua estrema crudeltà, infatti, quello dei combattimenti tra galli resta ancora oggi uno “sport” praticato e amato da milioni di appassionati.

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Video-Columna Trotamundos Político en @ZonaFrancaMX @ZonaDocs: Guardia Nacional #México y debate #Venezuela

Trotamundos político es una video-columna de Fabrizio Lorusso realizada por Zona Franca, medio de comunicación de León, Guanajuato. El tema de la semana pasada fue el debate sobre la Guardia nacional en México, sus criticidades y alternativas, justo cuando en el Congreso se va en la recta final para aprobar una reforma constitucional trascendental para el tema de la seguridad y los derechos humanos en el país. Aquí en este enlace está una columna escrita con más detalles sobre la Guardia nacional. Abajo la columna de hace dos semanas sobre la situación de Venezuela en clave internacional.

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Caracas. Conflitto in un continente senza pace @ytali_

venezuela[Di franco Avicolli, da Ytali] Le grandi manovre sono cominciate fin dal 2015, quando gli antichavisti, dopo aver ottenuto la maggioranza di 112 deputati, contro i 51 di Maduro, non riuscirono a decidere di comune accordo se dovevano liberarsi del successore di  Chávez con un referendum, un emendamento costituzionale o una rinuncia. Nell’indecisione, Maduro vince le elezioni del 2017 conquistando 305 municipi contro i 25 dell’opposizione, un successo che conferma nel 2018 con le elezioni presidenziali, anche se la partecipazione al voto non supera il 46 per cento degli aventi diritto. Poi arriva il 23 gennaio 2019 e l’opposizione, con quattro anni di ritardo, rompe gli indugi – o forse riceve qualche importante spinta – e decide di fare ricorso all’emendamento costituzionale nominando Juan Guaidó presidente ad interim del Venezuela, un atto che trova l’immediato riconoscimento del presidente statunitense Trump che addirittura minaccia un intervento militare. L’OSA segue a ruota il presidente statunitense. Tutto ciò mentre il Venezuela vive una pesante crisi, con le scorte alimentari che scarseggiano, con un’inflazione che galoppa con numeri a sei cifre, segno evidente di una situazione ingovernabile che può degenerare anche se l’esercito, fedele al presidente eletto, mostra una qualche capacità di controllo. Continua a leggere

Venezuela. Per chi suona la campana?

di Daniele Benzi

Things had to change in a hurry. But socialism requires imagination and time. It cannot be made in a hurry. To create socialism in a hurry without mass support, and institutions that can channel this support, led many states to disaster. […] The intentions of the leadership, by all accounts, were not malevolent. Yet its modernist dream-to administer nature and society, and build vast industrial monuments without either a democratic governance structure or a mobilized population-led to the worst excesses of commandism and bureaucratism.

Vijay Prashad, The Darker Nations

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Foto dell’autore, rappresentante un murale a Caracas

Non ricordo più dove. Ma sono quasi sicuro che da qualche parte Giovanni Arrighi abbia scritto, probabilmente citando o parafrasando Braudel, che per conoscere ciò che è nuovo bisogna sapere riconoscere, anzitutto, quello che non lo è.

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Il 27 ottobre scorso, in un articolo assai critico sul fallimento, clamoroso purtroppo, del “laboratorio” politico latinoamericano e sull’assurdità di attribuirne le cause ai complotti dell’imperialismo statunitense scrissi: “La trasfigurazione di un mai ben chiarito ‘socialismo del XXI secolo’ in una cleptocrazia pretoriana in Venezuela, paese ormai sull’orlo del collasso e che rischia seriamente un’invasione e/o una guerra civile qualora certe trame geopolitiche, sociali o finanziarie fuori controllo del governo la rendessero conveniente (o necessaria), è una tragedia per chi ha accompagnato, criticamente, l’evoluzione del processo bolivariano”.1

Sospetto che sia stata questa frase più che il tono generale del pezzo, o l’avere chiamato “vice” di Evo Morales il raffinato intellettuale marxista Álvaro García Linera, come d’altronde è conosciuto affettuosamente dalle sinistre latinoamericane e dall’intera popolazione boliviana, a suscitare la reazione scomposta e priva di argomenti di Carlo Formenti, arrivando persino a sospettarmi di “incitamento all’invasione da parte del regime reazionario della Colombia sostenuto dagli Stati Uniti!?”.2

Lo scenario da me paventato, sciaguratamente, si è presentato il 23 gennaio di quest’anno. Non perché io sia un indovino, uno iettatore o un agente infiltrato della CIA, e meno che mai perché possa vantarmi di essere un analista particolarmente acuto. Ma semplicemente perché, ahimè, era una cosa persino fin troppo ovvia da prevedere per chi mastica un poco di politica internazionale e conosce sul serio, senza paraocchi ideologici di nessun segno, la situazione del Venezuela. Quella situazione, nel bene e nel male, la conosco e la seguo, quotidianamente, almeno dall’inizio del 2007.

Non è questo il momento di spiegare perché sia effettivamente convinto che il “socialismo del XXI secolo” non è mai stato un progetto chiaro (un altro “significante vuoto”, forse, del progressismo latinoamericano?). O, meglio, un progetto nuovo. Né perché l’esperienza concreta delle politiche economiche, produttive e sociali, comprese quelle energetiche, messe in atto dal chavismo dopo il 2005 si sia rivelata fallimentare e in certi casi disastrosa, con sprechi umani e finanziari giganteschi. Non è nemmeno il momento di chiarire, in questa congiuntura, perché abbia affermato senza mezzi termini che qualunque cosa fosse, il “socialismo del XXI secolo” si è rapidamente trasfigurato in una “cleptocrazia pretoriana” dopo la morte di Chávez, con regolamenti di conti interni e faide fra i “legittimi eredi” civili e militari del Comandante, facendo appello ipocritamente a una genuina base di sostegno popolare ogni giorno più esigua e man bassa sottobanco delle risorse del paese.

Chi, senza pregiudizi, conosce la storia globale del Terzo mondo e non solo i suoi mostri ed eroi impacchettati in rassicuranti mitologie e leggende nere utili soltanto ad alimentare l’esotismo metropolitano degli orientalisti di sinistra, dovrebbe immaginare di cosa stia parlando e, soprattutto, sapere che non sto raccontando nulla di nuovo.

Anche per questa ragione non ho mai preso sul serio i terzomondisti della domenica come Formenti che, rispolverando qualche testo di Samir Amin, sembrano credere che si spinge un bottone e…boom! si fa il delinking dal mercato mondiale. I contributi superficiali e fuorvianti su questi temi non sono di nessuna utilità per rinnovare la tradizione politica e intellettuale del terzomondismo con la quale, nonostante tutto, mi sono sempre identificato proprio a partire da un confronto serrato con le tesi che Amin ha difeso con perseveranza fino alla morte. Un confronto originato, tra l’altro, dall’analisi sul campo delle “rivoluzioni bolivariane” che inizialmente invocarono la “desconexión” dal capitalismo. Per lo stesso motivo, non ho mai preso seriamente in considerazione coloro che, sulla scia di Ernesto Laclau, a lungo hanno parlato con disinvoltura di “neo-populismo di sinistra” in America latina senza aver prima fatto i conti con l’esperienza complessa e ambivalente del populismo storico latinoamericano, nonché con la sua pesante eredità.

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Fracasó narcoguerra: Lorusso @PlazaDeArmasQro #FILQro2019 #GuardiaNacional #AMLO

plaza_de_armas_retina[De Plaza de Armas, portal de noticias y diario de Queretaro, México, 8 de febrero de 2019] Como un fracaso, un distractor y espejismo calificó el escritor italiano Fabrizio Lorusso la guerra de los gobiernos anteriores contra el narcotráfico y dijo tener un optimismo moderado frente a la nueva estrategia planteada por Andrés Manuel López Obrador. Al autor de los libros México invisible, Santa Muerte y Narcoguerra, no le convencen los términos planteados para crear la Guardia Nacional pero aprueba el enfoque social de incorporar a los jóvenes al trabajo y al estudio. Colaborador del diario italiano Manifiesto, de la revista Espresso y de La Jornada en México, el también académico de la Ibero de León, habló a PLAZA DE ARMAS, luego de su participación en la Primera Feria Internacional del Libro Querétaro 2019, celebrada en el Auditorio Josefa Ortiz de Domínguez.

ESCALADA DE VIOLENCIA

Afirmó que desde el libro México Invisible y otros anteriores, Santa Muerte y Narco Guerra, en italiano, su idea es que hubo una escalada de violencia y una crisis grave de derechos humanos, y que es un fenómeno complejo. “Es decir, no se puede explicar de manera lineal y solo con pocos factores, pero dentro de estos hay muchos casos de la vida, casos denunciados, movimientos sociales, conflictos y violencias, a partir del emblemático Ayotzinapa, pero también hablo del News Divine, esa matazón en el antro, y otros que nos indican los factores generadores de la violencia, más allá de la pobreza y la desigualdad. La militarización de la seguridad pública es un tema que ha sido muy debatido. Y estamos hablando de la verdad y la falsedad de la llamada guerra contra el narco”.  Esta es la entrevista. Continua a leggere

Cattiva Reputazione: Il Venezuela è una bomba ad orologeria

Da Semana, 30 gennaio 2019

Ci sono buone probabilità che la questione venezuelana si risolva col comune accordo dei poteri reali: Stati Uniti, Cina, Russia, Alto Comando Militare venezuelano e pochi altri. La Colombia non c’entra nulla. Peggio: potrebbe essere vittima dei suoi pessimi calcoli diplomatici. Continua a leggere