A proposito dell’aborto in Messico. Decolonizzarsi è una pratica di messa in discussione quotidiana e siamo tutte in processo

da Al di là del Buco

Riproponiamo uno scambio tra Eretica, blogger di abbattoimuri.wordpress.com, e alcune compagne femministe italiane che vivono a Città del Messico a proposito di come narrarre realtà “lontane” attraverso la pratica dell’autoriflessività che porta ad una condivisione di saperi dal basso. La discussione sull’aborto in Messico è stata in questo caso l’argomento centrale dal quale si è generato uno scambio che ci è sembrato estremamente interessante, sia a livello informativo sulla realtà messicana, che sul piano della critica-autocritica e crescita mutua messo in pratica dalle compagne.


Ciao a chi ci legge. Siamo un gruppo di donne italiane che vivono in Messico, ci siamo sempre interessate al contesto in cui viviamo ed inoltre alcune di noi hanno abortito, proprio qui in Messico. Per questo, l’articolo uscito sul blog di Eretica sul Fatto Quotidiano il 9 gennaio ci interpella profondamente e dobbiamo dire che, appena letto, ci siamo chieste: l’avranno rapita e sostituita con qualcun’altra? Le avranno hackerato il blog?

messico-aborto-1350-675x275.jpgAlcune di noi hanno fatto parte di collettivi femministi italiani e non, così come abbiamo spesso letto il blog “Abbatto i muri” e prima ancora “Femminismo a Sud”. Così, dopo un primo momento di sgomento, abbiamo deciso di scrivere a Eretica per esprimerle le nostre perplessità circa il contenuto del suo articolo, perché l’abbiamo sempre ritenuta una compagna aperta alle critiche costruttive e al dialogo con altre compagne. Di fatti, dopo un breve scambio di mail con lei, abbiamo deciso insieme di pubblicare le nostre riflessioni in merito all’articolo, per condividerle con piú persone possibile e socializzare un altro punto di vista, diciamo, situato. Continua a leggere

Codedi: dateci le case. Tutto il resto ce lo prendiamo da soli

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Quando nel 1998, nella Sierra Sur della regione di Oaxaca, un gruppo di famiglie con l’obiettivo di opporsi alla devastazione del proprio territorio da parte delle imprese e del governo, fonda il CODEDI (Comitè en Defensa de los Derechos Indigenas), nessuno immaginava che nel giro di dieci anni i propri figli avrebbero potuto vivere, studiare ed esprimersi attraverso il teatro in uno stadio costruito dall’organizzazione, nè che quel comitato si facesse organizzazione popolare e il CODEDI diventasse un punto di riferimento nel panorama politico messicano ed internazionale.

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#AvenidaMiranda Puntata 45. Prima i messicani?

avenida-miranda-prima-i-messicani13 dic. – Da settimane più di duemila migranti centroamericani vivono ammassati in accampamenti di fortuna nella periferia di Tijuana. Sebbene la loro situazione inizi a migliorare, le tensioni con la popolazione locale hanno assunto forme che suonano di già sentito. “Prima i messicani”, “tornate a casa vostra” sono gli slogan che si alzano dalla marcia contraria ai migranti, organizzata dai cittadini di un’area urbana che proprio sulla vicinanza al confine ha costruito la sua fortuna.
Caterina Morbiato, antropologa e blogger di lamericalatina.net, ha seguito da vicino la realtà di Tijuana e della “carovana migrante”, e ne parla assieme a Marco Dalla Stella in questa puntata di Avenida Miranda.

Qui il PODCAST!

 

Block the box. Logistica, flussi, conflitti. Recensione

A sei mesi dall’uscita del numero 46 della rivista di storia della conflittualità sociale Zapruder, vi proponiamo l’introduzione all’intero numero intitolato “Block the box. Logistica, flussi, conflitti” e il contributo del nostro redattore Pérez Gallo con una recensione multipla al libro di Deborah Cowen The Deadly Life of Logistics e a un paio di saggi del sociologo uruguaiano Alfredo Falero.

Zap-46_prima.jpgBlock the box. Logistica, flussi, conflitti

Nel momento in cui, dopo decenni, la “globalizzazione” del comando capitalistico attraversa un processo di ristrutturazione profondo, è necessario individuare nuovi punti di vista, nuove strategie e riferimenti per indagare le mutazioni che contrassegnano il nostro presente. Questo numero di «Zapruder» adotta gli “occhi della logistica” per muoversi in questa direzione, focalizzando l’attenzione sul dibattito critico riguardo a flussi, confini, infrastrutture e conflitti che costellano lo scenario planetario, tra circolazione delle merci, trasformazione del lavoro, nuove spazialità e inedite configurazioni temporali. Si parla dunque di vecchie e nuove Vie della seta così come dell’avveniristica Hyperloop per viaggi di terra a mille chilometri orari, di rider delle piattaforme digitali così come di processi di sciopero nella megalopoli padana dell’ultimo decennio. Si ascoltano le voci di studios* che adottano il paradigma logistico per interpretare le trasformazioni dei sistemi produttivi e dei modelli migratori, così come si parla di una chiave genealogica per leggere le mutazioni capitalistiche e l’emergere di nuove soggettività.

Un caleidoscopio di tracce per provare a interpretare il nostro tempo… in vista di una sua trasformazione.

Recensione multipla

di Pérez Gallo

Deborah Cowen, The Deadly Life of Logistics: Mapping Violence in Global Trade, Minneapolis, University of Minnesota Press, 2014, pp. 238, euro 27,85.

Alfredo Falero, La expansion de la economía de enclaves en América Latina y la ficción del desarrollo: siguiendo una vieja discusión en nuevos moldes, «Rivista Mexicana de Ciencias Agrícolas», vol. 1, 2015, pp. 145-157.

Alfredo Falero, La potencialidad heurística de concepto de economía de enclave para repensar el territorio, «Revista NERA», 18, n. 28, 2015, pp. 223-240. cowen

Lo sviluppo globale dell’infrastruttura logistica a tutti i livelli sta cambiando il volto del pianeta e, secondo sempre più analisti, rappresenta a tutti gli effetti la costituzione materiale della globalizzazione, se per costituzione formale si potevano intendere i diversi trattati di libero commercio proliferati su scala planetaria all’indomani della fine della guerra fredda. Porti, interporti, city logistics e logistics cities, corridoi, autostrade, zone economiche speciali (Sez), gasdotti, oleodotti, ferrovie formano sempre più l’intelaiatura delle supply chain globali, con forti ripercussioni sui tradizionali concetti con cui gli scienziati sociali degli ultimi due secoli si sono cimentati nel definire e descrivere il territorio, dalle logiche geopolitiche incentrate sullo stato-nazione, all’imperialismo, alle categorie di centro-periferia formulate dalla teoria del cosiddetto sistema-mondo. Continua a leggere

Giustizia per Lucía Pérez: dalla sentenza allo sciopero femminista

[di Susanna De Guio]

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Vivas y libres nos queremos, ci vogliamo vive e libere, questo è lo slogan, il coro, il messaggio che ci manda lo sciopero femminista dello scorso 5 dicembre in tutta l’Argentina. Nasce dal ripudio della sentenza per il feminicidio di Lucía Pérez, sedicienne violentata e assassinata a Mar del Plata l’8 di ottobre del 2016.

In quei giorni a Rosario era in corso il trentaduesimo Encuentro Nacional de Mujeres, la notizia della brutale violenza perpetrata sul corpo della giovanissima Lucía scatenò un’ondata di indignazione, rabbia e dolore che si convertí nel primo sciopero femminista argentino, il 19 ottobre di due anni fa, e che divenne immediatamente internazionale, che è stato ripreso in più di 150 paesi l’8 marzo scorso, e che continua ad essere uno strumento di lotta potente.

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Guardar la Guardia Nacional #México @Desinformémonos

militares mexico[De Fabrizio Lorusso – Desinformémonos] La militarización del país y de la seguridad pública no se revierte cambiándole el nombre a las fuerzas armadas que estarán en campo. Ni siquiera es posible hacerlo prometiendo que el foro común, el sistema jurídico civil, será el encargado de procesar eventuales (probables) violaciones de la ley y de los derechos humanos por parte de la futura Guardia Nacional, planteada por el congreso y el neo-presidente López Obrador como parte de la política de seguridad y de lucha al crimen organizado en México. No basta con afirmar que tendrán “formación en derechos humanos”, aunado a todo lo anterior, para asegurar a la sociedad de que los problemas de la violencia de Estado y de la altísima tasa de letalidad de ejército y marina en “operaciones civiles”, supuestamente contra “el narco”, se vayan a reducir. De hecho la Guardia seguirá teniendo formación dentro del sistema educativo militar, permeado por su espíritu de casta. Parte del problema de la violencia en el país depende del empleo de las fuerzas armadas, además de policías ya paramilitarizadas, al servicio de intereses criminales y/o creadoras ellas mismas de poderes fácticos criminales. El mando operativo de la próxima Guardia Nacional estará en manos de militares, de la Sedena, la cual seguirá influyendo y creciendo, en presupuesto y prerrogativas, gracias incluso a una reforma constitucional que, de alguna manera, llegará a contradecir el fallo de la Corte que juzgó inconstitucional la Ley de Seguridad Interior. El rango constitucional de la Guardia llegará a blindar lo que no se pudo aprobar este año. Al respecto se han expresado centenares de académicos, colectivos y grupos defensores de derechos humanos en el país (link1 – link2). Continua a leggere

Il processo a “El Chapo” Guzmán: ne parliamo a #Modem su #Radio @RSInews

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È iniziato a metà mese, proseguirà almeno fino a febbraio e promette di essere uno dei processi più clamorosi della storia giudiziaria e criminale nordamericana: a New York un Tribunale federale sta giudicando il “signore della droga” messicano Joaquin Guzman, meglio noto come El Chapo, “il piccoletto”. 61 anni, per decenni a capo del cartello di Sinaloa, El Chapo è diventato il più celebre trafficante di droga al mondo non solo per le grandi quantità di cocaina che avrebbe consentito di introdurre negli Stati Uniti (si parla di oltre 150 tonnellate), ma anche grazie a due spettacolari evasioni avvenute in Messico e che dimostrarono la sua grande influenza. 17 i capi d’imputazione nei suoi confronti per attività criminali che includono omicidi, intimidazioni fisiche e altre forme di violenza utilizzate per costruire il suo impero, ma tra gli invitati a questo processo ci sarà anche e forse soprattutto il tema della corruzione. Lui si dichiara non colpevole, ma chi è questo personaggio che negli Stati Uniti, dopo l’uccisione di Bin Laden e prima del suo arresto, ha occupato il primo posto della lista dei ricercati più pericolosi? Che cosa ci dirà questo processo sul suo effettivo potere, sulla forza dei cartelli della droga in Messico, sui loro metodi, sulla collusione con il potere politico? Siamo a un punto di svolta nella lotta al narcotraffico? Sono alcuni degli interrogativi che affronteremo con sullo sfondo, proprio questa settimana, l’insediamento in Messico di Lopez Obrador, il nuovo presidente del paese.

Ospiti:

Chiara Calzolaio, antropologa, ricercatrice presso L’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi

Fabrizio Lorusso, giornalista freelance e ricercatore all’Università iberoamericana di Leon, in Messico

Interviste registrate a:

Oswaldo Zavala, professore alla CUNY University di New York, autore del libro “Los cárteles no existen”

Sandro Pozzi, corrispondente a New York del Paìs, sta seguendo il processo in prima persona

Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay

 

Le comunità amazzoniche contro l’impunità delle multinazionali del petrolio

Di Riccardo Rossella.Da WOTS, 29/11/2018

Una sensazione che avverto con forza ogni volta che arrivo nell’Oriente, la regione amazzonica dell’Ecuador, è lo stupore nel trovarmi circondato da una natura maestosa. La straordinaria biodiversità si può toccare con mano, la vegetazione ricopre ogni spazio disponibile, dominando completamente il paesaggio. Così è anche nelle province di Sucumbiós e Orellana, nel nord-est del paese: uno scenario di natura incontaminata. Ma mai come in questo caso l’apparenza inganna.

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