America Latina

Operazione Gideon: storia breve di un fallimento annunciato

 07/05/2020  Etiquetas:
Maduro mostra i passaporti dei due cittadini statunitensi arrestati. AFP

L’ultimo, maldestro tentativo di colpo di stato contro Maduro sembra il manuale di come non andrebbe condotto un colpo di stato.

Di Marco Dalla Stella

Nel bel mezzo della crisi sanitaria che sta investendo il Paese, lunedì 4 maggio il Presidente del Venezuela, Nicolàs Maduro, si è rivolto alla nazione per annunciare il fallimento di un tentativo di colpo di stato condotto dall’opposizione venezuelana assieme a operativi statunitensi. Con il carisma tipico dei caudillos sudamericani, Maduro ha posto l’enfasi sul ruolo di Donald Trump, accusandolo di essere il vero mandante dell’operazione, che si è interrotta ancor prima che avesse davvero inizio.

Sia Washington che l’autoproclamatosi Presidente del Venezuela, Juan Guaidó, si sono affrettati a smentire ogni coinvolgimento con il tentato golpe. Le testimonianze degli ex militari venezuelani e statunitensi che vi hanno preso parte però, seppur date in condizione di privazione della libertà e per questo soggette a possibile manipolazione, suggeriscono il contrario.

La storia dell’operazione Gideon, ricostruita da inchieste del Washington Post e AP, inizia a febbraio 2019 con il concerto in supporto a Guaidó organizzato al confine colombiano dal miliardario britannico Richard Branson. La gestione della sicurezza del concerto viene affidata a un’impresa privata statunitense, la Silvercorp USA, fondata nel 2018 dall’ex Berretto Verde Jordan Goudreau.

Goudreau, che ha servito 15 anni nell’esercito statunitense con operazioni in Iraq e Afghanistan, matura in quell’occasione l’idea di vendere all’opposizione venezuelana i servizi della sua impresa – che nel suo sito propone servizi di “unconventional planning” e “special projects”. A questo scopo entra in contatto con Cliver Alcalá, ex generale venezuelano che all’epoca stava cercando di riorganizzare i disertori dell’esercito per conformare una milizia capace di rovesciare il regime di Maduro. All’interno dell’hotel JW Marriott di Bogotà, Goudreau e Alcalá iniziano così a mettere a punto l’idea di rapire Nicolás Maduro.

Nel frattempo, il fallimento del tentativo di golpe di inizio 2019 aveva convinto Juan Guaidó a sondare nuove possibilità per prendere il potere, in attesa che si presentasse il momento più opportuno. A questo scopo viene creato un apposito “comitato strategico” in cui entra lo stratega politico J. J. Rendón, esule venezuelano basato in Florida.

L’ex berretto verde riesce a presentare la sua proposta e Rendón il 7 settembre durante incontro nella casa di Rendóna Miami. Per la cifra di 212,9 milioni di dollari, Silvercorp USA avrebbe messo a disposizione addestramento, materiali e 800 uomini in grado di entrare in territorio venezuelano, creare cellule operative di reclutamento e fomentare una sommossa popolare che avrebbe spianato la strada alla salita al potere di Guaidó.

La proposta attira l’attenzione dei collaboratori di Guaidó, che prima di Goudreau avevano incontrato altre imprese che avevano avanzato richieste fino a 500 milioni di dollari. Il 16 ottobre a Washington il contratto viene quindi formalizzato.

(Il testo del contratto e dei suoi allegati è stato diffuso per intero dal Washington Post, ed è possibile scaricarlo in calce al presente articolo.)

Riguardo quello che avviene successivamente alla firma del contratto non c’è  però ancora chiarezza. Secondo quanto dichiarato da Rendón, Goudreau non avrebbe dato prova di essere in grado di rispettare gli accordi presi, non potendo contare sul supporto logistico ed economico del governo statunitense, cercato invano tramite colloqui con Keith Schift, storico collaboratore di Donald Trump.

Da parte sua Goudreau dice di sentirsi tradito dai collaboratori di Guaidó, e chiede che gli sia pagato l’anticipo concordato di un milione e mezzo di dollari. Stando a quanto dice, i fondi che gli spettano sarebbero già negli Stati Uniti, in un conto di Citgo, l’impresa petrolifera statunitense che opera all’interno della venezuelana PDVSA. La divulgazione del contratto e la sua loquacità con i media sarebbe un mezzo per fare pressione su Guaidó.

Una svolta arriva a marzo 2020, quando le autorità colombiane fermano un camion che trasporta armi e equipaggiamento tattico militare per un valore di circa 150.000 dollari e che include visori notturni, walkie-talkie, 26 fucili d’assalto di produzione statunitense con i numeri seriali cancellati e 15 caschi protettivi prodotti da High-End Defense Solutions, un venditore di equipaggiamenti militari di Miami di proprietà di una famiglia di emigrati venezuelani visitata da Goudreau a fine 2019.

Il sequestro dell’equipaggiamento militare, direttamente riconducibile ad Alcalà, potrebbe dimostrare l’intenzione delle autorità colombiane di ostacolare l’operazione Gideon, forse in ritorsione allo stesso Alcalà che avrebbe tentato di ottenere il supporto di Bogotà presentando Goudreau come agente della CIA.

Le cose per Alcalà però stanno per mettersi peggio. Il 26 marzo il Dipartimento di Stato mette una taglia di 50 milioni di dollari su Nicolas Maduro e una decina di altre persone fra cui suoi collaboratori, ex guerriglieri delle Farc e membri dell’esercito coinvolti nel traffico di droga. Fra questi compare anche Alcalà, accusato di aver fornito alla guerriglia colombiana missili terra-aria in cambio di cocaina che sarebbe stata esportata negli Stati Uniti. Oggi Alcalà si trova a New York dove attende di essere processato.

Nonostante i presupposti avversi, e forse alimentata dai milioni di ricompensa offerti dal governo USA, l’operazione Gideon prosegue e domenica 3 maggio Goudreau ne annuncia l’avvio con un video nel quale viene introdotto come “membro delle Forze Speciali Statunitensi” da Javier Nieto Quintero, ex militare venezuelano e oppositore di Maduro. In quello che era probabilmente l’ultimo, disperato tentativo di convincere i venezuelani che il regime di Maduro si trova prossimo alla fine e portare una situazione di caos simile a quella dei primi mesi del 2019.

In quel momento tuttavia l’operazione era già largamente compromessa. Caracas da tempo era al corrente della sua esistenza, e non potendo contare sul supporto di Washington e Bogotà i “bastardi senza gloria” di Goudreau sono caduti nelle mani dei venezuelani. Forse il peggior tentativo di golpe mai organizzato.

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