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 24/07/2020  Di: , ,

WallMapu, luglio 2020 (Radio Kurruf)
WallMapu, luglio 2020 (Radio Kurruf)

Di Gustavo Figueroa da Pressenza

Traduzione di Gianpaolo Contestabile e Susanna De Guio

Celestino Córdova: il machi che respira come respira l’umanità.

Temuco, Ngulu Mapu – Il machi respira lentamente. Il machi è in prigione. Il machi Celestino Córdova non sta vicino al suo rewe [albero sacro]. Il machi Celestino Córdova non può esercitare il suo ruolo ancestrale. Non può dormire, né lavorare il legno, né coltivare il suo orto. Celestino Córdova non può stare accanto ai suoi cinque figli e alla sua compagna. Il machi Celestino Córdova è stato privato di tutte le caratteristiche e gli elementi fondamentali per ricoprire il suo ruolo di autorità filosofica e spirituale. Il machi Celestino Córdova è in sciopero della fame. Il machi Celestino Córdova soffre di un’insufficienza renale che rischia di trasformarsi in una patologia irreversibile, accusa un forte dolore alle gambe e corre il rischio di non poter più  camminare. Come al tempo dell’invasione spagnola, un machi Mapuche rischia di morire soffrendo in cattività. Perché non sappiamo nulla del machi Celestino Córdova? Perché la sua prigionia non ci fa mobilitare o indignare? Perché il meccanismo di tortura inflitto al suo corpo e al suo spirito non fa parte dei grandi dibattiti contemporanei? Perché lo Stato cileno non consente a questa autorità ancestrale di tornare presso il suo territorio, per adempiere al suo ruolo all’interno della comunità? Perché è conveniente per lo Stato cileno che Celestino Córdova sia rinchiuso tra quattro mura di cemento, privato del suo spazio di conoscenza e di dialogo con tutto il che [popolo] che abita il WallMapu [popolo nazione Mapuche]?

Introduzione

Il machi Celestino Córdova è stato condannato (nel 2014) a 18 anni di prigione al termine di un processo frutto di un montaggio dello Stato cileno (si veda per esempio la testimonianza rilasciata sotto minaccia da José Peralino). Non sono mai state presentate delle prove capaci di dimostrare che il machi Celestino Córdova abbia partecipato all’attacco armato alla tenuta dove sono morti Werner Luchsinger e Vivianne Mackay (gennaio 2013). Tuttavia, oggi, il machi (così come altri prigionieri politici Mapuche) ha già trascorso sette anni nella prigione di Temuco. Un fatto che mette a repentaglio sia la sua integrità personale che quella della sua nazione, il popolo Mapuche. Oggi il machi Celestino Córdova è in sciopero della fame da 72 [al 14 luglio] giorni. Questo è già il secondo sciopero che inizia da quando è iniziata la sua prigionia.

Kiñe | Uno

42 battiti al minuto

Nessuno può negare che stiamo vivendo tempi difficili. Stiamo attraversando un momento storico in cui le fasce più deboli della società finiscono per soccombere (malati, anziani, famiglie in situazione di vulnerabilità economica) e gli elementi essenziali della vita (fiumi, laghi, colline, vulcani, flora e fauna autoctone) vengono decimati in nome del progresso neo-coloniale e neo-estrattivo. In questo contesto di malessere generalizzato, il machi Celestino Córdova respira così come respira l’umanità. Il machi Celestino Córdova si sta convertendo in un simbolo di resistenza e di contemplazione davanti a un mondo che perisce e soffre nello stesso modo in cui sta soffrendo lui. Tuttavia, poche persone sia nel Puel Mapu [Argentina] che in Abya Yala [America nella lingua del popolo Kuna] lo hanno menzionato. Ignoranza? Disinteresse? Mancanza di empatia? Paura delle rappresaglie? Le ragioni dell’apatia sistematica di fronte alla situazione dell’autorità spirituale e filosofica Mapuche possono essere molteplici, diverse e complesse. Rimane il fatto che Celestino Cordova in questi giorni sta vivendo sul suo corpo il dolore del territorio e delle persone che lo hanno visto crescere. Un dolore che esprime lo squilibrio cronico che si è diffuso nel mondo, attraverso il disprezzo, l’avidità e la disumanizzazione verso le persone e i saperi ancestrali che continuano a parlare, a valere, che chiamano a raccolta tutto il che, la gente del territorio

In un rapporto presentato da un gruppo di antropologi Mapuche (tra cui José Quidel) viene dato spazio alla voce della machi María Huentelén, una delle persone che hanno seguito il percorso di Celestino Cordova come machi.

“L’isolamento ha generato il suo stato critico di salute, che continuerà nella misura in cui il machi Celestino rimarrà confinato. È molto probabile che in questo modo trovi persino la morte. Se non è la morte sarà una malattia molto grave. Il problema fondamentale si manifesta nello stomaco e nelle gambe e rischia di farlo rimanere in uno stato di invalidità permanente.”

Questa prognosi, elaborata da María Huentelén, non è molto lontana da quella di María Leonor Olate, una chirurga che è stata minacciata e aggredita perchè continuava a visitare Celestino Córdova. “42 battiti al minuto” è un dato che fa parte del suo rapporto. Inoltre, Olate scrive:

“La situazione sanitaria del machi presenta un grave deterioramento e un evidente rischio di  conseguenze irreversibili, le quali si sommano allo stato di debolezza causato dal suo digiuno prolungato e dell’immunodeficienza che lo espone al contagio da Covid-19 e a scompensi dovuti al digiuno prolungato che portano al malfunzionamento dei meccanismi di compensazione metabolica; potrebbero verificarsi un’insufficienza renale, cardiaca o multiorgano, che potrebbero significare la morte.”

Come in passato, quando la corona spagnola cercava di conquistare i territori del WallMapu, ancora oggi, di nuovo le autorità ancestrali vengono colpite da nuove e innumerevoli piaghe e forme di tortura. Una dinamica che Celestino Córdova conosce e rispetto alla quale ha già messo in guardia in diverse occasioni, sia all’interno che all’esterno della prigione. Il machi Celestino Córdova ha pubblicato, attraverso i suoi portavoce, una lettera scritta il 12 luglio 2020, in cui compare il seguente avvertimento:

“In caso di un possibile decesso, chiedo alla mia nazione Mapuche di non abbassare la guardia, di combattere fino a quando lo Stato cileno non ci restituirà il nostro territorio ancestrale Mapuche, le risorse naturali torneranno a tutti i suoi abitanti, molti e molte delle quali oggi si trovato private ​​e privati ​​della libertà dallo Stato cileno, causando loro danni importanti in campo spirituale, personale e socioeconomico “.

Naturalmente, quando si viene a conoscenza della causa del machi, e dopo aver letto questi tre frammenti, l’indignazione non ha bisogno di inviti personali per presentarsi. Tuttavia, un velo di passività e disinformazione copre l’attuale situazione del machi Celestino Córdova; una situazione urgente che è solo l’ultima fase di una lunga storia piena di violenza contro l’autorità spirituale e filosofica. Come giornalista, educatore interculturale e attivista Mapuche ho la responsabilità di mostrare che per mettere Celestino Córdova in questo stato di vulnerabilità e violenza è stato necessario prima violentare, invisibilizzare e svuotare di significato gli elementi essenziali per lo sviluppo della cultura sociale, politica e spirituale del popolo Mapuche. Pertanto è difficile rispondere alla chiamata disperata e all’avvertimento di questa figura ancestrale se prima non si contestualizza la dimensione dei ruoli ancestrali, dell’identità territoriale e del sogno premonitore (pewma).

Epu | Due

L’assenza del territorio: pu trayenko, pu lawen ka rewe

Il territorio per un Mapuche, per un figlio della terra, per un machi, è insostituibile, non può essere sostituito. L’essere mapuche si esprime con funzioni socio-culturali che non possono essere compiute in qualsiasi luogo. Per quel che riguarda il ruolo di machi, è la sua figura spirituale che deve interagire e intervenire nel suo rewe; non può essere fatto da un’altra persona.

Se un machi è bloccato, il resto della comunità Mapuche soffre; le forze e la natura soffrono. Il mondo spirituale entra in uno squilibrio e con esso anche il mondo materiale. Questo effetto è ben noto agli Stati nazionali argentini e cileni (non lo conoscono a fondo, ma lo intuiscono). Ritornando ad un altro passaggio del rapporto antropologico già citato, si legge:

“La situazione di privazione della libertà gli toglie le condizioni e gli elementi necessari per mantenere l’equilibrio e l’armonia personale e familiare, ovvero il lof mapu [spazio comunitario e territoriale] e il waj mapu [mondo]. Non essere in contatto con le forze della natura, non potersene prendere cura, così come degli spiriti ancestrali Newen, Püju e Geh; non avere gli strumenti rituali-simbolici o gli animali o le baweh [piante medicinali] sono tutte situazioni che stanno progressivamente alterando la salute e il benessere del machi, minacciando di interrompere l’ordine cosmico-ecologico e morale della sua famiglia, lof mapu e waj mapu”.

L’assenza di Celestino Córdova ha lasciato un vuoto nel suo spazio territoriale, nel suo rewe, nella sua casa con i suoi figli e la sua compagna, ma anche nell’orto familiare, nella falegnameria, nell’aiuto che il machi ha offerto nella sua comunità. Come un fiume o un vulcano, un machi organizza, equilibra e dialoga con l’intero mondo vivente che si inscrive nella natura. Giovanna Tafilo, werken [messaggera] del machi, mi dice che dovrebbero portare l’acqua dagli affluenti (trayenko) che si trovano vicino alla casa e al rewe di Celestino Córdova in prigione, in modo da mantenere il contatto tra lo spazio territoriale, la conoscenza che lì vive e il machi che rimane isolato.

Il machi respira lentamente così come in questo momento l’umanità respira lentamente. Non è casuale! Il machi ci avverte con il suo stesso corpo della tragedia del mondo a venire che cerchiamo di non guardare e di conseguenza evitiamo di agire, e allo stesso modo evitiamo di guardare e agire rispetto alla situazione critica e urgente di questa autorità antica.

Küla | Tre

Pewma [sogno premonitore]: “un’invasione di topi mangerà accanto a noi”

Un machi sogna e ciò che sogna diventa realtà. Altre forze vicine a lui, immerse nella natura, gli parlano, lo avvertono, gli dicono la verità. Il machi riconosce immagini chiare e concrete; il machi interpreta, parla, consiglia. Il machi Celestino Córdova sognava la pandemia prima ancora che ci invadesse; Il machi ha persino sognato cosa succederà dopo questa fase di isolamento sociale. “Un’invasione di topi ci sottometterà. Dovremo mangiare con loro accanto; convivere con loro. Dovremo lasciare da parte del cibo per loro in modo che non mangino il nostro ”, mi ha detto Giovanna, durante un’intervista telefonica.

Pewma, per il mondo Mapuche, non è un evento aneddotico, individuale e isolato, come ci è stato insegnato dalla scuola e dal pensiero occidentale. Il sogno premonitore “costruisce un percorso” afferma la ülkantufe [musicista] Bárbara Taboada. Il sogno responsabilizza la persona che lo vive, il territorio che lo sostiene e il resto del che contemporaneo (e di altri tempi) che lo accompagna.

Meli | quattro

Il ruolo di un machi

Lo Stato cileno e il potere commerciale delle multinazionali hanno ragioni specifiche per attaccare, sottomettere e mantenere prigioniera l’autorità machi. Perché i ruoli ancestrali nelle società bianche, capitaliste e patriarcali non sono contemplati? Questi ruoli sono negati strategicamente, invisibilizzati e perseguitati dalla creazione stessa degli Stati nazione in America Latina (compresi Cile e Argentina). Perché lo Stato cileno ha bisogno che un’autorità filosofica come un machi rimanga rinchiusa tra quattro mura, come se fosse un pericolo per la società cilena?

Le decisioni più importanti del Popolo Nazione Mapuche sono state determinate dai pewmas e dalla lettura e comprensione di questi sogni fatta dal machi. È impossibili concepire la visione del mondo di questo antico popolo senza comprendere l’impatto politico e sociale di un sogno premonitore e il ruolo di un machi che lo interpreta. Cosa ostacola questa saggezza? In che modo ci influenza come individui e come comunità non essere consapevoli di questa conoscenza e non agire in sua difesa? Il progetto di accaparramento mondiale degli stati neo-coloniali che perseguono la morte degli elementi essenziali della vita (falde acquifere) è la risposta più pertinente per capire perché il machi sia così importante e qual è la nostra responsabilità all’interno del quadro appena descritto. C’è chi difende la morte nelle sue molteplici forme (compresa la morte dei saperi millenari), il machi Celestino Córdova, nella sua sofferenza e con la sua lenta respirazione, si dimostra ogni giorno un fedele difensore della vita. L’appello che il machi Celestino Córdova sta lanciando attraverso il suo corpo, sia in prigione che in ospedale, è un appello a tutti gli esseri che abitano il territorio, sia materiali che immateriali; come il suono di un kultrun [strumento a percussione], il machi Celestino Córdova ci esorta a incontrarci, a parlare, a pensare strategie e mantenerci attenti ai messaggi del territorio, in un momento speciale in cui la devastazione globale è imminente e minaccia di violare ciascuno dei quattro punti cardinali della terra (Meli Witran Mapu). Il machi Celestino Córdova sta mettendo a rischio il proprio corpo per rendere visibili le aggressioni ai danni delle popolazioni ancestrali e le piaghe naturali che si creano  a causa dei continui attacchi perpetrati contro le falde acquifere e i ngen (spiriti della natura) territoriali essenziali per la vita. Nel corpo di Celestino Córdova si trova la prova di come respiriamo oggi come umanità. Agire di conseguenza è un dovere, una responsabilità, che non può essere altro che un posizionarsi come custodi della natura, contro le diverse oppressioni e le forme contemporanee (sebbene arcaiche) di disciplinamento e prigionia.


Attualmente il machi Celestino è in sciopero della fame da 82 giorni, mentre altri 27 prigionieri politici Mapuche lo accompagnano nelle carceri di Angol, Lebu e Temuco (Cile) esigendo il rispetto del Convegno 169 della OIT (Organización Internacional de Trabajo), il diritto a un processo giusto e il ritorno del machi Celestino Cordova al suo rewe.

Lo scorso 27 giugno la Rete Internazionale in Difesa del Popolo Mapuche ha promosso una Giornata Internazionalista di Solidarietà con i prigionieri politici Mapuche, come ogni anno dal 2017, quando è stato detenuto arbitrariamente il lonko [autorità politica] Facundo Jones Huala per opporsi all’invasione delle multinazionali come Benetton nel territorio Mapuche. Quest’anno la giornata è stata dedicata ai 27 prigionieri politici Mapuche in sciopero della fame nelle carceri di Angol, Lebu e Temuco, tra cui si trova lo stesso Facundo Jones Huala. La solidarietà anticarcercaria della Rete va anche ai prigionieri e alle prigioniere politiche della rivolta cilena: oltre 2000 persone sono state arrestate a partire dallo scorso 18 di ottobre, i processi sono lenti e le condanne ingiustificatamente dure. La Rete rivendica la lotta del popolo Mapuche per la difesa della terra e contro il capitale, esige la libertà del lonko Facundo Jones Huala, dei prigionieri politici Mapuche e di tutte le persone detenute durante i mesi della rivolta cilena.


Di:  In Categoria: America Latina, Traduzioni

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