Archivi categoria: America Latina

#AvenidaMiranda Puntata 33. Cantare la vita: la sensazionale Chavela Vargas

Frida

Chavela Vargas con Frida Khalo

20 apr. – Chavela Vargas non è stata soltanto una cantante messicana. Chavela Vargas è stata una delle voci più importanti del Ventesimo secolo, le cui corde vocali hanno accompagnato innumerevoli pene, d’amore e non. “Vorrei sapere ridere come sa piangere Chavela”, diceva il suo amico Joaquín Sabina, del tutto incantato dall’intensità espressa sul palco dalla piccola donna col poncho. La vita di Chavela è una vita straordinaria, costellata di cadute, ferite, cicatrici. Lascia il paese natale appena quattordicenne, diventa amante Frida Khalo prima di doversi ritirare dalle scene a causa di un alcolismo che la stava uccidendo. Da lì, anche grazie anche al suo amico Pedro Aldmodóvar, si rialza e torna sul palco dove vive una nuova giovinezza.

Nella puntata odierna di Avenida Miranda Marco Dalla Stella ci porta alla scoperta di questo personaggio unico e affascinante, in un intenso viaggio di musica e parole.

Cuando yo canto los que me escuchan sienten. Y lloran porque se dan cuenta de que todavía son capaces de sentir. A pesar de los males del mundo.”

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#AvenidaMiranda Puntata 32. Afrin: genocidio, silenzio internazionale e proteste in solidarietà col popolo curdo

PROTESTA EN APOYO AL PUEBLO KURDO

12 apr. – In questa puntata di Avenida Miranda Perez Gallo e Fabrizio Lorusso dal Messico parlano del genocidio in corso nella città di Afrin, nel nord della Siria, in cui l’esercito turco e una serie di gruppi jihadisti suoi alleati di Erdogan, hanno provocato 4000 morti e 150mila sfollati e stanno compiendo una vera e propria pulizia etnica contro i curdi che, pero’, resistono. Erdogan ha minacciato d’invadere anche i cantoni ad est di Afrin e di prendere Kobane, continuando cosi’ nel suo intento genocida e provando a distruggere la rivoluzione curda e il confederalismo democratico che stanno costruendo. In collegamento da San Cristobal de las Casas Fabio, compagno del Nodo Solidale che ci racconta delle iniziative portate avanti in solidrietà con la rivoluzione curda di Kobane e dei cantoni siriani in Messico e in America Latina.

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Inizio di campagna elettorale in #Messico @ilmanifesto

amlo[Di Fabrizio Lorusso, da Il Manifesto dell’8 aprile 2018Al via la campagna elettorale più lunga della storia del paese. Nei sondaggi un testa a testa tra il partito Morena (sinistra) e la destra unita, ma si vota a luglio. I candidati promettono di lottare contro il femminicidio e la violenza. Sulle urne pesano anche l’eredità delle politiche neoliberali e la nuova minaccia che arriva da Trump]

Si è aperta in Messico la campagna per le elezioni del primo luglio, quando 88,3 milioni di aventi diritto, su un totale di 128 milioni di abitanti, eleggeranno il nuovo presidente, i membri delle due camere, 9 governatori e altri 2700 rappresentanti locali. L’elezione più ampia della storia per numero di votanti e cariche.

IN TESTA NEI SONDAGGI, con preferenze del 40%, c’è l’ex sindaco di Città del Messico, il sessantaquattrenne Andrés Manuel López Obrador, noto come Amlo, fondatore del partito di sinistra Morena (Movimiento de regeneración nacional) che ci prova per la terza volta dopo le sconfitte del 2006 e del 2012.  Continua a leggere

Gagà: storia di carne, compendio di negritudine [fotogallery+poesia]

 

Pubblichiamo in traduzione italiana un testo dell’antropologa Fatima Portorreal Liriano scritto in risposta alla polemica che – anche quest’anno, in occasione della Pasqua – ha investito la tradizionale celebrazione del Gagà in Repubblica Dominicana.

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#AvenidaMiranda puntata 31. L’Ecuador dopo Rafael Correa. Quale futuro per il Socialismo del XXI secolo?

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Fra poco più di due mesi si concluderà il primo anno di mandato di Lenín Moreno, ex vicepresidente di Rafael Correa e oggi presidente ecuadoriano considerato troppo moderato e “dialogante” dall’ex mandatario. L’accesa rivalità fra le due anime di Alianza País sta dilaniando la Revolución Ciudadana con cui, nel 2006, le oligarchie economiche e neoliberiste furono (parzialmente) estromesse dalle sale del potere.
Dopo dieci anni di Correa com’è cambiato l’Ecuador? Il socialesimo del ventunesimo secolo, grido di battaglia dell’ex mandatario, ha trovato una forma di realizzazione nel paese andino? A  che punto è il processo di rappresentanza politica delle culture indigene? A provare a rispondere a queste, e altre, domande assieme a Marco Dalla Stella c’è Giovanna Tassi, esperta di Ecuador ed ex direttrice della radio pubblica ecuadoriana.

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#Messico: un Paese in guerra interna su #Radio @RSInews @RSIonline

guerra messico narcos policia[Possiamo parlare di guerra civile in Messico? Perché l’escalation di violenza sembra imparabile? Sono stati oltre 29.000 i morti per omicidio doloso nel 2017 in Messico e 35.410 è il totale delle persone ufficialmente desaparecidas all’inizio del 2018. Podcast della trasmissione radio d’attualità e intrattenimento Albachiara – Radio Svizzera Italiana Rete Uno] In un recente studio sulle città più pericolose del mondo, tra le prime dieci, cinque sono in Messico. Eppure le cose sembravano migliorare negli ultimi anni però, ecco un nuovo scivolone nella violenza con numeri da bollettino di guerra. Una guerra non fra Nazioni, ma guerre interne, fra criminali e criminali, fra criminali e polizia, e a volte anche fra polizia e polizia.. Perché? È un caso o una causa che il Messico si appresta il primo luglio a votare per le presidenziali? Ne discutiamo con il giornalista e docente universitario di geopolitica a Città del Messico Fabrizio Lorusso. Ascolta il podcast qui a questo link o clicca direttamente sul link qui sotto.

https://tp.srgssr.ch/p/rsi/inline?urn=urn:rsi:audio:10279916

Colombia, gli ex-guerriglieri alla ricerca di un complicato ritorno alla normalità

[di Marco Dalla Stella e Simone Scaffidi, da Repubblica] Quella del Meta è una regione fondamentale per l’organizzazione rivoluzionaria nata nel 1964. Qui infatti agiva il Blocco Orientale, che poteva contare almeno un migliaio di combattenti. E qui è stata creata la zona veredale di transizione e normalizzazione piú grande del Paese, dove piú di 500 combattenti si sono riversati per consegnare le armi e iniziare una nuova vita nella legalità

MESETAS (Colombia) – Qui una volta era tutta coca. Mariana Páez è stata una delle piú importanti ed influenti guerrigliere delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane. È caduta in combattimento ad aprile del 2009, vent’anni dopo essere entrata nelle file della guerriglia. A lei è intitolata la zona di transizione e normalizzazione “Mariana Páez” di Mesetas, nella regione del Meta, 250 chilometri a sud di Bogotá. Per raggiungerla partiamo prima dell’alba, ma arriviamo soltanto a mattinata ormai conclusa, al termine di un dissestato percorso in motocicletta fra sterminati allevamenti di zebú. «Qui, una volta erano tutti campi di coca, poi il governo ha iniziato a spargere il diserbante e la gente se n’è dovuta andare». Lo scoppiettare del motore di una vecchia moto Kawasaki quasi copre le parole di John, uno dei nostri autisti, mentre con ampi gesti della mano ci indica i campi circostanti.

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Bugie e torture in #Messico, «doppia ingiustizia» per i #43 studenti #desaparecidos

Ayotzinapa 25 S 2015 Mexico City (118) (Small)[Di Fabrizio Lorusso, dal quotidiano italiano IL MANIFESTO del 17/03/2018] Con un rapporto presentato il 15 marzo a Ginevra l’Onu ha dato il colpo di grazia alla cosiddetta “verità storica” costruita dalla Procura Generale della Repubblica (PGR) messicana sul caso dei 43 studenti di Ayotzinapa, vittime di sparizione forzata nella città di Iguala la notte del 26 settembre 2014 e tuttora desaparecidos.

Il documento “Doppia ingiustizia: relazione sulle violazioni ai diritti umani nell’indagine sul caso Ayotzinapa” dell’Ufficio dell’Alto Commissariato Onu per i Diritti Umani analizza i casi di 63 dei 129 detenuti nell’inchiesta sulla sparizione degli studenti che, lungi dall’essere “chiusa”, presenta una lunga serie di inconsistenze e piste tralasciate deliberatamente dagli inquirenti.

Jan Jarab, rappresentante del Commissariato Onu in Messico, ha spiegato che, in base ai referti medici della stessa PGR, si può affermare che dopo il 5 ottobre 2014, quando il caso diventò di sua competenza, almeno 34 persone, che “presentavano lesioni multiple”, sono state torturate dalle autorità messicane e, inoltre, l’ex direttore dell’Agenzia per le Indagini Criminali, Tomás Zerón, s’è comportato “in modo fraudolento” nei confronti della stessa Onu.  Continua a leggere