Archivi categoria: America Latina

Un sedicenne di Lavagna

di Simone Scaffidi

lunar1_mgzoomUn sedicenne di Lavagna,
fugge dalla finestra.
Schiere di maggiorenni,
fuggono il problema.

Il dito puntato contro di lui,
lo guardano,
lo tollerano,
lo esigono.

Il dito punta i piedi,
saggia lo slancio,
lascia il balcone.

È pieno giorno,
eppure la luna,
eppure la luna.

Dietro il dito i maggiorenni si nascondono,
lo guardano,
lo tollerano,
lo esigono.

La luna punta i piedi,
saggia lo slancio,
lascia il balcone.

È notte fonda,
eppure la luna,
eppure la luna.

 

IIRSA, L’infrastruttura della devastazione (SUB ITALIANO)

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(di Coordinadora Antiirsa, traduzione di Perez Gallo)

Vi proponiamo qui il documentario realizzato da Coordinadora Antiirsa e da noi tradotto.

IIRSA (Iniciativa para la Infraestructura Regional de Sur América) é un gigantesco piano di interconnessione logistica del continente, che conta con circa 600 mega-progetti, che colpisce o espropria più di 1300 tra comunità indigene, comunità contadine, comunità afrodiscendenti, comunità di pescatori e raccoglitori, organizzazioni sociali e organizzazioni ambientaliste, e che punta a connettere le enclaves estrattive, minerarie e di soia della regione con i mercati globali [Perez Gallo].

Per accedere ai sottotitoli cliccare su “sottotitoli” in basso a destra nel video di youtube.

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Le Cubane *2 – Gelato e rivoluzione

di Simone Scaffidi – da CarmillaOnLine

p1110036-copiaL’Avana. Museo de la Revolución. Svegliati da un’acquazzone tropicale facciamo colazione con uova, latte, caffè e toast. Eloy ha un vassoio in mano, un buongiorno tra i denti e un sorriso stampato poco sopra. Piove a dirotto, è il giorno giusto per visitare il Museo de la Revolución. Un amico di Eloy che fa il tassista ci accompagna fino in centro. Si chiama Juanito e ci fidiamo subito di lui e dei suoi consigli. Il museo è tradizionale e celebrativo e ha sede nell’antico Palacio Presidencial. Ripercorre la storia di Cuba e de la Revolución dal 1953 ai giorni nostri attraverso una quantità innumerevole di foto affascinanti e vari cimeli, tra i quali spiccano le divise con le toppe cucite del 26 de Julio, storici articoli di giornale e documenti originali scritti di pugno da Fidel, dal Che, da Camilo Cienfuegos, da Frank Pais e da molti altri. Fu Celia Sanchez che raccolse i primi materiali che diedero vita al museo. L’area all’aperto ospita il carro armato utilizzato da Fidel durante l’offensiva controrivoluzionaria della Baia dei Porci e il celebre Granma, lo yatch con il quale 78 esuli cubani, accompagnati da un illustre argentino, un italiano (Gino Donè Paro) , un domenicano e un messicano sbarcarono sulle coste della Provincia d’oriente e diedero fuoco alle polveri della Rivoluzione. Altri reperti bellici circondano il Granma: un cingolato con disegnata una stella rossonera con la scritta “26 Julio” in bianco e un aereo pilotato da un militare statunitense durante l’invasione della Baia dei Porci (1961). Nella didascalia esplicativa leggiamo che il governo degli Stati Uniti per ben 19 anni non ha richiesto il corpo del militare caduto per non ammettere la propria implicazione nel tentativo di colpo di stato contro Cuba.  Continua a leggere

Le Cubane *1 – L’Avana è un taxi colectivo

di Simone Scaffidi – da CarmillaOnLine

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[Le cubane è un diario di viaggio scritto tra il marzo e l’aprile 2013 durante una permanenza di 35 giorni a Cuba in cui ho avuto modo di percorrere da occidente a oriente l’isola. Verrà pubblicato a puntate sulle pagine di Carmilla a partire da questo momento. Buona lettura].

L’Avana. Taxi. Fuori è buio ma sui muri, tra le fronde degli alberi, intravediamo facce barbute e bandiere cubane. Eloy, l’amico del nostro gancio transoceanico Camilo, ci accoglie nell’oscurità della madrugada. Il suo viso è gentile e sorridente e non mostra i segni di uno svogliato risveglio.

Notte. Il cancelletto bianco, sgualcito dai segni del tempo e dalle cicatrici della ruggine, si chiude alle nostre spalle mentre una casa coloniale bianco e azzurra, illuminata in chiaro scuro dalla luce fioca dei lampioni, si alza di fronte a noi. È una villa spoglia, come scopriremo l’indomani, arredata modestamente e dagli alti soffitti. Eloy è di poche parole, ci mostra la camera dove dormiremo. Orizzontali, godiamo di un materasso morbido, lenzuola bianca e cuscini bombati. La scomodità dei rigidi sedili della compagnia charter che ci ha portato fin qui sfuma via. Continua a leggere

El barrio de la Merced a Città del Messico: cultura, resistenza e tradizione

la-merced-mexico-stefano-morrone-15-small[Da CarmillaOnline, di Gimmi, con foto di Stefano Morrone] Per qualsiasi abitante di Città del Messico La Merced è sinonimo di commercio. Insieme al quartiere gemello di Tepito, situato non lontano nella parte settentrionale del centro, La Merced è il cuore commerciale della città, e costituisce un’intera fetta urbana dedita al commercio e allo scambio, dove è possibile reperire beni e servizi di ogni genere e tipo. Si tratta di un’area importante del centro storico che copre circa un chilometro quadrato e contiene il 40% degli edifici antichi e significativi del centro. La Merced fu il cuore della Città del Messico azteca, Tenochtitlan: la leggenda vuole che la graziosa piazzetta del quartiere che oggi tutti i capitolini conoscono come Plaza del Aguilita fu il luogo del mito fondativo della città preispanica. Prima di diventare il nodo commerciale che conosciamo oggi, La Merced fu il risultato e la sintesi di altri mercati che precedentemente popolavano la zona: quello di Tlatelolco in epoca precolombiana, e i mercati del Pariàn e del Volador successivamente con l’arrivo degli spagnoli. Continua a leggere

Esce #Obama, Arrivano #Trump e il #Chapo Guzmán

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[Da Huffington Post Blog Fabrizio Lorusso – Vedi anche QUI su “Trump e il muro”] Il 20 gennaio comincia l’era Trump e si conclude quella del capo dei capi del narcotraffico mondiale, il messicano Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, alias El Chapo, boss del cartello di Sinaloa. Dunque s’insedia il nuovo presidente degli Stati Uniti e lascia il posto Barack Obama dopo 8 anni di mandato. Il magnate neopresidente non ha risparmiato colpi bassi e dichiarazioni minacciose nei riguardi del Messico, promettendo di costruire un muro lungo i 3000 km della frontiera meridionale, anche se in realtà la barriera in parte già esiste, e di farlo pagare al paese latinoamericano!

Ha parlato anche di aumentare i rimpatri forzati, cioè di eseguire deportazioni massive di migranti irregolari. Non è che l’amministrazione Obama sia stata “morbida” in tal senso, dato che sono circa 2,8 milioni i clandestini che negli ultimi anni sono stati rimandati nel paese d’origine, ma senza dubbio Trump ha mostrato un discorso aggressivo e provocatore che sta influendo sui mercati e sulla politica messicana come mai prima.  Continua a leggere

#Foto Galleria del #Barrio #LaMerced a Città del #Messico #CDMX

Fotogalleria di Stefano Morrone del quartiere o barrio (che è molto di più di una semplice zona cittadina!) di Città del Messico “La Merced” (o “la meche”). Il reportage associato di Gimmi è uscito su CarmillaOnLine LINK. Clicca su una foto per ingrandire e passare allo slide-show.

Le molte sfide degli #Indigeni in #Messico #Zapatismo #EZLN @Comuneinfo

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[Articolo di Filippo Taglieri* da Comune.Info] Le ultime scelte del Congresso Nazionale Indigeno che raccolgono le proposte dell’EZLN segnalano la volontà di affrontare molte sfide in una. Una sfida forte come la posta in gioco. Molti hanno detto che questo passo è l’ultima possibilità per i popoli originari in un momento cruciale, che tutti nel CNI si stiano giocando tutto e per questo s’impegnano a un lavoro enorme sia nel breve che nel lungo periodo, un impegno per recuperare pezzo per pezzo quello che con inganno e violenza giorno dopo giorno viene loro rubato ed estorto. Non vogliono lasciare il campo di battaglia, senza aver lottato. I rischi sono enormi. Se il percorso fallisse, probabilmente per il CNI non ci sarebbero ulteriori possibilità di rilancio. Mettersi in pasto ai media mainstream in una campagna elettorale è un’ulteriore minaccia, che per diventare opportunità deve essere organizzata con attenzione e gestita minuziosamente e con costanza. Il lavoro di lungo periodo, che di fatto potrebbe essere considerata la sfida più ambiziosa e rivoluzionaria, per certi versi ha meno minacce della candidatura alle elezioni nazionali, ma può ricevere dalla stessa campagna elettorale gli stimoli per svilupparsi più rapidamente.

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#MessicoInvisibile: Los Otros #Desaparecidos de #Iguala. Intervista a Xitlali Miranda Mayo

di Fabrizio Lorusso* da Carmilla – A oltre due anni dalla Iguala Noticias Aliadas 4notte di Iguala, nello Stato messicano del Guerrero, nella quale la polizia locale, con la connivenza della polizia statale e federale e dell’esercito, uccise sei persone e consegnò quarantatré studenti della Scuola Normale (magistrale) Rurale R. Isidro Burgos di Ayotzinapa a un gruppo di presunti narcotrafficanti, il caso resta irrisolto; e ciò nonostante siano oltre cento i detenuti e la procura abbia elaborato migliaia di pagine per integrare il fascicolo. Dunque non ci sono state condanne per i fatti violenti della notte del 26 settembre 2014, assimilabili a una persecuzione armata e un’operazione pianificata contro degli studenti inermi, come ha spiegato il Giei (Gruppo Interdisciplinare di Esperti Internazionali nominato dalla Commissione interamericana per i diritti umani per investigare sul caso), e non sono pochi gli osservatori delle vicende messicane che parlano di “terrorismo di Stato” e “narco-stato”, in riferimento all’evidente degenerazione e compenetrazione mafiosa delle istituzioni e delle funzioni pubbliche in Messico. A oggi la lotta dei genitori dei quarantatré studenti, che risultano ancora ufficialmente desaparecidos come altre 30 mila persone in Messico, continua per ottenere verità, castigo dei responsabili, restituzione con vita dei desaparecidos e soprattutto giustizia, grazie anche al sostegno di migliaia di attivisti, giornalisti, avvocati, persone solidali, collettivi, organizzazioni, difensori dei diritti umani e istituzioni, messicane e straniere, che li accompagnano.  Continua a leggere

#Fotos y #Videos #Marcha vs aumento a tarifa de transporte público #León #GTO #México

Selección de fotografías y videos (al fondo) de la marcha y del mitín (link) contra el aumento de las tarifas del transporte público (que público no es), organizada por los colectivos de la Coordinadora Popular Leonesa el día 2 de enero de 2016, del Arco de la Calzada a la Plaza de los Mártires de León, Guanajuato. Dar clic sobre una foto para agrandar (fotos y videos de Fabrizio Lorusso).

 

 

Su Altre Voci: recensione di #SantaMuerte Patrona dell’Umanità

3d648-santamuerte[Ogni tanto pesco in rete una recensione in sospeso liberamente nel web di Santa Muerte Patrona dell’Umanità, libro che nel 2016 è stato ristampato ed editato in versione eBook. Questa è di Michele Castelvecchi per Altre Voci (non conosco la data) – F. L. – Leggi sotto o scarica dal Link recensione-santa-muerte-altre-voci]

“Non si può raccontare il Messico, si può solo credere nel Messico. Con amore e con rabbia ma soprattutto con totale abbandono”. (Carlos Fuentes)

Un’immensa varietà di razze, culture, lingue legate da un filo comune: la Mexicanidad, una sorta di “filosofia del vivere”, poggiata su radici molto antiche e profonde e su un grande attaccamento alla propria memoria. Tutte cose di cui forse altrove si è un po’ persa traccia e di cui si sente la mancanza e che qui invece sono il quotidiano.

A un primo impatto, per chi viene da fuori, per lo straniero, può sembrare tutto magico o surreale. Ma è solo una impressione superficiale, tanto che secondo la convinzione di alcuni intellettuali locali, se Kafka fosse vissuto a Città del Messico, avrebbe fatto il cronista di un giornale locale…. Continua a leggere

#Barrio de #Tepito #CDMX: #Historia #Resistencia y#Dignidad @JornadaSemanal @JornadaOnLine

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[Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal del 24-25 de diciembre de 2016] La sala de juntas del Centro Estudios Tepiteños, en el corazón olvidado de Ciudad de México, es un museo de la memoria de una de las zonas más afamadas, e incluso temidas de América Latina. Fotos, trofeos, recortes de periódicos, artefactos barriales y pósteres llamativos decoran sus paredes. “En Tepito todo se vende menos la dignidad.” “Es un orgullo ser mexicano, pero es un don de Dios ser de Tepito”, se lee. Estigmatizado por los medios como madriguera de delincuentes, evitado por mexicanos y extranjeros por su presunta peligrosidad y considerado como el reino de la fayuca, Tepito es un enclave de resistencia, identidad y creatividad. El Centro se dedica a preservar y difundir las tradiciones y las labores de hombres y mujeres comerciantes, artesanos, taqueros, relojeros, inventores, vividores, boxeadores y bailarines que hicieron y hacen cada día la historia de este “otro centro” de la capital. Su frontera principal es el Eje 1 Norte, caótica arteria vial que une el poniente y el oriente de la urbe y en donde está vigente el sistema de circulación de triple sentido: coches de oeste a este; transporte público en el carril exclusivo opuesto; diablitos y motonetas tepiteñas en diagonal o en cualquiera de los anteriores.

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