Archivi categoria: America Latina

La Iniciativa para la Integración Regional de Sudamérica (IIRSA): una mirada desde la logística (The South American IIRSA: a critical logistics’ view)

imagen IIRSA

[Por Pérez Gallo desde Revista Entretextos] Resumen – En los análisis sobre las alternativas geopolíticas que se han desarrollado en las últimas décadas en América Latina, se ha dado mucha atención a las diferencias de modelos políticos y económicos entre el regionalismo neoliberal y el regionalismo posneoliberal o contrahegemónico, impulsado por los llamados gobiernos progresistas. Sólo recientemente han ido emergiendo algunas críticas centradas en el neoextractivismo que, entre otras cosas, han señalado la continuidad entre dichos modelos. Sin embargo, esa crítica sigue menospreciando la importancia de la infraestructura logística como factor fundamental del desarrollo capitalista regional. Un ejemplo es representado por el plan “Iniciativa para la Integración Regional de Sudamérica” (IIRSA), que incluye 10 corredores y casi 600 proyectos, sobre todo carreteros. Planteado en el año 2000 por el entonces presidente de Brasil Henrique Cardoso, la IIRSA ha vinculado a todos los países de Sudamérica y ha permanecido durante los diferentes ciclos hegemónicos en la región, volviéndose cada vez más central entre los planes de integración regional.

Retomando una reciente literatura académica alrededor de la logística, de su genealogía, sus discursos y sus dispositivos en el plano del gobierno y de la gobernanza, este artículo trata de destacar el surgimiento de la IIRSA en el cuadro del crecimiento generalizado de grandes planes infraestructurales alrededor del mundo, por la exigencia del capital de recuperar, a través de la aceleración del ciclo de circulación de commodities, la tendencia a maximizar la ganancia en el ciclo normal de acumulación. Todo esto pone la logística como uno de los principios articuladores de la globalización, más allá de las diferencias políticas que puedan surgir al mando de los Estados-naciones, y conlleva consecuencias como la gestación de formas de gobierno nuevas, proclives a la producción de nuevos espacios estratégicos, como los corredores y las zonas económicas especiales.

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Un nuovo dicembre di proteste e repressione: cosa succede in Argentina?

foto Argentina 1

da Twitter

Inflazione in crescita, licenziamenti e un pacchetto di riforme che nasconde tagli e precarizzazioni, torna il ricordo della crisi del 2001.

 

di Susanna De Guio

Più di 300 mila persone hanno manifestato a Buenos Aires lo scorso 14 dicembre contro la riforma delle pensioni, e la notizia ha varcato i confini nazionali per la sua imponenza e per la brutale repressione che l’ha seguita, specialmente dopo che la sessione di voto è stata sospesa. Il 18 dicembre la piazza di fronte al Congresso della Nazione strabordava nuovamente striscioni, tamburi e slogan: “unità dei lavoratori” era il più urlato “e a chi non piace, che si fotta!”. La mobilitazione è riuscita a mettere in difficoltà la polizia di Buenos Aires, ad aprire un varco tra le barriere che blindavano l’edificio del Congresso, a interrompere di nuovo la sessione parlamentare. E di nuovo la selvaggia caccia all’uomo da parte delle diverse forze di polizia dispiegate ha prodotto uno scenario di guerra, con più di 80 arresti e centinaia di feriti. Tre manifestanti hanno perso un occhio per gli spari della polizia all’altezza del viso, un ragazzo di 19 anni è stato portato in condizioni gravi in ospedale, tre persone sono tutt’ora in carcere. Ma la gente non si è fermata, è tornata a occupare le strade durante la serata e la notte in tutto il Paese, a bloccare gli incroci con le cacerolas, le pentole usate come tamburi che hanno contraddistinto l’indignazione e la protesta degli argentini nel 2001.

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CONVOCAN JORNADAS REFLÉCTERE 2018: DEL 12 AL 17 DE MARZO LAS UNIVERSIDADES PIENSAN EL CONFLICTO ACTUAL @reflectereffyl

reflectere2Convocatoria de las Jornadas – Fecha límite para envío de propuestas: 3 de marzo Más info y link originalFacebook de Jornadas reflectere – Twitter de Jornadas Reflectere

Presentación: A tres años y medio de la noche de Iguala y la desaparición forzada de 43 estudiantes de la Escuela Normal Rural de Ayotzinapa; de frente a la indignante situación de normalización de la violencia en nuestro país; las decenas de miles de feminicidios que se perpetran cada año; la corrupción estructural a todos los niveles de gobierno —evidenciada, entre tantos otros casos, tras el sismo del 19 de septiembre—; la violencia y el despojo sistemático que sufren las comunidades indígenas y campesinas del país; y, en suma, de frente a la injusticia, la desigualdad y la impunidad que se imponen hoy en nuestro México, invitamos a las comunidades universitarias y espacios educativos en general (docentes, difusores de la cultura, estudiantes, investigadores y talleristas) a participar en Refléctereuna semana de reflexión conjunta sobre los conflictos que atraviesan hoy el país. Para dar un sentido amplio y profundo al acto educativo, y para modificar rutinas que terminan normalizando el horror, Refléctere invita a construir herramientas de reflexión y de acción para encarar la violencia en la que vivimos y vislumbrar posibilidades para su transformación.  Continua a leggere

Per Natale il Messico ci regala tanti soldatini (e il record di omicidi)

Mexico Missing Students[Da L’Espresso – blog Rio Bravo – di Fabrizio Lorusso – A questo link interessante articolo di Laura Filios su Osservatorio Diritti] Tra pochi giorni si chiude un anno nefasto per la (in)sicurezza in Messico sotto almeno due punti di vista. Per prima cosa quest’anno gli omicidi dolosi saranno, secondo i dati preliminari, oltre 27mila, un record negativo preoccupante che fa del 2017 l’annata più mortifera della storia. E il dramma correlato è che, secondo le medie attuali, probabilmente il 98% di questi delitti rimarranno impuniti, senza processi o condanne per i responsabili.  Il 2017 rappresenta l’undicesimo anno di narcoguerra, la strategia di lotta ai cartelli della droga basata sul dispiegamento di decine di migliaia di militari sul territorio che lanciò l’ex presidente Felipe Calderón e che l’attuale capo di stato, Enrique Peña Nieto, ha continuato fino ad oggi. In realtà non si tratta di una semplice politica pubblica di sicurezza ma di una vera e proprio guerra civile di tipo economico, in cui la parti belligeranti sul campo non combattono per motivi ideologici o politici ma per risorse ed economie criminali.  Continua a leggere

#AvenidaMiranda Puntata 22. Abusi di polizia in Salvador

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Foto da elfaro.net

14 dicembre 2017. Passati venticinque anni dalla firma dei trattati di pace, il Salvador continua ad essere un paese estremamente violento.  Spesso, però, quella che viene riportata dalla maggioranza dei media è solamente la violenza che viene attribuita alle gang: la MaraSalvatrucha 13 e il Barrio 18. Da come viene descritta, sembra che questa violenza esista indipendentemente dalla storia, dalla politica e dall’economica del paese. I membri delle gang sono rappresentati come l’origine di tutti i mali: i soggetti devianti responsabili di ogni violenza.
Nella narrazione da cronaca nera che viene fatta del Salvador, non si tiene conto che negli anni si sono succedute una serie di politiche di stampo securitario, che più che determinare un effettivo miglioramento delle condizioni sociali hanno provocato un aumento del crimine violento, dell’emarginazione giovanile e della popolazione carceraria.
In questa puntata curata dalla redattrice de L’America Latina, Caterina Morbiato, parleremo di un’altra delle conseguenze delle politiche di mano dura:  gli abusi che la polizia salvadoregna sta commettendo nei confronti di molti giovani che vengono accusati di appartenere alle gang locali. Qui il PODCAST!

Link utili per approfondire l’argomento:

Il giornale digitale salvadoregno El Faro dedica reportage approfonditi intorno al tema della violenza arbitraria commessa dalle forze dell’ordine, tra questi:

La Policía masacró en la finca San Blas… y todo apunta a que triunfará la impunidad
PDDH concluye que Policía y militares cometieron ejecuciones extralegales
La ONU pide al Gobierno que derogue su plan emblema de seguridad
La rivista salvadoregna Factum dedica una sezione speciale -Nueva Guerra- al tema della violenza odierna e gli abusi delle forze di sicurezza:
Nueva Guerra- Factum

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Honduras: brogli, golpes e la nostra ambiguità utile #RioBravo Blog @espressonline

honduras proteste(da l’Espresso blog Rio Bravo) E’ sempre più evidente che in America Latina non è (mai) finita l’era dei colpi di stato e dell’ingerenza americana. Eppure c’è chi vede nelle denunce di governanti e candidati politici latinoamericani contro i brogli elettorali o i golpes delle destre solo delle nostalgiche farneticazioni o delle illazioni basate sulla teoria del complotto dello zio Sam. Invece basterebbe osservare bene quel che succede in Honduras, paese dimenticato dai media europei e soprattutto italiani, per capire che i colpi di stato si fanno eccome, sia nelle versioni “soft” o parlamentari (come in Brasile l’anno scorso o in Paraguay nel 2012) che in quelle più “hard”, militari o con la destabilizzazione economica (come in Honduras nel 2009 o come cerca di fare l’opposizione in Venezuela dal 2014 e come ha fatto nel 2002, quando il golpe contro l’allora presidente Hugo Chávez riuscì, ma durò meno di 72 ore).

Inoltre basta vedere l’Honduras di oggi, ma anche il Messico del 1988 e del 2006, per constatare che i brogli elettorali sono una strategia utile e fattibile, specialmente per evitare che presidenti progressisti, o comunque invisi all’establishment locale e internazionale, soprattutto statunitense, arrivino al potere.  Continua a leggere

Stato di polizia in #Messico con la nuova legge di sicurezza #SeguridadSinGuerra @ilmanifesto

images (1)(Di l quotidiano Il Manifesto del 17 12 2017) Narcoguerra come scusa. Le norme appena varate contestate da opposizione sociale e organizzazioni internazionali, impugnate come anticostituzionali, ma saranno operative nel 2018, anno elettorale e potranno conferire ai militari poteri quasi illimitati, incluso per sedare conflitti sociali e politici

Il Messico non aveva mai ricevuto così tante critiche contro l’approvazione di una legge come nell’ultima settimana. Con i voti del partito del presidente Peña Nieto, il Pri (Partido Revolucionario Institucional) e dei suoi alleati delle destre, il Senato ha approvato venerdì la contestata legge sulla sicurezza interna tra le proteste della società civile, unita nel collettivo #SeguridadSinGuerra (Sicurezza senza guerra), e di istituzioni internazionali come l’Onu, l’Europarlamento e la Commissione interamericana dei diritti umani.

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#AvenidaMiranda Puntata 21. Honduras: presidenziali in bilico, brogli elettorali, proteste e repressione militare

honduras
7 dic. – Oggi per Avenida Miranda una puntata speciale. Fabrizio Lorusso al telefono con il giornalista e corrispondente dall’America centrale Giorgio Trucchi, il quale si trova a Tegucigalpa per coprire le elezioni presidenziali in Honduras e la crisi che tiene in scacco il paese da quasi due settimane.
Il 26 novembre ci sono state le elezioni, il candidato di sinistra Salvador Nasralla, sostenuto dall’ex presidente Manuel Zelaya (deposto da un golpe nel 200), stava vincendo nettamente, ma poi una “caduta del sistema” ha dato la vittoria (ancora non ufficializzata) al presidente in carica José Orlando Hernández, uomo di Washington e delle oligarchie in Honduras. La gente protesta per le strade dal 27 novembre, ma il presidente ha stabilito uno stato d’eccezione, un coprifuoco di 10 giorni e ha militarizzato le strade. La polizia sciopera perché non vuole reprimere il popolo e ci sono stati già 14 morti, 13 dei quali per mano dell’esercito. Ne parliamo quindi con Giorgio Trucchi che ci spiega tutti i dettagli di questo “colpo di stato” elettorale e dei brogli in corso. Qui il PODCAST!
A questo link un’intervista con Manuel Zelaya.