Archivi tag: America Latina

Italiani scomparsi in #Messico: #Desaparecidos in «un posto tranquillo» #Tecalitlan da @ilmanifesto @movNDMX

desaparecidos-en-mexico-tras-verse-con-policias-b0c29ba39fbbef8c6be2fe930272e1e7[Di Fabrizio Lorusso dal quotidiano Il Manifesto del 24/02/2018] Nei pressi di Tecalitlán, città messicana del Jalisco dove il 31 gennaio sono scomparsi tre italiani, le sparizioni forzate non sono una novità. Nel Jalisco sono 3000 le persone ufficialmente desaparecidas e nel Michoacán, molto vicino a Tecalitlán, sono oltre 1100. In gran parte si tratta di vittime di rapimento e occultamento da parte del crimine organizzato o delle autorità, spesso conniventi con questo.

Raffaele Russo, sessantenne, si trovava in Messico da alcuni mesi e faceva il venditore ambulante, mentre suo figlio Antonio e suo nipote, Vincenzo Cimmino, erano lì da pochi giorni. Il primo a sparire è stato Raffaele. Vincenzo e Antonio sono accorsi a cercarlo perché non rispondeva più al cellulare e, secondo un whatsapp che hanno potuto inviare prima che si perdessero le loro tracce, sono stati intercettati in una pompa di benzina da una pattuglia e una moto della polizia di Tecalitlán che li ha invitati a seguirli.

Continua a leggere

La strage degli attivisti in #Messico: ne parliamo in Attualità Culturale su #Radio @RSIonline #Svizzera #ReteDue

isidro[Da RSI] Commento di Fabrizio Lorusso sui crimini contro attivisti e difensori dei diritti umani in Messico, a partire dal rapporto di Global Witness che parla di 15 attivisti socioambientali ammazzati nel 2017 in Messico (al quarto posto dopo Brasile, Filippine e Colombia). Audio trasmesso in diretta nella puntata del 15 febbraio 2018 del programma Attività culturale di RSI (Radio Svizzera Italiana) Rete Due in onda alle 17 (ora locale). Ascolta il podcast qui link. Segnaliamo un articolo esauriente sul tema di Marco Dell’Aguzzo su EastWest qui link. Un estratto dal rapporto di GW:

Mexico is now a far more dangerous place for those fighting to protect their land, sitting in fourth place (up from fourteenth) in the global list of deadliest countries to be an environmental defender. At the very start of 2017, Isidro Balenegro Lopez, a Mexican activist and Goldman environmental prize winner, was gunned down. He was an outspoken critic of illegal logging which threatened the ancient forests near his home – a region afflicted by violence, drug trafficking and corruption. He is the second award winner to be murdered, following the death of the celebrated Honduran activist Berta Caceres, who was killed less than 12 months earlier. 

Honduras: brogli, golpes e la nostra ambiguità utile #RioBravo Blog @espressonline

honduras proteste(da l’Espresso blog Rio Bravo) E’ sempre più evidente che in America Latina non è (mai) finita l’era dei colpi di stato e dell’ingerenza americana. Eppure c’è chi vede nelle denunce di governanti e candidati politici latinoamericani contro i brogli elettorali o i golpes delle destre solo delle nostalgiche farneticazioni o delle illazioni basate sulla teoria del complotto dello zio Sam. Invece basterebbe osservare bene quel che succede in Honduras, paese dimenticato dai media europei e soprattutto italiani, per capire che i colpi di stato si fanno eccome, sia nelle versioni “soft” o parlamentari (come in Brasile l’anno scorso o in Paraguay nel 2012) che in quelle più “hard”, militari o con la destabilizzazione economica (come in Honduras nel 2009 o come cerca di fare l’opposizione in Venezuela dal 2014 e come ha fatto nel 2002, quando il golpe contro l’allora presidente Hugo Chávez riuscì, ma durò meno di 72 ore).

Inoltre basta vedere l’Honduras di oggi, ma anche il Messico del 1988 e del 2006, per constatare che i brogli elettorali sono una strategia utile e fattibile, specialmente per evitare che presidenti progressisti, o comunque invisi all’establishment locale e internazionale, soprattutto statunitense, arrivino al potere.  Continua a leggere

Zelaya: «In Honduras la dittatura piace agli Usa» – Intervista con l’ex presidente @ilmanifesto

honduras-proteste[Fabrizio Lorusso, dal quotidiano Il Manifesto del 7 dicembre 2017 – Ascolta qui l’intervista a Giorgio Trucchi nel nostro programma (Avenida Miranda) su RCDC Bologna, corrispondente dall’America centrale che si trova ora in Honduras e spiega tutti i dettagli della situazione] Manuel Zelaya, ex presidente dell’Honduras (2006-2010), venne estromesso dal potere da un colpo di stato nel 2009. Ora coordina «l’Alleanza d’opposizione contro la dittatura», coalizione elettorale di centrosinistra che sostiene il candidato Salvador Nasralla contro José Orlando Hernández, attuale presidente che cerca un secondo mandato col Partito nazionale. Il conteggio finale dei voti espressi il 26 novembre, realizzato dal Tribunale supremo elettorale (Tse), ha dato la vittoria a Hernández col 42,98%, contro il 41.39% del suo rivale, ma dopo una «caduta del sistema informatico» e denunce di brogli, Nasralla, sostenuto dai suoi simpatizzanti nelle piazze, non ha riconosciuto i risultati e ha chiesto di ricontare le schede.

Come interpreta quanto è successo in Honduras dopo il voto del 26 novembre, le falle del sistema, i presunti brogli, le proteste e l’imposizione dello stato di emergenza e del coprifuoco?

Si tratta di un assalto al potere da parte di quelli che già lo hanno assaltato nel 2009, cioè c’è una continuità col golpe.   Continua a leggere

#Honduras: una resistencia que revela los límites de la represión (artículo) + Luna llena de Honduras (poesía)

flama de honduras[de: Francesca Gargallo Celentani – En seguida después del artículo: Poesía “Luna llena de Honduras de Francesca Gargallo] La mañana del 30 de noviembre de 2017, la poeta hondureña Melissa Cardoza, feminista radical y acompañante del movimiento indígena, negro y campesino de su país, se comunicó conmigo: “Hoy por la mañana han prendido fuego a la Casa-Museo del Hombre, lugar emblemático del quehacer cultural en Tegucigalpa. Ayer lxs artistxs e intelectuales de Honduras enviaron un manifiesto fuerte a la población para que saliera a defender el estado de derecho. Hoy a las 6 a.m. inició el incendio en el Museo, se ha quemado todo. El poeta Fabricio Estrada escribió: Han tenido que incendiar un museo para alumbrar su era de barbarie”. Hacía cuatro días que las elecciones presidenciales no arrojaban resultados sobre el ganador, ya que las tendencias favorecían al candidato de la oposición, Salvador Nasralla. La amenaza de un fraude, después de que con el 57% de los votos contados Nasralla ganaba con un 5% de ventaja, iba caldeando los ánimos. La población hondureña cuestionó un sistema electoral que, después del golpe de Estado de 2009, sólo ha servido para sostener el estado de las cosas. El sistema de cómputo del Tribunal Supremo Electoral colapsó antes de dar a conocer los resultados y, al reinstalarse, el presidente Juan Orlando Hernández, iba ganando por un 1%. Nadie le creyó. La noche del 30 de noviembre, en el puerto de La Ceiba, los militares tiraron de un puente y mataron a José Abilio Soto, quien se manifestaba con una banderita que decía “Fuera JOH”.  Continua a leggere

La Higuera, un lugar en el mundo #Foto + #Reportaje #CheGuevara #Bolivia

Questo slideshow richiede JavaScript.

Brian, el niño sonriente (2) ©[Por Lautaro Actis – lautaroactis@hotmail.com – La Higuera, Bolivia, desde Revista Hekatombe] Existen lugares que por encontrarse en sitios remotos, poseer climas inhóspitos o por no disfrutar de ciertos servicios públicos, no son atractivos para muchas personas. La Higuera es uno de ellos. Lugar a donde llega quién realmente tiene un interés auténtico en conocer. Un camino largo, de tierra, entre montañas, en el cual las curvas vienen una atrás de otra en un eslabón cuya pendiente es pronunciada. Un clima seco que produce surcos tanto en la piel como en la tierra, lluvias sólo en un mes del año, el mismo mes en el que se puede conseguir alguna fruta. El sol parte el día en dos, toda actividad al aire libre se debe hacer antes de las 11 de la mañana o después de las 4 de la tarde. Agua, hasta apenas iniciada la tarde y luz eléctrica no hay. Internet, wi-fi, señal de celulares no se conocen allí. Lugar donde se queda quien realmente tiene un interés autentico en descubrir. Un pueblo polvoriento más se esos perdidos en la nada, a casi unos 2.000 m.s.n.m, al cual nadie hubiese conocido si no fuera porque allí, en la escuela del pueblo, fue asesinado una de las personalidades más trascendentes del siglo XX: Ernesto “Che” Guevara.  Continua a leggere

Río Bravo, nuovo blog latinoamericanista su @espressonline

Muro rio bravo[Questo è un breve post di presentazione di un nuovo blog che, in dialogo diretto con l”America Latina, è sbucato come fungo allucinogeno sulla pagina web della rivista l’Espresso e si chiama Rìo Bravo, F.L.] Il Río Bravo messicano, che gli statunitensi chiamano Río Grande, come l’omonimo western con John Wayne che tesse le lodi delle gesta criminali dei gringos contro il popolo apache, è il fiume che fugge da ovest a est lungo gran parte del confine tra Stati Uniti e Messico. Da un lato tocca gli stati del Nuovo Messico e del Texas e, dall’altro, il Chihuahua, il Coahuila, il Nuevo León e il Tamaulipas. La prima coppia di grandi città gemelle, o twin cities, che il rio divide è Ciudad Juárez-El Paso, poi Laredo e Nuevo Laredo, McAllen e Reynosa, infine Brownsville e Matamoros. Dopo alcuni anni di Messico è facile impararle a memoria e completare la lista con altre città di frontiera che, per motivi cinematografici o per via delle cronache drammatiche su femminicidi, narcoguerra, migrazione e traffici di droghe, armi, persone e speranze, sono diventate famose: San Diego e Tijuana, Yuma-Calexico e Mexicali. Sono nomi che descrivono il confine terrestre più lungo al mondo, oltre 3200 km, tra una potenza economica mondiale e un paese “in via sviluppo”, con i contrasti che ne derivano. E descrivono anche le linee della frontiera, tracciate col righello in California e Arizona e poi dopo Juárez, sinuose e fedeli alle curve del Río Bravo, che Trump vuole finire di murare e in cui ogni anno perdono la vita migliaia di migranti in cerca del sogno americano, o meglio, in fuga dall’incubo centroamericanoContinua a leggere

Intervista con Padre @alejandrosolalinde @ilmanifesto: “La mia vita (a rischio) per i #Migranti” @HCIxtepec ‏

padre-solalinde-8c [Articolo/intervista di Fabrizio Lorusso, pubblicata su Il Manifesto del 21 ottobre 2017] Alejandro Solalinde è un sacerdote messicano, Premio nazionale dei Diritti umani 2012 e fondatore a Ixtepec (Oaxaca) del rifugio Hermanos en el camino (Fratelli in cammino) per i migranti centro e sudamericani che rischiano la vita per raggiungere gli Usa sul treno noto come «La Bestia». In questi giorni padre Alejandro Solalinde è in Italia per un tour di presentazioni dell’autobiografia (con prefazione di don Ciotti) «I narcos mi vogliono morto. Messico, un prete contro i trafficanti di uomini» (Emi), libro denuncia scritto insieme alla giornalista Lucia Capuzzi. Oggi sarà a Ventimiglia (Sant’Agostino, ore 16) e a Sanremo (San Giuseppe, ore 21). Lunedì 23 tappa a Fuorigrotta, Napoli (Parrocchia del Buon pastore, ore 19)

Che bilancio fa a 10 anni dalla nascita del rifugio?

Continua a leggere