Guatemala. 8 marzo, un femminicidio di Stato

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[Intro e traduzione di Nino Buenaventura] Le origini dell’8 marzo si fondano su un fatto storico controverso, di cui non si conosce l’esattezza storica: l’8 marzo del 1857 le operaie di una fabbrica statunitense vennero chiuse e bruciate vive dal padrone per impedirgli di partecipare allo sciopero. Per la memoria collettiva però quella fabbrica, al di là della veridicità storica, è esistita. Per la storia delle donne, quella fabbrica è bruciata centinaia, migliaia di volte. Sotto forma di inquisizione, di orfanotrofio, di manicomio, di ospedale, cliniche per la purezza della razza, stupri di massa, femminicidi capillari e costanti, carceri, fabbriche, frontiere. Lo scorso 8 marzo, le giovani ‘ospiti’ dell’Hogar Seguro (Casa Sicura)riformatorio guatemalteco in cui vengono rinchiusi orfani e giovani coinvolti nella violenza criminale, appiccarono il fuoco ad alcuni materassi per protestare, proprio nel giorno internazionale della donna, contro le molestie sessuali e stupri continui dei quali erano vittime. L’8 marzo del 2017, 160 anni dopo il rogo statunitense commemorato, un sistema, uno Stato, i sostenitori e riproduttori del patriarcato hanno impedito a delle bambine, delle donne, delle giovani di mettersi in salvo e le hanno lasciate bruciare. Il governo guatemalteco ha tentato di insabbiare le reali motivazioni della rivolta dicendo che l’ammutinamento ha avuto luogo per la scarsa qualità del cibo. Nel mese di febbraio, il governo di Jimmy Morales mandò l’esercito contro Women on Waves, organizzazione olandese che pratica in acque internazionale aborti nei paesi dove si criminalizza la libera scelta delle donne.

Ad oggi, 12 marzo, sono 38 le giovani donne morte incenerite.

Il fatto che siano bambine, giovani o adolescenti, condannate o orfane non può far ignorare che la logica della sicurezza, del patriarcato, ha preferito bruciare 38 giovani donne, piuttosto che ascoltare le loro proteste e aprire quella maledetta porta.

A seguito l’articolo di  G. Waltke y M. Rodríguez in italiano, da nomada.gt.


Le ragioni dell’ammutinamento delle ragazze della ‘Casa sicura’

“Gli adolescenti erano puniti per estorsione. Le bambine avevano oggetti appuntiti nascosti nei capelli. Abbiamo esaurito il dialogo con le ragazze. Non possiamo accettare un rapporto che dice che quel luogo era un pollaio dove si torturano i bambini. Considero che la causa dell’ammutinamento, perché non piaceva il cibo, non sia valida. Non c’è stata negligenza. Non presenterò la mia rinuncia come Segretario del Benessere Sociale. Il Presidente ha ordinato ieri notte alla polizia di trovare e riportare indietro i 60 adolescenti fuggiti. Il problema è che i giudici mescolano i ragazzi che hanno commesso delitti con bambini abbandonati dalle famiglie. Abbiamo richiesto al PM che investighi però non colpevolizzeremo direttamente a nessuno. Il Presidente non è venuto a partecipare alla conferenza perché sta risolvendo problemi urgenti della nazione. La conferenza stampa è finita.”

Queste sono state le parole del Governo del Guatemala ai suoi cittadini per spiegare quello che è successo la mattina dell’8 marzo del 2017 quando alcune bambine e adolescenti si sono ammutinate nella casa governativa nella quale vivevano. Le bambine si ribellarono e appiccarono il fuoco ad alcuni materassi nelle stanze affinché le facessero uscire. Invece, non le fecero uscire e morirono incenerite. Fino ad ora sono 38 le ragazze morte [aggiunta del traduttore al 12/3].

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L’Hogar Seguro Virgen de la Asunción [Casa Sicura Vergine dell’Assunzione. ndr] si trova su una collina a 6 kilometri dall’inizio della Carrettera a El salvador, una delle zone residenziali più esclusive di Città del Guatemala. È ubicata all’interno del municipio di San José Pinula, contornato da boschi e scarpate che sono servite da rifugio per più di 100 bambini e adolescenti scappati durante l’ultimo anno da quella che sarebbe dovuta essere la loro casa, ma che consideravano un carcere.

Le ragazze non si sono rivoltate per il sapore del cibo.

Sono le 11 della mattina di questo mercoledí. L’Hogar Seguro è circondato di pianto. Di madri, padri e nonne che arrivano per domandare se i loro bambini sono ancora vivi.

Per quali delitti sono rinchiusi lì quei bambini e bambine e adolescenti? Alcuni furono reclutati dalle pandillas [bande criminali. Ndr] per rubare, estorsionare o assassinare. Altri furono colpevoli di appartenere a una famiglia che li abbandonò per strada, a un padre che li picchiava fino a che un vicino si decise a chiamare la polizia. A una rete di prostituzione, essendo ragazze. A dei genitori che non seppero che fare quando videro che suo figlio aveva capacità diverse. Altri nacquero lì, figli di adolescenti violentate dai loro compagni o maestri o impiegati del Ministero del Benessere sociale del Governo della Repubblica del Guatemala. In totale sono 800 bambini e adolescenti che vivono in uno spazio dalla capacità di 500.

Una signora si avvicina con gli occhi pieni di lacrime. Le domandiamo se cerca suo figlio e ci dice di no, dice che è una vicina. Che ieri si avvicinò quando sentì dire che c’erano dei disordini, che vide come le bambine tiravano pietre ai loro maestri e ai poliziotti mentre urlavano:

– Violentateci qui, davanti a tutti. Venite a violentarci, visto che è questo che volete ancora.

La signora continua con gli occhi umidi.

– Questa è stata una ribellione di niñas. Chiunque viva qui vicino sa che questo è un inferno.

L’inferno non è una metafora.

“Voi non uscirete da qua finché non mi fate sesso orale”, ordinò il maestro Edgar Rolando Diéguez Ispache agli studenti di 12 e 13 anni, quando volevano uscire dall’aula dove facevano lezioni di quinta e sesta elementare.

Nessuno riuscì a uscire, ne ad evitare l’abuso sessuale. Le violenze sessuali furono perpetrate nell’Hogar Seguro Virgen de la Asunción, secondo la Procura di Santa Catariana Pinula del Pubblico Ministero (PM), e furono raccontate in un reportage di Plaza Pública nell’ottobre del 2016, quattro mesi fa.

Il reportage racconta del terrore. Lo stesso maestro ordinava alle alunne e agli alunni di camminare nudi davanti ai loro compagni nell’aula. Uno dei muratori, José Roberto Arias Pérez, violentò una bambina con ritardo mentale. Un impiegato, descritto in una delle 28 denunce alla Segreteria del Benessere Sociale come Joseph, obbligava le bambine ad avere relazioni sessuali con lui, e le portava fuori dall’Hogar.

Il luogo sicuro nel quale dovettero morire [38] ragazze affinché Guatemala lo prendesse in considerazione.

[…]

Non si è mai permesso alla stampa entrare nell’Hogar Seguro, nemmeno dopo la tragedia.

Le uniche fotografie dell’accaduto sono di un fotogiornalista che entrò nascondendosi in un’ambulanza. Potrebbero essere le foto di un crimine contro l’umanità. Viste in bianco e nero potrebbero confondersi con Auschwitz. I corpi delle bambine e giovani, pieni di cenere, impilati gli uni sugli altri, lasciando intravedere tuttora alcuni lembi dei pigiami.

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Foto nomada.gt

Dodici ore dopo l’accaduto, in Plaza de la Constitución alcune donne accendevano 770 candele, una per ognuna delle donne che muoiono assassinate ogni anno. Mentre le accendevano, altre 3 bambine morivano in ospedale a causa delle bruciature rimediate nella casa sicura. Il Guatemala, intero, sta bruciando.

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