America LatinaPrimo Piano

Colombia, arresti domiciliari per l’ex presidente Álvaro Uribe Vélez

 08/08/2020  

manifestanti festeggiando
Cacerolazo per la decisione della Corte Suprema nel centro della capitale (AP)


La decisione della Corte suprema: l’ex presidente incriminato per corruzione e frode, reati registrati durante il processo che lo vede imputato per i suoi legami con il gruppo paramilitare Bloque Metro


di Gianpaolo Contestabile e Simone Scaffidi, da Il Manifesto

Martedì 4 agosto la Corte Suprema di Giustizia colombiana ha confermato l’ordine di custodia domiciliare per l’ex-presidente Álvaro Uribe Vélez. È la prima volta nella storia della nazione che vengono imposte misure di questo tipo a un ex-presidente della Repubblica. La decisione della Corte è dovuta ai presunti reati di corruzione e frode a carico di Uribe registrati durante il processo che lo vede imputato per i suoi legami con il gruppo paramilitare Bloque Metro. Il processo ruota intorno alla vicenda della tenuta Guacharacas, nella regione di Antioquia, di proprietà della famiglia Uribe, dove nel 1983 un commando guerrigliero sferrò un attacco uccidendo il padre dell’attuale senatore ed ex-presidente Álvaro Uribe Vélez.

Secondo le testimonianze raccolte durante il processo, nella tenuta della famiglia Uribe, l’ex presidente avrebbe contribuito a fondare il Bloque Metro, un gruppo paramilitare di estrema destra facente parte delle sanguinarie Autodefensas Unidas de Colombia (AUC). Tra il 1996 e il 2002 il Bloque Metro ha operato in 45 municipi della regione di Antioquia organizzando centri di addestramento militare e le sue reclute sono state accusate di sequestri, sparizioni, torture, omicidi selettivi e esposizione di cadaveri con fini intimidatori.

Lo scandalo giudiziario investe anche l’attuale presidente Ivan Duque, di cui Uribe è considerato il padrino politico. Duque è infatti il leader del partito Centro Democratico fondato da Uribe, e come il suo predecessore sta promuovendo una politica dell’intransigenza e del pugno duro contro i gruppi guerriglieri e la dissidenza politica. I due sono accomunati anche da un altro scandalo che sta facendo scalpore sui media colombiani, ovvero la morte di Samuel David Niño Cataño.

Cataño era il pilota privato di Uribe e uno dei sostenitori della campagna elettorale di Duque. Il suo corpo è stato rinvenuto dall’esercito guatemalteco a Sayaxché, nella regione del Petén, alla frontiera con il Messico, luogo in cui il pilota si è schiantato mentre trasportava cocaina per il Cartello di Sinaloa, potente gruppo narcotrafficante messicano. Cataño è considerato il contatto che ha reso possibile il sodalizio tra l’attuale amministrazione guidata da Duque e il narcotrafficante José Hernández Aponte, detto il Ñeñe, trovato morto lo scorso anno in Brasile e accusato di aver comprato voti per la campagna elettorale di Duque.

Questo scandalo mette in risalto la corruzione dello Stato colombiano e la collusione del partito Centro Democratico con il paramilitarismo e la violenza che continua a mietere vittime tra la popolazione. Nel 2020 sono già stati uccisi 100 attivisti e leader sociali e secondo l’ultimo rapporto di Global Witness la Colombia è il paese con il maggior numero di omicidi di difensori ambientali del mondo. Sotto il governo di Uribe sono stati uccisi 5763 civili attraverso la dinamica dei falsos positivos, promossa dal programma governativo di Sicurezza Democratica, e dalla firma degli Accordi di Pace ad oggi 210 ex combattenti della guerriglia sono stati ammazzati.

Nella conferenza stampa svoltasi nelle ore successive alla notizia delle misure preventive ai danni dell’ex-presidente, il senatore e attivista per i diritti umani Ivan Cepeda, che in passato era stato accusato proprio da Uribe di aver manipolato le testimonianze durante il processo che lo vede come imputato, ha sottolineato come la decisione della Corte abbia “consolidato la democrazia” e abbia sancito l’inizio di una nuova fase nel percorso verso il raggiungimento della giustizia in Colombia. Nel frattempo i sostenitori di Uribe si sono dati appuntamento per manifestare sostegno e chiedere la libertà del loro leader, sfilando in automobile per le strade di diverse città del Paese, tra tricolori, magliette della nazionale di calcio e slogan che indicano Uribe come “ vittima della magistratura mafiosa delle Farc”.

Sulle reti sociali i giovani colombiani hanno accolto la notizia con un’ondata di felicità: c’è chi dice che è il giorno più bello della sua vita e chi è cauto e scrive che ancora non ci crede. Nel frattempo alcune organizzazioni sociali come il Congreso de los Pueblos hanno organizzato diversi cacerolazos (forma di protesta rumorosa mediante l’utilizzo di utensili da cucina) per rimarcare la colpevolezza di Uribe e la sua collusione con il sistema di violenza e corruzione che continua a dilaniare il Paese.

Di:  In Categoria: America Latina, Primo Piano

Comment here