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Il cavallo di fuoco che attraverserà la penisola

 27/10/2020  Etiquetas:

di Alessandro Bricco, dal quotidiano Il Manifesto 27/10/2020

Foto di Haizel De la Cruz

Messico. Il megaprogetto del Tren Maya, simbolo dell’amministrazione Amlo, procede a colpi di retorica e promesse. Per la resistenza indigena resta un furto di terre legalizzato, oltre che un crimine ambientale. Il poeta e attivista Pedro Uc: «Non vogliamo finire in uno zoo».
Tsíimin Káak significa cavallo di fuoco in Maya yucateco, la lingua parlata da quasi due milioni di persone nella regione messicana formata dagli stati di Campeche, Yucatán e Quintana Roo.
Secondo l’attuale presidente Andrés Manuel López Obrador, detto Amlo, Tsíimin Káak significa treno e ha deciso di tradurre cosí Tren Maya, il megaprogetto simbolo della sua amministrazione.

AMLO AFFERMA che il suo cavallo di fuoco, alimentato a diesel ed elettricità
«migliorerà la qualità della vita, proteggerà lambiente e farà esplodere lo sviluppo sostenibile», percorrendo a 160 km orari i 1,554 km di binari che attraverseranno 3.024 siti archeologici, 15 aree naturali protette e 1.400 comunità indigene.

«Non vogliamo che la nostra terra sia trasformata in uno zoo spiega Pedro Uc, professore, poeta e portavoce dellassemblea Múuch Xíinbal che da due anni informa e lotta contro i megaprogetti nella penisola -. Essere maya non dipende dal colore della pelle o dalla lingua che si parla. Significa riconoscersi negli animali, nelle piante, nel sole, come parte di un sistema che coltiva la vita e che a volte la uccide ma per sopravvivere, non per riempirsi le tasche. Se smettiamo di pensare e comportarci cosí, l’unico valore nelle nostre vite sarà quello del capitale e del denaro, come è giá successo a molti».

Pedro Uc. Foto di Haizel De la Cruz

UN GOVERNO COME QUELLO di López Obrador, che ha proibito il neoliberismo per decreto, non dovrebbe preoccuparsi. Il presidente dice che tutto sarà fatto nel pieno rispetto dell’ambiente, della cultura e delle popolazioni maya che anzi, saranno beneficiate dal maggior turismo e da nuovi posti di lavoro. Il progetto è stato affidato ad un ente pubblico, il Fondo Nacional de Fomento al Turismo (Fonatur) e al suo direttore Rogelio Jiménez Pons, che ha segmentato il Tren Maya in sette tramos ed è stato incaricato di trovare le imprese costruttrici. Il progetto dovrebbe costare 15 miliardi di dollari: il 90% della spesa verrà assorbita dal capitale privato e solo il 10% graverà sulle casse pubbliche. Le imprese costruttrici avranno per 30 anni i guadagni derivati dalla gestione del tratto di loro competenza.

Il Tren Maya non si limiterà al trasporto di merci e persone ma sarà un progetto integrale di riordinamento territoriale del sud-est messicano. Le previsioni del governo parlano di 800 mila posti lavoro «ben retribuiti» per la sua costruzione, 15 nuove stazioni con relativi centri urbani dove i maya dispersi nelle piccole comunità potranno andare a vivere e lavorare. «Anche a elemosinare spiega Pons -. Ma col vantaggio di poterci andare a piedi».
QUESTE STAZIONI saranno il centro di nuove città chiamate in un primo momento «Poli di Sviluppo» e ora rinominate «Città Sostenibili». Per finanziarle, Fonatur si incaricherà di gestire i Fideicomisos de Infraestructura y Bienes Raíces (Fibra): strumenti finanziari quotati in borsa e usati per sovvenzionare progetti immobiliari.
Le assemblee di contadini maya che gestiscono la terra in maniera comunitaria diventeranno socie di questi fideicomisos, contribuendo con terreni che misurano dai 50 ai 100 ettari. In cambio riceveranno utili variabili, in base all’andamento dei Fibra in borsa. Se andassero male, i soci potrebbero perdere tutto. Il governo però assicura che in qualsiasi momento le comunità potranno tornare in possesso delle loro terre, a patto di poter pagare le infrastrutture costruite su di esse.
«È UN FURTO LEGALIZZATO commenta Pedro Uc -, gli imprenditori vogliono ipotecare una terra che non gli appartiene e Fonatur dice ai contadini che non dovranno vendere le loro terre, ma entrare in società con le imprese costruttrici. Ma è una società diabolica: se nei villaggi chiedi cosa sono i Fibra, non lo sanno o pensano che sia la fibra ottica».
Amlo non è il primo a immaginare un simile megaprogetto nel sud del Messico. Dal 1997 in poi tutti i governi hanno cercato di implementare corridoi logistico/industriali o turistici come il tren trans-istmico nell’Istmo di Tehuantepec o il tren trans-peninsular per collegare Yucatán e Quintana Roo. Nonostante il treno trans-istmico sia in costruzione e verrà collegato al tracciato del Tren Maya, e che quest’ultimo coincida in parte con il progetto transpeninsular Amlo rivendica una distanza profonda dalla corruzione e dallo spregio per i diritti umani che hanno contraddistinto i suoi predecessori.
A DIFFERENZA DEI GOVERNI precedenti, le popolazioni maya e il loro sviluppo sostenibile sono ora al centro della retorica presidenziale. In diretta tv, López Obrador ha chiesto il permesso alla terra con una sedicente cerimonia maya e ha incaricato Fonatur di organizzare una consulta attenendosi alla convenzione 169 dellOrganizzazione internazionale del lavoro (Ilo) e alla dichiarazione Onu sui diritti dei popoli indigeni. Il 14 e 15 dicembre 2019 la consulta ha dato risultati sorprendenti: ha partecipato il 70% delle 1.078 comunità indigene convocate e il 92,3% dei votanti lo ha approvato.

La penisola dello Yucatán e i sette «tramos», i tratti previsti dal tracciato completo del Tren Maya (lopezobrador.org.mx)

Secondo Pedro Uc più che di una consulta si è trattato di una manipolazione: «Fonatur chiedeva alla gente: ti piacerebbe che venga il treno? Porterà acqua, case, lavoro, medicine, televisori e strade. Chiaro che tutti dicevano di sì! Avrebbero dovuto chiedere, per esempio, se preferivano dare la priorità al treno o alla costruzione di ospedali e scuole».
ANCHE L’ONU HA DENUNCIATO alcune irregolarità: i votanti sono stati informati solo delle ripercussioni positive del progetto, le traduzioni in maya del materiale informativo sono state fatte in modo scorretto e le donne sono state quasi assenti dai seggi. Inoltre è sembrato che il governo avesse già deciso di costruire il mega progetto prima di sapere il risultato della consulta.
«Ovviamente la decisione è stata già presa, altrimenti non si potrebbe fare la consulta. Sa quanto dobbiamo investire per realizzare una consulta di queste dimensioni?», rispondeva Pons in una intervista a febbraio 2019.
Quest’anno i cantieri sono rimasti aperti nonostante la pandemia, ripristinando parti del tracciato preesistente del tramo 1 e secondo Amlo il Tren Maya sarà terminato entro il 2023, malgrado non sia stato ancora presentato un progetto definitivo e completo.
«Lúumil significa territorio conclude Pedro Uc -, è lo spazio che usiamo per generare la vita. Pensiamo che la salute dellambiente e quindi la nostra, sia il valore fondamentale della vita, per questo abbiamo bisogno di un territorio e per questo lo difendiamo».

Di:  In Categoria: America Latina, Primo Piano

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