America Latina

Messico, i collettivi delle buscadoras alla ricerca delle 90 mila persone scomparse nelle fosse comuni

 24/11/2021  Di: ,


Lo scrittore e docente della Universidad Iberoamericana León, Fabrizio Lorusso, dallo Stato messicano del Guanajuato spiega il processo artistico e politico che ha dato alla luce la canzone “Así te buscaré” e il contesto in cui si organizzano i gruppi di ricercatrici


Di Gianpaolo Contestabile, da La Repubblica

Il 30 agosto 2021, durante la giornata mondiale per le vittime della sparizione forzata, è uscita su diverse piattaforme la canzone “Así te buscaré”. Tra le autrici figurano la cantante e rapper feminista Rebeca Lane, il collettivo di familiari di desaparecidos “Buscadoras Guanajuato”, e lo scrittore e professore universitario Fabrizio Lorusso. Fabrizio vive e lavora nello stato messicano del Guanajuato, recentemente finito sotto i riflettori dei mass media per l’aumento esponenziale della violenza. Dalla capitale dello stato, Leòn, Fabrizio spiega il processo artistico e politico che ha dato alla luce la canzone e il contesto in cui si organizzano i collettivi delle buscadoras.

Com’è nato il collettivo Buscadoras Guanajuato?

Il collettivo Buscadoras Guanajuato nasce il 28 febbraio 2020 dopo una manifestazione pacifica presso la sede della procura di Leòn, la città più importante nello stato del Guanajuato. Il gruppo è parte di un movimento di 15 collettivi di buscadoras, quindi di persone, soprattutto donne, che cercano desaparecidos, persone scomparse in tutto lo stato. 13 di questi collettivi sono nati tra novembre 2019 ed agosto 2021 e Buscadoras Guanajuato rappresenta uno dei vari gruppi di una nuova ondata legati a una nuova ondata di violenza. 

A cosa è dovuta questa nuova ondata di violenza?

Il contesto del Guanajuato riflette in parte quello messicano in cui, tra il 2019 e il 2020, è stato battuto il triste record degli omicidi dolosi, superando le 35mila vittime e le 90mila persone desaparacidas, scomparse, che si sono accumulate anche durante gli anni precedenti ma che mostrano un aumento della violenza. Ci sono inoltre i ritrovamenti di migliaia di fosse clandestine dove solo una parte delle persone scomparse sono state identificate. In questo contesto la militarizzazione della sicurezza pubblica in tutto il Paese non ha accennato a fermarsi ed è aumentata in particolare nel Guanajuato a partire dal 2016. In alcuni stati è aumentata la disuguaglianza socio-economica, per esempio il Guanajuato è diventato uno stato in crescita dal punto di vista economico ma con crescenti diseguaglianze sociali, arrivando al secondo posto tra gli stati con maggiore disuguaglianza. Bisogna aggiungere inoltre che dal 2015 in poi i gruppi della delinquenza locale sono diventati molto potenti grazie al business dell’estrazione e della vendita illegale di petrolio, conosciuto come il huachicol, grazie anche a una certa collusione da parte delle autorità e dell’impresa petrolifera nazionale Pemex. Intorno al 2015 il Guanajuato è passato da essere uno stato pacifico a diventare uno stato nella media nazionale per numero di omicidi per poi, dal 2018 ad oggi, diventare il primo per omicidi dolosi e colposi, e quindi a superare nettamente la media nazionale fino a triplicarla. 

Quali sono i rischi che corrono le persone impegnate nel processo di ricerca?

Le operazioni sono rischiose per chi, come la maggior parte delle famiglie, vive la realtà quotidiana dei quartieri, dei barrios. Le persone più in vista, che difendono i diritti umani, che sono diventate buscadoras e quindi sono vincolate con organizzazioni internazionali come Front Line Defenders o l’ONU, devono sempre tornare nelle dinamiche di quartiere ed essendo visibili sono oggetto di minacce, attacchi armati, situazioni sospette. Due di loro sono state anche uccise. Sono casi limite che parlano però di una realtà in cui è ormai assolutamente possibile addirittura l’omicidio di queste madri, o attiviste, in cui esiste un contesto di minacce online o nelle zone in cui vivono, in cui a volte le autorità hanno un ruolo ambiguo, non di copertura e protezione, ma di tolleranza o di ritardo nell’azione che non lasciano ben sperare. 

Com’è nata l’idea della canzone Así te buscaré e come avete lavorato per produrla?
Il collettivo Buscadoras Guanajuato ha una vocazione verso i progetti culturali, non solo di formazione ma anche simbolici, di memoria, e da questi progetti è nata l’idea di creare una canzone che avevo composto nella parte del testo e anche della musica. Era una cover modificata di una vecchia canzone che si chiama Lili Marlene, è una canzone composta da un soldato durante la prima guerra mondiale in Germania, e poi musicata nel ’38. E’ diventata una canzone diffusa in tutto il mondo ed è stata internazionalizzata con i film dell’attrice Marlene Dietrich. La canzone è diventata un classico, in un certo senso romantico, che parla della distanza, della malinconia del soldato in guerra. E’ stata tradotta in molte lingue e mia nonna se la ricordava perfettamente in italiano dall’epoca della guerra, la cantava quando aveva 8 anni sotto i bombardamenti a Milano. Allora visto che a gennaio 2021 me la cantò per telefono, decisi di scrivere un testo perché la canzone è molto potente, ma anche molto malinconica e mi ricordava il vissuto di tutto quello che avevo ascoltato partecipando alle ricerche. Ho cercato di raccogliere le voci delle buscadoras durante il momento del pranzo collettivo, o quando si cerca nel terreno con la varilla, l’asta di metallo che entra nella terra. In tutti questi momenti le buscadoras condividevano frasi sui loro sogni. Sognano per esempio il familiare scomparso che le da degli indizi, o ringrazia perchè lo stanno cercando, o gli dice che è ancora vivo, insomma hanno delle premonizioni. Il distillato di tutto questo è venuto fuori in un testo che poi, grazie alle persone del collettivo Buscadoras Guanajuato, abbiamo iniziato a proporre a diversi cantanti e artisti in Messico, fino a che, a giugno 2021, l’artista guatemalteca Rebeca Lane ha deciso di aderire al progetto.

Rebeca è molto sensibile ai temi sociali e alla sparizione forzata, anche perchè l’ha vissuta in famiglia, ricordiamoci che il Guatemala ha vissuto più di 30 anni di conflitto armato interno, un genocidio, e vive oggi le stesse dinamiche del Messico, con la violenza, la migrazione e il controllo territoriale da parte della criminalità organizzata. La cover è diventata una canzone nuova, con lo stile di Rebeca, con una parte di rap e una parte melodica di funky leggero. Abbiamo lavorato con collaborazioni anche da fuori, dalla Bolivia, dal Guatemala e da Londra, con i famosi Abby Road Studios che hanno offerto un servizio di masterizzazione. La canzone è stata fin da subito adottata nelle manifestazioni, nei picchetti e negli atti simbolici che hanno fatto i vari collettivi dello stato del Guanajuato. L’idea è che possa essere adottata, sentita come propria, nei vari collettivi, che possano utilizzarla come una canzone di movimento, di lotta, un inno.

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