Voto “histórico” per il blocco progressista. Così Petro va


Il prossimo presidente della Colombia lo deciderà il ballottaggio. Al candidato progressista del Pacto Histórico, Gustavo Petro, non sono bastati gli oltre 8.522.399 voti (40,1%) per vincere al primo turno. A sorpresa, il suo sfidante sarà Rodolfo Hernandez che, con quasi 6 milioni di preferenze (28,16%), ha raggiunto il secondo posto superando il candidato di destra Federico Gutiérrez, in vantaggio nei principali sondaggi, che ha ottenuto invece solo il 23,89%.

L’ALTA ATTENZIONE posta sulla possibilità di brogli durante la giornata elettorale ha permesso di registrare 584 casi di irregolarità, ma dalle diverse coalizioni politiche non sono emerse denunce di irregolarità o mancanza di garanzie e secondo il Consiglio nazionale elettorale le elezioni si sono svolte regolarmente, nonostante alcuni episodi violenti (tre ordigni esplosivi nel Caqueta e Guaviare e uno scrutatore ucciso dalle dissidenze delle Farc nel Meta).

Yeisid, commerciante dello storico quartiere Palermo a Bogotá, ammette di aver votato per Rodolfo Hernández: «Molti dicono che è estremista ma per me è il candidato ideale, rappresenta il vero rinnovamento, rispetto a Petro e a Fico» commenta, sicuro che arriverà alla presidenza.

Fino a qualche settimana fa, la figura di Hernández non rientrava tra i favoriti nella campagna elettorale. Tuttavia, la sua retorica populista contro i partiti politici tradizionali, incentrata sui social network, ha fatto breccia nell’immaginario dell’antipolitica. Candidato di 77 anni, Hernández si è sottratto alla maggior parte dei dibattiti presidenziali, ma è diventato popolare su Tik Tok. Imprenditore di successo ed ex sindaco di Bucaramanga (circa 400 km a nord da Bogotà), con un discorso incentrato sulla lotta alla corruzione – sebbene abbia a suo carico un processo proprio per corruzione – ha raccolto un inaspettato successo, laddove il discorso di Federico Gutiérrez non ha sedotto del tutto gli animi tra i conservatori.

TUTTO CIÒ POTREBBE far pensare a uno scenario di divisione della destra colombiana, a seguito del declino della figura di Alvaro Uribe, ma anche della forte impopolarità del governo uscente di Ivan Duque che nel febbraio del 2022 toccava il 73% di disapprovazione.
Tuttavia, già nelle prime dichiarazioni dopo la chiusura delle urne, Gutiérrez ha già espresso il proprio sostegno a Rodolfo Hernández per il ballottaggio, garantendo almeno 5 milioni di voti al blocco di destra che permetterebbero di superare il Pacto Histórico.

Da parte sua, Gustavo Petro, sebbene abbia raccolto oltre tre milioni di voti in più rispetto alle elezioni primarie di marzo e quasi raddoppiato le preferenze rispetto al primo turno delle elezioni presidenziali del 2018, dovrà cercare ancora di rafforzare il proprio consenso per vincere al ballottaggio del prossimo 19 giugno. Ha comunque espresso soddisfazione per il vantaggio ottenuto al primo turno e per l’aumento significativo in voti, vincendo a Bogotá (di cui è stato sindaco tra il 2012 e il 2015) e nei dipartimenti della costa del Caribe, di dove è originario, e della costa del Pacifico, con punte attorno al 70% nella regione di Nariño e nel Cauca, terra della candidata alla vicepresidenza Francia Márquez.

È SIGNIFICATIVO che Hernández si sia invece aggiudicato le regioni centrali e quasi tutte le zone orientali al confine con il Venezuela. Gutiérrez ha vinto solo nella sua Antioquia, roccaforte di Alvaro Uribe.
La destra esce comunque dal primo turno delle presidenziali ringalluzzita, trovando in Hernández il suo candidato, all’insegna dell’antipolitica e della lotta alla corruzione. Petro sa che per vincere al ballottaggio dovrà raccogliere consensi tra i sostenitori del centrista Dario Fajardo che ha raccolto oltre 800mila preferenze (nel 2018 furono oltre 4,5 milioni) e tra i settori progressisti del Partito liberale, il cui appoggio non è per nulla scontato. Sarà inoltre necessario sfondare nelle regioni agrarie dove il suo programma di riforme non ha avuto l’eco sperato.

MA SOPRATTUTTO PETRO dovrà convincere la popolazione astenuta. In Colombia infatti, la bassa affluenza alle urne rappresenta un fenomeno strutturale. Sebbene la partecipazione sia stata tra le più alte degli ultimi cicli elettorali, resta ferma al 54,9% (circa 21 milioni di votanti, su un totale di 38 milioni di elettori). È questo il caso di Esmeralda, venditrice ambulante nel centro di Bogotá, che domenica stava lavorando: «Non ho tempo di occuparmi di politica». E difficilmente lo troverà in occasione del secondo turno.

Sebbene il panorama del ballottaggio sia difficile per il Pacto Histórico, la campagna politica di Petro e Márquez propone un cambiamento che, affermano, è già in atto e proviene dalla spinta dei movimenti e della società civile, mentre i seggi conquistati al Congresso nel voto dello scorso 13 marzo confermano una forza inedita del blocco progressista.

Di Giacomo Finzi e Susanna De Guio da Il Manifesto

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