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Sciopero nazionale in Colombia, cresce la tensione tra governo e società civile

di Gianpa L. e Susanna De Guio
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Oggi in Colombia va in scena uno sciopero nazionale indetto da più di 50 sigle sindacali e a cui hanno aderito organizzazioni studentesche, indigene, amabientaliste, femministe e LGBTQ di tutto il Paese. Nei giorni scorsi la tensione è salita alle stelle a causa soprattutto delle procedure preventive promosse dal governo di Ivan Duque. Sono stati concessi poteri eccezionali a governatori e sindaci, i quali potranno applicare un coprifuoco nelle loro rispettive giurisdizioni. Il Ministero degli Esteri ha annunciato la chiusura delle frontiere dalla mezzanotte di martedì scorso fino alle cinque del mattino di oggi. Da lunedì l’esercito è mobilitato con un grado di allerta massimo. Nella capitale i soldati accompagnano le pattuglie della polizia.

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Cile, cronache di un risveglio

di Pablo Mardones per Tiempo Argentino + Galleria fotografica

traduzione di Alioscia Castronovo per DinamoPress

Sabato scorso la rivolta cilena ha compiuto una settimana. Tutto accade a grande velocità. Secondo il presidente, siamo passati da essere «la vera oasi in America Latina» all’essere «in guerra» ed infine, ha chiesto perdono offrendo un pacchetto di misure riformiste. Manifestazioni di massa, canti, musiche e cacerolazos si sono opposti a manganellate, assassinii, violenze sessuali, torture e coprifuoco. Ci sono state enormi manifestazioni di fronte alle ambasciate cilene a Buenos Aires, Barcellona, e New York, dibattiti nel parlamento francese e articoli di giornale sulla situazione cilena in tutto il mondo.

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Foto: Pablo Mardones

Il mio stato d’animo, così come quello della maggioranza delle persone, cambia a un ritmo vertiginoso. Mi sveglio con l’angoscia ascoltando le notizie sui media (non sappiamo più a chi credere), cerco di sostenere per quanto possibile persone che non riescono a dormire, sentono gli elicotteri e hanno incubi relativi alla dittatura, e poi esco a manifestare nel pomeriggio, suonando musica in strada e abbracciando persone sconosciute. Non c’è nessuna psiche che possa sostenere tutto questo!

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“Il ballo degli esclusi”, ipotesi e interrogativi dalla ribellione popolare in Cile

di Hernán Ouviña e Henry Renna* da Zic.it

27 ottobre 2019: Oggi in Cile si celebra una settimana di rivolta popolare, iniziata venerdì 18 ottobre, giornata nella quale migliaia di studenti della Regione Metropolitana hanno organizzato una giornata di evasione di massa nella metropolitana di Santiago, a seguito dell’ennesimo tentativo da parte dei governi neoliberisti di depredare e privatizzare i beni comuni, espresso in quest’occasione nell’ennesimo aumento del costo del biglietto della metropolitana imposto dal governo di Sebastián Piñera.

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Foto: Pablo Mardones

Otto giorni di insubordinazione collettiva che sono iniziati come protesta per l’aumento di 30 pesos del costo dei mezzi di trasporto pubblico [1] ma che, se analizzati approfonditamente, rappresentano il disprezzo nei confronti di trent’anni di neoliberismo sfrenato. In questi giorni abbiamo assistito a un’ondata di disobbedienza contro il famoso modello cileno, fino a ieri definito dai governi della Concertación come “giaguaro latinoamericano” e oggi dal governo Piñera come “oasi dell’America Latina” [2].

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Perché l’Argentina è in crisi, di nuovo

di Dario Clemente da Jacobin Italia

Nel paese del «pareggio egemonico» la società in fermento eccede continuamente la politica e lo stato, provocando rotture cicliche. Così si spiega il fallimento del presidente Mauricio Macri, giunto ancora prima del termine del suo primo mandato.

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AP Photo: Natacha Pisarenko

Nel febbraio di tre anni fa, l’allora presidente del consiglio italiano Matteo Renzi dichiarava alla stampa: «L’Argentina è uno dei posti più solidi e stabili per possibilità di investimento». Evidentemente non aveva preso nota degli ultimi settant’anni. È un vero e proprio ritornello far coincidere la «decadenza argentina» con la storia che inizia con il primo governo peronista, nel 1945. Dare la colpa al peronismo è lo sport preferito della élite nazionale, ma qualcosa di vero c’è. Non nel senso che si tratti veramente dell’origine di tutti i mali, certo, ma il primo peronismo ha significato l’ingresso sulla scena politica delle masse lavoratrici, scompaginando quello che fino ad allora era stato un gioco ristretto alle classi dominanti. Da lì nascono le basi per quello che il gramsciano d’Argentina Juan Carlos Portantiero, animatore negli anni Sessanta della rivista Pasado y presente su esempio dell’Ordine Nuovo torinese, chiamerà «pareggio egemonico». L’espressione venne coniata in quel periodo per rappresentare il gioco impossibile della dominazione in Argentina, bloccato da un equilibrio egemonico tra differenti frazioni della borghesia alle quali si era aggiunta la classe operaia più combattiva del continente, organizzata in sindacati potenti e rappresentata dal peronismo sul terreno elettorale. I diversi tentativi di sbloccare questo pareggio forzando un disciplinamento della struttura sociale, il periodo dittatoriale del 1966-’69 e soprattutto del 1976-’82, ma anche la fuga in avanti neoliberista durata per tutti gli anni Novanta, si sono conclusi con un fallimento strepitoso e spesso suggellato da un’insurrezione popolare: il Cordobazo del 1969 nel quale Pasado y presente ebbe un ruolo importante, la sconfitta nella guerra delle Malvinas/Falklands nel 1982, le giornate epiche del «Que se vayan todos» nel 2001.

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Stato di ribellione in Cile

di Radio KurrufRadio Agüita

tradotto da Susanna De Guio e Gianpa L.

In Cile si stanno vivendo le proteste più grandi mai viste da quando è ritornata la “democrazia”. Mentre il governo decreta lo stato d’eccezione e il coprifuoco in diverse città, il popolo cileno si dichiara in stato di ribellione. Tutto è cominciato a Santiago, il 14 ottobre, con una mobilitazione degli studenti delle scuole superiori, decisi a non pagare il metro in risposta al rincaro del prezzo del biglietto (1). Questo comportamento, che secondo la legge viene sanzionato con una semplice multa, è stato fortemente represso per tre giorni consecutivi. Il 18 ottobre hanno sparato ai manifestanti in piena Stazione Centrale.

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foto: Frente Fotografico

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Il modello cileno: governare con la violenza e i privilegi

di Pablo Mardones, da Tiempo Argentino  + Galleria Fotografica

tradotto da Susanna De Guio e Gianpa L.

Sono nato durante la dittatura e in pieno coprifuoco. Mio padre, al volante, sventolava un fazzoletto bianco mentre mia madre si teneva la pancia con entrambe le mani per non partorire nell’auto. Avevano paura che le forze di sicurezza confondessero le ragioni della loro fretta e fermassero l’auto con violenza. In Cile si viveva così: la vita e la morte erano segnate dalla paura, dalla persecuzione. Oggi, quarantun anni dopo, mi ritrovo in strada, commosso e pieno di speranza. Le forze di sicurezza stanno lì, come in passato; però la paura non è più la stessa. Questo è senza dubbio un momento unico e irripetibile per questa sottile frangia di terra.

jh djhflA differenza che in Cile, in Argentina le manifestazioni in strada e l’espressione pubblica delle rivendicazioni sono socialmente legittimate, e sono quotidiane. Nel mio paese queste pratiche erano anestetizzate. Mentre gli argentini e le argentine sono famosi per scendere in strada quando i loro diritti vengono toccati, i cileni e le cilene sono visti come sottomessi, muti. Questo sguardo l’ho percepito vivendo e viaggiando in diversi paesi, in occasioni in cui emergevano i “però voi in Cile state bene” oppure a volte, in modo più sarcastico, “voi siete i migliori alunni” dell’allineamento alle politiche neoliberali. Oggi questo meccanismo si è rotto: la bolla è scoppiata, la pentola a pressione – forse la metafora più appropriata – è esplosa. Continua a leggere

“L’Istmo è nostro”: il Congreso Nacional Indigena contro il progetto trans-istmico

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fotografie: Susanna De Guio

[di Susanna De Guio]

 

Il 6, 7 e 8 settembre appena passati sono stati tre giorni di riunioni e dibattiti intensi a Juchitan, nello stato di Oaxaca, Messico. “L’istmo è nostro” è il nome della campagna che ha guidato i temi dell’incontro del CNI, insieme agli aderenti alla Sexta e alle reti di resistenza e ribellione nazionali e internazionali in lotta contro il capitalismo e il patriarcato. Continua a leggere

Lo zapatismo si rafforza per affrontare le sfide politiche del Messico di AMLO

di Susanna De Guio

L’atmosfera a San Cristobal de las Casas è come sospesa negli ultimi giorni. Il cielo blu intenso dietro le montagne si copre nelle prime ore del pomeriggio, le nubi enormi si accumulano per poi scaricarsi in tempesta e un’ora dopo si torna a camminare sulla strada bagnata, colma di sole. Il clima tropicale sembrIMG_9142a accompagnare l’umore che predomina da quando, il 17 agosto, l’EZLN ha rilasciato un nuovo comunicato in cui annuncia: ¨abbiamo rotto l’isolamento¨. Agli storici cinque caracoles che conformano il territorio autonomo zapatista se ne aggiungono altri sette, si creano i Centros de Resistencia Autónoma y Rebeldía Zapatista (CRAREZ), si estendono i municipi autonomi.

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