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“L’Istmo è nostro”: il Congreso Nacional Indigena contro il progetto trans-istmico

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fotografie: Susanna De Guio

[di Susanna De Guio]

 

Il 6, 7 e 8 settembre appena passati sono stati tre giorni di riunioni e dibattiti intensi a Juchitan, nello stato di Oaxaca, Messico. “L’istmo è nostro” è il nome della campagna che ha guidato i temi dell’incontro del CNI, insieme agli aderenti alla Sexta e alle reti di resistenza e ribellione nazionali e internazionali in lotta contro il capitalismo e il patriarcato. Continua a leggere

Lo zapatismo si rafforza per affrontare le sfide politiche del Messico di AMLO

di Susanna De Guio

L’atmosfera a San Cristobal de las Casas è come sospesa negli ultimi giorni. Il cielo blu intenso dietro le montagne si copre nelle prime ore del pomeriggio, le nubi enormi si accumulano per poi scaricarsi in tempesta e un’ora dopo si torna a camminare sulla strada bagnata, colma di sole. Il clima tropicale sembrIMG_9142a accompagnare l’umore che predomina da quando, il 17 agosto, l’EZLN ha rilasciato un nuovo comunicato in cui annuncia: ¨abbiamo rotto l’isolamento¨. Agli storici cinque caracoles che conformano il territorio autonomo zapatista se ne aggiungono altri sette, si creano i Centros de Resistencia Autónoma y Rebeldía Zapatista (CRAREZ), si estendono i municipi autonomi.

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“Contro estrattivismo e repressione, la lotta è indigena e globale”

Guatemala. Intervista all’attivista guatemalteca Lolita Chávez, portavoce del popolo Maya Ki’che: «Multinazionali difese da esercito e gang. La cosmovisione Maya Ki’che è anti-capitalista e anti-patriarcale. Non è compatibile con i modelli di sviluppo dominanti»

di Susanna De Guio e Gianpa L.

da Il Manifesto

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Aura Lolita Chávez Ixcaquic, foto di Gianpa L.

Per comprendere il contesto in cui si muove la società guatemalteca alla vigilia della seconda tornata elettorale, il prossimo 11 di agosto, è necessario ampliare lo sguardo ben oltre il meccanismo parlamentare e riconoscere che i processi di trasformazione della realtà politica e sociale in Guatemala avvengono altrove, nel lavoro quotidiano delle organizzazioni indigene e contadine, dei coordinamenti in difesa dei diritti umani, che si battono contro l’estrattivismo, proteggono il territorio e rivendicano il riconoscimento e il rispetto delle popolazioni indigene che costituiscono la maggioranza del paese, in un contesto di violenza politica allarmante, che non entra nell’agenda dei candidati al governo.

Nella storia di Aura Lolita Chávez Ixcaquic, portavoce del Consiglio delle Popolazioni Ki’che (CPK), si riflette la realtà di numerose leader indigene che ogni anno vengono assassinate e perseguitate per il loro impegno politico.

Dedicare la sua vita alla difesa del territorio e la comunità a cui appartiene ha significato per Lolita Chávez affrontare nel tempo una crescente minaccia alla sua incolumità fisica. In sei occasioni distinte ha subito attentati destinati a ucciderla, è scampata alle pallottole quando hanno sparato al suo mezzo di trasporto o all’attacco della sua delegazione con machete, coltelli e bastoni. Rappresentante del “Consiglio dei Popoli Ki’ches, in difesa della vita, della natura, della madre terra e del territorio”, Lolita è uno dei volti noti dell’organo di autogoverno che le comunità del millenario popolo Maya Ki’che si sono date  per frenare lo sfruttamento del suolo da parte di diverse imprese transnazionali.

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#Avenida Miranda, puntata 56. In Argentina per il Festival del Cinema dei Diritti Umani

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13 giu. – Avenida Miranda torna in Argentina per parlare dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, attraverso lo sguardo del Festival del Cinema dei Diritti Umani, che ha appena concluso la sua 18esima edizione a Buenos Aires. Florencia Santucho, direttrice del Festival, ci introduce alle molteplici problematiche che coinvolgono i più e le giovani nell’Argentina di oggi, dal dramma della povertà crescente, al tema della violenza istituzionale – il cosiddetto “grilletto facile” – dall’incubo della tratta e alle rivendicazioni legate all’infanzia trans.

Qui il Podcast della puntata!

 

«Basta grilletti facili di Stato». Esplode la rabbia in Argentina

Il caso. Quattro giovanissimi uccisi dalla polizia, la ministra della sicurezza Bullrich sotto accusa. In tre anni sono state 1303 le vittime della violenza istituzionale. E le madri chiedono giustizia in piazza.gatillo serena

[di Serena Chiodo per Il Manifesto]

Il dolore per la morte di quattro giovanissimi uccisi dalla polizia. La rabbia, tanta, e l’esasperazione. Si respirava questo, nella marcia convocata dal Comitato delle famiglie delle vittime del gatillo facil, il nome («grilletto facile») con cui in Argentina si indica la violenza istituzionale. Un corteo che ha visto sfilare migliaia di persone la sera di venerdì 24 maggio a Buenos Aires, da Congresso a Plaza de Mayo. «Basta grilletto facile / basta repressione / non è solo un poliziotto / è tutta l’istituzione», uno degli slogan più urlati. Continua a leggere

Argentina in sciopero

Da QCode Magazine

di Serena Chiodo e Susanna De Guio

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Foto di Valentina Bacco

Il suono dei tamburi e dei piatti rimbomba già dal primo mattino nelle strade di Buenos Aires, in questo freddo ma soleggiato 30 aprile, mentre le numerose bandiere sindacali si raggruppano verso il centro della città. Alla vigilia della giornata dei lavoratori e delle lavoratrici, in Argentina è sciopero nazionale, il primo di questo 2019, ma già il quinto realizzato durante il governo Cambiemos presieduto da Mauricio Macri, contro la povertà in aumento, l’inflazione crescente, i licenziamenti continui, il debito con il Fondo Monetario Internazionale.

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#AvenidaMiranda Puntata 51. La resistenza mapuche accanto alle Madres de Plaza de Mayo

4 apr. – 5 aprile – Nella puntata di oggi di Avenida Miranda, Susanna racconta la situazione attuale della resistenza delle comunità mapuche nella Patagonia argentina attraverso le voci di Isabel Huala e Ivana Huenelaf, intervistate ai microfoni della Red Nacional de Medios Alternativos. Le due rappresentanti mapuche hanno partecipato alla grande manifestazione dello scorso 24 marzo a Buenos Aires, che ogni anno ricorda l’inizio della dittatura civico-militare in Argentina nel 1976 e allacciano lo storico reclamo per la Memoria, la Verità e la Giustizia con l’attualità della lotta mapuche contro la repressione statale e dei grandi proprietari terrieri e per il recupero dei propri territori ancestrali.

Il racconto delle due donne ripercorre le aggressioni delle forze di polizia e le cause giudiziarie aperte contro le comunità mapuche dall’inizio del 2017, ma oggi “c’è una luce di speranza che tutte queste cause che hanno montato cadano” afferma Isabel Huala, riferendosi alla recente e importante sentenza in cui i suoi due figli Fernando e Facundo sono stati assolti dall’accusa di usurpazione e furto di animali imputata da Benetton.

Ascolta qui il PODCAST della puntata su Radio Città del Capo.

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Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net. Va in onda ogni giovedì dalle 13 alle 13.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.​Tutte le puntate di Avenida Miranda.

 

 

 

Argentina, 24 marzo: le voci contro Macri nello storico appuntamento per la Memoria, la Verità e la Giustizia

[di Serena Chiodo e Susanna De Guio – foto di Antena Negra Tv]

La memoria è un esercizio collettivo

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“Son 30.000. Fu genocidio”. Questo lo striscione, il banderazo come viene chiamato qua, che campeggia sopra le circa 300mila persone scese in piazza a Buenos Aires per questo 24 marzo. Il 43esimo dall’inizio della dittatura di Videla, nel 1976, da quegli anni di torture, violenze e assassinii. Da allora la vita politica dell’Argentina è attraversata dalla ferita dei desaparecidos e dei loro figli. Trentamila furono le persone che la dittatura fece ‘sparire’ nei centri clandestini, nei campi, nelle acque del Rio de la Plata. E trecento sono, ad oggi, i nipoti che le Madres e Abuelas stanno ancora cercando: donne e uomini che, appena nati, vennero strappati ai genitori e adottati dai carnefici degli stessi. Persone che ancora non conoscono la propria storia e identità. Ad oggi, sono 128 le persone ritrovate dalle Abuelas – l’ultima lo scorso agosto – in un instancabile lavoro di ricerca.

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