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Una lotta per l’acqua

In Messico è partita una carovana non di migranti ma a difesa dell’acqua come bene comune e contro la sua privatizzazione. Da Città del Messico lo racconta il ricercatore e giornalista Gianpaolo Contestabile. Poi ci spostiamo in Colombia per analizzare le elezioni legislative di marzo, le quali precedono le presidenziali di maggio, con tra i candidati due nomi di spicco: Gustavo Petro e Francia Márquez . Al microfono Carlos Gutiérrez, politologo dell’Universidad Nacional de Colombia.
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La memoria del Golpe

L’Argentina ricorda i 46 anni di un Colpo di Stato che è diventato tragicamente uno spartiacque nella sua storia recente. Ci colleghiamo con Buenos Aires con la pedagoga María Gabriela Ibarzábal Bustos che ha seguito la manifestazione a favore della memoria. E poi conosciamo la storia di Roberto Calamita, il quale ci racconta quando stette in carcere prima e dopo il Golpe e di come oggi lavora in Italia per rammentare le storie dei desaparecidos. (foto di Leandro Teysseire)
(Foto di Leandro Teysseire) -
Possibile delusione

L’11 marzo è partito il governo di Gabriel Boric con tante illusioni da parte della sinistra latinoamericana, ma con qualche delusione per la scelta del ministro di economia non in linea con le promesse elettorali. Analizza da Santiago del Cile questa situazione l’ex esiliata politica durante il regime di Pinochet, Victoria Sáez. Poi ci spostiamo in Guatemala, dove il presidente Alejandro Giammattei ha provato senza successo di far passare una legge che colpisce vuoi il diritto delle donne, vuoi quello della comunità LGBT. Lo racconta per noi Nicoletta Manuzzato, responsabile del sito latinoamerica-online.it.
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Comincia il governo di Boric in Cile

Galleria fotografica di Susanna De Guio
Giovedì 11 marzo in Cile si è svolto il passaggio di consegne che dà inizio ufficialmente al governo del presidente Gabriel Boric Font, con un team ministeriale che si caratterizza per la giovane età e la forte presenza femminile. L’uscita dalla Moneda di Sebastian Piñera è stata accompagnata da insulti e celebrata come una liberazione da un 72% della popolazione che conferma la disapprovazione al suo governo, attraversato dallo slogan “Piñera renuncia!” della rivolta sociale iniziata nell’ottobre del 2019.
Il primo discorso ufficiale di Boric, al contrario, ha convocato migliaia di persone di fronte alla Moneda in un clima di commozione generale, sebbene una componente del grande movimento di rivolta nato nel 2019 mantiene diffidenza nei confronti della traiettoria politica di Boric e ha continuato a protestare anche durante la sua assunzione al governo, sia in plaza Dignidad a Santiago che a Valparaiso, dove è avvenuto il passaggio del potere, nella sede del Congresso.
Qui di seguito, un registro fotografico della giornata dell11 marzo a Santiago.










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Non ho mai obbedito agli ordini

di Francesca Gargallo
Traduzione di Federico Nino De Stavola e Alessandro Peregalli*
[Il 3 marzo è venuta a mancare Francesca Gargallo, femminista, scrittrice, filosofa, attivista, compagna, siciliana di origine e mesoamericana per decisione da ormai molti anni. La Verde morada, la sua casa comunitaria di Città del Messico, ha significato una base e una prima accoglienza per molti di noi italiani e italiane, ma non solo, che passavamo e cercavamo radicamento, o solo un contatto, nella capitale messicana. La sua opera di scrittrice, saggista e militante è ampiamente riconosciuta come un importante riferimento latinoamericano e non solo, ma anche di tutte e tutti coloro che lottano per costruire un mondo diverso, dal basso. Per raccontare la sua storia, ci affidiamo alle sue stesse parole, in questo testo, del 2010, apparso nel libro Más allá del umbral: autoras hispanoamericanas y el oficio de la escritura.** (FNDS e AP)]
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La distensione che non ti aspettavi

La guerra in Ucraina ha provocato un cambio fino a poco fa impensabile: sul tema energetico, si sono riavvicinate le diplomazie di Venezuela e degli Stati Uniti. A questo si aggiunge la riunione di Joe Biden con Ivan Duque, presidente di una Colombia da tempo ostile a Caracas. Ci colleghiamo prima con Bogotà per capire lo sguardo venezuelano e poi con Washington DC per far e il proprio con gli Stati Uniti. Il primo caso lo spiega il professore di Scienze Politiche Giacomo Finzi con il quale parliamo anche del presidente del Cile appena insediato, mentre del secondo ne discutiamo con il giornalista di Voice of America Iacopo Luzi.
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Francesca Gargallo non se ne andrà


Di Gloria Muñoz, da La Jornada.
Il 3 marzo è venuta a mancare Francesca Gargallo, femminista, scrittrice, filosofa, attivista, compagna e amica di origine siciliana che aveva scelto Città del Messico come nuova casa da ormai molti anni. Francesca ha significato una base e una prima accoglienza per molti di noi italiani e italiane, ma non solo, che passavamo e cercavamo radicamento, o solo un contatto, nella capitale messicana. Tra i quali anche alcuni della redazione di L’americalatina.net. La sua opera di scrittrice, saggista e militante è ampiamente riconosciuta come un importante riferimento latinoamericano e non solo, ma anche di tutte e tutti coloro che lottano per costruire un mondo diverso, dal basso. Un’opera che sarebbe importante conoscere di più anche in Italia e per questo le nostre compagne di Elementi Kairos hanno pubblicato un edizione che raccoglie alcuni dei suoi testi in un volume dal titolo “La strada è di chi la cammina”. La vogliamo ringraziare di cuore per i sorrisi, la simpatia, i consigli e la saggezza assolutamente scomposta con cui ci ha indirizzato e abbracciato. Traduciamo e pubblichiamo oggi questo testo di Gloria Muñoz che la ricorda, perché l’8 marzo a Città del Messico e in tutta Nuestramérica un pensiero andrà sempre a Francesca [Federico “Nino” De Stavola e Alessandro Peregalli].
La mattina di giovedì 3 marzo ha cominciato a diffondersi la notizia della morte della scrittrice, femminista, giornalista, traduttrice, editrice, critica d’arte e, soprattutto, compagna che ha fatto dell’amicizia una causa: Francesca Gargallo, messicana per scelta, siciliana di nascita, attivista di innumerevoli cause giuste in ogni angolo del mondo, che non ha mai smesso di lottare un solo secondo per la vita, la sua stessa nel periodo di convalescenza, e quella che vale la pena difendere in questo mondo.
Femminista a tempo pieno, perché lei non faceva sconti al patriarcato, Francesca ha lasciato centinaia di semi, come si autodefiniscono le sue non poche allieve e compagne di cause non perse. Improvvisamente le reti sociali si sono riempite d’amore in mezzo alla guerra. Gli infiniti messaggi di addio erano, sono, un piccolo mosaico del mondo che ha abbracciato e abbraccia con passione e solidarietà a tutti i costi. Francesca per strada, a piedi o in bicicletta, perché, come diceva lei, la strada è di chi la cammina, e lei ha sempre preferito camminarla sul lato sinistro.
Meno di un anno fa, al culmine della pandemia, l’abbiamo invitata a far parte del gruppo di editorialisti del portale Desinformémonos, la sua salute cominciava a deteriorarsi, ma non c’era ancora una diagnosi. Poi, vale la pena ricordarlo, quando il suo corpo chiedeva riposo e terapia, ha annunciato che probabilmente non avrebbe potuto scrivere per i mesi successivi. Quello che ha fatto è stato consegnare cinque editoriali in anticipo. La disciplina di attivista, il rispetto degli impegni assunti, la passione, o chissà cos’altro, dovevano mantenerla abbastanza forte da continuare a scrivere nel suo spazio chiamato, ovviamente, “Feminismos de Abya Yala” (Femminismi di Abya Yala).
In questi giorni di verde e viola, la sua vita e il suo sorriso saranno celebrati nelle strade. La Glorieta de las Mujeres que Luchan, già Glorieta de Colón, ha già scritto il suo nome in quello spazio liberato e lì, questo sabato, si svolgerà l’inaugurazione del giardino “Somos Memoria”, dove “ci rivedranno insieme, creative, organizzate, furiose, speranzose, sempre in lotta”.
“Non me ne andrò”, mi ha detto un paio di mesi fa. E ha mantenuto la sua promessa. Non se ne andrà mai. Grazie mille Francesca Gargallo. Con affetto a Helena Scully.
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Promessa mantenuta

Il nuovo governo di Xiomara Castro ha deciso di interrompere le attività delle miniere a cielo aperto in Honduras, come aveva promesso in campagna elettorale. La notizia arriva in concomitanza con il sesto anniversario dell’omicidio della leader ambientalista Berta Cáceres. A che punto è la causa per questo crimine? Ne abbiamo parlato col giornalista Giorgio Trucchi e con l’attivista Carla Marconi (nome di fantasia per le minacce ricevute).
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Colombia: la depenalizzazione della Corte

Iniziamo con un panorama di come i diversi paesi latinoamericani hanno reagito all’attacco della Russia contro l’Ucraina. Poi ci concentriamo sulla decisione da parte della Corte Costituzionale della Colombia di depenalizzare l’aborto fino alla 24ª settimana. Inoltre martedì ci sono stati due nuovi omicidi di leader sociali. Da Antioquia ci risponde in diretta la storica dell’Università di Medellín Luisa Vélez. E concludiamo con le attività di un collettivo che lavora con il Centroamerica. A raccontarlo gli attivisti Laura Pistritto e Thomas Vieweider.
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Il lungo incontro con lo zar
Mentre si stanno muovendo i primi passi elettorali in vista delle elezioni del prossimo ottobre in Brasile, il presidente Jair Bolsonaro si è incontrato per più di tre ore con il suo pari russo Vladimir Putin. Intanto a Petrópolis, nello stato di Rio di Janeiro, ci sono stati più di 100 vittime a causa di un’alluvione. Da Sao Paolo lo spiega in dettaglio il giornalista Paolo Manzo. Dopodiché parliamo della detenzione e richiesta di estradizione degli Stati Uniti contro l’ex presidente dell’Honduras, Juan Orlando Hernández, accusato di legami con il narcotrafico.
