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«In Venezuela rischiamo una guerra civile internazionale»

La crisi venezuelana oltre la polarizzazione – Intervista a Emiliano Teran Mantovani

Di Andrea Cegna

Da Effimera

Striscione di solidarietà con il governo venezuelano a Leitza, Spagna: Lo scontro Venezuelano non pare lasciare spazio ad alcuna uscita a sinistra. Una partita che vede in Maduro e Guaidò due protagonisti parziali ma, ad ora, unici “player” davvero in gioco. Il grosso della vicenda si gioca fuori dal Venezuela. In molti infatti temono una “siriazazione” del paese latinoamerico. USA, Cina e Russia e marginalmente l’UE sono interessati alla risoluzione di parte del conflitto. Nessun attore internazionele, a parte Vaticano, Uruguay e Messico hanno mostrato attenzione al popolo venezuelano e ad un uscita il più possibile condivisa e pacifica. La scelta Maduro/Guaidò non è solo ideologica ovviamente, ma rappresenta anche parte dello scontro intercapitalista o neo-imperialista, che vede contrapposti USA e Cina e in subordine soprattutto nel continente la Russia. L’autoproclamazione voluta da Trump di Guaidò è stata una mossa di fatto d’imposizione straniera. L’appoggio della Cina a Maduro pare più legato all’interessi sul debito contratto dal Venezuela con Pechino che un posizionamento ideologico. Non peraltro un confronto basato sull’idea stessa di stato-nazione, cioè una confrontazione utile e necessaria per lo sviluppo del capitalismo stesso. Non possiamo certo dimenticare l’avversione degli USA contro il Bolivarismo che è cosa nota: da 20 anni Washington porta avanti una logorante guerra di bassa intensità prima contro Chavez e ora contro Maduro. Oggi gli errori e le ambiguità nella gestione del potere che Maduro ha portato avanti hanno aperto una breccia percorribile per l’imperialismo nord Americano. La crisi economica del paese è l’accelleratore delle problematiche, e la crisi stessa è stata una delle condizioni viziate e generate dalla guerra di bassa intensità USA. E così le critiche a sinistra a Maduro, le posizioni di ex ministri di Chavez o di parte dei quartieri popolari si perde e si confonde. La prima non è capace di diventare opzione percorribile in parte perchè radicalmente posizionata a sinistra e quindi in collisione con gli interessi delle compagini capitaliste, la seconda mossa da sentimenti di sopravvivenza si somma alle piazza dell’opposizione di destra. La giornata di sabato 2 febbraio, con le due oceaniche manifestazioni di Caracas, una pro e l’altra anti-Maduro non fanno che aumentare l’inconsistenza delle proposte a sinistra. Forse potranno dare forza al dialogo che Uruguay, Messico e Vaticano vorrebbero mediare. Anche se USA e Francia spingono Guaidò.

Ma la critica a sinistra esiste. Per capire come si articola riportiamo l’intervista completa a Emiliano Teran Mantovani, sociologo dell’Università Centrale del Venezuela e Dottorando all’Università Autonoma di Barcellona. Teran Mantovani è tra i sostenitori della necessità che ci sia una consulta nazionale che azzeri ogni potere oggi in campo in Venezuela e che sia il voto popolare a decidere, quindi né Maduro né Guaidò e soprattutto non lo scontro intercapitalista internazionale.

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Come è la situazione in Venezuela in questi giorni?

È forse uno dei momenti più pericolosi nella storia contemporanea del Venezuela, in cui si mescolano un gigantesco scontento sociale contro il governo di Maduro, a cui ha risposto con una repressione vista solo in tempi di dittatura. Una crisi economica, forse senza precedenti nella storia di tutta l’America Latina, che mantiene le persone in una situazione di precarietà tipica dei tempi di guerra. Un’opposizione che è stata molto screditata e divisa, ma che con le nuove mobilitazioni prende ossigeno, ora guidata dai settori più radicali della destra (il partito Volontà Popolare in alleanza con gli Stati Uniti e i governi di destra più rancidi del continente). C’è il rischio dell’istituzione di uno Stato parallelo, che può essere accompagnato dalla divisione delle fazioni delle forze armate, o dalla penetrazione di corpi armati nel paese, sarebbe una guerra civile internazionale con incalcolabili conseguenze. Non solo per il Venezuela, ma per tutta la regione. Con il governo di Maduro non sembra, tuttavia, possa esserci fine alla violenza, e non possiamo così escludere l’organizzazione di una guerra per deporlo. Se accadesse sarebbe organizzata contro gli interessi del popolo e per imporre un processo di ristrutturazione economica neoliberale con forme di governo altamente repressive. Vi sono possibilità di una soluzione negoziata che eviti l’esondazione di un conflitto armato, il tutto dipende dai possibili soggetti della negoziazione. Un negoziatore internazionale affidabile potrebbe articolare la risoluzione. Sicuramente la situazione attuale prevede un cambiamento imminente nel breve periodo.

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