America Latina

Vita, viaggio e delirio. Vecchie cronache attuali – I

 06/01/2010  Di: 

Vorrei condividere coi gentili visitatori e lettori di questo blog la versione rivisitata di Vita, viaggio e delirio, diario permanente da Città del Messico, già pubblicato su altri siti ma oggi più splendente e attuale che mai.Partiva così, con l’astio per la situazione pesantissima che il paese stava viendo nel 2005-2006, anno delle elezioni presidenziali in cui Calderon vinse anche grazie a una campagna sporca sui mezzi di comunicazione e a dei probabili brogli elettorali ai danni del candidato oppositore Andres Manuel Lopez Obrador. Fu anche l’anno del risveglio della Otra Campaña dell’EZLN e del Subcomandante Marcos e delle repressioni di Atenco e Oaxaca, tra le altre cose.
Invasioni italiche dal Messico risvegliato dalla spietata campagna presidenziale all’ultimo scandalo e dalla violenza autoritaria dello Stato che certe volte andrebbe scritto con una super minuscola -s anche nei dizionari. Non odio nessuno di solito e durante la vita, ma qui le repressioni e le violenze vengono spesso buttate sotto il divano come le briciole di chi non vuol pulire e perciò qualcosa bisogna pur scrivere.
VITA, VIAGGIO & DELIRIO
In realtà questa mail sarebbe l’inizio di un altro diario di viaggio, ovvero la continuazione delle solite Note sull’America Latina che a tappe hanno invaso le schermate iniziali del sito di Michele, viaggiareliberi.it, e che s’erano concluse a Buenos Aires. Visto che vivo a Città del Messico, non mi considererei più in viaggio se prendessi come riferimento il Messico mentre se il mio punto fisso diventasse di nuovo l’Italia, allora cambierebbe tutto. E preferisco vedermi così: viaggiare stando fermo (come il titolo di un ormai vecchio e celebre album di Jamiroquai “Travelling without moving” il quale era, forse più ispirato  al viaggio causato da stupefacenti ingestioni).
Gli occhi della vergine di Guadalupe, stampati su un cero mezzo consumato dopo una nottata in una spiaggia vergine del Pacifico, mi squadrano di fronte al portatile a 2400 metri d’inquinamento mentre ripulisco i polmoni con una “Romeo y Julieta” a sorpresa, l’acidissima sigaretta cubana. Mi piacerebbe continuare qui come se fossi in viaggio, disegnare cronache dell’assurda quotidianità messicana e vedere che succede a sputarle nella quotidiana assurdità italiana.
¡Y a ver qué onda!
IL TETTO O “AZOTEA”, FORME DI VITA
L’arrivo a febbraio, dopo tre mesi di viaggio, e stato tutto in salita. Fatiche respiratorie e riadattamento digestivo qui in città ma anche voglia di fare e ricostruire. Ho vissuto tre settimane sul tetto del palazzo. I condomini della “Urbe más grande del mundo” (come dicono qui) hanno sempre delle stanze “di servizio” all’ultimissimo piano che erano originariamente riservate alla “muchacha”, la donna delle pulizie, ma che oggi si affittano e s’abitano senza ritegno pur violando la legge.
Non hanno il bagno ma, dato che il nostro appartamento è all’ultimo piano, non è difficile scendere un piano per orinare. La situazione si complica durante la stagione delle piogge (da giugno ad ottobre), cioè quando la discesa al paradiso WC passa da un’obbligata e sgradita doccia gelata nella parte di corridoio che rimane all’aperto prima di consumare l’atto di svuotamento. Ma son dettagli.
Il tetto ha i suoi perché. Sole puntato fisso tutto il giorno. Clima continentale con estremi dai 5 ai 35 gradi in un giorno. E poi i vicini di sventura. Una famiglia col cane che vive in una stanza di 3 metri per 3. E il cane non lo portano mica giù ai giardinetti a fare la pipì. Va beh. Il vicino più vicino è un militare trentenne, un ragazzo simpatico con tutti i modellini di aeroplani sulle mensole. Spero non abbia già ucciso decine di narcotrafficanti e che la sua vita scorra pacifica, ma è un delirio dato che è un soldato. Solo lui ha le chiavi del bagno comune che, per fortuna, io non devo usare visto che posso scendere (comodamente?) nell’appartamento.
IL PETTEGOLEZZO
All’ultimo piano dell’edificio di fronte, sempre in queste stanze sul tetto, vive una procace avventuriera messicana, anche lei con la famiglia, che, nei momenti di solitudine, invita frequentatori e mezzi fidanzati su in stanza per delle sessioni di yoga con dessert. Direte, ma a te che te frega? Mah, poco devo dire. Pur conoscendola di vista, non ero al corrente dei suoi interessanti e frequenti avvicinamenti corporali con svariati fortunati e non me ne curavo nemmeno. Fortuna.
Un giorno è passata lei mentre stavo discorrendo con un custode del palazzo circa le disgrazie calcistiche della locale squadra universitaria dei PUMAS ed è scattata la vena polemica del suddetto che mi ha avvisato di non farmi assolutamente prendere dalla tentazione di conoscerla “meglio”. I suoi motivi: un amico del portinaio, ossia il portiere o più elegantemente “il consierge” (sono quattro i vigilanti notturni che fanno turni da 24 ore consecutive ciascuno e son poagatii 200 euro al mese!) è stato anche lui “invitato” dalla giovane e ha riferito i di lei commenti sui predecessori che non erano certo benevoli e riguardavano dimensioni, prestazioni, condizioni familiari, tipi di rapporti e sputtanamenti clamorosi. L’amico del custode ha quindi temuto il peggio: essere vittima dello stesso trattamento in futuro, quando non la vedrà più.
Perciò il premuroso guardiano mi ha sconsigliato di avvicinarla, se per caso mi fosse passato per la testa. Gli ho risposto che forse le storie sulle persone del palazzo vengono leggerissimamente amplificate da questi passaparola e che magari, visto che è una ragazza sola e libera in un paese piccantemente maschilista, si parla male di lei. Se fosse un ragazzo, nessuno diffonderebbe storie con tanta malizia, vere o false che siano. Scuote la testa e allora smetto di fare il paladino della verità o il falso redentore. Probabilmente il ragazzo vuole solo difenderla da altri pretendenti e s’inventa storie improbabili su di lei. Stai a vede’.
L’AFFITTO
Ogni mese passa Joaquin, soprannominato “giacchino”, il ragioniere galoppino che s’incarica di riscuotere gli affitti. Caratteristiche: se chiama per fissare un orario per la riscossione, non viene. Se chiama per fissare un giorno della settimana (almeno!) per la riscossione, viene due giorni dopo senza preavviso e a qualunque orario. Include le domeniche e le feste natalizie. Se promette di riportare qualche nostra onesta lamentela o notizia al padrone, l’informazione arriverà con almeno due mesi di ritardo e l’emergenza sarà ormai stata risolta da noi con “mezzi propri”.
Ha sempre una piccola scorta di giornaletti sadici che spuntano dall’elegante borsa di pelle consunta. Si tratta dei famosi libretti “vaqueros”, dei fumetti a colori a sfondo sadico-sessuale con le storie più impensate sulla falsa riga della “commedia sexy all’italiana” tanto pubblicizzata e riabilitata “a genere” dai nostri canali commerciali. Una storia che m’era capitata a tiro (anzi, diciamo la verità, l’ho proprio comprata per curiosità) si chiamava “fornicala, o te mato” e c’era un avvoltoio che divorava il fegato di un uomo vestito da Cow Boy che, povero lui, era colpevole del tradimento perpetrato da una donna del “pueblo”. Tanto per far capire. Sono popolarissimi tra alcuni tassisti, quelli con le targhe non in regola, tra i guidatori di autobus urbani detti micros o peseros e, per l’appunto, tra i ragionieri galoppini detti cobradores (in italiano riscossori? Ho dimenticato tutto della mia lingua?).
AUTOBUS: LA VERA CONCORRENZA PERFETTA
Gli autobus di città del Messico sono tanti. Troppi. Ogni venti secondi ne passa uno e per l’utente sembrerebbe una pacchia. Però fanno le gare (a cui partecipano i taxi come piloti indipendenti fuori concorso). Le strade piccole hanno tre-quattro corsie (come fossero la nostrana Autostrada del Sole) e quelle grandi anche 7-8 per senso di marcia. Perciò, in un paese dove la patente si compra al supermercato, la competizione viaria diventa legge. La gara tra i bus crea un darwinismo stradale pericolosissimo ma si giustifica perché molti piloti sono anche proprietari (o ancora peggio affittuari) del mezzo e vogliono superare gli altri per caricare in carrozza più sventurati passeggeri possibile.
In ordine di grandezza ci sono: i filobus o trolleybus, i bus o autobus, i peseros, i micro, le combi, i colectivos e vari ibridi nati dall’accoppiamento selvaggio di questi al semaforo o dalla rottamazione prematura in seguito a incidenti di transito.
Alcuni si specializzano per generi musicali anche. E così si creano curiose categorie miste: la combi metallara, il micro salsero o cumbiancero (da salsa e cumbia, musica tropicale insegna), l’autobus grande rockettaro o il pesero tamarro discotecaro. Non male.
I prezzi si fissano in base ai chilometri di percorrenza che onestamente ciascuno dichiara al conducente una volta che sale su annunciando la sua destinazione e paga cash meglio se con monetine o biglietti di taglio infimo (quello da 20 pesos, un euro, è bene accetto) altrimenti s’incazzano e ti borbottano anatemi in faccia oppure, nei casi più estremi d’antipatia, non ti fanno salire. Spesso vicino al conducente ci sono diverse figure: il “chalán”, che e’ un ragazzino o un amico del conducente che non si può permettere il bus tutto suo e si fa le ossa guardando il capo. Poi a volte c’è la famiglia intera (5 figli in media più moglie e amante) che si sollazza e si gode l’aria fresca della Urbe e gli scorci d’urbanità, per l’appunto, dal finestrino: tutta una vacanza.
La sera alcuni autisti ti ricattano. O paghi circa il doppio della tariffa normale o rimani a piedi alle 11 o 12 di sera in una qualche piazzola abbandonata e piena di rifiuti lasciati lì dopo il maestoso mercato del giorno prima. Chiaramente orde di cani randagi stanno cercando prede e aprendo sacchetti pieni di salsicce e cipolle marce tutt’intorno. Che fare? Tutti pagano, qualcuno protesta ma alla fine si parte. Luci azzurre, rosse o viola, tendine nere chiuse, crocifisso illuminato e via. Non tutti gli autobus sono così ma con un po’ di fortuna e conoscendo le linee e i conducenti giusti, si trovano…
Continua…

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