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Si Vienes / Se Vieni (Poesia Español / Italiano)

Si vienes

Si vienes
Lloraré un poco
Reiremos más que poco
Si vienes, eres tú
Te espero, no para siempre
Para casi siempre, si vienes
Buscamos el mar en los caracoles
Sus zumbidos de placer
Son tuyos, si vienes
La senda se alumbra
Mece horas la esperanza
Desatamos el nudo gris
Allanamos asperezas
En un chasquido sonríes
Si vienes, así
Abrazo el universo
Abrazas mi pecho
Ceñimos sueños
Cabalgamos las muertes
Chiquitas, si vienes
Estás, estoy, porvenir
La noche amanece
Espléndida, si vienes
Se parte este cielo
Lo cosemos con parches
Con tu tela, si vienes
Tus colores de cara al sol
Sonrojando felina la mejilla
Si vienes, vengo, no me voy
La lluvia, mira, se detiene
Nos cae, si lo deseas
Catando el amor
Pero si vienes, así
Quiero acabar la botella
Hablar de ti, sólo contigo
Si vienes, no es tarde
Crece el día y te cantarán
Gallos, jaibas y leones
Mi palabra que si vienes
No hay un porqué
Sino es porque
Si no vienes
Todo esto será
Sólo otro poema.

Se vieni

Se vieni
Piangerò un po’
Rideremo più di un po’
Se vieni, sei tu
Ti aspetto, non per sempre
Ma quasi sempre, se vieni
Cerchiamo il mare nelle conchiglie
I suoi mormorii di piacere
Sono tuoi, se vieni
Il sentiero s’illumina
Culla ore la speranza
Sciogliamo il nodo grigio
Appianiamo asperità
In uno schiocco sorridi
Se vieni, così
Abbraccio l’universo
Abbracci il mio petto
Cingiamo sogni
Cavalchiamo le morti
Di piacere, se vieni
Ci sei, ci sono, avvenire
La notte albeggia
Splendida, se vieni
Si spacca questo cielo
Lo ricuciamo con una pezza
Con la tua tela, se vieni
I tuoi colori in faccia al sole
Arrossendo felina la guancia
Se vieni, vengo, non me ne vado
La pioggia, guarda, si ferma
Ci cade addosso, se lo vuoi
Degustando l’amore
Però se vieni, così
Voglio finire la bottiglia
Parlare di te, solo con te
Se vieni, non è tardi
Cresce il giorno e ti canteranno
Galli, granchi e leoni
La mia parola che se vieni
Non c’è un perché
Ma è perché
Se non vieni
Tutto questo sarà
Solo un altro poema.

Poesia de Fabrizio Lorusso

Quadro/Pintura iniziale: Caspar David Friedrich – Mujer al sol de la mañana

Poesia Oceanica a Puerto Escondido

Dalla calda e ridente località di Puerto Escondido, Oaxaca, Messico, ecco alcune foto panoramiche della costa scattate nella vicina laguna di Colotepec e dell’evento di poesia e musica che abbiamo realizzato con la preziosa chitarra di Arnaldo Prete e le poesie di Fabrizio Lorusso, cioè io, all’Universidad del Mar. La presentazione del libro Memorias del Mañana, (Memorie del Domani), fu il 9 febbraio alle ore 11 sulla costa pacifica.

S’è parlato di poesia, di Messico e di Italia. Ma anche di censura in questi paesi coi casi della giornalista messicana Carmen Aristegui licenziata (oggi reintegrata) da Radio Noticias MVS per ordine presidenziale e del rogo di libri in Italia e le proteste del gennaio e febbraio scorsi. I messicani hanno dimostrato un’estrema curiosità e interesse per la situazione italiana, il berlusconismo, la censura e il fascismo storico e attuale per cui è stata una sessione di domande molto animata. La poesia seguente, Plaza de la Danza, è dedicata a una Piazza di Oaxaca divenuta un simbolo della lotta antirepressiva dei movimenti sociali contro il governatore Ulises Ruiz dal 2006 in poi.

 

PLAZA DE LA DANZA

Falta un día a la Guelaguetza
que mañana se danza,
el cencerro atiza los segundos
listos para la paz de la marcha
en esta plaza ritmada de historias
que así aprende a bailar voces
como las deben bailar los iguales
pa’ bailarse la censura y la noche.
Y… ¡Oiga señor!
¡Déjeme escribir mi señor,
déjeme cantar mi fiestita leve!
Aquí Florencia tiene que ser
no Pekín o Moscú
ni un dique de silencios
donde falta aire pa’ lagrimar
si de gases oscurece mis deseos.

 

 

 

 

 

 

 

Arnaldo Prete alla chitarra. Durante una sessione di tamburi stonati e chitarre con una big band di studenti Unam e altri simpatici disperati, nel 2003 scrissi il “Pianto dei Tamburi”, dal profondo di una delle grotte dello Spazio Scultorico universitario, un territorio selvaggio e abbandonato dentro l’università stessa.

IL PIANTO DEI TAMBURI
Ascolta il pianto
dei tamburi sulle mani
la commozione del mare adirato
il risveglio della luna dimezzata
l’inganno di un gioco di parole
morde le righe del mio quaderno
che fuggono senza senso
come l’altra metà della luna
timida e silente
quando gridano i tamburi.

 

 

 

 

 

 

Fabrizio Lorusso si cimenta nella lettura. Nota:: libro al contrario, LeoDaVinci’s Style 2011. Da un errore del tipografo, nasce il mito della lettura capovolta.

 

 

 

 

 

 

 

LA BELLA MEDIANOCHE
Ebrio y amparado bajo el alma negra del cielo
me gané el beso final de la medianoche
allí esperé el encaje de voces crepusculares
el juego clandestino de la malicia vespertina
la pasión de las antiguas páginas carcomidas.

 

 

 

 

 

 

Buonanotte nuvolosa

Marcito di sonno
m’assordo
d’immagini che fuggono dai binari
son ruote che girano fuori strada
sotto e sopra l’asfalto senza fiato
e si stinge l’anima indolente
macchie
ansia dipinta a terra
strisce di noi.
Sornione e dogmatico sbatto
contro la porta dei sogni
chiusi
come occhi al sole.
Entro in respirazione di coppia
con le pupille aperte accoltellate
dal gemito delle luci al neon.
Un cervello trasandato e sciatto
non sa risolvere problemi
non va
i tuoi, i miei
immobili da sempre
sono dubbi che si odiano a vicenda
ghiacciati come un sorso d’inverno.
Al cuore hanno dato due ergastoli
che in totale fanno cent’anni di guai
quindi batte botte di campana
storto e lento si ribella e pensa
imbratta di lumi e follia
le pareti buie e deserte
nella cella d’isolamento
“la suite”.
Ma nemmeno così
con fantasia
s’aprono spiragli di luna nuova
per lui che vive d’inerzia e riflessi
e sbotta fiotti di dolore al cielo
dalla sua prigione toracica.

Le poesie di Memorias del Mañana sbarcano a Puerto Escondido

Ecco il manifesto della presentazione del libro di poesie di Fabrizio Lorusso, il sottoscritto e scrivente. Ormai un classico, Memorias del mañana, Memorie del domani sbarca sulla costa pacifica messicana e si mostra per quello che è presso la Universidad del Mar di Puerto Escondido, Oaxaca. Per chi lo volesse, le copie sono alla Libreria Morgana Sud e Colonia Roma: http://www.libreria-morgana.com/ oppure le chiedete all’autore via blog e mail, come sempre no?

L’autore aderisce a: http://rogodilibri.blogspot.com/

Back In Town. Mexico City Imagine & Delirium

Immag0120.jpgImmagine. Vita, viaggio e delirio da Città del Messico, la capitale in movimento, come recitano gli slogan apposti sugli emblemi e gli scudi del gran Comune messicano. Lo so, non è la prima volta che lo dico, ma la memoria, come le bugie pubbliche e private, ha le gambe corte. Da solista John dal nord commuoveva e cantava con vena pop “…imagine all the people, living life in peace”. Ecco, allora non venire qua al sud, per adesso. Qua non ci si annoia mica, al massimo si spara: quasi quasi son 30mila morti nei 4 anni di governo dell’Onorevole Presidente Fecal (abbreviazione giornalistica per “Felipe Calderon”). Qui c’è il disagio giovanile imperante, anche se poi una risata e una dose ragionata di valemadrismo, cioè “menefreghismo” in spagnolo, prevalgono e sconfiggono il male, la guerra e il tedio, tanto per chiarire. Per esempio, immagina un po’ di fotografare un pesce spacciato per fresco e immortalare i suoi occhi intrisi di rosso spento, due perle dei Caraibi che, a guardarle bene, sono una coppia di cadaveriche protuberanze, una a destra e una a sinistra, come in politica. Son simili a quelle dell’onesto e appassionato fumatore di ganja coi capillari eccitabili ma…che dire? Da un pesce non te l’aspetti. Magari fosse un po’ stonato dal fumo anche il huachinango, quella specie di dentice ritratto in esclusiva per voi lettori dall’impavida camera integrata nel mio cellulare: forse lui, pescato mesi fa, così potrebbe sorridere ancora . Invece no.

Qui, nell’ex capitale azteca Tenochtitlan, sputtanata dal conquistatore Hernàn il Cortese nell’anno di Grazia che fu il 1521, l’onnipresente e odiato Wal Mart (la catena di supermercati più mastodontica del pianeta e in assoluto l’impresa con più fatturato, sempre nello stesso pianeta) ama viziare i suoi clienti con le delizie pescherecce degli oceani Atlantico e Pacifico mentre io mi diverto a immortalarle con le foto per non cedere alla tentazione ancestrale e suicida di provarle o anche solo sniffarne l’odore acerrimo. Immag0188.jpg
Credo che potrei fare curriculum per aspirare a un posto come “fotografo del pesce”, un’antica professione che a Napoli era addirittura presente nei registri comunali, ma non chiedetemi di cosa si tratta esattamente.
Niente domande faziose, qua si crea la fuffa buona, mica le balle egiziane sulla figlia illegittima e ribelle di Mubarak. Ma torniamo al pesce. In realtà, si tratta di plasticacce puzzolenti e immangiabili che sanguinano vernice.
“…imagine there’s no countries”. Di male in peggio, spiegatelo voi agli statunitensi che hanno preso in prestito esclusivo, o meglio, hanno patentato internazionalmente, proprio come fa la nota multinazionale Monsanto coi semi e i pezzi di natura libera e selvaggia, il marchio “americano” e il nome di “America”.
Ed è stato così per troppo tempo, per giunta senza chiedere il permesso ai messicani, ai paraguaiani o agli haitiani, per esempio.
Ma sono bazzecole e vecchie storie, ora basta anche con questa. Non facciamo i banalissimi.Immag0225.jpg
Piuttosto il vero dramma della settimana è stato, senz’ombra di dubbio, “l’affaire antitetanica”, un vaccino a cui sono particolarmente affezionato perché mi ricorda l’infanzia felice. E’ come una droga, l’ho cercato, l’ho voluto e non l’ho trovato. Maledizione.
M’han sbattuto violentemente una portiera d’auto sull’indice sinistro e sul corrispondente ginocchio mentre superavo sulla destra, lentamente e imprudentemente, un taxi giallorosso fermo a un semaforo. Cado a zero all’ora per la botta, mi rialzo alla rinfusa, ricevo scuse e riverenze dai passeggeri, infami assassini di motociclisti.
Dopo ringrazio nascondendo l’ira e le parti colpite, non ho nemmeno la ragione dalla mia, ma le ferite sanguinano lo stesso, malgrado la loro superficialità, e sono comunque pezzi di carne sensibile, mica cefali morti, in fin dei conti. Il giorno seguente, per scrupolo, cerco di farmi applicare l’agognata antitetanica, prassi normale in Italia ma più unica che rara in questo bel Messico. Immag0246.jpg
La mia vecchia protezione era appena scaduta e, dunque, ho provato a scaricarne l’aggiornamento nell’ordine: in farmacia (non sanno se c’è, cos’è e perché), al pronto soccorso dell’università (chiuso per ferie), alla clinica dei vaccini di zona o “centro di salute” (chiuso per lutto), all’ospedale pubblico (chiuso per furto), all’ospedale privato, dietro offerta di un lauto compenso a tutti gli operatori disponibili e di una mazzetta golosa per i dottori di turno, ma ecco che anche quest’avamposto del liberismo sanitario non se ne vuole occupare (aperto per scherzo). Il download non è riuscito.
Lasciamo perdere, aspetteremo giorni più magici, meglio non avere urgenze da queste parti, take it easy Fabbrì.
Ripeto mentalmente uno dei miei motti arguti sine qua non (senza il quale non…): “sputa sul tuo destino finché sei ancora in tempo”. Invece sputo sulle ferite, per scaramanzia e igiene, e sulla moto per pulirne gli specchietti e l’anima. “…imagine no possessions, I wonder if u can”, e anche qui, mobbasta, zitto comunista! Cos’è sta roba del “no possessi”? Io dico, la mente segue la parola, cioè “sono immagini dell’altro mondo, quello bello, ancora senza Wal Mart”. Che poi basta una L (elle) in più e diventa “Wall Mart”, il negozio del muro, della parete, ossia: brutta faccenda.Immag0236.jpg
Questa catena di supermercati ha fagocitato le principali aziende messicane del settore come per esempio il caro e celeberrimo Superama e l’infallibile Bodega (bottega) Aurrera (risparmierà) ed è il leader indiscusso della bassa qualità e della precarietà del lavoro nel paese. Esiste anche un documentario coraggioso sulle pratiche poco piacevoli applicate tanto negli USA come nel resto del pianeta da questa multinazionale della distruzione (cioè, scusate, d i s t r i b u z i o n e: qui il documentario masterpiece non plus ultra in inglese “Wal Mart The high cost of low price” LINK).
Sono un incoerente politicante, tante parole e pochi fatti. Come mai? Perché in effetti ci devo spesso andare da Wel Mert, per la forza della fame chimica e per la chimica dell’amore di qualche cassiera, ma soprattutto perché le opzioni alternative scarseggiano, non appaiono più, non son nitide all’orizzonte, chissà, forse a causa dello smog.Immag0255.jpg
Magari dovrei usare qualche stuzzicadenti per raschiare via le scorie di demenza insediatesi durante gli anni bui nelle cavità pulsanti delle circonvoluzioni della mia materia grigia.
Sarà pure una frase barocca e inopportuna, un’intrusione splatter a sangue freddo forse, ma è solo per giustificare un fatto: che i loro ipermercati sono piazzati molto strategicamente nei gangli, come in un campo minato cittadino, stanno sulle grandi avenidas e nelle zone trafficate – è proprio il caso mio, cioè di casuccia mia – e oramai non lasciano più spazio ai negozietti, i famosi abarrotes. Questi si rifugiano nelle viette laterali e nei quartieri popolari, terribilmente fuorimano per chi vive fuorimano.
Ma è un racconto che abbiamo già sentito anche in Italia e non è colpa vostra né mia, è la vita: è il pesce marcio più grande che si mangia il pesce rosso più piccolo. Darwin la sapeva lunga, pace alle teorie sue.
Malgrado tutto, un merito va riconosciuto a questa catena schiavizzante dal nome buffo(ne).
Mi hanno fatto diventare praticamente vegetariano e ho imparato, anno dopo anno, a gestire la mia dieta in modo sano ed equilibrato, senza usare il petrOlio Quore, senza affrontare staccionate da cui cadere ridicolamente per cercare d’imitare uno stupido, uno stupido spot.
Non è un trauma personale dell’autore di questo articolo, ma è vero, tanti giovani solevano farlo negli anni ottanta per evitare le siringhe che crescevano nel fertile terriccio del parchetto di zona oppure per dimenticarsi delle catodiche avventure serali col Drive In e Striscia che, di lì a poco, avrebbero fatto le fortune del Biscione di Berlusconi. Poveri noi, e tutti gli altri filistei.Immag0250.jpg
Non volevo perdere il filo del discorso cadendo così in basso. Rewind e conclusione.
Ho cominciato a valorizzare i coloratissimi mercatini di zona, i cosidetti tianguis, che esploro senza pietà a bordo di una poderosa Suzuki carica di borse e zaini pronti per la spesa.
Son piacevoli fardelli, ansiosi di riempirsi la pancia di frutta tropicale, droghe (nel senso di spezie esotiche ed erbe psichedeliche) e verdure sconosciute come il huitlacoche, il chayote e il huazontle. Infatti il pesce e la carne, cioè i cadaverini esposti sui tristi banconi del super mercante, sono inguardabili, come risulta dalla vera foto-testimonianza apposta in apertura, ed anzi, aggiungo il sempreverde “scripta manent”.
Nessuno, tranne il Dio Web Maestro, potrà mai cancellare questa mia arringa.
Sì, ora il motto latino vale anche su internet. Ho scoperto navigando, parlando e interagendo che ad alcuni connazionali le citazioni nella lingua dei romani in genere suonano vagamente fasciste, ad altri paiono da finto erudito, ma questa volta ci stavano eccome.
In Messico fanno addirittura figo, soprattutto per chi non le capisce, però sarà la Real Academia de la Lengua Española (l’innegabile versione spagnola dell’italiota Accademia della Crusca) a dirimere ogni controversia in merito, come sempre.SantaTianguis.jpg

Back In Town. Mexico City Smog & Streets

Immag0119.jpg

Da www.carmillaonline.com Messico, anno di grazia 2010. Siamo a cento anni dallo scoppio della Revolución e a 200 dall’inizio della guerra d’indipendenza vinta contro la Spagna decadente. Proprio quella Spagna che all’inizio dell’ottocento non poteva più permettersi di pensare all’America dorata e lontana e si trovava, invece, invasata, invasa e vagamente distratta dalle truppe napoleoniche dilaganti tra vigneti e mulini a vento. Insomma, c’è di che festeggiare per quest’anno. Non è che qui, in generale, manchino le occasioni, anzi, sappiamo che si segue scrupolosamente la regola della festa quotidiana di “non compleanno” per partecipare a sfide alcoliche improvvisate e ad assembramenti casalinghi incontrollabili e feroci.

Sono un sopravvissuto. Prima di tutto da me stesso, come tutti noi in fondo, anche se non lo sappiamo, e poi dalle strade, dalle gare di velocità e dallo smog patrio messicano, un fumo bizzarro generato da vetture ancestrali e inquietanti come i peseros (bus urbani) e i camiones (famigerati tir a doppio rimorchio modello TGV, cioè lunghi come il celebre treno francese): sono mostri grigioverdi, rosso bruni e arrugginiti di noia, con le scritte “Ford Boia” e “Mercedes ya se muriò” stampate in fronte, proprio sul radiatore, alla faccia loro.

Immag0145.jpgLe interminabili avenidas di Città del Messico, affollate ogni giorno da 5-6 milioni di auto libere e pericolanti, possono arrivare ad avere anche una decina di corsie per senso di marcia e fanno sembrare l’Autostrada del Sole una mulattiera provinciale ma non solo per la larghezza cui ho accennato. La ricerca nefasta della velocità, il tasso alcolico stimato del cittadino medio e il grado di competitività neoliberista superano di gran lunga i livelli italiani e danno vita a un sistema perverso di sopravvivenza veicolare che prende spunto dal modello darwinista: la fortuna, le potenzialità del mezzo di trasporto e la bravura del conducente mettono in atto una selezione della specie in un mercato perfetto del rischio che si dispiega lungo i 60 chilometri che si possono percorrere tranquillamente, o meglio, freneticamente, da un capo all’altro della città.

Devo dire che possiedo un veicolo sufficientemente adattabile alle situazioni più disparate e anche piuttosto pulito e distinto, come da foto, ma questo non serve. Si tratta di una moto piccola e agile, una Suzuki GN125 a 5 marce che ogni giorno raccoglie pazientemente l’adrenalina dall’asfalto per spararla fuori all’occorrenza, quando le sorelle maggiori marca Ducati e le jeep scintillanti dei fighetti chilangos (così sono chiamati gli abitanti della capitale) la fanno arrabbiare con le loro pretese di superiorità e con l’arrivismo yankee colato giù dal Rio Bravo.

Immag0206.jpgDelirio da inalazione tossica ripetuta? Sindrome da motociclista frustrato e frustato dal colpo della strega? Senza dubbio, ma anche un po’ di verità. Provare per credere. I tassisti e i choferes, veri e propri piloti professionisti dei minibus, tutti ex formula uno, sanno benissimo di cosa sto parlando, poveri incompresi. Siccome molti autobus sono di proprietà dei conducenti stessi o vengono a questi affittati da un magnaccio, ecco che si scatena una gara mortale per acchiappare più clienti possibile alle fermate ufficiali, pochissime a dir la verità, e all’angolo di qualunque strada ove pascolino persone in attesa.
C’è chi litiga con loro – parlo soprattutto dei tassinari a bordo dei vecchi maggioloni, cioè “gli irriducibili” – tutti i giorni e giustamente gli sputa dentro al finestrino e scappa via. Forse son maleducati tutti e due, ma non possiamo giudicare dall’esterno. “¡Por eso estamos como estamos!” (Per questo stiamo come stiamo!) è solita sentenziare la voce della saggezza popolare e del passante attento a questi casi d’inciviltà.

Comunque stiamo parlando di categorie soggette a stress cronico e al rischio di finire con una ruota in un tombino scoperchiato o in un buco apocalittico di 5 metri per 2 (e uno di profondità, un bel pozzo di petrolio abitato da scarafaggioni espressivi). Se così accade, perdono i guadagni del mese e le blatte sotterranee gli bucano la marmitta in cerca di monossido di carbonio allo stato solido.

Vale la stessa regola anche per i poliziotti che, in caso di sinistro, devono rimborsare di tasca loro i danni alle vetture in dotazione. Perciò le suddette categorie di utenti della strada possono arrivare a difendere le loro verità con le mani nude e incazzate e, all’occorrenza, con una chiave inglese Made in China, alzando ancor di più il livello adrenalinico e testosteronico nell’aria del vituperato Distretto Federale (D.F., noto anche come “Di-Fettoso”).

E’ anche per questo motivo che si respirano smog e tensione nonostante viviamo circondati da belle e invincibili montagne a 2400 metri sul livello del mare e quasi sempre splende il sole “dell’eterna primavera” messicana.
Alla fine, ad ogni modo, dopo i pestaggi da strada e le liti violente, paiono vincere la pace e la patria, basta una bandiera messicana esposta in bella vista a rasserenare gli animi in questi mesi di giubilo istituzionale e sentimentale. E poi non importa se si blocca il traffico e si sospende il gettonatissimo “servizio pubblico di trasporto collettivo” per comprare un po’ di frutta fresca e invitante (vedi foto del mega autobus fermo in seconda fila).

Immag0213.jpgLe oasi di calore umano e gentilezza nella selva cementifera della capitale sono le stazioni di servizio della compagnia petrolifera statale, la Pemex o Petròleos de Mèxico, in cui la broda puzzolente costa appena mezzo euro al litro e funziona. Pericolose macchie d’olio sparpagliate in agguato all’entrata di tutti i benzinai sono la regola e puniscono con uno scivolone anche i più sobri, esperti e devoti centauri.

La Pemex è tra le più grandi imprese al mondo ed è il simbolo della nazione e della sovranità messicana però è ormai sull’orlo del fallimento a causa dell’endemica mancanza di fatturato e di utili. Questi denari servirebbero a effettuare nuove e costose esplorazioni delle riserve nelle profondità oceaniche del Golfo del Messico e a regalare un futuro roseo di idrocarburi freschi alle prossime generazioni, ma forse anche no.
I soldi vengono invece prelevati di default ogni anno dal governo con la legge finanziaria che li destina ai capitoli di spesa più interessanti e creativi come gli interessi sul debito pubblico e l’armamento dell’esercito impegnato nella “guerra al narcotraffico”. Non si spendono solo così, evidentemente. Esistono ancora un’austera politica sociale, una timida istruzione pubblica, la ricerca scientifica e una sanità universale al 50%, ma direi che si sta seguendo anche qui l’esempio del “nuovo miracolo italiano” in tutti questi settori vitali: stringere la cinghia, studiare da soli un po’ d’inglese e d’informatica e infine curarsi con rimedi caserecci, anche questi Made in China.

Imagen088.jpgCome ci ha dimostrato il disastro delle piattaforme per l’estrazione dei gas e dei petroli in acque statunitensi, causato dalla compagnia inglese British Petroleum l’estate scorsa, c’è poco da scherzare con le perforazioni in acque profonde e probabilmente Pemex non è in grado di realizzarle da sola, pertanto il Messico potrebbe dire addio al suo oro nero già a partire dal 2020 secondo le stime più gioiose.
Nella foto che ho scelto il patriottismo raggiunge una punta folcloristica e drammatica dato che lo scatto è dell’epoca dei mondiali di calcio sudafricani, un periodo piovoso e sornione in cui le attività del paese, e quindi anche quelle dei benzinai, si sono ridotte a zero durante le poche partite che il Messico ha potuto disputare (non che alla squadra italiana sia andata tanto meglio come sappiamo).

Saltiamo, ma sempre di fiestas patrias parliamo. A Oaxaca (e c’è anche una foto) per tutto l’anno ha funzionato un contatore gigante che segnava ore, minuti e secondi e che s’è azzerato alla mezzanotte del 15 settembre, la data fatidica del grido dell’indipendenza. Quest’anno il partito dominante di regime, quello della “prima repubblica messicana”, il PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale, famoso per la contraddizione nei termini che lo definiscono) ha perso il governo dello stato di Oaxaca per la prima volta.
Immag0167.jpgE così il repressore governatore Ulises Ruiz verrà rilevato da Gabino Cuè (eletto con una coalizione di partiti che va da destra, con il Pan, a sinistra, con il Prd) che, malgrado i suoi trascorsi nel Pri, non è ancora eccessivamente sputtanato e ci si aspetta, quindi, un cambiamento di visione e gestione della cosa pubblica in una delle regioni più povere ma splendide del paese.

Stavo affogando nel mezcal del tipo “minatore” (una bibita simile alla tequila per chi non bazzicasse la zona mesoamericana) quando tra spari e fuochi d’artificio una ventina di persone hanno accompagnato il bestiale governatore Ulisse nel suo ultimo grido ribadendo le consegne del movimento di protesta del 2006-2007, “ya cayò ya cayò, Ulises ya cayò” (Ormai è caduto, già è caduto, Ulisse ormai è caduto). E’ vero ma, purtroppo, è riuscito a cadere in piedi e con la fedina pulita nonostante le numerose condanne per violazione dei diritti umani ricevute da corti e organizzazioni internazionali.
La domanda (quasi) finale è: che senso ha una manifestazione o un atto pubblico in cui partecipano più poliziotti e funzionari del governo che cittadini comuni? Il pomeriggio e la sera del 15 sono stati una sequela di atti siffatti.

Immag0163.jpgPer finire con un tema più idilliaco, ricordo che in questo giro ho riappreso che l’orgoglio degli abitanti di Oaxaca riguarda anche il loro prodotto tipico distillato, il mezcal, al punto che tutti sostengono che la ben più nota tequila è semplicemente una sottocategoria di questo. Infatti l’agave azzurra, la pianta da cui si ricava la tequila, è un tipo particolare di maguey (o anche agave che è il suo nome scientifico) che, invece, dà origine e vita al favoloso mezcal, che è tale sempre e comunque e non importa che tipo di maguey si voglia utilizzare per ottenerlo (LINK culturale). Il verme sul fondo è solo un optional gradito e temuto. Ma l’importante è brindare e sopravvivere alla follia. Fino alla prossima vittoria. Sempre?

Continua…

Mi permetto di consigliare la lettura di Back In Town. Bovisa City Milano, post estivo che ha in qualche modo ispirato e preceduto degnamente questo primo sfogo autunnale su Città del Messico. Ed è sempre periferia…

 

Buonanotte nuvolosa – Poesia per il mio compleanno (oggi)

Buonanotte nuvolosa

Marcito di sonno
m’assordo
d’immagini che fuggono dai binari
son ruote che girano fuori strada
sotto e sopra l’asfalto senza fiato
e si stinge l’anima indolente
macchie
ansia dipinta a terra
strisce di noi.
Sornione e dogmatico sbatto
contro la porta dei sogni
chiusi
come occhi al sole.
Entro in respirazione di coppia
con le pupille aperte accoltellate
dal gemito delle luci al neon.
Un cervello trasandato e sciatto
non sa risolvere problemi
non va
i tuoi, i miei
immobili da sempre
sono dubbi che si odiano a vicenda
ghiacciati come un sorso d’inverno.
Al cuore hanno dato due ergastoli
che in totale fanno cent’anni di guai
quindi batte botte di campana
storto e lento si ribella e pensa
imbratta di lumi e follia
le pareti buie e deserte
nella cella d’isolamento
“la suite”.
Ma nemmeno così
con fantasia
s’aprono spiragli di luna nuova
per lui che vive d’inerzia e riflessi
e sbotta fiotti di dolore al cielo
dalla sua prigione toracica.


di Fabrizio Lorusso (sostengono)

Oggi questa poesia me la dedico, in attesa di una versione in spagnolo che prima o poi farò. Il testo è vecchio ma esce oggi, così sia.

Vita, viaggio e delirio. Vecchie cronache attuali – II

CAMPAGNA ELETTORALE 2006

Continuo con le note del viaggio permanente a Città del Messico. Siamo a 7 giorni dalle elezioni presidenziali più “democratiche” della storia del paese visto che, in pratica, si prevede un pareggio “tecnico” nelle inchieste tra il candidato della sinistra Andres Manuel Lopez Obrador e quello della destra Felipe Calderon. Hanno entrambi circa il 30-35% delle preferenze contro il 25-30% di Roberto Madrazo, candidato del PRI, il partito unico che ha governato per 71 anni il destino dei messicani. Screditare l’avversario spudoratamente e’ la tattica preferita per generare terrore e scompiglio nell’elettorato.

OSTRUZIONE VISIVA PRE-ELETTORALE

La città è invasa in ogni angolo (e vi assicuro che sono tanti) da manifesti e propaganda. Ormai ogni candidato offre di tutto e di più. Sconti, aumenti salariali, istruzione, salute, welfare e tra un po’

macchine di lusso, sicurezza su tutti i fronti e “Più Pilo Pè Tutti”…come direbbe il comico Albanese. Sul palo della luce sotto casa mia ci sono le facce di almeno 8 personaggi sorridenti che si arrampicano fino al punto più alto come sull’albero della cuccagna. Il loro destino sarà quello di rovinare a terra tra pochi giorni per la fine delle ostilità elettorali o, se c’è vento, di finire schiacciati sotto il peso del palo su cui sono appesi dato che più della metà di questi sono pericolanti, inclinati di 30 gradi e oltre oppure tenuti su miracolosamente da cavi d’acciaio che sgorgano da chissà dove.

In questo periodo, mese di giugno, fa un caldo torrido e di sera escono le zanzare a passeggiare dopo la classica ora di pioggia straziante e puntualissima che le rifocilla.

BISOGNA PARLARE DELLA METRO…

Premetto e prometto che in generale la Metro di Città del Messico è un buon mezzo di trasporto che copre distanze immense, è economico, esteso nel suo tracciato e abbastanza rapido…

La città del Messico sotterranea è una delle reti metropolitane e fognarie più lunghe del mondo. Le linee sono “solamente” 12 (due o tre in più nel 2010), ma la distanza tra le fermate e’ spettacolare. A volte puoi leggere un articolo di giornale intero tra due fermate o anche delle poesie abbastanza impegnative.

La quantità di vita brulicante nel sottosuolo è altrettanto impressionante. Nelle stazioni della metro si vende di tutto, dalle forbicine per le unghie all’ultimo DVD di Benigni o Jackie Chan. Il Messico è il terzo paese del mondo per i prodotti pirata e, quindi, la metro è uno dei market place più esclusivi.

AMBULANTI

La mafia dei venditori ambulanti, instancabili pellegrini che passano di vagone in vagone durante almeno 12 ore al giorno, fornisce ai propri “impiegati” dei materiali da vendere a meno di un euro tra cui spiccano i ricettari, le penne e pennarelli, l’incenso, i dischi pirata, i DVD, i quaderni, il codice della strada, la Costituzione politica degli Stati Uniti Messicani, i testi d’esoterismo spicciolo e quanto più d’altro vi possa venire in mente. I preservativi nelle carrozze non li vendono ancora, ecco.

TECNICA

Con la diffusione della tecnologia i metodi di vendita dei CD e dei DVD si sono perfezionati all’estremo: il venditore passa con uno schermo o uno stereo potentissimo da 600 watt e schiaccia PLAY sull’INTROMIX, un file o una canzone fatto da DJ espertissimi che raccoglie 20 secondi di ogni canzone o un riassunto del film o il video musicale. Il trailer insomma.

La parlantina, il tono e le frasi del venditore sono studiate nei dettagli. “Una volta ancora, vi porto alla vendita…” o “Spettabili e stimati usuari…ecco qua il disco compatto…con gli ultimi successi…150 canzoni in formato MP3…” e così via senza pietà per le decine di utenti che dormicchiano appoggiati al vetro con la gocciolina di sudare colante dalla fronte fino a terra. Il tono dello strillone venditore è simile a quello che usano nei supermercati per chiamare col microfono qualche cliente o responsabile di reparto, cioè è insopportabile e ridondante.

I venditori sono obbligati a rispettare certe tempistiche e modalità di vendita per non trovarsi in due o tre nello stesso vagone gridando e facendo sentire spezzoni musicali in contemporanea. Quindi ciascuno aspetta il suo turno per entrare. In definitiva una buona parte degli affari (“las gangas”) nell’acquisto di piccole cose si può realizzare nella metro sapendo, però, che si tratta di alimentare un circolo vizioso o una spirale delinquenziale bella e buona.

GLI INDIPENDENTI

I personaggi più disperati e realmente bisognosi (ma non sempre) sono quelli che chiamo “venditori indipendenti” i quali, sembra, non appartengono a nessuna “organizzazione” e cercano di commercializzare qualche prodotto “casereccio” (come libretti, stoffe, bracciali o dischi) oppure cantano, suonano, fanno (e a volte lo sono) i ciechi o semplicemente mostrano a tutti un certificato medico che dimostra la loro inabilitazione al lavoro. Elemosina insomma.

La prima volta che sono venuto in Messico, nel 2000, c’era un signore che chiedeva soldi alla fermata del metro Barranca del Muerto (“Crepaccio del morto”) e stava fermo in cima ai mille gradini che conducono negli inferi intonando un “por favor, por favor” e facendo vedere la gamba ingessata. 5 anni dopo l’ho ritrovato con la sua inconfondibile cantilena e la gamba sempre rotta col gesso un po’ più logoro e grigio di prima.

 MINACCE

I più minacciosi comunque sono dei ragazzi che entrano a petto nudo nel vagone e, dove c’è un po’ di spazio, gettano dei vetri rotti per terra e uno si sdraia sopra al comodo giaciglio per poi farsi passare sopra dal compagno di merende che lo calpesta e lo schiaccia sul comodo letto di vetri. Ah, se lo spazio non c’è i vetri per terra li lanciano lo stesso coprendo le scarpe degli avvenenti che a quel punto s’allontanano e creano il tanto agognato spazio libero.

Poi costoro passano tra i passeggeri e chiedono la monetina guardandoti in cagnesco.

Altri simpaticoni usano una retorica fatta di minacce implicite del tipo “signori e signore, POTREI STARE PER LA STRADA RUBANDO E ASSALTANDO LA GENTE, però ho deciso che era meglio trovare un metodo più onesto…vi chiedo una moneta che non comprometterà la vostra economia familiare…”. Bien.

Le donne non se la passano al meglio sui vagoni affollati. In generale abbondano i fumi balsamici provocati dai litri di profumo che utilizza il messicano medio per mantenere vive le sue relazioni

pubbliche. Inoltre l’inevitabile promiscuità in certi orari della giornata può scatenare la ricerca maniacale di alcuni gentiluomini che s’appropinquano alle donne per toccarle (“manosearlas”), sfiorarle, sfregarsi e, in definitiva, molestarle sessualmente.

Alcuni vagoni isolati di certe linee diventano, nelle ultime corse verso mezzanotte, un territorio di caccia per alcune categorie che cercano avventure. Per esempio un amico nordamericano, omosessuale, ci ha rivelato delle sue avventure nella metro semivuota dove ha rimorchiato spesso qualcuno per passarci la serata e magari la nottata insieme. Ci ha detto che non è molto comune però che era un modo di fare “amicizie” per alcuni gay della capitale più progressista dell’America Latina (ricordo che dal 2010 le coppie gay possono sposarsi in sede civile mentre prima potevano solo creare una società di convivenza; l’aborto per ragioni legate alle scelte di vita della donna è permesso nel Distrito Federal; c’è un sussidio di disoccupazione e sono stati allargati i servizi ospedalieri per chi non è assicurato; la morte terapeutica è in alcuni casi permessa ma non si parla di eutanasia).

PERIFERIA

Alcune stazioni periferiche ti portano nel mezzo del nulla e soprattutto la sera le uscite al capolinea hanno un fascino postmoderno suburbano che raccomando di evitare se non resistete ai cattivi odori d’olio fritto e tacos di carne, al rumore, ai mendicanti, al buio pesto di certe vie limitrofe, ai cani randagi, agli scarafaggi e all’invadenza degli autobus che raccolgono e smistano per le periferie (ancora più periferiche rispetto al capolinea della metro in cui si fermano) l’orda stanca di quotidiani avventori metropolitani.

Ogni tanto si scoprono delle meraviglie nel sottosuolo. Per esempio il Metro Copilco della linea tre è decoratissimo da murales splendidi e la fermata La Raza ha un sottopassaggio di oltre un chilometro con quadri illustrativi di tipo scientifico e astronomico. Il metro Auditorio ha un’esposizione permanente sulle metropolitane più famose del mondo.

Bene, ciao e continua…Fabrizio Lorusso

Vita, viaggio e delirio. Vecchie cronache attuali – I

Vorrei condividere coi gentili visitatori e lettori di questo blog la versione rivisitata di Vita, viaggio e delirio, diario permanente da Città del Messico, già pubblicato su altri siti ma oggi più splendente e attuale che mai.Partiva così, con l’astio per la situazione pesantissima che il paese stava viendo nel 2005-2006, anno delle elezioni presidenziali in cui Calderon vinse anche grazie a una campagna sporca sui mezzi di comunicazione e a dei probabili brogli elettorali ai danni del candidato oppositore Andres Manuel Lopez Obrador. Fu anche l’anno del risveglio della Otra Campaña dell’EZLN e del Subcomandante Marcos e delle repressioni di Atenco e Oaxaca, tra le altre cose.

Invasioni italiche dal Messico risvegliato dalla spietata campagna presidenziale all’ultimo scandalo e dalla violenza autoritaria dello Stato che certe volte andrebbe scritto con una super minuscola -s anche nei dizionari. Non odio nessuno di solito e durante la vita, ma qui le repressioni e le violenze vengono spesso buttate sotto il divano come le briciole di chi non vuol pulire e perciò qualcosa bisogna pur scrivere.

VITA, VIAGGIO & DELIRIO

In realtà questa mail sarebbe l’inizio di un altro diario di viaggio, ovvero la continuazione delle solite Note sull’America Latina che a tappe hanno invaso le schermate iniziali del sito di Michele, viaggiareliberi.it, e che s’erano concluse a Buenos Aires. Visto che vivo a Città del Messico, non mi considererei più in viaggio se prendessi come riferimento il Messico mentre se il mio punto fisso diventasse di nuovo l’Italia, allora cambierebbe tutto. E preferisco vedermi così: viaggiare stando fermo (come il titolo di un ormai vecchio e celebre album di Jamiroquai “Travelling without moving” il quale era, forse più ispirato  al viaggio causato da stupefacenti ingestioni).

Gli occhi della vergine di Guadalupe, stampati su un cero mezzo consumato dopo una nottata in una spiaggia vergine del Pacifico, mi squadrano di fronte al portatile a 2400 metri d’inquinamento mentre ripulisco i polmoni con una “Romeo y Julieta” a sorpresa, l’acidissima sigaretta cubana. Mi piacerebbe continuare qui come se fossi in viaggio, disegnare cronache dell’assurda quotidianità messicana e vedere che succede a sputarle nella quotidiana assurdità italiana.

¡Y a ver qué onda!

IL TETTO O “AZOTEA”, FORME DI VITA

L’arrivo a febbraio, dopo tre mesi di viaggio, e stato tutto in salita. Fatiche respiratorie e riadattamento digestivo qui in città ma anche voglia di fare e ricostruire. Ho vissuto tre settimane sul tetto del palazzo. I condomini della “Urbe más grande del mundo” (come dicono qui) hanno sempre delle stanze “di servizio” all’ultimissimo piano che erano originariamente riservate alla “muchacha”, la donna delle pulizie, ma che oggi si affittano e s’abitano senza ritegno pur violando la legge.

Non hanno il bagno ma, dato che il nostro appartamento è all’ultimo piano, non è difficile scendere un piano per orinare. La situazione si complica durante la stagione delle piogge (da giugno ad ottobre), cioè quando la discesa al paradiso WC passa da un’obbligata e sgradita doccia gelata nella parte di corridoio che rimane all’aperto prima di consumare l’atto di svuotamento. Ma son dettagli.

Il tetto ha i suoi perché. Sole puntato fisso tutto il giorno. Clima continentale con estremi dai 5 ai 35 gradi in un giorno. E poi i vicini di sventura. Una famiglia col cane che vive in una stanza di 3 metri per 3. E il cane non lo portano mica giù ai giardinetti a fare la pipì. Va beh. Il vicino più vicino è un militare trentenne, un ragazzo simpatico con tutti i modellini di aeroplani sulle mensole. Spero non abbia già ucciso decine di narcotrafficanti e che la sua vita scorra pacifica, ma è un delirio dato che è un soldato. Solo lui ha le chiavi del bagno comune che, per fortuna, io non devo usare visto che posso scendere (comodamente?) nell’appartamento.

IL PETTEGOLEZZO

All’ultimo piano dell’edificio di fronte, sempre in queste stanze sul tetto, vive una procace avventuriera messicana, anche lei con la famiglia, che, nei momenti di solitudine, invita frequentatori e mezzi fidanzati su in stanza per delle sessioni di yoga con dessert. Direte, ma a te che te frega? Mah, poco devo dire. Pur conoscendola di vista, non ero al corrente dei suoi interessanti e frequenti avvicinamenti corporali con svariati fortunati e non me ne curavo nemmeno. Fortuna.

Un giorno è passata lei mentre stavo discorrendo con un custode del palazzo circa le disgrazie calcistiche della locale squadra universitaria dei PUMAS ed è scattata la vena polemica del suddetto che mi ha avvisato di non farmi assolutamente prendere dalla tentazione di conoscerla “meglio”. I suoi motivi: un amico del portinaio, ossia il portiere o più elegantemente “il consierge” (sono quattro i vigilanti notturni che fanno turni da 24 ore consecutive ciascuno e son poagatii 200 euro al mese!) è stato anche lui “invitato” dalla giovane e ha riferito i di lei commenti sui predecessori che non erano certo benevoli e riguardavano dimensioni, prestazioni, condizioni familiari, tipi di rapporti e sputtanamenti clamorosi. L’amico del custode ha quindi temuto il peggio: essere vittima dello stesso trattamento in futuro, quando non la vedrà più.

Perciò il premuroso guardiano mi ha sconsigliato di avvicinarla, se per caso mi fosse passato per la testa. Gli ho risposto che forse le storie sulle persone del palazzo vengono leggerissimamente amplificate da questi passaparola e che magari, visto che è una ragazza sola e libera in un paese piccantemente maschilista, si parla male di lei. Se fosse un ragazzo, nessuno diffonderebbe storie con tanta malizia, vere o false che siano. Scuote la testa e allora smetto di fare il paladino della verità o il falso redentore. Probabilmente il ragazzo vuole solo difenderla da altri pretendenti e s’inventa storie improbabili su di lei. Stai a vede’.

L’AFFITTO

Ogni mese passa Joaquin, soprannominato “giacchino”, il ragioniere galoppino che s’incarica di riscuotere gli affitti. Caratteristiche: se chiama per fissare un orario per la riscossione, non viene. Se chiama per fissare un giorno della settimana (almeno!) per la riscossione, viene due giorni dopo senza preavviso e a qualunque orario. Include le domeniche e le feste natalizie. Se promette di riportare qualche nostra onesta lamentela o notizia al padrone, l’informazione arriverà con almeno due mesi di ritardo e l’emergenza sarà ormai stata risolta da noi con “mezzi propri”.

Ha sempre una piccola scorta di giornaletti sadici che spuntano dall’elegante borsa di pelle consunta. Si tratta dei famosi libretti “vaqueros”, dei fumetti a colori a sfondo sadico-sessuale con le storie più impensate sulla falsa riga della “commedia sexy all’italiana” tanto pubblicizzata e riabilitata “a genere” dai nostri canali commerciali. Una storia che m’era capitata a tiro (anzi, diciamo la verità, l’ho proprio comprata per curiosità) si chiamava “fornicala, o te mato” e c’era un avvoltoio che divorava il fegato di un uomo vestito da Cow Boy che, povero lui, era colpevole del tradimento perpetrato da una donna del “pueblo”. Tanto per far capire. Sono popolarissimi tra alcuni tassisti, quelli con le targhe non in regola, tra i guidatori di autobus urbani detti micros o peseros e, per l’appunto, tra i ragionieri galoppini detti cobradores (in italiano riscossori? Ho dimenticato tutto della mia lingua?).

AUTOBUS: LA VERA CONCORRENZA PERFETTA

Gli autobus di città del Messico sono tanti. Troppi. Ogni venti secondi ne passa uno e per l’utente sembrerebbe una pacchia. Però fanno le gare (a cui partecipano i taxi come piloti indipendenti fuori concorso). Le strade piccole hanno tre-quattro corsie (come fossero la nostrana Autostrada del Sole) e quelle grandi anche 7-8 per senso di marcia. Perciò, in un paese dove la patente si compra al supermercato, la competizione viaria diventa legge. La gara tra i bus crea un darwinismo stradale pericolosissimo ma si giustifica perché molti piloti sono anche proprietari (o ancora peggio affittuari) del mezzo e vogliono superare gli altri per caricare in carrozza più sventurati passeggeri possibile.

In ordine di grandezza ci sono: i filobus o trolleybus, i bus o autobus, i peseros, i micro, le combi, i colectivos e vari ibridi nati dall’accoppiamento selvaggio di questi al semaforo o dalla rottamazione prematura in seguito a incidenti di transito.

Alcuni si specializzano per generi musicali anche. E così si creano curiose categorie miste: la combi metallara, il micro salsero o cumbiancero (da salsa e cumbia, musica tropicale insegna), l’autobus grande rockettaro o il pesero tamarro discotecaro. Non male.

I prezzi si fissano in base ai chilometri di percorrenza che onestamente ciascuno dichiara al conducente una volta che sale su annunciando la sua destinazione e paga cash meglio se con monetine o biglietti di taglio infimo (quello da 20 pesos, un euro, è bene accetto) altrimenti s’incazzano e ti borbottano anatemi in faccia oppure, nei casi più estremi d’antipatia, non ti fanno salire. Spesso vicino al conducente ci sono diverse figure: il “chalán”, che e’ un ragazzino o un amico del conducente che non si può permettere il bus tutto suo e si fa le ossa guardando il capo. Poi a volte c’è la famiglia intera (5 figli in media più moglie e amante) che si sollazza e si gode l’aria fresca della Urbe e gli scorci d’urbanità, per l’appunto, dal finestrino: tutta una vacanza.

La sera alcuni autisti ti ricattano. O paghi circa il doppio della tariffa normale o rimani a piedi alle 11 o 12 di sera in una qualche piazzola abbandonata e piena di rifiuti lasciati lì dopo il maestoso mercato del giorno prima. Chiaramente orde di cani randagi stanno cercando prede e aprendo sacchetti pieni di salsicce e cipolle marce tutt’intorno. Che fare? Tutti pagano, qualcuno protesta ma alla fine si parte. Luci azzurre, rosse o viola, tendine nere chiuse, crocifisso illuminato e via. Non tutti gli autobus sono così ma con un po’ di fortuna e conoscendo le linee e i conducenti giusti, si trovano…

Continua…