Comunero mapuche ucciso dalla polizia: la mappa del conflitto nei territori indigeni

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Foto dal fb di Camilo Tapia

Di Susanna Di Guio

L’omicidio di Camilo Catrillanca

Si ascoltano raffiche di colpi dietro la voce del referente mapuche, nel messaggio che comincia a circolare nel pomeriggio dello scorso mercoledì, 14 novembre, chiedendo di stare all’erta. Il comando Jungla dei Carabineros ha fatto irruzione nella comunità di Temucuicui, nella regione cilena dell’Araucania, sparando e avanzando con agenti a piedi e camionette, mentre due elicotteri sorvolavano la zona. Il motivo ufficiale è il furto dell’auto di tre professoresse della vicina scuola Santa Rosa per mano di quattro persone armate e incappucciate. Un “delitto comune”, come ha dichiarato il vicepresidente Andrés Chadwick alla stampa, “che non ha nulla a che fare con il conflitto mapuche”; eppure per quel furto è stata dispiegata un’azione con diversi mezzi e duecento poliziotti del Comando Jungla, una sezione speciale dei Carabineros addestrata in campi colombiani e statunitensi e implementata in Araucania dalla fine di giugno di quest’anno. Eppure Camilo Catrillanca è stato colpito alla nuca da una pallottola sparata da quei poliziotti, non in un confronto a fuoco ma mentre guidava il suo trattore; con lui c’era un ragazzino di 15 anni, che a sua volta è rimasto ferito.

mapuche 2Il suo corpo è stato portato al centro medico di Ercilla, ma avrebbe avuto bisogno di un ricovero ospedaliero per la gravità della ferita, ed è morto in poche ore. Catrillanca aveva 24 anni, una bambina di sei e un altro figlio in arrivo. Nipote del referente mapuche Juan Catrillanca, è stato attivo nella difesa del proprio popolo e del territorio in cui vive fin da giovanissimo.

Niente di nuovo per la nazione mapuche

Un anno fa, il 25 novembre, in uno scenario molto, troppo simile, moriva Rafael Nahuel con un proiettile alla schiena, nella comunità Pu Lof Lafken Winkul Mapu, dall’altro lato della cordigliera, nella regione di Río Negro, durante un’azione di sgombero in cui sono state ferite altre due persone con armi da fuoco e picchiate famiglie intere, mentre tra gli arrestati c’erano cinque bambini.

Solo qualche mese prima era la volta di Santiago Maldonado, ucciso e fatto sparire nella comunità di Cushamen Pu Lof en Resistencia, attorno al quale si è aperta la breccia dell’attenzione mediatica internazionale. Ma Santiago era un solidale, bianco e argentino. I nomi dei lamien, i fratelli mapuche uccisi dalle forze repressive argentine e cilene, sono molti e molto meno conosciuti, come ad esempio quello di Alex Lemun, Mendoza Collío o Matías Catrileo, ammazzati giovanissimi dalle pallottole della polizia durante diverse occupazione di terre tra il 2002 e il 2009, e rimasti impuniti.

L’uccisione di Camilo Catrillanca è dunque solo l’ultima di una lunga serie di violazioni ai diritti umani del popolo mapuche, e insieme è la prima perpetrata dall’attuale governo, nel quadro del nuovo Piano Impulso Araucanía, promosso per “avanzare nel riconoscimento, valorizzazione e appoggio alla cultura, tradizioni e lingue dei nostri popoli originari”.

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Foto dal fb di Camilo Tapia

Il Piano per la pace in Araucanía, promosso con la polizia militare

L’obiettivo della pace in Araucanía è stato individuato tra i cinque accordi nazionali lanciati da Piñera nel suo discorso di insediamento alla Moneda lo scorso marzo, e si propone di mettere fine al “conflitto mapuche”. Il suo progetto, che prevede finanziamenti e diverse modifiche legislative rivolte al riconoscimento costituzionale e parlamentario delle popolazioni indigene, non ha però finora dato spazio a nessuna istanza di dialogo con i settori che sarebbero coinvolti in tale conflitto, e sembra più strizzare l’occhio alle imprese forestali, che necessitano di territori pacificati per poter continuare a sfruttare le monocolture di pino ed eucalipto nei territori del sud cileno.

Il quadro diventa più chiaro se si aggiunge che il Piano Araucanía viene accompagnato dall’implementazione del Comando Jungla, presentato dal presidente Piñera come una forza speciale dei Carabineros preparata “per combattere contro il terrorismo” in un paese in cui la presenza di atti di terrorismo non è testimoniata né da fatti di cronaca né da decisioni giudiziarie.

Da una parte, ciò che è stato qualificato come terrorismo da diversi governi cileni – e che è sempre servito a giustificare l’utilizzo di misure eccezionali da parte delle forze repressive – si riferisce ai metodi violenti utilizzati in azioni specifiche da alcune organizzazioni e comunità mapuche nel contesto della rivendicazione dei loro territori ancestrali. Dall’altra parte, la progressiva militarizzazione dell’Araucanía, che si è acuita negli ultimi vent’anni, indipendentemente dal governo in carica, si è tradotta nella morte di 19 comuneros dal 2001, in cui i processi penali sono stati ostacolati o i responsabili sono rimasti impuniti.

Atti di solidarietà, mapuche e non solo

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Foto dal fb di Pavel Pavelic

All’inizio di agosto la polizia militare del Comando Jungla ha ferito con armi da fuoco una donna mapuche durante un violento operativo nella comunità di Temucuicui; questa settimana si è assistito al primo omicidio. La chiamata a mobilitarsi il 15 novembre per esigere giustizia ha raggiunto la Wallmapu sui due versanti della cordigliera: in Cile proteste e azioni di sabotaggio si sono sviluppate non solo nella capitale Santiago, con diversi feriti e arrestati, ma anche a Temuco e Concepción, e nelle località di Chiloé, Cañete e Tiruá tra le altre, mentre in Argentina si sono concentrati presidi sotto i consolati cileni in Neuquén, Bariloche, Córdoba e Junín de los Andes oltre che a Buenos Aires. “Accompagniamo la lotta del popolo mapuche” ha dichiarato Nora Cortiñas, referente delle Madres de Plaza de Mayo – Linea fundadora. Diverse organizzazioni per i diritti umani hanno alzato la loro voce, Amnesty International ha definito “indignante e allarmante” la morte di Catrillanca durante un operativo poliziesco; la ONU ha raccomandato indagini esaustive e trasparenti; il Centro de Investigación y Defensa Sur ha pubblicato un comunicato in cui denuncia la responsabilità dello Stato cileno. Anche la Rete Internazionale in Difesa del popolo Mapuche si è manifestata dall’Europa.

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Foto dal fb di Camilo Tapia

Sabato 17, al funerale di Camilo Catrillanca hanno partecipato oltre tremila persone; anche per lui comincia la lunga battaglia per la verità e la giustizia, che accompagna da 500 anni l’instancabile lotta per la terra e l’autonomia mapuche.

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