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La lotta per l’aborto legale in Argentina raggiunge l’Uruguay con la proiezione del documentario “Que sea ley”

Le testimonianze delle donne che hanno abortito in clandestinità si incontrano con la forza della marea verde in questo film di Juan Solanas

di Stephanie Demirdjian (da La Diaria, 19/08/2019)

traduzione di Lorenzo Tore

La Campagna Nazionale per il Diritto all’Aborto Legale, Sicuro e Gratuito, a marzo dello scorso hanno ha presentato, per la settima volta, una proposta di legge per depenalizzare l’interruzione volontaria della gravidanza in Argentina. Le procedure fomali sono state le stesse delle altre volte e la situazione urgente come sempre: si stima che nel paese si pratichino intorno ai 500.000 aborti clandestini ogni anno, e che 60.000 donne vengano ospedalizzate per complicazioni derivate dall’intervento, o muoiano direttamente. Questa volta, nonostante tutto, il contesto era differente. La presentazione dell’iniziativa ha scatenato, come mai prima d’ora, la mobilizzazione di migliaia di donne di ogni provenienza o età, che si sono riversate nelle piazze e nelle strade di tutto il Paese, esigendo il diritto a decidere sui propri corpi, tra canti e percussioni, pugni in alto, abbracci e glitter. Los pañuelos verdes – oggi emblema della lotta delle donne argentine e simbolo del femminismo latinoamericano – hanno iniziato a moltiplicarsi. Continua a leggere

Guatemala: Il governo dichiara lo “stato d’assedio” in sei province e ventidue municipi

La mina Fenix, El Estor, Guatemala – fotographía de James Rodríguez

di Simone Scaffidi (da Repubblica)

Cittá del Guatemala – All’indomani delle elezioni che hanno visto trionfare ancora una volta l’estrema destra conservatrice e dell’ennesimo grave scandalo politico di corruzione, che ha portato alla detenzione della pluricandidata presidenziale Sandra Torres, il presidente uscente Jimmy Morales ha dichiarato lo “stato di assedio” in sei province e ventidue municipi delle regioni nord-orientali del Paese. Il 7 settembre scorso il Congresso ha ratificato il decreto avvallando le restrizioni dei diritti costituzionali e dando il suo benestare allo “stato di eccezione”. Ma cosa implica lo “stato di assedio” e cosa ha spinto il presidente della Repubblica e il Congresso a promuovere un’azione politica e militare tanto aggressiva? Continua a leggere

Guatemala, attiviste e attivisti per i diritti umani sotto attacco

Elaborazione grafica: Manuela Cencetti

di Simone Scaffidi (da Repubblica.it)

Cittá del Guatemala. La copertura internazionale delle notizie relative all’America Centrale é storicamente molto limitata e negli ultimi anni sembra concentrarsi sull’esperienza migratoria – quando questa é relazionata con le politiche protezionistiche statunitensi – e sulla spettacolarizzazione del narcotraffico e dei suoi protagonisti. Il racconto del Guatemala in questo contesto quasi scompare e ritorna a galla solamente nel periodo delle elezioni, oppure quando un comico televisivo, Jimmy Morales, diventa presidente della Repubblica. Continua a leggere

Galleria

Guatemala, da vent’anni i figli e le figlie dei desaparecidos esigono memoria e giustizia nella “Giornata dell’Esercito”

Questa galleria contiene 12 immagini.

di Simone Scaffidi (da Repubblica.it) Cittá del Guatemala – Per 36 anni, dal 1960 al 1996, le popolazioni che abitano il territorio dello stato guatemalteco hanno dovuto subire l’arroganza e la violenza dei militari. L’esercito si è reso protagonista della … Continua a leggere

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Honduras, I mandanti dell’assassinio dell’attivista Berta Cáceres restano impuniti

di Simone Scaffidi  da Repubblica.it

Morire per delle idee. Nella notte tra il 2 e il 3 marzo 2016, due uomini armati hanno fatto irruzione nella casa dell’attivista honduregna Berta Cáceres, assassinandola. In prima battuta, gli inquirenti hanno attribuito l’omicidio a presunti ladri, in un secondo momento è stata avanzata l’ipotesi del «delitto passionale», ma a chi ha la sensibilità e la pazienza di non credere alle versioni fornite dal Potere, è stato chiaro fin da subito che Berta è stata ammazzata per rubarle la dignità e le idee, non le «cose» che aveva in casa. Fondatrice del Copinh – Consejo Cívico Popular e Indígena de Honduras, assieme alle sue compagne e alle comunità locali, Berta si era opposta alla costruzione della Centrale Idroelettrica Agua Zarca, promossa dall’azienda Desa. Per questa ragione è stata ripetutamente minacciata – di morte e di stupro – intimidita e alla fine assassinata. Berta, grazie al suo impegno, era diventata negli anni un punto di riferimento per tutte le organizzazioni latinoamericane che si occupano di diritti umani e portano avanti una lotta trasversale contro lo sfruttamento dei territori e le discriminazioni di genere e di etnia. Continua a leggere

Battisti: Evo Morales si è comportato come lo zerbino del fascismo italiano e brasiliano

Oltre ad altre illegalità, il presidente ha calpestato la legge sulla concessione dell’asilo politico che lui stesso aveva regolamentato

evo y bolsonaro

Alla luce delle novità sul Caso Battisti vi proponiamo la traduzione in italiano di un articolo di Laura Capriglione, apparso sul sito brasiliano Jornalistas Livres. Ci sembra interessante perché, fuori dalla retorica istituzionale e mediatica a 360 gradi (da Matteo Salvini a Laura Boldrini) che sta facendo a gara nel massacro mediatico dell’ex militante dei PAC, e fuori dalle importantissime poche voci isolate che ne denunciano la persecuzione politica, mette in evidenza elementi importanti sulla putrefazione etica e politica della sinistra latinoamericana o per lo meno di una delle sue varianti più emblematiche, che per anni è stato presa a modello in tutto il mondo, Italia compresa: il governo del presidente boliviano Evo Morales.

Evo Morales ha consegnato Cesare Battisti come un trofeo per l’estrema destra italiana e brasiliana, rappresentate da Matteo Salvini, vice-premier italiano, e Jair Bolsonaro, fingendo di non sapere nulla della richiesta di asilo che il militante e scrittore aveva fatto per essere riconosciuto come rifugiato politico il 18 dicembre scorso, e che il Ministro degli Esteri boliviano aveva timbrato come “ricevuta” alle 12:35 del 21 di dicembre. Continua a leggere

Ortica

di Silvia Verdino

Ed eccomi qui, come ogni martedì pomeriggio, davanti alla grande porta blu metallica. Quasi istintivamente il mio sguardo scivola sui metri di muro e filo spinato per cercare poi velocemente, quasi annaspando, l’azzurro del cielo, le nuvole, il sole. Faccio un respiro e le mie nocche battono con forza contro la porta, facendola risuonare e vibrare all’interno. Si apre. Ormai i nostri visi sono conosciuti e per superare quel primo livello non ci chiedono più di mostrare le carte, basta un cenno.

Salgo i tre scalini di pietra e ad attendermi c’è una delle solite donne dure, arroganti, con gli anfibi e il cappellino rigorosamente neri. Ognuna di loro ha differenti modalità di approcciare il mio corpo.  Alcune mi accompagnano silenziose in uno stanzino, altre invece si avvicinano di fretta, senza curarsi troppo del mio imbarazzo. Le loro mani scorrono rapide sulle mie spalle, dentro il reggiseno, sulla pancia, la schiena e le cosce. Nulla di sospetto. Attendo che anche Simone venga perquisito per superare il livello successivo.

Si apre anche la porta a sbarre, ci sediamo sugli scalini di legno e attendiamo. Ogni volta che il portone bianco, l’ultimo, quello che separa noi da loro – presidiato da due guardie impegnate a seguire l’ennesima puntata della telenovela pomeridiana – si apre sul cortile interno, corriamo a sbirciare per vedere se dall’altra parte scorgiamo qualche volto a noi noto.  Dall’altoparlante esce una voce squillante che rimbomba nel patio e richiama i diretti interessati al curso de maltrato familiar. Tutti i martedì, quando sento queste quattro parole, mi irrigidisco e penso invece a quanto è stato complesso e coinvolgente decidere, assieme a tutti i partecipanti al laboratorio, che nome dare allo spazio che stavamo creando: Género, Masculinidades y Relaciones de Poder entre los Sexos. Nome che, a quanto pare, la guardia che fa uscire la sua voce dall’altoparlante trova troppo complicato e preferisce riassumere e riadattare, in modo del tutto personale, con maltrattamenti in famiglia.    Continua a leggere

Misure e ritmi meridiani

di Giuseppe Pagani (CarmillaOnLine)

Lasciandosi alle spalle Europa ed Atlantico e mettendo piede in America Latina ci si rende presto conto che a cambiare non è solo il continente, ma soprattutto la visione spazio-temporale della realtà. Come insegnano i grandi pensatori del passato il tempo e lo spazio sono concetti relativi, cosa più che mai evidente nella parte centro-meridionale delle Americhe. Queste poche righe a riguardo seguiranno il volere di Nietzsche, che non amava la produzione intenzionale e deliberata, ma piuttosto i pensieri sparsi (e inconcludenti?) che vanno a formare spontaneamente, quasi inavvertitamente, un testo scritto. Impossibile sarà non generalizzare, dal momento che conosco ancora poco di queste terre e considerando che esistono differenze significative fra aree urbane e rurali, fra centro e sud America, fra paesi più o meno occidentalizzati, fra costa, sierra e foresta amazzonica. D’altra parte però sono calzanti le parole di Che Guevara, secondo cui i popoli che vanno dal Messico allo stretto di Magallanes costituiscono una sola raza mestiza con evidenti similitudini etnografiche.

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