Storia di oaxaca: aggiornamento dicembre 2006 e inizio 2007

Flickr image

Liberazione di detenuti e ritiro parziale della polizia federale a Oaxaca, Messico

Dopo oltre un mese e mezzo di occupazione del centro storico di Oaxaca, sabato 16 dicembre 2006 è avvenuto il ritiro parziale di circa la metà dei 4000 effettivi della (PFP) Polizia Federale Preventiva inviati da Città del Messico per cercare di “ristabilire l’ordine e la legalità” nel noto centro turistico. Inoltre, sono stati rilasciati dal carcere di Nayarit 43 dei 141 detenuti che erano stati arrestati e, in seguito, deportati nel nord del paese durante gli scontri violenti tra i manifestanti della APPO (Asamblea Popular de los Pueblos de Oaxaca) e la PFP il 25 novembre scorso. Le cauzioni per la liberazione dei detenuti oscillano tra i 3000 e i 150.000 euro e sono state coperte, in questo caso, dal Governo dello Stato di Oaxaca. Sostiene il leader sindacale Enrique Rueda che “la liberazione dei compagni catturati è avvenuta attraverso una negoziazione politica visto che il regolare processo giuridico avrebbe preso dei mesi”.

Nonostante questi segnali di distensione e il parziale ritorno alla normalità della vita nel capoluogo, continuano ad arrivare denunce che mantengono in stato d’allerta le associazioni per la difesa dei diritti umani. Domenica 17 c’è stata la manifestazione delle donne di Oaxaca ed anche un atto pubblico d’accoglimento dei primi detenuti che ritornavano alle proprie case. La APPO ha convocato una nuova mobilitazione pacifica per la giornata di venerdì 22 dicembre. E’ prevista una marcia dei membri della Assemblea Popolare che sono stati picchiati e perseguitati per rendere pubbliche le violazioni che hanno caratterizzato l’operazione repressiva e le provocazioni della polizia a partire dalla sua incursione il 29 ottobre fino agli ultimi scontri di novembre.

A questo proposito abbiamo raccolto la preziosa testimonianza del oaxaqueño Artemio Martinez, membro del Comitè Cerezo Oaxaca, organizzazione che lotta per la liberazione dei fratelli Cerezo e i diritti dei detenuti in generale (http://www.comitecerezo.org/ ), e volontario della LIMEDDH (Liga Mexicana para la Defensa de los Derechos Humanos). Dopo l’arresto di uno dei portavoce più conosciuti della APPO, Flavio Sosa, lo scorso 4 dicembre i governi locale e federale hanno dichiarato la fine del movimento mentre “questo si considera formato dalle basi e privo di una leadership e gerarchia definite anche se si riconosce il ruolo importante dei portavoce come Sosa e Florentino Lopez per intavolare negoziazioni e rapportarsi ai mezzi di comunicazione. Inoltre è molto complicato il controllo di associazioni eterogenee e di una militanza così numerosa e a questo scopo è stato celebrato il Congresso Costituente dell’Assemblea il mese scorso”.

Flickr imageAlle accuse provenienti da più parti che insinuano una strumentalizzazione del movimento da parte dei partiti politici, specialmente del PRD dell’ex-candidato presidenziale Lopez Obrador, Artemio ribatte specificando che la APPO “è una unione includente in cui uno dei partecipanti è il PRD o parti di questo partito così come lo sono i professori, le donne, i movimenti indigeni e gli studenti; la protesta propone un governo popolare, è anti repressiva e contraria alle affiliazioni e interessi di partito”. Infatti, la riforma profonda dello stato passa dalla “sparizione dei poteri esistenti, la destituzione del governatore e il riconoscimento dei diritti democratici delle comunità, incluso il sistema di usi e costumi che già funziona nella maggior parte dei Comuni”.

Intanto continua la vessazione di categorie specifiche, organizzazioni della APPO e volontari. Esempio eclatante è l’ordine di arresto contro Jessica Maya responsabile della Lega Messicana Diritti Umani a Oaxaca per “l’occupazione del canale numero 9 della TV locale mentre costei si trovava là come intermediaria per la liberazione delle persone detenute in quella operazione; addirittura appare in una foto scattata tendenziosamente quando, secondo l’accusa, capeggiava l’azione illegale”. In questo modo ha operato la propaganda televisiva e governativa che ha definito i detenuti del 25 novembre come “altamente pericolosi” per poterli internare nel settentrionale stato di Nayarit, lontano dai propri familiari “nonostante non ci siano delitti federali imputabili né atti di delinquenza comune che giustificano il trasferimento”.

Continua Artemio sostenendo che “oltre alle misure di provocazione diretta con infiltrazioni nelle manifestazioni e lancio preventivo di lacrimogeni, si è proceduto, come ad Atenco il maggio scorso, alla perquisizione sistematica di case con la violenza, ai pestaggi, alle catture con invenzione di accuse e minacce fisiche e psicologiche dirette a familiari e integranti del movimento”. Dopo gli scontri del 25 novembre, la polizia è autorizzata a portare armi e fare rastrellamenti giornalieri. Si entra in case private e negozi per eseguire ordini di cattura fittizi contro chiunque sia stato identificato come integrante della APPO o semplicemente contro persone sospette o presunti attivisti.

Flickr imageIl conflitto, che dura ormai da più di sette mesi e che era cominciato come una protesta sindacale dei docenti, s’è esteso ai gruppi della società civile che hanno creato la APPO come risposta all’onda repressiva che il governatore dello Stato, Ulises Ruiz, ha scatenato contro il movimento pacifico dei professori. Alle domande strettamente sindacali si sono quindi aggiunte delle richieste politiche come la riforma costituzionale dello Stato, la destituzione del governatore e la democratizzazione di istituzioni obsolete che, dopo 77 anni di governo di un solo partito, il PRI, non sono assolutamente in grado di canalizzare il malcontento.

Anche su: http://americalatina.blogosfere.it/2007/05/storia-del-conflitto-in-oaxaca-2-parte.html

DI FABRIZIO LORUSSO, MEXICO DF

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...