STORIA DI OAXACA: DA MAGGIO 2006 al 25 NOVEMBRE 2006 (Seconda Parte)

Flickr imageLUGLIO AGOSTO

Il 2 luglio si vota e dopo qualche giorno inizia a Città del Messico la rivolta di Lopez Obrador (del PRD, Partido Revolucion Democratica, più o meno di sinistra) per far ricontare i voti uno per uno e dare certezza alle elezioni che Calderon (del PAN, Partido Accion National, di destra) ha vinto con un margine di soli 240mila voti su 42 MILIONI e dopo una campagna sporca dei mezzi di comunicazione (TV azteca e TeleVisa, scaricatevi su e-mule o google video il documentario o estratti di Canal seis de julio: “Teledictadura” oppure “Aventuras en Foxilandia”, per favore ! ).

A OAXACA, vengono occupate alcune radio e TV dai professori che iniziano a discutere il ritorno a lezione in attesa di qualche notizia dal governo centrale. Nel DF e in internet si inizia a sentire Radio Planton con la diretta di tutti gli avvenimenti di Oaxaca.

IMPLICAZIONI NAZIONALI DEL CONFLITTO

1 – Il PAN avrà bisogno del PRI per avere la maggioranza parlamentare che appoggerà il futuro governo nazionale messicano dal 1 dicembre. Ulises Ruiz, gobernador de Oaxaca è del PRI. Calderon, presidente spurio, come lo chiamano qui, è del PAN. Viene logica un’alleanza per calmare il conflitto e non destituire il governatore in cambio di posti di rilievo nel futuro governo e di un appoggio politico reciproco.

2 – La destituzione del governatore di Oaxaca da parte di un movimento popolare aprirebbe la strada a vie rivoluzionarie da parte del candidato sconfitto della sinistra Lopez Obrador che potrebbe fare la stessa cosa per ottenere lui la presidenza a livello nazionale. Era realmente improbabile ma così dicevano quelli che s’opponevano al movimento di Oaxaca quest’estate…

LA RICHIESTA DI “DESAPARICION DE PODERES”

Allora, risulta che l’uscita del governatore, salvo sua rinuncia, può essere decretata solo dal Senato dopo un’analisi della situazione dello Stato e dopo che questa camera abbia deliberato che non ci sono le condizioni di governabilità, insomma che è stato perso il controllo e che quindi si fanno scomparire tutti i poteri del governatore. Questo processo di analisi e decisione inizia in settembre, quasi al quarto mese di occupazione delle piazze e vie del centro e dopo che la stampa e la TV hanno aperto una campagna di terrore e intimidazione contro i manifestanti.

Il Senato dice che Oaxaca è governabile e non destituisce il governatore. La realtà è diversa ma nessuno lo saprà. La TV inizia a mostrare gli “atti violenti” che la APPO commette, le strade sporche, le barricate e comincia la campagna per spingere mediaticamente il governo centrale a una risoluzione con “mano firme” e invio della polizia federale preventiva (PFP) contro i ribelli.

PARAMILITARI E REPRESSIONE

Mentre le negoziazioni proseguivano senza risultati concreti, ecco che gruppi paramilitari, priisti, sbirri del governo e pistoleros sono entrati nella dinamica del conflitto per generare pressioni, vittime nella APPO (tra morti e desaparecidos), infiltrazioni nelle manifestazioni e scontri armati. Questa ha iniziato a rinforzare barricate nella città e preparare difese. Non dico che non ci siano attori violenti nella APPO o gruppi radicali. Però sostengo anche che i 15 o 16 morti, i circa 140 incarcerati (presos politicos) e i 40 scomparsi che fino ad ora ha causato il conflitto sono tutti inequivocabilmente di un bando solo: dei manifestanti. Punto e a capo.

Flickr imageOTTOBRE 2006

Quando la APPO si apprestava, dopo una grande marcia-carovana di 500 km a piedi di militanti e simpatizzanti attraverso tutte le regioni da Oaxaca alla capitale del Messico, a installarsi nel centro di Città del Messico, vengono feriti alcuni suoi integranti da spari provenienti dagli uffici del Ministero dell’Interno in pieno giorno. Continuano spari e attentati notturni contro le barricate e gli accampamenti dei manifestanti a Oaxaca.

29 OTTOBRE: INGRESSO DELLA POLIZIA FEDERALE PREVENIVA IN CITTA’

In seguito alla uccisione di un maestro e di un giornalista americano (Bradley Will) in una sparatoria tra membri del PRI e della APPO, si crea la scusante per l’entrata della PFP, polizia mandata dal DF e integrata anche da militari, per liberare l’accampamento nel zocalo di Oaxaca con la violenza. Due morti negli scontri. La APPO ripiega nel campus della Università Autonoma Benito Juarez. Altri scontri e “vittoria” (di Pirro) della APPO presso l’università, zona in cui la polizia non riesce a penetrare.

NOVEMBRE

Manifestazioni, conferenze e marce pacifiche sono state organizzate nella città di Oaxaca ogni fine settimana tra provocazioni, gas lacrimogeni e pietre gettate dai tetti delle case e dai poliziotti installati permanentemente nel centro urbano.

La APPO ha promosso un congresso costitutivo per proporre le riforme costituzionali nello Stato, la destituzione del governatore Ruiz, l’uscita della PFP dalla città, la liberazione dei prigionieri politici e la democratizzazione delle istituzioni. Il PRD e Lopez Obrador hanno appoggiato timidamente il movimento solo in alcuni momenti cogliendo l’opportunità quando gli faceva comodo. In caso di nuove elezioni a Oaxaca, sarebbe il partito favorito per la vittoria.

Il Subcomandante Marcos e l’EZLN, insieme ad altre organizzazioni indipendenti, hanno promosso in Chiapas e altri stati il blocco di strade e manifestazioni pacifiche in favore dle movimento di Oaxaca e dell’uscita della polizia federale dalla regione. Continuano a Oaxaca le manifestazioni di gruppi sociali vari, donne, indigeni e associazioni. Le marce sono quasi sempre infestate da Gas Lacrimogeni mischiati con pepe e peperoncino urticante.

25 NOVEMBRE: l’ennesima manifestazione della APPO, che questa volta si proponeva di accerchiare per 48 ore il zocalo di Oaxaca, viene dispersa violentemente dalla polizia che riguadagna tutte le zone del centro al controllo statale e, ancora oggi, le mantiene sotto controllo permanente. Scontri per più di 5 ore. 141 detenuti, tra donne, ragazzi e anziani. Si denunciano abusi e torture sui detenuti. Per tenerli lontani dai familiari sono stati traslatati in blocco a Nayarit nel nord del paese, dopo essere stati giudicati altamente pericolosi. Attualmente c’e’ un accampamento fuori dal carcere a Nayarit dove i familiari cercano di assistere i loro cari.

Da questa data la polizia è autorizzata a portare armi e fare rastrellamenti giornalieri. Si violano case private e negozi per eseguire ordini di cattura fittizi contro chiunque sia stato identificato come integrante della APPO o semplicemente contro persone sospette o presunti attivisti. Tutti sono a rischio, compresi i membri di associazioni di diritti umani che cercano a stento di comunicare i familiari coi carcerati. Dopo che Calderon è asceso alla Presidenza della Repubblica Messicana il 1 dicembre, alcuni leader della APPO (in particolare il noto Flavio Sosa) sono venuti a negoziare con il nuovo governo nella capitale ma sono stati arrestati e sono attualmente in prigione.

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