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Ma alla fine, perché i venezuelani hanno detto NO ? (versione schematica)

 19/12/2007  Di: 

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Ma alla fine, perché i venezuelani hanno detto NO ?
I motivi della bocciatura della riforma costituzionale proposta dal Presidente Hugo Chávez e le prospettive del “Socialismo del Secolo XXI”
Già molto s’è discusso in questi ultimi giorni del voto del 2 dicembre scorso con il quale il 51% dei venezuelani ha detto NO alle modifiche di 69 articoli della Costituzione, in vigore dal 1999, proposte dal Presidente della Repubblica (Bolivariana) Hugo Chavez e dal Parlamento. La riforma voleva stabilire le basi formali del “Socialismo del secolo XXI”, progetto promosso da Chavez come novità anche se simile, per certi versi, alle forme di governo dirigista basato sull’estensione del welfare e il nazionalismo degli anni 30 e 40 in America Latina. Da una parte si promuovevano la massima estensione del sistema di sicurezza sociale, il sistema decisionale del cosiddetto “poder popular” e l’orario di lavoro di sei ore, dall’altra si volevano restringere alcuni diritti civili ed ampliare drammaticamente le facoltà e la durata del potere presidenziale.
Nonostante il voto popolare negativo, il Presidente ha affermato di voler continuare sulla strada delle riforme, dato che, fino al luglio prossimo, dispone ancora dei poteri speciali per emettere decreti legge fast track. Questa facoltà gli era stata concessa per 18 mesi da un Parlamento dominato dal PSUV (Partido Socialista Unico de Venezuela), l’entità politica voluta dal Presidente in cui sono confluiti tutti i partiti che lo sostenevano tranne Podemos (Por la Democracia Social), Patria Para Todos e i comunisti che hanno optato per l’appoggio esterno.
Credo sia utile tracciare un bilancio a freddo e definire i motivi del NO, ora che i risultati sono già stati ufficializzati, in parte discussi e, soprattutto, interiorizzati dall’opinione pubblica e dallo stesso Chavez che li ha accettati democraticamente, anche in seguito alle pressioni esercitate dagli alti ranghi dell’esercito e alcuni ministri presenti insieme a lui nel quartier generale di Tiuna la notte del 2 dicembre.
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Il SI nel referendum ha ottenuto circa 3 milioni di voti in meno rispetto a quanto aveva totalizzato Chavez nelle presidenziali del 2006 mentre il NO ha più o meno rispettato i valori che l’opposizione aveva ottenuto nelle medesime elezioni. Questo significa, grosso modo, che l’opposizione s’è mantenuta e, invece, i sostenitori del Presidente si sono divisi e hanno optato per l’astensione. Hanno giocato contro le aspettative di approvazione del referendum diversi fattori:

  • la rottura del fronte di appoggio a Chavez da parte del partito Podemos e il ruolo del suo leader, il generale Raul Baduel, ex Ministro della Difesa e collaboratore del Presidente fino al luglio scorso, che hanno fatto campagna per il NO;
  • l’atteggiamento poco favorevole a Chavez dei militari che hanno decisamente difeso il risultato elettorale nelle prime fasi dello scrutinio e, in generale, hanno subito l’influenza di Baudel;
  • le critiche ricevute dal Governo da parte della ex moglie di Hugo Chavez, Marisabel Rodriguez, che ha rilasciato una lunga ed aspra intervista al canale oppositore Globovision, oltre ad alcuni giornali, proprio una settimana prima delle consultazioni;
  • la riapparizione per le strade di un forte movimento studentesco che, per quanto sia stato accusato da Chavez di fare il gioco dell’impero statunitense e di essere un movimento borghese di figli di papà, ha comunque riaffermato la sua identità in senso democratico, essendo composto soprattutto dal movimento nato nelle scuole pubbliche e non solo dalle scuole private e cattoliche come nel maggio scorso;
  • una certa delusione di parte dell’opinione pubblica in seguito alla decisione di Chavez di non rinnovare la concessione al canale TV oppositore RCTV il maggio scorso;
  • il meccanismo per giungere alla proposta di riforma costituzionale non è stato sufficientemente trasparente e condiviso con la popolazione. Non v’è stata una partecipazione reale delle basi secondo quanto prevede il modello bolivariano di democrazia dal basso né s’è dato il tempo per metabolizzare e discutere adeguatamente la proposta;
  • anche l’economia ha avuto un ruolo importante dato che, secondo alcuni analisti, la carenza nell’offerta di prodotti essenziali, sperimentata quotidianamente dalla gente, unita all’aumento dei prezzi (l’inflazione di novembre al 4,4%, la più alta dal 2003) hanno scoraggiato un voto che era percepito anche come d’approvazione all’operato globale del Governo;
  • la disputa di Chavez, il 10 novembre scorso, con il Re di Spagna Juan Carlos durante il vertice Iberoamericano in Cile ha avuto probabilmente effetti contrastanti e ha radicalizzato l’opinione pubblica tanto in favore come contro il Presidente .
  • la campagna negativa di stampa e TV delle associazioni cattoliche e imprenditoriali ha avuto un peso non indifferente

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Con il voto nel referendum i venezuelani, in particolare i chavisti, hanno voluto dare due segnali alla presidenza: da una parte non desiderano istituzionalizzare e quindi cristallizzare un processo di cambiamento che s’era affermato grazie alla partecipazione popolare e alle decisioni condivise e flessibili, dall’altra non pretendono di essere mantenuti e, attraverso sussidi e burocratizzazione, venire controllati da uno stato paternalista quanto di avere le opportunità di creare lavoro degno e giustizia sociale effettiva, elementi che mancano in tutta l’America Latina e che vengono costantemente ridimensionati nel resto del mondo in questa fase storica di crisi dello “Stato del benessere”. Starà in primis al Presidente, al Governo e al Parlamento interpretare correttamente la volontà dei cittadini venezuelani e proporre alternative plausibili per riformare il sistema politico e stimolare l’economia con equità.
Link alternativi all’articolo:
http://lombardia.indymedia.org/?q=node/2738
http://www.socialpress.it/article.php3?id_article=1971

Di:  In Categoria: America Latina, Ricerca

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