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La bocciatura della riforma costituzionale del Presidente Hugo Chávez e le prospettive del “Socialismo del Secolo XXI” (versione analitica)

 24/12/2007  Di: 
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Già molto s’è discusso in questi ultimi giorni del voto del 2 dicembre scorso con il quale il 51% dei venezuelani ha detto NO alle modifiche di 69 articoli della Costituzione, in vigore dal 1999, proposte dal Presidente della Repubblica (Bolivariana) Hugo Chavez e dal Parlamento. La riforma voleva stabilire le basi formali del “Socialismo del secolo XXI”, progetto promosso da Chavez come novità anche se simile, per certi versi, alle forme di governo dirigista e statalista degli anni 30 e 40 in America Latina. Da una parte si promuovevano la massima estensione del sistema di sicurezza sociale, il sistema decisionale del cosiddetto “poder popular” e l’orario di lavoro di sei ore, dall’altra si volevano restringere alcuni diritti civili ed ampliare drammaticamente le facoltà e la durata del potere presidenziale.
Nonostante il voto popolare negativo, il Presidente ha affermato di voler continuare sulla strada delle riforme, dato che, fino al luglio prossimo, dispone ancora dei poteri speciali per emettere decreti legge fast track. Questa facoltà gli era stata concessa per 18 mesi da un Parlamento dominato dal PSUV (Partido Socialista Unico de Venezuela), l’entità politica voluta dal Presidente in cui sono confluiti tutti i partiti che lo sostenevano tranne Podemos (Por la Democracia Social), Patria Para Todos e i comunisti che hanno optato per l’appoggio esterno.
Credo sia utile tracciare un bilancio a freddo e definire i motivi del NO, ora che i risultati sono già stati ufficializzati, in parte discussi e, soprattutto, interiorizzati dall’opinione pubblica e dallo stesso Chavez che li ha accettati democraticamente, anche in seguito alle pressioni esercitate dagli alti ranghi dell’esercito e alcuni ministri presenti insieme a lui nel quartier generale di Tiuna la notte del 2 dicembre .
Il SI nel referendum ha ottenuto circa 3 milioni di voti in meno rispetto a quanto aveva totalizzato Chavez nelle presidenziali del 2006 mentre il NO ha più o meno rispettato i valori che l’opposizione aveva ottenuto nelle medesime elezioni. Questo significa, grosso modo, che l’opposizione s’è mantenuta e, invece, i sostenitori del Presidente si sono divisi e hanno optato per l’astensione. Diversi fattori hanno giocato contro l’approvazione del referendum, attesa dai vertici politici venezuelani come un dato scontato fino a qualche mese fa, ma che, dopo la presentazione all’opinione pubblica del lavoro portato a termine dalla commissione per le riforme costituzionali e degli articoli che lo stesso Parlamento aveva aggiunto alla proposta di modifica, è stata sempre più in bilico fino alla bocciatura finale sancita da solo 169mila voti di differenza.
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La rottura del fronte di appoggio a Chavez da parte del partito Podemos e il ruolo del suo leader, il generale Raul Baduel, ex Ministro della Difesa e collaboratore del Presidente fino al luglio scorso, è stato determinante visto che hanno fatto campagna in favore del NO. Il gennaio scorso Podemos cominciò a prendere le distanze dal Presidente e dal Governo, che appoggiava comunque in parlamento, dal momento che volle evitare la sua dissoluzione e fusione nell’entità politica unitaria proposta da Chavez, il Partito Socialista Unico del Venezuela. In seguito, durante la discussione della riforma costituzionale in Parlamento nei mesi di settembre e ottobre, 7 deputati di Podemos votarono contro gli articoli che estendevano fortemente le facoltà del capo dello Stato e presentarono un ricorso alla Corte Suprema di Giustizia che, tra mille polemiche, lo scartò. Infine, il Generale Raul Braudel, ex Ministro della difesa e amico strettissimo di Hugo Chavez, aveva cominciato a dissentire e si era ritirato dalla vita politica attiva nel luglio 2007 ma, sorprendendo il mondo politico e l’opinione pubblica, è riapparso il 5 novembre in una conferenza stampa per convocare al NO contro la riforma.
Un altro elemento da non scartare è l’atteggiamento poco favorevole a Chavez dei comandi militari che hanno decisamente difeso il risultato elettorale nelle prime fasi dello scrutinio e, in generale, hanno subito l’influenza esercitata da Raul Baudel. Ci sono testimonianze circa la tensione che, la notte del 2 dicembre, aleggiava nel quartier generale di Tiura tra il Presidente, che accusava i suoi collaboratori di negligenza per l’insuccesso imminente e proponeva di attendere alcuni giorni per verificare pienamente i risultati prima di comunicarli alla popolazione, e i quattro generali integranti delle forze militari che, invece, raccomandavano al Presidente di mantenersi tranquillo e prudente visto che né le forze dell’ordine né la stessa popolazione avrebbero resistito ad altri giorni d’incertezza, scontri, repressione e mobilitazioni.
Le critiche ricevute dal Governo da parte della ex moglie di Hugo Chavez, Marisabel Rodriguez, la quale ha rilasciato una lunga ed aspra intervista al canale oppositore Globovision, oltre ad alcuni giornali, è stato un altro duro colpo inferto al progetto costituzionale proprio una settimana prima delle consultazioni. La signora Marisabel è stata deputata nella precedente Assemblea Costituente del 1999 oltre a ricoprire il ruolo di first lady fino al divorzio avvenuto nel 2003. La sue dichiarazioni ai mezzi d’informazione hanno denunciato il nuovo testo costituzionale come un “tradimento” del lavoro svolto in precedenza con la riforma del 1999.
Nella società civile c’è stata una biforcazione con una relativa apatia dei settori pro-Chavez e la riapparizione di un forte movimento studentesco che, per quanto sia stato accusato di fare il gioco dell’impero statunitense e di essere un movimento borghese di figli di papà, ha comunque riaffermato la sua identità in senso democratico manifestando la sua inquietudine per le strade.
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Nel maggio scorso, il movimento era sorto in seguito alla decisione di Chavez di non rinnovare la concessione al canale TV oppositore RCTV e, in effetti, si trattava di una mobilitazione che coinvolgeva prevalentemente le scuole private di stampo cattolico e alcuni settori più conservatori. In questo senso stata denunciata dai movimenti sociali pro-Chavez una campagna denigratoria promossa dalle TV private, dagli industriali e dalle associazioni cattoliche contro il referendum e in favore della paura sociale e la difesa della proprietà . Le manifestazioni del novembre scorso, invece, hanno coinvolto anche settori della sinistra studentesca della pubblica “Universidad Central de Venezuela” che hanno preso in mano le redini del movimento criticando la proposta referendaria e annunciando nuove agitazioni se si procederà all’approvazione delle riforme, soprattutto quelle più antidemocratiche relative ai poteri del Presidente e del Governo, utilizzando i decreti legge e schivando il dibattito pubblico.
Durante il processo della Costituente, la gente ha percepito, inoltre, che il meccanismo per giungere alla proposta di riforma costituzionale non è stato sufficientemente trasparente e condiviso. Non v’è stata una partecipazione reale delle basi secondo quanto prevede il modello bolivariano di democrazia dal basso né s’è dato il tempo per metabolizzare e discutere adeguatamente una proposta calata dall’alto. Nel gennaio 2007, è stata costituita una Commissione Presidenziale per le Riforma Costituzionale che ha lavorato a porte chiuse senza essere stata votata dal Parlamento né dal popolo. Il 15 agosto la Commissione presenta la proposta di modifica di 33 articoli costituzionali e, durante le sessioni in parlamento, vengono aggiunti altri 36 cambiamenti che i cittadini non hanno avuto tempo di dibattere e assimilare. Gran parte degli astenuti ha probabilmente visto la riforma come un provvedimento imposto da una classe politica che, ancora oggi in piena “fase rivoluzionaria dichiarata”, mantiene atteggiamenti snob e privilegi intatti .
Anche l’economia ha avuto un ruolo importante dato che, secondo alcuni analisti, la carenza nell’offerta di prodotti essenziali, sperimentata quotidianamente dalla gente comune, unita all’aumento dei prezzi (l’inflazione del solo mese di novembre è stata del 4,4%, la più alta dal 2003 secondo l’indice generale della Banca del Venezuela) hanno scoraggiato un voto che era percepito anche come d’approvazione all’operato globale del Governo.
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Infine, possiamo considerare come un fattore ambiguo la disputa di Chavez, il 10 novembre scorso, con il Re di Spagna Juan Carlos durante il vertice Iberoamericano in Cile. Questo litigio, mediaticamente diffuso fino alla noia, ha avuto probabilmente effetti contrastanti e ha polarizzato l’opinione pubblica tanto in favore come contro il Presidente . La collocazione internazionale del Venezuela di Chavez riscuote, infatti, ampi consensi interni tra i sostenitori del modello bolivariano di socialismo che si fonda su una infervorata retorica anti-imperialista, anche se ha causato non pochi problemi diplomatici al paese con la Spagna e con alcuni vicini latinoamericani, per esempio la Colombia dell’attuale Presidente Alvaro Uribe e il Messico dell’ex Presidente Vicente Fox.
Con il voto nel referendum i venezuelani, in particolare i chavisti, hanno voluto dare due segnali alla presidenza: da una parte non desiderano istituzionalizzare e quindi cristallizzare un processo di cambiamento che s’era affermato grazie alla partecipazione popolare e alle decisioni condivise e flessibili, dall’altra non pretendono di essere mantenuti e, attraverso sussidi e burocratizzazione, venire controllati da uno stato paternalista, quanto di avere le opportunità di creare lavoro degno e giustizia sociale effettiva, elementi che mancano in tutta l’America Latina e che vengono costantemente ridimensionati nel resto del mondo in questa fase storica di crisi dello “Stato del benessere”. Starà in primis al Presidente, al Governo e al Parlamento interpretare correttamente la volontà dei cittadini venezuelani e proporre alternative plausibili per riformare il sistema politico e stimolare l’economia rispettando i principi dell’equità e la redistribuzione.
Note:
Rivista settimanale Proceso, Messico, No 1623, 9/12/07.
http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=47550  
http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=47773  
Video: http://www.publico.es/espana/015696/cumbreiberoamericana/rey/zapatero/chavez
Leggilo anche su: http://americalatina.blogosfere.it/2008/01/ma-alla-fine-perche-i-venezuelani-hanno-detto-no-.html 

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