La Pecora e il Basilico

Oggi il racconto edificante. Una pecora bianca come la neve (prima che tocchi terra, sporcizia e asfalto) voleva assumere delle tinte verdognole per essere assunta a tempo indeterminato da Benettone, che cercava alcune pecorone dalla lana verde naturale. Sarebbe stata tosata poi dai peones argentini al soldo del gran padrone delle pecorine quanto prima. Allora provò a fare come Alice nel paese dei Meravigliosi, anzi come i servitori umili della pessima Regina dei cuori spezzati che dipingevano le rose che fiorivano di un colore e sfiorivano in un altro. Come le viole di Rino Gaetano, per intenderci, che mostravano un’Italia in crescita che contemporaneamente sfioriva, preda della guerra e del terrore e dell’autorità, ma stupenda e colorata in primavera, come le donne, le città, la vita.

Pausa breve.

Alla fine la pecora pensò, per quanto potesse farlo veramente, chiusa com’era dall’ignoranza della sorte sua di bestia al servizio dell’umanità furba. E pensò che se avesse mangiato qualcosa di verde, forse anche lei sarebbe diventata verde. “Per questo il gallo è giallino con la cresta rossa, perché ingoia il mangime color ocra e ogni tanto ci butta dentro decine di semini di peperoncino rosso, il calabrese di solito, oppure il messicano, altresì noto come chile de árbol che spacca”, lesse la pecora bianca tra le righe dei suoi pensieri sfumati animaleschi.

Se il suo esperimento malato fosse riuscito, sarebbe stata la prima a raggiungere questo eccelso risultato da guinness dei primati. Il proprietario latifondista di mezza pampa, signore Benettone, l’aveva sparata grossa aprendo un concorso così esclusivo, per soli ovini verdi, ma ormai il dado era tratto. La pecorella imbelle quindi decise di fare qualcosa, sempre che di vera e propria decisione possiamo parlare riferendoci a un essere istintuale e poco candido, soprattutto se visto e odorato da vicino e non solo sull’Animal Planet (quando cose non s’inventano su quel canale lì?).

Spazio breve.

E decise di mangiarsi un intero rametto di basilico santo che spuntava foglia dopo foglia, venatura dopo venatura, dal bicchiere mezzo pieno (o mezzo vuoto) che stava poggiato sul bancone di una pizzeria italiana del Porto Nascosto, la “Mediterraneo”. Puerto Escondido, il Messico e la costa pacifica ringraziano la pecorella per aver loro donato notorietà e presenza internettiana (o internettista?) per un giorno o due, comunicano che la ovina divenne anfibia per aver bevuto l’acqua del basilico e vi lasciano da sbaffare le loro fotografie anche se, forse, poco inerenti. La morale del racconto è dentro di noi, ciascuno di noi. Chi la vuole comunicare può farlo, senza remore.

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