Addio a Carlos Fuentes, grande scrittore messicano

Negli ultimi due anni ci hanno lasciato tre dei più importanti intellettuali messicani, tutti e tre di nome Carlos: Monsivais (scomparso nel giugno 2010 a 72 anni), Montemayor (morto nel febbraio 2010 a 62 anni) e, nel primo pomeriggio del 15 maggio, anche Fuentes, uno dei maggiori protagonisti del “boom” della letteratura latino americana insieme a Gabriel García Márquez, Mario Vargas Llosa e Julio CortázarA 83 anni e dopo decine di premi internazionali ricevuti (per esempio il Cervantes nel 1994 e il Principe de Asturias nell’87, ma non “l’atteso” Nobel per la letteratura) e oltre venti romanzi pubblicati Fuentes s’è spento nel  letto dell’ospedale Ángeles del Pedregal del sud di Città del Messico. La notizia mi è arrivata dalla gente, dalla strada, come ai vecchi tempi: niente radio, TV né internet, anche se poi mi sono lanciato subito sui siti dei quotidiani El Universal e La Jornada, ma soprattutto ho pensato agli altri due Carlos che Fuentes ha raggiunto.

I tre grandi Carlos messicani avevano una decina d’anni di differenza uno dall’altro e sicuramente hanno lasciato il paese più solo, forse meno ricco di coscienza e creazione, ma pur sempre vitale e critico grazie ai loro insegnamenti e alla memoria per cui tanto hanno lottato ciascuno alla sua maniera. Probabilmente il più “istituzionale dei tre” (ex ambasciatore in Francia nel ’77), nelle ultime interviste Fuentes era stato molto duro con i candidati alla presidenza nelle prossime elezioni del primo luglio che “non sanno porre e non stanno affrontando i problemi del Messico”, aveva detto alla CNN. Non aveva però nascosto le sue simpatie per la squadra di governo proposta dal candidato delle sinistre Andrés Manuel López Obrador (staccato al secondo o al terzo posto a seconda dei sondaggi). Del probabile vincitore, secondo i sondaggi, il candidato Enrique Peña Nieto del PRI (Partito Rivoluzionario Istituzionale, ex partito di regime che ha dominato la vita politica e sociale messicana per 70 anni fino al 2000), aveva dichiarato“non può diventare presidente basandosi sull’ignoranza”, in riferimento alle scarse doti intellettuali e culturali più volte sfoggiate dal politico.

Tra saggi e romanzi sono tantissime le sue opere tradotte all’italiano tra cui forse le più note sono Aura, La regione più trasparente, La morte di Artemio Cruz. La letteratura era e doveva essere per lui un faro per un paese che ha perso la via, un paese di grandi disillusioni e speranze allo stesso tempo. In queste ore stanno arrivando le condoglianze in sequenza di politici, amici, intellettuali, capi di stato, letterati e anche della Reale Accademia della Lingua Spagnola. Con discrezione mi limito a un abrazo y un adiós. (Link interviste recenti in spagnolo a Carlos Fuentes)  Twitter! @FabrizioLorusso & LamericaLatina.Net

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