Messico: Liberal Farmacia+Banca+Todo

Com’è vivere in un paese che ha le banche, le assicurazioni e le farmacie iper liberalizzate? Devo dire che in Messico c’è un capitalismo piuttosto selvaggio, sicuramente “all’americana”, anche se imbrigliato (o moderato?) da una burocrazia asfissiante e “piccole” imperfezioni come la corruzione, l’opacità della funzione pubblica (trasparency+accountability) e l’autoritarismo (mentalità, pratiche, logiche), quindi si tratta di uno strano mix, contraddittorio e non proprio o non sempre vantaggioso per il cittadino. O meglio, occorre distinguere: quando il cittadino è consumatore, qualche vantaggio ce l’ha eccome, ma quando è nel suo ruolo di lavoratore, salariato insomma, le cose cambiano.

Ad ogni modo quando arrivai qui nel 2000 – e ancor di più oggi – notai subito le differenze rispetto al nostro paese e, come tanti, pensai “beh, non è che il Messico, almeno nelle sue parti “moderne”, la capitale e le grandi città, si debba considerare come un paese del terzo mondo, come spesso sentiamo dire, anzi, è pure più avanti di noi in tante cose“. Dopo Seul, Mexico City è la seconda città del mondo per ore lavorate pro-capite. Non che ciò voglia dire nulla (l’efficienza, la qualità e quantità di “prodotto finale” sono un’altra cosa), però ci si fa un discreto mazzo. Con “avanti” mi riferivo al fatto che i negozi erano sempre aperti, puoi trovare di tutto a tutti gli orari e ti stressi di meno, puoi gestire la tua giornata con una flessibilità e un dinamismo impensabili nella bella (e lenta) Italia.

C’è una concorrenza spietata in tanti settori: questo porta alla vigenza della legge del più forte che non è certo il meglio nell’evoluzione delle società moderne. Tanta storia e tante lotte per tornare indietro? Alcuni benefici si vedono, o almeno alcuni li vedono, ma se non s’arriva a toccarli con mano, se non c’è lavoro, sviluppo, pensione, comunità, futuro, che ci fanno 50 milioni di poveri coi benefici di un mercato liberale o presunto tale? Consideriamolo. Ah e poi, ci sono taxi ovunque e sono super-economici. Peccato che, senza controlli statali, molti di questi siano pericolosi e abusivi. Giusto aprire, giusto sbloccare, ma senza eccessi. Chi e come decide fino a che punto arrivare?

Un problema è che ci sono ancora immensi monopoli nei settori che contano, quei settori che influenzano la vita di tutti molto più del commercio al dettaglio, sono stati privatizzati tutti dopo le crisi e i default degli anni 80, ma non sono significativamente liberalizzati né aperti al mercato e dunque questi settori (energia e telecomunicazioni in primis, ma anche lo stesso mondo della politica…) costituiscono rendite succose per pochi eletti ma poco compatibili con il credo economico neoliberista-neoclassico.

S’è svenduto tutto e si sono arricchiti in pochi. Le tasse si pagano poco, 12,5% del PIL contro il 46-48% italiano o giù di lì.  Scuole e ospedali, educazione e sanità, sono molto “liberi” ma diciamolo chiaro: salvo rare eccezioni come l’istruzione universitaria (solo alcuni casi) e gli ospedali d’eccellenza nelle grosse città, il resto è un disastro. Quasi chiunque apre la sua scuolina e spuntano università come funghi in settembre, con orari e offerte personalizzate, tutto come vuoi ma poi magari in classe siete in 2 e per finire l’uni devi fare un mutuo.

Comunque. Altro che messicani pigri e poco lavoratori o poco svelti, al contrario, qua il gran mostro di metropoli da 25 milioni di abitanti ci mangia tutti “a noi italiani” in un sol boccone. Le banche aprono alle 8 e chiudono alle 18 e altre aprono il sabato, cambiando orario quando vogliono o quando viene percepita l’esigenza dei clienti. Anche in banca tutto è rapidissimo, internet banking, offerte, operazioni, fare una carta di credito o un bancomat, cambiarlo, buttarlo o mangiarlo. Cose dell’altro mondo, un supermarket di prodotti finanziari; chiaro, coi pericoli cosmici che comporta.

Infatti, anche l’offerta di opzioni incomprensibili e investimenti fast track è selvaggia e bisogna resistere strenuamente all’invasione telefonica e postale di nuovi prodotti. L’informazione non è chiara e l’importante è vendere. Va molto la cultura del credito e dell’indebitamento, tutti a fare debiti e comprare, consumare, tanto poi l’importante non è pagare ma starci con gli interessi oppure sparire per un po’. Da noi s’è resistito alla tentazione in confronto ai paesi anglosassoni, ma per quanto durerà? E comunque lo Stato di debiti ne ha fatti eccome.

Anche in farmacia sembra di stare in un gran supermercato, vendono sigarette, cibo, biciclette e giornali. Ci sono feste, balli, salsa e merengue, casse acustiche tipo disco, donne ignude e pupazzi simili a Babbo Natale. E va beh, niente di veramente malvagio fin qui. Dico, a parte la contraddizione logica tra le sigarette esposte vicino all’aspirina o al Broncolin. I commessi ti vogliono proporre di tutto, ti squadrano e in 4 minuti hanno la proposta adatta a te e son peggio dei venditori televisivi.Le farmacie sono aperte praticamente sempre e ovunque e questo è un vantaggio. Fino a poco tempo fa ti davano davvero tutto senza ricetta, dagli antibiotici alla pillola del giorno dopo, altro che narcotraffico! Ma, mi pare di capire nella mia ingenuità, che questo non è sempre e completamente “un vantaggio”. Hanno sospeso la vendita libera di antibiotici dato che la popolazione ne abusava ed nuovi batteri intestinali fortissimi e resistenti alle medicine si stavano diffondendo a macchia d’olio. Se il mercato non lo regoli mai, poi son dolori.

Come concludo? Difficile ma direi che, nel sistema attuale e finché dura, liberalizzare e aprire dovrebbe servire. E’ importante capire come.  Non per niente sono economista, uscito dalla uni di cui l’On. Monti è presidente, e sempre ci insegnano a rispondere “dipende” a qualunque domanda sull’economia.

Ma il lato messicano e la mia formazione ed esperienza qui mi dicono anche altro. Le formule e ricette standard, di per sé, non funzionano. La pratica e la società contano di più e bisogna capire le loro reazioni. Alcune politiche neoliberali, applicate per trent’anni nelle Americhe, hanno fatto danni enormi. Stiamo attenti a non ripeterli, l’America Latina ha molto da insegnare. S’è “liberalizzato” solo verso il basso e non si sono toccati i poteri forti.

Banche e farmacie sono sempre aperte ma i lavoratori prendono una miseria, ci sono decine di commessi e gente del front office, ovunque, in ogni negozio o attività, ma in 5, sommando, guadagnano forse un salario degno. Il ricatto della disoccupazione e del precariato è sempre esistito, come lo stiamo vedendo da noi negli ultimi anni o anche peggio, e non ci sono tutele, la solitudine è estrema. Molti compiti dello Stato, la solidarietà, la salute, le pensioni, la cura dell’infanzia e tante altre sono affidate alla carità, agli arrotondamenti concessi dai clienti al super sul totale della spesa, alle mance onnipresenti e sempre richieste o, infine, alle fondazioni che ci scaricano le tasse. Infine, magari sembra uno slogan banale ma ci sta: libertà e apertura con garanzie e welfare, se no non vale proprio la pena.

Entrevista con Javier Sicilia – Movimiento por la Paz – México

“Los zapatistas, gran ejemplo de cómo hacer tejido social y proteger la vida humana”: Javier Sicilia

En entrevista con Desinformémonos, el poeta afirma que “el zapatismo y los indignados son propuestas que se gestan frente a la inoperancia del Estado”.

FOTO:  ZOE VINCENTI     ENTREVISTA DE FABRIZIO LORUSSO – VERSION EN ITALIANO AQUI


FOTO: RICARDO TRABULSI

México DF.  Tras el asesinato de su hijo Juan Francisco Sicilia, el 28 de marzo de 2011, el poeta Javier Sicilia comenzó una cruzada contra la guerra que Felipe Calderón declaró desde 2006 al narcotráfico y al crimen organizado, la cual hasta la fecha ha causado la muerte de más de 50 mil personas en el país.

 En los últimos meses Javier Sicilia ha encabezado diversas caravanas, actos y manifestaciones, lo que lo convirtió en el principal portavoz del recientemente conformado Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad, al que se han sumado organizaciones civiles y miles de ciudadanos quienes bajo las consignas de “No más sangre” y “Estamos hasta la madre” exigen justicia para los familiares de las víctimas, la presentación con vida de los desaparecidos y la restitución del tejido social.

 El escritor y periodista italiano Fabrizio Lorusso entrevista al poeta y activista sobre los logros hasta ahora obtenidos; el diálogo que ha mantenido con el gobierno; el significado de la autonomía en las ciudades y sobre los siguientes pasos del Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad de cara al 2012, año electoral.

 ¿Es posible hacer un balance del Movimiento por la Paz con Justicia y Dignidad (MPJD) hasta el día de hoy? ¿Cuáles son los logros principales y los retos o derrotas?

 El logro principal fue la visibilización de las víctimas y hacerle conciencia al Estado de que las víctimas no son cifras, estadísticas o bajas colaterales, son seres humanos con nombre, apellido, familias rotas, dolor, y que es necesario hacer justicia. La respuesta ha sido la creación de una Procuraduría de atención a las víctimas, la Províctimas (que tiene serias fallas pero, bueno, se pueden corregir), y una Ley de Víctimas. Esperemos que no rasuren esta ley, que no la vuelvan una cosa que no responda al drama que viven el país y las víctimas. Allí están los grandes logros del Movimiento. Entre los fracasos,  no hemos podido convencer a Felipe Calderón y a las Cámaras de la necesidad de hacer una Ley de Seguridad Nacional con enfoque humano, ciudadano, es decir, que abone a la paz, no a la militarización, al autoritarismo y a la violencia. Creo que allí no hemos logrado sensibilizar, ni que se oigan las propuestas que tenemos, creo que eso hace falta porque, si no,la Províctimas será simplemente la acumulación del horror.

 ¿Qué pasó exactamente con respecto a la Comisión de la Verdad, que era una de las seis demandas del Movimiento, tras su primera caravana y marcha hacia el zócalo de la Ciudad de México el 8 de mayo pasado?

Creo quela Comisióndela Verdades necesaria, indudablemente, porque en medio de la fractura del Estado, es necesario hacer un deslinde de qué víctimas pertenecen a quienes, ¿no? Y es que el Estado está cooptado también en muchos sentidos, ya que la delincuencia está presente en los órganos de gobierno y en los partidos, en estas instancias o en partes de ellas; en parte de las procuradurías, de la policía, del Ejército y dela Marina.Evidentemente, la mayoría de la gente piensa que las víctimas las produce el crimen organizado, pero el crimen organizado también está dentro del sistema y amparado en la ley.

 Entonces, deslindar responsabilidades es importante a través una comisión para llegar claramente a la verdad de esta guerra, a la reconciliación y a la paz. Sólo a través de un órgano de ese tipo se puede llegar a dominar esa verdad. Pero, hay una reacción negativa del Gobierno a esas comisiones y no sabemos por qué, si realmente estamos buscando la paz y la justicia ante la impunidad, tan humillante en este país, pues tenemos que llegar a convencerlos de esa necesidad.

Al rechazar la instalación de una Comisión de la Verdad, el presidente dijo que esas comisiones se aplican a países con dictaduras militares o regimenes autoritarios. ¿Su creación no sería como poner en tela de juicio toda la estrategia militar de combate al narco implementada hasta ahora?

 Sí, pero también se tendría que aplicar a Estados fracturados como México. Estoy de acuerdo, es para gobiernos altamente autoritarios o militarizados, pero en un Estado tan fracturado como el nuestro, también es necesario. Eso es lo que no entiende (Felipe Calderón), su problema es que ve en blanco y negro, ve que los delincuentes están fuera y el Estado está sólido, están los buenos en el Estado, y no se ha dado cuenta del lodo, de la fractura de ese Estado que implica y exige también una Comisión de la Verdad.

 Ya hubo un primer encuentro con el presidente en el Castillo de Chapultepec el pasado 23 de junio, el 14 de octubre fue el segundo, ¿qué balance puede hacer de estos encuentros? ¿Va a haber otro más?

 Vamos a ver, yo creo que no. Podría ser éste el cierre de un primer ciclo que se abrió el 23 de junio y se cerró en este último diálogo de octubre. Creo que, hacia el final del diálogo, cuando habló Clara Jusidman sobre el tejido social, el presidente comprendió algo que para nosotros es fundamental en la ley y en la estrategia de seguridad. Es decir, poner el énfasis en la reconstrucción de ese tejido social, pero con la gente, no a partir de las instituciones como ha sidola Leyde Seguridad, por la que se adquiere infraestructura acríticamente, sin saber si hay una necesidad y cómo es esa necesidad, sin consultar a la gente, a los barrios, a los pueblos; además, hay una violencia por parte del Estado al proteger a las instituciones, pero no a la gente. Creo que si entendemos y ponemos como prioridad el tejido social y la seguridad ciudadana a partir del tejido social, podemos caminar hacia una estrategia de seguridad ciudadana y humana, por la que estamos pugnando nosotros, y no a una Ley de Seguridad que nada más se base en la violencia reactiva a la delincuencia y una violencia que sólo protege instituciones.

¿Cómo influyó y qué función tuvo la presencia en la reunión de Chapultepec de otros invitados en representación de víctimas, como Alejandro Martí (México SOS), Isabel Miranda de Wallace (Alto al secuestro) y María Elena Morera (México contra la delincuencia)?

Ellos tienen una función muy importante por lo que han hecho con sus organizaciones. Han logrado cosas importantes dentro de sus propias agendas, y todo eso se une también a las demandas del Movimiento. Tanto las señoras Wallace y Morera como el señor Martí son víctimas, y están tratando de luchar por construir un estado de justicia para las víctimas y de seguridad ciudadana, como nosotros. Tenemos diferencias, pero en la sustancia estamos de acuerdo con que fue muy importante que estuvieran allí.

 ¿Cuáles serían las principales divergencias de visión o estrategia con ellos?

 Ellos siguen la línea del Gobierno de que la única manera de salir del problema es preparando a buenos policías. Estamos de acuerdo, pero lo vemos desde otro punto de vista, eso es muy parcial. Nosotros ponemos el énfasis en que esta Ley de Seguridad sea mucho más social, mucho más amplia, que abone a la paz y que rompa la brecha que ha existido cada vez más entre el Estado y los ciudadanos. Yo digo que allí estaría la diferencia nada más, son diferencias de profundidad frente al problema de la inseguridad, de la justicia y de las formas de encararlos.

El 2012 es año electoral en México, se votará por el nuevo presidente de la república y muchos otros cargos. ¿Cómo influye la cercanía de las elecciones en las respuestas que el Movimiento está obteniendo?

 Bueno, creo que en algunos funcionarios hay un cambio de discurso, empiezan a vislumbrar algo de la emergencia nacional y la necesidad de buscar alguna salida mucho más profunda a esta emergencia. Pero es muy tenue esta influencia allí, creo que los partidos siguen siendo muy ciegos a la problemática profunda y no están dando una propuesta.

 

¿No hay ninguna fuerza política que esté proponiendo una estrategia por lo menos afín a la del Movimiento?

 No, porque creo que no se han dado cuenta de la emergencia nacional y eso es muy grave. Gane quien gane, en las condiciones en que está el país, lo único  que van a hacer es ahondar más la desgracia y administrarla. No hay una intención de las coaliciones de partidos para partir del problema que está viviendo la nación y hacer una propuesta para una agenda de unidad nacional para encararlo. Eso habla de la ceguera y de la problemática que nos aguarda en las elecciones

 

Entonces, aún no es un punto importante para la agenda de los partidos y la democracia en México.

 Sí, y es algo fundamental, porque sin un país en paz,  la democracia se pierde. Un país tan balcanizado por el crimen organizado y con un Estado tan fracturado, sin una propuesta de renacimiento de la nación, simplemente se va a ahondar más en la desgracia.

 Usted tuvo un encuentro con Andrés Manuel López Obrador, líder Movimiento de Renovación Nacional (MORENA) y ex candidato presidencial del PRD en 2006, quien incluso le propuso un cargo de elección popular, ¿cuál fue su impresión?

 Ellos creen que la llegada de López Obrador al poder va a resolver el problema, pero él tampoco está mirando el problema. Hay una lógica allí por la cual parece que el presidente es un ser omnipotente como para transformar y unificar al país. Creo que no es así, que no están viendo el meollo de la cuestión y ya no estamos en los tiempos en que la figura presidencial podía transformar o controlar al país. Hubo una transición democrática y, sin embargo, los gobernadores del cada estado siguen como virreyes, de alguna manera, y ni siquiera pueden ser controlados por sus partidos. Entonces, no están viendo la cuestión en su conjunto y creen que simplemente es un asunto de cambio de poder, de cambio de política por una más social, cuando esa es una de las partes, pero el problema es mucho más hondo y no lo están viendo. Yo creo que esa también es una ceguera histórica.

 ¿Cómo se puede abordar este problema de visión de la clase política?

No sé. Creo que tienen compromisos entre ellos, en los partidos. El presidente habló con mucha fuerza en Estados Unidos de los vínculos de ciertos priístas con el narcotráfico y esa es una realidad, aunque es parcial. También los tienen en el PAN, también los tiene el PRD. Mientras no haya una voluntad de imponer castigos ejemplares a los funcionarios y miembros de partidos corruptos, pues es muy difícil que podamos entender el problema y rehacer el Estado.

 

 ¿Qué le queda entonces por hacer a la gente y al Movimiento?

 Presionar mucho para su transformar al Estado y a los partidos para que hagan esta limpieza y así se fortalezcan. Por otro lado, trabajar horizontalmente para componer el tejido social, entre nosotros, y juntarse como vecinos en los barrios, haciendo asambleas, digamos, “constituyentes” y “reconstituyentes” a nivel micro para protegernos y crear un tejido social y humano que nos permita cuidarnos a nosotros mismos, por lo menos.

 Con el fin de que el poder o la política favorezcan, o al menos no impidan, estos procesos, ¿Ustedes han pensado en alguna forma de involucramiento directo en cargos políticos?

 No en el sentido tradicional con que el se entienden la participación y los partidos, no. Nosotros le vamos más a la vida ciudadana, a la vida de la polis como vida ciudadana. Yo, en lo personal, soy crítico de las instituciones y de esas estructuras burocráticas, aunque hay gente que puede caminar por allí y es importante porque hay que renovar el Estado. En general no hay postulaciones dentro del Movimiento para cargos políticos en 2012 y si alguien lo hace, sería de manera independiente.

 

 ¿Hay una cercanía entre su posición sobre el papel de los partidos y, en general, de las instituciones y las de la Otra Campaña y del EZLN?

 Sí, creo que yo converjo mucho en cierta crítica y en cierta postura de los zapatistas, más que dela Otra Campañaen sí. Creo que los zapatistas son, a nivel de zonas agrarias y de pueblos, un gran ejemplo de cómo hacer tejido social y como proteger la vida humana y su historia, dentro de lo que son esos pueblos. Habría que repensar cómo hacerlo en otros contextos, como las ciudades y los barrios.

 ¿Se podrían plantear intentos para crear “caracoles de ciudad”, comunidades autónomas urbanas que provean lo que el Estado ya no está dando? 

 Sí, sería un fenómeno interesante. Evidentemente es algo que se está gestando, el Estado – nación, tal y como se concibió como construcción histórica, está en crisis no sólo en México sino en el mundo entero. Ya no funciona y, entonces, frente al resquebrajamiento del Estado e incluso del modelo económico, este tipo de movimientos son los que van a hacer que emerja lo nuevo. Son construcciones históricas en crisis, estamos asistiendo a su decrepitud, mientras surge algo nuevo como los movimientos de barrios, el mismo zapatismo, o por ejemplo los indignados, pues son algo, algo nuevo que tiene que gestarse frente a la inoperancia de un Estado que, por lo menos en este país, ya no está cumpliendo con lo mínimo que es la seguridad ciudadana.

 ¿A quién, tanto aquí como en el exterior, le conviene mantener el estatus quo con respecto a la violencia y al narcotráfico? 

 Creo que sí, pues, porque eso deja mucho dinero y hay mucha corrupción en el modelo económico y de vida, siempre se quiere tener más. A mucha gente le conviene mantener situaciones de esa naturaleza porque no están pensando en el bien común o en el ser humano, sino que en su propio beneficio o en intereses de grupúsculos que lamentablemente le están haciendo mucho daño al país. La delincuencia es parte de eso.

 Hay también un interés de Estados Unidos en el asunto, sobre todo con respecto al comercio de armas, al mantenimiento de su consumo de drogas que tampoco se ha reducido. Además, no están atacando, tampoco en México, uno de los ejes fundamentales que sostiene el crimen organizado que es el dinero, hay empresas y bancos que lavan dinero; no están atacando eso. Sin embargo están generando una terrible guerra en nombre del mercado que deja mucho dinero en ambos lados de la frontera y el consumo de la droga no baja. Creo que tenemos puras muertes y miedo y ésta es una irresponsabilidad tanto del Estado norteamericano como del mexicano, y dejarlo así es una irresponsabilidad de los ciudadanos tanto dentro del país vecino como en el nuestro.

 ¿Qué va a pasar con el Movimiento en el mediano plazo, digamos, este año y el próximo?

 No sabemos ahora, personalmente no soy un hombre de perspectivas, en el sentido de que trato de vivir mi día y de hacerlo plenamente. Juntos, tratamos de mantenernos dentro de una ética que nos permita señalar y llenar de contenidos una política que está ajena a esa ética. Generalmente vamos bajo el espectro de la no violencia, inventándolo cada día, no tendríamos ahora una hoja de ruta de largo plazo, pero sabemos cual es la línea que tendremos que seguir.

Bucanero e Radio Popolare Roma per l’America Latina

Sfrutto l’occasione dell’uscita di questo articolo su repubblica.it per parlare del programma radiofonico latinoamericanista “bucanero”  e dell’intervento che faro’ domenica 22 gennaio alle 12.30 sulla giustizia messicana e il caso emblematico della francese florence cassez.

 Radio Popolare Roma apre uno spazio tutto dedicato al continente latino-americano. Un quarto d’ora di interviste, suoni, approfondimenti e punti di vista da quel pezzo di mondo spesso ignorato. tutto in collaborazione con Terre Madri, Ong che realizza progetti in quei territori

ROMA - Radio Popolare Roma 1accende i suoi microfoni anche sull’America Latina con Bucanero 2, una trasmissione settimanale a cura di Rachele Masci, Nadia Angelucci, Gianni Tarquini e Manfredo Pavoni. Quindici minuti di interviste, suoni, approfondimenti, punti di vista da quel pezzo del continente americano molto poco raccontato dai media italiani. Un argomento a puntata, dell’America Latina si racconterà la cultura, i movimenti, la politica, l’ambiente. Con uno sguardo anche alla rassegna stampa dei giornali, delle radio e delle televisioni latino-americane. Bucanero è un programma realizzato in collaborazione con Terre Madri 3, organizzazione di cooperazione internazionale che realizza e sostiene progetti di sviluppo e di informazione con l’America latina e l’Africa.

Il programma. Bucanero, dunque, ogni domenica alle 12.30 si parla – ad esempio – di Messico, della  violenza e dei femminicidi. In collegamento da Città del Messico, il giornalista Fabrizio Lorusso (è suo il blog Latino America Express) per raccontare la situazione nel paese: gli ultimi anni sono stati anni violenti, tra contese sanguinose che hanno coinvolto bande rivali e vere e proprie battaglie con le forze dell’ordine, con decine e decine di morti. A tutto ciò si aggiunge l’orribile fenomeno dei femminici, per i quali in Italia si sono tenute manifestazioni per denunciare le violenze contro le donne in Messico.

da Repubblica.It

La Patagonia Rebelde – Film Completo

Da non perdere questo film. E nemmeno… L’omonimo libro di Osvaldo Bayer tradotto in italiano da Alberto Prunetti: http://www.eleuthera.it/scheda_libro.php?idlib=257

Recensione:

http://www.carmillaonline.com/archives/2010/01/003327.html

Con Patagonia Rebelde si intende definire l’ondata di scioperi e insurrezioni che si verificarono nel 1921 in Patagonia (Argentina). L’epicentro di queste manifestazioni fu il territorio di Santa Cruz, nel corso delle quali morirono più di mille lavoratori.

Film di Hector Oliveira, Argentina, su soggetto di Osvaldo Bayer col., 107 mm.

  • La pellicola ricorda il massacro, ad opera delle forze dell’ordine, dei sindacalisti e degli abitanti di Santa Cruz (Argentina). Il film fu censurato per ben due volte, prima che nel 1984 venisse definitivamente tolta la censura.

http://ita.anarchopedia.org/Patagonia_Rebelde_del_1921/1922

Carlos Fuentes parla dei candidati alla presidenza del Messico

Lo scrittore messicano Carlos Fuentes parla con grande chiarezza del suo paese e delle grosse mancanze e i ritardi che ha accumulato: tanti e grandi problemi e scarse proposte politiche. Intervistato da Carmen Aristegui fa un breve bilancio dei due governi del PAN (2000 – 2006 – 2012) e della candidatura di Enrique Peña Nieto per il PRI il cui principale oppositore sarà Andrés Manuel López Obrador, candidato del PRD e degli altri partiti di sinistra.

Lo strano caso di Florence Cassez e la giustizia messicana (2/2)

FRANCESANOTA.jpgQuesta è la seconda parte della cronologia-reportage sulla francese Florence Cassez, reclusa in un penitenziario messicano dal dicembre 2005. Leggi la prima parte della storia a questo link. Eravamo rimasti alla sentenza di condanna in primo grado… La messa in scena della cattura di Florence e Israel in TV, eseguita dai poliziotti della FBI messicana, la AFI, e rivelata da Florence di fronte a milioni di telespettatori tre mesi dopo, non ha scalfito le tesi dell’accusa né evitato una sentenza di condanna in primo grado (96 anni di prigione) che si basa fondamentalmente sulle dichiarazioni dei tre testimoni, non essendoci altre prove contundenti. Le irregolarità nella cattura e le incoerenze sono passate in secondo piano, mentre sembra essersi consumata la vendetta del capo della polizia García Luna, umiliato in TV da Florence. Nessun altro membro della banda viene sentenziato in questa fase. Il sospetto aleggia: come mai tanti cambiamenti nelle dichiarazioni e l’assenza di altre prove? Erano sotto shock al momento delle prime dichiarazioni e poi alcuni mesi dopo si sono ripresi oppure hanno subito una manipolazione da parte di autorità restie ad accettare i propri errori? La legge dice che le dichiarazione rese nei primi interrogatori valgono di più rispetto alle rettifiche successive, ma cosi’ non è stato a quanto pare. Gli ostaggi hanno vissuto un calvario, ma pare che Florence non abbia molto a che vedere con la loro vicenda. Sono, come ha detto la francese, i testimoni “due volte vittime”, prima della banda di rapitori, quella vera, e poi anche del potere che ne manipola i destini? In caso di errore, o peggio ancora, di mala fede, in che modo sarebbe possibile fermare la fabbrica dei colpevoli? [Scarica l'articolo intero in .pdf qui]

6 febbraio 2009. Il Presidente Felipe Calderón propone il ricorso alla Convenzione di Strasburgo offrendo (e creando una legittima aspettativa a livello diplomatico nella controparte francese), in un primo momento, una risoluzione alternativa, meno mediatica e propagandistica, che possa soddisfare Francia e Messico. In una lettera al suo collega francese sostiene che “in caso di condanna, si potrà esplorare l’applicabilità della Convenzione sul Trasferimento delle Persone Condannate del 21 marzo 1983” che hanno firmato sia il Messico che la Francia.

9 marzo 2009. In appello la condanna viene confermata e la pena ridotta a 60 anni di carcere senza possibilità di riduzioni visti i capi d’imputazione: sequestro di persona e delinquenza organizzata; è eliminata la condanna per porto d’armi e per il rapimento di Raúl, il marito di Cristina che era stato trattenuto solamente poche ore per permettergli di cercare i soldi del riscatto.

Le strade possibili, oltre alla via diplomatica aperta da Calderón che non decollerà, sono poche ma percorribili: c’è il ricorso alla Suprema Corte messicana per questioni costituzionali (mancato rispetto del “giusto processo”), la Corte Internazionale di Giustizia e, come opzione immediata, il cosiddetto “juicio de amparo”. Infatti, viene inoltrata una richiesta per un ulteriore appello, che in Messico è conosciuto come giudizio di “amparo” (=protezione, tutela dei diritti), cioè l’apertura di un nuovo processo di revisione contro una precedente sentenza.

6-9 marzo 2009. Visita ufficiale del Presidente francese Nicolas Sarkozy in Messico e in agenda c’è il caso Cassez. Nonostante le promesse fatte dal Messico a livello diplomatico, la sentenza arriva proprio durante la visita del presidente in terra azteca e questi reagisce perorando la causa di Florence di fronte al parlamento messicano.

10 marzo 2009. Prima sessione della Commissione Binazionale formata da funzionari di Francia e Messico per analizzare la possibilità di estradizione di Florence Cassez affinché sconti la pena nel suo paese: il governo messicano vuole impedire che, in caso venga rimpatriata, sia liberata dalle autorità giudiziarie francesi. I lavori della commissione si concluderanno con un nulla di fatto.

7 maggio 2009. Dichiarazioni del presunto sequestratore della banda Los Zodiaco, David Orozco, alias El Geminis, che compromettono ancor di più la situazione di Florence, accusata da Orozco di essere a capo del gruppo insieme al suo ex, Vallarta, e di aver pianificato e compiuto vari rapimenti in cui si prendeva anche cura direttamente dagli ostaggi. Clamorosamente Orozco ritratterà sostenendo che quelle dichiarazioni gli erano state estorte dalla polizia con la tortura (documento link).
Arresto del fratello di Israel Vallarta, René, e di due suoi nipoti.

Inizio giugno 2009. Florence rilascia un’intervista alla nota giornalista messicana Denise Maerker e viene trasferita poco dopo dal reclusorio femminile di Tepepan, probabilmente quello con le migliori condizioni nel paese, al penitenziario di Santa Martha da cui era già passata per un periodo nel 2006. La misura è evidentemente punitiva e viene revocata dopo le proteste del governo francese.

22 giugno 2009. Il Presidente Calderón esprime il suo rifiuto all’ipotesi di rimpatriazione della Cassez che “dovrà scontare la pena in Messico”. Le riserve e le interpretazioni della Francia alla Convenzione di Strasburgo impediscono il trasferimento di Cassez, secondo il governo messicano, viste le scarse garanzie giuridiche che Florence sconti totalmente la pena nel suo paese. In febbraio è stata creata un’aspettativa a livello diplomatico ma poi con l’arrivo dell’estate si adduce una incompatibilità tra i sistemi legata a un cambiamento drastico della posizione del Presidente Calderón: una cosa che potrebbe assomigliare a un inganno con fini elettorali per spingere il suo partito, il PAN, che è in calo nei sondaggi per le votazioni del parlamento “mid-term”. E infatti vince il PRI, il PAN è penalizzato pesantemente e l’immagine della giustizia messicana risulta pregiudicata internazionalmente.

8 dicembre 2009. Il comitato per “Florence libera” organizza una manifestazione di fronte all’Ambasciata del Messico a Parigi per ricordare i 4 anni di prigionia della loro connazionale che s’è sempre dichiarata innocente.

4 febbraio 2010. Il Governo messicano ribadisce che il caso è chiuso e, in base alle prove presentate, Cassez è colpevole dei gravi delitti che le vengono imputati per cui non sarà consegnata alla Francia.
Florence pubblica un libro “A la sombre de ma vie” in cui espone i dettagli del suo caso e si dice pronta a richiedere un nuovo processo in base agli elementi di cui dispone.
Florenceannedumexique.JPG18 maggio 2010. Nicolas Sarkozy, insiste nel chiedere al suo omologo messicano che la cittadina francese venga consegnata e possa continuare l’espiazione della pena in una prigione francese. La questione della sovranità in Messico e il nazionalismo francese, da una parte, contro quello messicano, dall’altra, non giovano alle relazioni bilaterali e ancor meno alla causa di Florence Cassez, ormai coinvolta in un gioco che è un’arma a doppio taglio: popolarità e appoggi importanti rischiano di compromettere la serenità delle decisioni giudiziarie e polarizzano le opinioni dei due popoli “contrapposti”. D’altro canto le vie legali non hanno portato a cambiamenti sostanziali, sono state a senso unico e ormai le speranze e le strade percorribili si riducono, quindi si gioca con forza la carta della diplomazia e dell’opinione pubblica.

9 febbraio 2011. Alcune organizzazioni civili vicine a posizioni governative come Alto al Secuestro (Stop ai rapimenti), di Isabel Miranda Wallace, México SOS, dell’imprenditore Alejandro Martí e Causa Común, di María Elena Morera, e la Asociación Nacional de Consejos de Participación Civil (Ass. Naz. Dei Consigli di Partecipazione Civile), di Marcos Fastlicht, esigono al Potere Giudiziario di non “non cedere” alle pressioni della Francia su Florence Cassez.

Particolarmente attivo e controverso è il ruolo della Signora Wallace che è legata al PAN e al Presidente Calderón il quale, grazie alla rilevanza mediatica e all’attivismo di questo personaggio, conduce una campagna “di pulizia” della sua immagine, fortemente compromessa da una disastrosa guerra al narcotraffico e dall’aumento dell’insicurezza. La pietra angolare dell’operazione è la cooptazione dei movimenti sociali affini che non questionano la strategia repressiva e la politica di sicurezza del Governo offrendogli legittimità e consensi: l’alleanza s’è consolidata tanto che ora la Sig.ra Wallace è la candidata ufficiale del PAN per diventare sindachessa di Città del Messico e sottrarre la città, che è un enorme bacino elettorale da 20 milioni di abitanti, al controllo delle sinistre agglomerate intorno al PRD e al sindaco Marcelo Ebrard.

10 febbraio 2011. Il settimo Tribunale Collegiale per i processi penali boccia il ricorso all’ultima possibilità di appello costituita dal “juicio de amparo”. Il deputato francese, Thierry Lazaro, in trincea da anni in favore di Florence, denuncia una “giustizia corrotta al servizio del potere” e insieme alla famiglia Cassez chiede l’annullamento delle cerimonie previste per l’Anno del Messico in Francia, un festival culturale di 10 mesi dal febbraio 2011.

14 febbraio 2011. Sarkozy riceve la famiglia Cassez e dichiara che esiste “una differenza tra il popolo messicano, profondamente amico della Francia, e l’attitudine di alcuni suoi dirigenti” e che “non lasceremo quella ragazza in prigione per altri 60 anni e spero che la ragione trionferà”. L’evento culturale franco-messicano non viene cancellato anche se, come annuncia Sarkozy, sarà dedicato a Florence Cassez. Per il Messico è un affronto e l’ambasciatore a Parigi, Carlos de Icaza, paventa la sospensione dell’evento e una crisi diplomatica.

15 febbraio 2011. Sarkozy invita a “mantenere il sangue freddo” e il Messico accetta di partecipare al festival a condizione che non vi siano riferimenti al caso giudiziario di Florence. Però si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà per la francese e continuano gli eventi a lei dedicati, quindi all’inizio di marzo viene cancellato l’Anno del Messico in Francia per mancanza delle condizioni indispensabili, sostiene il Ministero degli Esteri messicano (link).

Marzo 2011. La Suprema Corte della Nazione messicana, presieduta da Juan Silva Meza, s’è dichiarata competente e ha accettato di analizzare eventuali vizi di costituzionalità relativi al processo Cassez, in particolare riguardo al principio del giusto processo e al “juicio de amparo” o appello, quello non concesso il 10 febbraio. Questa è l’ultima speranza strettamente giuridica e interna per una revisione del suo caso. Probabilmente ci sarà una sentenza della Corte nel primo trimestre del 2012, in piena campagna elettorale per le presidenziali del 6 luglio prossimo, il che certamente non è un elemento di serenità. La composizione della Corte è cambiata recentemente e ora c’è una maggioranza che pare più orientata ad accondiscendere le posizioni ufficiali e governative.

15 novembre 2011. Il canale TV France 5 trasmette un documentario di 52 minuti realizzato dal regista franco-vietnamita Othello Khann e da Patrice Du Tertre e prodotto da Cineteve e Crea-TV: “Florence Cassez, l’ultima risorsa” allude all’attesa sentenza della Corte Suprema che potrebbe rimuovere l’impasse attuale (link video trailer e sotto il documentario incorporato all’articolo).

24 novembre 2011. La Pastorale Sociale, parte integrante della Conferenza dell’Episcopato Messicano, elabora una “opinione giuridica” in cui sottolinea la fabbricazione delle prove contro Florence che dimostrerebbero la sua innocenza e la presenta alla Corte Suprema (link).

28 novembre 2011. Dopo la trasmissione alla TV France 5 del documentario con testimonianze che contraddicono le accuse del Ministero della Pubblica Sicurezza, l’avvocato Pedro Arellano, uno dei dichiaranti e coordinatori della ricerca inviata alla Corte Suprema, è rimosso dall’incarico di segretario che ricopre presso la Pastorale Sociale dell’Episcopato: viene così penalizzata l’equipe di legali che avevano denunciato la “fabbrica dei colpevoli” mettendosi contro il governo e le alte gerarchie ecclesiastiche, proclivi al mantenimento dello status quo. Sono sempre di più i media, radio, quotidiani e riviste importanti del Messico che sollevano “ragionevoli dubbi” sul dossier della francese (per esempio, Nexos, Gatopardo).

28 dicembre 2011. Alcuni rapitori catturati nel 2008 (Sergio Islas Tapia, Leonardo Islas Martínez ed Esteban Herminio Islas Martínez) della banda “Los Tablajeros”, una cellula che la Procura ritiene sia legata a Los Zodiaco sono condannati a 180 anni di prigione per sequestro di persona e delinquenza organizzata.

29 dicembre 2011. Emessa sentenza per due presunti membri della banda Los Zodiaco: René Vallarta, fratello di Israel Vallarta, è condannato in primo grado a 48 anni di carcere e David Orozco, alias El Géminis, a 60 anni di carcere per sequestro di persona da un tribunale dello stato del Nayarit. Intanto Israel resta in attesa di giudizio (link discussione).

2 gennaio 2012. Probabilmente per la pressione della stampa (reportage di Proceso) o per un ripensamento e su richiesta di vari vescovi, l’avvocato Pedro Arellano, segretario della Pastorale Sociale, viene reintegrato nel suo posto di lavoro dall’Episcopato Messicano.

Per finire, non posso dire se Florence sia innocente o no. Posso dire, in base all’informazione raccolta, alla mia esperienza e conoscenza del Messico e alle letture sul caso, che il suo processo è stato viziato da ingerenze di ogni tipo, da logiche interne perverse, prove poco credibili e dinamiche esterne di potere, diplomatiche e politiche. I dubbi sono cosmici, le certezze poche e alle vittime non è stata resa giustizia. In questa sintesi, tra l’altro, sono state omesse le descrizioni di altri ostaggi, vittime dei “Los Zodiaco” (sempre che questa banda esista veramente nei termini presentati dalle autorità in questi anni), e di altri elementi di questa e altre bande di rapitori in stretta relazione tra di loro.

Queste connessioni, spesso anche familiari, tra varie micro-organizzazioni criminali coinvolgono molti personaggi di questa storia surreale e inquietante e portano ad alt re piste molto promettenti per la risoluzione del caso e l’eventuale arresto dei delinquenti. Peccato che nella maggior parte dei casi siano state trascurate palesemente dagli inquirenti come succede con i due fratelli Rueda Cacho segnalati dalla giovane Valeria che sono riconducibili, con connessioni familiari, agli stessi ostaggi Cristina e Christian.
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Infatti, capita spesso che vittime e carnefici siano parte del medesimo intorno familiare, lavorativo o cittadino. Pare anche che Cristina, in base ai risultati delle indagini degli avvocati della Pastorale Sociale e alla testimonianza resa da uno dei massimi esperti francesi del caso, sia stata in passato la donna di servizio di un losco faccendiere, Eduardo Margolis, che era stato socio in affari di Sébastien Cassez, ma poi i due avevano litigato e s’era aperto un contenzioso legale. Le questioni aperte restano tante.

Non si sa che cosa abbiano fatto gli ostaggi tra l’8 e il 9 dicembre, giornata in cui la AFI era già entrata nel ranch Las Chinitas e aveva già catturato Israel Vallarta e Florence. Sappiamo solo che gli ostaggi sarebbero stati condotti lì (o ci sarebbero rimasti tutto il giorno) per la messinscena televisiva. Interrogato due volte in proposito dalla giornalista messicana Carmen Aristegui, Ezequiel semplicemente ha evitato di rispondere. Ma erano davvero nel ranch da prima o stavano in una delle altre case che i rapitori della banda avevano a disposizione per la prigionia? Le indagini lasciano a desiderare in merito.

E’ possibile che Florence resti in carcere e debba scontare in Messico la sentenza di condanna a 60 anni. Potrebbe anche essere riaperto il processo oppure del tutto annullato e, in questo caso, la francese sarebbe liberata. Queste sono le tre possibilità aperte per Florence Cassez, le sue ultime risorse o chance giuridiche in seguito all’accoglimento della sua istanza da parte della Suprema Corte di Giustizia messicana. Quest’organo giuridico ha il ruolo di corte costituzionale e, in questo caso, potrebbe aprire una via d’uscita non solo per Florence, ma anche per lo stesso governo messicano che cerca di salvare la faccia di fronte alle pressioni della Francia e, allo stesso tempo, al suo paese.

Una soluzione “creativa” che non scontenti troppo nessuna delle parti, elaborata da un organo super partes che è rispettato dalla popolazione e dai politici, potrebbe riuscire dove la diplomazia, legata agli interessi delle due nazioni e specialmente dei loro presidenti, non ha potuto avere successo. Restano comunque altre strade come la Corte Interamericana dei Diritti Umani e il ricorso alla Corte internazionale di giustizia de L’Aia, per esempio, ma sono barlumi sempre più remoti vista la forza non coercitiva delle loro risoluzioni.

Concludo citando Héctor de Mauleón dal mensile messicano Nexos:

“Alla fine della storia gli unici fatti comprovati del dossier sono la manipolazione sistematica, il vizio d’origine nel trattamento agli accusati e ai testimoni, la gestione dei media per costruire versioni ad hoc. Non possiamo arrivare a sapere tramite i fascicoli del processo se Florence Cassez è innocente o colpevole; se gli ostaggi sono stati veramente rapiti e se dicono la verità nella loro prima dichiarazione oppure nella seconda o nella terza; non possiamo nemmeno sapere se sia esistita o meno l’organizzazione criminale su cui è costruito il caso, anche se è chiaro che la parte fondamentale di questa banda si trova in libertà, che ci sono state vittime, che ci son stati carnefici e che in molti momenti i carnefici sono stati gli inquirenti assegnati al caso, i quali operano all’oscuro, torturano, inducono dichiarazioni, alterano i fatti e montano spettacoli per i mass media”.

Infine consiglio due importanti documenti su Florence, il documentario Florence Cassez, l’ultime recours (in francese) che potete vedere qui sotto e il libro Fábrica de culpables. Florence Cassez y otros casos de la (in)justicia mexicana (versione tardota in spagnolo, Ed. Grijalbo, 2010) e Peines mexicaines. Florence Cassez, Jacinta, Ignacio et les autres (in francese, First Document, 2009) di Anne Vigna e Alain Devaldo, che è il lavoro più completo sul caso (http://www.amazon.fr/Peines-mexicaines-Florence-Jacinta-Ignacio/dp/2754015418). Infine sul sistema giuridico messicano il documentario “Presunto colpevole” qui.   Fabrizio Lorusso www.carmillaonline.com

Florence Cassez, l’ultime recours – El último recurso (documental) from Fabrizio Lorusso on Vimeo.

Web Ref

http://site.cassez.net/

http://www.liberezflorencecassez.com/

http://www.florence-inocente.com/

http://mexicoporflorencecassez.wordpress.com/mensaje-de-florence-cassez-a-los-mexicanos-audio/

Le monde – sintesi

Una discussione on line

El mundo – sintesi

Parlano le vittime – radio

Intervento della Chiesa

Haiti, due anni dopo

2 anni fa, il 12 gennaio 2010, Haiti e la sua capitale Porto Principe venivano sconvolte dalla più grande catastrofe naturale della storia. Un terremoto di 40 secondi fece 250mila vittime e centinaia di migliaia di sfollati. 10 mesi dopo, importata probabilmente dai caschi blu dell’Onu presenti sull’isola, arrivava un’epidemia di colera che, ad oggi, ha provocato 7000 vittime e 500mila contagi. Sono cifre enormi che testimoniano le pessime condizioni di vita ad Haiti e l’insufficienza degli aiuti, o meglio l’inefficienza nel loro impiego e distribuzione per far ripartire il paese. Presento qui alcuni documenti e video per aggiornarsi un po’ su quanto succede nel paese più povero del continente americano e per aiutare. Su ONU ad Haiti e militarizzazione: LINK.

Ecco il comunicato dell’amico Italo Cassa / Scuola di Pace che trovate sul sito (DA VISITARE9  Haiti Emergency:

2 anni fa, il 12 Gennaio 2010, alle h. 16.53 locali, la terra ad Haiti esplose dirompente con un terremoto di magnitudo 7.0 a pochissimi chilometri dalla capitale Port au Prince, colpendo in modo particolarmente devastante le zone popolari della città che dalla collina di Petion Ville si estendono fino al mare. Fu un disastro che provocò centinaia di migliaia di vittime e circa un milione di sfollati, accampati in tendopoli più o meno organizzate, disseminate in tutta la capitale e nei suoi dintorni.

 Fu forte, anche per noi in Italia, l’impatto emozionale di quella tragedia, e anche la voglia di aiutare in qualche modo la popolazione haitiana. Tutta la comunità internazionale si mobilitò e anche le ONG italiane. Pochi mesi dopo un altro flagello colpì quel popolo, con una epidemia di colera non ancora del tutto debellata.

Tutti questi fatti non devono far pensare a una sorta di “flagello di Dio”, in realtà le conseguenze del sisma naturale potevano essere molto inferiori se solo si fossero attuate un minimo di norme antisismiche, e si fossero attuate un minimo di norme igieniche per la prevenzione del Colera (la cui origine è appurato sia partita da un’accampamento dei caschi blu nepalesi). Da quel Gennaio 2010 qualcosa è stato fatto… ma ancora troppo poco!

Il problema sembra essere endemico in una nazione dove la miseria, e l’organizzazione degli aiuti, realizzano un vero e proprio businnes umanitario…

Qualcosa però si muove nella società civile haitiana. Una sorta di “Primavera di Haiti” sembra essere alle porte grazie al lavoro incessante di quanti nell’isola delle Antille vogliono non essere vittime inermi delle catastrofi, più o meno naturali, e delle conseguenti campagne “umanitarie”.

Una tra le molte organizzazioni della società civile haitiana, la AUMOHD (Association des Universitaires Motivés pour une Haiti de Droits) di Port au Prince, e il suo presidente Evel Fanfan, di recente in visita anche qui in Italia, hanno scritto un “Codice del lavoro” a difesa dei diritti dei lavoratori, in un paese dove questi diritti non esistono, e il salario medio di chi lavora è di circa 2 dollari al giorno. In una recente video-denuncia del regista RAI Silvestro Montanaro, andata in onda su RAI3, si è visto che anche il nostro Console Onorario ad Haiti attua lo sfruttamento dei lavoratori haitiani, in una fabbrica attigua ai locali del consolato italiano.

Come nelle primavere arabe, anche la prossima ”Primavera di Haiti” si attuerà nell’unione tra solidarietà, diritti umani e libertà. Per qualsiasi ulteriore info si può contattare il presidente di AUMOHD, Sig. Evel Fanfan:  presidenteaumohd@yahoo.fr 

Da IL PREZZO DELLA VITA di ROMINA VINCI: “Lucien aveva 37 anni e viveva a Wharf Jeremie, uno dei tanti quartieri discarica di Port au Prince. E’ stato ritrovato la sera del 14 agosto scorso, morto ammazzato a pochi metri da casa. La sua vita spezzata da diciassette colpi di pistola.  Lucien era il braccio destro di Suor Marcella, una missionaria italiana che da sette anni opera ad Haiti, il paese più sottosviluppato del continente americano. Insieme, Lucien e Suor Marcella, avevano dato vita a Vilaj Italyen, che in creolo significa Villaggio Italia,  una piccola oasi con una clinica, una scuola di strada e centinaia di casette colorate a rimpiazzare baracche fatte di pezzi di lamiera”. Leggi tutto il reportage di Romina Vinci da Haiti a questo LINK 

In questo video, tratto dal reportage “Dimenticateci” di Silvestro Montanaro, per il programma “C’era una volta” di Rai3, si vede come, a pochi passi dal consolato italiano a Port au Prince, nella fabbrica del Console Onorario Italiano, si sfruttino i lavoratori e le donne di Haiti.

Un altro video di 10 minuti, molto attuale e interessante, si trova qui http://it.euronews.net/2012/01/10/haiti-a-due-anni-dalla-catastrofe/