¡Hasta siempre, siglo xx! – Parte 4 #DiarioCubano #Cuba #FidelCastro

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Mentre in Italia si stanno concludendo le operazioni di voto per il referendum sulla riforma della Costituzione, continuano ad arrivare i contributi del diario cubano in presa diretta di Perez Gallo, Gimmi e Nino Buenaventura da Cuba, in cammino da l’Avana verso Santiago per l’addio a Fidel Castro. La foto di apertura mette in comunicazione i due mondi: dall’Italia all’America Latina un messaggio per il No al referendum come “omaggio a Fidel”. Gli autori comunicano al blogger “postatore” del diario che non dormono da 48 ore e sono sempre in viaggio per cui condensiamo qui i giorni 4 e 5. Ma ora torniamo al racconto… Link giorno 1giorno 2giorno 3

Giorno 4+5

I rumori della strada dell’Habana ci accolgono al nostro risveglio, nella stanza della nuova casa particular dove ci hanno spostato, la luce filtra da una finestra da cui arriva anche un delizioso profumo di panetteria di Stato.

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L’obiettivo di oggi è uno solo: andare alla terminal de omnibus e provare a vedere se riusciamo a recuperare un passaggio per l’Est dell’isola a meno di 50 CUC a testa: qui, e lo sapevamo, i turisti li pelano, soprattutto dagli anni ’90, quando con la caduta del mercato sovietico e il successivo crollo del prezzo internazionale dello zucchero (storicamente il maggior articolo di esportazione dell’isola) il turismo è diventato il maggior settore economico del Paese. Cosa molto pericolosa per una nazione storicamente ed economicamente dipendente, fatto di cui i cubani sono coscienti, tanto che hanno provato in tutti i modi di diversificare l’economia, dallo sfruttamento dei giacimenti di nikel nei pressi alla cittá orietale di Moa allo sviluppo e esportazione di biotecnologie a, cosa più importante, esportazione di professionisti in ambito educativo e soprattutto medico-sanitario in paesi amici in cambio di risorse, come nel caso del Venezuela in cambio di petrolio a bassissimo costo.

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Ok, fatto questo excursus la cosa più importante da dire resta che noi, come già sapete, turisti non ci sentiamo, e tutti quei soldi non li vogliamo pagare. Secondo la nostra posizione giuridica di stranieri non residenti potremmo solo viaggiare con i pullman Viazul, mentre la compagnia economica Astro è riservata ai cittadini cubani. Ma scopriamo che da poco tempo è stato aperto un trasporto alternativo, da quel che abbiamo capito illegale ma tollerato, poco più caro dell’Astro ma molto meno del Viazul, ma infinitamente più scomodo, trattandosi di camion trasformati in bus alla fai da te. E la nostra ostinazione ci premia, al costo di passare sei ore di una giornata uggiosa nella periferia de La Habana. Dopo ostinate contrattazioni con dei proprietari di camion, e dopo averli sapientemente messi gli uni contro gli altri, strappiamo un ottimo prezzo di 55 CUC per portarci tutti quanti a Bayamo, città dell’Oriente a sole tre ore da Santiago de Cuba, dove dobbiamo arrivare entro sabato quando giungeranno lì le ceneri del comandante.

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Nell’attesa di concludere le trattative, ci fermiamo a pranzare in un bellissimo paladar, che stona tanto con la zona ex-industriale in cui si trova quanto con il grigio del cielo della giornata. Mangiamo pesce decente, se non buono, e la locandiera ci dice che se andiamo verso Bayamo potremmo fermarci nella cittadina costiera di Niquero, a soli 11 chilometri dalla spiaggia Las Coloradas, dove nel lontano 1956 sbarcò, o per meglio dire naufragò, la mitica imbarcazione Granma. Lì ci vive la nipote, dove possiamo alloggiare, anche se con discrezione perchè non ha la licenza di casa particular. Alla signora le si illuminano gli occhi: “Sì sì, il Granma sbarcò e io me lo ricordo, i primi combattimenti avvennero nel mio paese… ero piccola ma mi ricordo tutto”. Ci racconta un po’ della sua percezione della situazione cubana: “I cubani sono più fidelisti che comunisti”.

È il momento, il nostro autobus-fai-da-te parte da L’Avana direzione Bayamo. Tra i membri della nostra crew, abbiamo viaggiato in diverse situazioni, dai comodi autobus messicani, fino agli assurdi scuolabus belisiani e guatemaltechi agli sgangherati autobus peruviani e perfino le uaua cubane, ma vi giuriamo che un viaggio notturno così scomodo, con il camion che faceva il rumore di un aereo in perenne decollo, non lo avevamo mai fatto.

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Il centro L’Avana lascia spazio a periferie, e le periferie alle campagne, e dalle campagne si iniziano a incontrare cittadine e paesini. E così raggiungiamo l’Est dell’isola, dopo una notte quasi insonne allievata almeno dalla compagnia di qualche giovane cubano che condivide con noi storie, esperienze e una bottiglia di rum. Giunti a Bayamo, neanche il tempo di liquidare un cubano simpaticissimo e che parlava un italiano quasi perfetto, ma che palesemente voleva fotterci proponendoci un viaggio in taxi a peso d’oro, e saliamo su un altro camion per la città marittima di Manzanillo.

Lontani dalla capitale l’atmosfera cambia drasticamente: Manzanillo, cittadina di non più di diecimila abitanti è come un salto nel passato. Al posto dei taxi prevalgono carrozze trainate da cavalli, los coches, come li chiamano loro, e tante biciclette. Nel centro della città troviamo un atto politico che ci conferma che proprio il 2 dicembre è l’aniversario dello sbarco del Granma… Abbiamo proprio una fortuna sfacciata con le date. I bambini in divisa cantano l’inno nazionale e si declamano lodi per il defunto comandante en jefe. A parte l’acto politico ci accoglie una Cuba molto più simpatica e amichevole con i turisti (pardon, con i viaggiatori) rispetto all’Avana; segno che siamo nel posto giusto!

Facciamo colazione e via verso Niquero, il Granma e la signora che ci ospiterà.

In un’ora e mezza arriviamo in una cittadina ancora più tranquilla e pacifica di Manzanillo, con la gente disponibilissima, le signore anziane che si salutano con un “què tal? – Seguimos en la lucha” – e con dei giovani che in quattro e quattr’otto aggiustano il problema informatico di Perez. La señora Letizia è di una gentilezza incredibile, quasi non vuole essere pagata per la notte (ma noi insistiamo), ci offre subito  un caffè e ci aspetta per cena, dopo il nostro meritato descanso al mare sul luogo dove sbarcò il Granma.

Tuttavia, dopo un bel bagno in un mare non limpidissimo ma in un posto incatevole, non abbiamo le forze di percorrere i tre chilometri a piedi che ci separano dal memoriale, soprattutto considerando che la cerimonia del sessantesimo anniversario (2 dicembre 1956) c’è già stata la mattina e che il museo è già chiuso. Lo sbarco in realtà era previsto il giorno 30 novembre, quando i ribelli erano d’accordo con il loro compagno Frank Paìs, che al loro arrivo avrebbe organizzato una rivolta a Santiago. Complice il maltempo, il Granma arrivò (naufragando) sulla costa dell’isola solo due giorni dopo, causando quindi il fallimento della sommossa, e l’uccisione dei suoi autori, Frank Paìs in primis.

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Torniamo al pueblo affamatissimi e, nell’attesa della cena della señora, facciamo aperitivo con aragosta a 60 centesimi di euro! Notiamo che la cittadina, nonostante le sue ridotte dimensioni, è anche provvista di un grande cinema, e questo ci fa riflettere su un’altra delle caratteristiche tipiche dei cubani: la loro cultura. In ogni paese, anche piccolo, c’è sempre un centro culturale, una biblioteca, una libreria e perfino un cinema. Scopriremo in seguito che a Niquero esistono pure gruppi di cineasti indipendenti!

Dopo una cena ottima e più che abbondante, con la pancia bella piena, andiamo all’unico albergo del posto a connetterci a internet, scopriamo con piacere che a dispetto della Ley seca vendono birre (compriamo una bucanero e una cristal a testa), andiamo a dare un’occhiata al porticciolo e torniamo a casa buttarci nel letto.

Urge riposo, perchè domani saremo ancora in viaggio.

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