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Il mondo secondo Monsanto – El mundo según Monsanto

Segnalazione estiva.

Documental que denuncia los efectos negativos que provocan los productos agroquímicos y las semillas de soja transgénica que comercializa la empresa más grande del mundo del sector.

En síntesis, expone la cara más oscura de la lógica económica neoliberal, a través de la realidad agrícola de América del Norte y del Sur, especialmente de Argentina.

Hoy Monsanto es el primer semillero de soja, maíz, algodón y productor de agroquímicos del mundo. Quien dice semilla, dice Monsanto, pero también dice alimentos.

Es la empresa norteamericana que maneja el mercado mundial de la soja. Es la misma empresa que fabricó PCB, y ocultó durante 50 años que ese aceite era cancerígeno. Es la empresa que produce y que patentó las semillas de soja genéticamente modificadas, para resistir agroquímicos y tempestades, etc.

Dirección: Marie-Monique Robin

Portal Libertario OACA – http://www.portaloaca.com

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Ska Ska Ska en el Distrito Federal – Los Auténticos Decadentes

La Ska Band e Orchestra Popolare argentina degli “autentici decadenti”, Los Auténticos Decadentes, ha dedicato 3 anni fa questo pezzo alla mostro-metropoli Città del Messico, un posto dove puoi girare per ore e tornare al punto di partenza, come dice il testo della canzone. Siamo a Buenos Aires. Due spaesati musicisti salgono su un maggiolino verde e bianco (così erano i mitici taxi della capitale messicana che a milioni infestavano le sue caotiche strade, e un po’ ancora lo fanno), ma dopo pochi secondi si ritrovano nel vero Distrito Federal, il DF-DiFettoso per eccellenza, la megalopoli da 25 milioni di abitanti che domina l’altopiano centrale messicano e non sprofonda nel lago sottostante per un miracolo della Madonna di Guadalupe o della Santa Muerte, a seconda dei gusti. Ed infatti proprio questa Santa appare al secondo 55-56! I due si risvegliano nel taxi a Buenos Aires dopo poco più di tre minuti di ska, traffico e tequila. Ottima colonna sonora per riprendersi (giustamente) da traffico, smog e tequila in eccesso.

DF skyline

ARTISTA: LOS AUTENTICOS DECADENTES. 

TEMA: DISTRITO FEDERAL.
EXTRAIDO DEL ALBUM “IRROMPIBLES”
EDITADO POR POPART DISCOS EN ABRIL DE 2010.
http://www.losautenticosdecadentes.com/

Los Auténticos Decadentes son una verdadera orquesta popular, sinónimo de fiesta y alegría desde Argentina para toda América Latina y el mundo desde hace más de dos décadas. Comenzaron su carrera en Argentina en 1987, editaron hasta el momento 15 discos y tienen cantidad de grandes canciones cuyas melodías se conocen masivamente y se cantan con fervor en los estadios de fútbol de todo el continente. Este es el video de “Distrito Federal”, canción de amor a la ciudad de México, segundo corte de difusión del disco “Los irrompibles” (2010).

Lettera di un devoto al Cardinal Gianfranco Ravasi su San La Muerte/Santa Muerte

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LETTERA APERTA AL CARDINAL GIANFRANCO RAVASI E A TUTTE LE AUTORITA’ CATTOLICHE, NONCHE’ A TUTTE QUELLE PERSONE CHE GIUDICANO LA DEVOZIONE ALLA SANTA MUERTE COME UN CULTO SATANICO (di Donato Riccardi – original link)

Rev.mo Cardinal Ravasi,

scrivo questa lettera aperta, indirizzata alla sua rispettabile persona in merito a quanto da lei pronunciato sul culto della Santa Muerte (la Santa Morte) e quindi indirizzata anche a quella parte di cattolici (e non) che non conoscendo questo culto (rispettabile come tutti gli altri) tendono a giudicare e ad imporvi il proprio giudizio con tanto di condanna (che mi ricorda gli scribi e i farisei al tempo di Gesù). Lei definisce il mio culto (mio in quanto totalmente personale e privato, perchè sono devoto di San La Muerte,variante argentina maschile della Santa Muerte) come ” un culto blasfemo, una degenerazione della religione “ . Io personalmente non ci vedo nulla di blasfemo nel riconoscere e venerare una componente cosi naturale ed evidente della natura e dell’universo come la Morte; lo facevano gli indigeni dell’America Latina, prima che i conquistadores spagnoli imponessero con la forza e con tanto sangue versato in nome di Dio, la religione cristiana (cattolica e protestante). Lei definisce queste pratiche «antireligiose», aggiungendo: «La religione celebra la vita, ma qui c’è solo morte. Non basta prendere le forme di una religione perché ci sia religione. In questo mi trova d’accordo e le rendo atto: infatti questa devozione popolare, che nasce dal cuore di milioni di credenti in tutto il mondo, senza imposizioni di nessun tipo, non vuole affatto diventare una religione, con tanto di dogmi, sentenze, condanne,guerre sante e caste gerarchiche con interessi economici e di potere. Da studioso lei sa bene che ogni concetto in natura contiene in se il suo opposto, com’è possibile quindi celebrare la vita, senza riconoscerne il suo termine naturale, stabilito da Dio nella sua onnisapienza attraverso le immutabili leggi della natura?! Lei dice  «La mafia, il traffico di droga e il crimine organizzato non hanno aspetti religiosi, non hanno niente a che vedere con essa, anche se usano l’immagine della Santa Morte».  Io personalmente, come tanti altri devoti, non ho nulla a che vedere con la mafia, la droga, il crimine organizzato a differenza di quella Chiesa di cui lei fa parte (ed anche io visto che sono cattolico battezzato come molti altri devoti della Santa Muerte)  che tanti misteri nasconde e tanti crimini e lotte di potere correlate a personalità dalla dubbia integrità morale. Molti boss mafiosi sono devoti di San Gennaro, Santa Rosalia, San Giuda Taddeo ecc… Eppure questo non significa che la devozione a codesti rispettabili Santi sia un atto di blasfemia; o vogliamo forse soffermarci all’aspetto, un po forte con cui è rappresentata la Morte? Ma cosi facendo non cadremmo nella tanto criticata e combattuta dalla Chiesa Cattolica, cultura dell’immagine?! Le ricordo inoltre che tantissime altre devozioni popolari in seno alla chiesa cattolica sono impregnate di stregoneria o magia popolare (basti pensare ai legamenti d’amore di Santa Marta o Sant’Antonio). E questo è dovuto, oltre al naturale sincretismo culturale e religioso, sopratutto all’imposizione della religione cristiana, da parte del potere economico,politico e religioso occidentale, verso i paesi conquistati (gli ultimi e i poveri amati da Gesù, ma non tanto dalla chiesa), approfittando della povertà e della mancanza di istruzione per fare vero e proprio colonialismo religioso. Cardinal Ravasi lei è una persona intelligente che stimo moltissimo, da cui non mi aspettavo delle accuse cosi pesanti ed infondate su una devozione che in verità non fa male a nessuno, ma che aiuta tante persone oneste e sincere ad andare avanti nella vita e che come tutte le credenze contribuisce alla crescita personale e spirituale di ogni singolo individuo che “liberamente” sceglie di aderirvi. Ma non è che forse il vero dato preoccupante per Lei e la casta religiosa dei vertici vaticani è il numero di devoti in continuo aumento che preferiscono la devozione popolare al formalismo religioso ?! Con questo la saluto e la invito a studiare meglio e toccare con mano i fenomeni religiosi che nascono e si evolvono in risposta a quello che la chiesa cattolica forse non riesce a dare più alle persone.

Con sincero affetto.

Donato Riccardi

san la muerte

La destra in Paraguay: Horacio Cartes nuovo presidente

Cartes-celebracion-banderadi Fabrizio Lorusso @CarmillaOnLine – Domenica 21 aprile il Paraguay ha scelto il suo presidente, ha rinnovato il suo parlamento e 17 governatori ed ha cambiato colore politico. Migliaia di camicie rosse rumoreggianti hanno invaso le strade della capitale Asunción per festeggiare la vittoria di Horacio Cartes del Partido Colorado (PC). Ma l’apparenza spesso inganna e i “rossi” non erano militanti comunisti o del PT brasiliano, né erano simpatizzanti del neoeletto presidente venezuelano Nicolás Maduro o del progetto socialista dello scomparso comandante Hugo Chávez. Infatti, il PC si colloca decisamente a destra nel panorama politico del paese sudamericano, è stato al governo per 61 anni e ha sostenuto la dittatura di Alfredo Stroessner tra il 1954 e il 1989.  Solo nel 2008 la candidatura di Fernando Lugo, sostenuto dal conservatore Partito Liberale Radicale Autentico (PLRA) e da altre formazioni di area progressista (diciamo, socialdemocratica), riuscì a dare un governo diverso al paese, anche se poi già dai primi mesi il fronte comune di centro-sinistra si sfaldò e si cominciò a sentir parlare di possibili colpi di Stato più o meno “istituzionali”. Cosa che, di fatto, accadde puntualmente l’anno scorso.

Questa volta, però, Horacio Cartes, milionario imprenditore cinquantaseiennem in politica solo dal 2009, ha ottenuto il 45,8% dei suffragi e s’è imposto sul principale rivale, Efraín Alegre del PLRA, fermo al 36,9%. L’affluenza è stata del 68,6% su 3,5 milioni di cittadini aventi diritto al voto (e su un totale di 6,5 milioni di abitanti). E’ la più alta nella storia democratica del paese che ha realizzato sei elezioni in 23 anni di democrazia. Nettamente staccate le coalizioni progressiste Avanza País, al 5,88%, e Frente Guasú, con il 3,32%. Tra le file del Frente milita anche l’ex presidente e sacerdote Fernando Lugo che ha ottenuto un seggio al senato. Cartes, proprietario dell’omonima holding di 24 compagnie e laureato negli USA in meccanica aeronautica, possiede aziende nei settori più disparati: dalle sigarette al commercio di carne e bevande, dall’abbigliamento ai trattamenti contro l’obesità. Immancabile anche il suo interesse per il calcio: dal 2001 Cartes ha vinto sette campionati con il Club Libertad.

Cartes

Nel giugno 2012 Lugo ha accusato Cartes, e in generale tutto il PC, di aver cospirato contro di lui, siccome venne deposto con un “giudizio politico”, un procedimento sommario previsto dalla Costituzione ma mai applicato in Paraguay. I colorados e i liberali hanno giudicato e destituito il presidente in meno di 24 ore, sostenendo che fosse il responsabile di una mattanza di contadini e poliziotti nella località di Curuguaty nonché del clima d’insicurezza nel paese.

Come espresso dal discorso tenuto da Lugo all’indomani di questo vero e proprio golpe istituzionale, il sostegno di entrambi i partiti storici e anche del Vaticano in questa torbida operazione fu palese e mirava a garantire la continuità dell’establishment tradizionale.

I Capi di Stato di mezza America Latina, specialmente quelli dei paesi membri del Mercosur (Mercato Comune del Sud) come l’Argentina, il Brasile, la Bolivia e l’Uruguay, presero posizione contro il colpo di Stato e sospesero il Paraguay dai blocchi commerciali regionali per violazione delle clausole democratiche.

All’inizio del mandato di Lugo l’entusiasmo popolare per la vittoria di un “uomo nuovo” e per le promesse di riforma agraria e redistribuzione della ricchezza era alle stelle, ma scemò lentamente. L’opposizione parlamentare dei colorados e il ripensamento dei liberali, sempre più ostili al cambiamento promosso dall’outsider “sinistroide” e alla sua vicinanza con alcuni presidenti della regione come il brasiliano Lula, il boliviano Morales e il venezuelano Chávez, hanno sterilizzato l’azione di governo fino alla defenestrazione finale.

Il neoeletto Cartes resterà in carica fino al 2018, ma non potrà contare su una maggioranza parlamentare. Alla Camera sono disponibili ottanta seggi, mentre al Senato sono quarantacinque. Le stime dei risultati per la camera non sono definitive, ma quelle per il senato indicano percentuali del 36% per il PC, del 30,6% per i liberali in alleanza con i democratici progressisti, del 9,6% al Frente Guasú, del 5% ad Avanza País, mentre il resto va ad altri piccoli partiti.

Panorama commerciale america latinaPer questo da subito Cartes ha lanciato un (classico) appello all’unità nazionale e all’alleanza almeno tra i partiti maggiori per “migliorare la situazione del Paraguay, correggere il tiro e aprire nuove strade che vogliamo tutti”, ha affermato. “Dobbiamo lavorare per tutti i paraguayani perché siamo stati votati anche da elettori di altri partiti ed è un messaggio per l’unità”, ha aggiunto fiducioso.

Le priorità per i primi mesi di governo (i fatidici e tanto mediatizzati “cento giorni”) sono senza dubbio la lotta alla povertà, un fenomeno che interessa circa il 60% della popolazione (di cui il 20% almeno in stato di vera e propria indigenza o miseria), e la riforma agraria, visto che secondo l’ultimo censimento nazionale l’85,5% delle terre sono in mano al 2,06% degli abitanti, una vera e propria classe di latifondisti.

Di fatto, il 15 giugno dell’anno scorso, fu la degenerazione violenta di un conflitto tra polizia e contadini per l’occupazione di alcuni terreni nella comunità di Curuguaty che provocò 17 morti (sei poliziotti e undici contadini) e fu poi usata dai partiti per spodestare Fernando Lugo e mettere al suo posto Federico Franco del PLRA come presidente ad interim. Ad oggi le responsabilità della strage non sono state ancora chiarite dai magistrati.

Altre 4 accuse piuttosto strumentali vennero rivolte all’ex presidente: aver autorizzato alcuni partiti di sinistra a tenere una riunione politica presso una base militare nel 2009; aver permesso l’occupazione di terre appartenenti a dei brasiliani da parte di un gruppo di senza tetto; aver evitato l’arresto di membri di un gruppo guerrigliero e la firma di un accordo internazionale senza l’approvazione del parlamento. Il “processo” relativo a queste accuse e a quella più grave relativa ai fatti violenti di Curuguaty è stato condotto sommariamente, senza possibilità di contraddittorio o replica, dalle camere e non da un giudice previa investigazione. Con un tempismo sospetto l’Ambasciata statunitense ad Asunción ha aumentato significativamente il suo personale nell’ultimo anno prima delle elezioni di domenica 21 aprile.

Riguardo la giornata elettorale l’Unione Europea e la OSA (Organizzazione Stati Americani) hanno accettato i risultati pur denunciando la mancanza di adempimento delle legge elettorale, la cooptazione massiccia di votanti da parte dei funzionari di partito, la violazione della legge che proibisce la divulgazione degli exit polls e, infine, l’irregolarità del comportamento del vicepresidente del Tribunal Supremo de Justicia Electoral (TSJE), Juan Manuel Morales, che domenica, prima della chiusura dei seggi, ha di fatto compromesso i risultati dichiarando pubblicamente che il rivale di Cartes, Alegre, “dovrà accettare le tendenze” che davano la vittoria allo stesso Cartes.

Panaroma politico america latinaA livello interno (ma anche internazionale in realtà) Cartes dovrà cercare di svincolarsi dalle accuse di legami col narcotraffico che, anche da dentro il suo partito, gli sono state rivolte a più riprese, malgrado non vi siano formalmente processi aperti contro di lui.

L’oppositore Efrain Alegre ha denunciato le connessioni del vincitore con il narcotraffico, oltre ad aver ricordato in campagna elettorale (con lo slogan “Contro il Paraguay delle mafie”) i tre mesi di detenzione che nel 1985 Cartes scontò per una questione di traffico di denaro.

Nel 2000 un piccolo aeroplano, immatricolato in Brasile e carico di cocaina e marijuana, venne ritrovato in una sua proprietà in territorio paraguayano, nella zona della frontiera col Brasile nota come “il prossimo Messico” ma formalmente chiamata Pedro Juan Caballero. In questa regione uno zio del politico, Juan Domingo Viveros Cartes, è stato arrestato più volte dagli anni 80 al 2012 per aver pilotato velivoli che trasportavano droghe. Cartes era amico di Fahd Jamil, noto nella triplice frontiera Paraguay-Argentina-Brasile per i suoi traffici illeciti e condannato a 30 anni in contumacia da un tribunale brasiliano per traffico di stupefacenti, evasione fiscale e riciclaggio. Jamil è stato in seguito graziato dalla Corte Suprema brasiliana, ma intanto l’amico di vecchia data è tornato prima delle elezioni, dopo 7 anni di silenzio, per “complimentarsi” con Cartes per la sua candidatura.

Inoltre nel 2004 l’impresario fu indagato in Brasile da una commissione parlamentare in quanto proprietario della Banca Amambay, accusata di riciclaggio di denaro sporco dopo la pubblicazione di un reportage basato sui report dell’agenzia antidroga americana, la Drug Enforcement Administration (DEA),  e confermati da filtrazioni di WikiLeaks. Vi sarebbero quindi informazioni abbondanti nei documenti di Wikileaks riguardanti Cartes e le operazioni che lo legano al riciclaggio di denaro, al finanziamento del commercio di stupefacenti negli USA, in Brasile e Argentina, e al contrabbando di alcool e tabacco. Al riguardo le accuse di contrabbando provengono da una Commissione Parlamentare di Indagine brasiliana che ha indicato come l’azienda di Cartes Tabesa (Tabacalera del Este SA, di proprietà del nuovo presidente e della sua sorella minore Sarah) sia una di quelle che introducevano illegalmente le sigarette paraguayane in Brasile.

[Nota finale. La cartina del “Panorama politico dell’America Latina” è puramente indicativa, serve solo a dare un’idea “cromatica” dei governi del subcontinente. Personalmente non considererei “di centro” il governo messicano, ma lo farei sfumare più nel blu che nel giallo. C’è stato un po’ di daltonismo nel dipingere la mappa!]

Argentina, Desaparecidos, Migranti e un Romanzo

giornidineve-sole«I desaparecidos sono lì presenti per reclamare che la coscienza, i valori e la dignità del popolo non desiderano l’impunità né l’oblio. Patricia e Ambrosio e tutti coloro che hanno dato la vita per la libertà rimangono nella memoria e nella resistenza.». 

Adolfo Perez Esquivel (Premio Nobel per la pace nel 1980)

Da alcuni mesi avevo sullo scaffale della mia stanza messicana un romanzo che volevo leggere e che aveva attraversato l’Oceano Pacifico dall’Italia alla mega capitale azteca. Ora che l’ho letto, scrivo le mie impressioni e ricordo la sua storia che, in qualche modo, riguarda un viaggio in senso opposto, dall’America del Sud al vecchio continente, dal passato al presente.

Giorni di neve, giorni di sole è il terzo romanzo (dopo La Chiromante. Una profezia del 2002 e B. e gli uomini senz’ombra del 2004) dei fratelli Nicola e Fabrizio Valsecchi e narra l’assenza. Narra il vuoto lasciato da oltre 30mila persone risucchiate dalle crudeltà della storia e dell’autoritarismo, i desaparecidos della dittatura argentina. Un regime che dal 1976 al 1983 coprì d’inverno e d’infamia l’intera America Latina, già insanguinata da regimi simili dal Cile al Brasile, dall’Uruguay al Paraguay, da Haiti al Centroamerica. Alcuni decenni prima l’Argentina era diventata per molti migranti italiani e di altri paesi europei la prima e unica casa, ma poi si trasformò anche in un luogo di tristezza e dolore.

Con uno stile asciutto, immediato e scorrevole Nicola e Fabrizio scrivono “a quattro mani” e raccontano liberamente la storia di Alfonso Maria Dell’Orto, un migrante che da bambino, nel lontano 1935, dovette abbandonare la provincia di Como insieme alla sua famiglia per cercare fortuna in Sudamerica. Doveva raggiungere il padre che era partito un anno prima alla ricerca di quel lavoro e quella dignità che nell’Italia fascista non c’erano più.

In Argentina Alfonso si sposa con Pocha e costruisce la sua famiglia. Il 24 marzo del 1976 il generale Jorge Rafael Videla prende il potere con un golpe e instaura la legge marziale. I militari sequestrano la figlia di Alfonso e Pocha, Patricia, e il suo giovane marito, Ambrosio, proprio nei primi mesi della dittatura: nessuna traccia, nessuna notizia, desaparecidos.

Il destino vuole che la figlioletta dei due, la piccola Marianna, venga risparmiata. Crescerà grazie all’affetto dei nonni che faranno le veci dei suoi genitori, desaparecidos. Oltre 70 anni dopo il suo arrivo in Argentina, Alfonso decide di prendere un aereo da Buenos Aires e di tornare in Lombardia per un breve soggiorno e durante questo viaggio ripercorre la sua vita in una serie di flashback.

La prosa poetica che a tratti emerge nel romanzo ben s’adatta al carattere malinconico delle memorie e delle immagini, a volte frammentate e brusche, a volte scorrevoli e nitide, che Alfonso dall’Orto evoca e rivive durante il volo Buenos Aires-Milano. L’assenza di spazio e di tempo della trasvolata riesuma il dolore e le gioie, le speranze mai sopite e i rimorsi del passato per quella figlia perduta senza un perché.

Il suo è un periplo nei ricordi e nelle amarezze di una vita lunga e densa. Ma si tratta di un’esistenza interrotta, spezzata dalla violenza di Stato che nei momenti più crudeli della repressione si scaricava senza tregua, irrazionale, contro chiunque fosse sospettato di qualunque cosa: un’opera caritatevole e sociale diventa “sovversione”, un pensiero differente e una parola critica sono “ribellione” e vanno soffocati nell’Argentina dei generali.

La nipotina Marianna è come un giorno di sole, rappresenta il fiore che rinasce sulle ceneri della violenza e dell’oppressione, nonostante tutto. Ogni 5 novembre, giorno in cui i suoi genitori furono sequestrati, Marianna dedica loro un poema. Ed è sole.

Nel 2006 Miguel Osvaldo Etchecolatz, commissario della provincia di Buenos Aires negli anni settanta e mandante dell’assassinio di Patricia e Ambrosio, è stato condannato all’ergastolo. Nel 2012 il dittatore Videla è stato condannato e sono stati riaperti i processi per i “voli della morte”. La storia si può ridiscutere, la memoria vive giorni di neve e giorni di sole. @FabrizioLorusso

Giorni di neve, Giorni di sole, Fabrizio e Nicola Valsecchi, Ed. Marna, 2009, pp. 128, 12 euro.

Prologo di Adolfo Pérez Esquivel, Nobel per la pace 1980

Postfazione di Gianni Tognoni, segretario generale del Tribunale permanente dei Popoli

Papa Francesco I vs la Santa Muerte

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Quando due eminenze s’incrociano e favellano, non possiamo far altro che starle ad ascoltare e pentirci, da peccatori quali siamo e saremo. Amaramente. Facciamolo prima che Lei ci porti via per sempre con la sua falce cosparsa avvelenata e piccante. Oppure prima che sia lui a portarci via trasformandoci in desaparecidos o francescani o esiliati gesuiti. Mi correggo, l’eminenza è solo una, è la Santissima Muerte Patrona che dispensa vita e morte su questa Terra troppo globalizzata. Non possiamo certo paragonarla a Jorge Mario Bergoglio, alias F1, che in fin dei conti è un umano come noi altri. Dalla fine del mondo ho carpito questo dialogo tra la Niña Blanca e Don Jorge Mario.

Santa Muerte – Ehi tu, che attraversi la mia strada anche se la tua ora ancora non è giunta… Si può sapere chi sei?

Papa F1 – Santissima, è Lei? Mater Terribilis! Non l’avevo vista nunca in tutti questi anni di carriera, qué espanto! Sono il nuevo Papa, San Francesco Primo l’argentino, d’origini italianissime e arcivescovo di Buenos Aires da qualche annetto ormai. Ma come! Non mi riconosce? Ieri sera stavo affacciato al balcone, c’è stata la fumata, la benedizione, le frasi in latino, il popolo…

Santa Muerte – Mira cabrón, spaventarsi non va con me. Se ti tocca morire, ti tocca e basta. E poi un’altra cosa. Io penso alla gente e al lavoro di mietitura, non alle cerimonie in TV. E il popolo me lo lasci stare, ci penso io y ya, sì? Sono la sua protettrice, scelta spontaneamente dalle masse, altro che conclave e fumi d’oppio. Tutto lo decide il popolo, nonostante voi non mi vogliate riconoscere come Santa, ma poi sai, non è che mi freghi molto. Sono una signora, sotto la mia tunica c’è uno scheletro che pulsa. Se devo portarmi via le persone per sempre, lo faccio democraticamente e senza problemi, però prenderei per primi i più “discoli”, cioè gli stronzi. Peccato che il Supremo Magister non me lo lasci fare, sono solo un’eccellente esecutrice in fin dei conti. Ma scusa, sei già “SAN” F1? Che hai detto?

Papa F1 – San? Ah, no, che lapsus! Togliamo il San davanti a Francesco, io nemmeno parlo con le bestie, cioè gli animali ecco. Ma che intende dire con “i più discoli”, o con quell’altra parola “estronzi“? Lei decide chi si comporta bene o male?

Santa Muerte – Siamo duri di comprendonio, sarà l’età. La tua, non la mia. Io sono ossuta e sana dall’epoca della mela, quella storia del serpente e dei due goderecci Adam & Eva. Riassumendo, non decido io chi se ne va o quando, solo so in che modo vi farò abbandonare questa valle di lacrime e al massimo il momento della giornata, entiendes? Però dico che farei volentieri a meno degli ordini dall’alto e in certi casi farei man bassa, soprattutto con chi si diceva protettore del popolo e dei poveri e poi li mandava al macello durante la dittatura, ne sai qualcosa?

Papa F1 – Ehm, no assolutamente, io sono per l’austerity e la preghiera, ad libidum, cioè ad libitum. Durante la dittatura argentina, facevo solo il mio lavoro pastorale… Con le mie pecorelle, tra i più miseri.

Santa Muerte – Dicono, e io lo so, credimi, che per colpa tua due preti son finiti male, molto male. Stavano coi più poveri loro, ma la chiesa pensava a pararsi le natiche. Me parece… E in America Latina non è stata mica l’unica né la prima volta, ricordi qualcosa?

Papa F1 – Illazioni, con todo respeto. E’ pseudogiornalismoraffazzonato.

Santa Muerte – Ho detto che quando ti tocca, ti tocca, non mi fare innervosire. La falce scalpita. Ricchi o privilegiati, per me non fa differenza. La mia bilancia è giustizia e presto il gufo canterà, ricorda che hai 76 anni, non 10, querido mío. Ci sono documenti belli e scritti sulle vostre boludeces, cioè stronzate. Leggi un po’ qua, alcuni ricordi argentini degli anni settanta. Nella nota apposta sulla documentazione dal direttore dell’Ufficio del culto cattolico, allora organismo del ministero degli Esteri, c’è scritto: «Questo prete è un sovversivo. Ha avuto problemi con i suoi superiori ed è stato detenuto nell’Esma». Poi termina dicendo che la fonte di queste informazioni su Jalics è proprio il Superiore provinciale dei gesuiti padre Bergoglio, che raccomanda che non si dia corso all’istanza. Se ben ricordi, quel prete, Jalics, stava in Germania e “l’istanza” significava fargli avere il passaporto senza dover tornare in Argentina.

Papa F1 – Va beh, ma ormai oggi chi può mettere in discussione la santa parola del santo padre? Ieri si poteva, ora no. Arrivi tu, pezzo di scheletro a farmi leggere vecchie cartacce!

Santa Muerte – Non c’è niente da fare Don, non mi convinci, e in più ti permetti di darmi del tu, così di punto in bianco. E’ finita. Senti anche questa e poi ci penso io. Un mese prima del colpo di Stato del marzo ’76, quando tu eri il capo dei capi dei gesuiti, io stavo sorvolando i cieli dell’Argentina e del Cono Sud, una fetta di mondo dominata da dittatori acefali. Mi risulta che hai chiesto a due sacerdoti di lasciare il loro lavoro comunitario nei quartieri slum: erano Orlando Yorio e Francisco Jalics. Però loro si rifiutarono, non volevano abbandonare la gente povera gente della zona. Tu li hai puniti immediatamente escludendoli dalla Compagnia di Gesù a loro insaputa. Convincesti l’arcivescovo di Buenos Aires a togliergli l’autorizzazione a dir messa. Subito dopo il golpe furono rapiti e loro dicono che quella revoca fu il segnale che i militari aspettavano per agire. La chiesa s’era defilata, via libera alle armi. Se magari non li segnalavi come sovversivi era meglio, no?

Papa F1 – Fandonie, lasciami in pace, vieja sovversiva! Ah! Ma che cazz…carajo.

Santa Muerte – Recuerda, io sono così sicura di me stessa che ti ho dato tutta una vita di vantaggio… Ya basta.

Così come s’incrociarono, si separarono. Con la fronte rivolta al cielo, gli occhi strabuzzanti e il sorriso inespressivo, il capo mozzato del nuovo pontefice giaceva inerme sulla tunica blu della Santissima. Il suo corpo volò altrove. E fumata nera fu. [di Fabrizio Lorusso]

Leggi l’intervista di Terre Madri al giornalista argentino Horacio Verbintsky sulle connivenze Chiesa-dittatura.

VidelaBergoglio

Oggi il quotidiano la Jornada (Messico): Bergoglio, tenaz opositor al matrimonio homosexual en su país http://lajor.mx/13TGuIY

Il giornale riportava anche una foto, vedi qui sopra, che non è di Bergoglio ma insiste comunque sui vincoli Chiesa-Stato-Dittatura.

“Es la pretensión destructiva al plan de Dios”, consideró. También se opuso a una más reciente ley de identidad de género que autorizó a travestis y transexuales a registrar sus datos con el sexo elegido.

Diceva la didascalia originale:

Imagen: Jorge Mario Bergoglio, elegido como nuevo papa, fue señalado por el periodista Horacio Verbitsky de mantener vinculos con la dictadura argentina. En la imagen, Jorge Rafael Videla con Obispo argentino.

Santa Muerte Protettrice del Popolo

Santa VicoloCannery

Questo reportage è uscito sulla rivista LOOP di ottobre/novembre 2011 (che vi invito a visitare qui!) e ora on line sul sito dell’Agenzia Letteraria Vicolo Cannery (e chiaramente vi invito a vistare anche quella!)

Di Fabrizio Lorusso (Nel pubblicare questo reportage, segnaliamo l’uscita di Santa Muerte Patrona dell’Umanità, il libro sulla Niña Blanca e il Messico edito da Stampa Alternativa/Nuovi Equilibri). Leggi anche il prologo e la descrizione su DinamoPress.It

Uno dei fenomeni sociali più interessanti e poco esplorati del Messico contemporaneo è senza dubbio l’emersione pubblica di un culto antico e semiclandestino a una santa popolare con le fattezze di uno scheletro, la Santissima Muerte. Ha una lunga storia che sta lentamente venendo fuori da ricerche sul campo e nelle biblioteche di questo paese. Una cosa è certa. Non va confusa con la famosa tradizione del giorno dei morti, dichiarata dall’Unesco come patrimonio culturale immateriale dell’umanità, che è d’origine cattolica e ha integrato alcuni elementi precolombiani e la cultura pop americana di Halloween.

Quella è una morte addomesticata dallo stato e dalla religione per fare festa e propagare lo stereotipo del messicano che non la teme mai e balla nei cimiteri. Tanti colori, statuette di donne borghesi scarnificate (le famose catrinas dell’artista del primo novecento Josè Guadalupe Posadas), teschi di marzapane, dolci, fiori gialli, e molta promozione turistica ma in fondo poca anima. La Santa Muerte è invece un’immagine più spaventosa, è vero. Ed è associata erroneamente al mondo del narcotraffico e della delinquenza, ai tamarri e ai poveri, come fosse una protettrice di reietti e malfattori. L’immaginario di morte, violenza e guerra al narcotraffico che il Messico esporta da alcuni anni ha contribuito a ingigantireil mito della “Madonna dei Narcos”. La realtà è però un po’ più complicata.

Si tratta di un’iconografia tardo medievale e barocca della morte scheletrica, con falce, mondo e bilancia, carica di simbolismo e mistero. Da decenni, anzi da secoli, è protagonista di un processo clandestino di canonizzazione o santificazione popolare. La Santa Muerte, alias Niña Blanca, Patrona, Señora, Flaquita (i suoi soprannomi sono praticamente infiniti), è un’entità santificata dal popolo. E’ l’idea della morte giustiziera che funge da intermediaria tra gli uomini e Dio e poi diventa oggetto di un culto specifico. La Chiesa non l’accetta. Se non sei vissuto non puoi mica essere Santo! Ma la gente è ormai stufa delle imposizioni delle istituzioni e della fede ufficiale, quella che decine di sette e gruppi cercano di brevettare per far soldi, e si ribella scegliendosi i propri intercessori divini e optando per una libera adesione alla religiosità.

E’ un movimento spontaneo che sorge in Messico, ma esiste anche in Argentina, dove prende il nome di San La Muerte, negli Stati Uniti e in Centro America. La morte santificata nasce nel mondo rurale e nelle comunità marginali di poveri e indios del Vicereame della Nuova Spagna, un territorio che s’estendeva dalla California a Panama, già nel diciassettesimo secolo quando gli spagnoli dominavano le colonie americane con la spada e con la croce. Erano infatti aiutati da eserciti di soldati dell’anima col saio indosso e la Bibbia in mano. La devozione alle figure della morte scarnificata che i religiosi cattolici avevano importato dall’Europa (per esempio i quadri delle Danze macabre e i Trionfi della morte-peste nera) prende in America nuove e inattese direzioni, sgradite alla Chiesa di Roma e malviste dal resto della società.

Quindi nel tempo questa morte fatta santa dai settori marginali si fonde e si confonde con le tradizioni locali, con le credenze e anche le superstizioni spesso legate a quel che resta della visione del mondo degli antichi messicani. Sopravvive clandestinamente alle persecuzioni dell’Inquisizione che accusa i suoi seguaci di “idolatria pagana” e “satanismo”. E sono le stesse espressioni di disprezzo, basate su preconcetti, con cui ancora oggi, dopo un decennio di boom mediatico della Santa Muerte, la stampa scandalistica e le gerarchie ecclesiastiche continuano a etichettare il suo culto senza comprenderlo. I devoti aumentano esponenzialmente da almeno un decennio e sono oltre cinque milioni, forse dieci. Il culto dilaga su Internet, nei mercati, tra i migranti, i poliziotti, i carcerati e ma anche nella classe media, tra i politici e nel mondo dello spettacolo.

Insomma parlare di satanismo e ignoranza non basta più. Ecco allora che emergono studi e analisi più serie e centrate sulla comprensione del fenomeno che non è “un problema” ma l’espressione creativa del sincretismo postmoderno e contro egemonico di settori crescenti della popolazione. Ad ogni modo spiegare esattamente che cos’è e cosa rappresenta la Santa Muerte è abbastanza difficile in poche righe (consiglio questo link https://lamericalatina.net/la-santa-muerte/ e pure Questo che è il SUO blog). Le immagini dei suoi simpatizzanti e dei momenti importanti del culto così come le parole dei devoti di questa specialissima santa messicana possono forse descriverla più di tante analisi e speculazioni. ALBUM LINK

Araceli Morales, casalinga ed estetista di Chalco, Città del Messico.

Sono credente della Santa da 23 anni, da quando ero una bambina. Ho avuto un’infanzia molto brutta, molto forte e lei mi ha aiutato molto e ha fatto sì che non prendessi nessun vizio, non stessi in strada ma imparassi a essere una buona madre e una buona moglie.

Ho quattro figli, tre femmine e un maschio. Ora vengo a ringraziarla perché il mio bimbo, appena nato, stava male e le ho promesso dei fiori e un cero. Mi manca oggi il mazzo di fiori ma intanto le ho portato il cero e i fiori li prenderò presto, glieli devo. Son stata una buona moglie ma mio marito mi ha lasciato in cinta di quattro mesi dopo quindici anni di vita insieme.

Per me la Santa è un sostegno quando sto affondando e lei mi aiuta mentre molti dicono che è cattiva, non è vero, cattive sono le persone che le chiedono cose. A volte chiediamo cose impossibili e sì vengono concesse, ma in cambio di altre cose molto forti che io personalmente non farei.

Ho il mio altare in casa con tutti suoi colori e di fatto, in verità, sono l’unica che crede in lei nella mia famiglia con cui ho discusso varie volte. Anche mio marito se n’è andato perché diceva che io gli facevo del male usando lei, ma era solo un pretesto. Io mai gli ho fatto del male con lei. E’ molto molto miracolosa ed è vero ma non bisogna chiedere cose troppo forti che non si possono concedere.

Armando Maldonado, 32 anni, disoccupato, Città del Messico, Iztapalapa

Sono devoto da dieci anni e prima comunque la rispettavo. L’ho conosciuta attraverso la televisione e quello che si diceva. Mi attirava il fatto che è molto buona, ti aiuta quanto le si chiede, ma è anche molto gelosa quando non mantieni le tue promesse. Sono cattolico, cioè credo alla Vergine, a Dio e tutto ma dicono che, beh, bisogna avere fede in qualcosa e ora veramente questa è la mia Santa. Lavoro, anzi, adesso sto cercando lavoro per questo son passato a vederla perché mi dia una mano. Lei mi ha aiutato varie volte ma quella che mi ha colpito di più è stata quando mi ha aiutato a trovare un buon lavoro e anche a tornare con mia moglie dopo che ci eravamo separati. Ho il mio altare in casa, le metto un cero, dei sigari, la purifico col fumo, le metto acqua, cannella, sale. Vado spesso a un altare a Iztapalapa, il 2 di ogni mese. Fanno il rosario e va il padre, si fa il rosario e le richieste di ciascuno per qualche malato o altro. Io ho prego soprattutto per mia mamma malata.

María, 39 anni, casalinga e commerciante del quartiere periferico Iztapalapa.

Io sto con la Santa da almeno vent’anni, faccio la commerciante in un negozietto di zona ma anche la casalinga in realtà. La Santa mi ha salvato due volte la vita e la devo ringraziare. Fu quando stavo con mio marito, beh il mio ex, il padre delle mie tre figlie. Mi picchiava e mi maltrattava e due volte mi ha rischiato veramente di ammazzarmi. Per fortuna ci siam separati proprio per questo, la violenza. Ho il mio altare e le mie bambine sono devote anche loro. Hanno 10, 12 e 15 anni.

Arturo Salazar, tassista, zona Santo Domingo, Città del Messico.

Conosco l’immagine da cinque anni e non da subito sono diventato un devoto. L’ho conosciuta per la strada, in un altro quartiere, tramite un amico che era in prigione. Per me oggi significa molto, è la tua fede, il tuo sentire e vivere. Le chiedo che ci aiuti ad andare avanti e a vivere. Ho avuto problemi di sicurezza col taxi, son saliti su dei rapinatori e la sua immagine mi ha aiutato e non mi hanno rapinato. Mi hanno detto che non mi avrebbero fatto nulla perché l’avevo lì nel taxi, avevo un’immaginetta e una collana.

Questa è una conversazione che ho avuto il piacere d’intrattenere con Alfonso Hernàndez, cronista di quartiere e direttore del Centro Studi su Tepito (Barriodetepito.Com), sul culto alla Santa Muerte e sulla vita in questa zona. Tepito viene a torto identificato come un covo di narcos e delinquenti, una pericolosa comunità anarchica e fuorilegge, ma che in realtà è uno dei pochi quartieri di Città del Messico ad aver conservato la sua identità culturale e storica malgrado la delinquenza, la droga e le vicissitudini di una modernità tronca e ingiusta.

F.L. – Quali sono le origini del culto alla Niña Blanca in Messico e qui nel quartiere di Tepito?

– Beh, io ho 65 anni e da 50 anni conosco questo culto grazie alle mie zie e le mie nonne che tenevano quest’immagine in qualche angolo nascosto della casa, ma la particolarità di Tepito è che proprio in questo quartiere viene esposta per la prima volta in strada come l’immagine di uno scheletro di dimensioni naturali e questo fenomeno si riproduce in lungo e in largo per tutta la città. Questo è quanto abbiamo visto oggi in via Alfarerìa 12, cioè un santuario in cui si venera quest’immagine che può essere una divinità della crisi, può essere o un’immagine per dei fedeli che ormai hanno smesso di credere alle altre immagini e religioni, ai partiti politici, alle istituzioni e che ricorrono a Lei in un momento di crisi. La Vergine di Guadalupe continua a restare al suo posto come un’immagine che fa miracoli, ma la Santa Muerte ti dà una mano, ti evita lo sgamo, cioè ti fa un “paro”.

– E questa è un’altra cosa. Come spiegheresti questo concetto che è molto messicano?

– Ci son cose che non si possono chiedere alla Guadalupe, le puoi chiedere cose buone ma non che ti tolga un maleficio o un’invidia. Invece la Santa Muerte si muove di più in un altro terreno, più nel campo dell’oscuro, del nero, beh sì le puoi chiedere che ti difenda e che con la sua falce recida le invidie e i malefici che incombono su di te.

– In questo senso sarebbe più potente della Vergine di Guadalupe, che dici?

– Più cabrona [testarda, dura, stronza, n.d.t.], non più potente, più cabrona.

Estratto di un’intervista a Doña Enriqueta (Queta) Romero Romero, guardiana dell’immagine e dell’altare alla Santa Muerte più importante del Messico in Calle Alfarerìa, nel quartiere popolare  di Tepito del centro della capitale.

F.L. – Quando hai cominciato ad abbracciare il culto alla Santa morte?

E. R. – Ho 65 anni e sono devota della Santissima Morte da 54 anni. Sono nata nel centro nella Calle Motolonía e mia zia era una devota. Tutta la vita poi l’ho passata qui a Tepito.

– Avevate un’immagine in casa?

– Sì, ma non c’erano figure di legno, piuttosto immagini di carta.

– Era comune il culto alla Santa quando siete arrivati qui?

– Non tanto ma la cosa era più che altro privata e si svolgeva nelle case di ciascuno. Le gente è iniziata a venire quando io ho messo fuori l’altare. E’ stato il 31 ottobre di 9 anni fa, nel 2001. L’immagine dell’altare me l’ha regalata mio figlio Marcos, il maggiore.

Preghiera alla Santissima Muerte (secondo il testo sul culto di Juán Ambrosio)

Santa Morte del mio cuore,

non lasciarmi senza la tua protezione,

e non lasciare mai tizio(a)… (nome della persona)

un solo momento tranquillo(a), infastidiscilo(a)

in ogni momento, mortificalo(a), inquietalo(a), inquietalo(a)

perché sempre pensi a me. Amen.

(Si recitano tre padre nostro)

Oh Morte Sacra,

reliquia di Dio,

toglimi dalla sofferenza

avendo te.

Che la tua ansia infinita

di voler fare il bene

sia sempre con me

tutta la nostra gioia

senza sapere per chi.

Che la tua bilancia divina

con la tua sfera celeste,

ci ripari sempre

la tua sacra tunica

Santissima Morte.

Per concludere una strofa della canzone del gruppo rap Cartel de Santa, da Monterrey.

“…Lei apre i nostri occhi alla realtà, dicono che morire è svegliarsi, io non so se ci sia un paradiso o un inferno, però la unica cosa sicura in questa vita è che solo Lei comprendo”.

L’acqua alla fine del mondo: ecco il progetto!

Natura produzioni dal basso

Sostieni il reportage “L’Acqua alla fine del mondo” e riceverai l’e-book in esclusiva e in anticipo rispetto alla pubblicazione del libro/reportage cartaceo. Da link produzioni dal basso.

IL PROGETTO

Reportage in Cile, dall’Aysen all’Atacama a raccogliere le storie delle persone che dovrebbero rinunciare alle loro case, terre, fiumi ea quel paradiso naturale che è la Patagonia, per fare spazio alle dighe che la società HidroAysen (con la partecipazione di Enel) vuole costruire. Scopo dichiarato per la costruzione delle dighe è quello di fornire più energia elettrica al paese, ma sono in molti a dire che l’energia in realtà non è necessaria all’uso civile ma verrà destinata principalmente alle miniere del nord del Cile di proprietà delle multinazionali, dove lavorano anche minatori sfruttati, che ogni giorno mettono a rischio la loro vita per guadagnarsi da vivere. La zona che beneficerebbe maggiormente dell’energia elettrica prodotta è proprio quella del nord, attraversata dal deserto di Atacama. In questa zone si trova la miniera dove rimasero intrappolati i 33 minatori nell’agosto del 2010. Da quando questo megaprogetto è stato reso pubblico, la società civile si è mobilitata per cercare di bloccarlo e a tutt’oggi, in mezzo a una selva di provvedimenti, concessioni, e dubbi coinvolgimenti delle istituzioni i lavori non sono ancora partiti.

IL CONTESTO

Il Cile negli ultimi anni sta attraversando un periodo di forti rivendicazioni dei beni comuni: non solo l’acqua e la difesa dell’ambiente ma anche le manifestazioni degli studenti che chiedono un’istruzione pubblica di qualità lo confermano. Il reportage vuole essere uno strumento per conoscere le persone che si oppongono alla costruzione delle dighe al sud, ascoltarne e documentarne le ragioni, per poi risalire i circa 2000 km verso il nord, percorrendo lo stesso tragitto che percorrerebbero i tralicci dell’energia elettrica generata dalle dighe, fino al deserto di Atacama, dove invece si documenteranno le storie dei minatori e delle comunità che vivono grazie alle miniere.

PERCHE’ SOSTENERE IL PROGETTO

La difesa dei beni comuni, come ambiente, acqua e le relative battaglie per mantenerli tali è di strettissima attualità anche per il nostro paese. Nonostante gli italiani si siano espressi con un referendum per dire no alla privatizzazione dell’acqua ancora non si mette in pratica la volontà popolare e si cercano escamotage per affidarne la gestione ai privati. La realtà cilena potrebbe offrire spunti di riflessione anche ai vari movimenti di cittadini che si oppongono alle grandi opere, e che mettono al primo posto la condivisione dei beni comuni in opposizione a un modello di società individualista che sembra essere ormai superato.

Nonostante il riscontro positivo del reportage argentino “Lavorare senza padroni” continua ad essere difficile lavorare come giornalista free lance e occuparsi di tematiche sociali. Per questo serve il sostegno di chi crede che l’informazione indipendente sia oggi più che mai un buon “investimento”.

COME FARE

Chi sceglierà di sostenere questo progetto con un contributo di 10 euro, avrà diritto esclusivo e in anteprima al reportage in formato e-book. Il progetto potrà partire non appena verrà raggiunta la soglia dei 3 mila euro che serviranno per viaggio in classe economica, per gli spostamenti con i mezzi pubblici in Cile e per il soggiorno di circa un mese negli ostelli del paese. I nomi dei sostenitori del progetto saranno elencati anche sul libro cartaceo.

Fin da ora, GRAZIE a tutti.

Elvira Corona

SU DI ME

Sono nata a Cagliari, dove mi sono laureata in Scienze politiche prima di conseguire un master in Economia non-profit e Cooperazione allo sviluppo a Ferrara. Ho lavorato a Milano per alcune realtà del no profit ma da un po’ di anni cerco di fare la giornalista free lance occupandomi sopratutto di America Latina. Ho avuto occasione di lavorare e vivere per lunghi periodi in Ecuador, Argentina e Brasile. Ho scritto per testate online italiane e latinoamericane come Unimondo.org e Alainet.org. Sono autrice del libro/reportage Lavorare senza padroni” viaggio nelle imprese recuperadas d’Argentina – Emi edizioni.