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Sul fenomeno mediatico Vázquez Sounds, Messico

Foto nostalgia: i tanto amati e gentilissimi Prodigy. Ma intanto… Dal Messico al Brasile, dalla Spagna agli USA un dirompente fenomeno musicale sta impazzando su Internet e sui social network: sono i Vázquez Sounds (vedi video), una band “tutta in famiglia” e piuttosto mielosa formata da tre giovanissimi fratelli che vivono a Mexicali, una città messicana della Bassa California a meno di 200 km da Tijuana e San Diego. Su YouTube il loro video ha superato le 3 milioni di visualizzazioni in dieci giorni, ad oggi va verso la soglia dei 7 milioni, e hanno già ricevuto le prime offerte di contratti discografici. La cantante Angie Vázquez, di soli 10 anni, il batterista Gustavo, di 13 anni, e Abelardo, pianista e chitarrista di 15 anni, stanno facendo il giro del mondo con una cover della splendida Rolling in the deep, uno dei più grandi successi di una delle regine del soul bianco, l’inglese Abele che quest’anno ha vinto di tre premi agli MTV Video Music Award. La rete ha trasformato questi sconosciuti fratellini negli artisti più celebri e più intervistati dai media messicani e statunitensi nel giro di una settimana.

Anche il notiziario più seguito del Messico, condotto dalla giornalista Carmen Aristegui su Radio MVS e sulla Tv via cavo, ha dedicato uno spazio a questa neonata “child o baby band”, cioè una versione più infantile delle boy band che dagli anni novanta invadono le classifiche, le webzine specializzate e le riviste patinate dei cinque continenti. Dagli ormai datati Take That agli Hanson, dai Backstreet Boys a Justin Bieber, sono tanti i possibili accostamenti che il successo virtuale dei Vázquez Sounds sta cominciando a provocare.

I tre fratelli hanno già 70.000 fan su Facebook e quasi 11.000 follower su Twitter, ma i complimenti si concentrano soprattutto sull’intensissima voce di Angie che non ha nulla da invidiare alle professioniste più sperimentate. “Ho iniziato a cantare all’età di 7 anni ma non ho preso mai lezioni: veniamo tutti da una famiglia di musicisti e anche mia madre canta”, ha risposto Angie in un intervista alla CNN. “Continueremo a caricare nuovi video con altre cover di belle canzoni”, ha aggiunto il fratello maggiore Abelardo.

Gli speciali di Tv e portali web internazionali come Milenio Tv, Good Morning America, Univision e Terra hanno da subito sottolineato la presunta spontaneità di questo successo che sarebbe il risultato di un “gioco innocente”, una strimpellata domenicale con chitarra e batteria. Solo che ora non si suona più in uno scantinato o in un garage ma nello studio di registrazione hi-tech di papà.

Basta cercare il video digitando sui motori di ricerca “VázquezSounds” e dargli un’occhiata per rendersi conto che non è certamente frutto di un esperimento o di un gioco come vorrebbero far credere i tre giovani musicisti e i loro genitori quando raccontano ai media la loro storia. L’alta definizione del clip, realizzato con videocamere professionali, la location impeccabile e il sound pulito, masterizzato alla perfezione, non danno adito a dubbi. Il sorriso ammiccante e premeditato di Angie sull’ultima nota della canzone è degno di una Britney Spears o una Cristina Aguilera d’annata.

Infatti, chi ha lavorato più duramente al progetto è stato sicuramente Abelardo Vázquez senior, il padre degli enfant prodige, che è un importante produttore musicale, noto per aver lanciato personaggi molto conosciuti nella scena musicale latino americana come le pop band Reik e Nikki Clan. Il mito del talento naturale e della fama facile, quella che arriva così, per caso, viene rimpiazzato dalla pianificazione a tavolino e da un’arte congelata in strategie di marketing 2.0, senza nulla togliere alla bravura e al futuro dei Vázquez Sounds.

Los Vazquez Sounds impazzano su YouTube: fortuna?

Una voce candida ma matura e decisa, oltre sei milioni di visualizzazioni (aggiornamento link qui) in meno di 10 giorni e sei una star. C’è chi ci crede e se ti intervistano anche la CNN, Univision e Milenio TV e la tua cover suona in tutto il mondo, c’è chi ci crede sempre di più. Come Los Vázquez Sounds, una neonata “baby band” (“baby”, perché i componenti sono ancora più giovani di quelli di una tipica “boy band” adolescenziale, un po’ come gli Hanson quando fecero il primo disco o il mini-cantante Justin Bieber) di Mexicali, nel nord del Messico vicino alle twin cities di frontiera Tijuana e San Diego. Hanno suonato una cover di Rolling in the deep della cantante inglese Adele, vincitrice di 3 MTV Video Music Awards 2011, e hanno registrato un video da mettere su YouTube, tipico ormai. Ma quello che non è tanto tipico è avere 70mila fan su Facebook, più di 10mila follower su Twitter in pochi giorni e un lancio mediatico degno della Sony Music Entertainment ai tempi di Jacko. Il gruppo sta impazzano su Internet e in Tv, dal Messico per il mondo grazie alla bella voce della bambina prodigio, Angie, e l’accompagnamento dei suoi fratelli, il batterista Gustavo di 13 anni e il chitarrista-pianista Abelardo di 15 anni. Loro son già quasi grandicelli ma lei, nonostante la postura da professionista, l’ottima impostazione della voce e i sorrisi ammiccanti alla fine del clip, resta una giovanissima “enfant prodige” in erba. I media li stanno presentando come il prodotto della fortuna, di una casualità miracolosa che a tutti può capitare prima o poi…Ma è davvero così’? In realtà il video è realizzato da mani esperte (basta guardarlo 0,5 secondi per accorgersene) e la masterizzazione audio è perfetta, quindi c’è poco da dubitare sulle origini commerciali o comunque semi-professionali dell’operazione. Sebbene la famiglia e i tre fratellini neghino rotondamente che il loro successo sia stato in qualche modo premeditato, va segnalato che loro padre Abelardo Vázquez è un noto produttore musicale, fautore del successo di pop band internazionali come Reik e Nikki Clan. Anche le interviste a ripetizione e gli articoli apparsi sui mezzi d’informazione tradizionali, senza tregua, danno adito a qualche sospetto su chi sta dietro i tre pargoli. Diciamo che non tocca proprio lo stesso destino a milioni di ragazzi e ragazze speranzosi e talentuosi, magari illusi, che caricano quotidianamente belle canzoni su YouTube, ma tant’è. Tra i garage e gli scantinati dove nascevano le band storiche al new marketing dei fenomeni familiari versione 2.0 ce ne passa. Godiamoci comunque la canzone. Ce ne saranno altre, promette la band, che è già tornata a registrare nel mega recording studio di papà.