Guatemala alle urne. In testa l’ex generale implicato nella dittatura

Articolo di Fabrizio Lorusso dal quotidiano L’Unità di lunedì 12 settembre 2011. QUI LINK all’originale, alla pagina 30. Leggi però anche questo LINK !

Sette milioni di guatemaltechi, solo metà della popolazione, chiamati ieri alle urne per eleggere il nuovo Presidente del paese centroamericano, più 158 deputati e 333 sindaci. Vince al primo turno il candidato «patriottico» Perez Molina, andrà al ballottaggio con Manuel Baldizón, il “Berlusconi del Petén”.

In campagna elettorale il Generale in pensione Otto Pérez Molina aveva promesso una politica di “mano dura” contro il crimine organizzato, responsabile di 15 omicidi al giorno in Guatemala.

Il candidato del Partito Patriota è il virtuale vincitore del primo turno delle presidenziali di ieri, ma, se non ottiene il 50% più uno dei suffragi, sarà il ballottaggio del 6 novembre a decidere chi sostituirà l’attuale Capo di Stato Álvaro Colom.

Oltre 7 milioni di guatemaltechi, la metà della popolazione, sono stati chiamati alle urne per eleggere il Presidente, 158 deputati e 333 sindaci. Con 9 candidati su 10 appartenenti alle destre il dibattito sui temi sociali ed economici è stato soppiantato dalla retorica sulla sicurezza e sulla lotta ai narcos messicani del cartello degli Zetas che esportano la violenza e fanno affari nel Paese centroamericano.

Il sessantenne Pérez, coinvolto nei primi anni ottanta in operazioni contro-insurrezionali, ha posizioni “negazioniste” riguardo al genocidio condotto dalle forze armate ai danni  dei maya. Dal 1960 al 1996 durante il conflitto interno tra la guerriglia, da una parte, e lo Stato e i paramilitari, dall’altra, vi furono 200mila morti.

L’ex militare è dato per favorito anche al ballottaggio contro l’avvocato quarantenne Manuel Baldizón, al secondo posto con oltre 20 punti di distacco nei sondaggi. Soprannominato il “Berlusconi del Petén”, l’aspirante del partito Líder (Libertà Democratica Rinnovata) è stato definito da un cablogramma dell’ambasciata Usa filtrato da WikiLeaks come “un ricco avvocato che ha scalato posizioni nella sua regione d’origine, il settentrionale Petén, grazie al clientelismo politico finanziato dalla sua famiglia”.

“Otto Pérez s’è ricostruito una certa credibilità e Baldizón rappresenta il populismo, ma confido nei nostri contrappesi istituzionali, non vedo un pericolo per la democrazia che è incipiente ma cresce. Il problema sta nell’assenza di contenuti e nelle spese fuorilegge dei partiti finanziati anche da fonti illegali”, spiega Oscar Vásquez, presidente di Acción Ciudadana, un’associazione di Transparency International in Guatemala.

”Siccome il Guatemala è inondato da soldi provenienti dal narcotraffico, è improbabile che questi non s’infiltrino nelle campagne elettorali”. È l’opinione riportata da WikiLeaks dell’ex ambasciatore Usa a Guatemala City, James Derham, sulle presidenziali del 2007 in cui proprio Pérez perse contro Colom.

Il leader Baldizón, forte del suo strapotere mediatico nelle Tv del Petén e a livello nazionale, ha proposto la reintroduzione della pena di morte e ha promesso la qualificazione ai mondiali di calcio della nazionale.

 “È una relazione perversa”, sostiene Manfredo Marroquín, portavoce di Acción Ciudadana. “Chi spende di più ottiene più voti e vince. Succede da anni ed è disdicevole”. Il Tribunale Elettorale non ha gli strumenti per sanzionare questi comportamenti quindi, continua Marroquín, “l’impunità è la regola e se va bene ci sarà solo un richiamo ai partiti”. C’è anche chi, come Iduvina Hernández dell’associazione Seguridad en Democracia, denuncia la relazione tra politica e narcotraffico sostenendo che i finanziamenti delle campagne sono uno dei “modi con cui i criminali stabiliscono i loro vincoli con l’apparato statale”.

La coalizione progressista, il Fronte Ampio della Sinistra, ha candidato l’attivista Nobel per la Pace Rigoberta Menchú, ma le possibilità di un risultato dignitoso sono minime. “Viviamo la frammentazione politica delle forze progressiste che hanno spazi di potere solo se si alleano con la destra. L’idea di risolvere i problemi con la forza prevale ancora in Guatemala”, commenta Vásquez.

L’opzione socialdemocratica era costituita dall’ex moglie di Colom, Sandra Torres, la quale ha provato ad aggirare il divieto di candidarsi, imposto per legge ai familiari del Presidente, divorziando dal marito, ma la Corte Costituzionale ha invalidato il suo escamotage.

Dopo la parentesi socialdemocratica del governo di Colom lo stacco di Pérez sui rivali è la risposta agli spettri della violenza e suscita preoccupazioni tra i difensori dei diritti umani in una democrazia fragile under construction.

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