Nessuna più. Storie di femminicidi (intervista a Marilù Oliva)

no mas fem

Riporto questa intervista di Piero Ferrante a Marilù Oliva che ha curato la pubblicazione della raccolta di racconti sul femminicidio NESSUNA PIU’, a cui ho potuto partecipare insieme ad altri 39 scrittori con un contributo intitolato “MIA”. L’8 marzo il libro sarà in libreria e speriamo sia un contributo concreto per sensibilizzare sul tema. Prima presentazione a Roma il 22 marzo presso la sede della Stampa Estera. A presto e vi lascio l’intervista! (fabrizio lorusso) Link originale qui.

A marzo uscirà per Elliot “Nessuna più”, un’antologia di quaranta scrittori che ha come nucleo tematico il femminicidio. Cosa ti sei prefissata?

Il mio primo scopo, come curatrice, è stato quello di realizzare un ottimo libro.

Ci sei riuscita?

Credo di sì, e non per merito mio: i contributi degli autori sono di altissima qualità.

Perché proprio Elliot?

L’ho proposto subito a Elliot perché è l’editore dei miei ultimi tre romanzi e ha accolto il progetto con entusiasmo. La direttrice editoriale, Loretta Santini, mi ha risposto: “Lo facciamo volentieri perché la violenza contro le donne mi fa soffrire ogni giorno. Contro le donne e contro i bambini, che in questi casi sono le seconde vittime. Io sono un editore: è il mio modo per dare un contributo”.

E il tuo lavoro?

Mi sono occupata soprattutto della parte progettuale e organizzativa: proporre l’idea all’editore, redigere una lista di scrittori, parlarne con loro. Ricevere i racconti, controllare che corrispondessero agli intenti di partenza, eventualmente proporre delle modifiche, raccoglierli e inviarli all’editore. Più altri compiti quali scrivere l’introduzione e il mio racconto, oltre a contattare la dottoressa Bruzzone per chiederle una prefazione.

Perché proprio Roberta Buzzone?

Perché è una brava criminologa, ma soprattutto perché lavora da anni come volontaria per il Telefono Rosa, a tutela delle donne che hanno subito violenza.

Qual è stata la vostra più grande preoccupazione?

Non urtare per nessun motivo i familiari delle vittime.

Com’è stata la stesura dei racconti?

Dolorosa. Per tutti. Ci siamo documentati e siamo partiti dal dato concreto per inventare liberamente uno spaccato che fosse la proiezione di tutte le storie affini di violenze e soprusi.

E perché un’antologia proprio contro il femminicidio?

Per tanti motivi. Perché i dati sono preoccupanti. Perché non se ne parla abbastanza. Per ricordare.

femminicidio

C’è qualche argomento, in letteratura, che va evitato?

In letteratura non ci devono essere preclusioni, l’arte – per la sua stessa natura – deve essere sciolta da vincoli. È piuttosto il modo in cui si trattano gli argomenti che fa la differenza.

A cosa ti riferisci?

Alle diverse modalità con cui si affronta una narrazione. Ad esempio noi abbiamo evitato toni sensazionalistici o patetici. Non è stata un’imposizione, questa, ma la naturale inclinazione degli scrittori: ogni racconto è un pugno allo stomaco da quanto trasuda verità. Eppure scorre un’incredibile delicatezza di fondo, un rispetto per la vita e per il dramma, ben lontani da come se ne parla in alcuni contesti mediatici.

Non c’è il rischio che il femminicidio diventi un business?

Questo rischio riguarda ogni argomento. È facile capire le intenzioni: basta conoscere la destinazione finale. Nel caso della nostra antologia, tutti gli autori hanno partecipato a titolo di beneficenza, così come l’editore ha stabilito di devolvere l’incasso al Telefono Rosa.

Perché la scelta di pubblicare a marzo?

Per cogliere l’occasione della ricorrenza dei venticinque anni del Telefono Rosa. In realtà li compirebbe a febbraio, ma prima di marzo non riusciamo a uscire.

Nella pratica, cosa ti proponi?

Spero che venga recepita l’alta qualità del libro e spero che al Telefono Rosa arrivino molti soldi per continuare a sostenere tutte la belle attività che porta avanti contro la violenza alle donne. Ma soprattutto spero che questo libro serva a sensibilizzare i dubbiosi. Se arriverà il messaggio anche solo a una persona in più, per quel che mi riguarda ne sarà valsa la pena.

Cosa rispondi a coloro che criticano la scelta del femminicidio come filo conduttore di un’antologia?

Non ho niente da rispondere, cerco di scansare le polemiche inutili perché mi annoiano. Agli indecisi consiglio di leggersi le cifre sul sito del Telefono Rosa, e magari dare un’occhiata aquesti video.

In questo periodo stanno uscendo diversi progetti contro il femminicidio: vi farete concorrenza?

Assolutamente no. Per quel che mi riguarda, più siamo, più possibilità abbiamo di sensibilizzare sul tema. Se qualcuno è infastidito da un’eventuale concorrenza, col suo atteggiamento smaschera uno scopo non disinteressato. Almeno questa volta sarebbe auspicabile affiancarci, non competere.

Cos’è il femminicidio?

La violenza contro le donne in quanto donne. Una violenza che parte da uno stadio latente e può esplodere con diverse modalità, tra cui l’omicidio. Sposo le parole dell’antropologa messicana Marcela Lagarde, che utilizza il termine femminicidio per comprendere “la forma estrema di violenza di genere contro le donne, prodotto della violazione dei suoi diritti umani in ambito pubblico e privato, attraverso varie condotte misogine – maltrattamenti, violenza fisica, psicologica, sessuale, educativa, sul lavoro, economica, patrimoniale, familiare, comunitaria o anche istituzionale – che comportano l’impunità delle condotte poste in essere tanto a livello sociale quanto dallo Stato e che, ponendo la donna in una posizione indifesa e di rischio, possono culminare con l’uccisione o il tentativo di uccisione della donna stessa, o in altre forme di morte violenta di donne e bambine: suicidi, incidenti, morti o sofferenze fisiche e psichiche comunque evitabili, dovute all’insicurezza, al disinteresse delle Istituzioni e alla esclusione dallo sviluppo e dalla democrazia”.

Perché questo termine?

Per la sua specificità. Per dare alle parole il giusto peso. Perché la precisione aiuta a capire meglio e quindi a migliorare.

Chi si batte contro la violenza alle donne è femminista?

Questo è un grandissimo luogo comune. A parte che dovremmo discutere sul significato di femminismo, che storicamente oggi non esiste più. A parte questo, dicevo, la questione riguarda l’uomo al di là dei generi, tant’è che a questo progetto hanno partecipato egregiamente sia scrittori che scrittrici senza porsi il problema del femminismo.

Contro il femminicidio: repressione o cultura?

Viviamo in un paese in cui bisogna lottare anche per riappropriarci dei diritti basilari, quindi la mia risposta é: assolutamente cultura. Non credo nella repressione come strategia: cultura quindi, educazione all´altro, al rispetto, all´uguaglianza, pazienza coi tanti che negano. Messaggi maschilisti piú o meno obliqui si nascondono ovunque e la prassi per molti, purtroppo, é negare: basta una pubblicità, una barzelletta. Il primo passo per combattere ogni ingiustizia, comunque, é ammetterla.

Uomini che si macchiano di femminicidio: smanie di potenza o meri assassini?

Entrambe le cose. Ma concorrono altri fattori, tutti gravi: la violenza come codice quotidiano, una volontà di dominio rispecchiata in impalcature di stampo patriarcale, un machismo atavico, l´idea gerarchica della subordinazione della donna e, di rimando, la convinzione che la sua vita abbia un valore opinabile.

Chi sono i quaranta autori che hanno partecipato?

Li elenco con grande piacere: Vittoria A., Alessandro Berselli, Francesca Bertuzzi, Sara Bilotti, Mariangela Camocardi, Stefano Caso, Gaja Cenciarelli, Milvia Comastri, Laura Costantini, Andrea Cotti, Maurizio de Giovanni, Romano De Marco, Loredana Falcone, Caterina Falconi, Ida Ferrari, Alessia Gazzola, Francesca Genti, Lorenza Ghinelli, Laura Liberale, Elisabetta Liguori, Fabrizio Lorusso, Loriano Macchiavelli, Lara Manni, Marco Marsullo, Marina Marazza, Massimo Maugeri, Raul Montanari, Gianluca Morozzi, Andrea Novelli, Marilù Oliva, Cristina Orlandi, Flavia Piccinni, Marco Proietti Mancini, Piergiorgio Pulixi, Paola Rambaldi, Susanna Raule, Matteo Strukul, Marco Vichi, Cristina Zagaria, Giampaolo Zarini.

Vuoi dir loro qualcosa?

Un immenso, sentito grazie. Grazie di cuore per i vostri bellissimi racconti, per la vostra empatia e per il vostro coraggio.

Ci vediamo il 22 marzo alla prima presentazione romana, presso la Stampa Estera!

 

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