Lettera a Hollande: Peña Nieto, presidente messicano, persona non grata in Francia

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Proprio mentre in Messico nuove indagini giornalistiche smontano, tassello dopo tassello, le versioni ufficiali offerte dalla procura sul caso degli studenti desaparecidos di Ayotzinapa e della strage di Iguala, il presidente messicano Enrique Peña Nieto è in visita in Europa, è stato anche a Milano per Expo, dove ha incontrato il “señor primer ministro” Matteo Renzi, e il 14 luglio sarà a Parigi, invitato dal presidente francese Hollande per le celebrazioni dell’anniversario della presa della Bastiglia.  La mattina del 15 giugno 2015 alcuni membri della comunità messicana in Francia, del collettivo Parigi-Ayotzinapa, del Movimento contro il razzismo per l’amicizia tra i popoli e dell’associazione Francia-America Latina hanno consegnato una lettera all’Eliseo, indirizzata al presidente della repubblica francese François Hollande e al Ministro degli Esteri Laurent Fabius, in cui decine di associazioni, collettivi, universitari, artisti, accademici e figure politiche del Messico, della Francia e di altri paesi condannano l’invito rivolto a Peña Nieto come ospite d’onore del presidente Hollande per il 14 luglio. Tra i primi firmatari la cineasta Carmen Castillo, il filosofo Toni Negri, il collettivo di scrittori Wu Ming, il poeta Javier Sicilia, Padre Alejandro Solalinde, gli accademici John Ackerman, Sergio Aguayo e Lorenzo Meyer, lo scrittore Valerio Evangelisti, i deputati europei Michèle Rivasi e Josè Bovè, gli attivisti Vittorio Agnoletto e Franco Berardi “Bifo”.

La Francia, che storicamente soleva considerarsi come la culla dei diritti dell’uomo, s’appresta a ricevere il presidente di un governo corrotto che ha un bilancio inquietante: 43.000 morti nei primi due anni di mandato di Peña Nieto, 5 204 persone scomparse solo nel 2014 (un desaparecido ogni due ore), restrizioni enormi della libertà d’espressione con decine di crimini commessi contro i giornalisti ogni anno, una repressione inedita da parte delle forze di polizia, senza contare le migliaia di casi di tortura e le esecuzioni extragiudiziarie realizzate dall’esercito e dalla polizia federale. Quest’ultima s’è addirittura valsa di una formazione fornita dalla Francia per creare il corpo della gendarmeria messicana, seguendo il modello francese.

Le organizzazioni internazionali per i diritti umani sono unanimi su questo tema: il Messico vive una crisi umanitaria senza precedenti in cui i diritti umani sono completamente sbeffeggiati e l’impunità è la norma. Nel precedente governo, quello del conservatore Felipe Calderón dal 2006 al 2012, il saldo della NarcoGuerra o “Guerra Militarizzata ai Cartelli della Droga” è stato terribile: oltre 100mila morti, tra i 22mila e i 30mila desaparecidos, 281mila rifugiati e 130mila soldati impiegati nelle operazioni. Operazioni di lotta al narcotraffico che nascondono, però, meccanismi di controllo sociale, delle risorse, degli investimenti e dei territori a discapito della popolazione e delle comunità, specialmente nel Messico profondo della povertà e dell’esclusione.

Dopo il suo arrivo a posizioni di potere, dapprima come governatore del Estado de Mexico (caso repressioni di Atenco nel 2006), poi come presidente della repubblica (massacri di Tlatlaya, Iguala, Apatzingán, Tanhuato), Enrique Peña Nieto s’è reso responsabile, in qualità di capo delle forze armate e di polizia, di crimini perpetrati contro il suo stesso popolo.

E’ stato il primo a favorire per inazione l’intollerabile violenza in cui quotidianamente vive la società messicana. Uno degli esempi più recenti è quello della sparizione di 43 studenti della scuola normale rurale “Isidro Burgos” di Ayotzinapa il 26 settembre 2014. Questo caso ha messo a nudo il modus operandi del governo messicano: di fronte a un attacco premeditato, di cui erano a conoscenza in tempo reale tutte le forze dell’ordine, le autorità hanno cercato di eludere tutte le loro responsabilità affermando, senza il minimo ritegno, davanti alle famiglie dei giovani scomparsi, che gli studenti erano stati rapiti e calcinai in una discarica e i loro resti gettati in un fiume dentro a dei sacchi della spazzatura.

Dopo la negazione della giustizia il governo di Peña Nieto ha riattivato la repressione e il discredito verso le famiglie degli studenti scomparsi e i loro sostenitori. Recentemente, il 7 giugno 2015, giornata elettorale per il rinnovo della camera dei deputati e dei governi di numerosi comuni e regioni, il governo ha dispiegato l’armata e la polizia federale in tre stati del Messico, il Guerrero, l’Oaxaca e il Chiapas, con il fine di reprimere la popolazione, principalmente gli insegnanti del sindacato dissidente CNTE (Coordinadora Nacional de Trabajadores de la Educación), che manifestavano per denunciare la collusione tra i politici e i narcotrafficanti e s’oppongono al processo elettorale dato che non è stata fatta giustizia. Il risultato è che ci sono stati 127 arresti in diverse regioni e una persona uccisa per un colpo d’arma da fuoco esploso alle spalle dalla polizia federale nello stato del Guerrero.

In questo contesto la Francia s’appresta a firmare contratti per la vendita di 50 elicotteri Airbus  «SuperPuma » che serviranno senza dubbio, così com’è stato negli ultimi 40 anni, a reprimere i movimenti sociali che denunciano la violazione sistematica dei diritti umani da parte dello stato. E’ ancora in questo contesto che la Francia riceverà il presidente messicano e le sue forze armate come invitati d’onore che, malgrado la pessima reputazione di cui godono presso le organizzazioni per i diritti umani, sfileranno sugli Champs  Elysées  il 14 luglio 2015.

Tramite questa lettera la comunità messicana in Francia e tutti i firmatari denunciano questi crimini e violazioni, denunciando anche l’insieme degli accordi economici e militari tra il Messico e gli stati europei. Allo stesso modo si deplora il ruolo delle grandi imprese dell’industria militare e civile che, a cominciare da Airbus, cercano di firmare contratti mirabolanti a discapito della popolazione messicana, vittima tre volte: della povertà, della violenza di stato e della legge dei narcos.

Una versione più breve della lettera è stata oggetto di una petizione on line sulla piattaforma Change.org e resterà accessibile fino al 13 luglio. Fino ad ora ha ricevuto oltre 5500 adesioni. Con il fine d’informare la società civile su questa situazione d’emergenza si terrà una tavola rotonda il 26 giugno, a nove mesi esatti dalla sparizione degli studenti di Ayotzinapa nell’ambito della Giornata internazionale contro la tortura.

Di Fabrizio Lorusso – Link foto Parigi/AyotzinapaLink petizioneLink lettera integrale

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