La faccia triste dell’America – Libro #NarcoGuerra #Messico recensito su #Macondo #StatoQuotidiano

∞ La faccia triste dell’America ∞  Recensione di Piero Ferrante – link
narcoguerraChissà, magari si è perso una parte di quello spirito che Giuseppe Garibaldi riconosceva al popolo messicano quando diceva di invidiarne “la tua costanza e la tua bravura nella liberazione del tuo bel paese dai mercenari del dispotismo”. O forse, cambiati i tempi, i “mercenari del dispotismo” sono diventati così ricchi e potenti da essersela comprata, frattanto, la resa dei messicani. Sta di fatto che, tolta la solita sacca di resistenza popolare assiepata sulle montagne del Chiapas, e le delusioni tristi e rabbiose dei parenti delle vittime, il Messico pare anestetizzato. Bloccato dalla sue paure, dalle immagini cruente dei morti ammazzati, sgozzati nei campi, abbandonati nelle strade, impiccati sotto i cavalcavia.

Un Messico narcotizzato dai narcos, violento e triste, dove la vita è un punto interrogativo, il futuro molto meno di una possibilità e i giorni si strappano come pagine di calendario, ma con estrema e faticosa lentezza, sgranando preghiere tra le labbra affinché nulla accada nel frattempo. Un paese in conflitto con se stesso, massacrato da interessi e corruzione, schiacciato dalle contraddizioni sociali e politiche.

E’ in questa immagine, la NarcoGuerra. Quella raccontata per le edizioni Odoya dal giornalista Fabrizio Lorusso in un libro che s’intitola proprio così. Una testimonianza da uno Stato che non ha più le fattezze di uno Stato, quanto piuttosto quelle di un quotidiano inferno, dove la dannazione è perenne e spetta sempre ai più deboli. Cocaina, religione e una macabra sacralità rituale fanno da sfondo a un libro vero, senza mediazioni né fronzoli. Narco Guera, pur nel suo linguaggio narrativo, non lascia spazio alla narrazione.

narcoguerra messico

Il Lorusso di NarcoGuerra apre in due il petto dell’Occidente (che altro è il Messico, sennò?), portandone alla luce la sua anima in marcescenza, incancrenita da decenni di corruzione, malaffare, guerre. Quel Messico distante dai circuiti turistici, dove non arrivano i flash delle reflex dei turisti e che Lorusso racconta con indignazione e passione. E fa male da cani leggere quei numeri dietro cui s’assiepano esistenze martoriate: ottantamila morti e sedicimila desaparecidos durante il governo di Felipe Calderon – dal 2006 al novembre 2012 -; ventimila morti e diecimila scomparsi dal dicembre 2012 a fine 2014, sotto Enrique Pena Nieto.

Lorusso fa un atto di forza. Rompe l’incantesimo, fa suonare la sveglia della verità sul nostro mondo. Per rompere una volta per tutte quel velo di assuefazione che ci impedisce di considerare normalità quel che normale non è.

Fabrizio Lorusso, “NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga”, Odoya 2015 – Giudizio: 3.5 / 5 – rimorsi
Da leggere ascoltando: Enzo Jannacci, Messico e nuvole

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