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Italia-Cuba: Poesia di Pedro Juán Gutiérrez

 29/08/2011  Pubblicato da: 

pedro.jpg(di Marilù Oliva) Habanero di adozione, antillano per nascita e per costumi, carnalmente spirituale, Gutierrez è orgogliosamente cubano e, attraverso l’esaltazione del suo spirito caribeño, trascina il lettore negli archetipi delle situazioni più insolite. Pedro Juan è nato a Matanzas, la città della rumba, e risente delle sue origini fin nel midollo: non solo perché ha fatto della musica – rumba, salsa, cha cha cha, guaguancon – cornice ai suoi scritti, ma anche perché è uno di quei personaggi che sanno rendere barocca la propria biografia, arricchendola di mestieri strabilianti: è stato strillone, gelataio, bracciante di canna da zucchero, tecnico delle costruzioni e professore di disegno, autore di documentari, attore e animatore alla radio e in televisione, viaggiatore, è poeta visual-sperimentale, scultore, istruttore di kajak, e poi giornalista e professore universitario.
Dal 1950, anno in cui è nato, ha imparato a convivere con quell’abilità d’improvvisazione che richiede la povertà, mescolandola con la sua capacità di iniziativa. Delle lunghissime letture, scaturite dall’incontro con protagonisti assoluti della letteratura, conserva pochi nomi: Capote, Hemingway, Salinger, Dos Passos, Faulkner, per non citare i suoi conterranei Alejo Carpentier, Lezama Lima e Eliseo Diego. Quando nelle interviste gli si accenna ch’è stato definito il Bukowsky delle Antille, contesta storcendo il naso: «Bukowoski non mi piace, è un autore ripetitivo e molto superficiale, a differenza di Raymond Carver».

Leggi tutta la presentazione e l’intervista di Marilù Oliva a P. J. Gutiérrez  QUI LINK (carmillaonline.com)

Una poesia dal suo ultimo libro, “El limite del vacio” (Il limite del vuoto):
LOS DADOS SIGUEN RODANDO
El impulso del rayo.
El látigo en mi mano.
Se hace de noche.
Ya casi no veo mi letra pequeña
que insiste en el silencio
y la lejanía.
El vacío junto a la cascada.
Intento alejarme.
Trabajar en el huerto.
Mi mujer escucha una ópera.
No imagina que de nuevo
organizo una conspiración.
Envidio a los tiburones,
inesperados y sutiles.
Reptiles. Avispas. Patos de Canadá que emigran.
La niebla borra algo en mi corazón.
Aunque ya poco puedo hacer.
Los dados siguen rodando
sobre el tapete verde.
I DADI CONTINUANO A ROTOLARE
L’impeto del fulmine.
La sferza nella mano.
Si fa notte.
Quasi non vedo più
la mia grafia piccola
che insiste con il silenzio
e la lontananza.
Il vuoto accanto alla cascata.
Cerco di allontanarmi.
Lavorare nell’orto.
La mia compagna ascolta un’opera.
Non immagina che di nuovo
organizzo una cospirazione.
Invidio gli squali,
imprevedibili e astuti.
Rettili. Vespe. Anitre del Canada che migrano.
La nebbia cancella
qualcosa nel mio cuore.
Anche se ormai posso fare poco.
I dadi continuano a rotolare
sul tappeto verde.
(trad. di Fabrizio Lorusso)

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