Paraguay: discorso del presidente defenestrato Fernando Lugo

Ecco il discorso (sottotitolato all’italiano da Clara Ferri) dell’ormai ex presidente del Paraguay Fernando Lugo (in carica dal 2008 e con mandato in scadenza quest’anno). Lugo è stato deposto dal parlamento nel giro di un paio di giorni (il provvedimento è stato proposto ed emesso tra giovedì e venerdì scorso, molto express o, direbbero negli USA, fast track) attraverso il “giudizio politico” per aver “svolto male le sue funzioni” e in particolare a causa di uno sgombero di un gruppo di contadini senza terra che il 15 giugno scorso è finito con un saldo di 17 persone morte (6 poliziotti e 11 contadini). La polizia ha forzato lo sgombero di 150 contadini da un terreno, parte di una riserva forestale di 2000 ettari vicina al confine col Brasile, che appartiene a un esponente politico del Partito Colorato, oppositore di Lugo. Il giudizio politico è una figura prevista dalla Costituzione del paese sudamericano che, però, agli occhi dei vicini e di parte della comunità internazionale è stata impiegata repentinamente e strumentalmente provocando di fatto un colpo di stato (o qualcosa di molto simile) contro un presidente “scomodo” e da mesi in conflitto, cioè senza più una maggioranza, con le camere. La destituzione è avvenuta con il plauso del clero e del Vaticano che aveva già condannato anni fa la discesa in campo e la condotta dell’ex prete cattolico. Altre 4 accuse sono state rivolte all’ex presidente: aver autorizzato alcuni partiti di sinistra a tenere una riunione politica presso una base militare nel 2009; aver permesso l’occupazione di terre appartenenti a dei brasiliani da parte di un gruppo di senza tetto; aver evitato l’arresto di membri di un gruppo guerrigliero e la firma di un accordo internazionale senza l’approvazione del parlamento. Il “processo” relativo a queste accuse e a quella più grave relativa alla morte dei contadini  è stato condotto sommariamente, senza possibilità di contraddittorio o replica, dalle camere, non da un giudice. Lugo, dal canto suo, accusa l’élite del paese, specialmente “i settori egoisti e insensibili che hanno sempre vissuto di privilegi e non hanno mai voluto condividere i benefici della prosperità con il popolo” di aver voluto la sua “defenestrazione”, o destituzione o caduta che dir si voglia. Molti paesi latino americani (Cuba, Bolivia, Nicaragua, Venezuela, Argentina, Ecuador, Repubblica Dominicana, Costa Rica, El Salvador…) hanno usato il termine “golpe de estado”, annunciando che non riconosceranno il nuovo governo, mentre altri, come la Colombia, sollevano forti dubbi sulla drastica modalità adottata a sorpresa dal parlamento paraguayano. Il vicepresidente Federico Franco ha assunto le funzioni del presidente della Repubblica, s’è riunito da subito con il nunzio apostolico e ha cominciato a nominare funzionari e ministri per “governare” il paese fino alle elezioni dell’aprile 2013. Il Brasile e il Perù, pur denunciando l’alterazione dell’ordine democratico, hanno chiesto una riunione straordinaria della UNASUR (Unión de Naciones Suramericanas) prima di prendere posizione ufficialmente. Sembra una farsa, ma è tutto vero. Quasi come in Honduras nel 2009 (nel senso che qui esiste una figura costituzionale che permette di mantenere un velo di legalità nell’operazione anche se ci sarebbe da discutere come, quando e perché le camere decidono di usare il giudizio politico), anche oggi in Paraguay sembra che l’interesse di molti settori del paese sia quello di normalizzare e sminuire quanto sta succedendo. In Honduras ci vollero almeno un paio d’anni, ma l’opposizione di una parte della popolazione continua tuttora, quanto tempo passerà in questo caso? Ad ogni modo anche due anni fa s’era presentata una situazione simile e lo stesso Lugo aveva denunciato il vicepresidente Franco di destabilizzare il governo: vedi articolo “Venti di golpe in Paraguay?”

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