Quando in Arizona bruciavano i piedi ai messicani

Riportava il quotidiano El Sol de México del 21 agosto 1976 che tre braccianti messicani erano stati oggetto di torture nel territorio dell’Arizona, nel profondo sud statunitense o meglio nel vicino nord messicano. Il titolo recitava perentorio “hanno buciato i piedi a tre braccianti messicani”.

Mi sono imbattutto in questo ritaglio di carta stampata antica mentre spulciavo nella sperdutissima galleria numero OTTO dell’enorme Archivo General de la Naciòn, l’archivio della nazione, qui a Città del Messico. Che ci facevo? Beh, non posso rivelare tutto, ma si tratta di un bel lavoretto di revisione di 240 scatoloni polverosi e fungosi che riguardano la storia di alcune parastatali messicane degli anni 70, interessante no?

Torniamo ai tre migranti. Li hanno spogliati, trascinati e picchiati” e poi l’articolo continuava con la descrizione delle macabre torture cui vennero sottoposti questi poveri “illegal aliens”, cioé clandestini in cerca di lavoro che avevano attraversato la frontiera Messico-USA da poche ore: scottature e marchiature a fuoco sui piedi realizzati con dei ferracci occasionali e poi persecuzione per il deserto a fucilate che provocarono ferite superficiali a due di loro.

Il console messicano definì l’aggressione come “sadica” e “insultante per il popolo messicano” ma i responsabili non furono mai catturati.

In fondo, chissà, godevano di un certo sostegno popolare e magari si sarebbero giustificati dicendo che si trattava di uno scherzo, un po’ pesante magari ma pur sempre una difesa patriottica della terra orgogliosamente american.

Peccato che poco più di un secolo prima quella terra fosse messicana ma son solo speculazioni, o no? I braccianti vennero anche accoltellati e legati come animali prima di essere liberati nel deserto da tre gringos frustrati che li avevano sequestrati e portati in una baracca col loro camion.

L’emulazione delle gesta del conquistador spagnolo Hernàn Cortès, il quale fece bruciare i piedi all’ultimo imperatore azteco Cuauhtèmoc prima che la gran Tenochtitlan capitolasse sotto il ferro, il fuoco e i virus degli sbandati mercenari iberici, aveva qualcosa di simbolico e inquietante e, anche oggi, sembra essere un fenomeno ricorrente contro i migranti che continuano a portare la croce del razzismo e della discriminazione.

I latinos hanno superato i neri come prima minoranza negli USA e sono di nuovo al centro del dibattito su migrazione soprattutto dopo che la governatrice dell’Arizona, Janice Brewer, ha promulgato ad una legge assurda (probabilmente incostituzionale, si spera) che entrerà in vigore tra pochi giorni e che è osteggiata da numerosi settori sociali e politici oltre che dallo stesso Presidente Obama e dal suo omologo messicano Felipe Calderon: la cosiddetta Legge Arizona prevede infatti che la polizia possa trattenere le persone sospettate di essere entrate illegalmente nel paese e, quindi, quelle che hanno un aspetto fisico da clandestino che poi in Arizona equivale a “latino”.

Tanto per migliorare la situazione, un’altra legge che è stata promulgata in Arizona e che ricorda i fasti e le minacce della Lega Nord in Italia è quella di proibirei programmi di studio su temi etnici nel distretto scolastico di Tucson.

In attesa di risvolti e sviluppi la rivista messicana Cambio ha tappezzato Città del Messico con la copertina-manifesto (all’inizio di questo post) col dito medio in bella mostra e la frase “Arizona: il Messico ti saluta”.

2 risposte a “Quando in Arizona bruciavano i piedi ai messicani

  1. Ho scoperto che in Messico esiste il carcere preventivo, un mio amico moolto messicano, così messicano che pur essendo meticcio sembra un indio, è stato arrestato perchè accusato da una passante di averle voluto rubare la borsa. Borsa che tuttavia lei teneva ancora in mano. Dato che aveva a tracolla il pc e lo zaino, già perchè non caricarsi di un’altra borsa e poi agilmente, carico carico, zigzagare nel traffico del df? Sono più di 2 mesi ormai che è dentro, tra un mese e mezzo ci sarà un altro appello e chissà, forse tornerà libero. Libero di tremare alla vista di una divisa. Lo fermano sempre i poliziotti per strada, chissà perchè? E allora mi domando, se un dottorando in legge può finire in carcere preventivo per un’assurda accusa di una passante inacidita perchè non le è stato concesso il passo, che cos’ha da lamentarsi il presidente Calderon della legge Arizona? E’ pura facciata. E che faccia! Sono contrarissima alla legge Arizona, ma che Calderon se ne lamenti è ridicolo e insignificante. Solo gente disinformata può pensare sia coerente con la sua persona e il ruolo che ricopre.

    • Ciao Zaira, è proprio così. Non sono un esperto del sistema penale messicano ma so che è molto difficile farsi dare i domiciliari, o meglio è molto costoso pagare quanto stabilisce la legge e anche corrompere, fattore sempre da considerare. Mi spiace per la vicenda del tuo amico in particolare. Io e alcuni amici diamo lezioni nel reclusorio feminil de Santa Martha e su 20 alunne circa forse 3 erano sentenziate definitive mentre tutte le altre erano in attesa di giudizio normalmente per una qualche denuncia strampalata di un ex marito o fidanzato o per colpa di qualche capo irresponsabile che frodava i clienti. Poi ci sono i casi “veri” e difficili e il narcotraffico ma anche lì e’ tutto da vedere…se mi trovano con una piccola quantità di qualcosa, magari mi arrestano per traffico internazionale di stupefacenti perché sono italiano!…immagino già i giornali anche…Bueno, un saluto e fammi sapere come va al tuo amico.

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