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Il Brasile riconosce le unioni civili. E noi?

 17/05/2011  Di: , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Preciso un po’: la Suprema Corte Federale brasiliana ha riconosciuto il diritto alle unioni civili per gli omosessuali facendo del Brasile il paese più grande e popoloso al mondo in cui vengono legalizzati di conseguenza anche i “diritti correlati” come l’adozione, l’accesso a eredità, pensione e dichiarazione dei redditi condivise. Come gli altri. Come dovrebbe essere anche in Italia se ci fossero meno bigottismo e doppia morale. Siamo passati dalle proposte di matrimonio tra persone dello stesso sesso, considerate “estreme” da alcuni (ma approvate già in altri paesi europei), ai Pacs e poi ai Dico e alla fine niente. Bella discesa libera liberticida. E pensare che alcuni giornalisti hanno segnalato il ritardo con cui il Brasile s’è mosso in quest’ambito! Infatti in Uruguay, Colombia e in Ecuador erano già state prese decisioni analoghe per regolare e parificare questo tipo di unioni.

In collaborazione con il Festival Mix México, il quindicesimo festival della diversità sessuale nel cinema, questa settimana nella capitale messicana l’Istituto Italiano di Cultura e la Cineteca Nazionale organizzano una bella retrospettiva su Ferzan Öztepec con la proiezione di pellicole come Le fate ignoranti, Il bagno turco, La finestra di fronte, Saturno contro, Harem e Un giorno perfetto. Nonostante il prevalere di un’innegabile cultura maschilista e omofoba in Messico e in America Latina (e in Italia?), Mexico City è senz’altro una città pioniera e aperta rispetto alle tematiche tipiche dei film del regista italo-turco e il pubblico sembra aver ben ricevuto l’iniziativa.

Mentre da noi il dibattito sui temi sociali viene spesso congelato e lasciato a tempi migliori, a Città del Messico i progressi degli ultimi anni in questo senso hanno portato, invece, alla legalizzazione dell’aborto e alla possibilità, di fatto, di praticare l’eutanasia, all’ampliamento del diritto universale alla salute e al sussidio temporaneo di disoccupazione e, dulcis in fundo, al diritto a contrarre matrimonio civile per gli omosessuali, riconosciuto di recente anche in Argentina.

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