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    Brasile, la vittoria mutilata di Lula in un paese lacerato

    Di Alessandro Peregalli da Valigia Blu

    Nell’elezione più combattuta della storia del Brasile, il candidato del Partito dei Lavoratori (PT) Luiz Inácio Lula da Silva, già presidente del paese tra il 2003 e il 2010, si è imposto per pochissimo contro il governante in carica Jair Bolsonaro. La differenza di voti è stata la più bassa di sempre, 50,9% contro 49,1%, con poco più di due milioni di voti di scarto. Nel primo turno del 2 ottobre, il vantaggio di Lula su Bolsonaro era stato maggiore, con oltre cinque punti percentuali di differenza e sei milioni di voti in più. Nella giornata di ieri ci sono stati anche i ballottaggi per i governi di 12 stati della federazione, il più importante dei quali è quello di San Paolo, il più ricco e popoloso del Brasile, dove il candidato bolsonarista Tarcísio Gomes de Freitas si è imposto con un 55,27% sul candidato del PT Fernando Haddad. Il centro-sinistra porta a casa il governo dello Stato di Bahia, Espírito Santo e Paraíba, la destra bolsonarista si afferma, oltre che a San Paolo, anche nel piccolo stato di Santa Catarina, mentre i governi di Alagoas, Amazonas, Mato Grosso do Sul, Pernambuco, Rio Grande do Sul, Rondônia e Sergipe vanno a esponenti del centro e centro-destra non bolsonarista. 

    Mai fino ad ora il presidente candidato alla rielezione era stato sconfitto nelle urne. Questo a riprova del potere immenso che hanno i governi in carica di utilizzare la macchina statale e l’elargizione di benefici sociali in periodo elettorale, strumenti ai quali Bolsonaro ha attinto senza limiti nel corso degli ultimi mesi, prolungando fino a fine anno lo Stato di calamità decretato per il Covid per poter garantire qualche mese in più di Auxílio Emergencial (che era già stato interrotto) e ritardando artificialmente l’aumento del prezzo sulla benzina fino a dopo il voto. L’uso della macchina statale a fini elettorali da parte di Bolsonaro è stato senza limiti e ha raggiunto il suo apice nella giornata di ieri, quando la polizia stradale federale (PRF) ha effettuato centinaia di blitz in varie zone del paese e soprattutto nel nordest, regione povera in cui la sinistra gode di un vantaggio ampio su Bolsonaro, per impedire agli elettori di Lula di raggiungere le sezioni di voto. Le intimidazioni della polizia nel giorno del voto si sono unite a quelle di molti padroncini e datori di lavoro, che hanno minacciato i propri dipendenti di licenziamento nel caso di vittoria di Lula o hanno promesso giornate di ferie se avesse vinto Bolsonaro. Questi episodi possono spiegare in parte la riduzione del vantaggio di Lula, che i sondaggi della vigilia davano vincente con oltre il 52% dei voti.

    Bolsonaro non ha rilasciato dichiarazioni pubbliche al termine dell’elezione, ma ha riconosciuto la sconfitta in una conversazione con il presidente del Tribunale Supremo Elettorale (TSE), Alexandre de Moraes, fatto che fa sperare che possano non esserci i tentativi di golpe temuti alla vigilia, sull’esempio di quanto compiuto dal suo alleato Donald Trump in seguito alle elezioni americane del 2020.

    L’elezione di ieri è stata la più importante della storia recente del Brasile, almeno dalla ridemocratizzazione sancita con la Costituzione del 1988. L’“elezione della fine del mondo”, come l’ha definita il filosofo Paulo Arantes, descrivendola come un’alternativa tra uno scenario di fortissima accelerazione delle tendenze distruttrici della società brasiliana, che implicherebbero tra l’altro la distruzione definitiva del più grande bacino di biodiversità e di ossigeno del pianeta, la Foresta Amazzonica, e la scommessa, disperata e potenzialmente fallace, che la democrazia potesse superare la sua stessa degradazione.

    La vittoria di Lula da un respiro di sollievo al sistema democratico brasiliano, che non sappiamo se sarebbe sopravvissuto a un secondo mandato del “capitano”. Se tuttavia da un punto di vista elettorale i vincitori sono Lula e il PT, è anche chiaro che il bolsonarismo esce vittorioso su un piano politico più generale. 

    Prima di tutto, perché nonostante i 700.000 morti per la pandemia, la conclamata devastazione ambientale, il prepotente ritorno del Brasile nella mappa della fame, l’inflazione galoppante e i salari decrescenti, e nonostante un indice di ripudio sempre superiore, negli ultimi mesi, al 50% della popolazione e una differenza consistente nei sondaggi di oltre 10 punti sotto il suo avversario, Bolsonaro è riuscito, contro ogni pronostico, ad arrivare in maniera competitiva al voto, raccogliendo il 43.2% dei voti il 2 ottobre e il 49.1% ieri. 

    In secondo luogo, perché il bolsonarismo si è affermato nelle elezioni locali del primo turno, ottenendo l’elezione di otto governatori statali, contro quattro sostenuti da Lula. A essi si è aggiunto, nel voto di ieri, anche Tarcísio de Freitas a San Paolo, facendo si che tutti e tre gli Stati più ricchi e importanti del Brasile, San Paolo, Minas Gerais e Rio de Janeiro, siano governati da alleati di Bolsonaro. La coalizione bolsonarista ha anche eletto, nel primo turno del 2 ottobre, 194 deputati su 513 alla Camera, che se sommati ai deputati di altri partiti di destra compongono una maggioranza di 273 parlamentari, oltre ad aver aumentato enormemente il suo peso anche al Senato. Lo stesso partito di Bolsonaro, il Partito Liberale (PL), è la prima forza in entrambe le camere. L’onda bolsonarista in Parlamento ha accelerato una tendenza già in corso nell’ultimo decennio, cioè il rafforzamento delle bancate delle tre “b”: boi (bue), che simbolizza gli interessi dell’agri-business; bala (pallottola), delle forze dell’ordine; e bíblia, delle chiese evangeliche. Ma una rapida analisi del profilo di questi eletti dimostra come sia in corso anche un cambiamento qualitativo al loro interno: la maggior parte di questi parlamentari non sono più semplici poliziotti in difesa di interessi corporativi o rappresentanti pragmatici delle diverse chiese neo-pentecostali ma digital influencers allineati al bolsonarismo radicale e alle milizie paramilitari o pastori protestanti con un discorso messianico che descrive Bolsonaro come eletto da Dio e Lula come l’Anticristo. 

    Il bolsonarismo ha dimostrato di godere di un consenso ampio, strisciante e radicato nella società brasiliana di oggi, ma anche militante e organizzato, qualcosa che non si era mai visto in una forza di destra in Brasile, nemmeno ai tempi della dittatura militare. Un blocco sociale che unisce la borghesia latifondista e la classe media conservatrice con ampi settori di sottoproletariato tanto urbano come rurale adepto alle nuove chiese evangeliche e all’etica neoliberista della Teologia della Prosperità. Un blocco che si organizza in una miriade di spazi fisici e virtuali e che ha dimostrato capacità di attivazione durante tutto il mandato di Bolsonaro, dalle passarelle in macchina o in moto per contrastare le politiche di chiusura decretate dagli enti locali durante la pandemia al tentativo di assalto del Tribunale Supremo Federale (TSF) il 7 settembre 2021 a Brasilia. Nonostante la vittoria di Lula, queste elezioni hanno evidenziato che esiste già, in Brasile, un bolsonarismo oltre Bolsonaro, un movimento politico che si pone come obiettivo una profonda trasformazione della società brasiliana, seppur in un senso che potremmo definire “necropolitico”, che non verrà fermato da una sconfitta elettorale e che promette di rendere i prossimi quattro anni estremamente tumultuosi.

    D’altra parte, alcune avvisaglie del caos generalizzato che potrebbero imporre le orde bolsonariste ci sono state già nel corso di questa campagna elettorale, che si è rivelata la più sporca, sleale e violenta che si ricordi, con numerosi casi di omicidio tra cittadini di fazioni opposte, la maggior parte ai danni di elettori di sinistra. Il culmine della tensione è stato raggiunto nelle ultime settimane. Il 17 ottobre, nella favela di Paraisópolis a San Paolo, durante una sparatoria nei pressi della sede di una ONG in cui era presente Tarcísio de Freitas, è morto un giovane di 28 anni. La campagna di Tarcísio ha subito denunciato l’accaduto come tentativo di attentato nei confronti del candidato da parte della criminalità organizzata, ma quattro testimoni hanno rivelato che a commettere l’assassinio sarebbe stata proprio una guardia di sicurezza di Tarcísio, mentre un altro uomo della scorta ha intimato a un giornalista del portale Jovem Pan di cancellare un video da questi realizzato sull’accaduto. La domenica successiva, il 23 ottobre, a una settimana esatta dal secondo turno, il bolsonarista radicale Roberto Jefferson, già agli arresti domiciliari in un’inchiesta sulle cosiddette “milizie digitali” (organizzazioni criminali che secondo l’accusa si sarebbero formate per attentare contro le istituzioni democratiche e che sarebbero state finanziate da denaro pubblico), ha risposto a un mandato d’arresto del TSF per violazione delle misure cautelari con una mitragliata di 60 tiri ad alta precisione e tre granate contro la polizia federale (PF), ferendo due poliziotte. È possibile che l’obiettivo, suicida, fosse quello di spingere la PF a reagire e regalare un martire a Bolsonaro per poter tentare il sorpasso finale su Lula, una specie di riedizione della pugnalata che lo stesso Bolsonaro subì nel 2018 e che lo spinse poi alla fino alla presidenza. L’ultimo, impressionante episodio, è avvenuto il 29 ottobre alla vigilia delle elezioni: la deputata Carla Zambelli, persona vicinissima a Bolsonaro, si trovava con la sua scorta nel quartiere agiato di Jardins, a San Paolo, quando è stata presa a insulti e sfottò da un giovane elettore nero di Lula. Per tutta risposta, la deputata ha estratto una pistola e ha inseguito il giovane fin dentro un bar, intimandogli di inginocchiarsi per terra mentre un uomo della scorta sparava un colpo in aria.

    Questi episodi dimostrano il grado di spregiudicatezza della campagna di Bolsonaro, e lo stesso vale per la quantità impressionante di fake news disseminate dai profili social bolsonaristi. In esse, Lula è accusato di voler liberalizzare le droghe, chiudere le chiese e limitare la libertà religiosa, imporre bagni unisex nei luoghi pubblici, criminalizzare oppositori politici e censurare i media e i social networks dei brasiliani; oltre ad essere stato associato al gruppo narcotrafficante Primo Comando della Capitale (PCC). La disseminazione di notizie false, oltre all’organizzazione capillare della militanza sui social, era stata tra le chiavi della vittoria del 2018. Stavolta, tuttavia, qualcosa di nuovo e in qualche modo speculare, è emerso nel campo progressista. Divenuto celebre per una campagna virtuale a favore dell’erogazione del sussidio emergenziale durante la crisi pandemica, il deputato federale André Janones ha preso il comando della campagna social di Lula durante il secondo turno e ha adottato una classica politica “occhio per occhio dente per dente” per contrastare la macchina del fango bolsonarista. Rispolverando alcune immagini di una vecchia visita di Bolsonaro in una loggia massonica, Janones ha associato il presidente al satanismo, in linea con le idee più complottiste delle religioni evangeliche. Ha poi accusato Bolsonaro di cannibalismo per aver detto, in un vecchio video, di essere disposto a mangiare carne indigena, e di pedofilia, per una frase ambigua pronunciata dal presidente raccontando un incontro con giovani adolescenti venezuelane. L’attivismo di Janones, che si è rivelato utilissimo a creare caos nel campo avversario e a spezzare l’egemonia mediatica bolsonarista, ha però anche interrogato tanti, a sinistra, sulla legittimità dell’uso spregiudicato di fatti non veri o decontestualizzati e sulla possibile normalizzazione di una modalità di comunicazione di questo tipo. D’altra parte, come dice la vecchia massima, “in guerra la prima vittima è la verità”.

    In uno contesto come questo, la vittoria di Lula apre ora scenari imprevedibili. In termini concreti e immediati, la prima sfida sarà capire come e se si arriverà alla sua investitura il prossimo 1 gennaio al palazzo di Planalto, a Brasilia. In numerose occasioni negli ultimi mesi Bolsonaro ha avvertito che non avrebbe accettato un’eventuale sconfitta elettorale. Il suo argomento di bandiera, a tal rispetto, è stato tradizionalmente la sua avversione all’attuale sistema di voto elettronico, che lui considera manipolabile anche se non ha mai apportato prove al riguardo. Negli ultimi giorni, il presidente ha addirittura proposto di rimandare il secondo turno dell’elezione perché, a dire della sua equipe di campagna, alcune radio del Nordest non avrebbero pubblicato alcune sue pubblicità elettorali nei tempi previsti, altro tema su cui non ha però addotto nessun tipo di prova.

    In generale, questi episodi si inseriscono in un contesto in cui Bolsonaro ha provato a più riprese durante tutto il suo mandato a sfidare la divisione dei poteri, con numerosi bracci di ferro con i governatori e la Camera dei Deputati in relazione alla gestione della pandemia, e soprattutto con un conflitto di lungo corso con i giudici dell’STF, nato in seguito all’inizio delle indagini condotte dalla corte suprema riguardanti le cosiddette milizie digitali e una dozzina di deputati bolsonaristi accusati di aver messo in piedi un sistema di diffusione di Fake News durante le elezioni del 2018.

    Visto il contesto, non è irreale immaginare che Bolsonaro possa provare una strategia in qualche modo simile a quella tentata da Trump con il famoso assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021. D’altra parte, in Brasile da tempo c’è scarsa fiducia per le istituzioni, fin da quando nel 2014 il candidato di centro-destra Aecio Neves aveva accusato, senza fondamento, di brogli elettorali Dilma Rousseff, che un anno e mezzo dopo era stata allontanata dal potere con un impeachment che molti hanno definito vero e proprio golpe parlamentare. Come Trump nel 2021, Bolsonaro gode di un ampio consenso, militante e anche armato, soprattutto in seguito all’ampia liberalizzazione della vendita di armi occorsa durante il suo mandato; e forse ancor più di Trump, di una base enorme nelle forze dell’ordine e nei bassi livelli dell’esercito. Tuttavia, nonostante i vertici delle Forze Armate siano allineati politicamente al bolsonarismo e abbiano assunto rilevanti ruoli di potere nell’ultimo governo, sembra difficile che possano essere disposti ad accollarsi una forzatura istituzionale di questo tipo, soprattutto se, come Biden ha a più riprese chiarito, l’operazione riceverebbe una dura condanna da parte degli Stati Uniti. Allo stesso tempo, mancherebbero solide alleanze nella regione per un’azione come questa, dal momento che oggi la grande maggioranza dei paesi latinoamericani sono oggi governati da governi progressisti o di sinistra. Se quindi un rispetto del risultato elettorale è lo scenario ad oggi più prevedibile, non è dato sapere quali momenti di violenza e di crisi dovrà vivere il Brasile nei prossimi mesi, tanto prima quanto dopo l’investitura. Ma più in generale sono immense le incognite e i rischi che si profilano dinnazi a questo terzo governo di Lula da Silva. 

    Ex sindacalista metalmeccanico della regione metropolitana di San Paolo, Lula è diventato celebre nel 1979 in occasione di un’ondata di scioperi che hanno messo in crisi la dittatura militare che governava all’epoca. In seguito, durante il processo di ridemocratizzazione degli anni ‘80, Lula ha fondato il Partito dei Lavoratori, con il quale è arrivato secondo alle elezioni presidenziali del 1989, 1994 e 1998. Nel 2002, finalmente, dopo aver moderato in maniera sostanziale il proprio programma politico e costruito un’alleanza con importanti settori della classe padronale, è arrivato al governo, venendo poi rieletto nel 2006. Gli otto anni di governo Lula sono stati all’insegna di un grande accordo tra capitale e lavoro. Favorito da un boom dei prezzi delle materie prime, che ha garantito al Brasile una bilancia commerciale estremamente positiva, Lula ha da un lato favorito alcune imprese privati in settori strategici, dall’industria delle costruzioni a quella mineraria e agro-alimentare; dall’altro, seppur senza mettere in piedi vere e proprie riforme strutturali di redistribuzione della ricchezza, ha permesso di miglioramento delle condizioni delle classi popolari, attraverso un aumento costante del salario minimo e una serie di programmi sociali volti a contrastare la povertà e stimolare il consumo dei settori meno abbienti. Questo modello win-win è poi entrato in crisi durante i governi di Dilma Rousseff, quando la caduta dei prezzi delle materie prime e l’abbattimento dei margini di lucro delle imprese hanno riportato sulla scena il conflitto sociale e le pulsioni autoritarie dell’oligarchia brasiliana.

    Oggi Lula torna al governo del Brasile in uno scenario meno favorevole rispetto a quello degli anni Duemila. Il contesto internazionale è infatti dominato da fortissime dispute geopolitiche e da una crisi economica globale che potrebbe avere nuovi picchi nei prossimi anni, mentre a livello interno la società brasiliana è oggi estremamente più violenta e politicamente divisa che 20 anni fa. Oltretutto, il Brasile vive ormai da decenni un forte processo di deindustrializzazione del proprio tessuto produttivo, occorso anche durante i governi del PT ma acceleratosi moltissimo durante il governo Bolsonaro. La perdita di 1,4 milioni di posti di lavoro e la chiusura di 28.700 industrie in sei anni ha prodotto un aumento del precariato urbano, un abbassamento dei salari e un dirottamento degli investimenti produtti verso le monocolture di soia e cereali, un settore la cui espansione sta minacciando pericolosamente l’Amazzonia. D’altra parte, non è un segreto che l’ampio e deciso sostegno dei latifondisti brasiliani a Bolsonaro deriva anche dalla sua politica di distruzione degli organi di tutela ambientale e di difesa dei popoli indigeni. Questo settore impiega una forza lavoro scarsa e ha un’enorme fame di terra, e sembra avere poco interesse nell’antico modello di concertazione del PT.

    Per vincere le elezioni, Lula ha costruito un’alleanza politico-elettorale enorme, che va dal Partito Socialismo e Libertà (PSOL) a sinistra, che in passato si era mantenuto all’opposizione dei governi del PT, fino a includere una quantità di figure politiche che erano stati tradizionali avversari della sinistra, dall’ex presidente Fernando Henrique Cardoso all’ex leader del partito di centro-destra PSDB (Partito Social Democratico Brasiliano) Geraldo Alkmin, che nel 2006 era stato avversario diretto di Lula alle presidenziali e che oggi è il suo vice-presidente. All’indomani del secondo turno, anche la terza classificata Simone Tebet, del partito di centro-destra Movimento Democratico Brasiliano (MDB) ha dichiarato appoggio a Lula e lo ha accompagnato in numerosi eventi elettorali. Una coalizione di questo tipo ha avuto l’effetto di far apparire Lula come candidato dell’establishment di fronte a un Bolsonaro “anti-sistema”. E in effetti, non è un mistero che la maggior parte dei media tradizionali, la magistratura e alcuni settori imprenditoriali abbiano in qualche modo appoggiato l’ex sindacalista, dopo aver contribuito a far cadere il governo di Rousseff nel 2016 e aver appoggiato l’ex capitano nel 2018. A essi si aggiungono le pressioni internazionali degli USA, dei principali paesi UE, dei vicini latinomericani e anche della Cina che per motivi diversi hanno mostrato una maggiore simpatia per la candidatura di Lula. Ma l’alleanza enorme costruita intorno alla sua figura ha anche avuto l’effetto collaterale di rendere impossibile qualunque proposta seria e dettagliata a livello programmatico, limitandosi a promettere un Brasile “nuovamente felice”, in cui i poveri potranno di nuovo mangiare carne di qualità nelle grigliate domenicali. 

    Nei prossimi anni, PT si troverà a dover fare i conti con governi statali in maggioranza di segno politico avverso e in un parlamento a trazione conservatrice, dove i partiti di sinistra e centro-sinistra avranno solo 138 deputati. È vero che il PT ha governato il Brasile per 14 anni senza aver mai goduto di una maggioranza propria al Congresso, e che lo stesso Lula nei suoi otto anni di governo ha dato prova di grandi capacità di articolazione e negoziato parlamentare. Ma è vero anche che oggi il bolsonarismo ha portato nelle istituzioni una pattuglia di eletti agguerrita, violenta e ideologicamente coesa come non era mai avvenuto nella destra brasiliana. 

    In questo contesto, è facile prevedere anni difficili, con un governo potenzialmente immobile e costantemente minacciato da una destra violenta e fascista. I movimenti popolari si troveranno probabilmente a doversi mobilitare per permettere al presidente di governare, con il rischio di diventare ancor più subalterni al PT di quanto non lo siano ora. Se invece opteranno per qualche forma di opposizione sociale, magari di fronte a scelte governative di austerità fiscale o di devastazione ambientale, saranno facilmente accusabili di servire gli interessi della destra golpista, così come già avvenuto in occasione della rivolta del 2013.

    Sul fronte internazionale, tuttavia, la vittoria di Lula potrebbe completare quella che molti definiscono come “seconda onda progressista”, il che garantirebbe senz’altro un certo sollievo e capacità di azione in ambito internazionale al nuovo governo. Il termine rimanda al periodo in cui, all’inizio di questo secolo, erano arrivati al governo Hugo Chávez in Venezuela, Evo Morales in Bolivia, Rafael Correa in Ecuador, Néstor e Cristina Kirchner in Argentina e lo stesso Lula in Brasile. Dopo un periodo di egemonia conservatrice e di destra tra 2015 e 2020, in effetti, stiamo assistendo nella regione a una nuova onda progressista, geograficamente più estesa della precedente giacché arriva a toccare anche paesi come Messico, Colombia, Perù e Cile. Tuttavia, sebbene anche l’anteriore ciclo progressista non fosse privo di enormi contraddizioni, soprattutto per via dell’adozione di un modello economico neo-estrattivista con enormi conseguenze ambientali, i governi progressisti di oggi sono estremamente fragili, moderati nell’azione sociale e con enormi indici di rifiuto e disapprovazione popolare, come nel caso di Gabriel Boric in Cile, Pedro Castillo in Perù e Alberto Fernández in Argentina. Nel contesto caotico della nuova crisi globale, sembra che questi governi non riescano a formulare un vero progetto di superamento delle numerose crisi che attraversano le loro società, dalla riprimarizzazione della matrice produttiva all’aumento della disuguaglianza e della criminalità fino alla crescita di nuove figure di destra reazionaria con capacità di attrazione popolare, come nel caso di José Antonio Kast, Keiko Fujimori o Javier Milei.

    Ieri si è consumata un’elezione di importanza cruciale. Il Brasie è una nazione divisa in due, con famiglie intere distrutte dall’odio intestino, amicizie andate in fumo, legami sfaldati. Per pochi voti, quello che è forse il leader popolare più importante della storia del paese si è affermato sul rappresentante della destra più oscurantista e violenta che si ricordi. Ma è una vittoria insufficiente, monca, senza un vero progetto di trasformazione, più conservatrice che progressista, una vittoria che permette al limite di rallentare un movimento di degradazione sociale che sembra in questo momento irreversibile.

  • In Colombia nuovi parchi eolici minacciano le terre dei Wayúu

    In Colombia nuovi parchi eolici minacciano le terre dei Wayúu

    Gianpaolo Contestabile 

    Nella regione di Guajira soffiano venti potenti e costanti, ma i progetti degli impianti non tengono conto degli impatti ambientali e le società costruttrici alimentano le tensioni tra le comunità locali. Il ruolo di Enel Green Power

    Tratto da Altreconomia 251 — Settembre 2022

    Un parco eolico visto dal cimitero ancestrale della comunità di Kasioulin nella regione colombiana della Guajira. Qui più della metà della popolazione vive al di sotto della soglia di povertà. Inoltre la percentuale di morti infantili per malnutrizione è sei volte quella nazionale © Gianpaolo Contestabile

    Nella regione colombiana di Guajira vivono diverse comunità afrodiscendenti e indigene tra cui la popolazione originaria più numerosa del Paese, il popolo Wayúu. Grazie alla ricchezza delle sue risorse naturali, il territorio guajiro occupa un ruolo chiave nella “transizione energetica” del Paese. Si prevede che nei prossimi anni diventerà un importante centro di produzione di idrogeno “verde”; si trova al primo posto a livello nazionale per quanto riguarda le radiazioni solari e sulle sue pianure soffiano venti costanti e potenti quasi tutto l’anno. 

    Secondo uno studio dell’Istituto per la pace e lo sviluppo (Indepaz) è prevista nei prossimi anni la costruzione sulle terre Wayúu di 65 parchi eolici da parte di 19 imprese, colombiane e straniere. Tra queste spicca l’italiana Enel Green Power (Egp) che promette di costruirne almeno tre, tra cui quello di Windpeshi, che viene presentato come il parco eolico più all’avanguardia del Paese. Vengono installate torri di misurazione del vento seguendo una narrazione che concepisce la Guajira come un territorio deserto in cui concentrare la produzione di energia “pulita”. Ma i grandi appezzamenti di territorio considerati “disabitati” fanno parte di una complessa rete sociale e produttiva che permette la distribuzione delle terre secondo la tradizione ancestrale Wayúu e quindi la possibilità di far pascolare le greggi di capre che sono la principale fonte di sussistenza. Nonostante il paesaggio arido e il clima secco, l’ecosistema locale è ricco di arbusti, fondamentali per la sopravvivenza dell’allevamento caprino.

    L’ideologia del “deserto” potrebbe diventare però una profezia che si autoavvera: i probabili danni ambientali causati dai parchi eolici rischiano infatti di accelerare la desertificazione. Nel caso di Windpeshi, gli studi di impatto ambientale valutano come gravi i danni all’ecosistema causati dalla costruzione di centinaia di aerogeneratori, strade, linee di trasmissione ad alto voltaggio e sottostazioni elettriche. I parchi eolici, inoltre, sorgeranno in corrispondenza dei tragitti migratori di alcuni uccelli e il cambiamento di pressione generato dalle pale eoliche andrà a danneggiare gravemente i pipistrelli che sono responsabili dell’impollinazione degli arbusti che rappresentano l’unica vegetazione della Guajira. Le polveri sollevate dalle turbine e dai camion che trasportano materiali rischiano di inquinare le pochissime fonti di acqua della regione. Le linee di trasmissione ad alta velocità limitano inoltre il pascolo delle capre. 

    Nonostante la varietà e quantità di fonti di energia, la Guajira è la regione colombiana con uno dei più alti tassi di povertà del Paese. Per questo, secondo Limbano Diaz, giovane avvocato e attivista locale, l’assenza di risorse economiche e di infrastrutture fa sì che l’arrivo delle imprese generi conflitti tra le comunità per intercettare le compensazioni promesse in caso di costruzione dei progetti. Emblematico in questo senso è il caso del parco eolico di Topia, promosso da Enel. Nel giugno 2021 nei pressi dell’impianto si è acceso uno scontro armato tra due comunità che ha causato diversi feriti e una vittima. 

    Secondo l’Ong locale Naciòn Wayúu il conflitto era nato proprio a causa del progetto eolico: “L’arrivo di Enel Green Power ha diviso le due famiglie. L’impresa si è limitata a negoziare solo con una parte escludendo i proprietari legittimi del territorio”. I progetti eolici sono localizzati prevalentemente nelle zone di resguardo indigeno Wayúu: aree che godono di una giurisdizione specifica che ne proibisce, tra le altre cose, la vendita. Per questo le imprese non possono né acquistare né affittare i terreni delle comunità ma solo siglare degli accordi di usufrutto in cambio di compensazioni. 

    Secondo la convenzione 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro, firmata dal governo colombiano, le popolazioni indigene hanno diritto di scegliere se cedere o meno le proprie terre e l’insediamento di progetti estrattivi e logistici. Questo si concretizza nell’obbligo di consultazioni preliminari che devono essere libere e informate. Secondo Enel, nella Guajira l’azienda italiana cerca di individuare le soluzioni migliori per ogni territorio e ciò “prevede un percorso basato sulla condivisione con le comunità locali e l’ascolto costante delle esigenze degli stakeholder rilevanti, come anche previsto dagli impegni assunti dal Gruppo con la policy sui diritti umani”. Nonostante ciò, le comunità segnalano diverse criticità nello svolgimento delle consultazioni. Prima tra tutte la mancanza di un referente esterno e imparziale, che aiuti gli abitanti a capire e a negoziare i termini economici degli accordi e gli studi di impatto ambientale. 

    Per raggiungere i resguardos dove sorgerà il parco eolico Windpeshi di Enel, ci si deve fermare più volte a causa di diversi blocchi stradali: è una forma di protesta delle comunità Wayúu che non vuole far passare i mezzi delle imprese. La maggior parte delle autorità delle comunità locali si dicono pentite di aver aderito al progetto. Si lamentano perché le compensazioni previste verranno distribuite sotto forma di workshop, progetti sociali, posti di lavoro non qualificati e precari e ristrutturazioni rudimentali. “Vogliamo i contanti. Non vogliamo partecipare ai corsi organizzati dalle imprese”, spiega Genoveva, leader della comunità Flor de la Frontera. Chiede inoltre che i soldi delle compensazioni forniti da Enel vengano dati direttamente alla comunità.

    Enel ci tiene però a rimarcare il suo impegno per la promozione sociale nella Guajira: “Al di là dell’obbligo che l’azienda ha acquisito negli accordi di consulta preliminare, Enel ha realizzato su base volontaria diversi altri progetti a valore condiviso, che arrivano a consolidare il rapporto con il territorio”. Uno di questi riguarda l’accesso all’acqua: Enel ha investito nella costruzione di cisterne per le 12 comunità coinvolte nel progetto, di un pozzo di estrazione e di una centrale di purificazione. Il progetto, che fa parte del programma “Guajira azul”, è cofinanziato dal governo e dai Comuni locali ma ha già smesso di funzionare per mancanza di fondi per la manutenzione.

    Un gruppo di donne leader comunitarie della zona in cui è prevista la realizzazione del parco eolico Windpeshi, di Enel Green Power. Per protestare contro il progetto le comunità Wayùu hanno organizzato dei blocchi stradali per non far passare i mezzi delle imprese impegnate nella costruzione dell’impianto © Gianpaolo Contestabile

    Secondo le testimonianze raccolte a Windpeshi, Enel insiste per organizzare incontri con un numero di partecipanti limitato, con le sole autorità tradizionali o con un gruppo ristretto. Per Beatriz, della comunità di Uktapu, questo favorisce sia la corruzione sia il malcontento di chi resta escluso, per questa ragione insiste affinché gli incontri si tengano davanti a tutti i membri della comunità in modo che il processo sia trasparente. Secondo l’attivista Wayúu Angèlica Ortiz queste modalità di negoziazione favoriscono una logica patriarcale dentro e tra le comunità. Se le imprese vogliono rivolgersi solo alle autorità, prevalentemente maschili, finiscono per invisibilizzare il lavoro politico delle donne Wayúu nelle comunità e screditare la loro leadership nelle assemblee.

    Esiste inoltre una preoccupazione per il pericolo della futura militarizzazione della Guajira. In base a quanto previsto dalla legge sulla “Transizione energetica”, promulgata nel 2020 dall’ex presidente Iván Duque, “le attività di produzione, utilizzo, immagazzinamento, amministrazione, operazione e mantenimento delle fonti non convenzionali di energia, principalmente quelle rinnovabili” vengono definite come una questione di pubblica utilità e di convivenza nazionale. I progetti eolici potrebbero, quindi, essere portati avanti con una prova di forza militare a prescindere dell’opposizione delle comunità indigene. Il governatore della Guajira ha proposto la creazione di un battaglione speciale dell’esercito per la salvaguardia degli investimenti economici delle imprese eoliche. E i soldati sono già stati schierati per l’inaugurazione del parco eolico “Guajira 1”. Riguardo alla tutela della sicurezza dei suoi lavoratori, Enel dichiara che “la gestione di tali attività è coordinata con l’esercito nazionale colombiano”. Viene da chiedersi se la produzione di energia verde possa giustificare i danni ambientali che verranno recati nella Guajira, la compromissione del tessuto sociale indigeno e la militarizzazione del suo territorio. L’energia prodotta sul territorio Wayúu -dove non vengono garantiti né la corrente elettrica né il sistema idrico- genereranno grandi introiti per le imprese che esporteranno una buona parte dell’energia all’estero e solo l’1% verrà reinvestito sul territorio. Il dio dei venti Wayúu, Jepiresh, è una figura ambigua: il suo soffio può spazzare via le nubi e limitare le piogge sempre più scarse. L’eolico, nella Guajira, sembra condannato allo stesso destino, più che rappresentare una svolta ecologica sta riproducendo la storia di saccheggi delle risorse indigene, aumentando la desertificazione e l’impatto del cambiamento climatico. 

  • Una esperanza in più e una meno

    Una esperanza in più e una meno

    Poco prima delle assai importanti elezioni in Brasile, ci siamo collegati con Sao Paolo per farci raccontare dal giornalista Paolo Manzo le possibilità di vittoria di Lula e di Bolsonaro e qual è il ruolo degli evangelisti in questo ballottaggio che potrebbe cambiare le sorti anche del resto della regione.
    La seconda pagina l’ abbiamo dedicata alla richiesta da parte della Procura di Roma di archiviare il caso di Mario Paciolla, trovato morto in Colombia a luglio 2020, abbonando la tesi del suicidio. Di questa possibilità di gettare la spugna ne ha parlato il giornalista Gianpaolo Contestabile, che segue il caso dall’inizio

  • Lula e Bolsonaro allo sprint finale

    Lula e Bolsonaro allo sprint finale

    O presidente Jair Bolsonaro (PL) e o ex-presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) têm estratégias distintas para escolha de agendas de campanha no segundo turnoAggiornamento di Alessandro Peregalli sulla situzione politica in Brasile a pochi giorni dal secondo turno delle presidenziali.

    Diretta da radiospore giovedì 20 ottobre, al mercato di Campi Aperti in via Gobetti, Bologna.

    Qui il riassunto completo della puntata:

    • Kempa “col Corno” (min 00.09)
    • Interventi per benefit “Voi Decoro noi De-Core” (dal min. 00.18)
    • Intervento + video Campi Aperti su corteo di sabato 22 ottobre “converegere per insorgere” (dal min 00.35)
    • Situazione politica in Brasile (01.22.00)
    • Bolognina Music Corner ♯3: MRC BCC (intervista + dj set dal min 01.51.00)

  • “Puro pa’ adelante porque no vamos a dejar a ninguno”. Desaparición de personas, crisis forense y resistencias en Guanajuato

    “Puro pa’ adelante porque no vamos a dejar a ninguno”. Desaparición de personas, crisis forense y resistencias en Guanajuato

    “Seguiremos buscando hasta que la dignidad se haga costumbre. Estas palabras las voy a seguir repitiendo: Puro pa’ delante, porque no vamos a dejar a ninguno”. Es lo que dijo el profe salvaterrense Javier Barajas, quien el pasado 11 de octubre se dirigió a colectivos, medios de comunicación, activistas y familiares reunidos en Silao, Guanajuato, durante la ceremonia del premio anual 2022 que entrega la organización Front Line Defenders a personas defensoras de derechos humanos. Él y su esposa, la maestra María del Tránsito Piña, fueron reconocidos por su trayectoría en la búsqueda de personas, “por su trabajo como defensores de derechos humanos y por visibilizar lo que viven miles de familias que buscan a las más de 100 mil personas desaparecidas”[2]. 

    “Los profes” y “papás de la búsqueda”, como con cariño se refieren a Javier y María sus compañeras del colectivo y de la comunidad, desde hace más de un año viven exiliados, desplazados por la violencia imperante en su estado y su ciudad, Salvatierra, en donde en octubre de 2020 fueron halladas 65 fosas con 80 cuerpos enterrados. Allí Francisco Javier Barajas Piña, hijo de Tránsito y Javier, encontró a su hermana Lupita, maestra desaparecida en Salvatierra el 29 de febrero de 2020. Por su actividad incesante y solidaria de búsqueda con los colectivos del estado, tras integrarse a la Comisión de Búsqueda local, el mismo Francisco Javier, por haber encontrado a Lupita, fue asesinado el 29 de mayo de 2021 por el mismo grupo perpetrador y criminal que había desaparecido a su hermana. “Hoy queremos recordar a nuestro hijos y a todos los familiares que aún se encuentran desaparecidos pues en su memoria hemos aprendido a buscar y a caminar por la verdad y la justicia”, resaltó la pareja de “los profes” en su discurso.

    Angélica Almanza, representante del colectivo local Ángeles de pie por ti, definió el sitio “un lugar de exterminio”, pues decenas de fosas, uno de los entierros clandestinos más grandes del país, se encontraron a unas diez cuadras del centro de Salvatierra, pero “nadie vio, nadie escuchó, nadie olió, es el miedo lo que nos calla”, relató la vocera. Allí, en donde reinaron el terror y la impunidad, la colusión de autoridades y la violencia delincuencial desmedida, quieren construir un sitio de memoria para dignificar y reparar a las víctimas y promover la no repetición. Sin embargo, el camino no ha sido fácil frente a autoridades que ralentizan la realización de un proyecto tan necesario y urgente para reparar el tejido social guanajuatense. 

    Hasta principios de 2020 en Guanajuato los fenómenos de la desaparición de personas, los hallazgos de fosas comunes y sitios de exterminio, así como la movilización de las familias y los colectivos ante las violencias, eran invisibilizados y prácticamente ausentes de la agenda pública y mediática local. Poco a poco, tras la escalada de los homicidios dolosos, de las masacres y de las desapariciones en la entidad, la crisis humanitaria ha sido reconocida, con matices, por las autoridades locales y las instancias internacionales, como la ONU, sobre todo gracias a la intervención en el espacio público de los colectivos de búsqueda, de las organizaciones acompañantes y de los movimientos sociales de estudiantes, mujeres, periodistas y personas defensoras del medioambiente y los derechos humanos. 

    Mientras tanto, casi se ha sextuplicado en cuatro años el número de las y los desaparecidos,  quienes deben ser buscadas y buscados por las autoridades. Sigue creciendo también la cantidad de cuerpos sin identificar en los resguardos forenses estatales. Las instituciones se han mostrado reactivas, más que proactivas, y todavía limitadas en su entendimiento de la participación y la coadyuvancia de las familias y la sociedad civil en la problemática y en la formulación de la política pública.

    A la fecha, ante la falta de análisis de contexto oficiales, de registros en versión pública, de información clara en tiempo real, de mesas de trabajo serias y de publicaciones institucionales sobre la dinámica de las desapariciones y los retos de la búsqueda de personas en Guanajuato, nos hemos propuesto actualizar y elaborar periódicamente, mediante boletines y síntesis de datos y agendas políticas, la información disponibilizada por las unidades de transparencia de organismos estatales y federales, según un criterio de utilidad social, académica y de uso los colectivos que solicitan conocerla o “aterrizarla” a sus realidades locales y comunitarias.

    1. 3,500 personas desaparecidas

    En Guanajuato hay oficialmente 3,429 personas desaparecidas al corte del 31 de agosto de 2022. Según datos de la Unidad de Transparencia de la Fiscalía General del Estado (FGE) [3] se encuentran en proceso de localización unas 3,248 personas a partir de la fecha del 1 de enero de 2012 hasta el 31 de agosto [4]. 

    Sin embargo, si a éstas se suman las 179 personas desaparecidas antes del 2012, las cuales resultan del Registro Nacional de Personas Desaparecidas y No Localizadas [5] de la Comisión Nacional de Búsqueda (CNB), se obtiene el total de 3,429 personas cuyo paradero se desconoce. 

    De las 179 personas que la CNB señala como desaparecidas antes del 2012, el 75% corresponde a hombres y el 25% a mujeres. León, San Luis de la Paz, Celaya, San Diego de la Unión, San Miguel de Allende y Guanajuato, en este orden (ver gráfica) son los municipios con más casos de este tipo, concentrando 114 personas desaparecidas: esto en parte se explica por el patrón de las desapariciones en la entidad y en la región que, en esa época, se centraba en las rutas migrantes que cruzaban Guanajuato, o bien, que tenían que transitar rumbo al norte las y los guanajuatenses, teniendo en cuenta que el estado ha sido históricamente un expulsor de población. 

    El 9 de marzo de 2010 Teresa Hernández Melchor, de 40 años, emprendió la búsqueda de su hijo de 17 años Jesús Humberto Cantero Hernández, desaparecido el 9 de marzo de 2010 junto con otros ocho hombres de San Diego de la Unión, quienes fueron desaparecidos poco después de salir de su comunidad bajo la guía de un contrabandista, contratado para llevarlos a Estados Unidos [6]. 

    El 6 de diciembre de 2010 ocurre la desaparición forzada de ocho zapateros de León en Joaquín Amaro, Zacatecas, por policías municipales, y nace el Colectivo Cazadores con ocho familias aglutinadas en torno a este caso de desaparición masiva. El 21 de marzo de 2011, 23 migrantes guanajuatenses de San Luis de la Paz fueron desaparecidos en su trayecto hacia Estados Unidos, lo cual dio origen al grupo Justicia y Esperanza, colectivo de familiares de las víctimas. 

    Se trata de casos que arrojan información valiosa sobre los patrones históricos de las desapariciones en la región, con sistematicidad en el noreste del estado y dentro de rutas migratorias, y que, hasta la fecha, siguen esperando verdad, justicia, reparación. En suma, llevan más de una década sin esclarecerse, la FGE Gto no los tiene contemplados cuando entrega datos de personas desaparecidas vía transparencia, y responden a patrones distintos de los actuales, incluyendo desapariciones masivas de personas guanajuatenses en tránsito hacia otros estados. En la siguiente gráfica del RNPDNO se evidencian las cifras por municipio de los casos anteriores al 1 de enero de 2012 que recuperamos aquí y en la elaboración de datos para visibilizarlos y dar un cuadro más completo. 

    1. Cifra negra

    Las preocupantes cifras presentadas anteriormente son sin contar la cifra negra: no han cesado en Guanajuato los señalamientos de los colectivos de búsqueda que registran en distintos municipios muchos casos que no son denunciados oficialmente por miedo de las familias, amenazadas por el crimen organizado o las policías municipales, y desatendidas por las autoridades [7], o bien, se documentan casos de mujeres desaparecidas por las que no se activan o se activan con retraso los protocolos y las alertas correspondientes que, además de inmediatas, deberían contar con un enfoque diferenciado de género y una búsqueda potenciada [8]. Colectivos de diferentes estados estiman, en efecto, que se llegue a denunciar tan solo uno de cada 10 casos de desaparición [9]

    Por otro lado, desde la estadística, el mismo INEGI señala que más del 90% de los delitos en México no son denunciados, pues la estimación a nivel nacional de la encuesta ENVIPE para 2020 [10] de la cifra negra es de 93.3%: con base en este dato, las desapariciones en Guanajuato, entre casos no denunciados o reclasificados de alguna forma, podrían ser más de 50mil [11].

    Si decidiéramos no tomar por buena o realista esta estimación, ya que las desapariciones están relacionadas con distintos delitos que presentan diferentes valores de cifras negras y márgenes de error, y si pensáramos, de manera muy prudencial, en reducirla diez veces, aún estaríamos hablando de más de cinco mil personas no registradas. 

    Sumadas a las cerca de 3,500 confirmadas oficialmente, tendríamos 8,500 personas desaparecidas en la entidad. Si bien estos números parecen altos y posiblemente escondan dentro de sí dinámicas distintas y múltiples delitos que tienen que ver con la desaparición o la no localización de las personas, finalmente plantean retos fundamentales para conocer mejor el fenómeno y los patrones locales de la desaparición, el nivel de subestimación y la dimensión real de la crisis de derechos humanos e impunidad en el estado y en el país. 

    El mismo discurso vale y, más bien, se amplifica para el caso de las miles y miles de personas migrantes o en tránsito desaparecidas y de familias desplazadas internas por el conflicto y la violencia: el escaso nivel de reconocimiento social de estas crisis humanitarias le corresponde una estadística endeble y una narrativa política de invisibilización.  

    1. Escalada

    Aun utilizando sólo los datos oficiales, sabemos que es a partir del 30 de abril de este 2022 cuando la cifra de las personas desaparecidas llega a cerca de 3,000 [12] y para el 15 de mayo sube a 3,086, es decir, cinco veces más del dato que se tenía al 30 de abril de 2018, cuatro años antes, que era de 615 personas según el hoy extinto Registro Nacional de Personas Extraviadas y Desaparecidas [13]. 

    Por otro lado, a lo largo de una década, el fenómeno de la desaparición se ha instalado estructuralmente en Guanajuato [14], aun con patrones y dinámicas diferentes según el periodo y los territorios involucrados. Así lo muestra el incremento de las indagatorias aperturadas por la fiscalía por la desaparición de personas: estas fueron 952 en 2012; alrededor de 2,000 entre 2014 y 2017; y cerca de 3,000 de 2019 a la fecha

    Destacan en la entidad zonas muy críticas por las desapariciones con dinámicas transfronterizas, por ejemplo, históricamente, entre Michoacán y Guanajuato en Pénjamo, Moroleón, Yuriria, Uriangato, Acámbaro y Salvatierra, y entre las regiones más expulsoras de migrantes  Y más recientemente, entre Jalisco y Guanajuato en San Francisco del Rincón, Purísima del Rincón, León y Sierra de Lobos, Manuel Doblado y la misma Pénjamo. 

    En estos casos, puede darse el involucramiento de grupos de tipo paramilitar como el CJNG (Cártel Jalisco Nueva Generación) en el reclutamiento forzado, el trabajo esclavo en laboratorios, campos y casas de seguridad [15] y en la extorsión de empresarios y comerciantes con la complicidad de autoridades del orden municipal. Además, aumentan las familias que piden búsquedas colaborativas entre Guanajuato y los estados vecinos, especialmente en La Barca, Arandas y Lagos de Moreno, Jalisco. 

    Por otro lado, sigue desde hace por lo menos un lustro el patrón de desapariciones a lo largo del corredor industrial, la zona económicamente más boyante del estado, que de León corre por Silao, Irapuato, Salamanca y Celaya, hasta los Apaseos: robo de combustible, extorsión, negocios extractivos, control territorial criminal y redes mafiosas caracterizan esta región, junto con desigualdades y segregaciones socioterritoriales exacerbadas por un conflicto armado entre el local Cártel Santa Rosa de Lima y los grupos armado del CJNG. Estos contextos se suman a microestados de excepción que viven periódicamente varios municipios en que han sido disueltas o comisionadas parcial o totalmente las fuerzas de policía locales por contubernio con el crimen organizado como Juventino Rosas, Irapuato o Manuel Doblado. La entidad sigue también como la primera de la República por número de policías asesinados, con 32 víctimas de enero a agosto [16]. 

    En la tabla siguiente se detallan por municipio y por año, alcanzando un total de 24,697 indagatorias abiertas por desaparición de personas entre el 1 de enero de 2012 y el 31 de agosto de 2022. Estas son equivalentes a las personas desaparecidas, no localizadas y localizadas en total en la entidad en 10 años y 8 meses, y el dato da cuenta de una “tasa de localización” (relación entre número de personas desaparecidas/no localizadas y número de personas localizadas) cerca del 87%, la que, sin embargo, no considera la ya analizada “cifra negra”. 

    Lo que desconocemos son las formas, los tiempos, los motivos y el papel de las autoridades o de las familias en las localizaciones, por ejemplo si se trata de “regresos voluntarios” o encuentros propiciados por las mismas familias u organizaciones de la sociedad civil, de investigaciones y hallazgos conducidos por las autoridades ministeriales o por las comisiones de búsquedas; de intervenciones de las células de búsqueda municipales o de brigadas independientes de personas buscadoras, entre otras posibilidades [17].

    En la tabla se indican por municipio y por año los datos de FGE que contabilizan el total de personas desaparecidas, no localizadas y localizadas, es decir, de todas las personas que en algún momento estuvieron desaparecidas en la entidad. De todas éstas, como se mencionó al inicio, son casi 3,500 las personas todavía desaparecidas, cuyo paradero, a la fecha, se desconoce. 

    ANEXO-PERSONAS DE LAS CUALES SE DESCONOCÍA SU PARADERO
    Investigaciones iniciadas por la denuncia de personas de las cuales se desconocía su paradero, del 1° de enero de 2012 al 31 de julio de 2022

    MUNICIPIO / AÑO2012201320142015201620172018201920202021Al 31 de agosto de 2022Total por municipio
    ABASOLO46242421284081503724339
    ACÁMBARO2124262912136525133267
    APASEO EL ALTO141518181723175322623208
    APASEO EL GRANDE121517209422724505338307
    ATARJEA1124
    CELAYA2042162152472082412382253833652702812
    COMONFORT14422344363328433035328
    CORONEO11821273227
    CORTAZAR2929363333312423886471461
    CUERÁMARO5177118720261410116
    DOCTOR MORA16865241142756
    DOLORES HIDALGO, C.I.N.1305359627260706340510
    GUANAJUATO26299109138184153151132133921255
    HUANÍMARO41526109142659
    IRAPUATO1172933313183654025086005074182544113
    JARAL DEL PROGRESO79116149202021179143
    JERÉCUARO443315621011453
    LEÓN3274004755942982205356265786164835152
    MANUEL DOBLADO422949151289276
    MOROLEÓN1481518101210254118171
    OCAMPO132853594444
    PÉNJAMO923444152437276806056556
    PUEBLO NUEVO2154355113443
    PURÍSIMA DEL RINCÓN91083327223445344030292
    ROMITA211141320101618161118149
    SALAMANCA3591138164156167221222179141991613
    SALVATIERRA1411173424332819654640331
    SAN DIEGO DE LA UNIÓN24551054747457
    SAN FELIPE11151532304339323917273
    SAN FRANCISCO DEL RINCÓN1116132742313957574632371
    SAN JOSÉ ITURBIDE7262933305037323021295
    SAN LUIS DE LA PAZ17394754465656414543444
    SAN MIGUEL DE ALLENDE65680103112102129137728569951
    SANTA CATARINA23611619
    SANTA CRUZ DE JUVENTINO ROSAS71315181220137348349271
    SANTIAGO MARAVATÍO211542217
    SILAO355084101115129126129106102891066
    TARANDACUAO12144113
    TARIMORO5117455641514278
    TIERRA BLANCA18845118712771
    URIANGATO12915954403619149
    VALLE DE SANTIAGO1225353446567568606550526
    VICTORIA52263664236
    VILLAGRÁN1421192620382521627560381
    XICHÚ4213613222
    YURIRIA941316122196362323172
    Total por años952150419772275205021552698288330962941216624697

    Fuente de información estadística: Fiscalía Especializada en Investigación de Delitos de Desaparición Forzada y Desaparición Cometida por Particulares

    Si para una ciudad grande y poblada como León, con más de 1 millón 700mil habitantes, es de esperarse, como en los hechos se nota en la tabla en el destaque de color amarillo, que sea elevado el número de personas que desaparecen cada año, por otro lado, destacan las cifras muy altas de ciudades que tienen muchos menos habitantes, insertadas en el conjunto del corredor industrial y del puerto interior, como Irapuato, Guanajuato, Silao, Salamanca y Celaya, epicentros de la desaparición en el estado en los últimos cinco años. En la siguiente sección se analizan las cifras de desapariciones respecto de la población de cada municipio, para mostrar cuáles son las ciudades con más casos per cápita y no sólo su número total absoluto.

    Se nota cómo a partir de 2018 la cifra de personas que son desaparecidas anualmente en el estado, mismas que son localizadas en cerca del 87% de los casos pero que, de todos modos, dejan mes con mes a decenas de familias sin saber nada de sus seres queridos, se coloca establemente por encima de 2,500 y alrededor de 3,000, dando cuenta de un fenómeno dinámico, muy preocupante y en aumento. El “número de indagatorias” abiertas representa, asimismo, una estimación del fenómeno en sí con sus dinámicas cambiantes, y también da la idea de la “carga de trabajo”, podríamos decir, que recae sobre las autoridades encargadas de la búsqueda como la fiscalía, la comisión estatal, la policía y la célula de búsqueda municipales, ya que éstas deben responder sin dilaciones ante cualquier reporte de desaparición. Sobre todos estos casos no hay registros públicos estadísticos que permitirían comprender mejor los motivos, tipos y actores de las desapariciones en los microcontextos barriales, comunitarios o rurales. 

    1. Tasa de desaparición municipal sobre la población (cada 100 mil habitantes, de 2018 a 2022)

    Para dar cuenta de esta realidad de forma más precisa, atendiendo a las diferencias poblacionales entre los municipios y el aumento de las personas desaparecidas que no han sido localizadas a la fecha, se muestran en seguida los datos elaborados por el autor acerca de las “tasas de personas desaparecidas por cada 100 mil habitantes” en los 46 municipios de Guanajuato, así como la variación al alza de ésta en prácticamente todos los municipios respecto del 2018. 

    Tasa de desaparición por cada 100mil habitantes y variación en los municipios de Guanajuato (2018-2022)
    Municipios de GuanajuatoTasa x cada 100mil habs 2022Tasa2018Variación %de 2018 a 2022Variación absolutade la tasa
    Villagrán133.231.7+320%101.5
    Apaseo el Alto119.640.4+196%79.2
    Cuerámaro1190ND119
    Abasolo96.52.2+4286%94.3
    Pénjamo93.326.9+247%66.4
    Moroleón90.219+375%71.2
    Celaya87.519.6+346%67.9
    Salvatierra85.614.4+494%71.2
    Manuel Doblado77.512.6+515%64.9
    Acámbaro77.414.7+427%62.7
    Coroneo74.80ND74.8
    Huanímaro72.90ND72.9
    Irapuato70.75.8+1119%64.9
    Salamanca70.69.3+659%61.3
    Santiago Maravatío70.628.4+149%42.2
    Pueblo Nuevo66.90ND66.9
    Cortazar61.721.6186%40.1
    Apaseo el Grande58.317.3+237%41
    Jaral del Progreso585.1+1037%52.9
    Yuriria53.415.2+251%38.2
    Promedio estado Gto52.710.5+402%42.2
    Tarandacuao52.40ND52.4
    Juventino Rosas50.313+287%37.3
    Uriangato50.110.9+360%39.2
    San Diego de la Unión46.232.5+42%13.7
    San Luis de la Paz43.312.4+249%30.9
    Valle de Santiago42.610.2+318%32.4
    San Fco del Rincón42.55.8+633%36.7
    Comonfort40.310.8+273%29.5
    Purísima del Rincón38.110.3+270%27.8
    Silao de la Victoria36.72.1+1648%34.6
    Tarimoro36.38.3+337%28
    Tierra Blanca35.515.6+128%19.9
    Doctor Mora34.628.4+22%6.2
    San Miguel de Allende34.614.5+139%20.1
    San José Iturbide31.720.5+55%11.2
    Jerécuaro31.11.9+1537%29.2
    Guanajuato29.812.8+133%17
    Dolores Hidalgo26.98.3+224%18.6
    Romita23.40ND23.4
    León22.25.2327%17
    Xichú21.316.728%4.6
    San Felipe19.85.3274%14.5
    Ocampo13.54.2221%9.3
    Atarjea00ND0
    Santa Catarina00ND0
    Victoria00ND0

    Se destaca cómo están en los primeros lugares ciudades relativamente pequeñas o medianas como Villagrán, Apaseo el Alto, Cuerámaro, Abasolo, Pénjamo y Moroleón. También se evidencia que han tenido incrementos dramáticos de la tasa de desapariciones entre 2018 y 2022. 

    Les siguen, por encima de la línea del promedio estatal, los municipios Celaya, Salvatierra, Manuel Doblado, Acámbaro, Coroneo, Huanímaro, Irapuato, Salamanca, Santiago Maravatío, Pueblo Nuevo, Cortazar, Apaseo el Grande, Jaral del Progreso y Yuriria (ver mapa de municipios arriba). La geografía de la desaparición y la intensidad con respecto del tamaño población de las comunidades muestra cierta relación, por investigarse a fondo, con la cartografía de los hallazgos de fosas clandestinas en la entidad (ver mapa en seguida e informe de fosas 2009-marzo2021 de fosas.poplab.mx/ ).

    1. Militarización

    En Guanajuato, Sedena y GN en conjunto tienen 12,063 efectivos desplegados operativos en Guanajuato, y su personal total conjunto es de 12,959. Además, a mediados de octubre, arribaron al estado 1,450 elementos más de Sedena y Guardia Nacional: así, ya son 14,409 efectivos militares [18].

    En cambio, las policías civiles, estatales y municipales juntas, cuentan con un despliegue de personal de 10,725 unidades, y un personal total de 11,336 policías [19]

    • SEDENA 
    • Real 4,123
    • Desplegado 3,853
    • Guardia Nacional
    • Real 8,836
    • Desplegado 8,210

    De esa cifra 

    • 2,205 están en Celaya 
    • 1,702 están en León
    • 1,285 están en Salamanca 
    • 1, 190 (748 en una zona y 442 en otra) en Irapuato
    • 378 en Guanajuato
    • 350 en Yuriria
    • 335 en Acámbaro 
    • 276 en San Luis de la Paz 
    • 248 en Pénjamo 
    • 240 en Romita

    Policía Estatal 

    • Real 4,005
    • Desplegado 3,949

    Policía Municipal 

    • Real 7,331 
    • Desplegado 6,776

    En este contexto la protesta de la colectiva guanajuatense Hasta Encontrarte [20], que el 15 de septiembre pasado desplegó una manta de 80 metros desde lo alto de la Estela de Luz, en Ciudad de México, con mensajes contra la impunidad y la militarización, significó una doble denuncia contra las autoridades estatales y federales, tanto por favorecer, ambas, la militarización de la seguridad pública, como por no atacar a fondo y estructuralmente la problemática dramática y compleja de las desapariciones y la violencia.

    Lo anterior se da en el contexto de los graves conflictos intra e interinstitucionales relacionados con el caso Iguala-Ayotzinapa y con la responsabilidad del ejército en ese crimen de Estado. Asimismo, fue una respuesta organizada contra el papel cada vez más fuerte de las fuerzas armadas en las tareas de seguridad pública y en la vida nacional, especialmente tras la aprobación de la iniciativa (inconstitucional) del presidente López Obrador para que la Guardia Nacional pasara bajo el control de la SEDENA y la aprobación del proyecto de ley del PRI, avalado por Morena, para prolongar la presencia de ejército y marina en las calles hasta 2028, el que también crea un cortocircuito con la Carta Magna. Tanto en Guanajuato como en otros estados y países que ya vivieron estos procesos anteriormente, estas medidas no disminuyeron la violencia ni abonaron a paliar la crisis de derechos humanos, al contrario.

    1. Crisis forense, carpetas y sentencias por desaparición

    Según información de las Fiscalías Regionales del estado hay 825 cadáveres no identificados en fosa común (panteones municipales) correspondientes al periodo 2012-2020 [21]. 

    En el panteón forense de la capital, bajo resguardo de la FGE, hay otros 1,038 cuerpos [22], siendo, entonces, el total de cuerpos de personas no identificadas y reclamadas de 1,863. A mediados de mayo la cifra era de 1,717 [23], por lo que hubo un aumento de 143 cuerpos (+8.7%). Estos datos reflejan aproximadamente las proporciones que se tienen a nivel nacional de cerca de 106,000 personas desaparecidas y más de 52,000 cuerpos no identificados.

    En otro aspecto importante, la FGE (folio 112093900091322, 20/09/2022) dio a conocer que en su banco de datos forenses y genéticos tiene 42,452 perfiles genéticos (ADN) de los cuales 17,897 (el 42.16%) corresponden a familiares de personas desaparecidas, 18,738 (44.14%) a cadáveres, y 5,817 (13.7%) a indicios para la investigación. 

    Al 15 de septiembre de 2022 la FGE tenía 9 carpetas por el delito desaparición forzada y 68 por desaparición cometida por particulares, es decir, un total de apenas 77 carpetas de investigación “substanciadas o que se encuentran substanciándose” por estos dos delitos. Esto significa que la enorme mayoría de los casos de desaparición de personas se investigan bajo otras hipótesis de delito y que los ministerios públicos, por distintos motivos, prefieren tipificar las desapariciones bajo crímenes como el secuestro, la privación ilegal de la libertad, la sustracción de menores o la trata, entre otros, y quizás no estén tan familiarizados con los protocolos y modalidades investigativas del delito de desaparición.

    La siguiente síntesis de las sentencias del Poder Judicial en Guanajuato refleja de alguna forma lo anteriormente expuesto sobre el tipo de delitos que son investigados y perseguidos, que se vinculan y llevan a proceso hasta conseguir una sentencia, según la información proporcionada con el Folio 110194900069522 [24]. Representan en general una fracción mínima de todos los que son denunciados, indicando probables patrones de impunidad. Estos, aunque son difíciles de estimar o calcular con precisión, se suman a la cifra negra general y a las complicidades demostradas, sobre todo en ciertos municipios, entre autoridades de distintos niveles y crimen organizado, lo cual pinta un panorama de crisis de los derechos humanos en la entidad.

    Vinculaciones a proceso (hasta octubre de 2021) por desaparición forzada: 117

    Sentencias condenatorias 2011-julio 2022 por:

    Desaparición forzada = 18

    Desaparición cometida por particulares = 0

    Secuestro = 68

    Privación ilegal de la libertad = 5

    Sentencias absolutorias 2011-julio 2022 por:

    Desaparición forzada = 6

    Desaparición cometida por particulares = 0

    Secuestro = 13

    Privación ilegal de la libertad = 2

    1. Propuestas en construcción

    Ante el contexto descrito, se ha ido ampliando y complejizando la agenda estatal sobre desaparición y búsqueda de personas y sobre la atención a las víctimas, afectadas, entre otros factores, por la carencia de recursos humanos y presupuestales. De manera no exhaustiva y como “propuestas en construcción” o aún pendientes, reporto una lista elaborada mediante entrevistas y expresiones públicas de familiares, colectivos y buscadoras independientes, junto con señalamientos de grupos de sociedad civil y de los medios.

    • Búsquedas, protocolos y alertas diferenciadas
    • Presupuesto y capacidad operativa insuficientes de las Comisiones (CEAIV, CEBP)
    • Células de búsqueda municipales, operatividad, capacitación, participación de familiares 
    • Protección, seguridad, mecanismos, refugio efectivo y regreso seguro para personas buscadoras y familias
    • Mesas de trabajo reales entre autoridades, colectivos, OSC, con objetivos y metodología claras
    • Identificación forense, cotejo bases de datos, Banco Estatal Datos Forenses, carpetas FGE, notificación digna
    • Registros de fosas, de personas desaparecidas, de personas no identificadas (versión pública)
    • Justicia / Poder judiciario, sentencias e impunidad, declaración especial de ausencia
    • Agenda legislativa estatal, discusión de las propuestas de mejora
    • Seguimiento a recomendaciones CED-ONU, Acciones Urgentes, MEIF
    • Análisis de contexto, dinámicas fronterizas e interestatales
    • Difusión y conciencia pública, trabajo en escuelas, memoria y reparación, unión de colectivos
    • Políticas activas, compartidas, no revictimizantes para la memoria y la no repetición

    En el mapa siguiente se nota el proceso histórico y geográfico del nacimiento de los 17 colectivos de búsqueda [25] en el estado, sobre todo a lo largo del corredor industrial, mismos que fueron adquiriendo identidades, repertorios, enfoques, especializaciones y agendas en parte distintas entre sí, pero con el fin compartido del reconocimiento y el encuentro de todas las personas desaparecidas, la verdad y la justicia.

    Ante la reiterada cerrazón institucional para con el establecimiento de mesas de trabajo permanentes, con metodología y objetivos claros y progresivos, entre los colectivos, las familias sin colectivo, las organizaciones de sociedad civil y las personas acompañantes, la mayoría de los puntos y propuestas de una política pública compartida, participativa y abierta al cambio quedan en entredicho, sujetos a voluntades y coyunturas políticas y a las dinámicas propias de cada agrupación bajo la presión del tiempo, que no juega nunca a favor de quienes buscan a un ser querido, y de las instituciones, mucho menos dialogantes en este 2022. La vuelta a cierta unidad de intenciones y de acción, de forma estratégica, por regiones y temáticas, así como una mayor presión selectiva hacia la fiscalía y la secretaría de gobierno, particularmente, puede ser un camino para el fin común de encontrarles a todas y todos con verdad, justicia y memoria para la no repetición y la reparación.

    “Yo de verdad tengo miedo de morirme, no digo que no. Pero lo que hago no lo hago porque soy valiente, lo hago por dolor, lo hago por injusticia y lo hago porque creo que todos merecen una verdad y una justicia clara”, explicó Javier Barajas en el evento del premio de Front Line Defenders que, en sus palabras, sirve para “visibilizar la situación de nuestro estado, para que se conozca en todo el mundo”, ya que “hemos aprendido a buscar y caminar por la verdad y la justicia” desde la construcción de memoria digna de las y los desaparecidos. 

    El discurso de María del Tránsito y Javier forja desde el dolor y la organización una narrativa distinta de resistencia y afrontamiento, mueve a no dejar a nadie atrás, a unirse contra los agravios y la vulnerabilidad para que no se repitan los crímenes masivos de Salvatierra o de Acámbaro y de otros cientos de lugares en que actos de exterminio fueron ocultados y quedaron, a la fecha, impunes.  

    ______________________________

    25/10/2022 Artículo, tablas y fotos de Fabrizio Lorusso [1] de A dónde van los desaparecidos

    • Boletín con resumen de datos completo – Guanajuato Octubre 2022 – Desapariciones y crisis forense

    _____________________

    Para comprender mejor y verificar los resultados reporto unas consideraciones metodológicas:

    1. La tasa por cada 100mil habs (o habitantes) se refiere a la tasa (proporción) de personas oficialmente registradas cuyo paradero se desconocía (a la fecha del 7/10/2022, o del 30/04/2018 en su caso), calculada por cada 100mil habitantes. Ésta nos da cuenta de la dimensión del fenómeno de la desaparición en relación con el tamaño de la población de cada municipio. 
    2. Cabe señalar que se registran 207 personas de las que se desconoce el municipio en que fueron vistas por última vez (este dato no entra el cómputo de las tasas municipales, pero sí entra en el cálculo del promedio del estado).
    3. Datos de la población en 2022 para calcular la tasa: INEGI. Censo de Población y Vivienda 2020, www.inegi.org.mx/programas/ccpv/2020/#Microdatos, 2021 (6,166,934 habitantes) y https://cuentame.inegi.org.mx/monografias/informacion/gto/default.aspx?tema=me&e=11 
    4. Número de personas desaparecidas al 07/10/2022: es el dato que entrega la Comisión Nacional de Búsqueda a través del Registro Nacional de Personas Desaparecidas y No Localizadas (RNPDNO), rectificado por el autor mediante un cálculo que confronta y actualiza para cada municipio la cifra total de la CNB (de 2,742 personas desaparecidas) con el dato de la Fiscalía General del Estado de Guanajuato (de 3,248 personas desaparecidas), obtenido por Plataforma Nacional de Transparencia y normalmente más actualizado que el primero. Como la FGE Gto no entrega datos desglosados por municipio, estos se estimaron a partir de las cifras municipales que sí publica el RNPED, teniendo en cuenta que las de FGE para el estado dan cuenta en promedio de 18.5% más personas desaparecidas respecto del registro de CNB. Así que el total de personas desaparecidas de todos los municipios del estado según los datos de FGE (folio 112093900089922), que son más actualizados, resulta de 3,248 (al 31 de agosto de 2022).  
    5. Número de personas desaparecidas al 30/04/2018: proviene del extinto RNPED, cuyos datos están en https://observablehq.com/@quintoelab/tabla-municipios?collection=@quintoelab/datos-publicos junto con el número expresivo de la tasa de personas desaparecidas por 100mil habitantes, calculada con datos poblaciones y de desapariciones del 2018.
    6. Dato población 2018: Municipios https://observablehq.com/@quintoelab/tabla-municipios?collection=@quintoelab/datos-publicos y Estado www.cefp.gob.mx/publicaciones/presentaciones/2018/eno1/11_Gto.pdf (5,936,169 habs)

    Referencias:

    [1] Texto elaborado dentro del proyecto: Incidencia política de las familias de personas desaparecidas en Guanajuato y Jalisco a partir de procesos organizativos y de construcción de memoria (Proyectos Nacionales de Investigación e Incidencia para Contribuir a la Seguridad Humana, PRONACES 319130, 2022-2024). El autor es académico de la Universidad Iberoamericana León e integra la Plataforma por la paz y la justicia en Gto. En mayo se publicó otro boletín de datos y reflexiones sobre Guanajuato: https://lamericalatina.net/2022/05/17/boletin-sobre-desapariciones-en-guanajuato-mayo-2022/  Contacto: twitter.com/FabrizioLorusso
    [2] Video de la ceremonia y foro: https://youtu.be/vw3Co85_PKA  – Nota Centro Pro Dh https://centroprodh.org.mx/sididh4_0/2022/10/12/ceremonia-de-celebracion-del-premio-front-line-defenders-para-personas-defensoras-de-derechos-humanos-en-riesgo/ 

    [3] Folio de referencia 112093900089922, Oficio 713/2022

    [4] Este mismo dato que da la FGE Gto, a la fecha del 30 de septiembre de 2022, fue actualizado a 3,331 personas desaparecidas, 83 más que en agosto (Folio 112093900100322, Oficio 802/2022 del 18/10/22 link https://lamlatina.files.wordpress.com/2022/10/fge-gto-18-oct-22-n-desaparecidos-respuesta-folio-112093900100322.pdf). Entonces, el total, considerando casos anteriores al 2012, es de 3,520 desaparecidxs. Para fines de elaboración en  este artículo, se mantendrá  el uso dato del 31 de agosto agosto, en el que se basaron los cálculos sucesivos. 

    [5] https://versionpublicarnpdno.segob.gob.mx/Dashboard/Index

    [6] https://odim.juridicas.unam.mx/sites/default/files/Human%20Rights%20Watch%20-%20Los%20desaparecidos%20de%20M%C3%A9xico%20-%20Espa%C3%B1ol_0.pdf

    [7] Algunos ejemplos que dan cuenta de la cifra negra de las desapariciones: https://www.sinembargo.mx/04-09-2022/4248289https://zonafranca.mx/politica-sociedad/estan-desapareciendo-ninas-de-secundaria-en-guanajuato-familias-no-denuncian-por-temor/https://www.jornada.com.mx/notas/2020/12/05/politica/colectivo-donde-estan-acambaro-20201205/https://www.elsoldelbajio.com.mx/local/realizan-misa-por-las-personas-desaparecidas-de-acambaro-8817164.html; y https://poplab.mx/v2/story/Guanajuato:-Aqui-decian-no-hay-desaparecidos%20

    [8] Lee una denuncia reciente al respecto de la colectiva Hasta Encontrarte

     https://www.sinembargo.mx/17-09-2022/4254157 y de la Plataforma por la Paz y la Justicia en Gto https://agoragto.com/estado/plataforma-de-la-paz-denuncia-cifras-negras-en-datos-de-la-fiscalia/ 

    [9]  https://www.milenio.com/estados/en-desapariciones-se-denuncia-uno-de-cada-10-casos 

    [10] https://www.inegi.org.mx/programas/envipe/2020/ 

    [11] Se alcanza la cifra de 51,179 posibles casos de desaparición en Guanajuato, con base en la cifra negra de delitos no denunciados del 93.3% de INEGI-ENVIPE 2020:

     https://www.animalpolitico.com/elsabueso/reduccion-secuestro-subregistro-cifra-negra-clasificacion/ y https://www.animalpolitico.com/el-blog-de-causa-en-comun/espejismos-en-las-estadisticas-delictivas/ 

    [12] https://lamericalatina.net/2022/05/17/boletin-sobre-desapariciones-en-guanajuato-mayo-2022/ 

    [13] Con el dato más reciente de FGE Gto, ya mencionado, al 30 de septiembre de 2022, de 3,331 personas desaparecidas, estaríamos hablando ya de casi seis veces más personas que en 2018.  

    [14]  Para profundizar sobre el contexto guanajuatense reciente, véase informe de la Plataforma por la paz y la justicia Gto (agosto-septiembre 2022): 

    https://plataformapazyjusticia.blogspot.com/2022/08/informe-desapariciones-impunidad-e.html

    [15] Hay testimonios de familias de León cuyos hijos han vuelto de campos de trabajo esclavo organizados por grupos criminales ubicados en la Sierra de Lobos. En abril de 2022 fueron hallados por los colectivos y la Comisión Estatal de Búsqueda 18 cuerpos en fosas clandestinas en la finca Hacienda Arriba,  comunidad de Comanja, justo en la sierra cerca de la frontera con Jalisco. Allí mismo fue desmantelado un centro de operación del Cártel Jalisco Nueva Generación en 2020.

    https://www.proceso.com.mx/nacional/estados/2022/5/13/colectivos-hallan-18-cuerpos-en-fosa-clandestina-de-guanajuato-285870.html

    [16] https://causaencomun.org.mx/beta/registro-de-policias-asesinados-2022/

    [17] Ya se había señalado esto en otra entrega: para mayor detalle, ver 

    https://adondevanlosdesaparecidos.org/2022/06/16/los-laberintos-de-la-desaparicion-en-guanajuato/embed/#?secret=KB1a6jgRKv#?secret=HYrjmRJXwU

    [18] Fuente: https://tv4noticias.com/guanajuato/llegan-mas-fuerzas-militares-para-guanajuato 

    [19]  Datos resumidos de https://www.am.com.mx/nacional/2022/9/22/mananera-de-amlo-culpa-amlo-la-fge-por-inseguridad-en-guanajuato-624117.html

    [29]  https://elpais.com/mexico/2022-09-16/manifestantes-escalan-la-estela-de-luz-para-protestar-contra-la-militarizacion-y-las-desapariciones-en-imagenes.html 

    [21]  Folio 112093900089922 oficio 713/2022 FGE Gto

    Haz clic para acceder a personas-desaparecidas-gto-agosto-septiembre-2022-res.-112093900089922-anexos.pdf

    [22]  Folio 112093900091322, oficio 727/2022 FGE Gto 

    Haz clic para acceder a fge-21-sept-22-banco-estatal-adn-datos-perfiles-respuesta-folio-112093900091322.pdf

    [23] https://adondevanlosdesaparecidos.org/2022/06/16/los-laberintos-de-la-desaparicion-en-guanajuato/

    [24]  Ver info oficial vía transparencia https://fabriziolorusso.files.wordpress.com/2022/10/poder-judicial-sentencias-ago-22-respuesta-folio-69522.pdf y tabla en anexo https://fabriziolorusso.files.wordpress.com/2022/10/poder-judicial-sentencias-ago-22-tabla.-sentencias-dictadas-por-desaparicion-forzada-y-secuestro.xlsx

    [25] “Desaparecidos Pénjamo” es un grupo Facebook muy activo, que elabora fichas de búsqueda propias e iniciativas, aunque sus integrantes no participan en el movimiento como “colectivo” en ese municipio y son, más bien, familias independientes o integrantes de colectivos diversos del estado.

  • Il Cile tre anni dopo

    Il Cile tre anni dopo

    Il Cile ricorda i 3 anni della rivolta popolare che ha portato a tanti cambiamenti, fra i quali una riforma costituzionale la cui prima versione è stata recentemente bocciata in un referendum. Come si ricorda questo anniversario e cosa potrebbe succedere da oggi in poi lo chiediamo a Emanuele Profumi, docente dell’Università della Tuscia e autore del libro “Cile, il futuro già viene” (Prosperi Editori, 2020). Poi ci colleghiamo con gli Stati Uniti per parlare del caso della presidente del Consiglio Comunale di Los Angeles di origine latinoamericana che si è dovuta dimettere dopo una dichiarazione assai polemica contro un collega afro americano. Esiste un razzismo fra minoranze? E quale sarà il voto dei latini alle imminenti elezioni di mezzo termine negli USA? Lo chiediamo al giornalista di VOA, Iacopo Luzzi.

  • Drones para la búsqueda independiente de lxs desaparecidxs en Guanajuato, México

    Drones para la búsqueda independiente de lxs desaparecidxs en Guanajuato, México

    Académicos de la Ibero León gestionaron y entregaron en donación, el pasado sábado 15 de octubre, drones a colectivos de buscadoras de desaparecidos y desaparecidas en Guanajuato, México. Se trata de un apoyo a la búsqueda independiente que, cada vez más, las familias han emprendido para suplir las carencias de la búsqueda oficial de personas desaparecidas, ya que las instituciones no se dan abasto y tienen limitaciones en esta tarea humanitaria y de defensa de los derechos humanos. Guanajuato tiene, a la fecha del 30 de septiembre de 2022, al menos 3,331 personas desaparecidas según la fiscalía estatal, siendo más de 107mil las y los desaparecidos en todo el país. Se confiura, entonces, una crisis humanitaria importante, dentro de un cuadro de impunidad y control territorial compartido o negociado entre el Estado y el crimen organizado, grupos paramilitares y compañías transnacionales. Guanajuato ha sido el primer estado de los 32 que conforman la República mexicana por número de homicidios dolosos desde 2018, y lamentablemente en el país la cifra de asesinatos no ha bajado de los 35mil cada año.

    El académico de la Universidad Iberoamericana León, Dr. Fabrizio Lorusso, encabezó la entrega de dos drones que fueron donados por particulares a la brigada de búsqueda que integran los colectivos guanajuatenses: Hasta encontrarte, Una promesa por cumplir y Una luz en mi camino.

    En la entrega participaron también Alejandra García, quien capacitó a las buscadoras Angélica Barrón, Karla Martínez y Norma Barrón en el manejo de los drones; así como el académico de la Ibero León, Jaime Miguel González, quien llevó a cabo la vinculación con el donador de los drones, Diego Sánchez desde CDMX.

    Lorusso las instruyó respecto al llamado espacio clandestino, concepto geográfico y social que elaboró el Centro de Investigación en Ciencias de Información Geoespacial (CentroGeo) del CONACYT.

    Este método –explicó el académico– prevé la presencia de fosas clandestinas, valora la accesibilidad y la privacidad de los sitios. El objetivo del taller fue evaluar si dicho sistema, aplicado previamente en Guerrero y Baja California, puede ejecutarse en Guanajuato de acuerdo a la experiencia de las buscadoras de desaparecidos y desaparecidas.

    “Estos colectivos conforman la brigada, son tres de los 17 colectivos que hay (en Guanajuato). Son de los más activos en búsqueda independiente en sitios como fosas, casas de seguridad, predios, terrenos, campos abiertos, carretera, pero también realizan búsqueda en vida”, apuntó el investigador de derechos humanos, movimientos sociales, el desarrollo y el neoliberalismo en América Latina.

    Se suman a la búsqueda

    En los últimos tres meses, la brigada de búsqueda de los colectivos Hasta encontrarte, Una promesa por cumplir y Una luz en mi camino, ha encontrado 52 cuerpos de personas. La donación de los drones potenciará su trabajo en términos de seguridad y exploración en campo.

    “Nos pusimos de acuerdo y salimos con palas y picos a la búsqueda. Afortunadamente hemos tenido muchísimos resultados positivos, hasta el momento tenemos 52 personas que están en proceso de regresar a casa gracias al trabajo y a la valentía que mis compañeras y yo hemos tenido”, aseguró Karla, del colectivo Hasta encontrarte.

    Complementó: “El dron nos va a ayudar bastante, cualquier herramienta que nos ayude y nos favorezca para la búsqueda de nuestros familiares es para agradecer bastante y venimos con muchas ganas de aprender a manejar este equipo y esperando también que nos dé muy buenos resultados (…) Salimos con una varilla, un pico y una pala, es con lo que hemos estado trabajando, y nuestras propias manos son las que han estado desenterrando los cuerpos”.

    Norma, del colectivo Una luz en mi camino, explicó que los drones les serán útiles porque han visto un incremento de cuerpos encontrados en casas de seguridad abandonadas.

    “Es el crimen organizado quienes entierran los cuerpos y el dron nos ayudaría en materia de seguridad para sobrevolar y ver si están habitadas o no, si hay alguna persona, y tomar las medidas adecuadas antes de poder entrar a ese tipo de casas”, agregó la buscadora.

    Concluyó que también los emplearán para sobrevolar zonas de difícil acceso como cerros, con los drones tendrán conocimiento de las condiciones del terreno a explorar y podrán detectar posibles zonas de riesgo.

    Conoce en este video más información sobre el análisis geoespacial del espacio clandestino elaborado por el CentroGeo (con base en el artículo “Hallazgos de fosas clandestinas: uso de análisis geoespacial para la búsqueda de personas desaparecidas en Baja California, México”, con énfasis en el concepto de “espacio clandestino”):

    De Noticias Ibero León 19/10/22

  • Il prezzo da pagare

    Il prezzo da pagare

    El Salvador, il paese più piccolo del Centroamerica, è riuscito a far scendere l’alto numero di omicidi grazie a un piano di emergenza del governo Bukele. Ma ad un prezzo molto alto con incarcerazione e persino omicidi, anche contro chi non c’entra nulla con le “pandillas”. Dal distretto federale del Messico lo racconta per noi Caterina Morbiato, che ha visitato di recente il paese.

  • Desaparición y búsqueda en Guanajuato: ante el riesgo y el miedo, esperanza, unión y memoria

    Desaparición y búsqueda en Guanajuato: ante el riesgo y el miedo, esperanza, unión y memoria
    Los “profes” Javier Barajas y María del Tránsito Piña, defensores de derechos humanos, México (Fabrizio Lorusso)

    La Universidad Iberoamericana León, con la participación del rector, Luis Alfonso González, SJ, de la coordinadora de incidencia, Lorena Jiménez Quiñones, de la titular del Programa Universitario en derechos Humanos, Ma de Lourdes Contró Monroy, y del académico del departamento de Ciencias Sociales y Humanidades, Fabrizio Lorusso (autor de este texto), estuvo presente en el foro sobre desaparición de personas, riesgos y esperanzas desde Guanajuato el 11 de octubre de 2022[2]. Este artículo se basa en las palabras que dirigí a los colectivos y al público en general durante el evento.

    Estoy muy agradecido, emocionado, por poder acompañarles y vernos en este espacio y que sea para la entrega de un reconocimiento a la maestra Tránsito y a Javier[3]: profes, madre y padre, amigos, defensores de los derechos de todas y todos. Quisiera empezar hablando de la grave desprotección en que se encuentran personas defensoras, como Tránsito y Javier, y muchísimas más en la entidad.

    Son tres las madres buscadoras que han sido asesinadas este 2022 en México. Dos personas buscadoras en Guanajuato en los últimos dos años. Asimismo, hay muchos casos de amenazas, desplazamientos forzados recurrentes, y acosos policiacos. Desde Puebla, resonó en todo el país el caso reciente de Blanca Esmeralda Gallardo, quien buscaba a su hija Betzabé Alvarado, desaparecida el 13 de enero de 2021con el colectivo Voz de los Desaparecidos. Denunció amenazas, no recibió protección de las autoridades, y fue asesinada el 4 de octubre.

    La Plataforma por la Paz y la Justicia en Guanajuato tiene registrados siete, por motivo de la búsqueda que emprenden las familias, pero se conocen más. En León, el 23 de diciembre de 2019, unos hombres armados irrumpieron en la casa de Yatziri Misael Cardona, se lo llevaron y desde entonces está desaparecido. Su madre, Rosario Zavala, se convirtió en buscadora y entró en un colectivo. Raymundo Sandoval de la Plataforma acompañó paso a paso a la familia en esa época. Rosario fue asesinada en octubre de 2020. El hecho se dio a conocer después por voluntad de la familia, y el pasado mes de junio, otro de sus hijos, Ulises, también corrió con la misma suerte.

    En mayo de 2021 Javi, Javier Barajas Piña, en Salvatierra fue víctima de la cobardía criminal y de la impunidad. Había encontrado sin vida a su hermana Lupita, desaparecida un año antes, pero seguía participando. Fue integrante de la Comisión Estatal de Búsqueda. Hasta el final buscó junto con sus papás a las personas desaparecidas en todo el estado.

    En mi opinión, un premio o reconocimiento como el de hoy siempre es algo representativo, simbólico, y es parte de un reconocimiento más general, colectivo.

    Esto es, por lo mucho que entre todas han logrado aquí en Guanajuato, pese al dolor, o a partir de él y de una digna rabia, en su lucha por buscarles y encontrarles como fin común.

    Pero también ese fin se vuelve una lucha por saber qué pasó, por conocer la verdad, y anhelar la justicia.

    Es la voluntad de ya no reprimir la palabra, el grito y la memoria. Algo necesario para que lo que las familias vivieron en carne propia ya no le pase al resto de la sociedad, aquella que, a lo mejor, todavía se cree, o nos creemos, “inmunes” a la pandemia de la violencia. Es para que esto no se repita en el futuro y no llegue a ser una realidad para las nietas y los nietos, las nuevas generaciones. Es para que así pueda recomenzar, desde la esperanza del reencuentro y la dignidad, a remendarse un tejido desgarrado.  

    Así que, además de estar reunidos para un reconocimiento, me parece que estamos ante una invitación a la comunidad, a la política, a la gente, para que tengamos una actitud hacia la esperanza, la unión, la voz contra el silencio y cada quien desde su ámbito despierte, conozca y actúe. Lo que están haciendo los colectivos, las buscadoras independientes, las brigadas, las caravanas y las familias es buscar a cualquier persona que no está, anticipando el trabajo de las autoridades. Lo hacen bajo su propio riesgo, supliendo las fallas institucionales de todos los niveles de gobierno. También por eso no hay que dejarlas solas.

    Varias de ellas han tenido que refugiarse para salvaguardar su vida y la de su familia. El desplazamiento forzado por violencia es una realidad durísima y poco conocida en México y Guanajuato.

    El INEGI estima que más de 910mil personas se vieron obligadas a cambiar de vivienda o residencia para refugiarse de las violencias en 2020. Los mecanismos vigentes necesitan de mayor efectividad para proteger a las personas, evitar el desplazamiento interno y, en su caso, se garantice el regreso seguro de las familias. Creo que es necesario redoblar los esfuerzos y las alianzas con toda la sociedad, la academia, las organizaciones, el mundo de la cultura, las y los jóvenes sobre todo, para empujar a las instituciones que tienen el deber de actuar y de coadyuvarse con las familias.

    La participación conjunta es un principio rector para la búsqueda, es un derecho sancionado en la Ley de Víctimas y la de Búsqueda, es una guía ética y legal para la política pública. Aun así, son muchas las ocasiones en que los principios son dejados a un lado y deben ser exigidos día tras días por quienes se los ven negar. El trabajo conjunto en mesas amplias entre autoridades y colectivos, con acompañamiento de organizaciones solidarias, ha sido cada vez menos frecuente y es un buen momento para plantear nuevas modalidades y objetivos a luz del contexto estatal que resumo en corto.

    Al 31 de agosto de 2022, en el estado hay 3,429 personas desaparecidas (con datos de fiscalía y CNB), casi seis veces más que en 2018. La encuesta Envipe del Inegi estima en más del 93% la cifra negra de crímenes no denunciados, así que podría haber hasta decenas de miles de personas víctimas de la desaparición en la entidad. La fiscalía tiene registrados 1,888 cuerpos sin identificar, 825 en panteones municipales y 1,063 en el panteón forense, una cifra que ha crecido durante 2022.

    La fiscalía tiene 42,452 perfiles genéticos en su base de datos, de los cuales el 42% corresponden a familiares de personas desaparecidas, el 44% a cadáveres y el 13% a indicios.

    Por el propio delito de desaparición forzada mantiene 9 carpetas abiertas en la entidad, y 68 por desaparición cometida por particulares. Entonces, la mayoría de los casos son investigados bajo otros tipos penales, diferentes de la desaparición.

    Hay 18 condenas del poder judiciario por desaparición forzada desde que está tipificado este delito, y cero por desaparición cometida por particulares. Finalmente señalar que son 12,063 los efectivos desplegados de la Guardia Nacional y Sedena en Guanajuato, mientras que son 10,725 los policías, dando cuenta de una seguridad pública militarizada.

    A partir de este contexto, me parece que hay una serie de demandas y agendas emergentes y pendientes en el estado que sólo voy a mencionar y ojalá vayan a tratarse pronto en los foros y mesas participativas que deben reactivarse para este fin.

    1. Búsquedas, protocolos y alertas diferenciadas
    2. Presupuesto y capacidad operativa insuficientes de las Comisiones (CEAIV, CEBP)
    3. Células de búsqueda municipales
    4. Protección, seguridad, mecanismos, refugio efectivo para personas buscadoras y familias
    5. Mesas de trabajo reales entre autoridades, colectivos, OSC
    6. Identificación forense – Carpetas FGE y opacidad
    7. Registros (versión pública)
    8. Justicia / Poder judiciario, declaración especial de ausencia
    9. Agenda legislativa estatal, discusión de las propuestas de mejora
    10. Seguimiento a recomendaciones CED-ONU, Acciones Urgentes, MEIF
    11. Análisis de contexto, dinámicas fronterizas e interestatales
    12. Difusión y conciencia pública, trabajo en escuelas, memoria y reparación, acciones comunes de los colectivos

    El silencio. El miedo. Lo van perdiendo los criminales porque se saben impunes, pero lo sigue teniendo la gente amedrentada, así como muchas familias paralizadas por el terror que no denuncian. Pero eso ocurre hasta que llega un momento en que el miedo lo aprenden a perder, o a callarlo, las mujeres, sobre todo, las mamás, hermanas, esposas y las hijas. Y entonces algo, todo, cambia. Por un lado, lamentablemente hemos visto alianzas mafiosas, redes macro-criminales cada vez más enquistadas y poderosas. Por otro, no se pueden enfrentar los entramados delincuenciales de ese tipo a solas, sin crear, pásenme el término, “redes anti-mafiosas”. Es decir, alianzas de la gente, y sobre todo de las víctimas, que son defensoras de derechos humanos cada que se juntan o pelean por el bien común y las demás. En poco más de dos años gracias al talante y buscando coincidir en lo básico, con una voz ante las autoridades, las personas y colectivos de búsqueda de Guanajuato pudieron recorrer el camino que en otros lados tardó una década.

    Volvamos la memoria, la esperanza y lo común. La cantautora Rebeca Lane rapea en la canción “Así te buscaré” y dice que “Ni todo el dolor puede paralizar la memoria construida al caminar”. Ese caminar siento que no es de grupos en movimiento, familias que transformaron el dolor en acción.

    La memoria vence la ausencia, hacer memoria es presencia. Marchar juntas es presencia. Mostrar las imágenes y contar la historia, las esperanzas, de quienes son buscadas y buscados en todo momento es recuerdo vivo que vence la ausencia. Creo que la esperanza, frente al riesgo y a la injusticia, está dentro de la utopía. Pero, dirán, ¿qué es la utopía? Poco sé de eso, pero nos ayuda un escritor uruguayo, Eduardo Galeano, junto con su amigo Fernando Brizzi que tiene la paternidad de la frase. ¿Qué es la utopía?

    “La utopía está en el horizonte. Camino dos pasos, ella se aleja dos pasos y el horizonte se corre diez pasos más allá. Así yo sé que nunca la alcanzaré. Y ¿entonces para qué sirve la utopía? Para eso, sirve para caminar”.

    A manera de cierre voy a citar partes de un texto de Matteo Dean[4], un gran amigo fallecido en un accidente carretero en 2011, periodista. Ciudadano imaginario de otro mundo posible desde los barrios de la ciudad monstruo. Voy a leer solo unos extractos porque concluyen mejor de lo que podría hacer yo. Se llama Hacer Comunidad.


    Cuando el frío llega a la tierra de las golondrinas, de repente, sin que nadie diga nada, sin que se dé una asamblea que lo decida, una de ellas, una cualquiera, se levanta en vuelo. El pico dirigido hacia el sur y las alas batiendo con la fuerza de la esperanza. Esta primera golondrina se levanta en vuelo y, sin que se voltee a decirlo, las demás también lo hacen y la siguen. Nunca preguntarán porque conocen el motivo del vuelo. Cuando la primera golondrina se cansa, se hace a un lado, y aquélla que sigue la sustituye en frente. Y así, hasta llegar a la meta. Al final del viaje, todas habrán guiado al grupo y nadie podrá decir que hay un jefe o una sola dirigente. Todas habrán participado, todas habrán dirigido en común acuerdo.

    Si durante el vuelo una golondrina se cansa, si alguna de ellas se debilita, súbitamente otras dos la flanquean, y la ayudan a volar, a sostenerse, porque aquí no se trata de llegar primero, sino de que todas lleguen a su destino, que es común.

    La solidaridad sincera, que critica para ayudar, que ayuda para superar, que coopera para crecer, que crece para cambiar, que cambia para mejorar, que mejora para poder, finalmente, ampliar la vida, la felicidad, el bienestar. Es una gran responsabilidad la de empezar a caminar en conjunto. Implica tender la mano a quien esté cansada. Implica apretar los dientes. Y finalmente significa poder confiar en las y los demás, y que confíen en ti. Esto es hacer comunidad.

    Sé que es tan solo un ideal, una utopía quizás, pero puede ayudar a caminar, diría Galeano. Este texto es sencillo, pero me gusta mucho porque tiene su dosis de inspiración y poesía y espero pueda aportar a la esperanza y la acción común contra el miedo y la soledad. Es como cierre porque me parece atinado para hablar de qué es un colectivo, de sus redes, que pueden más cuando logran unirse más allá de las diferencias.

    Por Fabrizio Lorusso[1] – Foto de portada de Fabrizio Lorusso, León, Guanajuato (2020)


    [1] Versión completa y adaptada del discurso pronunciado en el foro “Riesgos y esperanza en la búsqueda de personas desaparecidas en Guanajuato”, durante la Ceremonia de celebración del premio Front Line Defenders 2022 para defensores/as de derechos humanos en riesgo, entregado a María del Tránsito Piña y Javier Barajas, el martes 11 de octubre de 2022. Organizaron: FLD – Centro Pro DH – Serapaz. Modera: Sofia de Robina (Centro Pro DH). Participan en el panel: Andrés Marcelo Díaz Fernández – Oficina Onu Derechos Humanos; Luis Espinoza – CICR México; Luis Alfonso González Valencia SJ – Rector Universidad Iberoamericana León; Plataforma por la paz y la justicia en Gto; Fabrizio Lorusso – Universidad Iberoamericana León / Plataforma por la paz y la justicia en Gto; Angélica Almanza – Vocera colectivo Ángeles de pie por ti; Sandra Patargo – Front Line Defenders, América; Javier Barajas y María del Tránsito Piña – Buscadores, defensores de derechos humanos, padre y madre de Lupita y Javier (QEPD).

    [2] Disponible en este enlace: https://youtu.be/vw3Co85_PKA

    [3] Mamá y papá de Lupita y Javier, la primera, maestra, desaparecida el 29 de febrero de 2020 y encontrada en el sitio de exterminio de Rancho Nuevo/Barrio de San Juan Salvatierra en octubre de 2020; el segundo, buscador, integrantes de la Comisión Estatal de Búsqueda, defensor de derechos humanos, asesinado por buscar y encontrar a su hermana en mayo de 2021. Sus padres tuvieron que salir de Salvatierra y refugiarse bajo mecanismos de protección.

    [4] Texto original completo: https://lamericalatina.net/2012/11/30/hacer-comunidad/

  • La manche finale

    La manche finale

    Ci colleghiamo con la città di Belo Horizonte per analizzare approfonditamente il voto del 2 ottobre, ma anche per fare le prime riflessioni su ciò che potrebbe succedere il 30 di questo mese, quando ci sarà il ballottaggio fra Ignazio Lula da Silva e Jair Bolsonaro. A farci da guida il ricercatore italiano Alessandro Peregalli, da tempo in Brasile.