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Il club 27

E’ stata confermata la condanna a 27 anni e 3 mesi di carcere per Jair Bolsonaro, dopo l’accertata manomissione del braccialetto elettronico mentre l’ex presidente brasiliano si trovava ai domiciliari. Quali conseguenze avrà questa decisione sul futuro politico del Paese? Lo abbiamo chiesto a Elaine Moreira, docente all’Università di Brasilia.
Intanto, in vista delle elezioni di domenica in Honduras, cerchiamo di capire che cosa potrebbe accadere e perché il presidente statunitense Donald Trump segue con tanta attenzione le sorti del piccolo Paese centroamericano. Da Tegucigalpa, il giornalista Giorgio Trucchi ci aiuta a leggere gli sviluppi più recenti. (Foto: Evaristo Sá/AFP) -
La non vittoria

la vittoria ottenuta domenica scorsa dalla candidata comunista Jeannette Jara in Cile è stata talmente risicata da rendere difficile sperare in un successo contro José Antonio Kast al ballottaggio previsto per il 14 dicembre. In questa edizione di LatinoAmericando analizziamo l’esito delle elezioni insieme alla documentarista Alessandra Cristina, la quale vive tra il Cile e l’Italia.
La seconda pagina è dedicata ai popoli incontattati, nel contesto della COP30 di Belém, in Brasile. Quale è oggi la loro situazione e in che modo possiamo sostenerli? Lo chiediamo a Francesca Casella, direttrice di Survival International Italia, che da 50 anni lavora a favore dei popoli originari e della tutela della natura. -
Il vertice popolare

A Santa Marta, in Colombia, si è svolta la terza edizione della “Cumbre Social de los Pueblos”, evento parallelo al vertice CELAC–UE. L’iniziativa ha riunito rappresentanti della società civile latinoamericana ed europea per discutere temi di giustizia sociale, diritti umani e cooperazione internazionale. A raccontarci l’atmosfera e i contenuti dell’incontro è Giacomo Finzi, dottore in Relazioni Internazionali e Studi Politici, in collegamento da Bogotá. Infine, la voce intensa di Chiara “Cruz” Crozolletti, interprete di alcuni grandi classici della musica latinoamericana.
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Tanto rumore per nulla?

Alla puntata 1.000 di LatinoAmericando ci chiediamo quali sono le probabilità che gli Stati Uniti attacchino via terra il Venezuela? Come si vive, all’interno del Paese, la tensione con gli USA? E se non si concretizzasse nulla? Ci colleghiamo con Caracas per parlarne con il giornalista di Unión Radio, Francisco Cáceres.
Nel secondo blocco ci occupiamo invece del massacro nelle favelas di Rio, contro il Comando Vermelho: un’operazione fatta non tanto per aumentare la sicurezza ma per motivi politici. Di questo tema ne parliamo col professor Giuseppe Cocco, docente di Scienze Politiche all’Universidade Federal do Rio de Janeiro. (Foto Getty Images). -
Il rafforzamento dell’estremismo

A volte la lotta contro il narcotraffico si intreccia con obiettivi politici. Lo vediamo nella disputa tra gli Stati Uniti e il Venezuela, così come tra lo Stato di Rio de Janeiro e il governo federale del Brasile. Ci concentriamo su questo secondo caso. Successivamente ci spostiamo in Argentina per analizzare le cause della sorprendente vittoria di Javier Milei alle elezioni legislative di metà mandato. Da La Plata Federico Larsen, autore di “Liberlandia. Come l’estrema destra si è presa l’Argentina”, ci offre la sua interpretazione. Infine, ascoltiamo l’intervista integrale con José Roviro López Rivera, della Comunità di Pace di San José di Apartadó (Colombia), che ci racconta i pericoli affrontati da chi sceglie di non partecipare a nessun conflitto armato.
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La caduta del muro andino

La vittoria di Rodrigo Paz in Bolivia segna la fine di una lunga presenza di governi socialisti o presunti tali nel paese andino. Ma chi è veramente il nuovo presidente? Lo chiediamo ad Alberto Schiappapietra, cooperante internazionale da tempo residente a La Paz. Successivamente, parliamo del repressore Jorge Troccoli, uruguaiano che vive in Italia da molto tempo e che è stato condannato all’ergastolo. L’attivista per i diritti umani Aurora Meloni ci racconta la sua storia da Montevideo. Concludiamo la puntata ascoltando la prima parte dell’intervista che gli abbiamo fatto a José Roviro López Rivera, della Comunità di Pace di San José di Apartadó (Colombia), dove si continua a vivere sotto minaccia da parte dei paramilitari e non solo.
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Il premio Manchado

Nonostante il suo programma includa l’ipotesi di un’intervento militare statunitense per rovesciare la dittatura di Nicolás Maduro, María Corina Machado è stata insignita del Premio Nobel per la Pace, un riconoscimento che ha avuto ricadute anche all’interno del Venezuela. Ne discutiamo con Edgard Serrano dell’Università di Padova. Successivamente ci spostiamo in Perù per analizzare le dinamiche che hanno portato alla destituzione dell’ormai ex presidente Dina Boluarte, l’ennesimo episodio di uscita ingloriosa dal potere nel panorama politico peruviano. Affronteremo anche le intense proteste contro il governo di Daniel Noboa. Da Lima ci parla Daniele Benzi, della Pontificia Universidad Católica del Perú.
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Un argentino verso Gaza

Fra le numerose cittadinanze presenti alla Freedom Flotilla c’era anche quella argentina. In particolare, insieme ad altri, il parlamentare di Izquierda Socialista Juan Carlos Giordano era fra i naviganti che si è avvicinato a Gaza. Lo racconta per noi da Buenos Aires. Dedichiamo un importante paragrafo alla recente morte di Vera Jarach, forse la più italiana fra le Madres de Plaza de Mayo. Scappò per le leggi contro gli ebrei durante il fascismo, perse il suo nonno ad Auschwitz, e sua figlia a mani della dittatura. Ricordiamo la sua vita con lo storico ed scrittore Carlo Greppi e con la professoressa dell’Università di Padova, Antonella Cancellier. Infine facciamo sentire l’ultima intervista che le abbiamo fatto lo scorso marzo
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La Z latina

La popolarità di Dina Baluarte è in forte calo, complice le proteste della Generazione Z contro il suo governo, represse con durezza lasciando feriti tra i manifestanti. Ci colleghiamo con Lima con il sociologo Manuel Pantoja per capire di più sulle proteste dei giovani peruviani. Parliamo poi della dura reazione del governo di Gustavo Petro contro il genocidio in corso a Gaza e la espulsione di diplomatici israeliani. La Colombia è solo uno dei paesi latinoamericani che ha preso una chiara posizione contro lo sterminio dei palestinesi.
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Un no collettivo

i discorsi all’assemblea dell’ONU dei presidente latinoamericani, con qualche eccezione, fanno vedere una dura posizione nei confronti del genocidio a Gaza. Una postura contrastante con gli Stati Uniti, i quali hanno aperto una controversia, omicidi inclusi, contro il Venezuela per presunti casi di narcotraffico nel mar Caraibi. Di tutto ne parliamo con Alfredo Luis Somoza, coautore del libro “I grandi eventi che hanno cambiato il mondo dal 1950 ad oggi”. Poi ci spostiamo in Ecuador per parlare delle forti proteste contro il taglio dei sussidi alla benzina deciso dal governo di Daniel Noboa. Con quale conseguenza? A questo si aggiunge il referendum del 16 novembre per riformare la costituzione. Da Otavalo lo spiega per noi il professore di Universidad Intercultural de las nacionalidades y pueblos Amawtay Wasi, Daqui Lema. (in foto il presidente boliviano Luis Arce).