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Nuovi #Nazionalismi, #Razzismi e #Fascismi: In Uscita Nuova Rivista Letteraria n. 2 @ilmegafono

Nuova Rivista Letteraria n.2 nuova serie

[Riporto da Giap la presentazione e l’indice coi riassunti degli articoli del Numero 2 in uscita di Nuova Rivista Letteraria] Uscirà ai primi di dicembre il nuovo numero di NRL, interamente dedicato ai “nuovi” nazionalismi, razzismi e fascismi che brulicano in Europa (e non solo).

Al solito, la cadenza semestrale esenta dall’inseguire la cronaca, fa risparmiare ossigeno, permette di coltivare un “frattempo” e poi, quando il numero è pronto, ci si ritrova pienamente nello zeitgeist. Proprio in questi giorni l’Unione Europea ripristina le proprie frontiere interne, misura di dubbia utilità contro il terrorismo ma utilissima alle destre scioviniste del continente. Quelle destre che, prendendosela coi migranti e seminando odio per chiunque sia musulmano o abbia un aspetto “straniero”, sono le migliori alleate di Daesh. Perché la dialettica malata che descriviamo nell’editoriale, quella tra globalizzazione liberista e nazionalismi, tra il problema e la sua falsa soluzione,  è la stessa dialettica che rende complementari gli Al-Baghdadi e i Salvini, gli attentati e i riflessi condizionati, il pericolo reale e i falsi allarmi, il nocciolo della questione e i diversivi.

Di seguito, l’indice del numero con abstract degli articoli. Abbonarsi a NRL costa solo 15 euro all’anno (due numeri), 20 se si vuole ricevere i numeri via corriere anziché per posta  normale.
In fondo all’indice, tutte le indicazioni.

EDITORIALE. LA RINAZIONALIZZAZIONE DELLE MASSE
di Wu Ming 1
«Può darsi che Pasolini, dando per irreversibile l’obsolescenza del fascismo di fronte al più subdolo e “molecolare” potere neocapitalistico, sia stato troppo tranchant. Le deterritorializzazioni non durano all’infinito, e questo continente ha una lunga storia di terra-e-sangue. Oggi la Nazione intona uno stridulo canto di sirene, e il ceto medio impoverito l’ascolta affascinato.
Non basta spiegare che quel canto è ingannevole, che quelle identità sono fittizie. “Più della metà delle cose che esistono / non esistono”, scrisse il poeta friulano Federico Tavan, ben sapendo che quella metà agisce. Le razze non esistono, ma il razzismo uccide.»

EDITORIALE 2. LA SERIALITÀ DEL MALE
di Silvia Albertazzi
«Le immagini di Fausto Capitanio, che contrappuntano i testi, rappresentano tutte luoghi famigerati in cui hanno trovato espressione le più efferate manifestazioni, le conseguenze ultime di razzismi, nazionalismi e totalitarismi: i campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau, la risiera di San Sabba, le prigioni di Robben Island in Sudafrica e le carceri cambogiane. Allievo a Brescia dell’Accademia Internazionale di fotografia di Ken Damy, Capitanio propone qui una serie di immagini che sembrano enfatizzare, in primo luogo, non tanto la banalità, quanto la serialità del male… Ma a ben guardare, in ogni luogo il fotografo ha saputo trovare un elemento che lo rende tragicamente unico…»

PERCHÉ I BAMBINI NON SONO RAZZISTI?
di Franco Foschi
Dagli studi di Jean Piaget al sogno di Martin Luther King, passando per le neuroscienze, gli scritti di Tahar Ben Jelloun, Giuseppe Caliceti, William Golding e le performance teatrali di Claudio Bisio e Alessandro Ghebreigziabiher, per affermare che il razzismo non è congenito nell’essere umano.

IL NEMICO DELLA CITTÀ
di Maysa Moroni, Andrea Natella e Giuliano Santoro
Degrado – decoro, antinomia intorno alla quale ruotano spesso logiche speculative che ben poco hanno a che fare col benessere di chi abita e vive la città.

DA «PRIMA GLI ITALIANI!» A «PRIMA I POVERI»
di Fulvio Massarelli
Esperienze di solidarietà e di lotta per il diritto all’abitare, antidoti contro il veleno della “priorità nazionale”, tentativo delle destre di disinnescare lo scontro di classe favorendo conflitti interetnici.

FIGLI DI ANNIBALE
di Agostino Giordano
«Gli italiani ci vogliono buttare tutti a mare! Basta farsi un giro in centro a Bologna per capire quanto siamo odiati, ci guardano male tutti, soprattutto se siamo in gruppo. Molti hanno paura! Ma perché?»
La “società respingente” vista con gli occhi di Osama, Omar, Akin, Amhed e Giorgio, raccontata al loro insegnante di «cultura generale» presso un ente di formazione professionale bolognese.

IL MITO DI ROMA NELL’IMMAGINARIO VITTIMISTA ITALIANO
di Wu Ming 1
Conversazione da un altrove nello spazio e nel tempo. Scorribanda dal Risorgimento al futuro remoto, passando per il fascismo e un celebre (anzi, infame) discorso di Giovanni Pascoli.

IL MITO DI VENEZIA NELL’IMMAGINARIO NAZIONALISTA ITALIANO
di Piero Purini
Di come il mito della Serenissima, opportunamente manipolato, sia diventato un riferimento per tutti quei nazionalismi (italiano, indipendentista veneto, ma anche croato) a caccia di certificazioni storiche… e di commozione a buon mercato, come nello spettacolo Magazzino 18 di Simone Cristicchi.

VENEZIA, O IL RACCONTO ASSENTE DELLA VIOLENZA IMPERIALISTA
di Alberto Sebastiani
La vocazione imperialista e colonialista della Serenissima, la violenza delle sue conquiste: una storia che la letteratura non ha raccontato che in sporadiche occasioni. Tra i pochi autori che se ne sono occupati senza veli c’è Valerio Evangelisti.

FASCISTS LOVE PUTIN
di Valerio Renzi
Difesa della “famiglia naturale”, ostilità verso i diritti degli omosessuali, costruzione di una narrazione politica che mette al centro l’identità e il ruolo storico del popolo, rapporto con la Chiesa, tutti elementi alla base della fascinazione della nuova destra europea per l’uomo forte del Cremlino.

L’EPOPEA DEL NAZIONALISMO RIVOLUZIONARIO MESSICANO
di Fabrizio Lorusso
Il nazionalismo, legato al patriottismo antiamericano e al patrimonio mitico della Revolución, quale elemento fondante dei partiti messicani. «Seppur in modi e intensità diversi, hanno sfruttato o interiorizzato questo “patrimonio politico” sia correnti di destra che di sinistra, militari e imprenditori, liberali e conservatori, guerriglieri e crumiri, movimenti e universitari, partiti cattolici e organizzazioni di base.»

BOMBAY/MUMBAI, IL DESTINO NEL NOME
di Alberto Prunetti
Una metropoli indiana tra cosmopolitismo, logiche securitarie e nuove destre.

LIBRO E MOSCHETTO 2.0
di Giuseppe Ciarallo
Il Pantheon letterario del neofascismo italiano tra confusione e forzature.

NON FINIRÀ MAI!
di Wolf Bukowski
L’ascesa di Pegida (Patriotische Europäer gegen die Islamisierung des Abendlandes), ultima nata tra le formazioni della destra nazionalista tedesca, ambigua, camaleontica, e per questo infinitamente pericolosa.

CLOSELANDIA. COSA IMPORTA CHE UNA TERRA SIA VICINA SE MI E’ PRECLUSA?
(Ovvero: se Mladic fosse un patriota, chi sarebbero i patrioti?)
di Massimo Vaggi
Le parole dei patrioti, definizione che ha perduto da tempo ogni significato di eco
risorgimentale. Grida e imperativi della propaganda e della paranoia nella costruzione di un immaginario nazionalista.

L’IGNORANZA È FORZA!
di Paolo Vachino
Come il capolavoro di George Orwell, 1984, insegna, l’esercizio e l’affermazione del potere passano inesorabilmente anche attraverso la manipolazione delle parole, la compressione del vocabolario e la destrutturazione della lingua.

QUEI TEMERARI SULLE PATRIE VOLANTI
Rievocando Usmis: riviste par culturis rivoluzionariis furlanis e planetariis
di Milena Magnani
La straordinaria esperienza di Usmis, rivista anni ’90 in lingua friulana capace di tradurre il concetto di “appartenenza” in apertura al mondo e alle culture altre.

OMO LAVA PIÙ BIANCO
di Silvia Albertazzi
Nel film My Beautiful Laundrette, l’obiettivo è orientato su un mondo, quello della comunità pakistana, che la cultura inglese tendeva a snobbare o al massimo a ritrarre con paternalismo buonista, mentre l’opinione pubblica spesso lo faceva oggetto di malcelato razzismo.

MURI (IM)PORTANTI
di Cristina Muccioli
Dai disegni del Lager di Terezin alla Camera Picta di Mantegna, dalla Guerrilla Art di Banksy a quella nostrana di Blu, dalle pareti rocciose di Chauvet, Altamira e Lascaux, ai muri diruti e salvati in effigie della campagna contadina Novecentesca.

CI SONO SEMPRE DELLE FRONTIERE
di Sergio Rotino
Baru, Maximiliem Le Roy, Guy Delisle, Kim, Jean-Claude Forest e Jacques Tardi: fumetto e graphic novel, picconi per abbattere i muri.

PER ABBONAMENTI
Due numeri 15 euro. Abbonamento express (spedizione con corriere e non via posta): 20 euro.
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¿Fue legal el referéndum separatista de Crimea?

Putin Obama

[de: Variopinto – Fabrizio Lorusso] Ucrania dice que no, y el derecho internacional parece suportar su posición. Estados Unidos, Japón y la Unión Europea también dicen que no, pero Rusia y el Parlamento de Crimea dicen que sí, el referéndum en que, el pasado domingo 16 de marzo, el 97% de los votantes de Crimea decidieron ser parte de Rusia y no de Ucrania sería legítimo. La afluencia fue alta, votaron el 82.71% de los ciudadanos empadronados. Ahora, Rusia y Crimea, o bien su Parlamento local, establecerán modos y tiempos de la anexión. El presidente ruso Vladimir Putin se friega las manos, pero el gobierno de Kiev, respaldado por Europa y EEUU, define la consulta como “ilegal” y no reconoce los resultados.

Los argumentos a favor de la ilegalidad de la consulta estriban de la rapidez e inmediatez del proceso, ya que, por contraste, el referéndum sobre la independencia de Escocia del Reino Unido, a realizarse en el próximo mes de septiembre, lleva dos años de debates y organización. Así, la opinión pública ha podido formas sus opiniones cabalmente, no en tan solo dos o tres semanas, con la presencia de tropas extranjeras o paramilitares en las calles y con una crisis política nacional e internacional en curso. Es probable que la mayoría rusa (el 60% de la población de Crimea) en la región votaría para estar con Rusia de todos modos, incluso si el proceso de organización del referéndum tomara unos meses más, por lo tanto, se argumenta, no cabe tanta prisa para esta decisión muy trascendente.

Finalmente, según la constitución ucraniana la escisión de un territorio no puede ser votada únicamente por los habitantes de aquél, sino que hace falta una expresión popular de todo el país. Según Kiev y la UE, esta consulta del 16 de marzo es producto de una ocupación militar, pero, según Rusia, fue el instrumento legítimo con el cual los ciudadanos de Crimea determinaron su destino, siguiendo el derecho internacional como se hizo en Kosovo, por ejemplo. Además, según Putin, el gobierno de Kiev no puede declarar la ilegalidad de ese voto popular porque el mismo ejecutivo sería ilegal, pues no ha sido reconocido por Rusia, que apoya al líder “destituido por las plazas” Viktor Yanukovych come presidente de Ucrania. En cambio, en Escocia el gobierno británico concordó con los escoces los términos de la consulta y respetará el resultado, lo cual, desde un principio, no fue cierto para Crimea. Allí, la única supervisión del voto fue la de las fuerzas militares o para-militares ligadas a Rusia, definidos por los rusos como milicias de autodefensa y considerados por Ucrania como militares rusos, en realidad. No hubo, entonces, observadores internacionales y los de la OCDE no fueron admitidos.

El voto se hizo con urnas transparentes, así que se podía ver para qué opción elegía cada quien, anulando la condición del voto secreto. El referéndum se hizo, además, para confirmar una decisión ya tomada por el Parlamento local, apoyada por el primer ministro Sergei Akysyonov, quien se autodeclaró líder de Crimea a finales de febrero, después de la entrada en escena de las fuerzas armadas pro-rusas. Faltó una campaña electoral adecuada y una cobertura mediática equitativa, pues de hecho muchos medios dejaron de operar. La OCDE y los países del G7 no han reconocido el referéndum, EEUU y la UE han impuesto sanciones contra activos, empresas y políticos de Rusia y Crimea, así que la escalada “estilo Guerra fría” está en curso.

El derecho internacional es algo ambiguo al respecto, ante la posibilidad de adquirir un territorio por parte de un estado extranjero: eso puede pasar si el territorio es nuevo, o sea, recién descubierto o deshabitado; con la firma de un contrato de cesión, como pasó justamente entre Rusia y Ucrania en 1954; o bien, con la ocupación pacífica de una zona por un largo periodo de tiempo. No parece haber cabida, entonces, para la modalidad del referéndum, organizado en un territorio semi-ocupado, sin el consentimiento de su gobierno central.

Queda cierto que el actual gobierno de Kiev se instaló de manera ilegítima, según lo que afirma el Parlamento y los líderes de Crimea, y de hecho su ascenso fue, sin duda, controvertido. Además, en Kosovo en 2008, la comunidad internacional sí reconoció la declaración unilateral de independencia de la Asamblea de esa entidad.

Básicamente, Putin aduce motivos substanciales, en defensa de un resultado que, finalmente, lo favorece, mientras que Obama y sus aliados alegan vicios graves en la forma, los modos y los tiempos en que se realizó la consulta. Existen espacios para la diplomacia aún, pero el camino parece cada vez más “cuesta arriba”.      Twitter @FabrizioLorusso