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Il Messico economico dal 2008 al 2009: bilanci, incertezze e sfide


Torre de Pemex a Mexico City
Leggilo anche su:
http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=6339
Dalla riforma fiscale a quella di PEMEX, l’impresa nazionale monopolista che estrae, processa e distribuisce il petrolio messicano; dalla morte del Ministro dell’Interno, Juan Camilo Mouriño, in un incidente aereo, su cui aleggia il sospetto di un attentato dei narcos, agli aiuti USA dell’Iniziativa Merida che iniziano ad arrivare con i primi camion di armi e attrezzature militari; dalle discussioni sulla riforma della giustizia, parzialmente attuata, all’inizio delle campagne elettorali per il rinnovo del Parlamento con l’atteso voto del 5 luglio 2009; dalla guerra al narcotraffico, né persa né vinta, ma comunque causa di oltre 5500 morti quest’anno, ai problemi dell’inflazione generalizzata e, soprattutto, del drammatico rincaro degli alimenti più simbolici e consumati dalla gente comune come la tortilla, i fagioli ed il riso tra gli altri.
Questi sono alcuni temi dell’intensa agenda messicana del 2008 e, senza dubbio, anche del 2009, anno cruciale che il paese, secondo le recenti dichiarazioni dell’ambasciatore statunitense a Città del Messico, Tony Garza, dovrebbe affrontare serenamente per la stabilità dei suoi conti pubblici e per la crescita costante che ha saputo mantenere negli ultimi anni.
Nella stessa direzione va anche il discorso ufficiale del Presidente Felipe Calderon, sostenuto dai voti dal maggioritario Partido Accion Nacional (PAN) di destra e dal terzo partito, il PRI (Partido Revolucion Institucional), il quale rassicura gli investitori e la popolazione circa la bontà delle iniziative legislative portate avanti dal Parlamento, come la riforma energetica. Il provvedimento consentirà, teoricamente, una maggiore autonomia d’azione alla compagnia nazionale senza privatizzarla o lasciarla in balia del controllo straniero di una o più “grande sorella” interessata alle riserve messicane, sempre più profonde e lontane e, quindi, bisognose di cospicui investimenti freschi.

Pemex Snowman service station Se non si fa nulla il petrolio finirà in uno o massimo due decenni. La riforma cerca di rendere più flessibili le norme operative e le possibilità di collaborazione di PEMEX per realizzare nuovi investimenti e ristrutturazioni. Il dubbio sollevato dagli oppositori della corrente del PRD (Partido Revolucion Democratica), Izquierda Unida, la più radicale legata all’ex – candidato presidenziale Andres Manuel Lopez Obrador, era quello che la riforma implicasse una surrettizia privatizzazione e la perdita della sovranità sulle risorse del sottosuolo.
Nonostante tutto, la maggior parte dei membri del partito, soprattutto quelli della corrente socialdemocratica Nueva Izquierda del nuovo Presidente di partito, Jesus Ortega, ha votato la riforma in Parlamento e, in realtà, i dubbi e le problematiche sollevate in quella sede avevano più a che a vedere con la eccessiva sindacalizzazione dei lavoratori della compagnia statale e con la mancanza, ormai da anni, di investimenti sufficienti in ricerca e sviluppo.
Inoltre non è stato risolto il problema del prelievo fiscale che lo Stato effettua ogni anno nella Finanziaria dragando circa il 40% del fatturato della compagnia e strozzandone le capacità operative a monte senza aspettare che realizzi utili alla fine dell’anno (cosa che spesso non avviene). Il PRD risulta uscito da una crisi grave che durante tutto l’anno l’ha trascinato ai minimi in termini di gradimento dell’opinione pubblica: la diatriba di sei mesi tra il nuovo presidente del partito Ortega e l’altro leader, Encinas, ha portato a un conflitto elettorale interno senza precedenti e i risultati sono stati ufficializzati a vari mesi dalle votazioni con una scarsa accettazione da parte del candidato sconfitto, Encinas.
Nonostante le rassicurazioni degli “esperti”, la crisi fa paura anche e soprattutto ai tropici dove la precarietà del lavoro, l’informalità e le disuguaglianze socioeconomiche sono tratti ancora più estremi e diffusi di quanto comunque già vediamo in terra europea. In Messico il problema è ancora più sentito vista la vicinanza con il gigante statunitense in recessione con cui il paese intrattiene oltre l’80% delle sue relazioni commerciali estere.
Si prevede il ritorno di masse d’emigranti messicani, stimati dai 300 ai 500mila, che potrebbero decidere di rimpatriare dagli Stati Uniti se la mancanza di opportunità lavorative in quel paese cominciasse a farsi sentire come, di fatto, sembra stia già succedendo. Inoltre, gli attentati contro la popolazione civile durante le celebrazioni della festa dell’indipendenza a Morelia, Michoacan, lo scorso 16 settembre, oltre a 7 morti e 100 feriti, hanno lasciato la triste impressione che i cartelli del narco, primi tra tutti la banda de Los Zetas, possano colpire la gente e le istituzioni con attentati facili e imprevedibili senza che lo Stato si possa difendere adeguatamente, alla faccia delle dichiarazioni rassicuranti sulla lotta criminalità.
Sarà preparato il Messico a dare lavoro a centinaia di migliaia di compatrioti in più? Esiste un pericolo concreto di reclutamento di soldati e trafficanti da parte dei cartelli del narcotraffico in questa popolazione precaria? Si vivranno di nuovo le tensioni forti e i conflitti delle scorse elezioni del luglio 2006 con i sospetti di frode e la guerra sporca tra i candidati? Sono alcune interroganti in terra azteca per l’anno appena iniziato.
Leggilo anche su: http://angelodaddesio.nova100.ilsole24ore.com/2009/01/il-messico-econ.html

Michoacan y el Narco Cantina -
Cronache dal Belize e dalla riviera maya (non c'e' solo Cancun) (parte 1/2)


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LEGGILO ANCHE QUI: http://www.carmillaonline.com/archives/2009/04/002995.html#002995
Fotogalleria Belize e altro… QUI:
http://www.flickr.com/photos/fabriziolorussobis/sets/72157609232670777/
Ernesto è un pepenador dell’isola di Hikako o Caye Caulker, un rettangolo turistico e sabbioso di poche miglia quadrate al largo della costa di Belize City, situato alcune decine di chilometri sotto la punta finale dello stato messicano del Quintana Roo, quel pezzo di Yucatan dove fioriscono alcuni celebri paradisi plastificati come Cancun, Playa del Carmen, Chichen Itza e Tulum.

Belize city infrastruttura… …………..
Ernesto si dedica a raccogliere la spazzatura in modo autonomo con il suo carretto e la sua bicicletta senza freni, per poi dividere questi scarti del sistema e riusare magicamente tutto, dalle marcite assi di legno di qualche palafitta abbandonata al cuoio bucato delle scarpe di un pescatore, dai ferri vecchi, rivendibili sul mercato, ai pezzi di lavatrici, televisori e automobili: un esempio estremo di ingegno e fantasia per il riciclaggio. Si avvicina l’inverno nei paesi ricchi del Nord e sull’isola, parte del territorio del Belize, c’è molto lavoro visto che giungono orde di americani, inglesi e francesi infreddoliti in cerca di tepore caraibico e alternative sensazioni, a partire da novembre fino a marzo per le vacanze della temporada alta. Durante il resto dell’anno, invece, sembra ricominciare la solita vita sorniona, con le visite al contagocce dei viaggiatori più “sensibili” all’etnicità e al valore umano della povertà, muniti di backpack firmato e alla ricerca costante di informazioni con l’I- Pod e la guida Lonely Planet alla mano, immersi in fumi di dolce marijuana 100% naturale e malinconiche ballate di reggae romantico e dub music, suonate per le strade e nei pochi locali notturni, proprio come succede nei migliori racconti stereotipati provenienti dall’amata e vicina Giamaica, quella dei rasta men Bob Marley, dei figli Ziggy e Damian, dei cantanti Buju Banton, Gregory Isaac e Barrington Levy.
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Ernesto pepenador con machete Certamente la vita di Ernesto laggiù in discarica, dove abita in una baracca fatiscente insieme a sua moglie Mary, esce dagli stereotipi e dall’idillio di palme sorridenti e spiagge bianche, per adattarsi ai ritmi del turismo e del consumo, non un giorno di vacanza altrimenti non si mangia e la sua signora, che saltuariamente fa le pulizie in alcuni uffici del Comune, inizia a lamentarsi col suo incomprensibile inglese creolo, una specie di “dialetto nazionale” derivato dall’inglese, suscitando le ire del marito. Mi accoglie il pepenador con un minaccioso machete in mano e le mani consunte più nere dell’anima dei sacchi buttati, dato che è tutto il giorno che divide spazzatura in cerca di tesori che solo lui può trovare e, inoltre, sta cercando di riparare i tubi metallici della sua bici, senza la quale gli è impossibile continuare la giornata, la strada, la vita. Mi mostra il suo regno, la sua discarica o, come lo chiama lui senza cenni d’ironia, “il suo paradiso”, una fossa grande scavata lì, affianco al minuscolo aeroporto dell’isola e lontano dalla vista e dal naso dei visitatori, intimiditi dai fumi della monnezza in fiamme e dal lezzo della sporcizia da essi stessi regalata allo scaltro Ernesto che, l’altro giorno, è stato impegnato da una lotta contro un caimano entrato nel suo territorio selvaggio. “Ha staccato un pezzo d’orecchio a uno dei miei cani ma ci siamo salvati!” mi dice ridendo di sottecchi. Com’è strana e curiosa la pubblicità che ci regala paradisi perduti e tesori in ogni dove, anche se poi, in ciascuno di noi questi sogni, questi edenici ricordi caraibici si materializzano in ben diverse aspettative e condizioni materiali. Ernesto vede il paradiso da un’altra prospettiva.
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Belize city fruit Senza età e senza giovinezza alle spalle, il Nostro comunica in inglese, più o meno, ma conosce benissimo anche lo spagnolo, la lingua più parlata in Belize nonostante l’ufficialità e la legge prescrivano d’usare l’idioma della ex madrepatria e della regina, sorridente icona stampata sulle banconote d’ogni taglio e valore. Pare immenso il desiderio di don Ernesto, dueño del basurero fiammante, d’incontrare persone che, come me, vengono dal Messico e gli possono raccontare ciò che succede in terra azteca, visto che sua madre era dell’isola ma il suo compianto padre era messicano, cento per cento cabrón, mi dice, dato che dopo alcuni anni li ha abbandonati con infinita maleza. ¡Aquí la vida cuesta cara carnal! – mi grida dall’alto di una bombola del gas arrugginita, sfoderando il machete e richiamando i suoi quattro cani da discarica all’ordine.
Il pepenador dell’isola guadagna al massimo ottanta dollari BZN, la moneta locale, cioè 40 dollari USA, che sono appena sufficienti in un paese stranamente molto più caro rispetto al Messico e alla riviera maya dei grandi hotel. Da vent’anni il tasso di cambio viene mantenuto artificiosamente fisso a 2 dollari del Belize per uno americano dalle autorità monetarie, il che favorisce le importazioni e non i dinamici settori agricoli esportatori, oltre a danneggiare la popolazione che deve sopportare un sistema di prezzi adulterato.
Probabilmente il nome del Belize, un paese grande come il Galles incastonato sulla costa dei Caraibi tra lo Yucatan messicano, il Guatemala e l’Honduras, ci ricorda semplicemente qualche programma televisivo dai facili costumi in cui si cerca d’ingannare il concorrente chiedendogli la capitale di un paese esotico la cui risposta sembra essere ovvia: Belize City, per analogia con Guatemala City o Mexico City, ben più note megalopoli centroamericane.

Cancun: ombre di case "discrete" sull'azzurro oceanico
In realtà la “Città del Belize” ha smesso di essere la capitale di questa ex – colonia britannica nel 1961 a causa delle distruzioni causate dall’uragano Hattie, uno dei tanti che periodicamente spazzano via le casacce di legno, eternamente ricostruite, e le labili speranze, mai spente, della popolazione, proprio come hanno fatto il devastante Mitch nel 1998 e il più recente Dean, passato tre anni fa e particolarmente ricordato quanto dannoso nel Chiapas di Marcos e compagni.

Belize city elemosina
Quindi, un po’ com’è successo in Brasile con la costruzione dell’attuale capitale Brasilia, anche in Belize si decise di spostare nel centro del paese il nucleo amministrativo e politico con la fondazione di Belmopan, una cittadella fortino di soli 4000 abitanti che ospita tutti gli edifici governativi, questi sì, di cemento, e che rappresenta solo un hub stradale verso tutte le località, un centro simbolico senza cuore. Il Belize è il più giovane Stato dell’America Latina, meno di vent’anni d’età visto che è nato il 21 settembre del 1981, e deve ancora scoprire la sua identità suggellata idealmente dalla bandiera blu coi bordi rossi e con le immagini in cui un uomo di colore e un bianco sembrano recitare il lemma nazionale “sub umbra floreo” e si reggono in piedi sotto l’albero del mogano, la pianta pregiata simbolo del paese, anche se ormai è estinta in quanto sfruttata dagli inglesi fino alla concessione dell’indipendenza e al contemporaneo esaurimento della riserva naturale.
Laguna Bacalar Chetumal In effetti, è difficile la definizione di un’identità quando non esiste integrazione tra le diverse etnie presenti sul territorio ed il razzismo è il sentimento dominante. I discendenti di colore degli schiavi africani impiantati nell’Honduras britannico, oggi Belize, costituiscono la parte maggioritaria ma non hanno mai dominato politicamente né mai hanno avuto un presidente proveniente dalle loro file. Alfred Jr, un rasta pittore che vende le sue opere ai turisti delle isolette turistiche come la famosa San Pedro, la “isla bonita” cantata da Madonna negli anni ottanta, predica pace e amore ma odia gli artigiani e le donne guatemalteche che gli fanno concorrenza coi loro “travestimenti”, come li chiama lui, e che hanno più successo coi turisti europei soprattutto.
Mi dice che il razzismo di noi occidentali è tale che preferiamo un artigianato etnico ma modaiolo o “finto maya” alle sue opere originali e puramente artistiche che sono, però, fatte da un “negro” e, quindi, cortesemente snobbate dai passanti intimoriti dal suo colore e dalla sua mole. …………….
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Meglio un guatemalteco travestito da antico combattente maya dietro a una bancarella di bracciali e stoffe cinesi che un brother nero con i suoi dipinti. Di fatto si nota in alcuni turisti una componente di astio e repulsione nei confronti di Alfred Jr., forse perché con una mentalità molto etnocentrica, s’associa il nero al migrante clandestino in una tragica e distorta equazione in cui Africa significa minaccia e fastidio, aggressività e illegalità e, inoltre, l’idea è che nei paesi europei il migrante sarebbe un delinquente che cerca di vendere tutto o rubare per sopravvivere. Anche l’amico rasta, che da due giorni non vende un quadro, sposa questa teoria mentre rolla una canna e cerca di piazzare un po’ di erba a un paio di francesi per “una decina di euro a pugno”….continua…
Il pepenador Ernesto a Hikako, Belize -
Cronache dal Belize e dalla riviera maya (non c’e’ solo Cancun) (parte 2/2)


The Art Rastafari Roots Su tutta la costa della riviera maya da Cancun a Playa del Carmen, da Tulum a Chetumal e giù giù fino al Belice, lo sfruttamento del lavoro è all’ordine del giorno e gli stipendi sono depressi dall’enorme afflusso di disoccupati che alimenta le file del precariato e costituisce un gruppo di riservisti sempre pronti a rimpiazzare chiunque a qualunque costo. “Dai tre ai quattromila pesos al mese (meno di 200 – 300 euro) per turni di 10 ore al giorno, sei giorni a settimana passati qua a la barra”, si lamenta Juan, barista dell’Hotel Oasis di Cancun, “…e poi resta la mujer, la casa e i figli da mantenere”. La triste alternativa c’è e si chiama doppio turno: una quindicina di ore al giorno a fare il cameriere, il guardiano, il barista, il muratore, il facchino, ecc… per arrivare a un salario dignitoso in cambio di una vita privata e sociale ridotta a zero.

Pirates restaurant Caye Caulker
Quasi tutti arrivano dalle regioni meridionali del Messico, come Tabasco, il Chiapas, Oaxaca, Puebla, la capitale o Veracruz, in cerca di migliori condizioni di vita e poi, quando hanno trovato un lavoro più o meno stabile (per quanto il termine possa ancora avere un significato visti i tipi di contratto flessibile in boga), richiamano le loro famiglie per costruire la Cancun del boom demografico (siamo quasi a quota 800mila abitanti accumulati in vent’anni), dei grandi alberghi e delle megadiscoteche da 40 euro a sera, per chi può permettersele. Lungo gli oltre 20km della costera degli hotel, nella cosiddetta zona hotelera, la battigia s’è di fatto trasformata da bene pubblico federale a bene privato visto che le strutture fisiche degli hotel e la sorveglianza scoraggiano o rendono impraticabile il passaggio al mare e alla spiaggia pubblica. Anche all’osservatore disinteressato non sfugge, come mi dissero un paio di amici che hanno visitato da turisti queste zone, il fatto che quasi tutti gli impiegati del bar e dei ristoranti, così come gli ambulanti che hanno il permesso di entrare verso sera a vendere prodotti artigianali negli hotel, abbiano un’apparenza stereotipata e tipica, quasi vi fosse una selezione naturale del messicano sornione, piccolino, sempre allegro e scuretto per alcune mansioni di front office o servizio al cliente. Il visitatore europeo o nordamericano viene così immerso completamente nel folclore e nella messicanità autentica proprio come s’aspettava anche se, in realtà, non esce dalle mura della mastodontica casa d’accoglienza che ha deciso di affittare per le sue vacanze nel mondo maya. Invito a verificare.………………..

Worst church in the world
Un po’ più a sud, Ana, ventunenne guatemalteca, senza vestiti tipici indosso, è da 4 anni a Belize City per lavorare in un ristorante-bar ed ha appena perso il marito in un incidente, ergo, non può e non vuole più uscire di casa, perché passerebbe da svergognata agli occhi di alcuni, come dice la sua datrice di lavoro. D’altronde la città non invoglia, con le sue strade di polvere e traffico, con le sue quotidiane sparatorie e le orde di disoccupati che gozzovigliano per il centro in cerca di “elemosine forzate” e lavoratori in frettoloso rientro. In questa specie di Harlem ottocentesco, Ana forgia il suo presente e reinventa il suo passato raccontandolo malinconicamente agli avventori, tra il lavoro al bar e i B-movie americani trasmessi in televisione nelle ore di bassa del locale.

Belize city street life – bus bridge
La sera, sfama e disseta con alcune oneste bottiglie di Belikin, la birra orgogliosamente nazionale, i gruppi di lavoratori, per lo più di origine honduregno, guatemalteco e salvadoregno, che migrano alla ricerca di qualche impiego stagionale nelle strutture turistiche o nell’edilizia. Di solito si tratta dei giovani figli delle guerre civili centroamericane, magistralmente rappresentati dal regista messicano Luis Mandoki nella pellicola Voces inocentes, i cui genitori trovarono rifugio in Belice negli anni ottanta e novanta.
Belizean public restroms 50 cents
Per sei mesi all’anno, l’infrastruttura dei trasporti del paese è sottoposta all’incessante ticchettio delle piogge tropicali che preannunciano uragani di diversa intensità e durata. Verso novembre si respira ma si contano i danni. Il turismo, risorsa fondamentale per l’economia, ne risulta gravemente pregiudicato dato che i siti archeologici e le riserve naturali diventano impraticabili e quindi tutti i visitatori si concentrano sulla costa dove, per lo meno, le strade sono percorribili anche se a costo di dover scendere per alcune centinaia di metri dall’autobus e proseguire a piedi per permettergli di attraversare zone impervie o allagate. Sulle spiagge della meravigliosa baia di Placencia, quasi al confine con l’Honduras, i neri e i mulatti, cercatori di fortune turistiche stagionali, attendono servizievoli le ragazze inglesi e le coppie di canadesi per poter offrire loro alcun servigio o qualche scambio: marijuana in cambio di una cena, una “ragazza sola” o anche “three sisters”, come recita un annuncio, tutte insieme in cambio di un pacchetto di dollari, un paio di birre in cambio di semplice compagnia oppure un tour marino personalizzato per accarezzare squaletti e mante in cambio di una cospicua mancia e così via. Chiaramente (quasi) tutto ciò si può fare anche ufficialmente e pagando le salate tariffe ai relativi operatori di settore.
Amir, un ragazzo di 33 anni nato in Nicaragua ma cresciuto nei riformatori di Los Angeles e poi emigrato in Belize, offre dell’erba che spesso, sostiene, arriva galleggiando in neri sacchetti di plastica dalla sponda nord della baia, gettata o scartata, secondo lui, da alcune imbarcazioni colombiane che fanno manovra in quella parte dei Caraibi. Anche in Nicaragua, la guerra che, nel 1979, ha visto trionfare i sandinisti del giovane guerrigliero e rivoluzionario Daniel Ortega (attualmente il Presidente eletto del paese centroamericano) contro il regime dittatoriale e dinastico dei Somoza nella persona di Anastasio Somoza Debayle, produsse per un paio di decenni il tragico effetto collaterale di migliaia di rifugiati politici sparsi da Panama a New York, persi nelle Americhe senza patria né nome.

Tres hermanas. Burdel de Belize city Amir mi fa vedere orgogliosamente i documenti di residenza regolare in Belize ma la sua carta d’identità, quella vera, sono i tatuaggi che porta come bandiera su tutto il torace oltre ad un paio di vistose cicatrici sulla tempia e sulla guancia sinistra che, mi conferma, sono i segni di un’adolescenza passata al riformatorio e tra alcune pandillas latinas (o gang). Subito dopo, passati i vent’anni, finisce in prigione per 48 lunghi mesi e viene espulso dagli Stati Uniti. Dopo un breve approdo in terra natale e una peregrinazione in Guatemala e in Messico, sbarca in Belize dove vive ormai da oltre un lustro. Cerca amicizia Amir, anche lui adora sapere che succede nel “civilissimo” e moderno Messico, ormai ha chiuso con gli States, vuole parlare spagnolo, la lingua dei suoi genitori morti, e se poi si riesce ad avere un po’ di riso e fagioli (un piatto nutritivo d’origine cubano conosciuto anche come moros con cristianos) al ristorante cinese di Placencia, tanto meglio, visto che è più economico e fa le dosi abbondanti. Andiamoci e good luck – perdón – mucha suerte..

Belikin Beer from Belize Sempre sulla costa, ma fuori dalle rute del turismo e dei viaggi organizzati, anche Davi parla inglese perfettamente ed è sudamericana. E’ la sua prima lingua e non l’ha appresa negli Stati Uniti perché viene dalla Guayana, un altro territorio dimenticato come il Belize o il Suriname, forse perché spesso questi enclavi, ex colonie o territori, alcuni dei quali sono ancora in mano alle ex grandi potenze (come la Guyana francese, le Antille olandesi, le Malvinas, rivendicate dall’Argentina, e molte isole dei Caraibi), non si considerano come parti integranti dell’America Latina e posseggono, in effetti, identità ibride e sconosciute ai più. La ragazza abita in una triste e tranquilla terra di frontiera, nella città di Corozal che, insieme ad Orange Walk, compone la zona nord del Belize, la più ricca del paese per le sue coltivazioni di zucchero, agrumi e banane che, anche quest’anno, sono state gravemente compromesse dalle inondazioni. La città si presenta come un agglomerato di case di legno, molte fatiscenti, e alcune costruzioni comunali di cemento nella parte più centrale.
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Palma de Mahahual México
Dopo le sette di sera il buio pesto, il silenzio e le serrande chiuse s’impossessano delle piazze e delle stradine, tutte organizzate intorno a dei blocks abitativi di forma quadrata. Pochi girovaghi e i lavoratori che tornano a casa costruiscono la solitudine cittadina che aleggia tra i resti del mercato e il deserto malecón, il lungomare atlantico privo d’innamorati e di musica così come l’altra via principale, la statale che tira dritto per il Messico a cui mancano solo 12 chilometri. Come al solito il visitatore è avvicinato da qualche vagabondo in cerca di una mancia o di un po’ di “compagnia interessata” ad un pasto caldo in uno dei tanti ristoranti cinesi o messicani.
A Davi tutto questo non piace ma lo sopporta. E’ dovuta emigrare dalla Guyana a causa della morte del padre, dopo la fuga a New York della madre e della sorella e, più in generale, per le difficoltà economiche del suo paese, una striscia di terra schiacciata tra il Venezuela, il Brasile e il Suriname. La sua vita scorre tra le casse di un supermercato della periferia e i lavoretti in qualche hotel come guardiana notturna o donna delle pulizie. Il suo grande sogno è poter vedere Chetumal e Cancun, rispettivamente a 20 e a 400 km dalla sua adottiva Corozal dato che, tra un anno, potrà ottenere la residenza permanente e, forse, la nazionalità belizegna che le permetterà di spostarsi lungo il corridoio della riviera maya messicana. Non sono ammessi sgarri né tentazioni ulteriori: non oltre la costa, recitano le norme migratorie messicane.

Belize city bustling street market
Lei spera così di conoscere le persone giuste per poter poi lavorare a condizioni “migliori” in quella terra così piena di turisti e dove sicuramente servono il suo talento e, soprattutto, il suo inglese, entrambi ottenuti col duro lavoro e con l’esperienza visto che l’università, dice, “è solo per quei pochi che hanno i soldi e possono perdere tempo, non per noi”. Dopo qualche anno potrà forse ritrovare la madre e la sorella, con cui mantiene i contatti, riemigrando dal Messico a New York per continuare la risalita dall’enclave dimenticato al paradiso decadente.

Rastafari car with philosophical messages Fotogalleria del Belize e altro QUI:LEGGILO ANCHE SU CARMILLA: -
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La costruzione storica dei flussi di hard power. Stati Uniti – America Latina (Articolo in spagnolo)


La Costruzione dell’Hard Power La construcción de los flujos de hard power (poder duro) de los Estados Unidos hacia América Latina: un intento de clasificacion en perspectiva histórica.
http://latinoamericanos.posgrado.unam.mx/revista/LORUSSO/lorusso.html


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Note sullo scandalo DMG – politica in Colombia: una piccola P2 colombiana?


Le quattro strategie della finanziaria DMG Colombia (che ricordano qualcosa, ma solo qualcosa, della P2):
Obiettivo: costruire una rete per cooptare i gangli vitali dello Stato e legalizzare soldi di provenienza dubbiosa
I mezzi di comunicazione. Comprare giornalisti nazionali e fortificare la sua presenza e immagine artificialmente su Facebook.
- Penetrare il Parlamento attraverso la corruzione e il lobbying per modificare ad hoc articoli della riforma finanziaria in atto che voleva regolare l’uso delle carte di credito per l’acquisto di beni durevoli.
- Arrivare al Governo attraverso il contatto con il Segretario Generale Bernardo Moreno, cugino del detenuto Daniel Angel, manager del canale TV Body Channel, proprieta’ di DMG.
- Influenzare le campagne politiche locali non per fare politica realmente ma per sostenere e legalizzare il proprio business su vasta scala.
- I mezzi di comunicazione. Comprare giornalisti nazionali e fortificare la sua presenza e immagine artificialmente su Facebook.
Effetti DMG
- Lo scandalo DMG ha colpito il referendum e ha fatto saltare il super ministro delle finanze “el Superfinanciero”
- Mantiene in scacco la prossima riforma finanziaria
- Ha fatto inquietare la famiglia presidenziale e un magistrato
Perché la gente mette i propri soldi in imprese, dedite al commercio ma anche alla raccolta abusiva di fondi extra, come DMG ??
Ecco la risposta completa di un blogger colombiano:
http://poligrafo.blog.terra.com.co/2008/11/12/por-que-la-gente-mete-su-plata-a-dmg/
Ecco alcuni link che parlano da soli relativi allo scandalo dell’impresa DMG e della politica in Colombia. Anche là, acuni leggeri problemi di etica e business.Nota informativa da El Pais de Bogotà.
http://www.elpais.com.co/paisonline/notas/Diciembre012008/nal1.html
1. VIDEO “URIBE FELICITA A DMG POR ELEVAR LA CALIDAD DE VIDA DE LOS COLOMBIANOS EN LOS ÚLTIMOS AÑOS” :
(Il presidente colombiano Uribe ringrazia DMG per avereb elevato la qualità di vita dei colombiani)
http://es.youtube.com/watch?v=G7nfbkwnUtU&feature=related
2. DMG FINANCIA A GOBERNADORES Y ALCALDES
(DMG finanzia governatori regionali e sindaci)
http://es.youtube.com/watch?v=m-vxiBkqmvk&feature=channel
3. CARTA COMPLETA DE URIBE FELICITANDO A DMG
(lettera completa di Uribe ringraziando DMG)
http://es.youtube.com/watch?v=H_jBzV9ZQxg
4. DMG FINANCIÓ LA RECOLECCIÓN DE FIRMAS PARA EL REFERENDO DE REELECCIÓN DE URIBE
(DMG ha finanziato la raccolta firme per il referendum sulla concessione della rielezione al Presidente ALvaro Uribe)
Y para que se rian un poco, les mando este videito sobre Homero Simpsons y las Pirámides(e per ridere un po’, vi mando questo video su Omero Simpons e le piramidi)HUMOR: HOMERO SIMPSON EN DMG
( breve anti-spot sulle piramidi finanziarie, saranno meglio i trapezi finanziari? )
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Appello di un gruppo di italiani in Messico: in favore del pluralismo e contro la xenofobia
Vi riporto l’appello lanciato da un gruppo di docenti e intellettuali italiani in Messico riguardo ai fatti di Milano dello scorso 14 settembre, in cui è stato brutalmente ucciso un giovane italiano di origini africane. Riteniamo che sia importante diffondere tanto in Italia come in Messico alcune verità che vengono regolarmente occultate dai mass media globali e locali e che riguardano il nostro paese d’origine, così spesso stilizzato e idealizzato qui all’estero nel bene e nel male.Informazioni tratte da: http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/cronaca/milano-razzismo/aggredito-sprangate/aggredito-sprangate.html (Milano, giovane di colore ucciso a sprangate
fermati i due aggressori: padre e figlio)La versione originale in spagnolo è stata pubblicata dal giornale messicanao La Jornada del 21 settembre eccovi il link:Nei giorni scorsi, a Milano, s’è verificato un grave delitto in cui ha perso la vita un giovane africano di 19 anni, assasinato durante un litigio con i proprietari di un locale pubblico.
Questo ragazzo, insieme a un paio di amici, ha rubato, presumibilmente, alcune scatole di biscotti ma i padroni del locale hanno creduto che si trattasse di un furto più consistente di denaro e hanno raggiunto i giovani iniziando un pestaggio in cui uno di loro ha perso la vita.
In seguito a questa triste notizia, vari professori dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico (Ufficio Culturale dell’Ambasciata d’Italia) e altri italiani all’estero desiderano porgere le più sentite condoglianze ed esprimere la propria solidarietà alla famiglia della vittima, prendendo così le distanze dall’atmosfera d’intolleranza e xenofobia che si stà tristemente diffondendo nel nostro paese, anche quando accademici, docenti e mediatori culturali promuovono la cultura del rispetto e della comprensione reciproca.
Desideriamo che nella nostra Italia prevalgano i valori della tolleranza, della generosità e della solidarietà umana, che sono quelli che promuoviamo e ritroviamo giorno dopo giorno qui in Messico.
Luisa Montoni, Diego Barboni, Gianfranco Marano, Francesca Caregnato, Stefania Zoccatelli, Matteo Dean, Brando Torri, Fabrizio Lorusso, Serena Mellini, Marco Galeotti, Manuela Derosas, Manuela Loi, Carlo Almeyra, Edoardo Mora, Diego Lucifreddi, Donatella di Benedetto et al.
Da http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=5625
ECCO QUI ULTERIORI APPROFONDIMENTI !!News, foto, video dal corteo dal corteo di Milano, PER ABBA E CONTRO IL RAZZISMO uno speciale di GlobalProject in diretta dalla piazza, in continuo aggiornamento dal pomeriggio di Sabato 20. Anche dopo il corteo stiamo continuando ad aggiornare questo articolo con tutti i materiali fotografici e video raccolti nel corteo. Tornate quindi a visitare questa pagina, per visualizzare gli ultimi aggiornamenti non dimenticare di “rigenerare la pagina”Contenuti Multimediali:
Fotogallery dal corteo
[ Guarda ]Minivideo
[ Guarda ]Hai scattato delle foto? Spediscile alla casella di posta [ 20sett@gmail.com ]
X la Cronistoria guarda: http://www.globalproject.info/art-16948.html
Milano – Sabato 20 Settembre
Per Abba e contro il razzismo, Manif Sauvage,un corteo meticcio si riprende la città !
una moltitudine incontrollabile invade la città dichiarandola “zona libera dal razzismo”









