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Scendimi il cocco dalla palma (video educational)

Una complicata ed “equilibrata” professione spiegata in meno di 4 minuti di video educational dal tropico pacifico e costiero. Galleria foto dell’operazione cocco in giardino qui.

Sotto. Il trailer del film A better life che narra le vicende di un messicano emigrato negli Usa che si dedica proprio a questo lavoro, tirar giù i cocchi. Non ha vinto l’Oscar ma era nelle nomination.

Scendimi il cocco dalla palma (foto gallery)

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Uno dei lavori più pericolosi dell’economia tropicale costiera: tirar giù i cocchi dalla cima di palme di almeno 20 metri arrampicandosi a piedi nudi con solo con un paio di corde e un machete in mano. Costo del servizio: 3-4 euro a palma, mancia inclusa. Vantaggio: recuperare almeno 10-15 cocchi maturi ripieni d’acqua o latte e polpa del frutto che, se non lo si “scende” (si no se baja…), rischia di cadere in testa agli sventurati che passano sotto la palma nel momento sbagliato (e non solo quanto tira vento). Nel film A better life – Una vida mejor, il protagonista (Demian Bichir, nominato all’Oscar 2011 come miglior attore per la sua interpretazione di un messicano emigrato negli USA) fa proprio questo lavoro in California, cioè va di giardino in giardini nei più esclusivi quartieri residenziali della west coast a scalare le palme e far cascare i le noi di cocco.

Bájame el coco de la palma – No Albur, But Reality – (foto gallery @Puerto Escondido – Oaxaca)

Puerto Escondido. Vita e turismo. I due posti

Per una volta sul blog, un po’ di amenità e passatempi, quindi consigli per le vacanze. Lo so, sono appena finite per molti di voi ma mettete lo stesso questo post tra i preferiti e non sarete delusi per le prossime… Ecco i due posti che consiglio dopo venti giorni passati qua nella ridente località di Puerto Escondido, costa messicana del Pacifico, stato di Oaxaca. Dal video. Perla numero 1. La vita é come un ponte, attraversalo pure ma non costruirci mai una casa sopra… Perla 2.“Io Ti ho ospito, Lo confermo e Puoi stare quanto Vuoi, Ma non è che Sei obbligato a Dire Cazzate, Ti ospito anche se stai Zitto”…Grande…

E’ la mia quarta escursione a Puerto e dopo 9 anni di Messico devo dire che mi sto quasi integrando con i ritmi della vita locale. Un po’ come nel film di Salvatores ma vent’anni dopo e 40mila abitanti in più. Non lo faccio in modo radicale e traumatico ma spizzico poco a poco quando posso concedermi delle pause dalla frenetica vita di Città del Messico. Ma dal 2010 a Puerto Escondido basta centro storico, vie pedonali turistiche e spiagge di surfisti che è poi quello che si trova nella zona nord di Puerto vicino a spiaggia Zicatela e al famoso Adoquìn, la “via della moda” per così dire. Ok, qualche volta ve la concedo ma è meglio spostarsi verso sud, vicino (ma non troppo!) all’aeroporto e scoprire le spiagge di Puerto Angelito, Carrizalillo (un po’ troppo affollate in alta stagione e più care per mangiare) e la remota e bellissima Bacocho, la ultima a sud.

Quasi mi scordavo, i bei posti. Volevo segnalare una delle migliori pizze della costa per quelli che a volte hanno bisogno del carboidrato nostrano e per una sera rinunciano alle meravigliose quesadillas e pescadillas messicane. Quindi per mangiare la pizzeria Mediterraneo su Boulevard Benito Juarez, zona La Rinconada, vicino a spiaggia Carrizalillo e al famoso ostello Shalom. Prezzo d’eccezione, birra casereccia, non pacchiano, pizza da fare invidia, giusto tutto. Per chi si ferma giorni, mesi o anni a Puerto: potete chiedere a Marco, il padrone siculo-toscano-quasimessicano della pizzeria, se volete anche il pane fatto come si deve da portar via, la pasta fatta in casa, i falafel o lo strudel, non sbaglia mai.

L’altro posto bellissimo è un ostello/hotel appena riaperto e rinnovato, il Losodeli, dove mi son fermato i primi tre giorni. E’ gestito da una famiglia messicana, anzi dalle figlie che stanno rilevando i genitori e proponendo innovazioni a una clientela più cosmopolita.

Con piscina interna che fa sempre ambiente e zona lounge con stereo e video, mantiene comunque uno stile tranquillo e messicano al 100%. c’è pure la cucina e le stanze sono per due, tre, quattro persone o camerate grandi. E’ a pochi metri dalle spiagge di cui sopra e dalla zona Rinconada dove, oltre alla pizzeria di Marco, c’è anche una lunga serie di negozietti e anche localini dove non si fa la fila per mangiare e per bere nemmeno a Natale. Prezzi più che decenti anche per chi guadagna in pesos e non in euro. Contattate senza remore Lizeth e famiglia qua  http://www.hostelpuertoescondido.com/contacto.php

Tamiflu fashion e gli spettri dell’influenza in viaggio

Tamiflu 1 scatola chiaro

Finalmente o per disgrazia, por fin o por suerte, ho ceduto all’insostenibile leggerezza del consumismo farmaceutico e ho preso del Tamiflu Roche per prevenire mentalmente il pericolo influenza che nemmeno so se esiste veramente. Era quello che volevano i produttori e i chimici e i farmacisti.
Comunque sia, l’investimento di 37 euro per una scatola da dieci pastiglie, da prendere due volte al giorno ai primi sintomi di influenza (non importa che sia suina, porcina, A, H1N1, umana, disumana, messicana, argentina o aviaria…), serve più che altro, nelle speranze del sottoscritto, come eventuale ancora finale di slavezza per evitare i famigerati ospedali pubblici messicani della capitale, Mexico DF, dove vivo. Dice il foglietto illustrativo che non ci sono problemi se si usa come cura integrativa per l’influenza A e per le altre, sempre che si sia ancora in tempo, claramente. Il periodo d’incubazione dell’influenza è di almeno 48 ore ma d’altronde, chi non hai mai mai avuto un’influenza? In generale queste cose dovremmo saperle. Qua è uguale ma, come recitano i volantini informativi diffusori di precauzioni e timori, c’è da considerare in aggiunta la febbre più alta dei soliti (?) 38-39 gradi e anche problemi all’intestino e di diarrea che forse non erano così comuni.

Siccome le strutture pubbliche (ed anche molte private a dire il vero) non brillano per rapidità ed efficacia (sì, le ho già provate e non sono il solo…) e inoltre in Messico Tamiflu e Relenza, i due antivirali / antinfluenzali più conosciuti dopo la crisi immaginaria di aprile della cosidetta “influenza porcina”, non sono più in commercio ma vengono somministrati solo in ospedale, allora ne ho prese due scatole. Non amo le case farmaceutiche, devo dire, ma l’ho fatto comunque perché non adoro nemmeno gli ospedali di Ciudad Neza.

Confesso. Siccome ogni anno, quando torno in Italia per le vacanze estive, mi porto via un piccolo rifornimento di medicine utili, cibarie varie e libri, quest’anno ho scelto il Tamiflu, i funghi secchi e i romanzi di Evangelisti, muy bien. I morti per l’influenza normale e quella nuova, la A, non sono mica numerosi (ormai in Messico non se ne parla quasi più e quindi i morti sono sempre meno anche nei mass media) e l’allarmismo non mi tocca molto, però se posso evitare dure giornate all’ospedale messicano, tanto meglio.

L’ultima visita oculistica al ISSSTE è durata otto ore passate in attesa e quindici minuti a parlare con un’infermiera che mi ha prescritto una visita da effettuarsi qualche settimana dopo. Tempi lunghi insomma.
Poi, anche in caso di ricovero, c’è l’asso nella manica in caso di scarsità delle medicine sul posto…e infine c’è la morte (Santissima Morte), lascio tutto a chi mi ha amato o anche solo desiderato. Piuttosto ecco, per non fare il contagioso, cercherei seriamente di non vedere nessuno e dare la seconda scatola della medicina antivirale all’ultima persona vista prima di autoimpormi una quarantena o chiamare un dottore allo 060.

Non rinvierei mai, come molti minacciano con commenti sul blog o mail, il mio viaggio di nozze anzi, lo confermerei e con un po’ di fortuna mi ritrovo su qualche spiaggia vergine del Pacifico messicano e dei Caraibi costaricani senza orde di turisti, surfisti e backpackers muniti di mascherine blu (peraltro piuttosto inutili nella maggior parte dei casi, servono in parte a non contagiare gli altri e non a evitare il contagio, ma il loro effetto è quantomeno discutibile e soprattutto psicologico).

Per le vacanze ai Caraibi, a Santo Domingo, a Cancun, in Colombia, Brasile, Argentina, tutto il Sud America e anche Stati Uniti, per esempio New York e San Francisco, raccomando le solite precauzioni sanitarie, fisiche e mentali, ma nulla più. Ad agosto ripartirò anch’io per i lidi messicani prudente e felice…andrei anche in Inghilterra e a Buenos Aires, dove sembra che ci siano molti casi di influenza A ultimamente, ma i tempi e costi dell’estate europea sono serratissimi per me.