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  • Messico e movimenti sociali 2008: le iniziative della APPO a Oaxaca e la liberazione di 7 attivisti detenuti ad Atenco nel 2006

    Messico e movimenti sociali 2008: le iniziative della APPO a Oaxaca e la liberazione di 7 attivisti detenuti ad Atenco nel 2006

    Messico e movimenti sociali 2008: le iniziative della APPO a Oaxaca e la liberazione di 7 attivisti detenuti ad Atenco nel 2006 (Di Fabrizio Lorusso da: http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=4290 )
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    Non mollano la presa sul Governo di Ulises Ruiz (del decadente PRI, Partido Revolucionario Institucional) a Oaxaca le migliaia di integranti del movimento sociale, la APPO, che più ha saputo innovare, discutere e perseverare negli ultimi anni in termini di lotta politica in Messico.
    Questo fine settimana, una commissione dell’Assemblea Popolare dei Popoli di Oaxaca (APPO) ha consegnato alla Suprema Corte di Giustizia della Nazione messicana un rapporto preliminare sulle violazioni ai diritti umani, sulle avvenute cancellazioni del giusto processo e i pregiudizi arrecati alle garanzie individuali durante la repressione del movimento dei professori e della società sollevatasi nel 2006, secondo quanto informa Cesar Mateos Benitez, uno dei portavoce del movimento. Lo stesso Benitez ha ribadito la petizione della APPO affinché sia ripreso il dialogo tra questa organizzazione, ancora oggi tanto attiva quanto osteggiata dalle forze governative e dai sindacati avversi creati ad hoc sul territorio dello stato di Oaxaca, e il Governo Federale, in particolare con il Ministro degli Interni, il trentaseienne appena nominato Juan Camilo Mouriño.
    Il rapporto di 63 pagine consegnato alla Corte contiene documenti, articoli, videoregistrazioni e fotografie come prove delle violazioni ed anche i documenti relativi al giudizio popolare, una figura giuridica ibrida che ha più che altro un valore simbolico, intentato contro il governatore Ruiz negli spazi pubblici della città da diverse organizzazioni della società civile e della APPO.
    Si attende quindi la convocazione dei testimoni e delle vittime delle torture e gli eccessi repressivi della polizia federale e statale – locale affinché ratifichino per iscritto le denunce. Intanto, fuori dalla sede del potere giudiziario della nazione, 150 simpatizzanti della APPO hanno realizzato un picchetto per esigere alla Corte l’emissione di una sentenza su Oaxaca che sia il più possibile vicina alla realtà ed imparziale oltre che libera da ditkat politici come è successo recentemente nel caso della giornalista Lidia Cacho, uscita sconfitta contro il potente Governatore di Puebla, Mario Marin. La posizione del movimento continua ad essere la medesima: giustizia e punizione per i colpevoli della repressione, libertà per i detenuti politici e cancellazione delle ordinanze d’arresto contro i gli integranti dell’assemblea popolare.
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    Su un altro fronte, quello di San Salvador Atenco e dei giudizi che erano ancora in sospeso per gli attivisti detenuti e umiliati dopo i sanguinosi scontri con la polizia del maggio 2006, è arrivata l’attesa e sospirata libertà per sette di loro dopo che il tribunale competente ha analizzato il caso. Nel maggio 2006, furono violentemente arrestati 160 manifestanti (tra cui 6 stranieri malmenati e rimpatriati senza processo) di cui ancora 19 rimangono nel carcere Molino de Flores di Texcoco, centro abitato del Estado de Mexico, la regione che circonda Città del Messico e ne integra l’hinterland urbano. Attualmente altri 167 ex-detenuti continuano nella loro difficile difesa mentre tre persone sono già state condannate a una pena severissima di 67 anni totali che stanno scontando nel carcere di massima sicurezza di Almoloya de Juarez.
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    (http://www.flickr.com/photos/94187100@N00/247024826 )
    Gli scontri con la polizia furono cruenti e le denunce per le gravissime violazioni dei diritti umani si sono ripetute per mesi provocando l’intervento di numerose organizzazioni per la difesa dei diritti umani tra cui la Commissione Civile Internazionale (http://cciodh.pangea.org/ ), la nazionale LIMEDDH (http://espora.org/limeddh/  Liga Mexicana para la Defensa de los Derechos Humanos) ed anche la criticata e governativa CNDH (Comision Nacional para los Derechos Humanos).

  • I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d'italiano e la riforma della Legge 153/71

    I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d'italiano e la riforma della Legge 153/71

    Bucchino e Narducci firmatariSabato 26 e domenica 27 gennaio 2008, presso il Museo Regionale della città messicana di Tlaxcala, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. L’incontro, primo nel suo genere in Messico, è stato convocato dal COMITES (Comitato Italiani all’Estero) che rappresenta il primo gradino nella piramide degli organi rappresentativi eletti democraticamente dagli italiani all’estero. Leggi anche su: http://www.emigrazione-notizie.org/news.asp?id=4299&poll=9&results=1 
    Tra i rappresentanti dei COMITES nazionali dei diversi paesi del mondo si nominano i membri del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e da quest’organo provengono quasi tutti i 18 deputati e senatori votati nelle circoscrizioni estero in Europa, America settentrionale e meridionale, Africa, Asia e Oceania (http://www.camera.it/_votoitaliani/eletti.asp).Per la prima volta, la conferenza ha riunito nella città coloniale di Tlaxcala l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e i due deputati dell’Ulivo Franco Narducci (eletto in Europa) e Gino Bucchino (circoscrizione America Settentrionale e Centrale), rispettivamente primo firmatario e cofirmatario della proposta di riforma della Legge 153 del 1971 che, come recita il titolo, disciplina gli Interventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno dell’integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all’estero, nonché la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo. Agli interlocutori politici si sono uniti i direttori e presidenti delle scuole Dante Alighieri di Città del Messico, Monterrey, Aguascalientes, Tlaxcala, Tampico e Guadalajara, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il presidente del COMITES, Paolo Pagliai, la rappresentante al CGIE, Marina Piazzi, alcuni gruppi organizzati di docenti (come il neonato e attivissimo AlterIta dalla capitale ed il più storico e radicato AMIT, l’Associazione Messicana d’Italianisti) e i rappresentanti degli insegnanti di tutte le istituzioni educative e culturali convocate.La realizzazione di un evento così unico e importante per la comunità italiana in Messico è stata ispirata da una serie di fattori sviluppatisi nel corso del 2007 e che hanno visto un crescente protagonismo dei gruppi organizzati dei docenti di italiano, soprattutto a Città del Messico. In generale, le rivendicazioni dei professori sono state sostenute con le migliori intenzioni di dialogo e di costruzione di alternative vantaggiose per le istituzioni ma si sono risolte in modi profondamente diversi a seconda della volontà politica di un accordo espressa via via dalle diverse dirigenze. Nel caso dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, si sono vinte le resistenze iniziali e il dialogo ha imboccato vie istituzionali e negoziali che hanno saputo rispondere adeguatamente alle richieste legittime dei docenti relative al trattamento salariale, alla didattica, alla formazione e agli ambiti di decisione collegiale, pur rispettando la stretta normativa cui un istituto culturale pubblico si deve sottoporre.Nel caso della Dante Alighieri di Città del Messico, ente di diritto privato registrato in loco, invece, simili petizioni hanno condotto ad alcune simboliche ma scarse modifiche dello status quo e si sono impantanate in un cammino tortuoso e grottesco in seguito alle strategie di “induzione alla rinuncia”, di “promessa a tempo indeterminato” e di “dialogo di facciata” perseguite dalla direzione secondo uno stile di negoziazione di tipo autoritario e poco propenso alla condivisione di ambiti decisionali. Il contesto di relativa lentezza ed inerzia dei consiglieri d’amministrazione della scuola e della stessa sede centrale di Roma nel capire ed inibire ragionevolmente una situazione, alla fine sfavorevole per tutti, è stata un’ulteriore causa del danno inflitto alla reputazione della Dante della capitale e degli insuccessi incassati dai professori che sono dovuti emigrare in massa (circa i due terzi del corpo docente) verso altre scuole o ambiti lavorativi. Per questo motivo anche il responsabile dei Comitati Esteri della Società Dante Alighieri di Roma era presente all’incontro del 26 e 27 a Tlaxcala ed è stato invitato a rafforzare i criteri di controllo sulle sedi locali dell’istituzione.Al termine delle due giornate di riunioni e dibattiti, gli oltre 50 partecipanti, divisi in due commissioni di lavoro, hanno redatto un documento d’integrazione alla proposta di Legge Narducci e un “accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale”, da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione e implementazione. L’accordo prescrive una serie di principi generali per la gestione responsabile delle istituzioni educative e per la tutela dei lavoratori considerati diffusori strategici della lingua e cultura italiana nel mondo e operatori culturali a tutti gli effetti. Mentre nella realtà europea e statunitense il rispetto delle normative locali e di certi diritti basilari di tutti i lavoratori nei cosiddetti enti gestori legati all’Italia sembra essere un fatto scontato, negli altri paesi, soprattutto in America Latina, le garanzie per chi lavora sono precarie e molto più “flessibili” e manipolabili. Perciò era urgente ribadire il diritto al rispetto integrale della legislazione locale da parte delle istituzioni, ad un salario adatto al costo della vita, “equo e solidale”, nonché alla gestione trasparente delle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale. E’ stata anche sottolineata l’importanza strategica della formazione e l’aggiornamento dei docenti in un quadro di crescente professionalizzazione e compromesso con la diffusione della lingua che, se una volta era un’attività svolta da alcuni pionieri, oggi è diventata una disciplina complessa con radici nei campi dell’interculturalità e della specializzazione glottodidattica. L’aspetto forse più innovativo è stata la spinta alla costruzione di una didattica collegiale o partecipativa basata su organi eletti dai professori. In quest’ottica il corpo docente non è più passivo di fronte alle scelte, spesso calate dall’alto, riguardanti i metodi e materiali didattici ma diventa promotore e creatore attivo dei contenuti che utilizza, oltre ad avere voce in capitolo anche in altre decisioni rilevanti dell’istituzione in cui lavora. Infine, i firmatari si sono impegnati a fare riferimento al protocollo approvato nella stipula dei contratti di lavoro e a proporlo ai relativi consigli d’amministrazione per la ratifica. Sebbene nelle scuole italiane in Italia e in Europa queste prassi siano disciplinate dai noti Consigli d’Istituto e Collegi dei Docenti, nei paesi dell’area latinoamericana non v’è ancora stato un pieno riconoscimento e un’applicazione delle logiche partecipative e democratiche nelle decisioni. Il deputato Franco Narducci, che è anche Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, s’è detto soddisfatto delle discussione e dei documenti prodotti ed ha auspicato la continuazione del dialogo tra i professori e le direzioni scolastiche dentro e fuori dalle istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero. Nello sforzo e nell’impegno per il recepimento interno, la diffusione e il monitoraggio dell’applicazione dei principi contenuti nell’accordo etico, assolutamente non scontati né acquisiti in Messico, sta la sfida di questo patto avvallato e legittimato dalle firme degli Onorevoli presenti, dell’Ambasciatore e dei direttori dell’Istituto di Cultura e di alcune scuole Dante Alighieri (non hanno firmato al termine della conferenza le criticate direzioni delle sedi di Guadalajara e di Città del Messico). La possibilità di migliorare le instabili condizioni di vita e di lavoro di centinaia di operatori culturali, tanto italiani quanto messicani, si baserà sulla volontà politica e istituzionale di continuare il processo di dialogo e cambiamento ravvivato in questa occasione e, soprattutto, sulla progressiva presa di coscienza da parte degli insegnanti, ora parzialmente usciti da un individualismo apatico e poco propositivo.
    LINK al testo completo dell’Accordo Etico: http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/06/testo-dellaccordo-etico-firmato-in-messico

  • Riforma della Legge 153/71 per la diffusione della lingua e cultura italiana nel mondo: proposte di discussione dal Messico

    Riporto il testo del documento aprovato nella Conferenza sul Contratto Etco dei professori di italiano e sulla riforma della L. 153 tenutasi a Tlaxcala, Messico, il 26 e 27 gennaio 2008.
    Vedi articolo sulla conferenza:
    http://lombardia.indymedia.org/?q=node/3711  
    **COMITES del Messico
    CONFERENZA SUL CONTRATTO ETICO E LA RIFORMA DELLA LEGGE 153/71
    Tlaxcala, 26 e 27 gennaio 2008**
    Commissione di discussione sulla proposta di riforma alla Legge 153/71
    (vedere anche http://www.italiaestera.net/modules.php?name=News&file=brevi&sid=3623 )
    Questa assemblea esprime un pieno riconoscimento dei principi enunciati nella proposta di riforma allla legge 153/71 presentata in questa sede dall’On. Franco Narducci, Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Depùtati, e ne assume le linee guida per elaborare una serie di proposte ed iniziative attuabili sin d’ora in risposta alle esigenze proprie delle varie realtà locali del Messico.
    L’assemblea ha enunciato le seguenti proposte:

    1. Elaborazione di un Piano Paese con la collaborazione dei vari attori coinvolti nella diffusione della lingua e cultura italiana su tutto territorio della Repubblica Messicana, in base a linee guida unitarie e concordate previamente; il Piano Paese dovrà riflettere l’eterogeneità delle diverse realtà locali e mettere in luce le reali esigenze della comunità.
    2. Istituzione di un coordinamento permanente a livello nazionale che si occupi di integrare ed articolare le azioni e le proposte legate alla diffusione e alla promozione della lingua della cultura italiana in Messico.

    a. il coordinamento avrà come punto di riferimento l’Istituto Italiano di Cultura.
    b. nel coordinamento si intende far confluire le espressioni delle diverse realtà associative ed istituzionali sulla base di principi di collegialità, pluralità e dialogo.
    c. il funzionamento del coordinamento sarà oggetto di prossime ruinioni tese a definirme l’organizzazione, la struttura, le competenze e le modalità di azione.

    1. Riconoscendo l’importanza di garantire che le attività di diffusione e promozione della lingua e cultura italiana in Messico rispondano a criteri di qualità e di rispetto di principi etici comunemente accordati, si propone l’istituzione di un meccanismo di verifica dei processi di gestione e della professionalità dei docenti, riaffermando la centralità del ruolo di questi ultimi.
    2. Si riafferma l’importanza della creazione e il mantenimento di una rete di collaborazione tra i diversi attori.
    3. Si insiste sulla necessità della formazione e l’aggiornamento constante degli operatori e dei formatori a partire preferibilmente dalle risorse in loco, favorendo e stimolando proposte plurali e garantendo l’accesso alle stesse da parte di tutti gli interessati.
    4. Si propone di continuare ed ampliare i lavori di questa commissione in tempi brevi con una riunione da tenersi presso l’Istituto Italiano di Cultura nella quale si stabilirà il calendario da seguire per i successivi incontri.
  • Poesia in Messico – Premiazione del concorso globale NOSSIDE 2007

    Con un pizzico di egocentrismo (già farsi un blog, in effetti, lascia intravedere un po’ di questa malattia…) segnalo l’articolo apparso in Messico sul premio Nosside 2007. Il vincitore é stato David Lecona, un messicano, ed io ho presentato una parte della cerimonia di premiazione. Trovate le poesie lette durante la serata su questo stesso blog: http://fabriziolorusso.wordpress.com/poeticas-mentiras/
    Altri link in cui si parla del concorso (aperte le iscrizioni alla edizione 2008):
    http://www.iicbelgrado.esteri.it/IIC_Messico/webform/SchedaEvento.aspx?id=222&citta=Messico
    http://noticias.aol.com.mx/articulos/_a/llega-a-mexico-desde-reggio-calabria-el/n20080221181209990053
    http://www.nosside.com/articolo071001_spa.htm
    Articolo Completo su:
    http://www.multimedios.tv/noticias/2008/02/21/llega-m-xico-desde-reggio-calabria-el-viaje-del-n-sside-2008

  • L’indebito uso commerciale della canzone Bella Ciao! in Messico e Argentina

    L’indebito uso commerciale della canzone Bella Ciao! in Messico e Argentina

    Il collettivo AlterIta di Città del Messico e la comunità italiana denunciano l’indebito uso commerciale della canzone Bella Ciao! in Messico e Argentina.
    Foto da link

    Come frutto del rinnovato attivismo politico e sociale della comunità italiana in Messico ed in particolare dei gruppi di docenti di lingua e cultura italiana in questo paese, sono state promosse numerose iniziative di sensibilizzazione che lentamente hanno suscitato l’interesse di un gran numero di cittadini italiani e messicani informati attraverso il quindicinale “Il Sole d’Italia”, giornale completamente in italiano stampato in Yucatan, dal blog dell’attivo collettivo di professori, accademici e giornalisti AlterIta (1) (http://alteritamessico.blogspot.com/) e dall’uso crescente delle reti di e-mail, utilissime in una realtà fatta di dispersione geografica e frammentazione.
    I gruppi organizzati degli italiani in Messico, pur non rappresentando una maggioranza numerica significativa, hanno fatto sentire la propria voce pubblicamente in diverse occasioni guadagnandosi un ruolo più istituzionale, legittimo e accettato anche di fronte agli interlocutori tradizionali come l’Ambasciata, i parlamentari eletti all’estero, il Comites (comitato eletto che costituisce il primo livello di rappresentanza degli italiani all’estero) e il CGIE (Consiglio generale Italiani all’Estero) (2). In questo senso risulta utile continuare con questa opera informativa e di sensibilizzazione su temi sociali e politici che, se da una parte esulano dalla realtà italiana in senso stretto, dall’altra sono invece fondamentali per la comunità italiana in Messico e per altre che seguono i processi e gli esperimenti in atto in terra azteca. (altro…)

  • Meno libertà e accademia a Oaxaca, Messico, dopo il conflitto 2006-2007

    Meno libertà e accademia a Oaxaca, Messico, dopo il conflitto 2006-2007

    Segnalo un’interessante e forse poco diffusa pubblicazione rigorosa, leggibile e analitica, sul conflitto di Oaxaca (2006-2007) e sulle conseguenze che questo ha avuto in particolare sulla libertà d’espressione e sulla vita delle università e degli accademici in generale.
     Marcha de la APPO al DF 
    E’ stato pubblicato dalla Associazione Studi Latinoamericani più importante del mondo che raccoglie oltre 6000 accademici (molti dei quali latinoamericani) e ha sede negli Stati Uniti.
      ……………
    L’articolo offre un punto di vista nuovo sulle tragiche conseguenze, ancora vive nella società di Oaxaca e del Messico, di un conflitto che è costato oltre 20 morti e numerose violazioni dei diritti umani e delle garanzie individuali durante mesi.
    Ecco il link:
    http://lasa.international.pitt.edu/news/Documents/LASA-ReporteDelegacionOaxaca.pdf

  • Etica d'impresa: il collettivo alterIta alla comunità imprenditoriale italiana in Messico

    Etica d'impresa: il collettivo alterIta alla comunità imprenditoriale italiana in Messico

    Logo FIAT(In vista della visita da parte della missione di imprenditori italiani in Messico, dal 25 al 29 febbraio 2008. Postato da Fabrizio Lorusso, uno dei tanti)
     
    ………………….
    ……………..
    ……………..
     Attraverso questo breve comunicato, il gruppo di italiani in Messico, AlterIta (*), insieme a una parte della comunità italiana che condivide il contenuto del presente documento, desidera segnalarvi alcuni principi che ritiene fondamentali e imprescindibili nello svolgimento delle attività economiche, specialmente nella realtà messicana che è caratterizzata, ancora oggi, da notevoli sperequazioni socio – economiche e da frequenti violazioni dei diritti lavorativi e delle garanzie individuali.
    Questi principi (trasparenza, rispetto della legge locale, formazione continua del personale, condivisione e legittimazione dei processi decisionali, salario equo e solidale) sono sanciti da un Accordo Etico allegato nella seconda pagina del presente. Il documento, firmato e pensato inizialmente solo per gli operatori del settore della diffusione della lingua e cultura italiana ma applicabile ad altre realtà, stabilisce una serie di impegni concreti ed è stato sottoscritto il 27 gennaio scorso dagli Onorevoli deputati del Governo dimissionario, Franco Narducci e Gino Bucchino, oltre che dall’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e dai direttori e docenti di numerose istituzioni educative e culturali come le diverse scuole “Dante Alighieri” presenti sul territorio messicano e l’Istituto Italiano di Cultura tra le altre.
    L’intenzione dell’Accordo è di ribadire la necessità di una gestione etica e socialmente responsabile delle attività da parte delle istituzioni italiane o, in qualche modo, legate alla nostra realtà nazionale e operanti in Messico. Queste pratiche organizzative e gestionali, che noi auspichiamo e promuoviamo nelle nostre realtà lavorative in quanto estremamente vantaggiose per tutte le parti e i portatori di interessi, eccedono il semplice rispetto della legislazione locale e si fanno interpreti di valori che devono dare lustro all’immagine del nostro paese nel mondo e alla sua tradizione, spesso tristemente accantonata, di tutela sociale, di armonia ambientale e di protezione del lavoro.
    In un paese sempre più informato e inserito nei circuiti internazionali come il Messico, la crescente attenzione della stampa, dell’opinione pubblica e della stessa società civile, messicana e italiana, verso le tematiche ecologiche, sociali, lavorative ed il rispetto dei diritti umani (tema menzionato anche nel Trattato di Libero Commercio tra il Messico e l’Unione Europea) dovrebbe rappresentare un incentivo sufficiente per orientarsi a una responsabilità sociale che sia sostanziale e non di facciata.
    Inoltre, se ciò non bastasse, anche la rappresentatività e l’immagine pubblica che le imprese vengono ad assumere come elementi del “sistema Italia” all’estero dovrebbero incentivare comportamenti virtuosi in tal senso, com’è nelle nostre aspettative e speranze.
    Nella speranza di aver suscitato un interesse sincero per i temi esposti, vi porgiamo distinti saluti e vi invitiamo a contattarci per chiarire qualunque dubbio, chiarimento o proposta.
    Gruppo AlterIta, Città del Messico (contatto alterita@gmail.com e http://alteritamessico.blogspot.com/  )
    Riportiamo di seguito il testo del citato Accordo Etico che, sebbene sia stato pensato in questa occasione per le istituzioni educative e culturali, rappresenta un ottimo esempio per qualunque tipo di attività, indipendentemente dalla specifica forma giuridica che si decida di adottare, oltre a costituire uno strumento utile a rilevare e correggere le prassi poco consone con la etica degli affari.
    Nella città di Tlaxcala, Messico, in data 26 e 27 gennaio 2008, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. I partecipanti hanno redatto il seguente accordo, da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione.
    Accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale
    i) Trasparenza nelle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale.
    ii) Rispetto integrale della legislazione messicana sul lavoro e in particolare del “Acuerdo 279/2003”, emesso dal “Consejo Técnico del IMSS (Instituto Mexicano del Seguro Social)” in cui vengono disciplinati i doveri del datore di lavoro relativi al regime delle prestazioni assicurative e previdenziali a favore del prestatore.
    iii) Promozione della formazione e dell’aggiornamento del personale docente.
    iv) Istituzione di un organo collegiale (composto da una rappresentanza liberamente eletta dal corpo docente e dai rappresentanti dell’istituzione) preposto ai diversi aspetti della didattica.
    v) Garanzia di un salario equo, adeguato alla professionalità, alle esperienze, alle competenze, alla preparazione specifica e al lavoro svolto dal docente che tenga conto del costo della vita e dell’anzianità di servizio.
    vi) I firmatari del presente accordo si impegnano a fare riferimento al suo contenuto nella stipula dei contratti di lavoro.
    Link all’articolo sulla storica conferenza tenutasi a Tlaxcala, Messico, sull’accordo etico e la legge 153/71:
    http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/04/i-deputati-dell-ulivo-gino-bucchino-e-franco-narducci-in-messico-per-un-accordo-etico-dei-professori-ditalian
    (*) Il gruppo di italiani in Messico AlterIta è composto da Carlo Almeyra, Andrea Cirelli, Manuela Derosas, Matteo Dean, Fabrizio Lorusso, Edoardo Mora, Barbara Origlio.
    Tutti sono professori di lingua e cultura italiana in Messico e parallelamente svolgono attività accademiche, giornalistiche e di diffusione culturale.
     
    Pilone enel

  • La bocciatura della riforma costituzionale del Presidente Hugo Chávez e le prospettive del “Socialismo del Secolo XXI” (versione analitica)

    La bocciatura della riforma costituzionale del Presidente Hugo Chávez e le prospettive del “Socialismo del Secolo XXI” (versione analitica)
    [Flickr image
    Già molto s’è discusso in questi ultimi giorni del voto del 2 dicembre scorso con il quale il 51% dei venezuelani ha detto NO alle modifiche di 69 articoli della Costituzione, in vigore dal 1999, proposte dal Presidente della Repubblica (Bolivariana) Hugo Chavez e dal Parlamento. La riforma voleva stabilire le basi formali del “Socialismo del secolo XXI”, progetto promosso da Chavez come novità anche se simile, per certi versi, alle forme di governo dirigista e statalista degli anni 30 e 40 in America Latina. Da una parte si promuovevano la massima estensione del sistema di sicurezza sociale, il sistema decisionale del cosiddetto “poder popular” e l’orario di lavoro di sei ore, dall’altra si volevano restringere alcuni diritti civili ed ampliare drammaticamente le facoltà e la durata del potere presidenziale.
    Nonostante il voto popolare negativo, il Presidente ha affermato di voler continuare sulla strada delle riforme, dato che, fino al luglio prossimo, dispone ancora dei poteri speciali per emettere decreti legge fast track. Questa facoltà gli era stata concessa per 18 mesi da un Parlamento dominato dal PSUV (Partido Socialista Unico de Venezuela), l’entità politica voluta dal Presidente in cui sono confluiti tutti i partiti che lo sostenevano tranne Podemos (Por la Democracia Social), Patria Para Todos e i comunisti che hanno optato per l’appoggio esterno.
    Credo sia utile tracciare un bilancio a freddo e definire i motivi del NO, ora che i risultati sono già stati ufficializzati, in parte discussi e, soprattutto, interiorizzati dall’opinione pubblica e dallo stesso Chavez che li ha accettati democraticamente, anche in seguito alle pressioni esercitate dagli alti ranghi dell’esercito e alcuni ministri presenti insieme a lui nel quartier generale di Tiuna la notte del 2 dicembre .
    Il SI nel referendum ha ottenuto circa 3 milioni di voti in meno rispetto a quanto aveva totalizzato Chavez nelle presidenziali del 2006 mentre il NO ha più o meno rispettato i valori che l’opposizione aveva ottenuto nelle medesime elezioni. Questo significa, grosso modo, che l’opposizione s’è mantenuta e, invece, i sostenitori del Presidente si sono divisi e hanno optato per l’astensione. Diversi fattori hanno giocato contro l’approvazione del referendum, attesa dai vertici politici venezuelani come un dato scontato fino a qualche mese fa, ma che, dopo la presentazione all’opinione pubblica del lavoro portato a termine dalla commissione per le riforme costituzionali e degli articoli che lo stesso Parlamento aveva aggiunto alla proposta di modifica, è stata sempre più in bilico fino alla bocciatura finale sancita da solo 169mila voti di differenza.
    [Flickr image](http://www.flickr.com/photos/98683253@N00/2077853938 )
    La rottura del fronte di appoggio a Chavez da parte del partito Podemos e il ruolo del suo leader, il generale Raul Baduel, ex Ministro della Difesa e collaboratore del Presidente fino al luglio scorso, è stato determinante visto che hanno fatto campagna in favore del NO. Il gennaio scorso Podemos cominciò a prendere le distanze dal Presidente e dal Governo, che appoggiava comunque in parlamento, dal momento che volle evitare la sua dissoluzione e fusione nell’entità politica unitaria proposta da Chavez, il Partito Socialista Unico del Venezuela. In seguito, durante la discussione della riforma costituzionale in Parlamento nei mesi di settembre e ottobre, 7 deputati di Podemos votarono contro gli articoli che estendevano fortemente le facoltà del capo dello Stato e presentarono un ricorso alla Corte Suprema di Giustizia che, tra mille polemiche, lo scartò. Infine, il Generale Raul Braudel, ex Ministro della difesa e amico strettissimo di Hugo Chavez, aveva cominciato a dissentire e si era ritirato dalla vita politica attiva nel luglio 2007 ma, sorprendendo il mondo politico e l’opinione pubblica, è riapparso il 5 novembre in una conferenza stampa per convocare al NO contro la riforma.
    Un altro elemento da non scartare è l’atteggiamento poco favorevole a Chavez dei comandi militari che hanno decisamente difeso il risultato elettorale nelle prime fasi dello scrutinio e, in generale, hanno subito l’influenza esercitata da Raul Baudel. Ci sono testimonianze circa la tensione che, la notte del 2 dicembre, aleggiava nel quartier generale di Tiura tra il Presidente, che accusava i suoi collaboratori di negligenza per l’insuccesso imminente e proponeva di attendere alcuni giorni per verificare pienamente i risultati prima di comunicarli alla popolazione, e i quattro generali integranti delle forze militari che, invece, raccomandavano al Presidente di mantenersi tranquillo e prudente visto che né le forze dell’ordine né la stessa popolazione avrebbero resistito ad altri giorni d’incertezza, scontri, repressione e mobilitazioni.
    Le critiche ricevute dal Governo da parte della ex moglie di Hugo Chavez, Marisabel Rodriguez, la quale ha rilasciato una lunga ed aspra intervista al canale oppositore Globovision, oltre ad alcuni giornali, è stato un altro duro colpo inferto al progetto costituzionale proprio una settimana prima delle consultazioni. La signora Marisabel è stata deputata nella precedente Assemblea Costituente del 1999 oltre a ricoprire il ruolo di first lady fino al divorzio avvenuto nel 2003. La sue dichiarazioni ai mezzi d’informazione hanno denunciato il nuovo testo costituzionale come un “tradimento” del lavoro svolto in precedenza con la riforma del 1999.
    Nella società civile c’è stata una biforcazione con una relativa apatia dei settori pro-Chavez e la riapparizione di un forte movimento studentesco che, per quanto sia stato accusato di fare il gioco dell’impero statunitense e di essere un movimento borghese di figli di papà, ha comunque riaffermato la sua identità in senso democratico manifestando la sua inquietudine per le strade.
    [Flickr image
    Nel maggio scorso, il movimento era sorto in seguito alla decisione di Chavez di non rinnovare la concessione al canale TV oppositore RCTV e, in effetti, si trattava di una mobilitazione che coinvolgeva prevalentemente le scuole private di stampo cattolico e alcuni settori più conservatori. In questo senso stata denunciata dai movimenti sociali pro-Chavez una campagna denigratoria promossa dalle TV private, dagli industriali e dalle associazioni cattoliche contro il referendum e in favore della paura sociale e la difesa della proprietà . Le manifestazioni del novembre scorso, invece, hanno coinvolto anche settori della sinistra studentesca della pubblica “Universidad Central de Venezuela” che hanno preso in mano le redini del movimento criticando la proposta referendaria e annunciando nuove agitazioni se si procederà all’approvazione delle riforme, soprattutto quelle più antidemocratiche relative ai poteri del Presidente e del Governo, utilizzando i decreti legge e schivando il dibattito pubblico.
    Durante il processo della Costituente, la gente ha percepito, inoltre, che il meccanismo per giungere alla proposta di riforma costituzionale non è stato sufficientemente trasparente e condiviso. Non v’è stata una partecipazione reale delle basi secondo quanto prevede il modello bolivariano di democrazia dal basso né s’è dato il tempo per metabolizzare e discutere adeguatamente una proposta calata dall’alto. Nel gennaio 2007, è stata costituita una Commissione Presidenziale per le Riforma Costituzionale che ha lavorato a porte chiuse senza essere stata votata dal Parlamento né dal popolo. Il 15 agosto la Commissione presenta la proposta di modifica di 33 articoli costituzionali e, durante le sessioni in parlamento, vengono aggiunti altri 36 cambiamenti che i cittadini non hanno avuto tempo di dibattere e assimilare. Gran parte degli astenuti ha probabilmente visto la riforma come un provvedimento imposto da una classe politica che, ancora oggi in piena “fase rivoluzionaria dichiarata”, mantiene atteggiamenti snob e privilegi intatti .
    Anche l’economia ha avuto un ruolo importante dato che, secondo alcuni analisti, la carenza nell’offerta di prodotti essenziali, sperimentata quotidianamente dalla gente comune, unita all’aumento dei prezzi (l’inflazione del solo mese di novembre è stata del 4,4%, la più alta dal 2003 secondo l’indice generale della Banca del Venezuela) hanno scoraggiato un voto che era percepito anche come d’approvazione all’operato globale del Governo.
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    Infine, possiamo considerare come un fattore ambiguo la disputa di Chavez, il 10 novembre scorso, con il Re di Spagna Juan Carlos durante il vertice Iberoamericano in Cile. Questo litigio, mediaticamente diffuso fino alla noia, ha avuto probabilmente effetti contrastanti e ha polarizzato l’opinione pubblica tanto in favore come contro il Presidente . La collocazione internazionale del Venezuela di Chavez riscuote, infatti, ampi consensi interni tra i sostenitori del modello bolivariano di socialismo che si fonda su una infervorata retorica anti-imperialista, anche se ha causato non pochi problemi diplomatici al paese con la Spagna e con alcuni vicini latinoamericani, per esempio la Colombia dell’attuale Presidente Alvaro Uribe e il Messico dell’ex Presidente Vicente Fox.
    Con il voto nel referendum i venezuelani, in particolare i chavisti, hanno voluto dare due segnali alla presidenza: da una parte non desiderano istituzionalizzare e quindi cristallizzare un processo di cambiamento che s’era affermato grazie alla partecipazione popolare e alle decisioni condivise e flessibili, dall’altra non pretendono di essere mantenuti e, attraverso sussidi e burocratizzazione, venire controllati da uno stato paternalista, quanto di avere le opportunità di creare lavoro degno e giustizia sociale effettiva, elementi che mancano in tutta l’America Latina e che vengono costantemente ridimensionati nel resto del mondo in questa fase storica di crisi dello “Stato del benessere”. Starà in primis al Presidente, al Governo e al Parlamento interpretare correttamente la volontà dei cittadini venezuelani e proporre alternative plausibili per riformare il sistema politico e stimolare l’economia rispettando i principi dell’equità e la redistribuzione.
    Note:
    Rivista settimanale Proceso, Messico, No 1623, 9/12/07.
    http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=47550  
    http://www.kaosenlared.net/noticia.php?id_noticia=47773  
    Video: http://www.publico.es/espana/015696/cumbreiberoamericana/rey/zapatero/chavez
    Leggilo anche su: http://americalatina.blogosfere.it/2008/01/ma-alla-fine-perche-i-venezuelani-hanno-detto-no-.html 

  • Ma alla fine, perché i venezuelani hanno detto NO ? (versione schematica)

    Ma alla fine, perché i venezuelani hanno detto NO ? (versione schematica)

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    Ma alla fine, perché i venezuelani hanno detto NO ?
    I motivi della bocciatura della riforma costituzionale proposta dal Presidente Hugo Chávez e le prospettive del “Socialismo del Secolo XXI”
    Già molto s’è discusso in questi ultimi giorni del voto del 2 dicembre scorso con il quale il 51% dei venezuelani ha detto NO alle modifiche di 69 articoli della Costituzione, in vigore dal 1999, proposte dal Presidente della Repubblica (Bolivariana) Hugo Chavez e dal Parlamento. La riforma voleva stabilire le basi formali del “Socialismo del secolo XXI”, progetto promosso da Chavez come novità anche se simile, per certi versi, alle forme di governo dirigista basato sull’estensione del welfare e il nazionalismo degli anni 30 e 40 in America Latina. Da una parte si promuovevano la massima estensione del sistema di sicurezza sociale, il sistema decisionale del cosiddetto “poder popular” e l’orario di lavoro di sei ore, dall’altra si volevano restringere alcuni diritti civili ed ampliare drammaticamente le facoltà e la durata del potere presidenziale.
    Nonostante il voto popolare negativo, il Presidente ha affermato di voler continuare sulla strada delle riforme, dato che, fino al luglio prossimo, dispone ancora dei poteri speciali per emettere decreti legge fast track. Questa facoltà gli era stata concessa per 18 mesi da un Parlamento dominato dal PSUV (Partido Socialista Unico de Venezuela), l’entità politica voluta dal Presidente in cui sono confluiti tutti i partiti che lo sostenevano tranne Podemos (Por la Democracia Social), Patria Para Todos e i comunisti che hanno optato per l’appoggio esterno.
    Credo sia utile tracciare un bilancio a freddo e definire i motivi del NO, ora che i risultati sono già stati ufficializzati, in parte discussi e, soprattutto, interiorizzati dall’opinione pubblica e dallo stesso Chavez che li ha accettati democraticamente, anche in seguito alle pressioni esercitate dagli alti ranghi dell’esercito e alcuni ministri presenti insieme a lui nel quartier generale di Tiuna la notte del 2 dicembre.
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    Il SI nel referendum ha ottenuto circa 3 milioni di voti in meno rispetto a quanto aveva totalizzato Chavez nelle presidenziali del 2006 mentre il NO ha più o meno rispettato i valori che l’opposizione aveva ottenuto nelle medesime elezioni. Questo significa, grosso modo, che l’opposizione s’è mantenuta e, invece, i sostenitori del Presidente si sono divisi e hanno optato per l’astensione. Hanno giocato contro le aspettative di approvazione del referendum diversi fattori:

    • la rottura del fronte di appoggio a Chavez da parte del partito Podemos e il ruolo del suo leader, il generale Raul Baduel, ex Ministro della Difesa e collaboratore del Presidente fino al luglio scorso, che hanno fatto campagna per il NO;
    • l’atteggiamento poco favorevole a Chavez dei militari che hanno decisamente difeso il risultato elettorale nelle prime fasi dello scrutinio e, in generale, hanno subito l’influenza di Baudel;
    • le critiche ricevute dal Governo da parte della ex moglie di Hugo Chavez, Marisabel Rodriguez, che ha rilasciato una lunga ed aspra intervista al canale oppositore Globovision, oltre ad alcuni giornali, proprio una settimana prima delle consultazioni;
    • la riapparizione per le strade di un forte movimento studentesco che, per quanto sia stato accusato da Chavez di fare il gioco dell’impero statunitense e di essere un movimento borghese di figli di papà, ha comunque riaffermato la sua identità in senso democratico, essendo composto soprattutto dal movimento nato nelle scuole pubbliche e non solo dalle scuole private e cattoliche come nel maggio scorso;
    • una certa delusione di parte dell’opinione pubblica in seguito alla decisione di Chavez di non rinnovare la concessione al canale TV oppositore RCTV il maggio scorso;
    • il meccanismo per giungere alla proposta di riforma costituzionale non è stato sufficientemente trasparente e condiviso con la popolazione. Non v’è stata una partecipazione reale delle basi secondo quanto prevede il modello bolivariano di democrazia dal basso né s’è dato il tempo per metabolizzare e discutere adeguatamente la proposta;
    • anche l’economia ha avuto un ruolo importante dato che, secondo alcuni analisti, la carenza nell’offerta di prodotti essenziali, sperimentata quotidianamente dalla gente, unita all’aumento dei prezzi (l’inflazione di novembre al 4,4%, la più alta dal 2003) hanno scoraggiato un voto che era percepito anche come d’approvazione all’operato globale del Governo;
    • la disputa di Chavez, il 10 novembre scorso, con il Re di Spagna Juan Carlos durante il vertice Iberoamericano in Cile ha avuto probabilmente effetti contrastanti e ha radicalizzato l’opinione pubblica tanto in favore come contro il Presidente .
    • la campagna negativa di stampa e TV delle associazioni cattoliche e imprenditoriali ha avuto un peso non indifferente

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    Con il voto nel referendum i venezuelani, in particolare i chavisti, hanno voluto dare due segnali alla presidenza: da una parte non desiderano istituzionalizzare e quindi cristallizzare un processo di cambiamento che s’era affermato grazie alla partecipazione popolare e alle decisioni condivise e flessibili, dall’altra non pretendono di essere mantenuti e, attraverso sussidi e burocratizzazione, venire controllati da uno stato paternalista quanto di avere le opportunità di creare lavoro degno e giustizia sociale effettiva, elementi che mancano in tutta l’America Latina e che vengono costantemente ridimensionati nel resto del mondo in questa fase storica di crisi dello “Stato del benessere”. Starà in primis al Presidente, al Governo e al Parlamento interpretare correttamente la volontà dei cittadini venezuelani e proporre alternative plausibili per riformare il sistema politico e stimolare l’economia con equità.
    Link alternativi all’articolo:
    http://lombardia.indymedia.org/?q=node/2738
    http://www.socialpress.it/article.php3?id_article=1971

  • Aggiornamento sul processo Fujimori – Prima Condanna a 6 anni

    Aggiornamento sul processo Fujimori – Prima Condanna a 6 anni

    Flickr image(http://www.flickr.com/photos/11832437@N07/1282570836 )
    La giustizia peruviana ha deciso oggi, martedì 11 dicembre, di condannare l’ex presidente Alberto Fujimori a 6 anni di prigione per avere ordinato la perquisizione illegale e il furto commessi nell’abitazione della moglie di Vladimiro Montesinos, l’ex capo dello spionaggio durante il regime del “chino”.
    Con quella operazione l’ex presidente cercò di occultare dei video compromettenti che lo riguardavano.
    La condanna implica anche il pagamento di oltre 130.000 dollari.
    Fujimori ricorrerà in appello perché reputa eccessiva la condanna pur ammettendone le basi di veridicità.
    Rimangono ancora aperti gli altri processi iniziati lunedì 10 dicembre contro Fujimori per delitti molto più gravi legati alla violazione dei diritti umani.
    Link video: http://www1.elcomercio.com.pe/ediciononline/HTML/2007-12-11/historico-ex-presidente-fujimori-condenado-6-anos-carcel-caso-allanamiento.html
    ARTICOLO PIU’ COMPLETO SUL CASO:
    http://emiliaromagna.indymedia.org/node/901#comment-238