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  • Gli affari di “Fortuna Silver Mines” nello stato di Oaxaca: dieci anni di estrattivismo, inquinamento e repressione

    Gli affari di “Fortuna Silver Mines” nello stato di Oaxaca: dieci anni di estrattivismo, inquinamento e repressione

    minera_oaxaca_1“Erano le 9 della mattina, non abbiamo aperto né le tende né le finestre perché stavano già lanciando i gas lacrimogeni. Gli elicotteri volavano molto bassi, siamo usciti velocemente fuori dalla casa per vedere cosa stava succedendo —ricordano coloro che, in quel momento, erano bambini di sei anni—. Abbiamo visto come le persone della comunità correvano per la strada e scappavano, nello stesso momento in cui arrivava la polizia federale. Si sentivano le torrette dei veicoli militarizzati e molto rumore, razzi anti granate, urla, i blindati della polizia passavano a tutta velocità per la strada”.

    Stivali militari, giubbotti antiproiettile, elmetti di guerra, manganelli, scudi, lanciagranate, pistole e armi di grosso calibro. Era il 6 maggio del 2009 e questi erano gli strumenti in dotazione dei 3.500 elementi delle truppe miste, composte dalla polizia federale e da quella statale, giunti nella Valle di Ocotlán, Oaxaca. Dieci anni fa, le forze armate occupavano il territorio del municipio di San José del Progreso e consegnavano l’argento e l’oro del sottosuolo della Valle di Ocotlán alla compagnia mineraria canadese Fortuna Silver Gold Mines.

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  • Argentina in sciopero

    Argentina in sciopero

    Da QCode Magazine

    di Serena Chiodo e Susanna De Guio

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    Foto di Valentina Bacco

    Il suono dei tamburi e dei piatti rimbomba già dal primo mattino nelle strade di Buenos Aires, in questo freddo ma soleggiato 30 aprile, mentre le numerose bandiere sindacali si raggruppano verso il centro della città. Alla vigilia della giornata dei lavoratori e delle lavoratrici, in Argentina è sciopero nazionale, il primo di questo 2019, ma già il quinto realizzato durante il governo Cambiemos presieduto da Mauricio Macri, contro la povertà in aumento, l’inflazione crescente, i licenziamenti continui, il debito con il Fondo Monetario Internazionale.

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  • Ricordiamo Lesvy Berlín a due anni dal suo femminicidio

    Ricordiamo Lesvy Berlín a due anni dal suo femminicidio

    LesvyCITTÁ DEL MESSICO. 2 maggio 2019.

    L’auditorio é ricolmo di corpi, macchine fotografiche, microfoni e treppiedi. La cerimonia non é ancora iniziata e già fa troppo caldo, l’ossigeno scarseggia; all’esterno una discreta schiera di giornalisti preme per entrare. Sul palco c’è un lungo tavolo ricoperto d’un drappo nero con sopra i cartellini coi nomi delle partecipanti e ai piedi due umide composizioni floreali. Poi c’è un grande schermo con la foto di una targa che dice: 

    “Io sono cittadina del mondo, la cittadina del cielo, quella che passa dal sorriso al pianto, dal dolore alla speranza, dalla solitudine amica all’incontro felice con le mie uguali, donne di carne ed ossa che amiamo la vita e soprattutto le nostre vite. Siamo, insomma, tutte donne di un tempo senza tempo che abitiamo a partire da ora e nella memoria” 

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  • #AvenidaMiranda, puntata 53: Alfredo Somoza racconta “Un continente da favola”.

    #AvenidaMiranda, puntata 53: Alfredo Somoza racconta “Un continente da favola”.

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    In questa puntata di Avenida Miranda, Raúl Zecca Castel dialoga con Alfredo Somoza, giornalista di politica internazionale e storica voce di RadioPopolare, su alcune alcune “leggendarie storie latinoamericane” raccolte nel libro “Un continente da favola”, edito da Rosenberg&Sellier, e scritto insieme a Gabriella Saba, giornalista esperta di America Latina e collaboratrice de IlVenerdì di Repubblica.

    Clicca qui per ascoltare il Podcast.

  • Le sconosciute

    Le sconosciute

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    In un momento di grande confusione, per molti di pessimismo e spesso anche di sterili polemiche senza orizzonte sulla sovranità nazionale e il femminismo in ciò che resta della sinistra italiana, la riflessione del filosofo e scrittore spagnolo Santiago Alba Rico, da tempo residente a Tunisi da dove osserva il mondo con grande acutezza, ci offre un punto di vista complesso e originale con cui confrontarsi. Las desconocidas è stato pubblicato il 13 marzo scorso da ctxt Revista Contexto. Questa traduzione è un modestissimo ringraziamento alle sconosciute Berta Caceres, Marielle Franco ed alle altre milioni di estranee, donne, lesbiche, gay e trans che soffrono, resistono, lottano, si ribellano ed organizzano contro la violenza e la volgarità di un mondo patriarcale ed eterosessista. Ma, parlando di nazioni ed internazionalismo, è anche un saluto a Orso, Tekoser, Lorenzo, questo sconosciuto alla società italiana ed anche a noi in fondo, che con la sua scelta radicale ma discreta ci ha ricordato che anche nel bel mezzo di un naufragio è sempre possibile dare un senso profondo alle nostre vite, in direzione ostinata e contraria, per consegnare alla morte, nelle parole di Faber, una goccia di splendore, di umanità, di verità. [Daniele Benzi]

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    Mujeres en la playa. 1865 EUGÈNE BOUDIN – THE MORGAN LIBRARY AND MUSEUM

    Le sconosciute

    La più grande mobilitazione femminista nella storia della Spagna si produce nel contesto della più grande radicalizzazione della destra

    Da ctxt Revista Contexto

    Di Santiago Alba Rico

    Traduzione di Daniele Benzi

    Ho scritto in altre occasioni che una società comincia ad abitare sulla soglia del “fascismo” quando i suoi membri danno per scontato – e si comportano in base a questa convinzione – che dagli sconosciuti ci si può aspettare soltanto il peggio. Si potrebbe dire che nel capitalismo, dove il “contratto” regola economicamente le obbligazioni individuali, la sfiducia sia già un presupposto antropologico, sebbene il contratto non è incompatibile con l’ingenua fiducia nel pescivendolo al quale chiediamo se le sardine sono fresche (anche se il suo interesse è piuttosto quello di mentire), o nel passante a cui chiediamo l’ora o dove si trova una strada. È necessaria la dissoluzione di tutti i contratti, a cominciare dal cosiddetto “contratto sociale”, per far sì che gli sconosciuti diventino improvvisamente una fonte di minaccia e, allo stesso tempo, a far sì che la cerchia dei conosciuti, a cui vogliamo circoscrivere il senso di solitudine della nostra vita, si restringa sino alla chiusura nevrotica. I primi sconosciuti, i più visibili, sono ovviamente gli “stranieri”, vittime di questa alterazione psicologica sfruttata molte volte nel corso della storia con il nome di “capro espiatorio” che trasforma proprio il più debole, circondato, lui sì, da sconosciuti e lontano dalla sua terra, nel più sconosciuto di tutti e, per lo stesso motivo, nella più grande fonte di pericolo. (altro…)

  • #AvenidaMiranda Puntata 52. Tarifa zero: la lotta contro il caro trasporti nel Brasile di Bolsonaro

    #AvenidaMiranda Puntata 52. Tarifa zero: la lotta contro il caro trasporti nel Brasile di Bolsonaro


    18 apr. – Questo giovedì Avenida Miranda torna in Brasile, con un’intervista di Pérez Gallo ad Annie, italo-brasiliana di fatto, italiana residente nella città di Belo Horizonte da molti anni. Annie milita nel movimento Tàrifa Zero, che da anni lotta contro gli alti prezzi dei trasporti pubblici nelle città brasiliane, e ci racconta il problema storico della mobilità popolare in Brasile, che nel 2013 è esploso in una ribellione su scala nazionale, e delle difficoltà di continuare la lotta nella fase autoritaria attuale.

    Qui il PODCAST!

  • Nicaragua. Requiem per Daniel Ortega

    Nicaragua. Requiem per Daniel Ortega

    Da VientoSur 

    Di Iosu Perales

    Traduzione di Daniele Benzi

    arton14734Sabato 16 marzo, l’ex guerrigliera Mónica Baltodano e sua figlia Sofana sono state arrestate a Managua, insieme ad altre quaranta persone, tra cui la femminista Sofía Montenegro e Azalea Solís, quest’ultima nominata dall’opposizione per il tavolo delle trattative con il governo. È successo quando durante una manifestazione chiedevano pacificamente la libertà delle oltre 600 prigioniere e prigionieri politici, la maggior parte studenti accusati di volere rovesciare il presidente Ortega. Capisco che per coloro che stanno leggendo questo articolo si tratta soltanto di un ulteriore dato che spiega la repressione del regime. Ma la verità è che per molte persone nel paese Monica è un’icona, un simbolo della lotta sandinista contro Somoza, e il suo arresto ha rivelato che la coppia Daniel Ortega-Rosario Murillo non conosce limiti quando si tratta di difendere il proprio potere. Va notato che un’altra figlia di Monica, un avvocato, è in esilio in Costa Rica in fuga da persecuzioni e minacce. Inoltre, Ricardo Baltodano, fratello di Monica e professore della UPOLI, è stato imprigionato già da diversi mesi senza processo. (altro…)

  • Zone e corridoi logistici in America Latina

    Zone e corridoi logistici in America Latina

    panama-canal-823221_640Da Into the Black Box

    Di Pérez Gallo

    Con questo articolo appena pubblicato nel numero #51 de Lo Squaderno edito da Into the Black Box inauguriamo la sessione AmericaLatina del sito.

    Abbiamo scelto di proporre questo osservatorio come punto di vista privilegiato per l’analisi di alcune trasformazioni spaziali, economiche e sociali della globalizzazione.

    Ringraziamo i compagni di viaggio che contribuiranno alla realizzazione di questo osservatorio.


    Globalizzazione e logistica in America Latina

    E’ cosa nota che la globalizzazione neoliberista abbia messo a dura prova la sovrapponibilità tra la mappa degli Stati nazionali e quella dei rispettivi capitali. La cancellazione dei limiti alla libera circolazione dei capitali nel mondo e il proliferare di trattati di libero commercio hanno portato a una profonda trasformazione nell’assetto produttivo mondiale, all’integrazione dei mercati, a delocalizzazioni e alla moltiplicazione di zone economiche speciali e paradisi fiscali. Questa liberalizzazione normativa del sistema-mondo capitalista rappresenta una sorta di costituzione formale della globalizzazione, un “sistema di norme”, per riprendere la terminologia adottata dal geografo brasiliano Milton Santos (2002).

    A lungo i movimenti che si sono opposti alla globalizzazione e che videro il loro apice all’inizio del secolo hanno centrato la loro denuncia proprio contro questo ordine normativo. Meno si è parlato, tuttavia, del suo corollario, cioè del “sistema di oggetti”, della costituzione materiale della globalizzazione, che si è venuta poco a poco a formare a partire dalla profonda trasformazione della superficie terracquea e dalla riorganizzazione tecnica dei territori.

    Solo negli ultimi anni una serie di contributi teorici ha portato a identificare nella logistica la scienza capitalista che ha in qualche modo diretto alcune delle trasformazioni centrali dell’assetto globale, a partire soprattutto dalla cosiddetta “rivoluzione logistica” (Cowen 2014) degli anni ‘60, con l’adozione a scopo commerciale del container, l’applicazione dell’informatica alla distribuzione delle merci e le nuove logiche organizzative del supply chain managment e del just in time. Queste analisi hanno progressivamente portato a un maggior interesse per le spazialità inedite dell’ordine globale, quell’insieme di zone, corridoi, hubs e canali che sostengono di fatto la fase di fortissima accelerazione nei settori dei trasporti e delle telecomunicazioni.

    Deborah Cowen ha evidenziato come negli anni ‘90, proprio contestualmente alla firma del NAFTA, il primo dei trattati di libero commercio che rispondevano agli imperativi del “Washington Consensus”, alcune grandi lobbies iniziarono a chiedere una maggior azione del governo federale statunitense per la costruzione di due corridoi logistici nordamericani, il CANAMEX e il NASCO (North America’s SuperCorridor Coalition), che non a caso vennero chiamati le “superautostrade del NAFTA” (Cowen 2014).

    Un processo simile ha accompagnato, pochi anni dopo, il riordino territoriale dell’America latina, con l’emergere dei mastodontici progetti dell’Iniciativa para la Integración de la Infraestructura Regional Sudamericana (IIRSA) e del Plan Puebla Panamá (PPP). Questi piani sono stati frequentemente associati dalla letteratura critica latinoamericana ai progetti geopolitici regionali di potenze come gli Stati Uniti e il Brasile, mentre un filone intellettuale anti-sistemico incentrato sul cosiddetto “neoestrattivismo” ha denunciato questi progetti come parte di una più ampia tendenza del capitale globale a sottomettere i territori a partire dalla logiche che David Harvey ha definito “accumulazione per spoliazione” (Harvey 2003). Senza negare l’importanza di questi approcci teorici e il loro vincolo con la tradizione politica antimperialista e anticoloniale dell’America Latina, considero che l’adozione di una prospettiva piú direttamente logistica e legata all’idea di una “politica dei corridoi” (Grappi 2016) possa risultare efficace per interrogare aspetti centrali del modo in cui il subcontinente latinoamericano partecipa e si integra alle supply chains del capitalismo attuale.

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  • Into the Black Box. Nasce la sezione America latina

    Into the Black Box. Nasce la sezione America latina

    into-the-black-box1111Avvisiamo i lettori che il blog amico Into the Black Box, collettivo di ricerca su logistica, spazi e lavoro, ha aperto una sezione sull’America latina, a cui collaboreranno alcuni membri della nostra redazione.

    Qui il testo di lancio.

    Perché una sezione sulla logistica in America Latina?

    Da quando, negli ultimi anni, diversi contributi hanno posto l’accento sulla dimensione “logistica” del capitalismo contemporaneo, intesa come un insieme di trasformazioni della spazialità, del lavoro, dell’organizzazione della produzione e della circolazione globali e delle cosiddette suppy chains, ci siamo resi conto che la maggior parte delle analisi, dei casi di studio, dei dibattiti o delle biografie degli stessi autori coinvolti vertevano o sulle trasformazioni nelle città, nei porti o negli hub d’Occidente o sulle nuove tendenze di affermazione di una globalizzazione “con caratteristiche cinesi”, fondata sui mastodontici progetti infrastrutturali della Nuova Via della Seta e sulla proliferazione su scala globale delle Zone Economiche Speciali.

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  • Mujeres de Kurdistán a sus hermanas zapatistas: “A 100 años del asesinato de Emiliano Zapata la revolución de los pueblos nos junta”

    Mujeres de Kurdistán a sus hermanas zapatistas: “A 100 años del asesinato de Emiliano Zapata la revolución de los pueblos nos junta”

    YPJ-EZLN-e1523449802784-820x410Da Kurdistán América Latina

    El 10 de abril 1919 fue asesinado el revolucionario Emiliano Zapata en Chinameca, en el Estado mexicano de Morelos.

    Zapata inspiró la insurrección del movimiento zapatista y las luchas de los movimientos sociales contra toda explotación. En el 9 y 10 de abril, en dos días de movilizaciones nacional e internacional, recordando que las aspiraciones de Zapata representan las aspiraciones de los pueblos del mundo contra la opresión, fue leído y compartido un comunicado del Movimiento de las Mujeres del Kurdistán en la asamblea general, en Amilcingo, del Consejo Nacional Indígena (CNI) y durante la marcha multitudinaria en el pueblo de Chinameca.

    A continuación transcribimos el comunicado completo:

    Queridas  compañeras, queridos compañeros

    Hermanas  y hermanos en la lucha,

    Participamos hoy como Movimiento de Mujeres de Kurdistán desde Latinoamérica, unidas en el amor por la tierra y libertad y en la defensa de la sociedad contra cada injusticia que atente a los valore éticos y políticos desarrollado en autonomía por la historia de la libertad de los pueblos y de las mujeres en el mundo. Esta historia ancestral compartida nos acerca a la lucha sin fin que realizó Emiliano Zapata y que  sigue hasta ahora. Y con la conciencia de que esa lucha no terminará en su intensidad hasta que no obtengamos todo lo que nos corresponde: construir un mundo sin explotación estatal, sin racismo, sin capitalismo y patriarcado, en donde las mujeres jueguen un rol motor de transformación en todo los ámbitos de la vida.

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