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  • Speleologia e neocolonialismo nella Sierra Mazateca, Oaxaca.

    Speleologia e neocolonialismo nella Sierra Mazateca, Oaxaca.

    colectivo yani senjte 2.jpgMessico. Megaprogetti stranieri stanno esplorando le estese e profonde grotte della regione Mazateca, nello stato di Oaxaca. Senza un briciolo di etica, con inganni e poca trasparenza, gli esploratori si introducono nei luoghi sacri, manipolano le ossa di animali antichi, estraggono esseri vivi e informazioni preziose da territori colmi di ricchezze naturali. Anche se diverse comunità gli hanno negato l’accesso, gli esploratori si stanno progressivamente appropriando di questi spazi, vulnerando il diritto degli abitanti originari alla libera autodeterminazione. 

    Nel seguente testo Sarai Piña Alcántara e Federico Valdés Bize raccontano lo sviluppo di questa storia: la maniera di operare di questi gruppi, lo stato attuale del conflitto e quali diritti delle popolazioni locali sono stati violati da queste spedizioni. 

    Su L’America Latina vi proponiamo un estratto dell’accurata ricerca realizzata da Sarai e Federico. La versione originale e completa può essere trovata qui. 

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  • «Basta grilletti facili di Stato». Esplode la rabbia in Argentina

    «Basta grilletti facili di Stato». Esplode la rabbia in Argentina

    Il caso. Quattro giovanissimi uccisi dalla polizia, la ministra della sicurezza Bullrich sotto accusa. In tre anni sono state 1303 le vittime della violenza istituzionale. E le madri chiedono giustizia in piazza.gatillo serena

    [di Serena Chiodo per Il Manifesto]

    Il dolore per la morte di quattro giovanissimi uccisi dalla polizia. La rabbia, tanta, e l’esasperazione. Si respirava questo, nella marcia convocata dal Comitato delle famiglie delle vittime del gatillo facil, il nome («grilletto facile») con cui in Argentina si indica la violenza istituzionale. Un corteo che ha visto sfilare migliaia di persone la sera di venerdì 24 maggio a Buenos Aires, da Congresso a Plaza de Mayo. «Basta grilletto facile / basta repressione / non è solo un poliziotto / è tutta l’istituzione», uno degli slogan più urlati. (altro…)

  • #AvenidaMiranda Puntata 55. Catarsis e la marea verde argentina

    #AvenidaMiranda Puntata 55. Catarsis e la marea verde argentina

    Avenida Miranda torna in Argentina per dialogare con Dario Clemente, uno dei creatori della rivista Catarsis (qui la rivista) da poco in vendita nelle strade di Buenos Aires. Questo primo numero, dedicato al femminismo, ci permette di guardare alla “marea verde” argentina con uno sguardo riflessivo e di approfondimento, spaziando tra le molteplici forme di un movimento che è trasversale a tutte le altre lotte contemporanee. Gli articoli contenuti nel volume sono la scusa per raccontare l’Argentina attuale, delle ultime settimane e dell’ultimo anno, aspettando di leggere la versione online.

    QUI IL PODCAST

  • Populismos de izquierda y de derecha

    Populismos de izquierda y de derecha

    Populismo[Colaboración de Fabrizio Lorusso con Soy BarrioContacto político, Desinformémonos]

    Del otro lado del charco, el populismo europeo es dominado por líderes racistas y/o xenófobos de derecha que conducen una política económica de corte neoliberal…

    La palabra “fármaco” puede significar tanto “medicina” como “veneno”, pues su efecto final sobre la salud dependerá de la dosis. Y es ideal para hablar de los populismos. El politólogo italiano Ferruccio Capelli, autor del libro “El futuro encima. La incertidumbre, el miedo y el fármaco populista” (Ed. Guerini, Milán, 2018), nos presta ideas clave para entender la realidad político-social actual. Veamos. Después de la crisis económica global del 2007-09, presenciamos turbulencias políticas como la victoria de Trump y el voto referendario del Brexit en 2016. Asimismo, en 2018, por primera vez en la Europa occidental, se formó un gobierno sostenido por un bloque de partidos populistas de derecha en Italia. (video de SoyBarrio.Com, síntesis de la columna escrita)

    El país había sido, en la década de 1990, un precursor del neopopulismo mediático-empresarial, de corte neoliberal, sellado por Silvio Berlusconi y su partido-empresa Forza Italia. Su estilo tenía una pizca de salinismo, pero más democratacristiano, y recuerda algo de los argentinos Menem (año 1990) y del actual mandatario conosureño Mauricio Macri. El “cavaliere”, más parecido a un walking dead o caminante, sigue en la política todavía, pero su partido ya es marginal.

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  • Antropologia della schiavitù: una riflessione sul posizionamento etico e politico attraverso le immagini

    Antropologia della schiavitù: una riflessione sul posizionamento etico e politico attraverso le immagini

    di Raúl Zecca Castel

    Cosa significa, oggi, fare antropologia della schiavitù? E quali implicazioni può avere, a questo proposito, l’utilizzo dell’immagine come strumento di restituzione etnografica? Sono questi i due interrogativi con cui Raúl Zecca Castel ha impostato il dialogo con gli studenti del Liceo di Scienze Umane Gambara di Brescia coinvolti nel progetto Fare Ricerca per le Scuole.

    Se la schiavitù è stata ufficialmente abolita in tutti i paesi del mondo, infatti, secondo il Global Slavery Index del 2018 sarebbero oltre 40 milioni le persone che vivono in condizioni ascrivibili a tale sistema di sfruttamento, vittime di lavoro forzato e/o minorile, sfruttamento sessuale, servitù debitoria, traffico di persone e altre forme estreme di abuso. A tal proposito si è spesso fatto riferimento a definizioni come nuove schiavitù, quasi-schiavitù, schiavitù moderne o contemporanee, nonostante l’utilizzo del termine “schiavitù” abbia sollevato diverse criticità.

    Senza entrare nel merito di tali dibattiti, e qualunque sia la posizione in proposito, fare antropologia della schiavitù, oggi, significa evidentemente confrontarsi con esperienze di dolore e sofferenza umana che interrogano direttamente il posizionamento etico e politico dell’antropologo e di chiunque si approcci a situazioni simili. Lungo tale prospettiva, la questione etica del posizionamento emerge in modo ancor più dirimente quando si fa ricorso all’utilizzo delle immagini, siano esse fotografie o produzioni audiovisive. L’esposizione del corpo di soggetti in condizioni sofferenti apre infatti il discorso a considerazioni che, ben prima delle legislazioni sulla tutela della privacy, interrogano la coscienza dell’antropologo (così come del fotografo o del documentarista) e chiedono conto della sua legittimità di rappresentare e diffondere al mondo tali immagini. Si tratta, in fondo, dell’annosa questione che riguarda fini e mezzi, e che domanda non solo se i primi giustificano i secondi ma, ancora prima, se è possibile stabilire una frontiera oltre la quale non è consentito spingersi; una soglia ultima tra la necessità di documentare e denunciare una realtà di sfruttamento e il dovere del rispetto della dignità individuale e collettiva dell’essere umano in quanto tale.

    antropologia della schiavitù

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  • 11.000 omicidi: Il Messico insaguinato di Obrador

    11.000 omicidi: Il Messico insaguinato di Obrador

    https://www.ondarossa.info/sites/default/files/img/2019-05/ni-una-menos.jpgDa Radio Onda Rossa

    Le compagne e i compagni del collettivo Nodo Solidale ci aggiornano e offrono un’analisi sulla situazione in Messico dopo i primi 4 mesi dalle elezioni di Manuel Lopez Obrador, del partito Morena parte dello schieramento della sinistra messicana, che ha tradito ogni aspettativa di un Messico pacifico.

    Si assiste invece a una guerra per la conquista dei territori scatenata violentemente dai gruppi dei Narcos e mercenari che agiscono con funzioni paramilitari contro le resistenze, seminano il terrore soprattutto nelle campagne e, sgomberando i territori, permettono i grandi progetti estrattivisti.

    Qui i tre audio.

  • #AvenidaMiranda Puntata 54. Honduras, il Copinh denuncia: “Tentativo di infangare la memoria di Berta Cáceres”

    #AvenidaMiranda Puntata 54. Honduras, il Copinh denuncia: “Tentativo di infangare la memoria di Berta Cáceres”

    Berta-Caceres16 mag – Questa puntata di Avenida Miranda non è il solito approfondimento ma l’inizio di una campagna internazionale di denuncia. Intervistate da Pérez Gallo, Francesca Gargallo e sua figlia Helena, amiche strette dell’attivista honduregna Berta Cáceres, assassinata poco più di tre anni fa da sicari dell’impresa Desa (Desarrollo Energético Sa), e di sua figlia “Bertita”, che ha raccolto l’eredità della madre alla guida dell’organizzazione lenca Copinh (Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari e Indigene dell’Honduras) denunciano reiterati tentativi da parte del governo honduregno golpista di Joh (Juan Orlando Hernández) e di Desa di gettare fango la figura di Berta con un discorso profondamente moralista e sessista contro la condotta privata dell’attivista honduregna. Le azioni sporche di questo governo e di quest’impresa criminali avvengono attraverso l’uso di una società di avvocati, Amsterdam & Partners, che in passato ha portato avanti per conto del presidente turco Erdogan le inchieste contro il suo nemico politico Fetullah Gulen, che hanno contribuito a creare le condizioni per l’autogolpe con cui il presidente turco è diventato dittatore di fatto.

    Hashtag della campagna: #BertaVive #CopinhSigue #JusticiaParaBerta #CapturaALosAutoresIntelectuales #3AñosSinJusticia #FueraJOH

    Qui il PODCAST!

     

  • 350 personas y organizaciones exigen al Gobernador de Guanajuato garantías de seguridad para periodistas y personas defensoras de derechos humanos

    350 personas y organizaciones exigen al Gobernador de Guanajuato garantías de seguridad para periodistas y personas defensoras de derechos humanos

    censura-300x257[Difundimos aquí el comunicado del Colectivo por la Libertad de Expresión en Guanajuato, que activistas, académicos, periodistas, medios y organizaciones sociales del estado de Guanajuato y del resto de México suscriben y envían al gobernador Diego Sinhué Rodríguez Vallejo. Más abajo el texto y el Pdf]

    León, 15 de mayo de 2019

    • Desde el mes de febrero, integrantes del Colectivo por la Libertad de Expresión en Guanajuato han sido víctimas de una campaña de desprestigio en redes
    • En abril pasado, Raymundo Sandoval, integrante también del Colectivo Fiscalía que Sirva, ha sido víctima de usurpación de identidad en twitter, lo que ha sido denunciado penalmente ante la Fiscalía Especial para la Atención de los Delitos Cometidos contra la Libertad de Expresión (FEADLE).
    • En plena crisis de violencia en Guanajuato, el riesgo que enfrentan periodistas y personas defensoras de derechos humanos
    • Esta campaña de desprestigio, también se usa actualmente contra ecologistas de la Plataforma “Salvemos el Humedal” y nos preocupa que sea una estrategia oficial para acallar críticas.
    El Colectivo por la Libertad de Expresión en Guanajuato es un grupo integrado por más de 30 periodistas y personas defensoras de derechos humanos que promueven el libre ejercicio del periodismo y de la libertad de expresión en la entidad, al tener presencia en varios municipios se presenta como una plataforma amplia e independiente a lo largo y ancho de Guanajuato.

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  • Prima i messicani

    Prima i messicani

    di Caterina Morbiato da Il Tascabile

    btyIl clima è di festa. Gli slogan dipingono sorrisi su decine di volti e le bandiere tricolori sventolano con foga. Se fossimo ancora in tempo di mondiali, il gruppo potrebbe sembrare una compagnia di tifosi: “Messico! Messico! Messico!”, scandiscono a pieni polmoni. Il ronzio di decine di trombette e un’eccitazione contagiosa riempiono l’aria. La scena è molto simile a quella che si è vista pochi mesi prima in questo stesso posto. Era tempo di mondiali, il 23 giugno 2018, il Tri – che è come si conosce da queste parti la nazionale messicana – vinceva contro la Corea del Sud e i tifosi si riversavano in strada per celebrare il trionfo. Ma questa volta è il 18 di novembre 2018 e siamo sull’orlo di una crisi umanitaria.

    Da mesi migliaia di persone di origine centroamericana attraversano il Messico dal sud al nord: si muovono a piedi, in autostop, in autobus, dormendo per strada, nei rifugi gestiti dalle associazioni umanitarie o nei centri d’accoglienza improvvisati dalle istituzioni. Vengono dall’Honduras, da El Salvador, dal Guatemala e il loro migrare non è qualcosa di nuovo ma un fenomeno che dura da decenni. Ora però si sono organizzati per viaggiare in gruppo. Lo fanno per poter affrontare in maniera più economica, sicura e rapida un paese che ha fama di essere ostile con persone come loro: migranti che non riescono ad ottenere i visti giusti per entrare in territorio messicano e che vogliono ad ogni costo raggiungere gli Stati Uniti per presentare domanda d’asilo. I loro paesi costituiscono la curva violenta dell’istmo centroamericano, una regione minuta e ricolma di morti che da decenni continua ad esportare migranti: tra 200.000 e 300.000 all’anno. Una regione che conta solamente quando è ora di stilare le statistiche di omicidi o la classifica delle città più violente del mondo.

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  • City Center León: la Elysium dorada y el capitalismo zombi que matan al humedal

    City Center León: la Elysium dorada y el capitalismo zombi que matan al humedal

    [De Fabrizio Lorusso – En colaboración con PopLab, SoyBarrio, Desinformémonos, Contacto político y L’America Latina]

    Cuando hace un mes leí por primera vez sobre el flamante y controvertido proyecto del City Center León (Gto), gracias a la providencial difusión del colectivo leonés Acción Colectiva Socioambiental AC y de la Plataforma Salvemos El Humedal de Los Cárcamos, noté la semejanza entre el nombre de este proyecto de edificación urbana con otro bastante parecido, el City Life del centro de Milán, Italia. ¿De qué estamos hablando? En ambos casos, se trata de torres y departamentos de lujo, con plazas comerciales, cines y espacios recreativos integrados y empaquetados en un espacio cuasi-extraterrestre, bien vigilado por cámaras y guaruras. O sea, un gueto de ricos, autosuficiente y de facto privado, como una pequeña y próspera nación de 63mil metros cuadrados, en que los moradores deciden auto-segregarse y respirar un presunto bienestar.

    En Milán el territorio del City Life, creado como nicho de disfrute del 1% más rico y poderoso de todo el mundo, está blindado y su acceso parcialmente restringido, pues la policía llega periódicamente a molestar a los grupos de jóvenes que allí se reúnen, desalentando una sana convivencia y reforzando el sentido de opresión social. En este micromundo las cámaras lo ven todo y graban 24-7 el reality show de la vida cotidiana de un enclave de vanidades y coches lujosos, del cual gotean puras migajas y centavitos hacia el resto de la ciudad. Estos centros sobreviven gracias al trabajo silencioso de centenares de trabajadores mal pagados, migrantes o precarios que hacen posible el “sueño” de unos cuantos para poder sobrevivir.

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