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  • Brasile. “Guarda un po’ come è andata a finire”

    Brasile. “Guarda un po’ come è andata a finire”

    Bombeiros realizam protesto no centro do Rio de Janeiro nesta sexta- feira

    Jair Bolsonaro è un nome impreciso, ma potente, perché è stato in grado di combinare l’escalation repressiva con la ribellione sociale liberata nel 2013.
    Un gruppo di militanti

    Da PassaPalavra

    Traduzione di Daniele Benzi e Pérez Gallo

    “Potrete anche pacificare, ma il dopo sarà triste”
    MC Vitinho 1

    “Guarda un po’ come è andata a finire”, diceva un compagno l’altro giorno. “Qualche anno fa se eri in una panetteria, a una fermata dell’autobus, e sentivi qualcuno lamentarsi del governo, la cosa ti rallegrava. Noi militanti vi intravedevamo uno spazio per parlare di politica, un lampo di coscienza di classe. Da un po’ di tempo a questa parte, però, le cose sono cambiate. Oggi, quando sento qualcuno lamentarsi, mi metto in allerta: ‘mmm, vuoi vedere che il tipo è Bolsonarista’…”.

    1.

    Secondo Lula, “questo paese non è stato più compreso a partire dagli eventi di giugno del 2013”. Alcuni mesi prima di essere arrestato aveva dichiarato: “abbiamo creduto frettolosamente che i [fatti] del 2013 fossero una cosa democratica”.2 Naturalmente, il suo discorso era stato accolto molto male dai militanti che avevano partecipato a quell’ondata di manifestazioni: guarda lì il PT che attacca di nuovo giugno!
    Ma Lula aveva torto? Giugno 2013 è stato davvero una “cosa democratica”? In quel fatidico mese, migliaia – e poi milioni – di persone avevano bloccato strade e vie di comunicazione in tutto il paese, si erano scontrate con la polizia, avevano bruciato autobus, attaccato edifici pubblici e saccheggiato negozi. La riduzione del prezzo del biglietto dell’autobus non era una questione da discutere e negoziare, era una richiesta da imporre con la forza. “O il governo l’abbassa, o la città si ferma!”. Non sembra proprio “democratico”… Fu un movimento esplosivo, una rivolta3 che minacciava l’ordine costituito4 – l’accordo sancito nel periodo del ritorno alla democrazia, fissato nella Costituzione del 1988, che per due decenni era riuscito a garantire degli standard socialmente accettabili di stabilità e prevedibilità per la politica brasiliana.

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  • #AvenidaMiranda puntata 49. 8 marzo a Buenos Aires, parlano le dissidenze sessuali.

    #AvenidaMiranda puntata 49. 8 marzo a Buenos Aires, parlano le dissidenze sessuali.

    _MG_0342Alla vigilia dell’8 marzo la piazza del Congresso di Buenos Aires si prepara a una nuova immensa mobilitazione, il terzo sciopero delle donne.

    Per entrare nel vivo del dibattito che ha attraversato le assemblee in preparazione dello sciopero, Susanna De Guio ha intervistato Florencia Guimaraes, rappresentante della comunità trans e travesti, attivista, comunicatrice e componente del collettivo Furia Trava.

    Di fronte all’avanzare del discorso TERF (Trans-Exclusionary Radical Feminist) a diverse latitudini, in Argentina le dissidenze sessuali rispondono con la loro presenza politica allo Sciopero Internazionale delle Donne, Lesbiche, Bisessuali, Travesti e Trans.

    Qui il Podcast, buon ascolto!

  • Desapariciones en #Guanajuato pueden ser por el robo de combustible o trata de personas @_enlinea

    Desapariciones en #Guanajuato pueden ser por el robo de combustible o trata de personas @_enlinea

    papa desaparecidos[De Fernando Velázquez, reportero de Noticieros en línea, entrevista con Fabrizio Lorusso]

    Es necesario cruzar los mapas delictivos con las zonas de desapariciones para analizar el comportamiento del hecho

    Para explicar las desapariciones en Guanajuato hay diferentes hipótesis, desde que estén relacionadas con el robo de hidrocarburo o se trate de un fenómeno ligado a la trata de personas, pero creer que la mayoría se debe a que se van con el novio o la novia, como sostuvo en su momento el exgobernador, Miguel Márquez, es tratar de simplificar el problema y disminuir la responsabilidad de la autoridad para atender el problema.

    Así lo aseguró Fabrizio Lorusso, académico de la Universidad Iberoamericana León y periodista especializado en temas de derechos humanos, movimientos sociales y colectivos de familiares de desaparecidos en México. En entrevista, explicó que sería necesario cruzar los mapas de las regiones que concentran más desapariciones, con los que muestren las zonas donde hay una mayor presencia del crimen organizado, pero también de operativos militares, pues en otros puntos del país la militarización no solo ha incrementado la violencia, sino también las desapariciones.

    También existen un factor de actores particulares armados, o de tipo paramilitar, así es como yo definiría a muchos de los grupos que operan hoy en el tráfico de drogas o hidrocarburos o en otros delitos, pues ya tienen una organización armada, del tipo paramilitar, de control del territorio, y eso implica de alguna manera cobro de piso, extorsión, control del territorio en sentido amplio, lo cual implica mayor violencia, asesinatos, pero también la práctica de la desaparición”, dijo.  (altro…)

  • #AvenidaMiranda Puntata 48. Il Boxe Autônomo a São Paulo

    #AvenidaMiranda Puntata 48. Il Boxe Autônomo a São Paulo

    21 feb. – . Nella puntata di oggi Avenida Miranda vi propone un incontro tra Italia e Brasile a partire dallo sport, e nello specifico dalla box, popolare.

    Breno, originario di Rio Claro, stato di São Paulo, è un ex pugile, ora allenatore di box. Nel 2003, con la famiglia (tutta di pugili), ha occupato un vecchio stabile abbandonato e l’ha trasformato in una palestra dal forte contenuto sociale. Il contenuto più politico lo ha invece acquisito e coltivato con 4 viaggi in Italia, tra 2015 e 2018, in cui ha conosciuto molte delle palestre popolari cresciute nel tessuto dei centri sociali e delle periferie delle città italiane, soprattutto nel quartiere romano del Quarticciolo.

    Al ritorno in Brasile, Breno ha rafforzato di contenuti politici sia l’esperienza di Rio Claro che quella di Boxe Autônomo a São Paulo, a cui ha dato vita insieme ad alcuni compagni negli ultimi anni.

    Lo intervista Pérez Gallo.

    Qui il PODCAST!

    Il trailer del documentarioRevolução” (GenX Production) sull’esperienza di Breno in Italia, in uscita a marzo 2019.

  • Venezuela da oggi a ieri. Una prospettiva storica sulla crisi venezuelana

    Venezuela da oggi a ieri. Una prospettiva storica sulla crisi venezuelana

    Venezuela_jacobin-italia-1-990x361-d694280cDa Sopra il vostro settembre

    I nodi irrisolti del chavismo

    Non ci sembra inutile, come già abbiamo fatto per quanto riguarda altri paesi dell’America Latina, un tentativo di dare una prospettiva storica all’attuale crisi venezuelana. Anzitutto per un motivo forse politico ma anche eminentemente storico: il Venezuela di Chavez ieri e di Maduro oggi viene utilizzato come metro di paragone oggi per giudicare come “fallimentare” qualsiasi alternativa all’ordine neoliberale che le dittature militari degli anni Settanta-Ottanta hanno imposto nel continente. Ciò che le democrazie della transizione avevano mantenuto, i governi progressisti e rivoluzionari, che nel decennio 1999 (vittoria di Chavez in Venezuela) – 2009 (golpe in Honduras) hanno conquistato per via elettorale l’egemonia continentale, hanno radicalmente messo in discussione, insieme alla sua premessa imprescindibile: la dottrina Monroe statunitense.

    Motivo eminentemente storico, dicevamo: nel giudizio euroccidentale sul chavismo e il Venezuela c’è il tipico errore di chi legge nel tempo presente da un lato l’esito già scritto, secondo una sorta di determinismo storico per cui non poteva andare diversamente; dall’altro lato considerano il presente il finale della vicenda, mentre invece la partita è ancora tutta aperta e gli scenari possibili molteplici. In secondo luogo, l’errore che anche gli stessi “chavisti duri e puri” commettono è semplificare la complessa storia venezuelana, dividendola in una sorta di “prima di Chavez” e “dopo Chavez”, negando appunto le contraddizioni del quindicennio chavista e la crisi sociale aperta dal 2013 con Maduro, ignorando che né la destra né la sinistra venezuelana (Chavez compreso) vengono dal nulla.

    La crisi venezuelana ha indubbiamente cause endogene ed esogene. Tra le prime vi sono molti dei nodi irrisolti dal chavismo[1] (modello “rentista”, la monocoltura energetica a base petrolifera e la mancanza di una strategia economica di lungo periodo che andasse oltre la redistribuzione; la debolezza – o non collaborazione – dell’apparato statale nel controllo del territorio; il rallentamento del processo rivoluzionario di riforma verso l’Estado Comunal, lo Stato Comunale, decentralizzato e a democrazia radicale) e le uscite fuori dai suoi stessi binari di Nicolas Maduro[2] (la virata radicale verso il modello estrattivista e la privatizzazione delle terre a colossi dello sfruttamento minerario ed energetico, contro lo stesso movimento campesino che aveva sostenuto Chavez; il sottrarsi al confronto elettorale e ai vincoli parlamentari, cosa cui Chavez invece non aveva mai rinunciato; l’aumento del potere alla sfera militare e poliziesca, causando spaccature interne agli stessi movimenti sociali chavisti).

    venezuela-riserve-energetiche
    venezuela-riserve-energetiche

    Ma c’è anche una sfera tra i motivi interni della crisi che si interseca con le cause esogene, che troppi fingono di ignorare, radicata nella storia del Venezuela dalla fine del cosiddetto periodo caudillista (1935) fino all’era chavista. Il “crimine” più grande di Hugo Chavez, imputato dalla destra venezuelana e latinoamericana e dagli Stati Uniti, non è il mancato rispetto delle regole democratiche (accusa tra l’altro poco fondata, che non considera all’opposto la profonda e radicata trama sociale chavista[3]), con buona pace delle anime belle liberali: <<è stato distribuire socialmente i redditi petroliferi tra l’80% della popolazione precedentemente esclusa. Questa novità senza precedenti ha allarmato l’oligarchia americana (del Nord e del Sud), ivi inclusi quei ceti della popolazione venezuelana comodamente installati nell’economia miamicentrica>>. Il modello monocolturale petrolifero non lo ha inventato Chavez, è stata un’eredità della borghesia appunto detta “rentista”, che però a differenza del lìder bolivariano ignorava cosa significasse la parola “redistribuzione” e di conseguenza “democrazia”.

    <<Per lungo tempo i governi del Venezuela sono stati incapaci di diversificare un’economia che aveva nel petrolio la sola fonte di reddito. Era più facile importare tutto, in un Paese dove l’80% della popolazione non contava assolutamente nulla. Il 20% restante, l’oligarchia ed i suoi assistenti ben oliati, incassava tutti i benefici di un’economia che aveva il suo centro a Miami. Quando l’80% scendeva dalle colline a richiamare la sua parte, veniva schiacciato, come avvenne nel caracazo del 1989, un massacro che coincise temporalmente con quello di Piazza Tiananmen, ma non trova mai qualche ricordo sui media>>.[4]

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  • Manifestazione per Samir Flores a Città de Messico. Fotogallery

    Ieri, venerdì 22 febbraio, si sono svolte manifestazioni in tutto il Messico in seguito al brutale omicidio dell’attivista di Amilcingo (Morelos) Samir Flores Soberanes. Scopo delle proteste è denunciare l’ennesimo omicidio di un attivista in difesa del territorio e disconoscere la consulta che il governo di López Obrador sta imponendo oggi e domani negli stati di Morelos, Puebla e Tlaxcala per l’approvazione dei progetti estrattivi e di infrastruttura legati al PIM (Proyecto Integral Morelos) in quanto non conforme ai criteri di accesso all’informazione e democrazia richiesti dalla Convenzione 169 dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro. Proprio contro quei progetti e le modalità con cui si sta portando avanti la consulta Samir Flores si batteva, e per questo è stato assassinato. López Obrador ha denunciato l’omicidio ma ha ipocritamente detto che lo stesso non deve essere strumentalizzato per fini “politici”.

    Fotogallery di Stefano Morrone della manifestazione di Città del Messico, dall’Ángel de la Independencia al Zócalo.

  • #AvenidaMiranda Puntata 47. Voci da Wallmapu

    #AvenidaMiranda Puntata 47. Voci da Wallmapu

    mapuche.jpg7 feb. – Dal Brasile al Messico, dal Guatemala all’Honduras fino a Cile e Argentina. Dal 2015 la Carovana Wallmapu attraversa luoghi cruciali dell’America latina per raccogliere le voci dei territori in conflitto. A parlarne con Marco Dalla Stella c’è Susanna de Guio, redattrice del nostro blog e sociologa specializzata in forme di comunicazione alternative e indipendenti che con la Carovana lavora a fianco delle comunità mapuche per la difesa del loro territorio ancestrale.

    Qui il PODCAST!

  • Omicidio di Samir Flores. Interviste radio del Nodo Solidale

    Omicidio di Samir Flores. Interviste radio del Nodo Solidale

    samirAll’indomani dell’omicidio dell’attivista Samir Flores Soberanes a Amilcingo, Morelos, un’intervista del Nodo Solidale per Radio Popolare (qui il PODCAST, all’interno del GR), e una, piú completa, per Radio Onda Rossa  (qui il PODCAST).

    Oggi, venerdí 22 febbraio, varie mobilitazioni in Messico:
    1. Manifestazione da Huexca a Cuautla, Morelos. 9 am
    2. Manifestazione dal Calvario al Zocalo di Cuernavaca. 9 am
    3. Manifestazione dal Angel de la Independencia al Zócalo, Cittá del Messico. 4 pm
    4. CPresidio nel Zócalo di Puebla. 11 am
    5. Occupazione degli uffici della CFE (Comisión Federal de Electricidad) a Huajuapan, Oaxaca. 9 am
    6. Occupazione degli uffici della CFE a Matías Romero, Oaxaca
    7. Protesta al Palacio Nacional, Cittá del Messico. 7:30 am
    8. Presidio di fronte agli uffici di zona della CFE a Coatzacoalcos e manifestazione al parco independencia 11:30 am
    Campagna tweet storm per chiedere giustizia per Samir e fermare la falsa consulta per il Proyecto Integral Morelos:

    veglia samir

    Qui una foto della veglia funebre di ieri a Amilcingo.

  • Messico: ucciso l’attivista Samir Flores Soberanes.

    Messico: ucciso l’attivista Samir Flores Soberanes.

    samir

    Samir Flores Soberanes era originario della comunitá di Amilcingo, nello stato di Morelos e faceva parte di una rete di organizzazioni che si oppongono al Progetto Integrale Morelos: un insieme di megaprogetti di cui abbiamo giá parlato in un articolo uscito su questo blog.

    Pubblichiamo il comunicato diffuso dalla piattaforma “Frente de Pueblos en Defensa de la Tierra y el Agua Morelos, Puebla, Tlaxcala”.

    ASESINAN A SAMIR FLORES SOBERANES, MIEMBRO DEL FPDTA-MPT Y OPOSITOR AL PROYECTO INTEGRAL MORELOS

    El día de hoy 20 de febrero, a las afueras de su casa, fue asesinado de 2 balazos en la cabeza el defensor de derechos humanos SAMIR FLORES SOBERANES de la comunidad de Amilcingo, Mpo. Temoac, Morelos. Alrededor de las 5 de la mañana, dos automóviles se estacionaron afuera de su casa y comenzaron a llamarlo hasta que Samir salió, se escucharon 4 disparos y dos de ellos ultimaron a nuestro compañero en la cabeza.

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  • Combattimenti tra galli in Repubblica Dominicana: tra sangue, scommesse e tradizione. [Video]

    Combattimenti tra galli in Repubblica Dominicana: tra sangue, scommesse e tradizione. [Video]

    di Raúl Zecca Castel

     

    I combattimenti tra galli costituiscono una tradizione di antichissima memoria, un tempo diffusa in quasi tutto il mondo: dalla Cina alla Grecia, dall’Indonesia alla Scozia, dalla Roma imperiale alle Americhe, dove fu portata dai colonizzatori spagnoli, riscontrando un successo che si è tramandato fino ai nostri giorni. Sebbene formalmente vietata in molti paesi per la sua estrema crudeltà, infatti, quello dei combattimenti tra galli resta ancora oggi uno “sport” praticato e amato da milioni di appassionati.

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