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Guardar la Guardia Nacional #México @Desinformémonos

[De Fabrizio Lorusso – Desinformémonos] La militarización del país y de la seguridad pública no se revierte cambiándole el nombre a las fuerzas armadas que estarán en campo. Ni siquiera es posible hacerlo prometiendo que el foro común, el sistema jurídico civil, será el encargado de procesar eventuales (probables) violaciones de la ley y de los derechos humanos por parte de la futura Guardia Nacional, planteada por el congreso y el neo-presidente López Obrador como parte de la política de seguridad y de lucha al crimen organizado en México. No basta con afirmar que tendrán “formación en derechos humanos”, aunado a todo lo anterior, para asegurar a la sociedad de que los problemas de la violencia de Estado y de la altísima tasa de letalidad de ejército y marina en “operaciones civiles”, supuestamente contra “el narco”, se vayan a reducir. De hecho la Guardia seguirá teniendo formación dentro del sistema educativo militar, permeado por su espíritu de casta. Parte del problema de la violencia en el país depende del empleo de las fuerzas armadas, además de policías ya paramilitarizadas, al servicio de intereses criminales y/o creadoras ellas mismas de poderes fácticos criminales. El mando operativo de la próxima Guardia Nacional estará en manos de militares, de la Sedena, la cual seguirá influyendo y creciendo, en presupuesto y prerrogativas, gracias incluso a una reforma constitucional que, de alguna manera, llegará a contradecir el fallo de la Corte que juzgó inconstitucional la Ley de Seguridad Interior. El rango constitucional de la Guardia llegará a blindar lo que no se pudo aprobar este año. Al respecto se han expresado centenares de académicos, colectivos y grupos defensores de derechos humanos en el país (link1 – link2). (altro…) -
Il processo a “El Chapo” Guzmán: ne parliamo a #Modem su #Radio @RSInews


ASCOLTA LA PUNTATA A QUESTO LINK!
È iniziato a metà mese, proseguirà almeno fino a febbraio e promette di essere uno dei processi più clamorosi della storia giudiziaria e criminale nordamericana: a New York un Tribunale federale sta giudicando il “signore della droga” messicano Joaquin Guzman, meglio noto come El Chapo, “il piccoletto”. 61 anni, per decenni a capo del cartello di Sinaloa, El Chapo è diventato il più celebre trafficante di droga al mondo non solo per le grandi quantità di cocaina che avrebbe consentito di introdurre negli Stati Uniti (si parla di oltre 150 tonnellate), ma anche grazie a due spettacolari evasioni avvenute in Messico e che dimostrarono la sua grande influenza. 17 i capi d’imputazione nei suoi confronti per attività criminali che includono omicidi, intimidazioni fisiche e altre forme di violenza utilizzate per costruire il suo impero, ma tra gli invitati a questo processo ci sarà anche e forse soprattutto il tema della corruzione. Lui si dichiara non colpevole, ma chi è questo personaggio che negli Stati Uniti, dopo l’uccisione di Bin Laden e prima del suo arresto, ha occupato il primo posto della lista dei ricercati più pericolosi? Che cosa ci dirà questo processo sul suo effettivo potere, sulla forza dei cartelli della droga in Messico, sui loro metodi, sulla collusione con il potere politico? Siamo a un punto di svolta nella lotta al narcotraffico? Sono alcuni degli interrogativi che affronteremo con sullo sfondo, proprio questa settimana, l’insediamento in Messico di Lopez Obrador, il nuovo presidente del paese.
Ospiti:
Chiara Calzolaio, antropologa, ricercatrice presso L’Ecole des hautes études en sciences sociales di Parigi
Fabrizio Lorusso, giornalista freelance e ricercatore all’Università iberoamericana di Leon, in Messico
Interviste registrate a:
Oswaldo Zavala, professore alla CUNY University di New York, autore del libro “Los cárteles no existen”
Sandro Pozzi, corrispondente a New York del Paìs, sta seguendo il processo in prima persona
Modem su Rete Uno alle 8.20, in replica su Rete Due alle 19.25. Ci trovate anche sul Podcast e sulle app: RSINews e RSIPlay
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Le comunità amazzoniche contro l’impunità delle multinazionali del petrolio

Di Riccardo Rossella.Da WOTS, 29/11/2018

Una sensazione che avverto con forza ogni volta che arrivo nell’Oriente, la regione amazzonica dell’Ecuador, è lo stupore nel trovarmi circondato da una natura maestosa. La straordinaria biodiversità si può toccare con mano, la vegetazione ricopre ogni spazio disponibile, dominando completamente il paesaggio. Così è anche nelle province di Sucumbiós e Orellana, nel nord-est del paese: uno scenario di natura incontaminata. Ma mai come in questo caso l’apparenza inganna.
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Buenos Aires si mobilita contro il G20
Mentre il Gruppo dei 20 paesi più potenti della terra si riuniva nei pressi della Casa Rosada, oggi per le strade di Buenos Aires una grande manifestazione ha espresso il suo ripudio alle politiche neoliberiste di tagli al welfare, indebitamento e povertà crescente che si celano dietro alle strette di mano del presidente Macri con i rappresentanti internazionali del capitalismo odierno.
Nonostante l’immenso dispiegamento di forze di polizia e corpi armati, e la martellante campagna che da mesi cerca di installare la paura e invita a disertare la piazza, organizzazioni sociali, partiti e movimenti politici hanno sfilato oggi in massa, al termine di una settimana di incontri, forum ed eventi che hanno dato vita al contro-vertice dei popoli latinoamericani.
Qui di seguito una carrellata di immagini dalla manifestazione nella capitale argentina.
Foto di Susanna De Guio
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#AvenidaMiranda Puntata 44. L’Argentina ad un passo dal G20


Foto di Kátia Dias 29 nov – A solo un giorno dal G20 di Buenos Aires la tensione è massima: una zona rossa di 20 km quadrati, un dispositivo militare enorme, tanto argentino come di paesi come Russia, Cina e Stati Uniti (questi ultimi con addirittura 800 soldati di stanza in Uruguay), una giornata dichiarata festiva e con il ministro degli Interni che ha espressamente invitato la popolazione ad “andarsene”. Il tutto in seguito a una settimana che ha visto due militanti del sindacato dell’economia popolare Ctep uccisi dalla polizia e il derby Boca-River rimandato per disordini. E in un paese che ormai da più di un anno è in mobilitazione permanente, contro un governo che ha fatto salire l‘inflazione e la svalutazione monetaria alle stelle di fronte al contenimento salariale, e che ha bocciato l’approvazione dell’aborto libero, sicuro e gratuito opponendosi al maggior movimento femminista al mondo. Di tutto questo il blog lamericalatina.net ne ha già parlato, però Avenida Miranda lo approfondisce con una puntata a cura di Pérez Gallo e la “new entry” Susanna.”
Qui il PODCAST!
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Actualización del éxodo migrante – 23-27 noviembre

Actualización 23 noviembre 2018

Alrededor de las 10 de la mañana entre 500 y 700 personas aproximadamente salieron en una marcha pacífica del albergue Benito Juárez hacia la Garita Internacional El Chaparral; ante el bloqueo por diversos elementos federales y municipales en el puente vehicular del Chaparral, cientos de migrantes decidieron rodear el cerco y abrirse camino por las inmediaciones de la canalización del río Tijuana. Mientras, alrededor de la mitad de las personas decidieron regresar al ver que la manifestación se salía de control. Durante el avance de 500 personas hacia la barda fronteriza con Estados Unidos, algunos centroamericanos arrojaron rocas hacia el lado norteamericano y como respuesta las autoridades migratorias de Estados Unidos lanzaron en repetidas ocasiones bombas de gas lacrimógeno, sin importar la presencia de mujeres y niños en el área. Los puntos de acercamiento de algunos integrantes de la caravana fueron por las vías del tren, la canalización del río y la Garita El Chaparral.
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L’Argentina a pochi giorni dal G20 e #NiUnaMenos

In questo pezzo vi proponiamo: un articolo dell’amico Alioscia Castronovo, giá uscito su Dinamo Press e che descrive il clima che si sta vivendo nella cittá di Buenos Aires a pochi giorni dal G20; una fotogalleria di uno dei due grandi cortei che hanno attraversato nella giornata di ieri la capitale argentina (quello femminista di NiUnaMenos, l’altra é stata una marcia in risposta all’assassinio, nei giorni scorsi da parte della polizia, dei militanti della Central de Trabajadores de la Economía Popular Rodolfo Orellana e di Marcos Soria); infine, il comunicato che hanno lanciato le donne curde in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, e che é stato rilanciao anche dalle compagne argentine.
Proteste, tensioni e forum mondiali: verso il G20 a Buenos Aires
da DinamoPress
Cinque immagini in movimento dalle giornate convulse a Buenos Aires a pochi giorni dall’inizio del G20 che inaugura il mese di dicembre tra proteste sociali e conflitti di piazza. Il Forum Mondiale del pensiero critico di Clacso, il controvertice e le mobilitazioni femministe, l’uccisione da parte della polizia di due lavoratori delle economie popolari ed un fine settimana caotico segnato dalle violenze e dal rinvio della finale di Coppa Libertadores.
La finale del mondo
«Avremo un G20 da gestire, cosa volete che sia una finale di calcio?»: così poche settimane fa aveva dichiarato la ministra della sicurezza Bullrich. Oggi esplodono le polemiche dopo la sospensione della finale tra River Plate e Boca Juniors a causa dell’assalto al pullman della squadra ospite e degli scontri.
Poche settimane fa addirittura il presidente Macri aveva sostenuto la possibilità di far partecipare tifosi ospiti alla finale (in Argentina sono vietate le trasferte ai tifosi, sia in campionato che in coppa) ed il superclasico di ritorno era stato anticipato a sabato 24 novembre per evitare la coincidenza con le giornate del G20.

Foto: La Vaca Ma questo fine settimana la finale di Libertadores, la prima volta di River e Boca ribattezzata da queste parti del mondo la partita del secolo, non si è giocata.
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ACTUALIZACIÓN DEL ÉXODO MIGRANTE. Comunicados 18 y 21 noviembre
Zona Metropolitana de Guadalajara, 18 de noviembre de 2018
A las 06:00 h se informa a través de la Coordinadora del IJAMI que en la “Casa Cerro del Cuatro” se encuentran un total de 547 personas. Algunas de ellas llegaron en la madrugada.
A las 09:30, se asistió a la zona de “La Joya”, carretera Lagos de Moreno. Encontramos ahí a Protección Civil, y 3 patrullas municipales con 6 oficiales armados, los cuales indicaron que su primera indicación era esperar a los camiones y escoltarlos hacia afuera de la ciudad.
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Comunero mapuche ucciso dalla polizia: la mappa del conflitto nei territori indigeni


Foto dal fb di Camilo Tapia Di Susanna Di Guio
L’omicidio di Camilo Catrillanca
Si ascoltano raffiche di colpi dietro la voce del referente mapuche, nel messaggio che comincia a circolare nel pomeriggio dello scorso mercoledì, 14 novembre, chiedendo di stare all’erta. Il comando Jungla dei Carabineros ha fatto irruzione nella comunità di Temucuicui, nella regione cilena dell’Araucania, sparando e avanzando con agenti a piedi e camionette, mentre due elicotteri sorvolavano la zona. Il motivo ufficiale è il furto dell’auto di tre professoresse della vicina scuola Santa Rosa per mano di quattro persone armate e incappucciate. Un “delitto comune”, come ha dichiarato il vicepresidente Andrés Chadwick alla stampa, “che non ha nulla a che fare con il conflitto mapuche”; eppure per quel furto è stata dispiegata un’azione con diversi mezzi e duecento poliziotti del Comando Jungla, una sezione speciale dei Carabineros addestrata in campi colombiani e statunitensi e implementata in Araucania dalla fine di giugno di quest’anno. Eppure Camilo Catrillanca è stato colpito alla nuca da una pallottola sparata da quei poliziotti, non in un confronto a fuoco ma mentre guidava il suo trattore; con lui c’era un ragazzino di 15 anni, che a sua volta è rimasto ferito.
Il suo corpo è stato portato al centro medico di Ercilla, ma avrebbe avuto bisogno di un ricovero ospedaliero per la gravità della ferita, ed è morto in poche ore. Catrillanca aveva 24 anni, una bambina di sei e un altro figlio in arrivo. Nipote del referente mapuche Juan Catrillanca, è stato attivo nella difesa del proprio popolo e del territorio in cui vive fin da giovanissimo.

Di Redazione ViewPoint