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“Comincia adesso. Fughe ed evasioni quotidiane” approda al Molo di Lilith a Torino (4 maggio 2017, 21.30)

Giovedì 4 maggio 2017 alle ore 21.30, presso il Molo di Lilith, in via Cigliano 7 a Torino, verrà presentata Comincia adesso. Fughe ed evasioni quotidiane (Eris Edizioni, 2016), una raccolta di racconti illustrati che ha coinvolto più di trenta autori e autrici, chiamati a immaginare e raccontare l’atto liberatorio che accompagna la fuga. Parte del ricavato delle vendite di questo libro andrà a sostenere il lavoro della Biblioteca Popolare Rebeldies, una realtà che da diversi anni si occupa di far entrare i libri in carcere e garantire il libero accesso alla lettura dei detenuti e delle detenute.

Al Molo di Lilith sarà presente per l’occassione la banda di Eris Edizioni – sempre più riconosciuta per la serietà e la cura che dedica ai suoi progetti editoriali; l’autore di uno dei 16 racconti inclusi nella raccolta, l’eclettico Filippo Sottile – scrittore, cantastorie, attore, musicista, organizzatore culturale, e molte altre cose belle – e il curatore della raccolta Simone Scaffidi. Continua a leggere

I più importanti blog letterari: intervista a @CarmillaOnLine di @sulromanzo #LitBlog

Carmill Testata

Il lit-blog Carmilla, risposte al blog Sul Romanzo del direttore editoriale Valerio Evangelisti.

Gli ambiti in cui Carmilla opera sono «letteratura, immaginario e cultura d’opposizione». Può illustrare ai nostri lettori quali sono i vostri intenti per ognuno di questi ambiti?

Noi riteniamo che il lavoro culturale, e nello specifico quello letterario, possa avere sostanza duratura solo se contrapposto ai valori dominanti, imposti da poteri economici, di mercato, politici, massmediatici. All’immaginario che questi creano a livello collettivo, facendone strumento di dominio, vogliamo opporne un altro privo di vincoli, e liberare in questo senso sogni, fantasie, utopie opposte alla standardizzazione. Riempire di senso critico anche un campo di solito catalogato tra quelli di puro svago.

carmillaCosa significa fare “cultura d’opposizione” oggi? E in che misura Internet può risultare un supporto adeguato?

Significa “decolonizzare” un immaginario tenuto sotto controllo, e dunque svuotato di tensioni antagonistiche. Se un tempo chi comandava lo faceva in ambiti specifici, come per esempio le ore di lavoro, adesso ha imparato a farlo anche nelle ore di riposo. Le ha riempite di fantasie guidate, di modelli conformistici di distrazione. Per fortuna è arrivata Internet, che ha in parte scardinato le forme del comunicare. Senza farsi troppe illusioni, rimane una trincea in cui si riescono a coltivare, nel frastuono generale, visioni alternative.

Occuparsi di letteratura sul web: quali sono, secondo lei, i punti di forza e i rischi da evitare?

I punti di forza risiedono nella facilità di comunicare le proprie idee, e nel costo quasi nullo dei mezzi necessari. Il rischio è di disperdersi in una cacofonia priva di efficacia, in cui predomina la mediocrità. L’unico rimedio è condurre un discorso culturale coerente, con un profilo preciso e difeso con le unghie e con i denti. Anche a costo di farsi dei nemici, o di non essere compresi.

Fuga Mauro Baldrati copertinaDa poco avete lanciato una collana di ebook con l’obiettivo di dare spazio a testi che sviluppino creatività, analisi politica, reportage, recensioni e opposizione. L’editoria digitale può rappresentare un cambiamento non solo nel medium ma anche nel contenuto?

Per il momento l’editoria digitale non sostituisce quella cartacea. L’affianca, però, in posizione minoritaria. È valida per la narrativa, in cui si legge dalla prima pagina all’ultima. Meno per la saggistica, in cui si salta al capitolo o al paragrafo che interessa (operazione laboriosa sugli e-books). Per ora, dunque, il digitale non sta apportando una vera rivoluzione, e resta ai margini. Il suo futuro è affidato alle evoluzioni tecniche e – aggiungerei – anche al costo dei “reader”.

Gli e-book di Carmilla non pretendono di sconvolgere il mercato librario. Permettono tuttavia di offrire testi lunghi, che non sarebbe possibile pubblicare o raccogliere on line. Nessuna variazione al contenuto. Ecco un caso in cui il medium non è il messaggio. Parliamo di semplici questioni pratiche.

carmilla_book_cover_by_bizarropress-d4r99dySi parla sempre più spesso di debolezza della critica letteraria. Quale potrebbe essere il ruolo dei blog letterari rispetto a un recupero di credibilità da parte della critica?

Esistono varie forme di critica letteraria: quella accademica, quella dei quotidiani, quella delle riviste specializzate. Quest’ultima è seriamente in crisi, come dimostrano la scomparsa di «Pulp» e il passaggio de «L’indice» dal cartaceo al digitale. Ma anche quella giornalistica è oggi scarsamente influente: solo poche firme famose la svolgono col necessario rigore. Molto è affidato invece alla televisione. La partecipazione a un programma seguito può determinare la fortuna di un libro.

L’alternativa parziale alla televisione è Internet. Certo, è contaminata da un accesso indiscriminato, in cui il peggior lunatico ha modo di esprimersi. La sfida è, allora, scavarsi con pazienza la propria identità.

Autorevolezza e influenza sono i due parametri di riferimento che di solito si usano per discutere di blog letterari. Li ritiene adeguati e sufficienti? Oppure, quali altri parametri si potrebbero utilizzare per definire la qualità dei blog letterari?

Aggiungerei l’onestà intellettuale. È importante che il lettore intuisca che il sito non persegue fini personali, editoriali, di consorteria, di rientro monetario. Tutti i lit-blog più noti obbediscono a questo criterio. Chi li segue non è stupido. Sa riconoscere la banconota falsa.

Buone #Letture in corso #Libri #Italia #Suggestioni

Un post di letture in corso o già consumate, felicemente. Sono un po’ dei buoni propositi ma anche delle certezze: le buone letture per queste settimane che passo in Italia prima del ritorno in terra messicana. Niente, le posto qui in una galleria fotografica (clicca sulle immagini sopra per allargare) e le consiglio vivamente.

Lo Zoo della scrittrice bolognese Marilù Oliva (Elliot) link anticipazione

Il sudario di latta. Taccuni di guerra del giornalista Ugo Lucio Borga (I Faggi/Ed. Marco Valerio) link

100 anni a Nordest. Viaggio tra i fantasmi della guera granda di Wu Ming 1 (Rizzoli)

Il sole dell’avvenire (2) – Chia ha del ferro ha del pane dell’intramontabile Valerio Evangelisti (in attesa dell’ultimo volume della trilogia) (Mondadori)

Re/search Milano. Mappa di una città a pezzi, AAVV (Agenzia X)

Rio de Janeiro di Bruno Barba (Odoya)

Marilù Oliva intervista Valerio Evangelisti: in uscita il romanzo Il sole dell’Avvenire

valerio evangelistiATTIVITÀ: scrittore
SEGNI PARTICOLARI: gran fumatore, buon bevitore
LO TROVATE: 
su Carmilla

(Intervista ripresa dal blog Libro Guerriero)

Cosa rispondevi da piccolo quando ti chiedevano che lavoro volevi fare da grande?

Il marinaio, perché ho sempre molto amato il mare. Volevo fare il mozzo, il ragazzo di servizio sulle navi. Poi ho scoperto quello che ho raccontato nei miei libri sui pirati, cioè che i mozzi avevano un destino abbastanza triste: erano oggetto sessuale dei marinai che stavano lontani mesi e mesi da casa. Passato il periodo dei mozzi, volevo entrare nella Legione Straniera francese. Ma non avevo ancora letto in un libro che lessi poi – Paolo Zappa, “La Legione Straniera” – in cui si spiega che ai giovani legionari succedeva lo stesso che ai mozzi. Comunque i miei ideali avevano a che fare con il mare.

L’amore per il mare è rimasto?

Mi è rimasto tantissimo, consistente non tanto nello stare nell’acqua quanto nello stare vicino al mare. L’ideale per me è oziare seduto in un baretto sul bordo della spiaggia, a bere birra al caldo e a mangiare pesce fritto. È il mio sogno

Quando ti chiedono che lavoro fai, cosa rispondi?

Lo scrittore. E tutti dicono: ma il lavoro vero qual è? L’ipotesi diffusa è che fare lo scrittore sia equivalente a non lavorare. Se lo si fa come lo faccio io, invece, bisogna darsi notevoli ritmi di lavoro. I miei tempi lavorativi sono serrati.

Mediamente quanto lavori, ogni giorno?

Scrivo minimo due pagine tutti i giorni. In realtà gran parte del tempo è presa, più che dallo scrivere, dalle ricerche. Anche nei miei romanzi fantastici c’è uno sfondo storico che cerco di rendere il più preciso possibile, quindi ho bisogno di leggere molto. Internet ha reso la vita più facile, certo, poi cerco di informarmi sulla realtà attuale, che ha sempre un nesso con quello che scrivo, e dunque leggo giornali on line e vivo in simbiosi con il computer. Complessivamente il tempo lavorativo sarà di 7-8 ore al giorno, suddivise in una tranche pomeridiana e in una tranche notturna, il che significa arrivare fino alle 6-7 di mattina.

Cosa significa intellettuale?

Quando si dice intellettuale, o la qualifica viene presa come una parolaccia, o come una specie di santificazione, quasi fosse una categoria superiore. Io sono abituato a ritenere che esista un intelletto collettivo di cui sono parte: in questo senso sono un intellettuale. Non faccio lavori manuali: sono intellettuale anche in questo senso. Ma non mi riconosco in una categoria. Buona parte dei letterati considerati “seri” si mette a ridere se qualcuno mi qualifica come un intellettuale: di solito sono ritenuto uno scrittore popolare di fantascienza, di intrattenimento. Di tutto questo non mi importa nulla, a me importa trovare persone che abbiano il mio stesso pensiero e quando le trovo le arruolo su Carmilla, nata a questo scopo. All’inizio c’erano un muratore, un orologiaio, gente difficilmente considerabile “intellettuale”, però facevano parte dell’intelletto collettivo di cui sopra, avevano punti di vista critici sulla realtà e intendevano parlarne: per me questi erano interlocutori alla pari degli intellettuali riconosciuti.

Non hai la sensazione che ci sia una sorta di disimpegno diffuso nella sfera degli intellettuali, la tendenza a coltivare il proprio fazzolettino e disinteressarsi di quello che succede intorno?

Gli intellettuali mainstream sono quelli a cui bisogna fare meno riferimento per descrivere la società odierna, nel senso che stanno teorizzando il disimpegno più totale, quando non il qualunquismo.  Nei casi peggiori, l’impegno consiste nel carezzare i potenti. Ricordo la scena penosissima di uno scrittore noto che, in un dialogo con Veltroni, quasi si prosternava davanti a lui. L’ha poi fatto anche con Renzi.

Vedo un grande distacco dal reale e un grande qualunquismo. Ci sono eccezioni, certo. A me piacciono quelli che fanno discorsi forti, il che non vuol dire che io sia un fanatico. Sono da una vita un val1estremista di sinistra, un libertario, ma nessuno mi troverebbe fanatico, perché in realtà discuto con tutti. Mi piace chi ha idee precise. Godo molto quando sento parlare Mauro Corona, a volte dice stronzate incredibili, ma le dice con spontaneità. Ad esempio gli viene chiesto «Lei come vorrebbe morire?» e l’intervistatore si aspetta chissà quale risposta raffinata, mentre lui risponde «Voglio morire in una grotta con una cassa di vino e poi mi lasciate lì». Io non andrei in una grotta, perché odio il buio: andrei in riva al mare con una cassa di vino.

Secondo te questo particolarismo, questo qualunquismo è un male della nostra epoca?

È un fenomemo mondiale, nasce dalla “fine della storia” teorizzata da Francis Fukuyama. Avremmo raggiunto uno stato di cose che non potrà mai più essere modificato. Da questo momento il futuro è il presente. Io sono stato lettore e scrittore di fantascienza e non mi rassegno a questa mancanza di alternative.  Ho vissuto in anni difficili, in cui però l’utopia era all’ordine del giorno. Alcune utopie si sono affermate. Se parlassi di tutte le conquiste degli anni della mia gioventù, su temi che oggi sembrerebbero impossibili, nessuno capirebbe cosa voleva dire – alla fine degli anni ‘60-‘70 – la nascita di un movimento come il femminismo. Non ha vinto la sua battaglia, però oggi chi contravviene a certi suoi postulati chiede scusa. I diritti dei detenuti, oggi calpestati più che mai, una volta furono affermati e certe cose sono rimaste. A quei tempi un soldato era uno straccio in caserma e noi gli facemmo ottenere uno statuto, spingendo i soldati alla lotta. Quando si smette di guardare a un futuro diverso non si conquista più niente, perché se chiedi l’oggi ti danno l’oggi e se chiedi il futuro ti danno parte dell’oggi. Il futuro è tuo se hai l’idea che ci sia, un futuro. Appiattirsi sul presente porta a una sconfitta dietro l’altra.

Io resto un cultore di qualche forma di utopia. In tutto il mondo si rinuncia all’utopia e l’intellettuale, in questo, potrebbe avere suo ruolo. Ad esempio, non sono un gran lettore di Erri de Luca, ma ammiro il suo prendere posizione senza nessuna paura. Bisogna portare avanti dei sogni e continuare a sognare.

Cosa è il male?

È tutto quello che non preserva la vita. Lo collego con la morte. Il val3bene è tutto quello che preserva, il male quello che sopprime.

Due pregi e due difetti.

Difetti: sono scorbutico e asociale. Sono aggressivo, e questo è legato all’asocialità. Ho amplificato tutto questo aspetto della mia anima nel personaggio Eymerich, che rappresenta il peggio di me.

Pregi: credo essere quello che sembro, non ho due-tre nature diverse. Penso di essere discretamente generoso.

Prendi Eymerich, dividilo per dieci e ci trovi me.

L’ultimo dubbio

Mi interrogo su molte cose. Sul mio comportamento, se ho sbagliato o fatto bene. I miei dubbi riguardano universi interi. Credo in una cosa al 70 per cento, mai al cento per cento. Le mie idee  politiche sono al 70 per cento. Le mie idee sul mio modo di vivere sono al 60 per cento. La mia vita è tutta un dubbio.

Una certezza.

Morire, però il dubbio è… quando?

L’ultima volta che ti sei arrabbiato.

Mi arrabbio se dicono su di me falsità o mi interpretano male. Per esempio, c’è chi trova questo mio starmene isolato come un sintomo di ambizione sfrenata, di superiorità, mentre invece sono fatto cosi. Oppure mi arrabbio quando qualcuno pretende di giudicarmi senza nemmeno sapere chi sono

Per esempio un critico stimato, Andrea Cortellessa, scrisse che contro gli scrittori come me bisogna salire in montagna come i partigiani, senza accorgersi mi stava dando del fascista. Costui l’ho odiato: giudicare un mio libro senza nemmeno averlo letto… quello fu un caso di arrabbiatura forte.

Da domattina sarà in libreria “Il sole dell’avvenire” (Mondadori Strade Blu, 530 pp., € 20,00). Il sottotitolo è “Vivere lavorando o morire combattendo”. Ti chiedo un secondo sottotitolo al libro.

I socialisti più antitetici a quelli che conosciamo.

Questo romanzo narra le vicende di alcune famiglie di braccianti e contadini romagnoli, dall’epoca post-risorgimentale alle soglie del 1900. Fa parte di un progetto più ampio, vero? 

Sì, ho in mente tre volumi autonomi l’uno dall’altro, destinati a coprire il periodo 1875-1900 (questo che esce), 1900-1925 (il prossimo), 1925-1950 (l’ultimo). Il tutto filtrato attraverso le vicende personali di famiglie di operai agricoli e mezzadri emiliano-romagnoli. Prima di continuare voglio però vedere come sarà accolto il volume iniziale. E’ una fatica notevole, voglio controllare che ne valga la pena.

val2La scelta dei protagonisti e l’attenzione per il risvolto sociale va di pari passo con la storia promossa da Marc Bloch, Lucien Fevbre e dagli storici degli Annales: quella non costruita da re e potentati, ma quella attenta ai processi storici e al raggiungimento di “un lavoro comune con le scienze sociali, dalla geografia alla statistica, dall’economia politica alla psicologia e alla sociologia”, anche alla luce dell’importanza del fattore economico analizzato centralmente, per la prima volta, dalla storiografia marxista. Condividi l’impostazione di quella scuola?

Sì, ma non le sue esagerazioni. Spesso, gli storici che si ispirano agli Annales hanno finito per ignorare quasi del tutto il contesto politico. Invece economia, società e politica sono tutt’uno. Confesso che mi interessa poco una “Storia delle mutande nei secoli”. Non è un titolo inventato, è un saggio di un “annalista” estremo.

Alcuni personaggi sono realmente esistiti. Ci parli di uno di essi?

Potrei citare Gaetano Zirardini. Pittore ravennate, leader del socialismo romagnolo, braccio destro di Andrea Costa. Pur camminando perfettamente bene, girava con un bastone da passeggio. Se ne serviva per menare botte agli avversari politici. Ai primi del ‘900 diventò segretario della Camera del Lavoro di Ferrara, che resse anche nel periodo dello squadrismo. Sotto la sua guida fu firmato il “patto Zirardini”, uno dei più favorevoli ottenuti dai lavoratori dei campi nella storia d’Italia. Cercarono più volte di ucciderlo, lo picchiarono. Persa la partita, morì povero quale era sempre stato.

E ora ci parli di un personaggio totalmente inventato?

Si chiama Canzio Verardi, domina l’ultima parte de “Il Sole dell’Avvenire” (primo volume). Ragazzo taciturno, ribelle per indole e per traumi familiari, socialista per istinto, poco interessato all’ideologia. L’ho amato molto, spero che anche i lettori lo apprezzino.

Ma il sole dell’avvenire… sorgerà?

Mi verrebbe da rispondere con un “no” secco. Però non voglio apparire pessimista. Potrebbe ancora sorgere. Certo non sarà quello in cui speravano i protagonisti del romanzo.

Letteratura e conflitto: intervista a Valerio Evangelisti

Buona Visione e Ascolto e Lettura!

Da: letteraturaeconflitto.wordpress.com/valerio-evangelisti/

 

Nicolas Eymerich contro il rogo di libri

Evento: Sabato 30 aprile, ore 21.00

 VALERIO EVANGELISTI e CARMILLA

NICOLAS EYMERICH CONTRO IL ROGO DEI LIBRI
Lib­ertà d’espressione e nuove inquisizioni

Inter­verrà lo scrit­tore Alessan­dro Bresolin

VICOLO GAMBA, CAFFÈ DEI LIBRI

Vicolo Gamba, 5
36061 — Bas­sano del grappa VI
tel. 0424.227769

info@vicologamba.it

Google Maps Vicolo Gamba, Caffè dei Libri

“Pren­dendo a pretesto la sot­to­scrizione di un appello nel quale si chiedeva al gov­erno francese di non revo­care il diritto d’asilo a Cesare Bat­tisti, la classe diri­gente veneta, legit­ti­mata dal “lib­erale” Luca Zaia, ha chiesto prima la rimozione dalle bib­lioteche pub­bliche, e poi dalle scuole pub­bliche, di TUTTI i libri degli autori fir­matari dell’appello, da Mas­simo Car­lotto a Tiziano Scarpa, pas­sando per Nanni Balestrini, Daniel Pennac, Giuseppe Genna, Gior­gio Agam­ben, Giro­lamo De Michele, Vauro, Lello Voce, Pino Cacucci, Chris­t­ian Raimo, San­drone Dazieri, Loredana Lip­perini, Marco Philopat, Gian­franco Man­fredi, Laura Grimaldi, Anto­nio Moresco, Carla Benedetti, Ste­fano Tassi­nari, Wu Ming, e molti altri. […] è da tempo in atto una cen­sura di fatto nelle bib­lioteche venete, che riguarda autori come Marco Paolini o Roberto Saviano, colpevoli di aver rac­con­tato ver­ità sco­mode sul Veneto, sulla forza polit­ica che lo gov­erna, e sulle relazioni peri­colose tra espo­nenti leghisti e ‘ndrangheta cal­abrese. […] La colpa che acco­muna gli scrit­tori messi all’indice, al di là dei pretesti ide­o­logici, è quella di rac­con­tare la realtà in un momento in cui chi avrebbe il dovere di farlo trova eco­nomi­ca­mente e politi­ca­mente più comodo sparg­ere la melassa del gos­sip, della dis­in­for­mazione, della pro­duzione tele­vi­siva di risse a mezzo risse.
Opponi­amo la nar­razione della realtà ai real­ity show: ecco il nos­tro crimine.”

– Brani tratti dal man­i­festo: “Scrit­tori con­tro il rogo dei libri”, in:www.carmillaonline.com —

Vale­rio Evan­ge­listi:
Vinci­tore del Pre­mio Ura­nia nel 1993 con il romanzo Nico­las Eymerich, inquisi­tore con il quale ha dato il via alla pluripremi­ata saga mon­dado­ri­ana che ha per pro­tag­o­nista l’inquisitore cata­lano. Tradotto in 32 lingue, dalla metà degli anni novanta Evan­ge­listi è stato scrit­tore di punta della nuova nar­ra­tiva ital­iana di genere, con una tem­atiche che spaziano dalla fan­ta­scienza al romanzo storico. Inoltre, tra i fonda­tori della riv­ista Carmilla, è autore di numerosi arti­coli e saggi di carat­tere artis­tico, cul­tur­ale e politico, molti dei quali rac­colti nella trilo­gia Alla Per­ife­ria di Alphav­ille (2000), Sotto gli occhi di tutti (2004), Dis­trug­gere Alphav­ille (2006). Il suo ultimo romanzo, Rex Tremen­dae Maies­ta­tis (2010), narra dell’ultima avven­tura dell’inquisitore Eymerich, che torna a inda­gare mis­te­riosi fenomeni dell’Europa medievale.

 

Vale­rio Evangelisti