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Radio Popolare #1 AMLO in Messico e il Tropicalismo brasiliano

Da giovedì 2 agosto e per tutti i giovedì del mese dalle 14:30 alle 15:30 Avenida Miranda sarà in onda sulle frequenze di Radio Popolare. Un’ora settimanale in cui troveranno spazio contenuti inediti e altri già trasmessi da Radio Città del Capo nei mesi scorsi.
Nella parte di puntata Fabrizio Lorusso ci presenta il Messico di Andrés Manuel Lopez Obrador, neo-presidente eletto, fra accuse di castrochavismo, promesse di progressi sociali e discutibili alleati di coalizione. Nella seconda parte Marco Dalla Stella racconta il tropicalismo brasiliano accompagnato dalle musiche di Caetano Veloso e Gilberto Gil.
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MUÑECAS NEGRAS: bambole nere contro il razzismo e per l’emancipazione femminile in Repubblica Dominicana

di Raúl Zecca Castel da QCodeMagazine

“Mi piace realizzare queste bambole perché mi assomigliano: sono nere, ricce e anche un po’ in carne, proprio come me! Mi fa anche riflettere su quello che sono davvero, mi fa pensare che non è giusto costringere le bambine a giocare con bambole in cui non possono identificarsi, perché le bambole che vendono in giro sono sempre bianche, magre e con i capelli biondi…ma qui non ci sono persone così!”
Queste parole di Bileysi, una giovane dominicana di origini haitiane, riassumono alla perfezione lo spirito di un nuovo progetto popolare nato da poco in Repubblica Dominicana e che ha l’obiettivo di stimolare la presa di coscienza delle donne dei bateyes, piccole comunità rurali disperse tra le piantagioni di canna da zucchero che ricoprono l’interno del paese.
Promosso da Ana María Belique ed Elena Lorac, fondatrici del movimiento Reconoci.do, un collettivo giovanile che lotta contro le discriminazioni razziali e a favore del riconoscimento dell’identità afrodiscendente in Repubblica Dominicana, il progetto Muñecas negras propone laboratori settimanali dove le partecipanti non solo imparano a confezionare splendide bambole di stoffa ma, soprattutto, dove hanno l’opportunità di confrontarsi criticamente su questioni che toccano direttamente le loro vite, come la violenza di genere e, appunto, il razzismo.
La maggior parte delle donne che vi partecipano, infatti, sono giovani afrodiscendenti, figlie di immigrati haitiani sottopagati nelle piantagioni di canna da zucchero, dove lavorano da tempo immemore in condizioni di quasi schiavitù. Sono donne che per il fatto di vivere in luoghi isolati, di essere nere, povere e, infine, per il fatto stesso di essere donne, non hanno la possibilità di inserirsi nel mercato del lavoro e sono vittime di continue discriminazioni e violenze.
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La lotta Mapuche nell’insurrezione cilena – Intervista a Rubén Collío

Gianpaolo Contestabile. e Susanna De Guio da DesdeAbajo
Sono passati più di quaranta giorni consecutivi di proteste in Cile, e la mobilitazione non accenna a scemare. Iniziata con il reclamo degli studenti per l’ennesimo aumento del biglietto della metro a Santiago, dal 18 ottobre si è estesa a tutto il territorio nazionale, moltiplicando le rivendicazioni e portando in piazza ampi settori della società.

Fin dall’inizio delle proteste, in tutte le manifestazioni sventolano numerose le bandiere del popolo nazione mapuche; sui muri le invettive contro la polizia e i politici si mescolano alle frasi in mapudungun [lingua mapuche].
Allo stesso tempo, fin dai primi giorni di mobilitazione, da diversi punti del Wallmapu – il territorio mapuche, che si estende verso sud tra Argentina e Cile – sono partiti messaggi di solidarietà alle proteste del popolo cileno.
Che cosa significa per il popolo mapuche la rivolta cilena dell’ultimo mese l’abbiamo chiesto a Rubén Collío, rappresentante della comunità mapuche di Tranguil e compagno di Macarena Valdés, attivista mapuche uccisa nel 2016 nella lotta contro l’installazione di una centrale idroelettrica sul fiume Tranguil.
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Sciopero nazionale in Colombia, cresce la tensione tra governo e società civile
di Gianpaolo Contestabile e Susanna De Guio
Oggi in Colombia va in scena uno sciopero nazionale indetto da più di 50 sigle sindacali e a cui hanno aderito organizzazioni studentesche, indigene, amabientaliste, femministe e LGBTQ di tutto il Paese. Nei giorni scorsi la tensione è salita alle stelle a causa soprattutto delle procedure preventive promosse dal governo di Ivan Duque. Sono stati concessi poteri eccezionali a governatori e sindaci, i quali potranno applicare un coprifuoco nelle loro rispettive giurisdizioni. Il Ministero degli Esteri ha annunciato la chiusura delle frontiere dalla mezzanotte di martedì scorso fino alle cinque del mattino di oggi. Da lunedì l’esercito è mobilitato con un grado di allerta massimo. Nella capitale i soldati accompagnano le pattuglie della polizia. -
“Contro il fascismo un parlamento delle donne da Cochabamba a Santa Cruz” – Intervista a María Galindo

di Andrea Cegna e Gianpaolo Contestabile da il Manifesto
La crisi politica boliviana non si placa. L’autoproclamato governo di Janine Añez mostra con forza il progetto golpista: invece che un governo di scopo è immediatamente diventato un governo politico e ha dato libertà d’azione all’esercito nelle strade.
Le proteste contro questo governo non si placano. In piazza non ci sono solo i simpatizzanti del Mas e di Evo Morales, ma un insieme di forze sindacali e sociali che rifiutano l’attuale esecutivo ma considerano il governo Morales responsabile di errori e tradimenti. Tra questi il movimento femminista, che ha risposto alla militarizzazione e alla violenza chiamando e organizzando il «parlamento delle donne indigene». La sua fondatrice è María Galindo.

Ha paura per il possibile futuro della Bolivia?
Certo che ho paura. Ho paura perché vivo in Bolivia e perché lotto. Quella boliviana è di per sé una società molto complessa e il processo di fascistizzazione che stiamo vivendo usa l’omofobia, il razzismo e la misoginia come strumenti. Noi siamo donne molto attive e molto in vista, nello specifico io sono stata minacciata molte volte così come diverse volte sono stata bersaglio dell’odio. Il processo di fascistizzazione è molto grave sia a livello personale che a livello sociale.


di Gabriel Salazar Vergara da 
].
Ante esta situación, el Colectivo Oaxaqueño en Defensa del Territorio, alertamos al Instituto Electoral de Participación Ciudadana de Oaxaca (IEEPCO) y la Dirección de Sistemas Normativos Internos, para que intervengan de manera inmediata e imparcial para evitar que se agraven la situación de violencia como ha ocurrido en ocasiones anteriores, así como la intervención urgente de e inmediata de la Defensoría de Derechos Humanos del Pueblo de Oaxaca, para garantizar la seguridad de personas de la comunidad y a las y los Defensores de Derechos Humanos integrantes de la COPUVO.
Per capire cosa sta succedendo in questo momento in Bolivia, è fondamentale comprendere il processo di crescente disgregazione e lo svilimento che, durante i governi di Morales, hanno subìto i cosiddetti movimenti sociali – che sono stati inizialmente la base elettorale del Presidente – per mano di una sinistra che si è posta come unica alternativa e non ha lasciato spazio all’autonomia.
Foro: “Hasta encontrarles”. Reflexiones sobre la crisis de violencia y la desaparición de personas en Guanajuato