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L’esperienza transessuale ci ricorda che i generi sono complesse finzioni sociali

di Simone Scaffidi da L’indiscreto
«Io non ho scelto fra maschio e femmina. Ho scelto se campare». Paola è in transizione di genere e con un tono della voce allo stesso tempo dolce e feroce racconta perché. «Ho vissuto identificata come maschio quasi tutta la vita, pur non sentendomi così. Non mi riconosco maschio ma non mi sento di dire che non ci sia una componente maschile in me. E non mi sento una donna. Mi sento una trans». Decidere di cambiare genere richiede un percorso personale complesso: «ero chiusa in questo mondo clandestino in cui non potevo sperimentare tutta una parte forte della mia vita all’aria aperta, a contatto con le persone. Fai questa recita che dura tantissimo e ti chiedi a beneficio di chi la fai». Per porre fine a questa recita Paola sa che non basterà ripensare le relazioni e gli spazi che attraversa – ha quarant’anni, una compagna e una figlia – ma che dovrà anche affrontare un percorso legale obbligato. (altro…)
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Il reguetón visto da una prospettiva di genere: el perreo hasta abajo, el feminismo hacia arriba

di Stephanie Demirdjian da La Diaria
Il motivo della sua esplosione, le critiche ai testi machisti e il risveglio del reguetón femminista
Nell’ottobre del 2016 il cantante colombiano Maluma ha pubblicato la canzone “4 babys”, dove racconta del legame con quattro donne e descrive in maniera piuttosto esplicita quello che voleva fare – e che fa – insieme a loro in camera da letto: “Estoy enamorado de cuatro babies / siempre me dan lo que quiero / chingan cuando yo les digo / ninguna me pone pero”. “Sono innamorato di quattro ragazze / mi danno sempre quello che voglio / mi scopano quando glielo dico / e nessuna fa mai obiezione”.
La canzone è diventata rapidamente una delle più ascoltate dell’anno. D’altra parte, ha generato una reazione massiva di ripudio da parte di attiviste femministe, accademiche, giornaliste e utenti delle reti sociali; che la consideravano una canzone dal contenuto machista che promuove la violenza di genere, oggettivando la donna e alludendo a relazioni sessuali non consenzienti. Il rifiuto è stato tale che è stata lanciata una petizione sulla piattaforma online Change.org per chiedere che il video venisse ritirato da YouTube. L’iniziativa ha raccolto circa 92.700 firme. (altro…)
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Bolivia: anatomia di un colpo di Stato


Da Euronomade
La Bolivia è sprofondata in una crisi devastante lo scorso 20 ottobre, data delle elezioni presidenziali e legislative. Si è chiuso così il periodo di maggior stabilità politica della sua intera storia indipendente; le mobilitazioni e proteste in tutto il paese mostrano uno scenario ancora aperto che ha portato, il 10 novembre, alle dimissioni e del presidente Evo Morales e del vice-presidente Álvaro García Linera, e al loro esilio in Messico. Immediatamente, due narrative opposte si sono affermate per leggere gli eventi, tanto in Bolivia come a livello internazionale: da un lato, la sinistra, legata al “primo presidente indio” Morales, o riconducibile ai suoi alleati internazionali (di sinistra o meno, dal Messico al presidente in pectore argentino Alberto Fernández, dalla Cina alla Russia), ha affermato che si sia trattato di un classico golpe de Estado, che ha fatto fuori un presidente legittimo e legalmente rieletto e che è stato orchestrato dal Dipartimento di Stato americano, dalla CIA e dall’oligarchia boliviana. Dall’altra, la destra, tanto interna come internazionale (da Trump a Bolsonaro, e con la complicità dei “sinceri democratici” dell’Unione Europea e del partito democratico americano, con l’eccezione di Bernie Sanders), hanno sostenuto che si sia trattato della rimozione legittima di un “dittatore” che aveva falsato le ultime elezioni per farsi rieleggere.
In realtà, ciò che ha reso più complicato questo tipo di polarizzazione è stato l’emergere, nella sinistra libertaria e di matrice autonomista, di uno spettro di posizioni critiche allo stesso tempo tanto del governo di Evo come delle pulsioni classiste, misogine e coloniali emerse all’interno del movimento di protesta contro di lui. È all’interno di questo ambito che si vuole porre questo articolo, anche se con la consapevolezza che tali espressioni critiche non debbano arrivare a legittimare, come invece sembra che in certi casi facciano, letture negazioniste o tiepide sul colpo di Stato che si sta consumando in Bolivia e che, come ogni espressione di fascismo, è da respingere con forza. Pensiamo invece, piuttosto, che solo una lettura critica e autocritica del cosiddetto “processo di cambiamento” avvenuto sotto il MAS possa rivelarsi utile a una prospettiva realmente anti-imperialista.
Un’elezione illegittima
Le elezioni del 20 ottobre sono avvenute in un contesto particolarmente torbido. La quarta rielezione di Evo Morales, difatti, nasce in una realtà di palese incostituzionalità, visto che la stessa costituzione promulgata nel 2009, durante il primo mandato di Morales, stabilisce che l’elezione presidenziale di una stessa persona è estendibile al massimo per due mandati. Già nell’ottobre del 2014, Evo era stato eletto per la terza volta, ma lo aveva fatto con la giustificazione che il suo primo mandato (2006-9) era stato realizzato sotto la costituzione precedente. Tuttavia, l’incapacità cronica dei populismi latinoamericani di prescindere dalla figura del leader carismatico (il caudillo) aveva imposto, nei calcoli del partito Movimiento Al Socialismo (MAS), la necessità di garantire a Morales di poter essere rieletto a tempo indefinito. Fu così che, il 21 febbraio 2016, si tenne un referendum costituzionale per garantire proprio questa possibilità, nel quale tuttavia Morales venne sconfitto, per la prima volta dalla sua elezione nel 2005, anche se per strettissima misura. Invece di seguire l’esempio del venezuelano Hugo Chávez, che dopo una sconfitta nel referendum costituzionale del 2006 era riuscito a imporre la rielezione in un nuovo referendum nel 2009, Evo ha preferito affidarsi a un ricorso legale alla Corte Suprema, che nel 2018 gli ha garantito, in maniera sorprendente, il “diritto umano” a essere rieletto indefinitamente, violando così in modo clamoroso l’esito referendario.
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Desesperación, dolor, miedo, impotencia: las emociones de familiares de los 43

di Caterina Morbiato da El Sur
A los cinco años y un mes de la desaparición de los 43 estudiantes de la Escuela Normal Rural Raúl Isidro Burgos de Ayotzinapa, las preguntas sobre lo que pasó aquella noche del 26 de septiembre de 2014 en Iguala se acumulan junto con experiencias que es preciso recordar también: las de los familiares de los normalistas, que se han visto obligados a hacer frente a lo que nadie debería de estar preparado a encarar: la incertidumbre que genera desconocer el paradero de un ser querido.

“En estos años se han generado cambios: en el camino de lucha por la justicia, las mamás y papás de los muchachos han conocido a otros familiares, otros colectivos y han entendido la dimensión, hasta donde ésta se puede entender, de la desaparición forzada”, dice Ximena Antillón, psicóloga integrante del Programa de Derechos Humanos y Lucha contra la Impunidad del Centro de Análisis e Investigación Fundar, en entrevista con El Sur.
“Ellos –continúa– han aprendido cómo, desgraciadamente, hay miles de personas desaparecidas en el país que enfrentan no sólo la desaparición, sino la impunidad: este mecanismo que usa el Estado para culpabilizar, para no buscar, para dilatar las investigaciones”.
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La caduta di Morales

di Atawallpa Oviedo Freire da ChakanaNewstraduzione di Alice Fanti
Sono arrivato a La Paz due giorni dopo le elezioni del 20 ottobre e si diceva che Evo le avesse vinte con poco margine, distaccando di poco più del 10% il suo immediato inseguitore, Carlos Mesa. Tuttavia, l’opposizione affermava che ci fossero stati brogli e non riconosceva i risultati, motivo per cui esigeva una seconda tornata elettorale tra Evo e Mesa. L’opposizione a Evo è molto variegata, va dall’estrema destra, con i più ricchi della Bolivia, alle classi medie che in proporzione sono la maggioranza, fino ai più radicali: alcuni gruppi di sinistra, qualche sindacato, alcune organizzazioni sociali, i nazionalisti indigeni e una serie di gruppi che pensano che Evo li abbia traditi e che lo ritengono di destra. Ovviamente, questi ultimi gruppi radicali sono anche contro Mesa e la destra tutta, ma, ironia della sorte, saranno tra i principali artefici della caduta di Evo, da cui trarrà vantaggio proprio la destra. (altro…)
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Desigualdad, poderes fácticos y movimientos de familiares de desaparecidos en México. El caso de Iguala – Fabrizio Lorusso y David Martínez Mendizabal (capítulo de libro)

[Artículo académico en español de: Lorusso, F. y Martínez M. D. (2019). “Desigualdad, poderes fácticos y movimientos de familiares de desaparecidos en México. El caso de Iguala”, en Calva, J.L. (coord.), Trampas de desigualdad y cambios de régimen, vol. 16 de la colección México 2018-2024. Nueva estrategia de desarrollo, México: Consejo Nacional de Universitarios por una Nueva Estrategia de Desarrollo-Juan Pablos Ed. ISBN 978-607-711-503-8 (ISBN de la colección entera: 9786077114741)]Introducción
La categoría de los poderes fácticos se refiere a las facultades de algunos actores sociales en el ámbito de lo público que no están explícitamente reguladas en la ley y, según el Diccionario de la Real Academia Española, es un tipo de poder “que se ejerce en la sociedad al margen de las instituciones legales, en virtud de la capacidad de presión o autoridad que se posee; p. ej., la banca, la Iglesia, la prensa”. Se trata, entonces de poderes informales, derivados de las relaciones sociales, ejercidos de facto al margen de la ley para la defensa de un conjunto definido de intereses, de manera legal pero también ilegal, por individuos o agrupaciones como por ejemplo los patronatos, un grupo castrense o paramilitar, los movimientos sociales y las ONG, las empresas transnacionales, las bandas del crimen organizado, las televisoras, entre otros. La presencia de los poderes fácticos, el tipo y la fuerza de sus actividades e influencias inciden profundamente en la calidad de la democracia y depende del grado de resistencia y solidez institucional del Estado (Aceves, 2013, p. 271). En México, los modernos caudillos regionales, el ejército, el clero, los latifundistas, los empresarios nacionales y extranjeros constituyen “poderes reales”, en la definición que le dio Pablo González Casanova (1971, pp. 45-46), y a estos cabe agregar hoy las televisoras o, más en general, los consorcios mediáticos y los cárteles del narcotráfico. En un contexto de graves desigualdades y pobreza, determinado por un modelo de desarrollo excluyente, la relación entre los poderes fácticos, sobre todo los del narcotráfico, y las instituciones del Estado se ha vuelto perversa, ya que se ha pasado de la captura del Estado y la negociación a la colusión o compenetración entre la delincuencia organizada y una parte de los poderes públicos. El presente artículo es un acercamiento a la relación entre la desigualdad en México y la emergencia de poderes fácticos ilícitos que capturan al Estado y los sectores sociales más vulnerables los cuales, sin embargo, han logrado posicionarse como actores relevantes en la arena política gracias a su capacidad de respuesta y organización ante la escalada de violencia y violaciones a los derechos humanos en el país, a raíz de la llamada guerra al narcotráfico empezada en 2007. El caso de los colectivos de familiares de desaparecidos es representativo, ya que, gracias a la construcción de diferentes movimientos sociales y a una coyuntura particular, determinada por el caso de los 43 estudiantes desaparecidos de Ayotzinapa y el dramático aumento de las desapariciones durante el gobierno de Enrique Peña Nieto, han sabido colocar sus demandas en la agenda gubernamental y crear un movimiento nacional importante. El texto se divide en tres partes: la primera analiza la desigualdad y la exclusión como parte de un modelo socioeconómico y como caldo de cultivo para la erosión del tejido social y la emergencia de poderes fácticos como el narcotráfico; la segunda arranca de este diagnóstico y ahonda en la problemática de la desaparición forzada y por particulares, en las respuestas de la sociedad frente a este crimen y en el debate sobre la nueva Ley General en Materia de Desaparición; la tercera parte se basa en un trabajo de campo con entrevistas en profundidad en la ciudad de Iguala, realizado en 2017, aborda las principales condiciones y los mecanismos que, después de los hechos violentos del 26-27 de septiembre, influyeron en la realización de búsquedas ciudadanas de los desaparecidos, en la formación de la estructura, las primeras actividades y el imaginario del comité de familiares de Los otros desaparecidos de Iguala.
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In Bolivia «solo con un massacro potranno trionfare le destre». Intervista a Ramiro Saravia


Centro Sociale ‘La Tinkuna’ – Foto di Gianpa L. di Gianpaolo Contestabile e Andrea Cegna da IlManifesto
Ramiro Saravia vive a Cochabamba e coordina le attività della rete La Tinku che si occupa di organizzare attività culturali e sociali in città e creare coscienza rispetto alle organizzazioni e le pratiche delle comunità indigene. Della rete fa parte l’unico centro sociale occupato della Bolivia, La Tinkuna. La Tinku, organizzazione nata nel 1998, oltre a organizzare proiezioni, dibattiti e un’università popolare, ha anche partecipato alle lotte sociali più radicali come la Guerra dell’acqua, la Guerra della coca e la Guerra del gas.
Ramiro è stato a fianco di Evo Morales sulle barricate nel 2000 e con lui ha viaggiato in diversi centri sociali italiani ed europei. Nonostante la sua vicinanza all’ex-presidente boliviano, ha mantenuto uno spirito critico rispetto alle sue scelte. Ma non ha mai smesso di appoggiarlo: la campagna per il refenderum del 2016, che non vedeva di buon occhio, ha cercato di sfruttarla per promuovere la formazione politica dei più giovani e rimarcando la necessità di compiere le promesse articolate nella costituzione dello stato pluri-nazionale e comunitario boliviano.
Oggi proprio quei limiti del governo che non sono stati affrontati e quelle scelte poco lungimiranti hanno indebolito l’appoggio delle basi al governo “massista”, le destre stanno cercando di approfittare degli errori di Morales per imporre il loro potere economico, politico e militare.Che clima si respira a Cochabamba in questi giorni?
La situazione è ancora molto tesa. Nonostante i blocchi stradali organizzati dalla destra che hanno immobilizzato la città negli scorsi 15 giorni non ci siano più, i sindacati dei campesinos del Tropico (Csutcb) hanno annunciato una manifestazione e blocchi in tutto il paese. Ora la questione più importante è la manifestazione di giovedì (ieri, troppo tardi per noi a causa del fuso, ndr) che ha come obiettivo quello di rifiutare il colpo di stato civico, poliziesco e militare.
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Pronunciamiento: Guanajuato aprobará Ley de #Víctimas y Ley #Desaparición Forzada sin consultar a las víctimas #SinLasFamiliasNo #Gto

[En seguida, el comunicado y pronunciamiento de 80 organizaciones y colectivos de México y de más de 300 personas con el fin de que la voz de familiares y sociedad civil sea tenida debidamente en cuenta en la elaboración de las Leyes de víctimas y de desaparición del estado de Guanajuato]El estado de Guanajuato atraviesa su peor crisis de impunidad y graves violaciones a derechos humanos y en lugar de reconocerla y actuar en consecuencia, la autoridad es omisa. La violencia e impunidad que atraviesa el estado requiere de acciones urgentes y soluciones estructurales que tomen en cuenta a víctimas y sociedad civil organizada. A casi dos años de la promulgación de la Ley General de Desaparición Forzada de Personas, el Congreso del estado de Guanajuato discute las iniciativas de Ley que se presentaron en la materia sin escuchar a las víctimas y con un sentido urgencia irresponsable, por dictaminar antes de que termine el periodo ordinario. cumpliendo con sus propios intereses, pero no las demandas de quienes buscan a sus familiares y justicia, abandonadas por el Estado.




