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#AvenidaMiranda Puntata 9: #Cile, 11 Settembre 1973. Intervista con Eduardo “Mono” Carrasco


Questo giovedì la puntata di Avenida Miranda è dedicata al ricordo dell’11 settembre 1973.
Dai microfoni di Radio Città del Capo di Bologna, Raúl Zecca Castel intervista un protagonista assoluto della storia artistica e politica cilena: Eduardo “Mono” Carrasco. Fondatore della Brigada Ramona Parra, il più importante gruppo muralista del Cile, e rappresentante in Italia degli Inti Illimani, “Mono” ci accompagna lungo il ricordo di quella tragica giornata che avrebbe segnato di sangue e terrore i successivi 16 anni di storia cilena.
Esiliato in Italia dal 1974, “Mono” continua ad essere un instancabile portavoce della cultura e della tradizione cilena, tenendo viva la memoria storica del suo paese natale attraverso l’arte pittorica, la musica e la scrittura. Per tutto ciò, nel 2004, l’ambasciata del Cile a Roma gli ha conferito la Medaglia Pablo Neruda.
Qui il podcast della trasmissione.
Qui il sito web personale di Eduardo “Mono” Carrasco
“Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net. Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.
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Cinque poesie di Ghayath Almadhoun

di Ghayath Almadhoun [a cura di Sana Darghmouni con revisione di Pina Piccolo da Carmilla] Ghayat Almadhoun è un poeta di origine palestinese. E’ nato a Damasco nel 1979 (nel campo profughi di Yarmuk), ma dal 2008 vive a Stoccolma. Ha pubblicato quattro raccolte poetiche tra cui “Non posso essere presente” da cui sono state tratte e tradotte le seguenti poesie.Donne
Voi, donne, che avete pigiato l’uva dall’inizio della storia
Voi, donne, che siete state incatenate dalle cinture di castità in Europa
Voi, streghe che siete state messe al rogo nel Medioevo
Voi, scrittrici del diciannovesimo secolo che avete scritto sotto pseudonimo maschile per essere pubblicate
Voi, che avete raccolto il tè a Ceylon
Voi, donne di Berlino che l’avete ricostruita dopo la guerra
Voi, che coltivate il cotone in Egitto
Voi, algerine che avete ricoperto di escrementi i vostri corpi per non essere violentate dai soldati francesi
Voi, che a Cuba arrotolate i sigari
Voi, donne ribelli dei diamanti neri in Liberia
Voi, danzatrici di Samba in Brasile
Voi, il cui volto è stato deturpato in Afghanistan
Mamma
Mi dispiace (altro…)
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#AvenidaMiranda Puntata 8: #Chevron Tóxico, l’Amazzonia chiede giustizia

“La più importante battaglia ambientalista della storia”. Cosí é stata definito il confronto tra le popolazioni indigene ecuadoriane e la corporazione petrolífera Chevron per il risarcimento multi-miliardario dei danni provocati dall’impresa alla foresta amazzonica tra gli anni Sessanta e Novanta del Novecento. In questa puntata (7 settembre), la prima registrata e curata a Quito da Marco Dalla Stella (collaboratore del blog lamericalatina.net), interviene Silvia Fumagalli, attivista dell’Unione Vittime di Texaco. Fra le altre cose, si parla degli importanti sviluppi recenti del caso, con il tentativo di spostamento della battaglia legale nei tribunali di Argentina, Brasile e Canada e dei simultanei, gravissimi episodi di corruzione con cui la compagnia tenta di delegittimare e frammentare il movimento ambientalista ecuadoriano. Ascolta il podcast qui. “Avenida Miranda, immaginari e storie dai Sud del mondo” è una trasmissione a cura del blog l’America Latina.Net. Va in onda ogni giovedì dalle 12 alle 12.30 su Radio Città del Capo. La potete ascoltare via etere a Bologna e dintorni sui 94.7 Mhz e 96.25 Mhz FM, e anche via web dal sito http://www.radiocittadelcapo.it e su smartphone sintonizzandosi sul canale di Radio Città del Capo attraverso l’applicazione TuneIn.
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Messico, il sisma più forte da un secolo a questa parte

[Articolo riprodotto dal quotidiano Il Manifesto del 9 settembre 2017 – Fabrizio Lorusso] I video dell’Angelo dell’Indipendenza, monumento simbolo di Città del Messico formato da una colonna di 100 metri e una statua d’oro della Vittoria Alata, sbattuto a destra e sinistra come piuma al vento, sono diventati virali nella notte del 7 settembre (il mattino dell’8 in Italia), poco dopo il terremoto di 8,2 gradi Richter che alle 23:49 ha colpito il centro e il sud del paese.IL SERVIZIO SISMOLOGICO Nazionale ha indicato come epicentro la località di Pijijiapan, tra la spiaggia di Boca del Cielo e la città di Tapachula, frontiera col Guatemala, a una profondità di 58 km. Il sisma, prodotto dallo scontro tra la placca Cocos e quella caraibica, è stato sentito da oltre 50 milioni di messicani per circa un minuto e mezzo, ma la scossa è stata avvertita anche in Guatemala e El Salvador. Le repliche sono state più di sessanta, la maggiore di 6,1 gradi. (altro…)
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Lamento bolivariano. 5 settimane di couchsurfing nel Venezuela colpito dalla Crisi
[di Gianpaolo Contestabile da Carmilla – Pagina fb LINK e Instagram] 1. Pacaraima – Ciudad Guayana
Questo articolo è il resoconto di un viaggio che risale ormai a più di un anno fa. All’epoca vivevo in Argentina. Mi ero trasferito perché, stufo del pessimismo europeo, ero affascinato dai racconti che descrivevano l’America Latina come un continente in fermento, politicamente proiettato verso sinistra. L’ironia del destino ha voluto che dopo appena sei mesi passati nella capitale argentina mi sia toccato assistere, dal balcone dell’ostello in cui lavoravo, all’investitura del neo-eletto presidente della nazione Mauricio Macri. Pochi giorni dopo partii zaino in spalla verso nord. Era stata una sconfitta storica per il ‘peronismo’ e una vittoria inaspettata per la nuova destra argentina, una destra feroce e rampante guidata da un imprenditore miliardario. Mentre attraversavo la Bolivia si respirava aria di referendum, di lì a poco Evo Morales avrebbe incassato la sua prima sconfitta elettorale. Poi è venuto il turno del Brasile. Mentre risalivo il Rio Negro per arrivare a Manhaus, alla radio e alla televisione si parlava solo di due cose, l’allarme Zika e gli scandali giudiziari che stavano mettendo in ginocchio il governo Rousseff. Quando sono arrivato a Pacaraima, città brasiliana di frontiera, erano passate già diverse settimane dalla prima sconfitta elettorale del chavismo, grazie alla quale l’opposizione aveva ottenuto 99 seggi su 167 all’assemblea nazionale venezuelana. Chiunque abbia parlato con quelli che si autodefiniscono ‘esuli’ venezuelani sa bene che i loro racconti sono farciti di dettagli cruenti sul clima repressivo del loro paese, sull’emergenza alimentare, sulla guerra civile alle porte e sulla criminalità dilagante. (altro…)
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Santa Muerte Virale

[Di Fabrizio Lorusso. Questo articolo è uscito sul quotidiano Il Manifesto (cartaceo) del 21 agosto 2017 e su Carmilla oggi. In portoghese, tradotto, lo trovi qui. Le foto sono di F. L. e sono state scattate a Tultitlán, nell’hinterland della capitale messicana, presso il santuario di Enriqueta Vargas, madre del defunto Comandante Pantera o Jonathan Legaria Vargas, alias Padrino Endoque. Solo fa eccezione la foto della custode del culto nel quartiere di Tepito, Enriqueta Romero]Negli ultimi cinque anni José Ramírez ha fatto il fattorino, il cameriere e il venditore porta a porta. Ha anche lavorato come muratore indocumentado a Los Angeles. Di ritorno in Messico ha provato a cercare lavoro ovunque, ma le porte restavano chiuse. Il Guanajuato, suo stato natale, è quello a maggior tasso d’emigrazione del Paese. José mi racconta la sua storia in un parcheggio del centro storico di León, capitale economica della regione, a 400 km da Città del Messico. Al collo porta un amuleto che raffigura la morte con un saio indosso, la falce in una mano e il mondo nell’altra. (altro…)
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Libri: Storia di una indocumentata. Attraversamento del deserto di Sonora-Arizona di @Ed_Arcoiris @ilkaolivacorado

Segnaliamo volentieri una nuova uscita della casa editrice salernitana Arcoiris: Storia di una indocumentata. Attraversamento del deserto di Sonora-Arizona della scrittrice guatemalteca Ilka Oliva Corado. Arcoiris è senza dubbio una delle migliori amiche dell’America Latina in Italia, non tanto e non solo di questo blog, che si chiama appunto l’America Latina, quanto della regione latinoamericana in generale, della sua cultura e letteratura. Arcoiris, coraggiosamente, traduce titoli interessantissimi, anche di autori poco noti, e promuove la pubblicazione di testi letterari e di saggi giornalistici e accademici sul Latinoamerica. E infatti anche due autori di questo blog hanno pubblicato con Arcoiris (Raul Zecca Castel, Come schiavi in libertà, e Fabrizio Lorusso, Messico invisibile). Storia di una indocumentata è il racconto crudo, reale, disarmante dell’attraversamento della frontiera tra Messico e Stati Uniti affrontato dalla sua autrice Ilka Oliva Corado, indocumentata tra migliaia di indocumentati che ogni giorno tentano l’impresa. (altro…) -
Migrantes: la Solución Final de Italia

[De Desinformémonos y Zona Franca] El Ministro de Asuntos Interiores, Marco Minniti, como miembro del gobierno Gentiloni, apoyado por una mayoría parlamentaria de centro-derecha-izquierda, o sea, de una mezcla híbrida y conservadora a la vez entre el Partido Democrático y NCD (Nuevo Centro Derecha), está subiendo posiciones en la arena política a costa de los migrantes y de los derechos humanos. Su peculiar “gestión de los flujos migratorios” ha sido elogiada y aprobada por varios otros líderes europeos, como por ejemplo el trío Merkel, Macron, Rajoy. Al menos éste último debería, en cambio, preocuparse. En efecto la “solución” italiana a la mal llamada e inexistente “crisis de los migrantes” en la península itálica se parece, como ha escrito Alessandra Daniele en el web-zine italiano Carmilla, a una Solución Final al estilo nazi y tiene un carácter racial, más que religioso, pues las personas que esperan emigrar hacia Europa no son nada más musulmanes, sino que hay también cristianos, por ejemplo. (altro…) -
The High Castle (Fortaleza Europa)* @Desinformemonos @CarmillaOnLine

[Por Alessandra Daniele – De Carmilla Zona Franca y Desinformémonos] Todos nos hemos preguntado eso: si nos hubiéramos encontrado en la Italia fascista, en la Alemania nazista, y hubiéramos descubierto que nuestro país se estaba haciendo responsable de un exterminio masivo, ¿qué hubiéramos hecho? La pregunta ya no es hipotética. Italia es directamente responsable de los campos de concentración líbicos en los cuales acaban por ser masacrados los migrantes a los que se les impide alcanzar las costas italianas. Campos de concentración no es una definición genérica, está documentada: hambre, sed, torturas, violaciones, las condiciones de jauría son concebidas a propósito para segar a los más débiles y transformar a los supérstites en esclavos. El gobierno italiano paga a las milicias líbicas para esta tarea, que define como “parar los desembarques”. Esta es la Solución Final que nuestro gobierno eligió para la así llamada “emergencia migración”, es decir unos miles de desesperados que llegaban a un país de 60 millones de habitantes y que la élite ha utilizado eficazmente como chivo expiatorio hacia el cual dirigir la rabia popular, exactamente como hicieron los nazifascistas con los judíos.
La discriminación es esencialmente racial. No todos los prisioneros en Libia son musulmanes, al contrario muchos, como por ejemplo los eritreos, son cristianos. Alguien debería avisar a Papa Francisco que Italia está participando activamente en la persecución de los cristianos. Con el gobierno Gentiloni. La pregunta ya no es académica. ¿Cuál es nuestra respuesta? ¿Qué estamos haciendo? ¿Cómo vamos a contestar a los sobrevivientes que nos preguntarán acerca de ello? ¿Qué hemos hecho mientras nuestro gobierno se ofrecía como complaciente verdugo de la Fortaleza Europa? No podemos esperar de arreglárnosla con la mentira de “No sabíamos”, no en la era del web, de los Smartphone y de los canales All News. Quizás esperamos que nadie jamás nos lo pregunte. Que no haya sobrevivientes. Que las guerras, las carestías, las pandemias, los revolvimientos climáticos que hemos causado en el Tercer Mundo nos den una mano a vaciarlo. Que esta vez los nazifascistas ganen la guerra, y vuelvan a escribir la historia. Pero el desierto seguirá avanzando. La guerra seguirá expandiéndose. La Fortaleza Europa levantará definitivamente el puente levadizo y nos dejará fuera. Y entonces vendrán por nosotros. (de carmillaonline.com – Traducción de Fabrizio Lorusso)*The Man in The High Castle (“La svastica sul sole” en italiano y “El hombre en el castillo” en español es el título de una novel ucrónica de Philip K. Dick de 1962 que se desarrolla en un mundo alternativo en que las fuerzas del Eje (Alemani, Italia, Japón y sus aliados) han derrotado a los Aliados en la II Guerra Mundial.
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En @ZonaFrancaMX hablamos de #Migración #Italia, #SantiagoMaldonado y #CoreaDelNorte @realDonaldTrump
Fabrizio Lorusso habla con el periodista Arnoldo Cuéllar, director de Zona Franca, de temas internacionales en Revista de la 1: Corea del Norte y Estados Unidos; luego se da lectura a un texto (“The High Castel“, inspirado en la novela de Philip K. Dick de 1962 en que se imagina un mundo en que los nazis ganaron la II Guerra Mundial) de la escritora Alessandra Daniele que salió en CarmillaOnLine en italiano y habla de la falsa “crisis migratoria” en Italia y en una Europa cada vez más encerrada y ensimismada; se lee también una parte del texto de Raúl Zecca Castel “Señores Benetton, ¿dónde está Santiago Maldonado?” que bien conecta la desaparición forzada del militante argentino el 1 de agosto pasado con la lucha de lo mapuches en la Patagonia y la posesión (despojo) de tierras por parte de la compañía italiana Benetton.