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  • #Veracruz Tomba dei #Giornalisti: @radiopopmilano parliamo di #Messico e omicidio #AnabelFlores

    #Veracruz Tomba dei #Giornalisti: @radiopopmilano parliamo di #Messico e omicidio #AnabelFlores

    Giornalisti uccisi Veracruz

    A questo link, dal minuto 12 al minuto 18, parlo a Esteri (Radio Poplare) con Chawki Senouci di Anabel Flores Salazar, l’ennesima giornalista messicana uccisa il 9 febbraio nello stato di Veracruz. A questo link un mio articolo (riprodotto anche di seguito) sul caso e sulla situazione dei giornalisti in Messico da Huffington Post Italia. [F.L.]

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    Anabel Flores Salazar aveva trentadue anni e faceva la giornalista nello stato messicano di Veracruz. Da quindici giorni era diventata mamma per la seconda volta, ma ora i suoi due bambini sono orfani. (altro…)

  • Una Vampira s’aggira per l’Europa @CarmillaOnLine al Caffè Letterario Primo Piano di #Brescia

    Una Vampira s’aggira per l’Europa @CarmillaOnLine al Caffè Letterario Primo Piano di #Brescia

    Manifesto Carmilla Brescia 27 feb 2016

     

     

  • Su #Radio @cittadelcapo @liberaradio Arresto #ChapoGuzman, nuovo capitolo della #NarcoGuerra

    Su #Radio @cittadelcapo @liberaradio Arresto #ChapoGuzman, nuovo capitolo della #NarcoGuerra

    [Audio dell’intervista di Federico Lacche per Libera Radio – Radio Città del Capo a Fabrizio Lorusso – Trasmessa il 13 gennaio 2016 – Qui link originale]

    chapo1A sei mesi dalla sua rocambolesca evasione dal carcere, è stato ricatturato il latitante Joaquín Guzman Loera, meglio noto come el Chapo, il re del narcotraffico messicano. Capo del cartello di Sinaloa, uno dei più sanguinari del Paese, el Chapo era scappato da un carcere di massima sicurezza dove era rinchiuso dal febbraio del 2014, grazie a un tunnel scavato da alcuni complici. Il narcotrafficante è stato catturato in un hotel nei pressi di Los Mochis, località vicina alla costa nello Stato di Sinaloa (nord-ovest del Messico), la sua regione natale. Dopo l’arresto, Guzman è stato portato all’aeroporto di Città del Messico e imbarcato su un elicottero militare. “Per il presidente del Messico, Enrique Peña Nieto, è un momento di rivincita e festeggiamenti, mentre le voci critiche parlano di una finzione compiuta, alludendo alle incoerenze nelle narrazioni che si susseguono ora dopo ora, alle filtrazioni premeditate di informazioni e dettagli, secondo un copione occulto, e infine alla pomposità dello spettacolo presidenziale riprodotto dalle Tv. Tra l’altro la ricattura del boss arrivava proprio in un momento delicatissimo, con un timing e una precisione impressionanti. Il 2 gennaio, infatti, veniva uccisa Gisela Mota, neosindaca di Temixco, vicino a Cuernavaca, nella regione del Morelos, da un commando armato di presunti narcos del gruppo dei Los Rojos. Questi, come i tristemente famosi Guerreros Unidos, sono una cellula scissionista dell’ex potente cartello dei fratelli Beltrán Leyva, a loro volta fuoriusciti da quello di Sinaloa nel 2009. La notizia del crudele assassinio, perpetrato nella casa della giovane funzionaria nel secondo giorno del suo mandato di fronte ai suoi familiari, ha fatto il giro del mondo, mettendo nei guai il governo e il presidente, giusto nel mese in cui si preparava la sfilata nella vetrina del World Economic Forum. In terra azteca sono un centinaio i presidenti municipali, come sono chiamati i sindaci nei comuni, ammazzati negli ultimi dieci anni. Gisela non s’era piegata ai dettami della delinquenza organizzata della zona, sempre più confusa e infiltrata nelle polizie locali e statali“. Così sul suo sito scrive Fabrizio Lorusso, scrittore e docente universitario che vive da 13 anni a Città del Messico. A lui, autore anche di NarcoGuerra. Cronache dal Messico dei cartelli della droga, edito da Odoya nel 2015, abbiamo chiesto di offrirci una lettura di quello che appare come un ulteriore e significativo episodio della Narcoguerra che insanguina il paese dal 2006.

  • L’ultimo narcos: epopea e segreti del Chapo Guzmán

    L’ultimo narcos: epopea e segreti del Chapo Guzmán

    di Fabrizio Lorusso – Da Carmilla

    chapo pensoso[La narrazione viaggia su cinque capitoli, intervallati da alcuni video e foto. Si può pure saltare da uno all’altro in caso di necessità. Indice: 1. Il Cartello  2. Ayotzinapa  3. La terza cattura  4. Estradizione?  5. Triangolo: Kate del Castillo, Sean Penn e “El Chapo” Guzmán]

    “A cosa starà pensando El Chapo?” Questa semplice domanda, contenuta in un tweet del giornalista messicano Diego Enrique Osorno diventa virale la sera dell’8 gennaio. Sono passate poche ore dalla cattura, la terza, del narcotrafficante più ricercato al mondo, Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, capo dell’organizzazione criminale di Sinaloa. Più conosciuto ormai per il suo alias, “El Chapo”, ossia il tozzo o tarchiato, il capo rinchiuso è diventato un numero: prigioniero 3870 del penitenziario di massima sicurezza El Altiplano, prima La Palma. Nel tweet di Osorno è incorporata una delle foto diffuse dalla stampa dopo l’arresto. (altro…)

  • Don Ciotti dal #Messico: “Ho incontrato i genitori di Gisela, sindaca uccisa dai #narcos”

    Don Ciotti dal #Messico: “Ho incontrato i genitori di Gisela, sindaca uccisa dai #narcos”

    Nell’ambito dell’iniziativa “Messico per la pace-Pace per il Messico” un’intervista con Luigi Ciotti il fondatore di “Libera contro le mafie”

    Luigi Ciotti Sicilia Seis Punto Zero

    (Articolo tratto da NarcoMafie – Fabrizio Lorusso) Incontro Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera (Associazioni, nomi e numeri contro le mafie), in una mattinata di fine gennaio a Città del Messico. L’appuntamento è nella sede di Cauce Ciudadano (Alveo Cittadino), associazione partner di Libera che lavora coi giovani dei quartieri marginali. E’ uno dei pochi momenti disponibili nell’agenda di Don Ciotti che ha in programma una lunga serie di incontri con organizzazioni della società civile e vittime della criminalità nel quadro dell’iniziativa “Messico per la Pace”. Questa campagna ha l’obiettivo di far conoscere in Italia la difficile situazione messicana e sostenere le realtà che in loco lottano per la sua trasformazione. [Nella foto: Luigi Ciotti e il poeta attivista messicano Javier Sicilia(altro…)

  • El Chapo, Sean Penn e narco-scenari messicani. Intervista a Roberto Saviano @HuffPostItalia

    El Chapo, Sean Penn e narco-scenari messicani. Intervista a Roberto Saviano @HuffPostItalia

    Sean Penn Chapo Kate

    [Di Fabrizio Lorusso – Huffington Post] Sul letto di uno dei covi del narcotrafficante Joaquín El Chapo Guzmán Loera, capo del cartello di Sinaloa arrestato lo scorso 8 gennaio dai marines messicani, è stata ritrovata anche una copia dell’edizione americana del tuo libro Zero zero zero. Che significa secondo te? Cosa leggono i boss? Perché?
    El Chapo, come tanti messicani di potere, conosce l’inglese, ma quando poi deve raccontare del suo potere usa la lingua in cui si sente più comodo. E’ una cosa molto latina, anche italiana. I boss in realtà leggono da sempre. Per esempio c’era Gomorra nei bunker di Zagaria e di Barbato. Insomma credo che nelle carceri napoletane sia il libro più richiesto in prestito. Alla fine i boss leggono perché approfondiscono, adorano leggere le storie che riguardano loro stessi, i loro temi e i loro business. Anche per migliorare, per capire cosa si dice, per deridere in alcuni casi le cattive interpretazioni, per farsi avanti e capire dove sta andando l’analisi. Oggi la maggior parte dei boss latitanti passa la vita sul web a cercare notizie su di sé, a capire come funziona la comunicazione. Stiamo parlando di persone ormai colte e spesso più intelligenti di chi ha il compito di attaccarli.

    Che idea ti sei fatto sulla vicenda Kate del Castillo-Sean Penn?
    Non è ancora del tutto chiara, bisogna capire bene. L’opinione che ho, semplicemente, è che su Kate del Castillo non sappiamo ancora bene quale sia il rapporto. Diciamo che se sono veri gli scambi con l’avvocato di Guzmán, sono terribili, parlerebbero proprio di una complicità totale. Se invece sono artati, allora non ho idea. Allo stesso tempo Sean Penn è del tutto inadeguato a questa intervista, non perché l’ha fatta, ma perché non s’è preparato, non si è formato. E’ andato lì a diventare megafono. Tu, o conosci benissimo la storia o ti devi sottrarre a essere interlocutore. E’ come andare impreparati a incontrare, che ne so, Al Baghdadi… A quel punto non sai nulla, non puoi ribattere, non puoi nulla, puoi soltanto ascoltare. Quindi diventi ufficio stampa e semmai hai un po’ di visibilità tu per la curiosità dell’incontro, ma quello diventa una selfie, non un’intervista.

    In particolare sulla parte del racconto in cui Penn spiega come hanno passato un blocco dell’esercito messicano con alla guida Alfredo, figlio di Guzmán.
    Non credo sia una novità. Ormai è chiaro che un pezzo d’esercito, soprattutto all’interno dello stato del Sinaloa, è pagato dalla famiglia Guzmán. Di questo non c’è da stupirsi.

    Cosa voleva comunicare El Chapo?
    Vuole comunicare che è ancora lui il capo, ma non lo è più o quantomeno è in crisi. Cioè si sta svuotando. E quindi del resto il cambio di comunicazione che lui ha costruito, cioè dichiarare di essere un “narcos”, beh ha qualcosa di epocale. Pablo Escobar dichiarava di essere imprenditore, uguale John Gotti, tutti i capi sino alla sfacciataggine. Eppure El Chapo l’ha fatto.

    Perché il boss voleva fare un film?
    Si potrebbe dire banalmente per narcisismo. In realtà nei film i boss possono far drenare un po’ di complessità. Dici, ma sono così intellettuali da voler questo? Sì, cioè non vogliono far passare l’unica dimensione terribile in cui finisce il capo nelle cronache dei giornali. Non vogliono l’altrettanto terribile apologia che gli fanno coloro che li temono o chi li adora in cambio di soldi. Quindi c’è il piacere, insomma, di vedere raccontato se stesso. Sicuramente c’è l’obiettivo epico. Magari avrà visto la serie Narcos, si sarà resi conto che è molto al di sotto del racconto della verità e poi è il passato remoto del narcotraffico. Sai, in narcos manca completamente il racconto della corruzione politica e poliziesca, cioè è tutto schiacciato su una postura, anche se è girato molto bene.

    Rappresenta una “burla” per lo stato messicano? Guzmán ha sbagliato?

    Sì, non so se è proprio una burla, ma posso dire che El Chapo ha sbagliato tutto, e sta sbagliando da tempo. Sbaglia completamente nel suo modo nuovo di essere al centro dell’attenzione. Anche un’evasione che in quanto tale non poteva non attirare una grande attenzione mediatica, anche se in passato boss brasiliani, peruviani o messicani sono evasi con meno rumore, ma nel suo caso era diventato troppo famoso. E invece di cercare di silenziare la cosa, operazione tra l’altro non facile, ha cavalcato la situazione e questa è stata la sua condanna.

    Dopo la terza cattura Peña Nieto ha parlato di una “Missione Compiuta”, mentre i critici parlano di una “Finzione Compiuta”, alludendo ai tanti montaggi mediatici della storia recente. Che opinione ti sei fatto al riguardo?
    Beh, Peña Nieto è un presidente inadeguato. Ha cavalcato l’arresto del Chapo come avrebbe fatto, diciamo, qualsiasi capo di governo e sta nascondendo da troppo tempo i drammi che stanno accadendo in Messico, dalla notte di Iguala all’assassinio della sindachessa Gisela Mota.

    Può esistere un timing per le catture in base, anche ma non solo, alla congiuntura politica?
    Secondo me il timing può esistere. Cioè Peña dopo l’assassinio della sindachessa ha intuito che, dopo che la notizia era emersa, bisognava accelerare la cattura. Questa è la mia congettura, però ecco questo si può. Certo non il resto perché si andrebbe nella fantapolitica, però ha accelerato la cattura. Era molto importante che questo avvenisse.

    Che scenari si aprono in caso di estradizione del capo negli USA? Che cosa sa e cosa può rivelare Joaquín Guzmán?
    Quando un capo-mafia diventa famoso ottiene il vantaggio di poter in qualche modo negoziare con lo Stato se decide di collaborare. Se decide di non collaborare, non ha alcun vantaggio dalla fama in rapporto allo Stato. Anzi, Peña Nieto è stato praticamente costretto, così come la Colombia non poteva non eliminare Escobar. Mentre per esempio la Colombia è riuscita a gestire benissimo Salvatore Mancuso El Mono, capo delle autodefensas, narcotrafficante incredibile, potentissimo, ma riuscito a tenersi in qualche modo conosciuto solo agli addetti ai lavori, ai giornalisti, a qualche esperto.
    Se non viene estradato El Chapo, non ha alcun senso quest’arresto e già solo il fatto che si debba aspettare un anno, significa vedere quanto sono capaci i cartelli dei narcotrafficanti a inserirsi dentro le difficoltà delle maglie della burocrazia.

    Cosa avverrà al “cartello di Sinaloa”? C’è già una successione generazionale pronta, oltre alla leadership de El Mayo Zambada o di altri boss storici?
    Quello che sta succedendo secondo me non è l’arrivo di una nuova generazione. Questo era già accaduto, cioè che El Mayo Zambada si fosse alleato con la “parte migliore”, in qualche modo, della nuova generazione di Sinaloa. Se ricordi c’era stato un passaggio su questo aspetto in cui aveva detto più o meno ‘o gli diamo il potere o se lo prendono’. Ne avevo parlato anch’io e poi El Cóndor, guardia del corpo de El Chapo, Carlos Hoo Ramírez, aveva confermato questa cosa pochi giorni dopo. Secondo me c’è un ritorno al passato, cioè i vertici tornano nella mani dei capi storici tra cui secondo me ci sono ancora Caro Quintero, Zambada, El Azul, cioè quelli che erano presenti quando ancora non c’era stata la divisione dei territori dei cartelli fatta dal Padrino [il boss Miguel Ángel Félix Gallardo].
    Questa cosa li rende molto autorevoli, molto capaci di mantenere la forza dell’organizzazione. Hanno un metodo diverso, non sono come i figli de El Chapo, totalmente inaffidabili, totalmente anche tonti nel gestire gli affari. Non sono come, per esempio, El Vicentillo [Jesús Vicente Zambada], il figlio di El Mayo Zambada che ha avuto un ruolo importante nel business. I figli del Chapo sono in qualche modo ‘spacconi’ che non sono riusciti a diventare come lui sperava. Poi uno è il capo militare e uno è il capo economico, ma in realtà godono i vantaggi del carisma e del potere del padre ma null’altro.

    Il CJNG (Cártel Jalisco Nueva Generación) sta catturando l’attenzione mediatica e cresce nel business delle metanfetamine. Che evoluzioni vedi in tal senso? Può il loro boss, Nemesio Oceguera, sostituire il Chapo nel narcotraffico messicano?

    Non credo che siano ancora in grado di prendere il posto del Chapo e di Sinaloa in questo momento. Piuttosto sono tra i microgruppi, come Los Rojos o Guerreros Unidos e tutta questa marea di microgruppi, l’unico che può diventare un vero cartello. Già lo è, ma ecco, dico un cartello serio.

    Il Messico o anche solo parti del suo territorio possono configurarsi come “Stato-fallito”?
    Difficile dire che il Messico è uno stato fallito, non me la sentirei di dirlo. Se fosse così, sarebbe molto più facile.

  • El Chapo se equivocó en todo: #Saviano #Entrevista @LaJornada @lajornadaonline

    El Chapo se equivocó en todo: #Saviano #Entrevista @LaJornada @lajornadaonline
    TOPSHOT-MEXICO-CRIME-GUZMAN-PENN
    El Chapo se equivocó en todo: Saviano
    Peña, presidente inadecuado, explota la detención del capo, pero solapa desde hace tiempo los dramas que vive México, afirma
  • @LibrosMalaletra: el libro electrónico contra los prejuicios @jornadasemanal

    @LibrosMalaletra: el libro electrónico contra los prejuicios @jornadasemanal

    Por Fabrizio Lorusso – Jornada Semanal. Una página web directa y placentera, ediciones y diseños simples y elegantes, atención a los autores y cura de los textos, manejo de redes sociales y una opción preferente por la buena literatura, el cruce entre géneros, la experimentación y los nuevos talentos. Libros Malaletra, editorial independiente, publica libros sólo en formato digital (eBook), algo atrevido e insólito en México. Difícilmente las editoriales independientes, y más aún las que trabajan en soporte virtual, tienen acceso a los medios de comunicación nacionales. Los “malaletros” Jasso, Ordóñez y Santangelo, ofrecen una interesante panorámica de su propuesta y de los retos que, a partir de una labor del todo idéntica a la que se desarrolla para publicaciones de papel, tienen que enfrentar como pioneros del libro digital y exploradores de esta frontera tecnológica y literaria todavía víctima de recelo en México.
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  • Gli eBook di Carmilla: Malevisione, di Marilù Oliva

    Gli eBook di Carmilla: Malevisione, di Marilù Oliva

    di Redazione Carmilla on Line

    Cover eBook Marilù Oliva MALEVISIONE (Medium)Dopo l’uscita del primo eBook di Mauro Baldrati, Fuga, Carmilla ci ha preso gusto e il libro elettronico diventa seriale. Pubblichiamo dunque (sempre gratuitamente) il nostro secondo eBook carmilliano: Malevisione di Marilù Oliva. Potete scaricarlo cliccando sui link alla fine del post.
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  • Su @Radiondadurto #Messico Arresto del #Chapo e #NarcoGuerra #Intervista di @a_cegna

    Su @Radiondadurto #Messico Arresto del #Chapo e #NarcoGuerra #Intervista di @a_cegna

    MESSICO: L’ARRESTO DE EL CHAPO E LA NARCO GUERRA

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    LOS MOCHIS, SINALOA, 08 ENERO 2016.- En un operativo realizado por la Marina Armada de México durante la madrugada, fue recaptrado Joaquín “El Chapo” Guzmán Loera. FOTO: ESPECIAL /CUARTOSCURO.COM

    Su Radio Onda D’Urto intervista di Andrea Cegna a Fabrizio Lorusso – 14 gennaio 2016. El Chapo è stato arrestato nuovamente. Dopo la grande fuga di diversi mesi fa, marines messicani hanno catturato il boss del narcotraffico più ricercato al mondo qualche giorno fa.

    Un tassello fondamentale per la cattura del narcos sarebbe stata l’intervista di Sean Penn realizzata per Rolling Stones.

    Stavolta sembra che la via dell’estradizione negli Stati Uniti d’America sia aperta e possibile.

    Quello che più rende particolare la vicenda, e crea forti dubbi sulla narrazione offerta dal governo,  è la tempistica: l’arresto del Chapo arriva qualche giorno dopo l’ennesimo omicidio ascrivibile alla conflitto con il mondo della malavita messicana: Gisela Mota.

    Della vicenda e della così detta guerra al narcotraffico che attraversa il paese da quasi 10 anni abbiamo parlato con Fabrizio Lorusso, giornalista free lance e autore del libro Narcoguerra.  Ascolta o scarica l’audio [Download