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    Santa Muerte appare a Tepito, “barrio bravo” di Città del Messico

    di Fabrizio Lorusso

    Riporto qui una conversazione che ho avuto il piacere d’intrattenere con Alfonso Hernàndez sul culto alla Santa Muerte, una fede che ormai annovera oltre 2 milioni di seguaci in Messico, America centrale e Stati Uniti, e sulla vita nel quartiere di Tepito, una zona a torto ritenuta un covo di narcos e delinquenti, una pericolosa comunità anarchica e fuorilegge, ma che in realtà è uno dei pochi quartieri di Città del Messico ad aver conservato la sua identità culturale e storica malgrado la delinquenza, la droga e le vicissitudini di una modernità tronca e povera.
    Dal 1984 Alfonso dirige il Centro de Estudios Tepiteños o Centro Studi su Tepito e s’occupa di registrare le evoluzioni del culto alla Santìsima Muerte, Nuestra Señora de Tepito, che viene indicata dai suoi devoti con decine di soprannomi e diminutivi diversi come per esempio La Flaquita (Magrolina) o Niña Blanca (Bimba Bianca).
    Da questa nicchia urbana e maleducata, nota anche come il barrio bravo di Città del Messico, provengono molti pugili di fama internazionale e i migliori ballerini di musica afro-antillana come la salsa e la cumbia sonidera, qui si coltiva l’arte di arrangiarsi in tutte le sue espressioni, legali e illegali, si domina un gergo fatto di doppi sensi, los albures, e anacoluti stridenti partoriti dall’orgiastico contatto tra le lingue indigene, l’inglese, lo spagnolo e la fantasia comunicativa del tepiteño. Questa specie di zona franca rivive ogni giorno l’orgoglio delle sue origini antiche come quartiere di commercianti, di indios, di lavoratori, di prostitute e papponi, di poeti rigattieri e pistoleri della parola, infine di cabrones e cabronas in perenne resistenza contro ogni forma d’imposizione esterna.

    Fabrizio Lorusso: Di che cosa si occupa il Centro Studi su Tepito e quando è nato?
    Alfonso Hernàndez: Ho creato questo spazio nel 1984 dopo un’esperienza di sei mesi a Lione, in Francia. Il sindaco di quella città fece sì che un gruppo di noi, abitanti del quartiere Tepito, lavorasse lì da loro in una citè de transit per immigrati e ci chiese di svolgere le stesse attività che normalmente facciamo qui in Messico senza un aiuto ufficiale per vedere cosa succedeva. Così ci siamo resi conto del lavoro che fanno gli operatori socioculturali con i migranti. Ero consapevole del fatto che a Tepito c’è tutta una storia particolare, un’economia e un modo di essere peculiari e quindi al mio ritorno ho deciso di fondare un centro studi per alzare il livello delle attività dato che in Francia eravamo andati solo come gruppo artistico e culturale. Allora dall’84 stiamo studiando e registrando tutti i processi storici del quartiere che ha origini precolombiane, azteche.
    F. L.: Quali sono le origini del quartiere e poi le sue fasi successive dall’epoca del Messico coloniale (1521-1810) a quella dell’indipendenza (1810-2010)?

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    A. H.: bene, non apparteneva a Tenochtitlan [la capitale dell’impero azteca, attuale centro di Città del Messico, n.d.t.] ma alla sua gemella, Tlatelolco [oggi Plaza de las Tres Culturas, spianata situata a pochi chilometri a nord ovest del centro in cui avvenne la strage di stato in cui l’esercito uccise oltre 500 manifestanti alla vigilia delle olimpiadi Messico 68, n.d.t.]. Una strada vicina a dove siamo noi, l’Eje 1 Oriente o Avenida del Trabajo, costituiva la barriera che separava le acque dolci da quelle salate delle lagune circostanti e il centro storico era collegato alla terra ferma da alcuni stradoni in direzione dei punti cardinali nelle zone chiamate Tepeyac a nord, Tacuba a ovest e Iztapalapa a sud-est.
    La maggior parte della gente nell’epoca precolombiana si dedicava alle attività legate al gran mercato di Tlatelolco che era appunto una zona specializzata nel commercio. Poi divenne famoso durante la conquista di Cortès perché in questa zona Cuauhtemoc, ultimo imperatore azteca, difese a oltranza Tenochtitlan dall’invasione spagnola durante 93 giorni e il posto è noto anche come Tepiqueucan, cioè “luogo dove è iniziata la schiavitù”. Le prime piantine della città non includevano Tepito che era piuttosto considerato come un enclave miserabile e quando Città del Messico era chiamata “la capitale dei palazzi”, Tepito era già un sobborgo, una cittadella clandestina, fuori dai limiti della città vera e propria. Da sempre ha avuto la funzione di essere il “guardaroba dei poveri” dove si trovavano vestiti e scarpe usati.
    E se prima l’homo tepitecus difendeva il quartiere con arco e frecce, in seguito quando acquisisce un altro livello culturale lo difende con le parole, con l’albur, e oggi per dirla con un doppio o triplo senso lo fa con il cappuccio della verdolaga [assimilabile al duplice concetto italiano di fava, n.d.r.] mascherata, per esempio. L’albur è lo sport preferito qui. Anche il tatuaggio è di moda e si dice che quello più esclusivo di Tepito viene fatto sul pene e dice “Villagada”. Alcuni pensano sia il nome del paesino della persona o il suo cognome ma in realtà questo nome cambia in erezione a Viva Villa, Hijos de la Chingada! [Viva Pancho Villa, Figli di Mignotta, n.d.t.].CartelloDondeDios.jpg

    F. L.: Per iniziare a parlare del tema della Santa Muerte, quali sono le origini del culto alla Niña Blanca in Messico e qui nel quartiere di Tepito?
    A. H.: Beh, io ho 65 anni e da 50 anni conosco questo culto grazie alle mie zie e le mie nonne che tenevano quest’immagine in qualche angolo nascosto della casa, ma la particolarità di Tepito è che proprio in questo quartiere viene esposta per la prima volta in strada come l’immagine di uno scheletro di dimensioni naturali e questo fenomeno si riproduce in lungo e in largo per tutta la città. Questo è quanto abbiamo visto oggi in via Alfarerìa 12, cioè un santuario in cui si venera quest’immagine che può essere una divinità della crisi, può essere o un’immagine per dei fedeli che ormai hanno smesso di credere alle altre immagini e religioni, ai partiti politici, alle istituzioni e che ricorrono a Lei in un momento di crisi. La Vergine di Guadalupe continua a restare al suo posto come un’immagine che fa miracoli, ma la Santa Muerte ti dà una mano, ti evita lo sgamo.
    F.L.: E questa è un’altra cosa. Come spiegheresti questo concetto che è molto messicano?

    A. H.: Ci son cose che non si possono chiedere alla Guadalupe, le puoi chiedere cose buone ma non che ti tolga un maleficio o un’invidia. Invece la Santa Muerte si muove di più in un altro terreno, più nel campo dell’oscuro, del nero, beh sì le puoi chiedere che ti difenda e che con la sua falce recida le invidie e i malefici che incombono su di te.
    F. L.: In questo senso sarebbe più potente della Vergine di Guadalupe, che dici?

    A. H.: Più cabrona [testarda, dura, stronza, n.d.t.], non più potente, più cabrona.
    F. L. : Esattamente.

    A. H. : Sì, perché lei sì, è come gli squali, no se anda con mamadas [non si perde in puttanate, va dritta al sodo, n.d.t.]
    F. L. : Quindi, che relazioni ci sono tra lo stato messicano o la chiesa ufficiale e il culto alla Santa Muerte a Tepito?

    A. H.: Beh, la questione è che tutte le chiese cattoliche o evangeliche vogliono sempre avere il controllo della nascita, del battesimo spirituale e dell’ascesa al paradiso e non vogliono che la gente da sola gestisca questo passaggio nell’aldilà, allora vogliono dominare con i cimiteri, coi riti del battesimo e dell’estrema unzione i momenti della nascita e della morte e non vogliono che la gente s’occupi di queste cose. Per questo sono preoccupate del fatto che a Tepito la gente della strada stia costruendo le proprie forme di devozione, le proprie immagini ed è così che sono sorte tutte le grandi fedi che ora stanno sugli altari, nascono dalla strada, dal popolino e dalla gente comune. Dunque ciò che si sta facendo qui è giustamente togliere alle chiese il monopolio che avevano su quello che la gente pensa che sia un’altra forma di vita, come dicevano gli aztechi, cioè che morire era solamente stare in un altro spazio e basta.DonaQuetaSantaRossa.JPG
    F. L.: Invece con lo stato messicano che rapporto c’è?

    A. H.: Il fatto è che adesso il governo messicano è di destra, è gente cattolica tradizionale che è preoccupata da questa situazione e che sta dalla parte della chiesa ufficiale contro questo culto popolare, però alla fine la crisi che vive la chiesa con i preti coinvolti nella pedofilia e tutto il resto sta provocando la perdita delle vocazioni e fa sì che ci siano meno sacerdoti e suore. In questi momenti nascono con più forza culti popolari importanti.
    F. L.: Ciononostante la devozione alla Santa Muerte è stata oggetto di accuse per le sue presunte “relazioni pericolose” con il mondo del narcotraffico, un tema molto più dirompente in questi ultimi anni rispetto, per esempio, agli anni settanta o all’epoca a cui si fanno risalire le origini del culto.

    A. H.: C’è da dire che questo lo sostengono il governo e la chiesa e in effetti molti narcos hanno tatuaggi anche della Vergine di Guadalupe o hanno un crocifisso e allora questa è una campagna mediatica per fermare i progressi di questo credo religioso.
    F. L.: Credo che si tenda ad associare il barrio popular [quartiere popolare, n.d.r.] automaticamente alla povertà o peggio ancora alla delinquenza e di conseguenza con questi “culti irregolari”, secondo l’etichetta spregiativa che vogliono appioppargli, come se ci fosse un’equazione necessaria tra tutti questi elementi.

    A. H.: Beh, succede che nel mondo neoliberista ciò che comanda è l’economia della vigilanza. Che mangi? Come ti vesti? A cosa credi? Chi preghi? Quindi sta dominando tutti gli ambiti della vita quotidiana, tangibili e intangibili, ed è il grande problema di questo momento nell’economia globale.
    F. L.: M’interessa molto una questione legata ad altri altari che per un motivo o per l’altro sono diventati celebri e sono sparsi per il Messico ma che pretendono in qualche modo di diventare egemoni, cioè di essere il centro di un culto nazionale alla Santa, magari con l’avallo officiale negoziato con la chiesa cattolica. Per esempio è il caso del Padre David Romo e del suo altare della Calle Bravo qui a Città del Messico presso il quale è stata addirittura una nuova figura, quella dell’Angelo della Morte che secondo la sua dottrina è uguale alla Santa Morte ma, al contrario di questa, potrebbe essere accettato dalla chiesa.

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    A. H.: I due esempi della commercializzazione che si fa con questa devozione sono questi. Uno è proprio quello di David Romo che dopo aver fondato un “santuario nazionale della Santa Muerte”, ora dice che non bisogna più venerare questa immagine e bisogna invece adorare l’Angel de la Muerte che è una figura femminile in carne ed ossa. E l’altro è il comandante Pantera che ha fatto costruire un’immagine alta 15 metri nello Stato del Messico e che è stato crivellato con 150 colpi proprio per aver voluto lucrare su questa religione.
    Dunque per i fedeli della Santa è importante che a Tepito sia una donna la guardiana di questa devozione. Gli uomini hanno fallito perché mentre a Tepito si prega secondo un rosario cattolico, David Romo e il comandante Pantera facevano messe nere e allora questa è un’altra cosa che mette dentro rituali della santerìa, del palo mayombe e degli orishas, cioè un sincretismo legato ad aspetti oscuri.
    F. L.: Però anche qui ci sono forme di sincretismo, no?

    A. H.: Sì, c’è un sincretismo come c’è stato in tutta la storia del Messico perché per esempio qui a Tepito abbiamo il tempio di Sant’Anna che fu la madre di Maria e la nonna di Gesù Cristo.StatuaINmanoFlaca.jpg I Domenicani durante la conquista sapevano che in quello stesso posto si adorava Tosi, la madre di Tonantzin [oggi trasformata magicamente in Vergine di Guadalupe, n.d.r.], e quindi sovrappongono un’altra madre e un’altra nonna alle divinità preesistenti. Quindi il sincretismo è presente in tutta la storia delle religioni e alla fine anche i greci crearono i loro dei con vizi e virtù, a loro immagine e somiglianza.
    F. L.: Come possiamo relazionare la questione di genere, il ruolo della donna e il concetto della cabrona a Tepito con il culto alla Santa Muerte?

    A. H.: Sì, già nelle antiche civiltà il matriarcato e la sacerdotessa mantenevano più integrità, erano esseri più perfetti e meno corruttibili dell’uomo. La cultura patriarcale ha tolto quel ruolo alla donna nella religione e in molte attività. Quindi per noi è importante che un’immagine che non parla, non sente e non vede abbia questo potere di agire dato che è la signora, una potestà che regge i cicli di vita e morte e il fatto che sia una donna quella che qua se la gioca per mantenere la purezza di questo culto, beh, è un elemento interessante. Il tutto in un quartiere macabro in cui le donne devono imparare a giocarsela e gli uomini portano i pantaloni ma solo in tintoria…Per me questo è importante e mi ha spinto a mantenere un archivio su questa devozione e il discorse che offre alla gente che è a rischio, la classe popolare più vulnerabile in un paese in crisi.
    F. L.: Beh, sì. Siccome poi le crisi qui sono permanenti…

    A. H.: Infatti è per questo che a noi non ci spaventano con l’inferno perché il Messico e Tepito son stati sempre un inferno quindi non ci preoccupa più il discorso ufficiale, già lo conosciamo.
    F. L.: Quali credi che siano le tendenze, le prospettive, le possibilità che lo muovono ora e per il futuro?

    VirgendeGuadalupe.jpg
    A. H.: Bene, quando uno entra in una casa cattolica o in un luogo di culto, ecco che le immagini che stanno lì rappresentano le paure della gente e ogni volta cercano, non so, San Charbel o San Giuda Taddeo per vedere chi ti può aiutare meglio. Ma allora chi è più forte rispetto a un potestà come la Morte che decide che quando deve arrivare, non le scappi, mentre quando non ti tocca, non c’è verso di farla apparire? Cioè lei dice quando e così non conosciamo il momento né della nostra nascita né della morte. Questo ci avvicina all’idea della circolarità del tempo e al fatto che ogni giorno in realtà dormiamo come in una prova generale di un sonno più grande.
    F. L.: Parlando di identità e tradizioni messicane, che relazione c’è tra il famoso culto del giorno dei morti, il due novembre, e quello della Santa Muerte?

    A. H.: Noi sappiamo che vita e morte sono buone comari. Dal punto di vista delle istituzioni, però, la chiesa e la politica hanno sempre cercato di combattere la devozione indigena ai morti. L’altare del giorno dei morti con tutti i suoi colori, il folklore e le decorazioni è una devozione domata, addomesticata dalla politica e la chiesa che adesso si preoccupano perché il culto rinasce dalla strada e dal basso.
    F. L.: E invece qui a Tepito?

    A. H.: Qui ognuno è libero di vestirla, sistemarla e portarla come più gli piace coi colori che simboleggiano la forza, la passione, la ricchezza e questa è la loro libertà.FabrizioQuetaSantaRossa.JPG
    F. L.: Le accuse rivolte alla Santa e i suoi custodi è che si tratta di una truffa e di una maniera di fare soldi sulle spalle del popolaccio. A Tepito non è così o sì?

    A. H.: Beh, se non son cattolici sono evangelici ma comunque con la Bibbia o altri testi si mette in atto una dominazione e uno si sottomette, è l’imperialismo della parola. Ma poi, per esempio, è più cabrona, è peggiore l’avanzata del Movimento pentecostale nello Yucatan che la devozione alla Santa Muerte. Cioè se si parla di affari…ne fanno tutti, la religione è un gran affare ma non sarà più monopolizzato solo dalle chiese.
    Infine nella storia del Messico la morte è sempre stata presente come elemento primordiale e addirittura si regalano ai bambini dei dolci a forma di teschio, tutta la famiglia mangia figure della morte fatte di zucchero e ci sono dei tipi di pane chiamati “pan de muertos” e quindi perché non permettere culti a questa figura quando invece ne esistono molte altre che sono realmente più perniciose per la cultura messicana.
    …Grazie Alfonso, alla prossima!                           da www.carmillaonline.com

    HYPER LINKS IN PROGRESS:

    Video intervista con Alfonso Hernàndez e video del culto a Tepito:

    Intervista    PRIMA PARTE SECONDA PARTE TERZA PARTE

    Il Culto      MARIACHIS ALTARE LA CALLE DONI

    Un’ipotesi azzardata ma bella sulle origini italiane del culto:

    LamericaLatina.net QUI Altri link del tipo…QUI

    Foto giorno dei morti con la Santa e non solo:

    A questo preciso LINK

    Ma Anche a Questo Link

    La Santa Muerte su Carmilla:


    La morte al tuo fianco 1. http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002894.html

    La morte al tuo fianco 2. http://www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002910.html

    SantaysignoraVIOLA.jpg
  • México DF: evento sobre monocutivos y derechos humanos por las ONGs Hic-Al, Fian, SAL

    México DF: evento sobre monocutivos y derechos humanos por las ONGs Hic-Al, Fian, SAL

    México, a 14 de junio de 2010

    Para su inmediata publicación

    Inversión en monocultivos viola derechos humanos y agrava el cambio climático
    La publicación “Azúcar Roja, Desiertos Verdes. Informe Latinoamericano sobre monocultivos y violaciones al derecho a la alimentación y vivienda adecuadas, el agua, la tierra y el territorio”, coordinada por FIAN (FoodFirst Information & Action Network), HIC-AL (Coalición Internacional para el Hábitat, Oficina para América Latina) y Solidaridad Suecia-América Latina (SAL), será presentada el martes 15 de junio de 10.00 a 15.30 horas en el Salón Digna Ochoa 3, de la Comisión de Derechos Humanos del Distrito Federal, Avenida Universidad 1449, colonia Florida, Pueblo de Axotla, Delegación Álvaro Obregón.
    El documento, compuesto por artículos de 26 autores y casos de 11 países latinoamericanos, muestra que el modelo agroindustrial basado en los monocultivos tiene graves impactos en los derechos humanos. Los monocultivos además generan destrucción de la biodiversidad y el ecosistema, deforestación y aumento de gases de efecto invernadero, agravando el cambio climático.
    La publicación fue posible gracias a las contribuciones de una amplia gama de movimientos sociales, ONG, académicos y periodistas que ofrecen sus reflexiones desde su particular perspectiva, experiencia y área de conocimiento. Entre los autores y autoras podemos mencionar a la Relatora Especial de la ONU para el Derecho a una Vivienda Adecuada, Sra. Raquel Rolnik; a Inge Armbrecht de la Universidad del Valle de Colombia, quien participó en el proceso de Evaluación Internacional de Ciencia y Tecnología en Agricultura para el Desarrollo -Assessment of Agricultural Science and Technology for Development (IAASTD)-; a Miguel Altieri de la Universidad de California en Berkeley y finalmente a Christian Courtis, experto en derechos económicos, sociales y culturales que elaboró la presentación del Informe.
    En el lanzamiento contaremos con la presencia de algunos de los/las autores del Informe como Gerardo Cerdas de la coordinación del Grito de los Excluidos/as Continental con sede en Costa Rica; Natalia Landivar, coordinadora de FIAN Ecuador; Soledad Castro del Centro de Derecho Ambiental y de los Recursos Naturales (CEDARENA) y del Frente Nacional de Sectores Afectados por la Expansión Piñera (FRENASAPP) de Costa Rica; Paulo Aranda, del Movimiento Nacional Campesino Indígena (MOCASE) de Argentina; Juan Pablo Soler, de Otros Mundos de Colombia; Gustavo Castro, de Otros Mundos A.C. de México; Mateo Cortes Alto, productor de palma africana del Municipio de Mapastepec en Chiapas. Además, nos acompañarán como comentaristas Carlos de la Torre, de la Oficina en México del Alto Comisionado para los Derechos Humanos de la ONU; Rodrigo Gutiérrez, del Instituto de Investigaciones Jurídicas de la UNAM; y Aleira Lara, de Greenpeace México.


    Antecedentes:
    Según la Organización de las Naciones Unidas para la Agricultura y la Alimentación (FAO), los monocultivos son la práctica agrícola de cultivar un único tipo de planta en toda una finca o área determinada. El sistema agrícola convencional/productivista, también conocido como modelo agrícola industrial, se caracteriza por preferir los monocultivos y la producción a gran escala, utilizar prácticas de producción intensivas recurriendo fuertemente al uso de capital, tecnología e insumos petroquímicos externos, y orientarse al mercado nacional y cada vez más al global, gracias a la liberalización del comercio agrícola y las políticas de seguridad alimentaria basadas en el comercio internacional.
    El tema de los monocultivos actualmente suscita posiciones encontradas entre las empresas agroindustriales, los productores locales y organismos de derechos humanos, debido a que los monocultivos tienen diversos impactos negativos en el ejercicio y vigencia de los derechos humanos, colectivos e individuales, de poblaciones originarias y rurales, como: el derecho a una alimentación adecuada, el derecho a la vivienda adecuada, los derechos a la tierra y el territorio de los pueblos indígenas y comunidades étnicas y el derecho al agua.
    En los últimos años, la producción de agrocombustibles (etanol y otros combustibles que se originan procesando el maíz, la caña de azúcar, la palma de aceite, la soya y otros alimentos) se ha convertido en un sector estratégico de inversión para muchos países. Grandes consumidores de energía como Estados Unidos y la Unión Europea están impulsando fuertemente la producción de agrocombustibles para disminuir su dependencia de combustibles fósiles externos, argumentando que constituyen energías “limpias” que reducen las emisiones de gas y la contaminación a nivel mundial.
    En América Latina, el avance de los monocultivos para fines agronindustriales y generación de combustibles se ha extendido como parte de las políticas de desarrollo de agencias multinacionales y de los gobiernos nacionales. Actualmente los monocultivos se extienden desde México hasta Argentina.
    Los efectos negativos del avance de las empresas agroindustriales y sus monocultivos en América Latina son múltiples. Entre ellos podemos resaltar los desalojos forzosos que provocan violaciones al derecho a una vivienda adecuada y a otros derechos humanos como la alimentación, el agua, la tierra y el territorio, la salud, la educación, el trabajo, la seguridad de la persona, la seguridad del hogar, a no ser sometido a tratos crueles, inhumanos y degradantes y la libertad de circulación, entre otros. Las expectativas de lucro generadas por el negocio agroexportador, y más recientemente por el auge de los agrocombustibles, así como el alza en el precio de los alimentos han desatado una fuerte demanda de tierra y agua para expandir los monocultivos. En varios países se ha denunciado que esta expansión ha provocado un gran número de conflictos con las comunidades originarias, que se han visto acosadas y forzadas por diferentes métodos a abandonar sus tierras, según se evidencia en varios de los casos incluidos en el Informe. Los desalojos forzosos de personas y comunidades enteras, realizados en muchos casos de forma violenta por la fuerza pública o por grupos paramilitares, son uno de los métodos más comunes.
    Otro de los problemas más graves ligados a la expansión de los monocultivos es la pérdida del acceso a tierras y territorios por parte de la población local. Esta pérdida es causada por acción u omisión del Estado. Varios de los casos analizados en el Informe muestran cómo pequeños campesinos propietarios o con derechos de posesión legalmente reconocidos son presionados a vender sus tierras, sea por medio de ofertas aparentemente lucrativas de compra o por diversas formas de coacción, como las amenazas y el hostigamiento personal. En varias ocasiones, además, los campesinos originarios quedan rodeados por amplias extensiones de monocultivos y expuestos a la fumigación indiscriminada con productos químicos altamente nocivos para la salud.
    Un tercer ejemplo es la pérdida de la autonomía y la soberanía alimentaria. En numerosos artículos se indica que antes de la expansión de los monocultivos la población vivía de la siembra de productos tradicionales pero con la transformación de sus campos y la consecuente pérdida del acceso a alimentos los/as campesinos/as se han empobrecido. Además, cuando las fumigaciones de las plantaciones coinciden con la etapa de floración de las legumbres, éstas son afectadas severamente por los herbicidas.
    El caso mexicano incluido en el Informe analiza el impuso de la palma africana  que se dio a partir de finales de los años 40 y pone especial énfasis en la situación que se vive en Chiapas. En el texto se da cuenta de cómo los recursos presupuestales asignados al sector agropecuario son mayoritariamente destinados al fomento de los monocultivos y a la agricultura de exportación, mientras que el apoyo a los cultivos alimenticios y a la agricultura familiar campesina/indígena recibe magras porciones de los recursos públicos. Teniendo en cuenta los índices de pobreza rural e indígena, y la obligación de utilizar el máximo de recursos disponibles para garantizar la realización progresiva de los derechos sociales de los grupos más desfavorecidos, el Estado incumple las obligaciones asumidas con su ratificación  del Pacto Internacional de Derechos Económicos, Sociales y Culturales (PIDESC) en 1981 al hacer una asignación discriminatoria de recursos públicos a favor de inversionistas y en detrimento de los sectores más pobres de la población.
    Confiamos en que esta publicación resulte de interés para usted y el medio de comunicación en el cual colabora, por lo que esperamos pueda asistir y difundir la información que considere relevante para su audiencia.

    Nuestros invitados, que en su mayoría llegarán al DF el día 13 de junio y se quedarán toda la semana, estarán a su disposición para responder a eventuales entrevistas o solicitudes que considere pertinentes
    Contacto:
    Noé Pineda Arredondo, HIC-AL, e-mail comunicacion@yahoo.es
    Maria Silvia Emanuelli, HIC-AL, e-mail hic-al@hic-al.org

  • I detenuti di Atenco, Messico. Evento in preparazione della decisione della Suprema Corte

    I detenuti di Atenco, Messico. Evento in preparazione della decisione della Suprema Corte

    Ante el inminente dictamen de la Suprema Corte de Justicia de la Nación sobre el caso Atenco invitamos a la

    Presentación del Informe

    12 presos por la defensa de la tierra

    ES TIEMPO DE SU LIBERTAD

    Lunes 14 de junio. 12 hrs.

    Centro Universitario Cultural (CUC) Sala 22. Odontología 35 Copilco. A las afueras de Ciudad Universitaria.

    Presentan el informe:

    Centro de Derechos Humanos Miguel Agustín Pro Juárez

    (Abogado Simón Alejandro Hernández León. uso faccioso de la justicia y criminalización de la protesta en el caso Atenco)

    Centro de Derechos Humanos Fray Francisco de Vitoria

    (Fray Miguel Concha Malo, informe sobre los procesos jurídicos de los 12 presos)

    Comité Cerezo México

    (condiciones carcelarias de los 12 presos)

    Seminario de acompañamiento psicosocial

    (impactos psicosociales en los familiares de los presos).

    Comentan el informe:

    Emilio Alvarez Icaza

    (expresidente de la Comisión de Derechos Humanos del DF)

    Adolfo Gilly

    (historiador, académico)

    Luis Hernández Navarro

    (periodista, coordinador de la sección de opinión del diario La Jornada)

    Campaña Nacional e Internacional Libertad y justicia para Atenco

    favor de reenviar a todos sus contactos

  • Appello per i migranti in Messico e i diritti umani

    Appello per i migranti in Messico e i diritti umani
    Donna migrante, Veracruz, Mexico, 28 giugno 2009 © Amnesty  International (Foto Ricardo Ramírez Arriola)

    Il nuovo rapporto di Amnesty International intitolato “Le vittime invisibili: migranti in movimento in Messico”, denuncia gli abusi contro i migranti irregolari che attraversano il Messico per dirigersi verso la frontiera statunitense con la speranza di una nuova vita, lontana dalla povertà. La maggior parte delle decine di migliaia di persone che affrontano il viaggio ogni anno provengono dall’America centrale.
    Il loro viaggio è uno dei più pericolosi del mondo. I migranti e le migranti subiscono estorsioni, discriminazioni, maltrattamenti, violenze sessuali, sequestri e omicidi per mano di bande criminali. Molti dei casi segnalati nel rapporto mettono in luce il coinvolgimento di pubblici funzionari.
    La mancanza di protezione e accesso alla giustizia fa dei migranti, specialmente donne e bambini, facili prede di bande criminali e funzionari corrotti. In più, la mancanza di azioni decisive da parte delle autorità federali e statali ha creato un clima di impunità tale che gli abusi sembrano essere permessi.
    Il rapporto di Amnesty International si conclude con una serie di raccomandazioni alle autorità perché migliorino la protezione e l’accesso alla giustizia per i migranti.


    Lic. Fernando Gómez Mont Urueta
    Secretaría de Gobernación
    Bucareli 99, 1er. piso, Col. Juárez
    Delegación Cuauhtémoc
    México D.F., C.P.06600 – MEXICO
    Fax: (+52 55) 5093 3414
    Egregio Ministro degli Interni,
    Sono un simpatizzante di Amnesty International, l’Organizzazione non governativa che dal 1961 lavora per difendere i diritti umani in ogni parte del mondo dove vengono violati.
    Sono migliaia i migranti irregolari che attraversano il Messico, tra cui donne e bambini, che subiscono maltrattamenti, sequestri, violazioni sessuali e anche uccisioni. Bande di criminali sembrano essere i responsabili della maggior parte di questi delitti, ma esistono indizi che mostrano il coinvolgimento anche di funzionari dello Stato.
    I migranti che subiscono queste gravi violazioni dei diritti umani quasi mai fanno denuncia per timore di essere espulsi dal paese. Il risultato è l’endemica impunità di chi perpetra gli abusi.
    Raramente le autorità concedono il permesso speciale ai migranti irregolari che sono vittime e testimoni di delitti. Nei confronti di queste persone e di tutti coloro che non possono dimostrare la legalità della loro condizione, viene applicato l’articolo 67 della Legge Generale della Popolazione che dispone il loro affidamento; vengono consegnati alle autorità che si occupano di migrazione.
    La sollecito a far si che i migranti irregolari in Messico possano denunciare senza timore gli abusi di cui sono vittime o testimoni. In questo modo, si trasmetterà il messaggio che nel suo paese non si tollerano l’impunità né gli abusi contro i migranti.
    Grazie per la sua attenzione.
  • Oaxaca, Messico: Parte oggi la Carovana di solidarietà “Bety Cariño e Jyri Jaakkola”

    A SUD informa


    MESSICO
    Appello alla solidarietà
    Parte oggi la Carovana di solidarietà “Bety Cariño e Jyri Jaakkola” che ha come obiettivo portare aiuti umanitari nel municipio autonomo di San Juan Copala, nel sud del Messico, nello stato di Oaxaca nelle giornate del 7, 8 e 9 giugno.

    La Carovana, che trasporta cibo e medicinali, testimonia la gravissima situazione di violenza che vive la regione insieme alla drammatica condizione sofferta dal municipio di San Juan Copala, assediato e circondato da gruppi paramilitari che impediscono qualsiasi accesso alla comunità.
    Questi gruppi sono stati i responsabili della tragica morte di Bety Cariño, attivista dei diritti umani e Jyri Jaakkola, osservatore internazionale, lo scorso 27 di aprile, quando una precedente carovana che trasportava aiuti umanitari fu attaccata proprio da paramilitari vicini al partito del governatore dello Stato, Ulises Ruiz Ortiz. Gli stessi gruppi paramilitari si sono macchiati di altre due omicidi politici qualche settimana più tardi, quando il 20 maggio hanno assassinato il principale leader del municipio di San Juan COpala, Alejandro Ramirez e la sua sposa, Cleriberta Castro.
    Le famiglie che vivono nel municipio sono 700 ed a causa dell’embargo imposto dai paramilitari sono ormai stremate e privi di medicinali e cibo. La Carovana “Bety Cariño e Jyri Jaakkola” vuole proprio evitare il verificarsi di una tragedia umanitaria di cui il governo Calderon, oltre che dello Stato di Oaxaca, sarebbero direttamente responsabili.
    Il governatore, esponente del partito della destra messicana PRI, è già tristemente conosciuto per le brutali repressioni e violazioni dei diritti umani messe in atto in passato contro le comunità indigene e contadine impegnate nella difesa dei beni comuni e della loro sovranità.
    Denunciamo dunque le continue aggressioni contro le comunità indigene e contadine del municipio autonomo San Juan Copala e dello Stato di Oaxaca.
    Invitiamo la società civile italiana:
    *  a sostenere la Carovana di Solidarietà “Bety Cariño e Jyri Jaakkola”
    * a fare pressioni sull’Ambasciata messicana, ADERENDO ALLA LETTERA  che darà consegnata mercoledì prossimo 9 giugno all’Ambasciatore  del Messico in Italia denunciano la situazione di violazione dei Diritti Umani in messico e chiedendo che cessino immediatamente le violenze contro le comunità e gli attivisti per la giustizia sociale ed ambientale, si interrompa l’accerchiamento dei paramilitari contro il municipio autonomo San Juan Copala e vengano individuati i responsabili degli omicidi politici di Bety Cariño, Jyri Jaakkola, Alehandro Ramirez e Cleriberta Castro.
    Le associazioni e organizzazioni che intandano aderire possono scrivere entro le ore 12.00 di mercoledì 9 /06 una mail con oggetto “APPELLO MESSICO a:
    maricadipierri@asud.net
    Per quanto volessero seguire direttamente quanto avverrà in questi giorni, Radio Planton trasmetterà informazioni continue dalle 11 di mattina alle 5 del pomeriggio, ora messicana
    http://giss.tv:8001/plantonsonoro.ogg.m3u
    Per maggiori informazioni sulla Carovana di Solidarietà
    http://autonomiaencopala.wordpress.com/
    http://www.todosconlacaravana.blogspot.com/


    Info e contatti:
    maricadipierri@asud.net

    348.6861204


    Per informazioni e contatti con l’Associazione A Sud
    For more informations or to contact A Sud
    Via Romano Calò 48, 00139 Roma
    www.asud.net
    redazione@asud.net

  • Poesie di Mario Benedetti V – Facciamo un patto / Hagamos un trato

    Poesie di Mario Benedetti V – Facciamo un patto / Hagamos un trato

    Questo è il quinto post commemorativo con un poema che ho scelto e dei link ad altre poesie in spagnolo, alcune con la traduzione all’italiano, in onore del poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo. A questo Link si possono scaricare interamente numerosi testi di letteratura latino americana e del poeta Benedetti:
    http://www.elortiba.byethost9.com/bagayos2.html
    OPPURE http://www.portalplanetasedna.com.ar/lista_libros.htm

    Quando sentirai la tua ferita sanguinare

    quando sentirai la tua voce singhiozzare

    conta su di me

    (da una canzone di Carlos Puebla)

    FACCIAMO UN PATTO
    Compagna
    lei sa
    che può contare
    su di me
    non fino a due
    né fino a dieci
    ma contare
    su di me

    se qualche volta
    sentirà
    che la guardo negli occhi
    e una vena d’amore
    riconosce nei miei
    non spiani i suoi fucili
    non pensi, che delirio!
    malgrado la vena
    o forse perché esiste
    lei può contare
    su di me

    se altre volte
    mi trova
    schivo senza una ragione
    non pensi, che noia!
    lo stesso può contare
    su di me
    ma facciamo un patto
    io vorrei contare
    su di lei
    è così bello
    sapere che lei esiste
    uno si sente vivo
    e quando dico questo
    voglio dire contare
    anche se fino a due
    anche se fino a cinque
    non più perché lei accorra
    premurosa in mio aiuto
    ma per sapere
    con certezza
    che lei sa che può
    contare su di me.

    Cuando sientas tu herida sangrar
    cuando sientas tu voz sollozar
    cuenta conmigo

    (de una canción de Carlos Puebla)

    HAGAMOS UN TRATO

    Compañera
    usted sabe
    puede contar
    conmigo
    no hasta dos
    o hasta diez
    sino contar
    conmigo
    si alguna vez
    advierte
    que la miro a los ojos
    y una veta de amor
    reconoce en los míos
    no alerte sus fusiles
    ni piense qué delirio
    a pesar de la veta
    o tal vez porque existe
    usted puede contar
    conmigo
    si otras veces
    me encuentra
    huraño sin motivo
    no piense qué flojera
    igual puede contar
    conmigo
    pero hagamos un trato
    yo quisiera contar
    con usted
    es tan lindo
    saber que usted existe
    uno se siente vivo
    y cuando digo esto
    quiero decir contar
    aunque sea hasta dos
    aunque sea hasta cinco
    no ya para que acuda
    presurosa en mi auxilio
    sino para saber
    a ciencia cierta
    que usted sabe que puede
    contar conmigo.

    Traduzioni di poemi fatte dal sottoscritto dallo spagnolo all’italiano:
    I. ALLENDE  +  CONTRAOFENSIVA
    II. ACERCA DEL CHE / RIGUARDO AL CHE

    III. NO TE SALVES / NON TI SALVARE  +   ME SIRVE Y NO ME SIRVE
    IV. GRIETAS / CREPE   +   CURRICULUM

    Rivista Poesia ISLA NEGRA

    Altre segnalazioni su Benedetti dal Blog America Latina – Altri occhi e parole QUI LINK


    Il poema TATTICA E STRATEGIA in Italiano Qui:
    TATTICA E STRATEGIA
    Ecco alcuni link con le collezioni e raccolte di poemi dell’uruguaiano Mario Benedetti, recentemente scomparso, in spagnolo:
    PoesiasPoemas  Benedetti
    Italiano.agonia.net/Mario_Benede


    Qui c’è un libro intero e altri estratti (in spagnolo):
    http://www.scribd.com/doc/3047308/Mario-Benedetti-Coleccion-de-poemas
    http://www.scribd.com/doc/9656038/Mario-Benedetti-Antologia-Poetica
    http://www.scribd.com/ALTRE


    POST RIPRESO DA LATINO AMERICA EXPRESS

  • Quando in Arizona bruciavano i piedi ai messicani

    Quando in Arizona bruciavano i piedi ai messicani


    Riportava il quotidiano El Sol de México del 21 agosto 1976 che tre braccianti messicani erano stati oggetto di torture nel territorio dell’Arizona, nel profondo sud statunitense o meglio nel vicino nord messicano. Il titolo recitava perentorio “hanno buciato i piedi a tre braccianti messicani”.
    Mi sono imbattutto in questo ritaglio di carta stampata antica mentre spulciavo nella sperdutissima galleria numero OTTO dell’enorme Archivo General de la Naciòn, l’archivio della nazione, qui a Città del Messico. Che ci facevo? Beh, non posso rivelare tutto, ma si tratta di un bel lavoretto di revisione di 240 scatoloni polverosi e fungosi che riguardano la storia di alcune parastatali messicane degli anni 70, interessante no?
    Torniamo ai tre migranti. Li hanno spogliati, trascinati e picchiati” e poi l’articolo continuava con la descrizione delle macabre torture cui vennero sottoposti questi poveri “illegal aliens”, cioé clandestini in cerca di lavoro che avevano attraversato la frontiera Messico-USA da poche ore: scottature e marchiature a fuoco sui piedi realizzati con dei ferracci occasionali e poi persecuzione per il deserto a fucilate che provocarono ferite superficiali a due di loro.
    Il console messicano definì l’aggressione come “sadica” e “insultante per il popolo messicano” ma i responsabili non furono mai catturati.
    In fondo, chissà, godevano di un certo sostegno popolare e magari si sarebbero giustificati dicendo che si trattava di uno scherzo, un po’ pesante magari ma pur sempre una difesa patriottica della terra orgogliosamente american.
    Peccato che poco più di un secolo prima quella terra fosse messicana ma son solo speculazioni, o no? I braccianti vennero anche accoltellati e legati come animali prima di essere liberati nel deserto da tre gringos frustrati che li avevano sequestrati e portati in una baracca col loro camion.
    L’emulazione delle gesta del conquistador spagnolo Hernàn Cortès, il quale fece bruciare i piedi all’ultimo imperatore azteco Cuauhtèmoc prima che la gran Tenochtitlan capitolasse sotto il ferro, il fuoco e i virus degli sbandati mercenari iberici, aveva qualcosa di simbolico e inquietante e, anche oggi, sembra essere un fenomeno ricorrente contro i migranti che continuano a portare la croce del razzismo e della discriminazione.
    I latinos hanno superato i neri come prima minoranza negli USA e sono di nuovo al centro del dibattito su migrazione soprattutto dopo che la governatrice dell’Arizona, Janice Brewer, ha promulgato ad una legge assurda (probabilmente incostituzionale, si spera) che entrerà in vigore tra pochi giorni e che è osteggiata da numerosi settori sociali e politici oltre che dallo stesso Presidente Obama e dal suo omologo messicano Felipe Calderon: la cosiddetta Legge Arizona prevede infatti che la polizia possa trattenere le persone sospettate di essere entrate illegalmente nel paese e, quindi, quelle che hanno un aspetto fisico da clandestino che poi in Arizona equivale a “latino”.
    Tanto per migliorare la situazione, un’altra legge che è stata promulgata in Arizona e che ricorda i fasti e le minacce della Lega Nord in Italia è quella di proibirei programmi di studio su temi etnici nel distretto scolastico di Tucson.
    In attesa di risvolti e sviluppi la rivista messicana Cambio ha tappezzato Città del Messico con la copertina-manifesto (all’inizio di questo post) col dito medio in bella mostra e la frase “Arizona: il Messico ti saluta”.

  • Aggressioni ai giornalisti in Messico: denuncia di Laura Castellanos

    Aggressioni ai giornalisti in Messico: denuncia di Laura Castellanos

    In un paese come il Messico dove svolgere la professione del giornalista è un pericolo concreto e costante (il paese è da anni ai primi posti per gli omicidi e gli abusi commessi contro i giornalisti tanto che solo l’Iraq riesce a superarlo in questa speciale classifica) ci arriva la notizia e la denuncia riguardante Laura Castellanos, nota giornalista messicana che ha recentemente subito atti di aggressione che riporta nella sua lettera al giornale nazionale La Jornada. Speriamo che la diffusione in più paesi e in più lingue del comunicato possa aiutarla a sentirsi meno sola e in qualche modo a renderla meno vulnerabile alla viltà degli anonimi aggressori.

    Lettera di denuncia a LA JORNADA: Sono una giornalista indipendente, autrice del libro Messico armato (1943-1981) e Corte de caja (in italiano Punto e a capo), intervista con il subcomandante Marcos e scrivo per la rivista Gatopardo. Ricorro a questo spazio per denunciare l’intimidazione crescente nei confronti dell’esercizio della mia professione di giornalista, orientato soprattutto ai movimenti radicali e guerriglieri. Sono stata vittima di controlli, intercettazioni telefoniche e su Internet e nei giorni scorsi, approfittando della mia assenza per un viaggio di promozione della mia opera, sono entrati a casa mia passando dal balcone.

    Non è stato un atto di delinquenza comune dato che non hanno portato via niente di valore. Sono entrati nel bagno e hanno defecato e orinato oltre ad aver utilizzato i miei oggetti personali. Hanno lasciato aperta la finestra del bagno e del balcone affinché si otasse che ci erano passati. L’unica cosa che hanno rubato è il libretto da reporter che avevo affianco al PC. Il giorno dopo un uomo in bicicletta con aspetto da militare ronzava intorno al mio palazzo e, dopo essere stato scoperto, ha nascosto il suo volto.
    Gli atti di controllo nei confronti della mia persona e domicilio sono evidenti. Sporgerò denuncia presso la Procura Speciale per la Difesa dei Delitti contro i Giornalisti della Procura Generale della Repubblica. Non perché credo nella sua giustizia, ma affinché il mio nome resti per i posteri negli archivi del’infamia. Faccio responsabile il Governo del presidente Felipe Calderon di qualunque atto contro la mia integrità e quella della mia famiglia. Non getto la spugna.
    Laura Castellanos

    IN SPAGNOLO:

    (Carta en La Jornada en español y en inglés)

    Van saludos y agradecimientos por sus muestras de solidaridad. A continuación les hago llegar la carta que hoy publico en el correo ilustrado de La Jornada (29 de mayo de 2010) para denunciar las acciones de acoso en mi contra. Les agradeceré puedan circularla, y a mis colegas, difundirla. Gracias, Laura.


    Greetings and my gratitude for the expressed solidarity and support. Please find following these lines the letter published today in the “correo ilustrado” of La Jornada to denounce the intimidation acts that I have been subject to.  I will appreciate all the help to circulate it and to my colleagues if they are willing to reproduce it.   Nota: agradezco la traducción al inglés de Bruno Renero-Hannan

    Periodista denuncia hostigamiento
    Soy periodista independiente, autora del libro México armado (1943-1981) y Corte de caja, entrevista con el subcomandante Marcos, y escribo en la revista Gatopardo. Recurro a este espacio para denunciar la intimidación creciente sobre mi ejercicio periodístico, enfocado particularmente en movimientos radicales y guerrilleros. He sido víctima de vigilancia, intervención telefónica y cibernética, y en días pasados, aprovechando mi ausencia por un viaje de promoción de mi obra, ingresaron a mi departamento por el balcón. No fue un acto de delincuencia común, pues no sustrajeron nada de valor. Se dirigieron al baño y defecaron y orinaron, además de que manipularon mis objetos de uso personal. Dejaron abierta la ventana del baño y del balcón para que fuera ostensible su paso. Lo único que sustrajeron fue la libreta de reportera que tenía al lado de la computadora. Al día siguiente un hombre en bicicleta con apariencia castrense rondó mi edificio, y al ser descubierto ocultó su rostro.
    Los actos de vigilancia hacia mi persona y domicilio fueron evidentes. Interpondré una denuncia en la Fiscalía Especial para la Atención de Delitos contra Periodistas de la PGR. No porque crea en su justicia, sino para que mi nombre quede para la posteridad, en los archivos de la ignominia. Artículo 19 afirma que 65 por ciento de las agresiones a periodistas de México en 2009 fueron perpetradas por el Estado. Hago responsable de cualquier acto contra mi integridad y la de mi familia al gobierno de Felipe Calderón. Sigo con la pluma en la mano.



    IN INGLESE:

    Journalist Denounces Harassment
    I am a freelance journalist, author of two books-México armado (1943-1981) and Corte de caja, an interview with Subcomandante Marcos-and I write for the magazine Gatopardo. I am resorting to this channel in order to denounce the increasing use of intimidation being targeted against my journalistic work, which focuses primarily on radical political movements and guerrillas.
    I have become the victim of illegal surveillance and interference with my telephone and e-mail; and in recent days, while I was traveling abroad to promote my latest book, intruders broke into my apartment through the balcony. However, this was not a common burglary for the assailants did not steal any objects of value. They went into the bathroom where they defecated and urinated, as well as rummaged through my personal items. They left the bathroom window and balcony open so as to leave visible traces of their presence. The only object that they stole was my reporter’s notepad, which was next to the computer. The following day I noticed a man with a military semblance prowling around my building on a bicycle, and upon being discovered the man hid his face.
    The surveillance activities directed against me and my home were evident. I will present a formal complaint before the Special Prosecutor’s Office for Crimes against Journalists (Fiscalía Especial para la Atención de Delitos contra Periodistas) of the Attorney General’s Office (PGR). Not because I hold any faith in its justice, but in order for my name to be recorded for posterity, in the archives of ignominy. Article 19 affirms that in 2009 sixty-five percent of all attacks against journalists in Mexico were committed by the State. I hereby hold the government of Felipe Calderón responsible for any actions taken against my physical integrity or that of my family. I remain with pen in hand.


    Laura Castellanos

  • Chicanos’ Music Los Lonely Boys – Texican Band Live@Austin Texas

    Chicanos’ Music Los Lonely Boys – Texican Band Live@Austin Texas




    Un piccolo post per segnalare questa band che da una decina d’anni è la risposta musicale al Tex-Mex culinario (cito solo i burritos come piatto relativamente famoso che nel centro della repubblica messicana è quasi sconosciuto o semplicemente è un’altra cosamentre spopola all’estero…) ed è quindi il prodotto della fusione culturale tra il sud degli Stati Uniti e il nord del Messico, una frontiera di oltre 3000km sempre più indefinita che le nuove leggi anti-migranti dell’Arizona cercano di chiudere come fosse il rubinetto di casa.
    Criminalizzare e prevedere gravi sanzioni penali per il solo fatto di essere migrante senza documenti (cioè sin papeles)? Suona familiare? Peccato che un territorio diviso da muri, burocrazia, razzismo e confini fittizzi non possa vivere senza i due popoli che lo abitano da secoli e che continuano ad integrarsi sempre di più nel bene e nel male formando quello speciale mix chiamato “cultura chicana”.
    Bene, vi lascio alla canzone señorita dei Lonely Boys, gruppo chicano che ho scoperto in Costa Rica dove migliaia texani colonizzano le coste del Pacifico esportando anche questo. Il genere ricorda Santana e in effetti il chitarrista messicano ha collaborato coi Lonely Boys in molte occasioni. Qui sono dal vivo a Austin, Texas, una città a cui sono particolarmente legato e che è una delle capitali del blues e del rock live degli USA. Per non dimenticare il mondo accademico ricordo anche che a Austin c’è uno dei centri di studio sull’America Latina più importanti del mondo presso la University of Texas.

  • Poesie di Mario Benedetti IV – Grietas / Crepe + Curriculum

    Poesie di Mario Benedetti IV – Grietas / Crepe + Curriculum

    CREPE

    La verità
    è che le crepe
    non mancano

    così passando
    ricordo quelle che
    separano i mancini e i destrorsi
    i pechinesi e i moscoviti
    i presbiti e i miopi
    i gendarmi e le prostitute
    gli ottimisti e gli astemi
    i sacerdoti e i doganieri
    gli esorcisti e le checche
    i facili e gli incorruttibili
    i figliol prodighi e gli investigatori
    borges e sabato
    le maiuscole e le minuscole
    gli artificieri e i pompieri
    le donne e le femministe
    gli acquariani e i taurini
    i profilattici e i rivoluzionari
    le vergini e gli impotenti
    gli agnostici e i chierichetti
    gli immortali e i suicidi
    i francesi e i non-francesi
    il breve o il lunghissimo periodo
    tutte però sono sanabili
    c’è una sola crepa decisamente profonda
    ed è quella che sta a metà tra
    la meraviglia dell’uomo e i disillusionatori
    è ancora possibile saltare
    da un bordo all’altro
    ma attenzione qui ci siamo tutti
    voi e noi
    per affondarla
    signore e signori
    a scegliere a scegliere
    da che parte poggiate il piede.

    GRIETAS

    La verdad
    es que grietas
    no faltan

    así al pasar
    recuerdo las que
    separan a zurdos y diestros
    a pequineses y moscovitas
    a présbites y miopes
    a gendarmes y prostitutas
    a optimistas y abstemios
    a sacerdortes y aduaneros
    a exorcistas y maricones
    a baratos e insobornables
    a hijos pródigos y detectives
    a borges y sábato
    a mayúsculas y minúsculas
    a pirotécnicos y bomberos
    a mujeres y feministas
    a aquarianos y taurinos
    a profilácticos y revolucionarios
    a vírgenes e impotentes
    a agnósticos y monaguillos
    a inmortales y suicidas
    a franceses y no franceses
    a corto o a larguísimo plazo
    todas son sin embargo remediables
    hay una sola grieta decididamente profunda
    y es la que media entre
    la maravilla del hombre y los desmaravilladores
    aún es posible saltar
    de uno a otro borde
    pero cuidado aquí estamos todos
    ustedes y nosotros
    para ahondarla
    señoras y señores
    a elegir a elegir
    de qué lado ponen el pie.

    ……

    CURRICULUM

    La storia è molto semplice

    Lei nasce

    contempla angosciato

    il rosso azzurro del cielo

    l’uccello che migra

    il goffo scarafaggio

    che la sua scarpa schiaccerà

    Lei soffre

    reclama del cibo

    e per abitudine

    per obbligo

    piange libero da colpe

    estenuato

    finché il sonno non la sconfigge

    Lei ama

    si trasfigura ed ama

    per un’eternità così provvisoria

    che perfino l’orgoglio le risulta tenero

    e il cuore profetico

    si converte in macerie

    Lei apprende

    e usa l’appreso

    per diventare lentamente saggio

    per sapere alla fine che il mondo è questo

    nel suo miglior momento una nostalgia

    nel suo peggior momento uno sconforto

    e sempre sempre

    un fardello

    allora

    Lei muore.

    CURRICULUM

    El cuento es muy sencillo
    usted nace
    contempla atribulado
    el rojo azul del cielo
    el pájaro que emigra
    el torpe escarabajo
    que su zapato aplastará
    valiente

    usted sufre
    reclama por comida
    y por costumbre
    por obligación
    llora limpio de culpas
    extenuado
    hasta que el sueño lo descalifica

    usted ama
    se transfigura y ama
    por una eternidad tan provisoria
    que hasta el orgullo se le vuelve tierno
    y el corazón profético
    se convierte en escombros

    usted aprende
    y usa lo aprendido
    para volverse lentamente sabio
    para saber al fin que el mundo es esto
    en su mejor momento una nostalgia
    en su peor momento un desamparo
    y siempre siempre
    un lío

    entonces
    usted muere.


    Traduzioni all’italiano di Fabrizio Lorusso, ergo e per l’appunto Lost in Translation.

    Quarto post commemorativo con due poesie in spagnolo e traduzione all’italiano in onore del poeta uruguaiano Mario Benedetti, scomparso poco più di un anno fa all’età di 88 anni nella sua casa di Montevideo.
    QUI     Il primo post con la poesia tradotta: Acerca del Che / Riguardo al Che
    E IL SECONDO…con ALLENDE e CONTRAOFENSIVA
    IL TERZO POST con le poesie NO TE SALVES, NON TI SALVARE E…SIRVE Y NO ME SIRVE

    E POI….

    BLOG CON OTTIME COLLEZIONI http://lainspiraciondebenedetti.blogspot.com/
    Altri post simili con raccolte e poesie di Benedetti QUI.
    Una bella serie di poesie in spagnolo di Mario Benedetti a questo LINK
    Fabrizio Lorusso promuove le sue improbabili ma belle opere poetiche proprio     QUI    (link hyper).